venerdì 16 agosto 2013

La generazione maledetta (circa 1930-45)






...La generazione di coloro che al tempo della guerra erano bambini.... Quando aprirono gli occhi videro del mondo sopratutto uno spettacolo, la mobilitazione generale della violenza, e così vistoso e così imponente, così invadente era questo spettacolo che pareva velare ogni altro, anche quelli della bontà, della generosità, dell'intelligenza, del sacrificio, che pure fiorirono in quegli anni, come sempre. Quella violenza pareva trionfante, sicura di sé. Aveva andature allegre, perfino sportive; arrivava a simulare una sorta di giovanile innocenza. La sua legge era il disprezzo di ogni legge, la sua caratteristica sociale era il disprezzo di ogni società e il trionfo dell'individuo audace, cinico, privo di rimorsi. Si capì presto infatti, quando la generazione bruciata si affacciò alle cronache con una serie impressionante di delitti ….”

Queste son le parole che una voce fuori campo introduce nel film “I vinti”. Soggetto, sceneggiatura e regia di Michelangelo Antonioni, aiutato dalla eccellente Suso Cecchi d'Amico e con un aiuto regista come Francesco Rosi. Per chi trova noiosetti e lenti i film dell'Antonioni degli anni settanta, invito ad andare alle radici della sua opera. “I vinti” è del '53 ed è un gioiello che fa pensare … e tanto.

Facciamo due conti. “La generazione che al tempo della guerra erano bambini”, così dice la voce. Li immagino nati negli anni trenta e, se la mente, all'età di tre, quattro e cinque anni è ritenuta in grado di relazionarsi, aggiungerei anche la prima cinquina degli anni quaranta. Se poi si analizza cosa fu dell'Europa nell'immediato dopoguerra, si comprenderà che allargare anche fino al '46 e '47, non è così esagerato come può sembrare. Tutto era distrutto. Vendette, lotta per il cibo eccetera. Una babele che, dalla violenza insensata e sbruffona dei fascismi, passò a quella della sopravvivenza.

Domanda. Esiste ancora quella generazione? Quella che Antonioni, Rosi e D'Amico chiamano la generazione bruciata? Pallottoliere alla mano la risposta è si …

Oscillano dagli ottant'anni per quelli degli anni trenta, ai settantacinque per quelli degli anni quaranta. Se, come ci dice quella voce, una parte finì sulle cronache, chi non ci finì e in qualche modo è arrivato ai nostri giorni, con quell'educazione alle spalle, cosa può aver combinato?

Ci si potrebbe domandare perché desidero parlarne ed è semplice. Io di quella generazione che considero non bruciata, ma maledetta, sono un figlio.

Vedete, la violenza non si esprime solo con le botte, con una sottomissione guidata dalla forza. Essa si maschera pian piano in botte private, senza testimoni, poiché la facciata va pur salvata, e in guerra psicologica (questa la violenza invisibile e possibile in una democrazia. Il femminicidio, ultimo atto di azioni per il novanta per cento sommerse, ne è un segno e sembra che quel sommerso nessuno abbia fretta di regolamentarlo...).

Ma noi, figli della generazione maledetta, eravamo bambini e poi adolescenti! Bambini di una generazione senza regole e abituata alla violenza, al sopruso! Ed ecco che vedo padri e madri che rubano, si, rubano il futuro ai figli cercando di prendere tutto fino all'ultima goccia, e i figli, o han ceduto e, abituati da sempre solo a quella subdola sottomissione, non si rendono ancora conto della vita non vissuta che vivono … oppure, oppure se ne son andati. Hanno spaccato tutto, legami intendo, e spesso dal nulla hanno ricominciato tenendo a distanza … la generazione maledetta.

Accade però che nella vita quotidiana li incontri quando meno te lo aspetti. Altrove ho narrato quel che mi accadde in una libreria-edicola a Roma; entro e prendo quel che mi serve. Mi avvicino alla cassa e aspetto il mio turno dietro ad un signore. Nel frattempo arrivano altre tre persone, di quella maledetta generazione, si servono e mi passano davanti come se io non esistessi. Sbalordito, mi son chiesto se son diventato invisibile e, al quarto cliente di quella generazione che entra veloce, prende un quotidiano e mi supera e ignora, son sbottato urlando “Io esistooooooo!” Si son bloccati stupiti. All'inizio mi han preso per matto e uno ha chiesto cosa intendevo dire. Quando ho spiegato si è scusato dicendo che non se n'era reso conto, risposta che non lava un bel nulla ma mette in risalto cosa a quella generazione manca perfino nelle più piccole cose.

Accadde ancora in un altro locale. Feci notare al “maledetto” quel che aveva fatto. Aveva ignorato una folla. Anche lui ha risposto che si scusava ma non se n'era accorto... ma intanto io so, anche perché conoscendolo di vista ho potuto rivederlo in azione, sempre lui protagonista, che fra un attimo, dopo, domani e per sempre finché camperà, anche nelle più piccole cose, vedrà solo se stesso.

Spesso mi son domandato se mi riusciva di inventare una situazione che mettesse completamente a nudo questa malattia. Ed ecco che la realtà mi ha offerto quanto la fantasia ha saputo redigere solo in un racconto scritto anni fa (si intitola “creatura” ed è stato pubblicato in tiratura limitata) e che ritengo talmente violento, per quanto narrante un fatto accaduto, da non avere nemmeno più il coraggio di rileggerlo o pensarlo.

Ecco cosa mi è successo questa mattina.

Vado in un caffè con il mio cane. Un educatissimo Beagle a nome Lolita. I cani possono entrare e quelli del locale li amano veramente, non accade come spesso mi capita, che il cane è ammesso solo perché siamo in tempo di crisi e si fa di tutto per racimolare clienti. Si tratta in questo caso di una scelta morale. Sono al banco, quindi in piedi, e al tavolino più vicino, una coppia della generazione maledetta, sta consumando la colazione e leggendo il giornale. Lolita è ad un metro di distanza e assai composta. La signora della generazione suddetta, improvvisamente impone, con voce dura: “tenga lontano quel cane!” Sono stupito. Lolita non ha fatto nulla. Ora comunque la guarda, incuriosita da quell'abbaiare umano con tono aggressivo. La barista, con la quale stavo chiacchierando, è ammutolita. Io ho reagito dicendo “spero non le dia fastidio anche il fatto che il cane la sta guardando”. Ho scelto il sarcasmo perché la situazione era talmente assurda da non meritare altro approccio. Lei ha risposto dicendo che la mia battuta non faceva ridere ed era fuori luogo. “Ma il mio cane non ha fatto nulla e non le era nemmeno troppo vicino e lei non può imporre così!”

Ha reagito il marito chiedendo se ero nervoso. “Guardi che il cane non ha fatto nulla, è educatissimo e imporre così, con durezza questa esagerazione....” A questo punto la signora ha dato la classica risposta che un cane la morse e che non li vuole vicino. Il tono era irritatissimo. Le ho fatto presente che comunque esistono e il mio era abbastanza distante per rendere inconcepibile la sua reazione. Davanti all'evidenza dei fatti, che probabilmente si erano resi indifendibili anche ai suoi occhi, ha inventato qualcosa merita di essere analizzato attentamente. “Se lei non la smette io non verrò più in questo caffè”. Nella sua mente è accaduto quanto segue; io non posso più difendere la mia posizione quindi passo all'attacco in altro modo. Se non la smette, per colpa sua il locale perderà due clienti, me e mio marito. Per mettere a tacere la situazione che le è sfuggita ha attuato un ricatto. Io creo un danno a terzi se non … mi sottometto. Le ho fatto presente che è un'italiana, e non rimpiango di averlo detto. Sapete che Montanelli era anche scrittore? Leggeteli i suoi racconti. Eccellenti ma mal sopportati perché lui, italianissimo, aveva prodotto uno specchio fatto di parole che per l'italiano è insopportabile … ma vero. E in più essere della generazione maledetta! che nel film a scene è diluita in Francia Italia e Gran Bretagna. Rispondo che non può imporre la sua volontà senza rispettare le regole e in generale gli altri ed esco. La signora si scatena e fra le altre cose dice di aver chiesto “per favore”, di allontanare Lolita. Son rientrato col fumo al cervello. Le ho urlato che lei non ha chiesto per favore e non sa chiederlo e oltre il resto non si chiede nemmeno “per favore” per una cosa senza senso!

Sono uscito. Stavo male. E penso ai governanti italiani. Da Berlusconi a Monti a tanti altri di quella generazione maledetta che fino all'ultimo secondo della loro vita vedranno solo se stessi … con loro, come con quella signora, la gentilezza è inutile. Si rapportano con la sottomissione e non hanno regole, non hanno una morale se non quella di spuntarla comunque e sempre.

Quel che vi ho raccontato non può funzionare in un film. Tutto si svolgerebbe in un modo troppo rapido. Servono parole scritte e rileggere per comprendere l'enormità di quel passaggio di livello nel quale la signora, consapevolissima di essere nel torto, inventa seduta stante una situazione che sottomette e basta. Il locale perderà due clienti se la situazione non finisce. Tentare di zittire non con la ragione sul caos ingiustamente innescato. Quella generazione, quel massacro quotidiano, anche, come in questo caso, nelle più piccole cose.

Uscito dal locale, la mia generazione, e quelli più giovani che nonostante la crisi economica hanno occhi che sorridono più di me, e noi scampati e malridotti, spesso incapaci di vivere e di fare cose semplici perché sistematicamente annientati, passeggiamo coi cani, ci fanno sorridere e li accarezziamo. Per noi il cane è affetto, è una via di fuga in una relazione sincera.

E ora più che mai, eviterò la generazione maledetta che più invecchia, trovando ingiusto invecchiare e morire, quindi lasciare uno scettro osceno che nessuno vuole, che più invecchio, più si fa lapalissianamente feroce ….

Una generazione maledetta alla quale tutto è dovuto, anche la sopportazione per un odio sempre più a fior di pelle solo perché il soffio del tempo se li porterà via.

Ma per ora, forse ancora venti o trent'anni, loro con le pensioni d'oro ottenute sulla nostra pelle, semineranno.

Come l'impressionismo fu anticipato dai macchiaioli, che spesso dimostrarono un valore superiore ai posteriori colleghi francesi, così il termine “Gioventù bruciata”, che ci ricorda l'America, James Dean e il suo omonimo e celebre film, deve la sua origine a una triade di grandi italiani. Strana terra quella, nella quale nascono artisti eccellenti che sopravvivono come possono in una cattività esagerata...

Ricordo una notte a Roma. Dei gatti randagi. I celebri gatti “de Roma” e una signora anziana con una sporta che parla con loro e mette cibo in piccole ciotole di scarto. Anch'io giravo sempre con qualche bustina di cibo per loro e con una sorta di pudore, quando nessuno vedeva (e vede...) metto li il cibo. Lei parlava con i gatti. Era un cervello ormai al limite, saturo, stanco. Era Suso Cecchi d'Amico. Le parlai senza guardarla, dicendo che mi sembravano sazi per questa sera. Lei mi disse “è la compagnia che sazia e qui passano ma compagnia non ne fanno”. “Ognuno per sé, quindi”. “Si, e qualcuno che va dai gatti....”. Ero in Largo Argentina. I ruderi. Dicono che qui fu ucciso Giulio Cesare. La luna brilla con decisione ed eleganza. Suso mi guarda e sorride; “Comunque la vita è bella!” sussurra come per non agitarmi con una frase difficile da dimostrare. Le dico “ma siamo due marziani a Roma...” questa volta mi scruta attentamente.  e leggo il pensiero dei suoi occhi; Flajano. è troppo giovane per quella letteratura.... ma forse... “Se ai queste cose dentro sarà più facile...”, “più difficile" rispondo. Le sorrido e la saluto di nuovo allontanandomi.
Roma questa sera, non elargirà la grande pernacchia che stupì il marziano. Roma ha da fare. La notte è lunga e fiotti di popolo sciamano verso Campo dei Fori e piazza Navona. E lì, ad accarezzare gatti, la grande Suso Ccchi d'Amico e nessuno la vide.
La pernacchia è ora un silenzio smisurato e assurdo....

E penso a Michelangelo Antonioni. Quanta gentilezza. Quanta capacità. E la sua bella casa a Trevi, da lui disegnata, e i quadri suoi e di Enrica, che rispetterò per sempre. E Francesco Rosi, solo, troppo solo dopo la irrimediabile e assurda fine della moglie. Abita vicino a Piazza di Spagna. Si sale la scalinata e le gambe la via la sanno da sole.

E quella grande pernacchia del silenzio, e una generazione maledetta ...






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