mercoledì 29 luglio 2015

In onore di Sebastiano Vassalli

In Italia, viventi, stimavo tre scrittori. Ora due. Uno era ed è, perché chi raggiunge certi livelli merita l'eternità della memoria ...., Sebastiano Vassalli. Nel trio, viventi e in forma, come qualità della loro produzione, Erri de Luca e, non ultima, Paola Capriolo.
Di Vassalli, amavo prima di tutto "Un infinito numero", questo viaggio di Mecenate col suo segretario Timodemo e Virgilio, attraverso l'Etruria in disfacimento fino alla natia Arezzo. Un viaggio nel tentativo di comprendere il senso della fine e la fonte di un inizio. Grande libro, grande storia, scritto bene, cosa attualmente rarissima, e pieno di gentile sensatezza. Nella piccola e lussuosa valigetta che mi segue nei miei viaggi (non i miei abiti, ma questi capolavori, meritano giacigli di incantevole artigianalità ...), c'è posto anche per "Marco e Mattio", un libro che inizialmente non ho amato ma che, col tempo, avendomi "perseguitato", riproponendomi immagini spesso forti e spesso poetiche, pian piano è maturato in me ... anzi   ... son maturato io con lui. Una per tutte, ed è poetica. La descrizione del mercato delle merci a Rialto. Zola nel "Ventre di Parigi" descrive l'arrivo del personaggio su un carro di verdure, al grande mercato che è appunto il ventre della città, ma Zola, in quanto naturalista, costruiva, non si lasciava andare alla descrizione se non con l'intelligenza, e si sente. Libro scritto da un intellettuale ... ma, come da sempre asserisco, per fare un'pera letteraria non deve essere l'intelligenza a parlare, ma la sorgente dell'io che è in fondo a noi stessi, a tutti, e che solo percorrendo la lunga via del silenzio, si può sentire. Basta un battito d'ali di farfalla per non coglierla più con chiarezza, confondere le parole e con esse il senso. E' questo forse quel che il figlio di Vassalli Hermes detto Marco, no ha compreso? Mi duole l'intervista che ha rilasciato su "LLa Stampa" di oggi. I figli dei grandi non hanno mai vie di mezzo. Esempi: La figlia di Guareschi che esagera e considera il padre un genio assoluto oltre qualsiasi vivente e forse in grado di spodestare Dio ... Lo dico con ironia allegra. L'ho conosciuta e ho apprezzato, prendendola in giro, questa devozione. Suo padre comunque fu un grande. Fesso chi esaurisce la sua immagine con la saga di Don Camillo! Il figlio di Nabokov, cantante lirico che iniziò la carriera nello stesso istante-concorso di Pavarotti, ma su due scale diverse. Stimava profondamente il padre, un padre che era una maschera anche con se stesso ... ma comunque lo stimava perché anche con la maschera rivelava come Fellini, il volto. E Poi, viventi, il rispetto immenso del figlio di Botero per il padre! e di certi odii, alcuni che ho visto da vicino, preferisco tacere. Il punto è che i figli degli artisti solitamente o amano questi ingombranti genitori, oppure li odiano, che equivale ad amare maldestramente. Chi ha odiato esseri simili, avranno non pochi rimorsi, e mi dispiace. Un talento artistico non è un ostacolo, non se ne deve essere gelosi. Quelle immense solitudini sui libri, sono viaggi nella mente di un insegnante che si è fatto eterno e che da quelle pagine insegna, confida. Mai è solo chi è con un libro di Borges, di Kafka ... o di Sebastiano Vassalli.
Mi dispiace poi che la critica, anche con Vassalli, si semplifichi la vita identificandolo con un'unica opera. "La Chimera è interessante", ma non è un suo capolavoro. Sta di fatto che nella nostra epoca più che nelle precedenti, è sempre latente il desiderio che una storia sia in fondo vera, che ogni nome ne nasconda uno veramente esistito, e così per i fatti, trasformando la lettura in banale voyeurismo. "Cuore di pietra". Storia di una casa che si trova in un paese ne grande e nemmeno piccolo, è stato identificato con la Novara adottiva dell'autore e la casa con casa Bossi dove egli abitò. Fatiche inutili. Di recente ho sentito i tentativi di comprendere cosa fosse esattamente dal punto di vista entomologico, il bagherozzo del celebre racconto di Kafka ... non è necessario. Equivale a perdersi in particolari secondari, oserei dire una forma della stupidità. Non è che cambi il significato se si trattasse di un cervo volante o di un maggiolino, e ... si badi bene, non ho scelto due bestiole a caso, ma la critica, questa finzione a stipendio di università e testate, deve pure campare!
Di quel libro "Cuore di pietra", storia di una casa che si può dire che ha visto l'Italia, ho anche sentito dire che sarebbe stato saggio imporlo come lettura nelle scuole. Ottimo! un buon sistema per fare odiare un testo e un autore. Ma ve li immaginate i cancheri che si è preso Manzoni per il suo celebre romanzo? E' amato solo da chi lo ha letto prima di affrontarlo con rigide insegnanti che smontavano tutto e lo rimontavano pretendendo che la bellezza sopravvivesse a tale autopsia! mai il corpo sul marmo dell'obitorio è la persona che incarnò. Ne è solo il simulacro! Si salvino i libri dall'obbligo scolastico! Per far amare si deve mostrare che si ama sinceramente. tutto quel che diventa dovere diventa disturbante! un buon libro "Cuore di pietra". Una bella favola che un padre o una madre o una nonna (se si smettesse di sbattere in ospizio la memoria di un popolo!!!!) dovrebbe dimostrare di amare, tenerlo sul comodino e ogni tanto leggerne una pagina. Un bambino di dieci anni, figlio dei miei vicini, vedendo spesso "L'amico ritrovato sul mio tavolo", incuriosito, lo ha quasi rubacchiato per leggerlo. Essere tentatori con caramelle di elevato sapore spirituale! Addormentare i figli con Boccherini produce meno cretini che introdurli nella banalità con un d'Alessio per esempio. E' semplice.

Vassalli ha dimostrato di amare la vita continuando a scrivere e dicendo spesso quel che pensava e spesso rispondendo alla volgarità col silenzio. E nella nostra epoca non sentire un silenzio che è una vera lezione è cosa di ogni giorno.

Disse in un'intervista: "Credo di avere fatto alcune cose buone e anche ottime, che però non hanno avuto un successo clamoroso e non possono averlo perché l'umanità è un mare dove i movimenti avvengono in superficie. Più si scende in profondità, più tutto sembra (ma non è) immobile."

Belle parole che contengono rassegnazione. Io la penso in un modo più diretto, più duro e so, per vie traverse ma non troppo, che in fondo, anche lui ...
Attualmente le cose buone e ottime fanno paura. Il mondo attuale, dall'illuminismo in poi, si è incaricato di dimostrare che ogni morale è soggettiva, che si tratti di io collettivo o individuale poco importa. accade così che chi approda a dei principii che considera degli a priori, dei fondamenti dell'esistenza, viene annullato dai media. Non è più necessario uccidere. E' sufficiente ignorare. Dici una verità scomoda? Allora non esisti; e se per caso sei già noto, ti annullo ignorandoti.
Esempi tristemente poco noti. Annamaria Ortese. Con "Poveri e semplici" e a sua continuazione "Il cappello piumato", mise a nudo la completa ipocrisia già nel 1952, del partito comunista italiano. Lei, comunista idealista, nonostante la mano protettiva di Bacchelli e l'amicizia della Maraini, ha vissuto da profuga, da eremita, da esiliata in patria, per anni. Una volta defunta, osannare è facile ...
Mario Tobino. "I tre amici". Medesima lezione e medesima sorte.
Curzio Malaparte che tifò Mussolini e poi, quando capì che si trattava del narcisismo di un solo uomo lo ridicolizzò guadagnandosi una stanzetta all'hotel Regina Coeli e il confino. E la sua opera, al di là delle parti, ci dimostra la sofferenza per una violenza epocale che ha minuziosamente vissuto.
E la genialità di Giovanni Papini! che mi fu resa nota da Borges, perché in Italia, un simile talento è stato dimenticato.  e l'elenco potrebbe diventare lungo fino alla noja. Italia!
La migliore letteratura europea del novecento che nemmeno il suo popolo conosce!
La sinistra in Italia ha occupato i posti della cultura ma ha prodotto apparenza. Quanti artisti attualmente sulla cresta artificiale di quell'onda, continuano a "mangiare" e a produrre banalità terribili!
E Vassalli non aveva peli sulla lingua. Spesso si rifugiava appunto nel silenzio, per non compromettere non il suo destino, ma quello delle sue opere.
E poi quest'anno la candidatura al Nobel proposta dall'Università di Goteborg!
E una volta il Nobel era un onore incommensurabile. Quando Steinbeck lo vinse disse "ora non mi resta che morire". Ma oggi? Pamouk per esempio non è uno scrittore ma un intellettuale e in fondo un buon Nobel per la pace. Altro che letteratura! e spesso accade appunto che di un doppione del premio per la pace, si tratta. E poi ... mai candidato de Andrè, il mostro sacro della poesia italiana del dopoguerra! Gli intellettuali sinistrati dicevano all'epoca che non era possibile. Era un cantautore e non uno scrittore. E poi anche lui alla sinistra andava stretto. Non obbediva. "La buona Novella" veniva trasmessa dalla radio Vaticana. Per i sinistrati era veleno! poveri e stupidi. stesso destino accadde a Luchino Visconti. "La terra trema", tratto da "I Malavoglia", si vide tolta la sponsorizzazione (= contanti) perché non portò alcune correzioni dettate dal partito. Visconti li aveva di suo (la Carlo Erba era di famiglia per intenderci), ma il Vaticano allentò i cordoni della borsa. Perché? perché ne valeva la pena. semplice.
Ora hanno candidato Vecchioni e sono d'accordo, ma vedo purtroppo che come Benigni, si sta trasformando in artista ufficiale, artista di stato. Etichetta squallida, robina per cerimonie. Tristissimo. Anche se per l'opera lo merita. Benigni invece, da attore caratterista specializzato nel fare il toscanaccio, dopo aver fatto da spalla ad un geniale Troisi purtroppo deceduto, si è ritrovato la strada spianata. scusate, il partito ... e gli costruiscono spettacoli intorno e premi. Ricordo a New York quando uscì Pinocchio in poche sale. si diceva che Bin Laden, se voleva nascondersi nella Grande Mela, avrebbe potuto recarsi ad una proiezione di quel film, nessuno lo avrebbe visto, per tacere degli ebrei lievemente arrabbiati, ma dai media risultò successo di pubblico ...
Tranne Vecchioni quindi, l'Italia ultimamente ha candidato polli di batteria di partito o intellettuali. Mai artisti. Ci voleva Goteborg per capire che Vassalli reca onore alla sua patria? Ma Vassalli era un uomo con le idee chiare. Intervistarlo era abbastanza rischioso. O diceva quel che pensava oppure taceva e quel silenzio dava fastidio. E questo tutt'ora è l'artista. La coscienza di un popolo, di un continente, di un'epoca e si sa che la nostra ha distrutto gli specchi e non vuole fare i conti ... col cuore.
E Nonostante tutto, nonostante questa sua Italia sgangherata Vassalli, che apparteneva all'epoca che considerava il Nobel una consacrazione, ha ricevuto la candidatura, ma non dal suo popolo. Questa è contemporaneamente una ferita e un premio. Un Invito all'Italia ad aprire gli occhi, a smetterla con clientele, amici degli amici e altre forme di ipocrisia.

Buongiorno all'eternità, Sebastiano Vassalli. Grazie di tutto. Grazie per avere resistito e continuato a scrivere. Grazie. Ciao

sabato 4 luglio 2015

I girasoli



I girasoli


Mattina. Mi sono alzato, mi sono vestito bene e sono uscito. Ho deciso, vado al mare. Mattina libera, giorno serenissimo, che promette già un gran caldo a quest'ora. Normale pensare al mare. Un'ora di macchina. Un piacere facile da ottenere. Ho abitato per anni col mare a due passi. Non lo vedevo spesso, ma il suo buon odore e il rumore, nelle giornate di vento, mi era diventato famigliare come le campane e l'abbaiare dei cani. Alle otto sono arrivato. Ho comperato il giornale e mi sono inoltrato a piedi nella pineta ed eccolo, immenso, riposante per gli occhi, ma anche potente e stupendo. Al bar sulla spiaggia ordino la colazione e poi, non so dire per quale motivo, mi son sentito attirato dal dondolo. Forse perché è appartato e i primi clienti parlano di cose sgradevoli, mescolando la descrizione delle loro malattie con considerazioni di politica. Si, forse per questo, o forse perché il mare si dondola su leggere onde e voglio dondolarmi un poco anch'io, ma senza disturbarlo, da buoni vicini che si salutano e si rispettano e che comunque tengono le distanze dovute ad una diffidenza eterna, che condenso con l'espressione “l'uomo e il mare” …

Verso le nove, mentre mi cullo all'ombra, con la brezza che agita lievemente il quotidiano che sto sfogliando distrattamente, Un cameriere porta, su un tavolo vicino, un vaso trasparente molto grande, con quattro girasoli. Sono veramente belli e mi fanno sorridere. E' vero, ne avevo visto un campo immenso lungo la strada, abbastanza vicino alla spiaggia, e penso che forse vengono proprio da li.
Ed ecco che dall'interno del bar spunta una bambina. Piccola, non so dare l'età a nessuno, figuriamoci a lei. È comunque deliziosa. Magrina, proporzionata e coi capelli raccolti in modo un po disordinato ma carino. Ha un taglio degli occhi orientale, a dir poco stupendo. Questa bambina è stata attirata dai fiori. Si è avvicinata con la meraviglia negli occhi e poi, dalla sua bocca sono uscite delle parole che secondo me intendeva solo pensare, ma lo stupore era così grande per quei fiori, che il pensiero si è trasformato in voce. “perché sono così grandi!” ; e io non mi sono nemmeno reso conto di aver dato questa risposta: “perché sono i fiori dei giganti”.
Lei si gira e mi osserva. Poi si avvicina e mi chiede se ho mai visto dei giganti. “Si” le dico, “Uno abitava in un paesino sulle colline dietro Rimini e un altro abitava in Argentina”. Lei mi osserva meglio. É interessata. “tu li hai visti?”, “Si, li ho conosciuti”. “Posso conoscerli anch'io?”, “non più, ora sono in paradiso”. “Allora li conoscerà papà...”. Ammetto che mi sono commosso. Lei ha ridato uno sguardo ai girasoli e mi ha detto “Mi chiamo Stella”, e con un passo semplice e per niente affrettato è rientrata nel bar.
Non riesco più a leggere. Quei girasoli, quella bambina col padre in compagnia dei miei cari amici giganti che, il lettore lo sappia, erano due artisti che stimavo e stimo tanto... e il mare che è una macchia, una lacrima immensa. Quanto fa una goccia più una goccia? Chiese un uomo che sembrava un pazzo, inventato da uno dei miei cari giganti che si chiamava Tonino. E il pazzo che pazzo non era, che non si aspettava certo di essere compreso nemmeno in una verità così evidente, rispose, una goccia più grande. E mentre penso queste cose vedo che la bimba sta portando fuori la mamma, si siedono al tavolo vicino ai girasoli e quindi vicino a me, e il cameriere porta un vassoio con cibi e bevande. La bambina, senza guardarmi, mi chiede “perché i giganti non ci sono più e i loro fiori ci sono ancora?”. La madre sorride e mi guarda di sfuggita in modo lievemente canzonatorio. Il messaggio è chiaro. Ti sei inventato la storia dei giganti? Bene, ora con la bambina, che è nell'età dei perché, te la vedi tu. 
Risponderei, ma non so se posso. Sarebbe sgradevole se scoprissi poi, che si rivolgeva alla madre e che io ormai sono tornato ad essere per lei un estraneo, un pezzo d'arredamento di quel paesaggio! E invece si rivolgeva a me e ho sorriso. Si è girata e il suo sguardo serio mi ha cercato. “Tutti gli uomini e le donne possono diventare giganti. Il problema è che pochi vogliono”, “e come si fa a diventare un gigante?”, le rispondo “se mangi molto diventi grassa, ma non un gigante, lo sai vero?”, “si ...”, “Per diventare un gigante devi avere un sogno e rispettarlo sempre”. La mamma ora mi guarda incuriosita. Forse le mie parole le sono sembrate sagge. Lei non sa che sono parole veramente fedeli ad un sogno e non semplicemente belle.
Diceva l'altro gigante, quello argentino, che la bellezza oggi è comune, che vale ciò che merita di essere ricordato, e non è detto che la bellezza, nelle frasi, in un corpo, in un volto, che la bellezza dicevo, abbia sempre un significato così grande da meritare il nostro ricordo che è il premio più grande. Potrebbe essere la confezione stupenda di un dono vuoto. Potrebbe … ma i miei pensieri, che vanno sempre a finire in questi gorghi teorici, sono spezzati dalla voce di Stella. Dice che sono belli i girasoli, anche se decisamente troppo grandi. “qui vicino ce n'è un campo grandissimo! Le dico. Per te sarebbe come un bosco!”. Lei sorride e mi dice “un bosco di fiori non esiste!”, “Esiste per te che per ora sei piccola e fra un po' saranno solo dei fiori un po' più grandi del solito!”
La distraggono due uccellini. Sono passeri invogliati dalle briciole che son cadute dalla sua brioche. “se ti sposti un po' avranno il coraggio di mangiare!” Ora Stella sorride e si avvicina al dondolo. La madre asseconda le mie parole con l'immobilità, così i passeri trovano il coraggio di avvicinarsi e mangiano. Mi viene un'idea. “Stella! Hai mai visto gli uccellini fare il bagno?”; dice no muovendo la testa. “Ora siediti da qualche parte e proviamo ...”, “a fare cosa?”, “ti fidi di me?”, “si”, e lo dice seria. Guarda il dondolo e mi osserva. Vedo che non ha il coraggio. La madre ha capito e mi dice con lo sguardo sorridente che posso. Allungo le mani, Stella si avvicina e alza lievemente le braccia, mi sporgo, la sollevo e la metto a sedere vicino a me.
Ora preparo la loro vaschetta!”. È sempre seria e incuriosita; segue ogni mio gesto e tace. Mi alzo, tolgo un sottovaso ad un vaso che arreda con altri un angolo composto da piante profumate come il basilico, che sono state messe in bella mostra forse per dare idea che la cucina di quel posto è fatta con roba buona. Lo riempio di acqua alla vicina doccia e lo appoggio per terra tra il dondolo e la mamma perché mi sembra che sia un punto dal quale non passa nessuno. “Dammi un pezzettino della tua brioche”; Stella ne stacca quasi un terzo, sorrido e dico che è troppo. Ne prendo un pochino, lo sbriciolo intorno al sottovaso e torno a sedermi. “Ora, Stellina, dobbiamo aspettare senza fare movimenti bruschi!”
E' un piccolo gioco, ma mi innervosisce perché so che potrebbe non riuscire. Nel mio giardino, la mattina presto, fanno a gara per lavarsi e sguazzare; chissà qui al bar di uno stabilimento balneares, alle otto e venti ne hanno ancora voglia … sento che se accade Stella fiderà veramente di me. Ora il problema è riempire l'attesa e decido di raccontare: “sai che tanto tempo fa c'era un gigante a Londra, si chiamava Oscar, che si metteva un fiore di girasole .. così, qui, si dice all'occhiello, sul vestito buono e tutti lo guardavano sorpresi?” E non ho finito la frase che un passero è entrato nell'acqua. Ora stiamo osservando il suo sbatter d'ali, il suo sguazzare vivace. Stella è incantata. Ora che lo spettacolo è finito perché non ci sono più briciole e passeri, lei salta giù da sola dal dondolo e va dalla madre. È in piedi fra le sue gambe, la abbraccia e poi si gira verso i girasoli, fa un grande sospiro e mi guarda con una profondità che mi fa male. Non so cosa darei per vederla sorridere … e la piccola Stella mi ha detto ... “ho bisogno di un papà. Mi piaci tu”.
E cosa potevo fare … a lei è scappato un pensiero e si è fatto voce quando ha chiesto perché sono così grandi i girasoli, e a me ora è sfuggito un gesto. Il mio corpo seduto sul dondolo si è sporto in avanti e le braccia si sono mosse in direzione di lei e Stella, la piccola Stella di quell'assurdo mattino, si è staccata dalla madre ed è venuta fra le mie braccia.

E' accaduto. E' accaduto e non si torna indietro. Se una persona ha un sogno dentro e gli è fedele, non tradirà mai, perché tradirebbe il sogno. Se ti fanno male e hai il Sogno in te, te ne andrai con la tua stella ben chiusa nella mano e attenderai la notte per aprirla, la mano, e guardarla quando brilla di più.
E ora Stella brilla, sorride.
Le ho chiesto se va per favore a chiamare il cameriere.
Mi presento alla madre. Le chiedo da quanto tempo il padre è venuto a mancare. Mi dice che è andato via ... e suo padre, il nonno di Stella, ha deciso di dire che è morto. Pensa che per la bambina sia meglio così. Non commento. Mi siedo al tavolo vicino a lei e la guardo senza farmi notare. E penso … e adesso, cara graziosa signora, perché è graziosissima, e adesso fra di noi cosa può accadere? È evidente che non la amo. Quindi che sarà di noi? E, mentre un altro passero fa il bagno nel sottovaso, comprendo che il significato di quel che sta accadendo è nel rispetto della vita. Stella è irresistibile perché a differenza della madre ha un'innocenza immensa ancora perfetta … e penso che in fondo io sono come lei, fin quando riuscirò a mantenere incorrotto il Sogno. E a cosa penso ora dio mio … a Stella con me nel campo di girasoli, a lei che mi dorme addosso. Cosa mi sta succedendo … cosa.

Sta accadendo una cosa sola. Vivo. E vivo rispettando il Sogno.
Ora volo via.
Mi son messo un girasole all'occhiello. Raggiungo Plutone, saluto il Piccolo Principe che ora ci abita e cerco quella Stella senza più origine che chiede a me, proprio a me di esserlo per lei, di essere il suo inizio. Eccola. È buia, coperta di catrame. La prendo in mano e la sbuccio. Ora brilla e la lancio nel cielo che non è infinito, perché nulla è infinito se tutto questo può stare in un pensiero.

Una sirena e mi sveglio. Forse pompieri. Forse l'ambulanza. È l'alba. Gli uccellini stanno già sguazzando nella ciotola e le briciole che ho messo ieri sera sono finite.

Quindi. Quindi era solo un sogno. E non mi resta che spegnermi giorno per giorno, attimo per attimo, per sempre.


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Come è nato il racconto

Ieri mattina presto, verso le sette, (venerdì tre luglio), mi son trovato, con la macchina, 
immerso in un paesaggio di girasoli. fiorenti, bellissimi, sani, incastonati un un cielo azzurro da cartolina. involontariamente ho immaginato una bambina che si domanda ad alta voce "perché sono così grandi!". L'immagine mi ha commosso per la sua purezza. Mi sono poi accorto che la bambina della mia fantasia era la figlia dei miei attuali vicini che ha effettivamente degli occhi orientali incantevoli e dei capelli sempre un po' spettinati e che raccoglie spesso in modo scomposto sul capo. spesso le dico "Stella! sciogli quei capelli che son così belli!" e lei toglie l'elastico scuote il capo e si illumina di un sorriso che fa cantare i fiori, l'aria, il mondo. 
Tutto qui. eccola qui l'origine al presente dell'idea. Ad essa si è sommato un ricordo di anni fa. Ero al mare. Mi appartai sul dondolo e una bambina mi chiese di farla accomodare di fianco a me, si presentò, dialogò un poco con la piacevole e assurda logica di una bimba quattrenne, e poi mi disse se volevo farle da papà. Dopo poco mi presentò la madre che era imbarazzata quanto me. la bimba aveva deciso di agire perché la mamma, che lavorava e aveva insomma troppo da fare, il tempo per trovare un papà non ce l'aveva proprio. imbarazzante e incantevole nel contempo. Finì in due chiacchiere e un innocente gelato mangiato insieme durante una passeggiata.
Si aggiunge il presente con la ciotola, esattamente il sottovaso per gli uccellini. Da quando sono in grado di ragionare la metto vicino alla porta  al mattino presto e mi diletto a guardarli sguazzare.
Se il racconto vi è piaciuto vi invito a meditare su questi particolari. Il segreto sta nel lasciarsi andare. Il flusso dei pensieri e di tutto quel che io sono (e non quel che credo di essere...), lo lascio scorrere influenzandolo il meno possibile. Osservo in me questo mondo che si forma e lo raccolgo, lo costringo ad una sequenza di parole. Sembra semplice ma non lo è, ma tutti possono riuscirci.
Dimenticavo. La faccenda della goccia più una goccia uguale a una goccia più grande, che spiazza per la sua saggezza elementare e ci fa sentire quanto le creazioni del pensiero, a differenza di quelle della sensibilità, siano solo artifici vani, viene dal film "Nostalghia" di Andrej Tarkovskij. L'idea fu comunque di Tonino Guerra, il caro Gigante di Pennabilli. L'altro gigante abitava in calle Maipù a Buenos Aires. Mi insegnò ad amare Papini e ad avere una fiduciosa rassegnazione ... ma non ho ancora imparato .... rassegnarsi e sorridere mi è ancora impossible. 
ciao