lunedì 26 settembre 2016

Il problema delle mense scolastiche in Italia

Raramente mi sporco le mani con l'attualità spicciola e il motivo è semplice. Non sono per nulla affidabili le fonti. Diceva il barone di Charlus nella Recherche, che leggere un quotidiano è come lavarsi le mani .... lo facciamo senza pensarci. ai primi del secolo questo nobile Guermantes aveva perfettamente ragione perché lui essendo in cima alla classe sociale più alta, disponeva di due possibilità eccellenti. Ignorare in quanto onnipotente, e saper dove attingere personalmente la realtà.
I media di oggi sono un insulto all'umanità e non ci si può difendere. Se a suo tempo pensavo che facessero propaganda o occultamento o deformazione di notizie solo in certi casi di una certa rilevanza che mettevano in gioco equilibri tosti, un problema in sé trascurabile come quello delle mense scolastiche italiane rivela che la spudorata menzogna appartiene ormai anche alla sfera del piccolo.

Veniamo al fatto, quello vero. Le mense delle scuole dell'obbligo sono quasi sempre il non plus ultra della schifezza. Conosco molte maestre e posso dire che nei tre gradi di scuole dell'obbligo italiane sono quelle che soffrono e sgobbano di più. Ebbene, i racconti che mi fanno sono men che ridicoli. Vi posso parlare per esempio (non è necessario far nomi) di alcuni comuni del centro Itaglia (errore volutissimo) che "subiscono" i pasti dell'unica azienda che si presenta alla gara d'appalto. I genitore che fanno monitoraggio mensa e gli insegnanti stilano quotidianamente resoconti sulla qualità del pranzo e quasi sistematicamente il giudizio è veramente avvelenato. Sono anni che la faccenduola va avanti e chi di dovere, ad esempio assessori e sindaci, sono latitanti. questi sono i fatti.
accade che lo scorso anno, poiché le varie lamentele non hanno sortito effetti, in nord Itaglia, alcuni genitori si sono affidati ad un legale. ecco l'equazione richiesta e negata quasi totalmente dalla stampa: La mensa è scadentissima e costa pure salata, chiediamo di dare noi genitori il cibo ai nostri figli che mangeranno in mensa.
Non è legittimo? se aggiungo poi che i menù vengono pure stilati da dietologi pare aggressivo visto lo schifo che arriva ai figli di questa itaglia, mandarli in esilio (unica vera punizione per l'itagliano che sa sentirsi a casa pure nelle patrie galere...) minimo in Antartico?
.... e oggi su "La Stampa" qualcosa trapela e questo quotidiano che dovrebbe rappresentare Anche il Piemonte non poteva più far finta di niente perché in quella regione la quantità di richieste per portare  i pasti da casa è stata altissima. E a Milano col suo celebre "corriere della serva", giornale ipocrita che infanga a comando e altrettanto a comando occulta? sul corriere nulla. A Milano il problema non esiste! eppure è proprio in questa città che i comportamenti del comune si sono rivelati più disumani e ridicoli. Una bambina con il suo pasto portato da casa per motivi d'igiene ha dovuto e continua a mangiare isolata, in un'altra stanza. So per certo che è stata volontà della figlia chiudere con quei pasti e che la madre quotidianamente le chiede se se la sente di continuare a mangiare isolata. La figlia resiste e non ne vuole sapere di quella roba ... e invece sui media risulta che una madre senza cuore usa la figlia per le sue battaglie e la sta facendo soffrire.
Accade poi che, dopo anni di lamentele e lettere sempre senza risposte, ora i comuni invitino al dialogo, proprio loro che se ne sono altamente fregati.
Da qui colgo l'occasione per ricordare agli italiani (scritto bene) se ne esistono ancora, che anche questo fatto dimostra quanto i politici eletti non curino nemmeno nelle piccole faccende gli interessi della comunità. Sarebbe ora di vedere un po' di folla arrabbiata nelle piazze.
Porto un esempio che deve far comprendere come l'italiano attuale è percepito all'estero.
In Francia Hollande ha imposto il Jobs act in modo assolutamente non democratico e tuttora coi sono manifestazioni agguerrite che non finiranno .... quando iniziarono a scendere in piazza i parigini dissero e scrissero "non siamo fessi come gli italiani" .....
Certo è che il giornalismo in Itaglia è ormai quanto di più squallido si possa avere....
e mi limito a narrare solo la superficie e a tacere il resto ....
Quindi occhi aperti e un poco di rabbia ... almeno per far mangiare decentemente i vostri figli!

domenica 18 settembre 2016

"Vita e destino" e "Il maestro e Margherita" in versione film per la televisione ...e altro


Vari conoscenti, e anche amici, hanno notato da parte mia una forte reticenza quando si parla della Russia. La mia tendenza a deviare l'argomento parlando della grande letteratura russa e di molti pittori che apprezzo, ha portato alcune persone a chiedermi chiaramente di spiegare cosa penso della Russia odierna e di … Putin.

Che accada in Italia mi fa sorridere. Qui, condizionati dalla propaganda, ovvero i canali di stato, Putin risulta un dittatore, un cattivo assoluto, e il popolo russo qualcosa di un po' folle che oscilla fra vodka, ogni tanto genialità, donne indubbiamente belle e ovviamente di facili costumi ecc.
La Russia che ho conosciuto io, viaggiandoci, è un'altra. E inizio proprio dalle donne ad offrire la mia versione. Gli ebrei ortodossi di Gerusalemme e dintorni, dotati di grande religiosità , come accade sempre, insieme a questa sfoderano, in modo sotteraneo ma noto, una grande ipocrisia. Se rispettano alla lettera le regole di vita della loro versione estrema dell'ebraismo, si ritrovano, calendario alla mano, circa ventuno giorni nei quali non possono “toccare la moglie”. Ne rimangono nove o dieci e non è detto che il corpo per esempio, di un uomo sano e in piena salute, sia soddisfatto di soli nove giorni … con la moglie che vive con te e il desiderio, linguaggio del corpo, che non intende obbedire alla mente che ascolta invece il rabbino. Ebbene. In Gerusalemme e dintorni, le prostitute più ambite devono essere bionde e russe. Vengono chiamate tutte Natasha. Di fatto non vengono da quel popolo, ma sono spesso tinte e il russo lo hanno semplicemente studiato, ma fatto sta, che per un popolo di capello e peluria neri, e di carnagione certamente non bianchissima, l'ideale erotico ovviamente va a parare in ciò che è più raro da trovare.
Nel resto d'Europa la fama nacque col crollo del muro di Berlino. Prima di quella data, la donna russa era considerata la bionda stupenda, fine e colta. Che l'essere colte fosse dote contemplata fra le variabili dell'attrazione erotica, da quel che ne so, accadde solo due volte nella storia che ho studiato. A Venezia e Roma nel rinascimento, al punto che i salotti più importanti erano tenuti da alcune di queste, e il territorio che l'occidente percepisce come russo, ovvero dal confine di Polonia, Slovacchia e Romania, proseguendo verso destra sulla carta geografica.
Per un Italiano, e non solo per lui, Bielorussia, Ukraina, Moldova, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Turkmenistan, Kazakstan ecc, sono di fatto Russia. Difficile far capire che dare dal russo ad un ukraino è un erroraccio. Il luogo comune vince e gestisce le menti.
Ora spiego con un esempio che racconto spesso, a cosa si deve il fatto che alla donna considerata russa, viene assegnato fra i talenti attraenti, anche quello l'intelligenza.
Vicino a casa mia, circa una quindicina di anni fa, venne ad abitare una donna di Mosca. Bionda, alta, atletica, quindi assolutamente indifferente alla mia pulsione che ha sempre amato donne minute e piccole (di statura, non di età). L'anno dopo, come mi raccontava spesso, sarebbe arrivata Angela, la figlia che aveva tredici anni. Intendeva prima sistemarsi, ovvero trovare lavoro. Una sera a cena a casa sua vidi un quadro composto di medaglie e foto e mi spiegò che era stata un'atleta della nazionale di nuoto russa. Le feci presente che quella era la sua ricchezza da spendere in Italia, le consigliai di recarsi alle piscine e di proporsi come istruttrice, caricando quel quadro in macchina per mostrarlo a chi avrebbe dubitato. Dopo mesi di caccia di un lavoro decente, il giorno dopo, al primo contatto, si trasformò in istruttrice di nuoto. Era giusto così. Arrivò all'inizio dell'estate la figlia, Angela, e per l'inizio dell'anno scolastico già masticava decentemente l'italiano. Verso Natale tornai in quella casa che di rado allora riuscivo a godermi e, questa volta a cena da me, chiesi ad Angela come si trovava a scuola. Sapevo già dalla madre che non era soddisfatta. Mi disse che i suoi coetanei le sembravano maleducati e senza interessi. Aggiunse che aveva nostalgia della Russia e della sua lingua. “Angela” le dissi “ sai che di là nel mio studio ci sono vari libri in russo con testo a fronte, se vuoi portane a casa qualcuno. E' un modo un po' povero per sentirti a casa, ma non posso fare di più.” ci avviammo in quella stanza e la vidi toccare le coste delle edizioni che potevano interessarla e prendere alla fine solo delle poesie. Le domandai perché li altri li aveva scartati. “Li ho già letti ...” risposi … “ora comprendo il tuo disagio. Tu a quattordici anni conosci Turgenev, Checov eccetera. In Italia un tuo coetaneo leggerà alcuni dei grandi italiani solo quando la scuola glielo imporrà, e spessissimo controvoglia.” “Vuoi dirmi che gli italiani non conoscono la loro cultura?” “Raramente Angela, per loro è un dovere quasi sempre.” “ma allora non esistono gli italiani!” “giusto! Non esistono quasi più. Sono esseri quasi completamente neutri. Dei consumatori forse.”
Penso che basti questo dialogo per sottolineare una differenza enorme. In Russia tuttora, nonostante i disastri delle crisi economiche e la difficoltà della vita quotidiana, la grande cultura la puoi respirare. Nei parchi pubblici spesso trovi persone che giocano a scacchi, per esempio, e a teatro ci son molti giovani. Ovviamente come ovunque, esiste una massa bovina, indifferenziata, banale, ma si respira la russità, che consiste nell'essere ortodossi e nel conoscere la propria cultura. Accade anche che chi ha trascurato questi aspetti della sua cultura, ne sia consapevole e chiama in causa una indolenza che lo sconfigge quotidianamente. Ecco quindi che quando, dopo il crollo del muro, l'italiano ha visto arrivare le graziosissime russe, spesso con prole alla quale dare un futuro; ha notato la dimensione eccellente delle ghiandole mammarie, gli ammalianti occhi azzurri e quel passo spesso senza peso di chi ha nel corpo anni di danza, oppure lievemente più pesante ma comunque aggraziato dall'elasticità della ginnastica e comunque in generale dello sport e ha interpretato con gli ormoni, non con la mente, quel che vedeva. Questo uomo devoto a Circe, celebre perché li trasformava in maiali, solo in un secondo tempo, sfogati gli istinti, si rendeva conto che questa donna era spesso, troppo spesso, quasi sempre, più determinata di lui, con le idee più chiare su cosa farsene della vita e … spesso più intelligente. La vedeva nei momenti liberi con un libro in mano e che disprezzava la nostra televisione. Non che attualmente la tivù russa sia poi tanto elevata! Mi fanno notare, ma due esempi mi bastano per condannare l'Itaglia televisiva e stimare comunque e nonostante tutto quella russa! Provate a valutare il livello di film prodotti dalla televisione italiane e fate il confronto. Ecco due esempi che per me dimostrano tanto, troppo! Bulgakov scrisse “Il maestro e Margherita” e nel 2005 in Russia, apparve in dieci puntate con la regia di Vladimir Bortko (spero sia scritto bene …).
Nel 2012 tocca, sempre alla tivù russa, a “Vita e destino” di Vasilij Grossman per la regia di Sergey Ursulyak. Nulla, ma assolutamente nulla, nella tivù itagliana è nemmeno lontanamente paragonabile a questi due prodotti. Volete vederli? Andate su Youtube e in russo potrete guardarli. Se per “Vita e destino” la lingua è effettivamente un ostacolo, con “Il maestro e Margherita” (digitare esattamente Master i Margarita), l'operazione è possibile se, come me, avete non semplicemente letto il romanzo, ma riletto e riletto, cosa non impossibile poiché si tratta di un capolavoro assssssoluto!
Io lo guardo anche in russo, so quel che sta accadendo e, amo le recitazioni che amici russi mi han detto essere fatte da attori quotati e assai stimati in patria. Ora … perché l'Itaglia nemmeno li doppia e ce li presenta? Perché la qualità da fastidio? Pensare è faticoso? Si teme che la sensibilità dell'Itagliano se agitata troppo, porti a stitichezza e altre forme di disagio fisico? Se la tivù di stato, più rigida e compromessa di quella delle vere dittature ( e quel popolo solo di rado, davanti alle evidenze più smaccate lo sospetta, ma per non più di tre secondi) non sa o non vuole produrre qualità ( e propendo per il non vuole...) potrebbe selezionare quel che di buono fanno altri e con poca spesa trasmetterlo! E invece niente! Silenzio. In Itaglia o ti fai da solo oppure sei costruito, destrutturato, di fatto deformato, da una televisione banalissima, fino al ridicolo.
Se serve riempire la pancia, avere un tetto, acqua e riscaldamento, quando queste necessità sono appagate, due sono le vie del destino umano, o avviarsi ad essere un consumatore compulsivo, oppure un essere pensante (il gradino successivo al pensiero è la sensibilità ecc). Nessuno deve essere obbligato. La scelta è libera, ma se non mi mostri mai la qualità non mi rimane che essere consumatore e questa tragedia sta accadendo più in Itaglia che in Russia … ne sono certo. In Itaglia, come rimasuglio della mentalità di un'altra epoca, l'epoca delle borghesie, come la definì un grande studioso, la cultura serve per contraddistinguere una casta. Essa è atto esteriore. Ma attualmente!!! ora che le nove sinfonie di Beethoven possono esse re acquistate in buona edizione ad un prezzo irrisorio, e così vale per tutta la cultura alta, ecco che essa non serve più anche e sopratutto, per identificare una classe sociale. Ora Beethoven o un romanzo di Fitzgerald, sono una libera scelta possibile che si può effettuare senza sofferenze, senza tirare la cinghia. Basta volerlo, ma si uccide la volontà negando quasi l'esistenza di questi capolavori che vengono relegati a gingle pubblicitari o di suonerie del telefono ecccccccc!
Più scrivo più mi sto indignando, lo ammetto.

Putin uguale dittatura? Non so rsipondere. So che Lui ama l'arte. Non l'ho mai conosciuto personalmente ma ho frequentato gente che ha avuto, e spesso, questa possibilità e guarda caso … spesso sono artisti, musicisti e alcune volte ambasciatori. Ne3ssuno mi ha parlato male di lui, cosa che per altri capi di stato ho sentito cosine truci o divertenti e che comunque non esitavano nel ridicolizzare, nel dimostrare una vuotezza.

E ora due esempi a questa Itaglia che vive di propaganda e ama dimenticarlo; uno itagliano e uno russo …

Ma vi sembra impossibile che il celebre eroe senza orecchie, ovvero Giuseppe Garibaldi (gliele tagliarono in sud America in quanto ladro di cavalli), con esattamente 1089 uomini mediamente sgangherati potesse anche solo infastidire con la su “spedizione dei mille” il Regno delle due Sicilie che era la terza potenza economica Europea e disponeva della seconda flotta sempre europea (prima la Gran Bretagna)?
Sarebbe come dire che una pulce da sola possa accoppare un cane!
Eppure ci credete e particolarmente in nord Itaglia mai il minimo dubbio vi ha sfiorato …

Veniamo alla cosiddetta guerra dell'Uktraina. In Itaglia si pensa che Putin abbia in quanto dittatore, arbitrariamente invaso certi territori a lui confinanti, esattamente la Crimea e la zona di Donetsk. Manie di conquista di un cattivone!
Ecco invece la storia; Cruschev negli anni sessanta sposta amministrativamente quei territori sotto l'Ukraina che è una delle repubbliche socialiste sovietiche confederate. Sarebbe come se si spostasse la provincia di Piacenza dall'Emilia Romagna alla Lombardia “dimenticandosi” di consultare gli abitanti. Crolla il muro, si creano nuovi equilibri e giustamente l'Ukraina e non solo, ottiene l'indipendenza. L'oblast (repubblica) di Donetsk e la Crimea, si ritrovano ad essere considerate territorio ukraino anche se la popolazione è a stragrande maggioranza russa. In alcune zone si supera l'ottanta per cento. La volontà popolare, nonostante l'opposizione del governo ukraino, riesce ad esprimersi per mezzo di plebisciti e chiede di diventare Russia. Si arriva alle armi. Ecco i fatti. A questo punto, cosa dire della versione ufficiale del Cattivone di Mosca? Sarebbe un reato se avesse cercato di favorire il RITORNO di territori e popolazioni alla loro patria? Allora … cosa si cela dietro alla propaganda, non alle notizie evidentemente false, che i mass media non solo italiani ci propongono? Una scusa costruita malissimo per attaccare uno stato, quello russo, che non intende inchinarsi alla potenza Usa e alla sua vassalla Europa. Ecco tutto.
Ecco perché quando si parla di Putin e della Russia taccio. Perché troppo è quel che avrei da dire. Non santifico nessuno e ritengo che ogni uomo che agisce nell'ambito del potere non possa mai mai mai avere le mani pulite. Posso però domandarmi chi le ha meno sporche e quale popolo mi sembra più spirituale, di spessore.

Ogni tanto osservo il filmato presente su youtube, di Vladimir Horowitz che suona al concerto di Mosca. Quell'uomo con gli occhi chiusi che ascolta e lascia scivolare una lacrima sulla guancia al minuto 1:29 della Traumerei di Schumann, quell'uomo per me è la Russia migliore, l'eterna Russia che crede nell'arte come valore supremo. Horowitz, fuggito cinquant'anni prima con pochi soldi nelle scarpe e con l'amico Menuhin, è tornato. Nella Russia ammutolita, che censurò “Il Maestro e Margherita”, “Vita e destino” e i loro autori, e suicidò fra i tanti Maiakovskij ed Esenin e uccise nei campi, uno per tutti Mandel'stam, quella Russia … vedeva tornare un grande che pianse se stessa perché era tornata una fetta di anima, e da quella crepa si insinuò un mondo. Da quella crepa passai pochi anni dopo anchio e mi recai prima di tutto sulla Sadovaja al numero 50, con emozione suonai il campanello a quel celebre quarto piano, nessuno rispose, ma Bulgakov ha sentito, lo so e della Russia il ricordo di quei passi su quei gradini, il ricordo di quel muro scalcinato di azzurro …. altro non so, altro per me che sono forse troppo sognatore, non esiste. Da ogni punto della terra, nonostante la pesantezza del corpo e l'illusione e la fame dei sensi, dobbiamo saper prendere il volo verso un infinito che ormai so non essere distante. In Russia, in quella Russia che ho conosciuto e che stimo, è più facile e si desidera ancora …. volare via.

lunedì 12 settembre 2016

MARITZA (invenzione tratta da una storia vera)


Cafè de la Règence. Anno 1861. Seduto solo, ad un tavolino esterno, un uomo anziano in abiti dell'epoca di Luigi XVIII, quindi degli anni venti di quel secolo. Anacronistico, come lo sono spesso e consapevolmente i vecchi, in lui brillava uno sguardo vivo in un modo talmente vistoso che, anche se in quel momento sedeva solo, meditante su una notizia appena letta, sembrava che un'aria più nitida lo circondasse. Le donne, tutte senza distinzione, se venivano colpite anche nella casualità della folla, dal raggio del suo sguardo, portavano a casa un turbamento non solo misterioso, ma anche erotico. La prima reazione era di sorpresa; una volta a casa, di stizza, pensando “ma cosa vuole quel vecchio da me!”, anche se quel vecchio nemmeno le aveva notate e lo sapevano… e poi col tempo, quando nella vita di tutti, le sensazioni più vere si fanno costanti , ed ovviamente parlo dei momenti che anticipano il sonno, gli unici nei quali nella finzione dell'esistenza facciamo i conti con la realtà, quella vera ecco, col tempo, visto il perdurare del turbamento dalla mente, al cuore, ai visceri in dosi incalcolabili e alla fin fine amabili, ecco che quelle donne di qualsiasi età, che avevano evitato quel tratto del Palai Royal in riva al Café de la Régence, ci tornavano, per indorare l'anima a quel raggio. Poi dall'anonimato che lo circondava riuscivano ad ottenere un nome e spesso, questo uomo solitario, si vedeva recapitare mazzolini di fiori di stagione e in primavera violette e mimose da lasciarlo interdetto e sentirlo dire spesso “E' Venere che me li manda, per la mia devozione!”

Questo signore con occhi melodiosi, amava sedere all'interno ed osservare giocare agli scacchi o sfogliare il giornale oppure, sorbire il caffè con lo sguardo perso nel nulla. Solo in primavera amava sedere fuori, ma il posto che si era scelto in un oggi del passato del quale vi narro le gesta, era un tavolino all'estremità, a ridosso del flusso della gente in libera uscita. Lo si era visto chiedere al cameriere di mettere una seconda sedia vicino alla sua, ordinare il caffè e dedicarsi, cosa strana per lui, ad una minuziosa osservazione dei passanti. Le donne compresero immediatamente che non cercava una donna, e per gli uomini, il suo era un neutro sguardo di vecchio che nulla diceva e probabilmente sembrava perso nei ricordi. Ad un certo punto gesticola e chiama il cameriere. “Vede quel giovane signore? Si, quello, portagli il mio biglietto!”. Il giovane, vent'anni in salute ma pallidi e con discrete occhiaie, stava parlando con un amico che aveva visibilmente fretta. Batteva il bastone da passeggio con agitazione e si allontanò approfittando del biglietto recapitato dal cameriere. Il giovane si gira facendo perno sul tacco destro e, con sguardo stizzoso, vede il vecchio . Si sventola un attimo col cartoncino che ha uno stemma araldico e decide che è corretto anche se noioso assecondare. Si avvicina e accenna un inchino fulminando comunque con lo sguardo che comunque si spegne senza fare effetto. Il vecchio rimane serio e indica con un gesto elegante la sedia libera. “La attendevo”
Il giovane si siede. “Ma io non la conosco signor Visconte ...”
Conosco suo padre”
io che me lo ritrovo in casa dalla nascita invece non lo conosco”
E' una legge della vita giovanotto. Lo comprenderà amerà e rispetterà quando sarà padre anche lei ...”
non lo sarò mai...”
Un attimo di silenzio. Il giovane ordina un caffè osserva la gente che passa. In quel momento una bambina si stacca dalla folla e porta un mazzolino al vecchio che ringrazia con un cenno leggero del capo condito da un sorriso radioso. La bambina torna dalla madre che con la mano guantata saluta, e sa di poter osare perché mai un marito riuscirà ad essere geloso … di un vecchio.
Il giovane ha un sorriso ironico e poi dice
sua figlia?”
non ho figli ...”
Troppo elegante per essere una serva ...”
E un amante non può essere ...”
Aggiunge il vecchio Sorridendo.
Senta giovanotto … immagino che lei non sappia chi sono ...”
Il giovane prende il biglietto che aveva appoggiato sul tavolo e lo legge,
lo so invece … Il signor Louis Marie Demartin du Tyrac Visconte Marcellus”
Grazioso insolente …. ma lei non ha mai sentito parlare di quella persona … giusto?”
Giusto”
il privilegio di andarsene lasciando di sé una buona reputazione, appartiene solo a chi vive nei villaggi. In una grande città la reputazione di una persona muore prima di lei...”
Parigi è un grande villaggio ...”
Parigi è Parigi, ed è più grande di quel che lei possa immaginare ...”
Il giovane ora è interessato. Ha compreso che, male che vada dedicherà qualche minuto ad un anziano per un dovere di casta che non sente, ma che potrebbe irritare il padre se lo saprà ignorato.
Suo padre mi ha confidato che lei è un po' giù. Tre duelli in una settimana … il desiderio di farsi ammazzare, secondo me, ma questi rivali erano così imbranati che farsi battere da loro anzi abbattere, le è sembrato decisamente insopportabile”
Il giovane si alza di scatto e il vecchio gli fa cenno, senza degnarlo di uno sguardo, di sedersi di nuovo.
Brucia che io l'abbia capito … vero? Una donna?”
Silenzio.
Ho indovinato … una donna …
ho una storia da raccontarle e lei ora la ascolterà!”
ne è così certo?”
Si, perché ho per lei la soluzione. Osservi ora quella signora ...”
Una donna veramente bella si avvicina, non degna il ragazzo di uno sguardo e lascia un mazzolino di violette sul tavolo … uno scambio di sguardi che sembra complicità e poi vola via … questo mistero incolla il giovane alla sedia, Monseiur le Vicomte lo sa, è la prima volta che fa leva su questo potere, ma ha promesso di fare il possibile per un amico.
Era maggio, e la sera del 24, vidi la Bellezza, quella con la B maiuscola.
Mi segua ragazzo e sarà salvo. La misero nella stiva. Fu un'avventura palpitante farla mia, e lo scritto che narra quel fatto mi rese celebre prima di tutto in Francia, e poi nel mondo. Mandai via i marinai. L'avevano messa in una cassa da morto. Era circa sei piedi e ci stava di misura. Poveretta. Era stata maltrattata, aveva sofferto. Sollevai il coperchio, feci luce con la lanterna e la vidi. Da quel momento sono suo. Lei governa in me … e ogni sera, per quattro mesi di viaggio scendevo, sollevavo quel coperchio e la ammiravo. Un altro caffè per favore! Si, anche per lui.
Immagino che questa mia mania macabra la metta a disagio. Le sembrerò un mostro, un depravato, che per quattro mesi osserva nella cassa, ma non pensi per cortesia e ascolti.”
Nel frattempo un altro mazzolino è stato depositato sul tavolo.
Arrivò in Francia … il re volle conoscermi per ringraziarmi personalmente e una sera, un suo ministro venne a prendermi e mi disse che avrei visto una cosa stupenda. Entrammo dal retro di quel grande palazzo e passando per i corridoi dei servi giungemmo a ridosso di una sala, mi fece mettere l'occhio nella serratura. Il re, il mio re era in ginocchio, con la sola camicia, davanti a lei e dopo un'ora, nel freddo della sera, gli misero un mantello rosso per ripararlo dal freddo. Lasciò fare, poi se lo tolse, si avvicinò a lei, la coprì, tornò ad inginocchiarsi per qualche minuto e, camminando a ritroso, esattamente come abbiamo sempre fatto noi con lui, lo vidi uscire.
Lo so ragazzo che non capisci … o forse hai capito?”
No. Devozione ad un cadavere maltrattato dalla sorte … questo ho compreso ma non mi piace … e comunque è ovvio che qualcosa mi sfugge e lei lo sta facendo apposta”
solo una decina di anni fa tutti avrebbero capito il sottinteso … Io sono la persona che riuscì a portare a Parigi la Venere di Milo … la statua di donna più bella dell'antica Grecia … lo dicono gli scultori … e se lo dicono loro ...”
Ho compreso e la ringrazio a nome della Francia ...”
Si alza, sistema giacca e panciotto ma il vecchio lo invita a sedersi nuovamente.
Ovviamente non intendevo gloriarmi ma narrarle come andarono veramente i fatti ...”
Li conosco. Mio padre mi ha parlato di lei e mi ha letto quelle pagine ...”
Bene! E lo dico non per narcisismo. Vede, sono mortalmente stanco … e se lei ha letto questo mio raccontare sarà più rapido”
Letto e riletto ...”
Perfetto. Lei saprà allora che non venni via immediatamente dall'isola. Sapevo che il signor Ender aveva disegnato un volto femminile. Era la figlia di un pilota della nave sulla quale era imbarcato. Ottenne di ritrarla solo al patto di mostrare il disegno solo una volta arrivato in Europa. Quel padre temeva gli ottomani, padroni della Grecia, e che la figlia finisse in un serraglio. Andai e ottenni di vederla a patto di non parlarne in giro e di qualche soldo. Ero vicino alla casa. Lei sapeva che era cercata ed uscì, in mezzo ad un groviglio di sorelle bambine, e mi si fermò il cuore. Era bianca e nessuno era bianco in Grecia perché la povertà ti faceva uscire per fare di tutto pur di sopravvivere. Era candida, alta e con occhi neri perfetti. Aveva i lineamenti della dea. Era da poco fidanzata ma avevo colpo e se avessi deciso … ma venni via con le tasche piene di fiori e di arance. Le lasciai un bracciale dei miei, d'oro pieno, e lei mi diede questo, di corallo, e qui c'è inciso il suo nome ...Maritza”
Glielo mostra e quando il ragazzo glielo rende, lo rifiuta.
Ascolta, ho quasi finito, porta pazienza. Porta pazienza. E sento che non ce la faccio più … io me ne andai da Maritza. Ero diviso. Venere o Maritza. L'ideale o la realtà ..
Il vecchio ha gli occhi umidi … una lacrima scende … altri mazzolini sul tavolino.
Aprire quella cassa e vederla … e vinse la dea … Ora parti pezzo di cretino … basta duelli. Son passati più di quarant'anni. Mi sono informato prima di cercare di parlarti. Maritza vive … vive ancora … e sua nipote è dicono che sia … un sogno … ho detto che sei mio nipote … pezzo di cretino … “
Il vecchio si alza, barcolla un attimo e gli stropiccia i capelli.
vai … vai e non guardare la dea ...”
Monsieur le Vicomte, in abiti di altri tempi, col suo bastone pomellato d'oro, se ne va. Il ragazzo gira come un rosario il braccialetto fra le dita e poi si alza. Passeggia a caso e ammette a se stesso che lo affascina questo viaggio.
Passa in banca, prende molto contante, compera un baule e qualche abito. Tutto questo accade in un'ora … potenza della giovinezza … e poi decide di andare al Louvre.

Ecco la sala. C'è la fila. Sta per entrare, ma sente una mano sulla spalla. E Monseiur le Vicomte …
Quanto mi hai fatto attendere … ora fila. La vedrai al ritorno. Prima la realtà, e da essa riceverai la forza per sopportare l'ideale … fila via. Fila … scappa!”
Il ragazzo sorride, gli stringe la mano e corre, letteralmente vola via.
Partì nel pomeriggio e il Visconte di Marcellus, finalmente comprese che poteva morire e ci riuscì, senza sforzo, prima del tramonto.