giovedì 17 gennaio 2019

MARCEL DUCHAMP: Cosa ne penso (e premetto che non lo stimo...)



Mi chiedono spesso cosa ne penso di questo o quell'artista ... ormai ci sono abituato. So che accade perché vado ben oltre ad un semplice ed umorale "secondo me". di solito mi inoltro in spiegazioni che si basano su fatti che secondo me sono probanti e su principi miei che considero fondamentali. Il fatto che ci siano dei ragionamenti base in me, che già da anni mi hanno aiutato (secondo altri il contrario) a comprendere e a scegliere di cosa nutrire l'anima, è necessario renderlo esplicito. se qualcuno non è d'accordo su di essi, ovviamente il resto avrà, per lui o loro, valore di nulla.
Differenza fra ARTISTA e INTELLETTUALE.
ARTISTA: Una persona che per mezzo di una tecnica esprime una sensazione interiore che sgorga incontrollata da dentro. Questa sensazione presuppone un disagio esistenziale. Se sto bene, se tutto va bene, vivo e mi lascio vivere. Se qualcosa non va ecco che in me si forma una reazione alla sofferenza, come la perla per l'ostrica. Per questa definizione, essere compositore, pittore, lavoratore di ferro battuto, ricamatore\trice, scrittore, poeta ecc, è identico. Si tenga conto che per molte, troppe persone, l'artista è colui che produce secondo l'ottica di una Accademia di Belle Arti.
INTELLETTUALE: persona che usa la razionalità, il ragionamento. Non si pensi che uno scienziato (matematici inclusi) non "usi" la fantasia; a grandi livelli accade. 

L'artista parte dalla sensazione che lo fa soffrire; la prende e la rende concreta, fruibile ai sensi, con una tecnica e per realizzarla utilizzerà intelligenza ed inventiva. L'Intellettuale non è in grado di agire così, ma è più determinato, deciso, metodico. Per lui si tratta di una professione e se ha preso sempre il massimo dei voti in Italiano, per esempio, si sente autorizzato, per esempio davanti all'argomento "violenza alle donne", di dire la sua e, poiché quel che ha scritto è scritto indubbiamente bene dal punto di vista grammaticale (e poi in più potrebbe sfoggiare il filosofese o un altro gergo intellettuale da gente che se la tira e si ghettizza), e ha una immensa fiducia in sé stesso per via dei voti alti presi alle superiori, ecco che trova lecito, ovvio, considerarsi un artista ... e in potenza, come tutti, effettivamente lo è, ma di fatto ... la strada è lunga e purtroppo si basa non su nostre scelte ma su quelle che il destino fa per noi, sommando il tutto ad una attitudine alla sensibilità. Un esempio. Un certo Giacomo Leopardi era un bambino se non erro di appena quattro anni quando gli morì il fratellino. Lo portarono davanti alla salma di questo bimbo che fino a qualche giorno prima condivideva i giochi con lui e accadde che il futuro poeta, davanti a quella immobilità inspiegabile scoppiò in un pianto che durò giorni. Quando terminò non era più il conticino Leopardi quattrenne, ma un essere ipersensibile alla vita poiché in un'età irreale e inconsapevole aveva scoperto la morte. Feci già un esempio simile con Picasso, traumatizzato a 19 anni per la morte di Casagemas della quale si sentì responsabile, e della consapevolezza di dover occultare la sua omosessualità. potrei andare avanti con gli esempi. Ne porto ancora uno solo per dimostrare come le vie del destino siano imponderabili. Alessandro Manzoni era un giovane benissimo imparentato ed economicamente in una botte di ferro. La sua era la classica vita del rampollo sans souci. Fu l'incontro con una tragedia non sua a sconvolgerlo e a renderlo ipersensibile: "Storia de la colonna infame". Rimase così sconvolto dallo scoprire che potessero essere accaduti simili casi d'ingiustizia, che proprio la giustizia divenne il suo tarlo e di fatto è la chiave di lettura dei "Promessi sposi" e della sua esistenza. 
La morte quindi ... spesso è il trauma che segna, ma non necessariamente solo quello. Accade poi che ci siano persone così insensibili che davanti a certi eventi della vita riescano ad uscirne non in apparenza, ma di fatto, indenni. Non è che io ami chi soffra, ma la spremuta di sofferenza crea bellezza, mentre la spremuta di ragionamento altro non è che un agire su quel che la sofferenza altrui ha prodotto. 
CONSEGUENZA inattuale e fastidiosa ma che distrugge quasi tutti i volumi di storia dell'arte dall'impressionismo in poi: non esistono gli -ismi. Sono insensate costruzioni intellettuali. Esiste una grande mente che produce un'opera e una miriade di pecore che rosicchiano un frammento, lo osservano alla lente e ... questo ingrandimento ben leccato e confezionato sembra, ma non è, un altro io sensibile. Picasso è il cubismo (e non solo). Monet è l'impressionismo ... e basta. Un esempio. Utrillo, chiamato Litrillo dagli amici perché era sbronzo dall'infanzia, faceva cosine piacevoli ... ma finisce li. Una prova di quella grande farsa che fu il primo celebre -ismo? Leggetevi "Renoir mio padre" uscito in Italia per i tipi di Adelphi.



In questo libro accade qualcosa di sorprendente (e non è l'unica volta che ho vissuto questa esperienza). Jean Renoir, regista di fama, era pure figlio del celebre pittore. Decise, una volta tornato in convalescenza dai campi di battaglia della prima guerra mondiale, di scrivere dei suoi rapporti col padre ormai vecchissimo e quasi immobile, poiché ci fù di nuovo dialogo. L'intenzione del testo è di esaltare il padre, che per Jean era un genio. Quel che accade leggendo è esattamente il contrario. Il punto chiave è il 1877 quando Monet realizza la serie di opere "Gare saint Lazare". Ogni esposizione era un fallimento. Il pubblico reagiva male e anche i cosiddetti esperti. Monet realizzò quelle opere dal vivo alla stazione come reazione, per dimostrare il mondo visto dagli impressionisti esisteva .... e Renoir, più concreto propose di lasciar perdere le mostre organizzate nei caffè e ormai negli scantinati. i pittori dovevano dipingere e un gallerista doveva incaricarsi di vendere. Ecco la la fregatura fondamentale dell'epoca. Fin quando la nobiltà ebbe potere di scelta, questa casta che non stimo, ma che aveva tempo (la famosa noja creativa) per pensare e ripensare, di solito si trattava bene, e personaggi come Giorgione Raffaello e Tiziano, per esempio furono loro (più la nobiltà nera, ovvero il papato) scelti da loro. Quella nobiltà sceglie tutt'ora e vi faccio un esempio: Moetimer Menpes. Australiano, giunse a Londra e vi conobbe Wisthler. questi, che stimò immediatamente la sua tecnica sopraffina, lo presentò ai baroni Rotschild. Piacque e di riflesso a questi magnati dotati anche di Noja creativa e mania collezionistica, vide le sue opere attaccarsi ai muri di amici e amici degli amici. Il grande pubblico potrebbe, ma non è detto, scoprirlo solo ora perché, defunti coloro che lo acquistarono, e pure i figli, nipoti e pronipoti potrebbero non averli trovati interessati quanto il controvalore in pecunia che se ne può trarre ... anche per comprare altre opere ... poiché il gusto evolve. Nemmeno Raffaello era noto al popolo e forse nemmeno alla borghesia ai suoi tempi. Era "roba" per pochi, che, con lo sgocciolare degli anni e le generazioni, dai salotti son "caduti" nei Musei, che per ora sembra essere la loro tomba. 
Esisteva ed esiste una produzione pseudo artistica di massa. quella dura una stagione, poi il tempo fa la selezione e qualcosa, purtroppo non tutto, ora si riemerge. Il caso più eclatante per me è quello della letteratura in Italia. Questa nazione lievemente scalcinata, incapace di democrazia, bellissima e men che amorale, ha avuto per anni la massoneria che decideva chi valeva (esempio i Nobel a Carducci e Quasimodo per tacer del resto), poi seguì il periodo della sinistra che definisco "sinistrato" senza alcuna voglia di ridere, tutt'altro ... epoca questa nella quale, se eri allineato con loro, avevi vita facile, se non lo eri venivi dimenticato. Savinio e Flaiano messi in ombra e attualmente lusso sensibilissimo per pochi ... una Ortese che era si di sinistra ma non obbediva ... una tragedia insomma, e dall'Italia unita in poi, l'ho già scritto e non mi stancherò di ripeterlo, disponiamo di una antologia ridicola che dimentica i veri grandi che quindi nemmeno gli italiani conoscono.
La medesima faccenda è per la storia. L'esempio che porto sempre è quello della spedizione dei mille. Com'è possibile, e me lo domandavo già a quattordici anni di mia età, com'è possibile che la gente creda che mille (sembra 1089) persone male armate e in troppi casi senza esperienza delle armi, approdi in Sicilia e sia in grado di sgominare un Regno che disponeva ... ovviamente ... di un folto esercito regolare e artiglierie pesanti! MA COM'E' POSSIBILEEEE! Me lo sono domandato per anni. ed ecco come accade che sia possibile. A scuola, per prendere un voto accettabile non devi ragionare, ma ripetere quel ce l'insegnante ti dice. Questi poi, non direbbe mai qualcosa di diverso (tranne in alcune scuole del sud ...) perché a suo tempo fu preso dal medesimo ingranaggio, ovvero ripetere per prendere il voto. Altro non sembra necessario. Ma ... mettere in dubbio e scoprire che i britannici ci misero lo zampino per avere il dominio navale del Mediterraneo oltre a poter sfruttare quasi a costo zero le miniere di zolfo siciliane (l'oro dell'ottocento!) accadrà mai? penso di no. Ormai quella propaganda che fece dei garibaldini degli eroi, la storia dei vincitori, si è fossilizzata nelle menti ... che non ragionano. 
Altro caso. Si studia, di solito in modo emotivo, il crollo del '29, ma nessuno vi parlerà mai del "PANICO DEL 1907" ... ora, nell'era di internet si può aggirare l'ostacolo e scoprire queste cosucce? troppo difficile. Noi cechiamo quel che sappiamo esistere. se io non so che è esistita una crisi del 1907 come posso cercarla e studiarla? e perché non la si studia? perché si capirebbero troppe cose. Quel Panico fu salvato da una persona sola ... Fu creata la commissione Pujo per comprendere e si scoprì, dati alla mano, che il movimento borsistico totale di New York del 1907 fu di 26 miliardi di dollari e di questi 24,5 ... appartenevano ad una persona sola. Deduzione non difficile .... allora negli USA, non esiste democrazia! Esattamente come al tempo dei Medici in Firenze la finzione era democratica, i fatti erano ... esattamente l'opposto. 
Se si prosegue in questo ragionamento del panico del 1907 ... si scoprirà la riunione di Jeckyll Island e la fondazione della Federal Reserve che è un ente privato creato dai più facoltosi per fare in modo che nelle prossime crisi a rischiare e pagare il prezzo siano solo massa e borghesia ... e se si prosegue su questa linea .... si potrebbe capire troppo del presente!!! e non va bene. decisamente no ... ma non per me, che ho bisogno di realtà per poi allontanarmi da essa poiché la mia piccola mano non può scalfire ... e le arti e l'affetto dei cani diventano così il centro del mio mondo.

Ma ... anche i libri di storia dell'arte degli ultimi due secoli son così imprecisi fino al ridicolo? si ...
un esempio lo troverete leggendo "Renoir mio padre", ma l'esempio, questa volta veramente comico lo avrete con la lettura delle primissime pagine del seguente libro.




 La vedova di Pollock riceve la visita di B.H. Friedman che conobbe anche personalmente ma non in modo approfondito Pollock. L'intenzione era quella di farsi raccontare da lei "una vita" di questo artista. Si accordarono e si susseguirono gli incontri. Friedman termina il dattiloscritto e ne consegna una copia alla vedova che lo legge e lo approva. Giorni dopo lei ne parla con amici che leggono e dicono "ma non può uscire questa roba... lo sputtani!". Lei chiama Friedman per bloccare la pubblicazione ma l'editore si oppone e  ... e niente, il mercante pubblicizzerà il suo prodotto senza tenere conto che a differenza della vendita di automobili pannolini e rasoi, cn la presunta opera d'arte entra in ballo anche la sensibilità. Chi legge questo libro apre gli occhi ... e chi non lo legge? solito meccanismo. L'ho studiato ... per il voto alle superiori o oltre e ormai plasmato in ripetitore che non pensa, non deve pensare!, negli anni più belli mi stampo nella mente questo autore che ... se qualcuno lo farà vacillare lo difenderò per due motivi: 1) se agisco criticamente devo distruggere le mie basi e ricostruire ... fatica immane 2) fa parte dell'età più bella, adolescenza e periodo universitario e guai chi mi tocca quel periodo che devo rendere sacro altrimenti mi rimane il presente e mi butto dalla finestra ...
Si aggiungono scoperte recenti si Pollock ... 
Partiamo da lontano ma non troppo ... quando una cultura giunge all'apice tecnologico, solo successivamente, quando inizia la decadenza, arriva il risultato artistico di qualità.
Medesimo discorso per le grandi stirpi. I primi sono cialtroni .... Cosimo il vecchio (de Medici) era usuraio, il primo Rockefeller coi soldi fu un caimano assoluto figlio di un imbonitore che vagava per gli Stati Uniti nascenti truffando e vendendo intrugli per la crescita dei capelli e contemporaneamente la guarigione da tumori. Vige la regola del tre ... alla terza generazione ecco che il tempo viene investito nella noja, quella creativa e non più nella accumulazione piratesca (Morgan .... discende veramente dal pirata ....!) e nascono i Lorenzo de Medici che "capiscono" i Michelangelo ecc.
Ora ... Gli USA con la tecnologia hanno fatto i soldi, con i soldi hanno colonizzato tanto, troppo (leggere il primo capitolo di Alvi "Il secolo Americano"), ma a livello artistico comandava Parigi ... e qui entriamo in contatto con la fortuna di Pollock e anche con il "caro" Marcel Duchamp


il resto se riesco ... domani



venerdì 11 gennaio 2019

Wladimir Nabokov "UN MONDO SINISTRO"


Titolo mal tradotto. Tanto valeva lasciarlo in inglese. "Bend sinister", che sarebbe la banda diagonale dello stemma araldico con la parte alta a sinistra. Nell'introduzione, dell'autore, scopriamo che erroneamente, si riteneva che rappresentasse un'origine bastarda del casato. Medita Nabokov e aggiunge quanto segue: "Il titolo ha però l'inconveniente che il lettore serio e solenne, il quale si aspetta di trovare "idee universali" o storie di "interesse umano" (il che è all'incirca la stessa cosa) in un romanzo, può essere indotto a cercarle in quest'opera."
Aggiunge poi che "poche cose sono più tediose della trattazione di idee universali inflitta da un autore o da un lettore a un'opera narrativa".

Penso che il lettore, sia quello degli anni quaranta quando il romanzo uscì, che quello attuale, da quelle parole esca assai destabilizzato e si domandò e si domanda ... "Ma allora ... un romanzo cos'è!"
Tentiamo di rispondere.
Prendo per esempio il giallo. Nacque con Poe (gli assassinii della rue Morgue) che mise in luce la, secondo lui, enorme possibilità della razionalità di sviscerare le situazioni. Poe era al di là del bene e del male, ma i bacchettoni di scuola wasp (White anglo saxon protestant) più gli inglesi, amanti della dicotomia bene/male, abbassarono il livello proponendo indagini nelle quali il male e il bene lottavano e ... ovviamente il bene, con l'arma della razionalità, vinceva sempre ... elementare Watson ...
E poi irrompono sulla scena Agatha Christie e Georgs Simenon che vanno oltre. Non ci interesserà più solo scoprire il colpevole (dopodiché il libro puoi anche gettarlo e sentirti gratificato se hai capito chi è l'assassino), mala descrizione di un mondo, di una mente ... quindi di un'epoca.  Il giallo è cambiato nel tempo, ma quando non ci sono fenomeni come Poe Christie e Simenon ecco che torna ad essere un prodotto usa e getta di scarsa durata nella nostra mente ... e nel cuore. Aggiungo un aforisma di Wilde, del quale Borges disse che aveva sempre ragione ... "Un libro non è bello o brutto, ma scritto bene o scritto male", e sempre questa regola fa la differenza, ma io aggiungo che un libro è scritto bene non solo quando l'autore cura minuziosamente l'aspetto estetico del testo. Primo avere un'idea, un'idea vera, qualcosa che ci fa male e che dobbiamo espellere per sopravvivere ... a noi stessi, e poi ci sta essere semplici come colpi di accetta o raffinati come un Proust o un Dante Alighieri.

Ora il romanzo. Anch'esso tende ad essere dozzinale e degno di durare poco nella nostra mente, divenendo atemporale solo se una grande idea si cela alla base. 
Quando Nabokov nega che nella sua opera si debba celare la "trattazione di idee universali", fa esattamente quel che faceva sempre Fellini, questo bugiardo infinito che le diceva talmente assurde che capivi immediatamente che era una balla e quale verità doveva venir fuori. 
Questo testo ha un tema universale ed è la scoperta della paternità.
Sempre nella prefazione Nabokov ci fa sapere che "il libro è stato scritto per la maggior parte a metà degli anni quaranta. 
Confrontiamo ora l'età del figlioletto dell'autore con quello del figlio del protagonista e il gioco è fatto.
Più avanti, sempre nella prefazione, contraddicendosi, lo ammette: "Il tema principale di Bend Sinister è, piuttosto, il palpitare del cuore colmo di amore di Krug" ... ecc.
Perché questa contraddizione.... secondo me per pudore. 
La sua vita fu molto razionale sin nei più piccoli gesti della quotidianità. Solo due eventi gli entrarono nel cuore; l'amore per Vera Slonim e il divenire padre. 
Per comprendere bene quel che intendo sarebbe necessario aver letto "II crollo della mente bicamerale" e non solo. Cerco quindi in modo molto semplice e, lo dico, di conseguenza inesatto, di spiegarmi. Nabokov "odiava" Freud perché forse e a ragione non lo trovava abbastanza razionale. Nel libro "Kafka Freud e Scholem", di Harold Bloom, questi definì Freud uno scrittore altamente autobiografico (e io aggiungo inconsapevole) ... ma Freud e Nabokov avevano più di qualcosa in comune: una grossa passione per le scienze, la completa indifferenza alla musica, la tendenza di giudicare senza vie di mezzo (della serie ... se non sei d'accordo con me ti decapito, ti annullo ti insulto, ti distruggo, ti uccido).
Veniamo ora al saggio di Freud sul Mosé di Michelangelo. vi invito a fare la seguente prova: prima osservate la statua, e per farlo prendetevi tutto il tempo ce volete, poi su un foglio descrivetela. vi chiedo semplicemente di descriverla ... sembra semplice vero? ebbene, io lo feci e poi lessi quel saggio. Prima di tutto mi colpì quanto lui vide e quanto non vidi io! una mente razionale a livelli notevoli e per me, credo, inaccessibili. Freud, quando dirigeva la sua capacità analitica verso un pensiero, un oggetto, un essere vivente, era comunque sorprendente, al di là del giusto o sbagliato che potesse essere considerato quel che poi deduceva perché era comunque uomo del suo tempo e certe visioni per noi ora un po' strane le aveva. Per chi ben vuol cogliere questo "essere calati nella propria epoca e plasmati in parte almeno all'inizio da essa", consiglio la lettura prima de "Il ramo d'oro" di Frazer. Vi sembrerà tutto bello e sensatissimo ... a questo punto leggete in un fiato (è piccolissimo) "Note al ramo d'oro" di Wittgenstein e comprenderete quel che non avete capito ... almeno quel che non avevo capito io.
Nabokov, Entomologo appassionato, direi esattamente farfallologo, al punto che ritenne la massima soddisfazione il fatto che una farfalla da lui scoperta prendesse il suo nome, viaggiava, educato da questa scienza, nella razionalità pura e operativa, come Freud nella medicina e poi nella psiche.
Abbiamo dunque due menti, razionali si, ma non come i teorici puri. La loro esistenza si concentrò sull'osservazione che alla fin fine ci trasmette un senso di certezza che non tollera discussioni. Kafka quindi per Nabokov diviene un genio e altri ... spazzatura. 
Mi permetto comunque di dire che Kafka non lo capì. Il saggio a lui dedicato smonta e rimonta ma, non accettando l'idea di passare dal cuore, non poteva colpire nel segno. Lo stesso accade con Freud e una certa risposta di Romain Rolland sulla religione. Inaccettabile perché emotiva, e l'emozione per il momento, lo dice proprio Freud, non è affrontabile dal punto di vista scientifico.

Comprendiamo ora il pudore di Nabokov nell'ammettere che due emozioni hanno fatto breccia in modo devastate e positivo nella sua esistenza e quindi la bugia necessaria per non dover ammettere che la sua forma mentale era da rifondare? ridirezionare?
Ora l'altro aspetto: essere refrattari alla musica.
Terribile per me, ma penso anche che in futuro sia possibile che il fenomeno diventi meno raro. Una mente allevata, come attualmente capita troppo spesso, a musica che spesso è rumore ritmato un tanto al chilo che non appaga, potrebbe diventare ... più fredda. Cos'è il ritmo? ne ho parlato molto in molte sedi ... vi basti, per comprendere la vastità dell'argomento, meditare sulle cristallizzazioni di Masaru Emoto (acqua cristallizzata con musica di Bach o con rock duro per esempio e scoprire che con Bach i cristalli son più perfetti) alle quali aggiungo quel che contiene il cubico libro "Il crollo della mente bicamerale" che alla fin fine secondo me dimostra che diveniamo sempre più razionali a scapito della dimensione emotiva che mai si esaurirà completamente ma che ormai vive per molti in un monolocale di periferia con vista sulla discarica. Se Antonio Damasio ci dimostra in modo scientifico che emozione e razionalità agiscono in armonia e non sono due dimensioni opposte, ho comunque l'impressione appunto che l'essere razionali fino all'anaffettività, sia diventando un fenomeno comune a chi studia statistica, economia materie scientifiche ecc. 
Freud e Nabokov sono due scienziati che sanno scrivere, ma Nabokov ha una marcia in più, e questo romanzo ce lo dimostra. L'irruzione del sentimento, dei due affetti della moglie e del figlio, lo portano a contraddirsi per salvare la facciata del suo modo di essere, scientifico fargallologo minuziosissimo ... ma alla fin fine cede e immagina questa opera che è esattamente come un sogno ... e potrebbe essere che da un sogno venga l'idea.
Noi possiamo "girare" solo intorno a noi stessi. In modo consapevole (o inconsciamente) in un'opera letteraria o di qualsiasi tipo, e in modo sempre inconsapevole nel sogno.
Spesso ho incontrato sogni nei quali, chi ama profondamente, vive disavventure che feriscono o uccidono la persona amata. Secondo me accade perché la quantità di amore accumulata, che ci rende talmente emotivi che basterebbe vedere una foglia che si stacca da un albero per avere gli occhi lucidi, è divenuta insopportabile e, la sofferenza del sogno la consuma riportandoci all'equilibrio. 
Nel romanzo la moglie muore per un intervento ai reni andato male. La descrizione di questo stato d'animo che poi sfocia nelle lacrime, è eccezionale. Il pianto può essere definito in termini scientifici, freddi, senza sfiorare il sentimento. Questo fa Nabokov. La descrizione della pozzanghera all'inizio e del paesaggio di fronte all'ospedale è per me identica al testo della canzone "Emozioni" nella quale una descrizione che sembra niente più che una descrizione ... con le parole finali .... "tu chiamale se vuoi emozioni", ci apre una crepina nel cuore dal quale, la luce lavica, antica, stupenda del sentimento, irradia il suo calore. 
Il figlio invece viene per errore seviziato in modo orribile e così muore ... e cosa c'è per la mente umana di peggiore di sapere di un bimbo stuprato e massacrato fino alla dipartita!?!
La scelta di Nabokov è ovvia e potente. Il dolore poteva essere tollerato nel caso della moglie\madre morta a causa di un intervento, ma quel che accadde al figlio! il dolore si fa incontenibile e l'autore, Nabokov stesso irrompe in scena come una divinità e dona la follia a Krug perché "sente" come noi che quel tipo di dolore è umanamente insopportabile.

Se Freud fu quasi completamente anaffettivo, Nabokov scoprì e ammise in questo testo di non esserlo ... ma non accettò di mostrarsi nudo. Nego di esserlo e poi lo ammise e si godette in fondo a piene mani le luci dei due sentimenti che lo hanno reso vivo e non solo entomologo.











sabato 5 gennaio 2019

MEDITAZIONI dopo la lettura di "PASOLINI, UN OMICIDIO POLITICO"





Per me affrontare l'argomento Pasolini è sempre stato problematico. Il motivo è semplice. Per me non è un artista, e quando digito il suo nome su Google e appare sotto la scritta "poeta", mi innervosisco. Peste colga chi dice che è una questione soggettiva. Sfido qualcuno a dire che Dante non fosse veramente bravo o Shelley o Mandel'stam o ... e l'elenco potrebbe essere lungo ma non infinito! Così è nella grande musica; che si tratti di Sting o Beethoven, esistono talenti profondi, toccanti, indiscutibili ed essi sono per me, insieme al misterioso e incondizionato affetto dei cani, gli unici due motivoi per credere nell'esistere. Non sto giocando con le parole. Dico sul serio. Pasolini secondo me è stato una moda come una moda fu Joyce, al punto che quando Marylin decise di farsi fotografare con un libro in mano, scelse l'Ulisse (se qualcuno si permette di dire "come ti permetti di parlare così di Joyce"..., me la rido, poiché Borges fu ancora più lapidario e Mc Almon deliziosamente spietato ma mai quanto Elias Canetti). Ma le mode passano e quando accade che, una persona che non visse quella moda, decide di leggere un libro di Pasolini, (o uno dei suoi film), di solito non lo riprende. Io non sono probabilmente della medesima generazione degli autori di questo libro che non esito a definire ottimo; al tempo della dipartita di Pasolini avevo compiuto da poco undici anni. Ero un bambino che visse l'inizio del suo io all'estero e viveva ancora la delusione che l'Italia, per me terra del sole eterno e della bellezza, avesse un antipatico inverno e bellezza purtroppo quasi solo nei monumenti. 
Il mio approccio a questo autore non fu comunque tardivo. Iniziai con le poesie e non mi piacquero per niente e si tenga presente che all'epoca avevo già assaggiato senza interventi esterni tipo scuola o genitori, Borges, Neruda e Pound solo per citare i tre migliori, imparando a memoria alcuni brani che per la loro bellezza e densità di senso, penso e sono convinto, abbiano cambiato in meglio la mia esistenza. Passai poi ai romanzi e la reazione fu ancor più sgradita per terminare col cinema che proprio mi trasmise un'idea di incapacità che mi ferì molto perché mi fece comprendere che, se mai vessi avuto talento, in un mondo che promuoveva quella "roba", per me ci sarebbe stato il deserto.
Il destino volle che successivamente mi fosse dato l'onore e l'onere di conoscere alcuni grandi del cinema che proprio con Pasolini avevano collaborato e che non esitarono a parlarmene sistematicamente male e sempre rigorosamente a quattr'occhi. Tonino Guerra per esempio mi raccontò quando, in compagnia di Francesco Rosi, si recò a Roma per vedere "Salò". Mi disse che uscirono in silenzio e che Tonino, dopo essersi fermati in un bar per bere qualcosa, disse : "secondo me non dobbiamo parlarne ora, c'è qualcosa che non siamo in grado di comprendere". Rosi negò, e disse che era semplicemente sgradevole. Quando con Rosi (per chi non crede a queste mie conoscenze ricordo che abitava in via Gregoriana sul lato sinistro, non ricordo più il civico, e aveva un cameriere filippino gentilissimo) ripresi quell'episodio, sorrise e mi disse che  sì, per lui gli scandali e l'aura magica e quella mostruosa (sfera sessuale) facevano di lui un divo nero che si andava a vedere e sentire più o meno come oggi si può guardare schifati un programma della de Filippi anche per un ora proprio per stupirsi del nulla che offrono.
Ma Pasolini non era un nulla. Già lo sapevo e stimavo profondamente quel che ebbe il coraggio di scrivere e dire su quanto stava accadendo in Italia. 
Racconto un altro particolare che deve farci meditare sull'aura non esclusivamente maledetta che velava l'immagine di questo personaggio. Non solo Rosi, mi raccontò di un aspetto della sua esistenza del quale non ho trovato traccia nei testi ... Una persona che abitava a ridosso della scalinata di Trinità de' Monti aveva la gatta che stava partorendo. Era sera, la bestiola, rifugiatasi nello sgabuzzino, si lamentava forte. Non sapevano che fare e qualcuno disse "chiamiamo Pasolini!" Lui venne, si chiuse nello sgabuzzino da solo con la micia e ne uscì all'alba che era sgravata e tranquilla.
Stupendo, non trovate? per me magnifico. Pensare che quell'uomo, che aveva un sacco da fare si fosse mosso per una gatta che soffriva è per me più così forte e tenero da rendere degno di rispetto chi ha osato senza vergogna alcuna .... questa grande e piccola prova d'amore.
Borges disse, mi sembra in una prefazione, che un artista, da Byron in poi, fa due opere; la vita e l'opera. e Pasolini, inconsapevolmente produsse una vita assai dura da digerire per la sua contemporaneità (e il marketing dietro a tanti pseudo artisti attuali crea finte esistenze). 
Questo secondo me è un aspetto fondamentale che il libro di Speranzosi e Bolognesi non considera ... e invece fu ed è una variabile fondamentale per giudizio che si creò intorno a lui e al suo operato.
"Il 27 agosto del 1949 alla sagra di Santa Sabina a Ramuscello, Pasolini pagò tre minori per dei rapporti di masturbazione". Parole prese da Wikipedia ... la voce arrivò ai carabinieri e la famiglia propose cento mila lire ad ogni ragazzo per mettere a tacere il tutto. Invece si procedette e ci fu una condanna a tre mesi e la sospensione dall'insegnamento. Nell'autunno del '44 già ebbe un chiamiamolo amore, con un suo allievo ... ecco. Questi fatti, ieri non meno di oggi, segnano non tanto la fedina penale di una persona, ma la stima che di lui possiamo aver acquisito per altre vie. Aggiungo una testimonianza da Casarsa. Quanto segue mi è stato raccontato dalla figlia della persona che visse e trasmise alla figlia, che appunto conosco, quanto segue. La signora in questione fu ragazza nel periodo in cui Pasolini, già consapevole dei suoi gusti sessuali, imperversava a Casarsa e dintorni. "Mia madre mi disse che mai potè uscire la sera, nemmeno accompagnata da coetanei perché Pasolini, con un'auto lunga e il pellicciotto girava e cercava le sue avventure". Feci presente che lei, in quanto donna non correva evidentemente alcun rischio. Mi fu risposto che era vero, ma i genitori non ne volevano sapere di questa coerenza. Fuori accadeva qualcosa di sporco e allora non si poteva uscire. La testimone mi disse che sua madre per un pezzo non uscì la sera per questo motivo e che quando lei, sicuramente per ripicca alla madre, decise di leggere di nascosto i romanzi di Pasolini, disse poi alla madre che non capiva questo divieto assoluto di leggerlo che le aveva imposto. Non erano belli ma non ci trovava niente di così negativo. La risposta della madre rivelò quell'adolescenza senza uscire per colpa di quell'uomo che vagava di notte in modo equivoco e da tutti risaputo.  
Ora ... siamo nel 2019 ... e immaginiamo che accada un fatto simile a quello a quello di Ramuscello e che io venga "beccato" ecc. Anche oggi non ci farei una bella figura e non per l'omosessualità che attualmente secondo me non è più così mal vista come allora. Si tratta di tolleranza, non ancora di rispetto per una diversità. Ma ci sono dei minori! C'è il pagare per una prestazione! Cose che a me repellono. Non mi sento all'antica nel dire che nella mia dimensione etero, mai ho nemmeno pensato di pagare qualcuno per avere in cambio sesso. Lo trovo avvilente. Se non si ha la pazienza e l'arte sedurre (secondo me l'aspetto più bello del rapporto) si è men che bestie! Questo penso. Rispetto, anzi tollero, chi invece pensa che la prostituzione sia qualcosa di normale, ma ... con dei minori? Qui la situazione si fa complessa. E' vero che esistono minori che sono tali solo sulla carta d'identità ma sembrano in tutto e per tutto adulti\e, ma men che raramente mi è capitato di non comprendere l'età appena aprivano la bocca. Il punto è che se ci si relaziona solo per il rapporto sessuale allora si può prendere un abbaglio, diversamente secondo me siamo, nel 99,98 dei casi, in grado di capire.
Pasolini propose sesso pagando e a dei minori secondo me consapevolmente. Me lo dimostra un'altra testimonianza. "Alberto Moravia ogni tanto si riempiva le tasche di soldi e spariva per minimo una settimana"  e io "e dove andava Carmen?" "sui colli romani a ragazzini ..." Penso abbiate capito di ci sto parlando. Lei non ne fa mistero, e cose simili a Tonino Guerra le raccontò Elsa Morante, genio mai abbastanza compreso della letteratura italiana.
Nell'ambiente era un segreto di pulcinella. nessuno ne parlava ma tutti sapevano.

A questo punto racconto un fatterello che sembra poco attinente ... ma secondo me.... Un giorno, mentre in treno da Milano mi stavo recando a Pennabilli da Tonino Guerra e non solo, mi ritrovai a dialogare con una signora che risultò essere una prof del Dams indirizzo cinema di Bologna. Fu un libro che stava leggendo che favorì il dialogo. Si passò a parlare di cinema italiano e, quando la corressi per alcune cose che disse di Fellini, mi chiese come facevo a sapere. Le feci presente che certa gente l'avevo conosciuta e che, per esempio, mi stavo recando da uno di loro in casa del quale avrei trovato Danelia e non solo. Sembrò impazzire. A tutti i costi voleva essere "introdotta" come diceva lei. Ero sbalordito. "Quindi" le chiesi "lei ha scritto di artisti spesso ancora viventi senza nemmeno conoscerli?", Confermò e le feci presente che non contava l'intervista ufficiale. Ogni persona di successo ha una maschera, recita se stessa; è necessario riuscire a fare il salto di qualità e veder la maschera che sparisce. 
Questo accadde decisamente troppo spesso e questi studiosi che non cercano di conoscere gli artisti, la loro cerchia e chi rimane dopo la loro dipartita ... mi fanno tenerezza. 

Per esempio porto un altro fatto che ho vissuto. Entrai in amicizia con Franco Passoni, critico d'arte che fu amico di Picasso (amico anche senza maschera). Dopo vari incontri, un giorno a pranzo a casa sua mi decisi a fare la fatidica domanda che da tanto tempo mi friggeva dentro. Sì, mi disse, Picasso era gay. Gli feci notare che questo spiegava molte cose della sua opera, lui negò e, in quel salotto pieno di quadri di d'Orazio che non amo, ci demmo battaglia in un modo passionale e spontaneo che ... e rimpiango quel credere nell'arte con irruenta onestà. Alla fine della tenzone, mi disse "prendi la scala ... appoggiala lì" ... In quel punto del corridoio c'era una specie di grata che sembrava quella del condizionatore. mi disse di aprire, mi fece prendere una certa tela ... Era uno dei Picasso che Picasso gli aveva regalato. 

Morale ... Oltre all'aver conosciuto un artista senza la maschera, serve uno sforzo notevole di meditazione, ma a Milano non è facile. Ricordo che Roberto Sanesi, altro amico di Picasso e grande traduttore dall'inglese oltre che poeta, ricordo che Roberto mi disse davanti a certe mie considerazioni su Savinio dettegli da me medesimo al bar Giamaica nel quale spesso ci incontravamo e che Savinio stesso frequentò, ... mi disse che lui da moltissimo non aveva più tempo per studiare e mi raccontò che tuttora, e aveva i capelli bianchi, viveva di rendita con quel che aveva studiato mentre si laureava: "Milano è così, ti prende e non c'è più tempo" ... e Milano è così, devi scappare per ritrovare te stesso e il piacere di scoprire. Stessa cosa dissi a Daverio mentre si usciva dal Poldi Pezzoli visitato insieme ... "vivi troppo e hai poco tempo per pensare, per questo in Passepartout hai detto quella corbelleria su quel quadro di Balthus !"

Torniamo a Pasolini. Speranzosi e Bolognesi "dimenticano" questo aspetto della biografia ed è un peccato perché all'epoca tutti sapevano. La morale sessuale da sempre è assai vincolante sul giudizio che ci facciamo su una persona! Secondo me da quando Cecchi Paone qualche anno fa fece auting in diretta televisiva, la situazione per l'omosessualità non è più così tabù. A questo giornalista la maggioranza dell'Italia rispose con un chissenefrega perché in molti ora pensano e son convinti che quel che fai a letto sono affari tuoi ... in molti ma non tutti ...
Io sono fra quelli del chissenefrega. Quel che mi turba è il fatto dei minori e della prostituzione. Sicuramente sono fatto a modo mio, sarà un limite, ma ritengo che la consapevolezza non solo emotiva dei propri limiti abbia un senso ... per questo ritengo fondamentale che in uno scritto, chi scrive si metta in gioco e non si consideri il freddo punto zero della situazione. Se apprezzo la dimensione "micia gravida", sono negativamente colpito da questi altri aspetti.

Domanda: ma questa incompatibilità morale deve ripercuotersi sul giudizio del valore artistico? 
No, non deve ... e infatti l'opera di Pasolini non mi piace a prescindere da queste faccende.
Un esempio. Trovai in un mercatino dell'usato a prezzo di un caffè "Scomparsa d'Angela" di Alessandro Pavolini. Sapevo chi era e lo lessi con meraviglia ... e poi ebbi un'idea. Feci delle fotocopie senza la copertina e le diedi a Tonino Guerra chiedendogli cosa ne pensava e che solo successivamente gli avrei detto chi le aveva scritte. La volta dopo mi disse che erano dei racconti veramente belli ... Quando gli feci il nome dell'autore, lo ricordo come fosse ora, nel salottino di fianco alla grande gabbia da uccelli vuota e di fronte alla tivù senza volume, raddrizzò la schiena e "digrignò le mani", nel senso che le chiuse inconsapevolmente a pugno fin quasi a farsi male. Era la prova che da un po' cercavo nelle nostre discussioni perché io asserivo che un'opera interessante poteva essere prodotta anche da una persona moralmente assai discutibile.
Pavolini uguale morale sociale azzerata, uso della forza, imporsi ecc
Pasolini uguale morale sessuale che non condivido.
Ma anche con questa attenzione, l'opera di Pasolini non mi prende. 
Un esempio. Lessi su un testo che tuttora possiedo, l'analisi di alcuni fotogrammi di "Le mura di Sana'a". Il regista spiegava che cercava la vicinanza delle antiche case con le nuove costruzioni ecc. tutto quel che raccontava io non l'avevo colto. Sarò una testa dura? Forse, ma secondo me un'opera d'arte deve parlarti da sola e solo in tre casi serve un aiuto esterno: 1) se il fruitore è di un'altra epoca 2) se il fruitore è di un'altra zona 3) se il fruitore è contemporaneamente di un'altra epoca e di un'altra zona.
In questi casi sarebbe utile riempire un vuoto che considero fondamentale per comprendere. Quando invece un autore della nostra epoca e del nostro luogo per essere compreso ha bisogno di "sottotitoli per non capenti" allora non ci siamo nel senso che non si tratta di un artista ma di un intellettuale. 
Un esempio a memoria (traduzioni mie):
  
La vecchiaia
questo è il nome che gli altri le danno
potrebbe essere un periodo stupendo

Morto l'animale
o quasi è morto
restano l'uomo e l'anima
...

Ca po la vo ro ! Jorge Luis Borges
Non esiste problema di tempo e di luogo ...
Phillydula è magrissima ma amorosa
per questo gli dei le hanno concesso di ricevere
in amore, molto più di quanto possa dare.
Se questo non crede una fortuna che cambi religione!

Ezra Pound  
In questo caso si suda un po' perché quella svogliata della de Rachelwitz (la figlia) o non sa o se la tira troppo per scendere fra noi mortali. Ricordo che in un suo intervento pubblico, io ragazzo di poco più di vent'anni, le chiesi indietro i soldi che mi eran costati i Cantos nell'edizione Meridiani pagati un botto e che all'ultima pagina ci delucidava così: "il miglior libro è quello che te ne fa aprire altri mille per essere compreso". Alla carriola ragazza! vattene dal Bosco Sacro! Sei figlia di poeta. Non poeta!!!
E la mia rabbia ora la stempero poiché da solo compresi quel che mancava. Immaginate una ragazza, magra, fragile, nervosa a Delfi che chiede ad Apollo "cosa sarà di me in amore". Ecco cosa mi mancava! .... e quelle poche righe sono la risposta stupenda dell'oracolo.

Ecco due esempi di poesia ... e ci metto pure Neruda in una cosina brevissima ma perfetta

Farei con te 
quel che la primavera
fa ai ciliegi

Infinito. La primabera/Neruda, non si limita a far fiorire, ma anche a rendere madre. 

questa è poesia ... e de Andrè e Vecchioni e molto de Gregori e ...
e accadde ... dialogando con un (in)docente universitario proprio di Pasolini, che davanti al mio dire che i romanzi e i film proprio non mi piacevano, mi disse "però la poesia è bella" . Risposi che quella risposta la si usava spesso perché quasi nessuno la conosceva, ma io l'avevo letta e anche quella secondo me mancava di ... poesia.
Nel cinema l'aspetto che mi infastidisce di più lo spiego facendo un paragone con "le quattro giornate di Napoli del 1962" di Nanni Loy. Dalla cinematografia russa migliore viene l'idea di utilizzare i prim'attori di mestiere e le comparse o alcuni ruoli decisamente secondari con persone che non hanno mestiere ma sono in sintonia col ruolo. Per esempio Visconti ad Acitrezza utilizzò veri pescatori per il ruolo di ... pescatori in "La terra trema" ecc. Nanni Loi in quest'ottica fece il capolavoro. Il film citato non merita solo per questo motivo e comunque, attori veri supportati da Napoletani autentici in Napoli, fu un mix riuscitissimo.
Non si dimentichi che il cinema è una finzione in due dimensioni che per funzionare, per sembrare reale, necessita di una certa capacità di fingere che all'attore professionista viene insegnata. Se l'attore di Pasolini non ne ha un'idea, il risultato è penoso. 
Non è diversa la situazione di un pittore che non sa dipingere, ma visto qual che accade nell'arte da più di un secolo forse è meglio andare sul pesante è parlare di musica. Mettete al piano uno che non lo sa suonare e ditemi quanto resistete! Il fastidio sale e ve ne andate o protestate perché ... a voi trovare un motivo.

Torniamo al Libro di Speranzoni e Bolognesi.
Storicamente è importante. Quando leggiamo la deposizione di Pelosi, che "misteriosamente" va subito sui giornali, col senno di oggi non esitiamo a comprendere che è falsa! Questa immagine che trasmette, di un essere che non sa resistere alla pulsione erotica e poi dice che ha intenzione di ucciderlo e il resto ... oggi ci stupisce. Ma come hanno fatto a credere a quelle panzane! Ed immediatamente siamo dalla parte degli autori. Pasolini è stato ucciso non certo a causa di un diciamo raptus sessuale!
Si prosegue la lettura con estremo interesse e l'apparato di documenti originali è interessantissimo ... peccato non aver usato la tecnologia. Sebald per esempio aprì un blog nel quale i riferimenti testuali erano elaborati ecc, e questo escamotage ora possibilissimo avrebbe potuto permettere di far vedere  i documenti originali e non solo delle scarne riproduzioni.
E poi ... ricordiamoci sempre che per chi non ha vissuto quelle vicende da adulto, esse sono da scoprire, quindi indirizzare verso un sito che mostra e racconta le stragi di Brescia e Bologna, il caso Pinelli ecc, lo vedo a dir poco necessario per le prossime edizioni.
Ritengo sia anche necessario aggiungere quell'aspetto di Pasolini che ho raccontato e certo non da omofobo. Questo permette di comprendere la rabbia che ovviamente non condivido, delle cellule trivenete di Ordine Nuovo (mi costa fatica mettere le maiuscole ...) quando arrivava un film di Psolini a Venezia al Festival. Alcuni erano friulani e sapevano per testimonianze dirette ecc.
E si ricordi che molta gente andava a "vedere" Pasolini posservare il mostro, perché per molti questo era, colui che osava una sessualità tabu e che non   la nascondeva ... e per quel che accadde è evidente che non si trattava solo di una azione pasoliniana in favore dell'emancipazione dei Gay. Quel che qui spiego, il voler vedere e osservare il mostro da vicino, ben ce lo spiega Musil ne "L'uomo senza qualità"; il mostro si chiama Moosbrugger e i suoi delitti a sfondo sessuale portarono ad un processo nel quale non vi erano dubbi sulla sua colpevolezza, essendo questi pure reo confesso. L'aula del tribunale era sempre colma, inventa Musil, proprio per vedere il mostro, per cercare di capirlo ecc. Quindi come spiegazione trovo che la mia on sia così assurda poiché tuttora accade ce ... si vada per vedere il mostro.
In più, mi sembra giusto aggiungere che prima di Pasolini, di Fatto Proust e Gide avevano già scritto senza ambiguità  sull'omosessualità e la Yourcenar che invece non ebbe il coraggio di dischiararsi, mascherò la sua omosessualità femminile in quella maschile narrandoci i "Colpo di grazia" di un uomo che lascia la moglie perché si scopre Gay e di Adriano e Antinoo in "Le memorie di Adriano". Ma Pasolini non incarnava solo la figura del gay ....
E' importante questa sfumatura. Pasolini secondo me non era semplicemente una possibile bandiera dell'emancipazione sessuale perché i suoi precedenti rivelavano qualcosa di irrimediabilmente intollerabile e che anch'io, come ho cercato di spiegare,  ancora in questo 2019, non riesco ad accettare.

Un ultimo aspetto del libro.
In esso e nei suoi due autori, "sento" una generazione che non è la mia  che tutt'ora soffre enormemente. Si devono purtroppo rendere conto che l'orologio cammina inesorabilmente e che quel che per loro è un vissuto che brucia, per chi non le ha vissute queste cose, quelle ferite sono storia ... storia recente ma dei libri, e che la si accetta così, con le sue domande nobili che non ebbero risposte. 
Anche per me questo libro è prima di tutto storia. Ringrazio per la chiarezza, poiché molti libri son scritti per chi già sa, per un ambiente che ha un gergo che esclude come il filosofese e il politichese per tacer dell'economichese. 
Libro chiaro, scritto da gente che tutt'ora soffre, e un narrare che nella figura di Cefis quando ai cadetti di Modena il 23 febbraio 1972 (pagina 117) accenna alle multinazionali, entra nel presente che stiamo "non vivendo2 ma soffrendo copiosamente introducendo lo spettro delle multinazionali. 
Questa è la cerniera che collega che rende vivo il tutto. Da materia che per lettori giovani è solo storia, ecco apparire chi opprime oggi, e scoprire che già accadeva allora, sparge l'odore di bruciato della bomba della Banca dell'agricoltura di Brescia e della strage di Bologna ecc. fin nella stanza solitaria di un ragazzo di vent'anni che immagino leggere questo libro ed essere approdato a quella pagina 117 così scottante in questo istante.
Quando la storia si inoltra nel presente allora si fa interessante per chi oggi soffre e non ha ancora ben chiaro perché, nonostante tutta la fatica e l'impegno spesi, al 18 del mese ha finito i soldi ... ed ecco che i gilet gialli non sembrano più così diversi da quelle persone che negli anni sessanta e settanta iniziarono a manifestare ai primi segni di carenza di democrazia. Ed ecco che, l'Italiano che si sta trasformando in consumatore gestito dai media, si è fatto realtà e quel che Pasolini disse da Intellettuale e Flaiano da artista (per esempio il secondo racconto in "Una e una notte"), diviene realtà, la nostra realtà, che invece, per l'indolente italiano  non ancora pronta per la democrazia, ormai cerca di arrangiarsi ma in piazza non ci va. L'italia è fatta, non gli italiani. essi cercano ancora le raccomandazioni per fare carriera e queste prevedono una gerarchia con qualcuno più potente che elargisce. Leggere libri come "Pasolini, un omicidio politico" potrebbe essere una vera spinta verso quella democrazia che secondo me l'Italia non ha ancora ben compreso nei suoi vantaggi di umanità e rispetto dell'altro.












sabato 29 dicembre 2018

Matteo Fantozzi detto Fant


Matteo Fantozzi....

diplomatosi lo scorso giugno (2018) in un liceo della penisola italica, ora sguazza nella palustre e nebbiosa accademia di belle (belle?) arti di Bologna. si lamenta. Mi dice "almeno all'ultimo anno di liceo con qualche prof c'era un dialogo" ...

E ripenso ad una sua opera che da molto mi gira fra nervi e mente:
questo viso .... sovrappensiero lo stava realizzando con la tavoletta grafica al pc. Gli chiedo "hai litigato con la ragazza?" 
F: "si ... chi te lo ha detto?"
io: "tu da quell'immagine ... è conclusa o ci devi lavorare ancora?"
F: "non è conclusa, ma non mi viene da aggiungere altro ..."
io: "allora vuol dire che quel che ti premeva mettere nell'opera è già presente ... il non finito spesso è non finito solo per gli esseri semplicemente razionale, che poi sarebbero coloro che negano l'esistenza di una parte inconscia in noi che comunque ci guida e ci rivela a noi stessi. da quell'inconscio spesso riceviamo messaggi importanti ... ti racconto un fatterello ... ero in università. come sai iniziai per motivi pecuniarii a 29 anni ... capitò che a lezione, in una bella aula legnosa a forma di anfiteatro, sempre, una graziosa donzella si sedesse vicino a me e appoggiasse il braccio sulla mia spalla e cosette simili. Io mi illusi immediatamente ... pensai piaccio! e poi un sogno mi fece comprendere qualcosa. lei aveva testa di serpente, un serpente nero, e mai nel sogno mi guardava negli occhi. Mi sveglio e vado a lezione. sono sconcertato. Attesi in disparte ... di solito entravo fra i primi per accaparrarmi un posto in prima fila per sentire meglio. Lei entrò e si sedette vicino ad un altro . Con lui utilizzò il medesimo comportamento che teneva con me. Non mi vide entrare e la osservai da lontano. dopo un paio di volte compresi. Era interessata solo agli appunti. Quell'altro studente prescelto e io avevamo in comune  ... solo la nitidezza degli appunti. Ecco Matteo cosa si può ottenere da un'opera, poiché un sogno in fondo è un'opera nostra nella quale l'io al completo quindi conscio e inconscio, rivelano te a te stesso ... se ti impegnerai a studiare ... la tua opera"
F: " e qui cosa ci vedi?"
io: "dimmi prima se secondo te veramente non ti viene più da aggiungere altro"
F: "sono fermo ... non riesco a proseguire"
IO: "e allora non devi. vuol dire che, come immaginavo, vi è già tutto. vedi ... spesso ci facciamo sopraffare dalla razionalità, da un certo senso del pudore, chiamiamolo così, e davanti ad un non finito, forse per dovere estetico o chissà che altro ... tendiamo a concludere, ma se non abbiamo più niente da dire, quel che aggiungerai diventerà una fastidiosa incrostazione. i capelli per esempio. quella massa scura così poco definita ... è sufficiente così, perché di quel particolare il senso profondo che viene fuori, non ha alcun bisogno. ora guarda ...

quegli occhi ... sono diversi. uno guarda e l'altro quasi glauco, incompiuto, sembra nemmeno altrove ... un mistero, ma la somma di quei due occhi crea il mostro. si farebbe così uno zombie ...
ora ...

le ombre sotto il naso e sotto il labbro inferiore ... la forma del naso e del mento ... te le ho viste fare in un attimo ... questo vuol dire che hai una mano felice nel senso che oltre a saper fare è direttamente collegata con l'inconscio ... ogni tanto la mano dall'inconscio disegna ... e l'emotività, che spesso domina l'arte attuale insieme all'intellettualismo, giocattolo necessario per chi vorrebbe essere artista ma non sa lasciarsi andare ... e ... dicevo, l'emotività e l'intellettualismo, disarmati giacciono inermi. Nel loro silenzio, dovuto al fatto che non sanno comprendere quel che bolle nel profondo ... nel loro silenzio ecco che tu puoi osservare e udire la mano dell'inconscio che prende la tua mano e la guida. 
ecco che ti riveli a te stesso ...
Quella crepa ... pensaci. Quella crepa si è creata perché lei ha urlato. Lei è andata oltre la normalità e il suo viso si è crepato ... quindi crollerà perché urlerà ancora. 
Sommaci i due occhi diversi, e la sensazione sgradevole di potenziale aggressività che rivelano ... non è la prima volta che si arrabbia ... e il tuo io profondo ti dice che sarà lei a crollare, non tu .... forse perché del motivo delle sue esplosioni non ti senti responsabile ..."
F: "è gelosissima ..."
io: "un poò di gelosia fa bene all'amore, è erotismo, possesso, gioco ... ma se è in eccesso rappresenta una instabilità, un problema in lei che non è detto che tu possa risolvere nemmeno con la massima dedizione .... "
F: "si ... è così ... è da un po' che cerco di rispettare tutte le sue regole, ma aumentano e lei ..."
io: "e lei si riempie di crepe e tu ti senti impotente ...
hai capito ora cos'è l'arte? tu puoi girare solo attorno al tuo io e una parte di esso non lo conosci. Pochi, Kafka, Fitzgerald, Bulgakov, Bacon ecc, sono arrivati ad una elevatissima consapevolezza del loro io e di dove tendesse la loro esistenza. Io penso che l'arte attuale non sia altro che questo. Comprendere se stessi attraverso l'opera ... e l'opera la facciamo, sentiamo l'esigenza assoluta di farla, proprio perché desideriamo comprendere in noi. 
Che sia una relazione esterna, come in questo caso a rivelare qualcosa, può accadere, anche il mio sogno/racconto te lo dimostra. Il risultato maggiore comunque è quando l'io si rivela a se stesso senza l'ausilio del mondo esterno. Ti faccio un esempio: leggi "il cacciatore Gracco" di Kafka. Non sembra ma è tutto semplice, tremendamente semplice. non è semplicemente un'idea originale ...
Un cacciatore, cacciando nella selva nera, muore cadendo dalle rocce mentre insegue un cervo. mette l'abito bianco e sale sulla barca dei morti che però sbaglia strada e quindi è destinata a vagare nel mondo, fra i vivi. La lettura inizia a Riva del Garda. La barca arriva, la salma viene prelevata dalla barca appena ormeggiata e portata nella casa del sindaco della cittadina. Dialogano e il lettore razionale va in corto circuito, mentre quello compulsivo commerciale apprezza l'idea e il piccolo pugno allo stomaco che spesso prova ma ..... ecco cosa c'è dietro. Kafka scopre di essere irrimediabilmente malato ... è fra i vivi quindi, ma è come se fosse morto. Chi sa che deve morire non è più vivo come gli altri... non so se mi spiego ... ecco la sensazione che prova chi ha appena saputo dallo specialista che gli rimangono pochi mesi da vivere ... vivere ... non è più vita. Immediatamente comprendi che il possesso degli oggetti per esempio, attività nella quale ci siamo accaniti per anni, non ha più alcun senso ... e comprendiamo che di fatto ne ha solo se si è eterni ... eccetera eccetera eccetara. Kafka quindi ha potuto decifrare uno stato d'animo che forse si rivelò al primo impatto come una angoscia insopportabile ... poi l'angoscia ... Angst ... divenne parole e comprendendo mi si potrebbe dire che in fondo non cambia nulla, ma non è vero. In barba alla razionalità ... quando confidi un dolore ad un amico, non ad uno psicologo, questi volgari amici a pagamento ... quando ti confidi con un amico ecco che stai meglio. é come se il peso ora lo si reggesse in due ... per un vero artista scrivere, dipingere, comporre, ovvero creare un oggetto che contiene il dolore, equivale ad allontanarlo almeno per un po', a trasferirlo. Come le pastiglie per il mal di testa l'effetto è limitato, è vero, ma almeno qualche attimo, di più all'uomo non né concesso, la leggerezza torna insostenibile a guidarci. 
Ritengo comunque che la grande consapevolezza che "sento" ne "Bartleby lo scrivano", ne "Il cacciatore Gracco", "La morte della Pizia", "Come le mosche d"autunno", "La tragedia dell'infanzia", "Parliamo tanto di me", "il Maestro e Margherita", "La morte e la fanciulla" nell'andante, La scena finale sulla spiaggia di Mastrojanni con la adolescente ne "La dolce vita", tutto Tarkovskij, la Kreisleriana di Schumann, lo studio op 8 n 12 eccetera, ritengo che la grande consapevolezza che queste opere e non solo queste rivelano, donino ai loro creatori una tranquillità, una sintonia col tutto che rende la morte, l'estremo tuffo come un evento fra tanti. Un io forte non sente il timore di disgregarsi davanti per esempio al fatto che il corpo si dimetta. c'è una sensazione di eternità in premio a chi umilmente ha rinunciato alla corsa delle glorie mondane e, cercando di comprendere se stesso, con umiltà rinuncia a se stesso.
In fondo tutte le religioni lo enunciano se rinunci al tuo io non ti annulli ma diventi parte del tutto ... l'arte è quindi la nostra religione individuale e come per il miracolo è inspiegabile. Pensaci ... se ora ti accadesse qualcosa di incredibile, ne usciresti cambiato ... ovviamente lo racconteresti ma nessuno ti crederebbe. Il miracolo cambia solo chi lo vive in prima persona ... e l'arte, quella vera, è il miracolo dell'io che nella consapevolezza totale ... assai difficile da raggiungere come la santità nel cristianesimo, 
e nella consapevolezza totale di te ... ecco che a te stesso puoi rinunciare perché per te sei diventato evidente, semplice, un limite, e solo nell'andare oltre l'io continuerai ad esistere."

Molte di queste cose non le dissi a Matteo. 
Gliele consegno ora sulla carta come attestato di stima. raramente vale la pena parlare con qualcuno ma tu, Matteo, sei un talento e vivi in un'epoca nella quale esserlo non interessa che a pochissimi che incontrerai raramente ....
Ma serve a te ... E' comunque vero che serve anche al mondo ... ma ora, nella mediocre quotidianità hai altro a cui pensare ....





lunedì 2 luglio 2018

L'opera di Luciano Ventrone



Mercoledì 20 giugno del 2018 su “La Stampa” è apparso un dibattito secondo me interessante. Sembra che l'opera del pittore Luciano Ventrone dia molto fastidio e il giornalista Maurizio Assalto, dopo aver presentato la natura della polemica, affida la parola a due personaggi; Francesco Bonami, qualificato come critico d'arte e Vittorio Sgarbi definito, critico e storico dell'arte d'arte. Premesso che non mi interessano le etichette, non m'incutono alcun rispetto … (si possono comprare... e ognuno di noi non esaurisce il suo io in esse ...) veniamo ai fatti.

Prefazione di Maurizio Assalto
Titolo in neretto: “Se questa è arte”.
Domanda lecita … trovo comunque che il titolo sia triste poiché fa il verso a “Se questo è un uomo”, opera per me sacra, espressione di un dolore infinito, inestinguibile, che non può essere spesa così a buon mercato.
Il brano inizia chiedendosi che ne è dell'arte ora che, nell'era della riproducibilità tecnica ha perso la sua aura. Assalto cita, e nomina chiaramente, Walter Benjamin e il suo testo del 1930. Si sappia che chiunque sfiori anche minimamente l'arte del novecento viene costretto a questa lettura, pena l'esclusione dai dialoghi di salotto, e considerato ignorante. Non si tratta solo di averlo letto, quel libro. Si deve anche essere d'accordo … e io non sono d'accordo con Benjamin. L'era della riproducibilità per esempio non è cosa del novecento; è iniziata secoli fa. Quando Raffaello dipinse la “Madonna del Popolo”, immediatamente Marcantonio Raimondi produsse delle incisioni. Al Papa l'originale, al mondo le copie. La diffusione fu così vasta che una di queste fu trovata a Vladivostok. Deduzione possibile: ogni epoca ha cercato di riprodurre l'originale. Il fatto che con l'avvento della fotografia sia divenuto più facile riprodurre il soggetto, ha semplicemente specializzato ancor di più l'arte pittorica che, si potrebbe dire, non deve più perdere tempo per riprodurre alcuni aspetti della realtà. Un ritratto aveva uno scopo pratico, non diverso dai dittico in avorio che ogni console romano faceva fare quando gli veniva assegnato un incarico. Biglietti da visita, ricordi, dimostrare al mondo il ruolo che in esso si ha oppure ha avuto un antenato ... in un'epoca nella quale un antenato decente poteva essere fondamentale. Il ritratto aveva un ruolo decisamente funzionale. Ora è appannaggio della fotografia che fino ad una ventina d'anni fa era prerogativa di un tecnico o di un dilettante comunque edotto, ed ora è riproducibile da tutti.
Se la fotografia ha tolto all'arte una fatica, le sono grato ma non ha eliminato completamente i ritratti pittorici un po' perché gli artisti amano farli e un po' perché i membri di una casta spesso pensano di nobilitarsi con quell'oggetto.
Un altro esempio. I botanici spesso sapevano disegnare ed acquerellare. Ogni spedizione esplorativa che partiva dall'Inghilterra per esempio, disponeva di uno scienziato e di un artista che riproduceva piante, paesaggi ed animali. Osservare quei fogli è affascinante e quel che ci colpisce non è certo (o comunque non solo) l'apprezzamento per la capacità tecnica. La rappresentazione, all'interno del foglio rettangolare bianco, ha di solito due armonie, una compositiva ed una cromatica, che appartengono alla personalità dell'artista e non sono semplicemente una oggettività.
E' comunque certo che la nostra epoca sia attratta, affascinata da una abilità tecnica sopraffina. Che si tratti di una nostalgia che si sta estinguendo, poiché molti fruitori sono ancora nativi artigianali più che digitali? E' possibile. Penso sia facile trovare persone che ricordano l'epoca per nulla distante nella quale gli abiti te li faceva il sarto. Ora è un vezzo elitario che comunque sopravvive bene, ma la stragrande maggioranza compera il pret a porter, il pronto da mettere che, diviso in taglie, non è mai perfetto ma è accettabile perché il rapporto qualità e prezzo lo rende acquistabile quasi da tutti… ma non è solo questo. Se sei una persona del popolo comperi in negozio e il sarti ti sembrano un anacronismo ma, se il tuo livello sociale aumenta, ecco che scopri che farsi fare le cose dal sarto o dallo stilista di grido, è status symbol non meno dell'avere molti figli, la macchina inutilmente capace di fare i trecento e l'orologio meccanico in sé ormai un anacronismo visti gli oggetti precisissimi e a basso coso che si riescono a produrre oggigiorno. Ora … anche per l'arte come per la sartoria, esiste quel livello che richiede all'arte di essere costosa perché spendendo molto dimostri di essere arrivato più in alto. Se certe opere costano molto e rivestono, offrono, un livello simbolico e di significato alto, ma tecnicamente si fanno in un attimo come i tagli di Fontana o le sgocciolature di Pollock o le antropometrie di Klein, accade che parte degli acquirenti di arte, siano legati alla capacità tecnica, e non ci vedo un anacronismo, la sopravvivenza di un dinosauro nell'epoca della riproducibilità tecnica (che di fatto esisteva già, come ho accennato prima, anche se meno capillare, all'epoca di Raffaello).
Io non mi nutro solo di libri e di dialoghi fra specialisti (anzi, che pensano di esserlo). Dialogo molto con le persone, le ascolto, e ho scoperto che a molti interessa il saper fare perché se, per esempio compero un Renoir, ho di fatto acquistato non solo un'opera che dà lustro al mio salotto e al mio nome, ma anche le ore che l'artista ha impiegato per farlo. E' mio non solo l'oggetto, ma anche il tempo che colui che considero grande, ha impiegato. Lui ha toccato quella tela, vi ha messo il colore … ecc. lo “sentite” il viaggio certamente fantastico ma per me interessante che può celarsi dietro ad un'opera? Un simulacro del sacro?
Un altro esempio; un giorno, mentre passeggio col cane, vedo scendere dai sedili posteriori di una Rolls, due bimbetti quasi decenni. Accompagnati dal padre entrano in una cartoleria. Quando escono con quaderni e matite, i bambini si fermano incantati ad uno stand rotante che espone occhiali da sole dozzinali. Ne scelgono un paio a testa e tutti fieri li indossano e salgono sull'utilitaria … si, utilitaria, perché per chi è nato nella ricchezza, essa è ovvia, e l'occhiale non importa sia di Fendi o Tom Ford, ma che piaccia, cosa che invece non accade a chi ancora sente il bisogno di mostrare in queste piccole cose, uno status. Se una persona di questo tipo si invaghisce dell'opera, secondo voi quale criterio usa? Tutti e nessuno: l'investimento solo se il prezzo è in grado di destare attenzione, la stima per l'artista, il significato, anche come può stare in salotto, e... perché no … la relazione quasi mistica, sognante, con colui che l'opera l'ha creata. È come se essa fosse un medium per una relazione, un dialogo personale che ci lega. Io per esempio dico, e so di non essere l'unico, che fra i migliori amici oltre ai cani annovero Kafka, Borges, Isherwood e non solo. Sono morti? Lo è il loro corpo, e questo ci porta al quasi feticistico mercato di manoscritti, autografi e oggetti, appartenuti ai grandi. Philip Roth ha fatto carte false per avere qualcosa di scritto da Kafka, Stefan Zweig ne “Il mondo di ieri”, racconta la sua passione per gli originali degli scrittori e compositori che più amava e la sua collezione era fra le più belle della sua epoca. Tutt'ora esiste una caccia non esattamente all'autografo, ma a qualche parole vergare personalmente da un grande. Mi fa sorridere la recente disputa che stava per diventare fatale quando ci si rese conto, in un kibbutz in Israele, che quella vecchia spazzola era oltre ogni dubbio, appartenuta a Kafka … è il sacro che si sposta, che esce dalla religione che delegittimata dalla razionalità, richiede uno sforzo ormai incomprensibile per essere vissuta. Se ad Istanbul al Topkapi, si può vedere una impronta del Profeta e la si rispetta e la si vorrebbe toccare, è perché quel che un grande o un divino ha toccato, potrebbe essere un talismano, potrebbe infondere la serenità che ci manca. Penso alle reliquie dei santi e all'agognato contatto con esse che appaga il fedele perché spera nella trasmissione della sua santità nella propria piccola esistenza …
Nell'arte sta accadendo questo. A livello popolare è sufficiente un autografo u un oggetto che un attore o un cantante ha toccato o indossato … ma nel popolo l'emotività fagocita l'esistenza che è quasi animale. Se si accede ad un livello economico più alto e si comprende che i soldi comprano sì oggetti ma soprattutto il tempo, allora si crea la possibilità di evolvere lo stadio emotivo in meditazione che non sarà solo ed esclusivamente razionale ma si staccherà dalle reazioni pavloviane elementari che dominano purtroppo troppe esistenze inconsapevoli. Non è il “penso quindi sono” di Cartesio. Non si è se si pensa, ma se si raggiunge uno stadio di armonia col tutto che per essere percepito richiede di andare oltre il razionale. Già Damasio ci ha spiegato che l'emozione è parte della funzione selettiva della razionalità. Noi nella vita quasi mai passiamo ai fatti in grazia di un semplice sillogismo, c'è di più.
Se per il lettore i soldi sono la possibilità di comprare il tempo e dedicarlo a tentare di comprendere e comprendersi, ecco allora che una via che tende al sacro si rivela, se con continuità riusciremo a non distrarci da noi stessi, a non ricadere nell'azione reazione compulsiva che fa sì che attualmente, nei casi estremi, si allenti una tensione interiore facendo shopping …

Tutta questa predica per dire che l'abilità tecnica se poi richiede pure un sacco di tempo, è un attributo che in arte sarà duro a morire. Benjamin si è dimenticato del sacro … se un'opera ha richiesto un mese per essere conclusa, essa diviene l'oggetto che rappresenta un rito, che rappresenta il medesimo sforzo che compie colui che, senza fretta, malattia della nostra epoca, cerca di inoltrarsi in sé stesso.

Maurizio assalto si domanda; “l'abilità tecnica conserva un valore o è fine a sé stessa?”. Penso di avere risposto anzi, di avere dato la mia versione del problema.
In Indonesia capita di vedere una persona che per mesi si dedica, nel tempo libero, a cesellare minuziosamente un pezzo di legno. Quando ha terminato, noi occidentali proponiamo di acquistarlo e capita che si riesca ad entrarne in possesso per una cifra ridicola … perché noi monetizziamo il tempo e invece per quella persona quel pezzo di legno da limare era un supporto concreto alla meditazione, non diversamente dal rosario per un cattolico. Concentrarsi sul fare, questo esercizio del corpo, crea un ritmo, un'abitudine, un automatismo nell'esistenza. La stanchezza causata al corpo, lo calma, e la ripetitività delle giornate permette alla mente di andare oltre sé stessa. Provare per credere.
Scopro poi, dal pezzo di Assalto, che un'opera di Ventrone è stata censurata da facebook. L'articolo la mostra, una donna nuda seduta su un pavimento bianco. E' di schiena ha una lunga collana di perle. I glutei sono invisibili poiché è seduta e del seno si vede una traccia minima. Bonami, uno dei due critici coinvolti del dibattito, risulta che l'abbia definita una forma di “pornografia artistica”. Mi vien da ridere. La pornografia prevede l'atto sessuale, questo è semplicemente un nudo, che nemmeno osa, ed è pure molto bello.
Bellezza …. parola che i critici amano ed odiano.
In Italia la bellezza è fondamentale. Si guardi un Cristo crocefisso di Cimabue e si noti l'eleganza di quel corpo che è di fatto una curva elegante. Si guardi ora, dell'altare di Isenheim il Cristo dilaniato, massacrato. Per alcuni popoli il contenuto può essere rappresentato anche senza bellezza. Per l'italiano no. Fatevi una passeggiata nella via dello struscio di un qualsiasi paesino italiano e vedrete il popolo più bello del mondo! Al sud questo effetto è ancor più accentuato. Questo non vuol dire che gli italiani hanno i corpi più belli, tutt'altro! L'italiano sa vestire, sa farsi bello, sa diventare bello e non per niente nella moda domina. Chi dice queste cose non si considera italiano quindi penso mi si possa concedere una certa dosw di obiettività …
Ebbene, il mistero della bellezza! I nudi di Ventrone secondo me piacciono, e non poco, perché incarnano non la bellezza come ideale assoluto che di fatto non esiste, ma la bellezza come la considera il nostro tempo e in questo luogo che è l'Italia. Il qui e ora in arte è fondamentale!

Veniamo ora all'articolo a firma Francesco Bonami
Frase d'esordio; “Della bellezza nell'arte, a differenza della libertà nella vita, se ne può anche fare a meno. Anzi, se l'arte non avesse a vole abbandonato l'idea di bellezza ….” ne ho già parlato. Si osservi il corpo della Sibilla Cumana di Michelangelo oppure le opere dell'ultimo Botticelli. Stridono, la loro non bellezza parla. Ma se l'arte può fare a meno della bellezza, è comunque libera di usarla se lo desidera.
il pittore Ventrone con la sua sua maestria pittorica … non spinge lo spettatore oltre ciò che vede”. Non sono d'accordo. Ventrone è definito iper realista perché non rappresenta la realtà com'è, ma in un modo che ci sembra più preciso del reale. Vedere il suo canestro di frutta, le sue ciliegie, le sue angurie, è un'esperienza notevole per l'occhio, poiché per la prima volta vede quegli usuali frutti in modo direi così perfetto. È la luce che infonde nella tela che fa la differenza. Potrei definirla frutta del paradiso, qualcosa che a noi umani è concesso grazia a Ventrone, di vedere almeno per un attimo?
All'arte non va chiesto com'è fatta, va chiesto cosa sa tentando di dirci”.
Immagino Bonami al ristorante. Si ritrova qualcosa di indecifrabile nel piatto, un “assaggino della casa” e … vediamo se non chiede cosa c'è dentro! Si può obiettare che il cibo entra nel corpo … e io aggiungo che l'opera entra nell'occhio e forse nella mente e forse … anche oltre … Se non è fondamentale sapere com'è fatta un'opera si provi a resistere a questa curiosità. Io non ci riesco. Vista un'opera di Ventrone, secondo me è raro trovare qualcuno che non voglia vedere l'artista all'opera, cercare di capire come fa a fare quello che ci conquista. E non si tratta di stupore un tanto al chilo o di spettacolarità circense. Insisto, quei quadri con frutta, sono oltre la realtà. Se a tanta gente basta vedere il virtuosismo, ad altri può piacere vedere il gesto semplice, antico e sicuro, che crea l'opera. Io sono affascinato dai vasai. Vedere il tornio che gira e quelle mani che modellano … un'ipnosi. E il vaso è sia l'oggetto finito, che anche la somma di quella manualità che mi affascina. Questa idea dell'opera contemporanea, che solo il significato simbolico conti, mi sembra una forzatura che fa comodo al mercato. Se un gallerista rappresenta un artista che lavora con una tecnica lenta, potrebbe averne danno. La logica della nostra epoca è massimizzare il guadagno al di là di ogni morale. Se l'artista piace e io gallerista ho setecento richieste, ma l'artista è in grado di fare un'opera al mese, il guadagno immediao sfuma. Posso creare nel tempo un'operazione che puntando sulla rarità dei pezzi manda il prezzo nell'empireo, ma di fatto piace di più il guadagno immediato. Pollok, Mirò, Vedova ecc erano figure ideali per il mercante. Erano in grado di produrre tue le opere che venivano richieste ed erano riconoscibili da lontano! Guai all'artista che non si mantiene altamente riconoscibile, egli è un trade mark, un marchio commerciale, prima di essere un artista, e ora se il mercato ti sceglie l'operazione, che è standard, ti rende artista polivalente anche se non lo sei. Cosa c'entra Folon, un uomo sottile composto di sorriso e musica di Mozart, leggero come i suoi acquerelli con il bronzo che pesa? Nulla, e me ne parlava ridendo. Cosa c'entra Botero con le fonderie? Idem con patate. Si pensi a Keith Haring … Anche Cesar, mentre si dialogava al Lutetia, sorrideva delle compressioni e aggiungeva serenamente che “piacciono al mercato … e mi aiutano a vivere decentemente”.
Alla fine dell'articolo, Bonami dice: “l'ossessione del sapere e del saper fare impedisce alla fine il saper dire.” accade di solito all'intellettuale. Saper fare con le parole … e ci si sente scrittori, saper fare con le mani , ovvero artigianato, e credersi artisti. Non credo sia il caso di Ventrone che secondo me coniuga il saper fare con alcuni messaggi: la sua idea di bellezza e una visione paradisiaca dei oggetti quotidiani.
Per quanto io non condivida le idee di Bonami anzi, i suoi dubbi, apprezzo la sua scrittura, abbastanza semplice per un quotidiano, poiché non viene letto solo da menti eccelse e mi piace pensare che anche chi si pensa digiuno di arte possa inoltrarsi in questi dilemmi come ho fatto io e cercare la sua risposta.

L'articolo di Sgarbi … già alla prima riga la parola “aporia”, quindi immagino tanti lettori che si allontano davanti ad un testo che immediatamente ostenta il professorese. La prima frase è un doppio carpiato che approda a terra frantumandosi, non rimane nulla. Per trovare la forza di proseguire devo costringermi, farmi violenza. Nonostante il linguaggio assai poco invitante, dice cose interessanti. Non approvo quel suo sbeffeggiare Bonami. Bonami pensa, esprime dei dubbi e ci sta un dibattito, ma ritenere di essere nel giusto in senso assoluto, infastidisce non poco.
Bonami si deve rassegnare; l'arte non è come vuole lui, ma come gli artisti, a loro modo la interpretano. Il critico deve prenderne atto”
giusto. Diciamo che non è Bonami a doversi rassegnare, ma un'epoca. Già al tempo del primo dopoguerra, l'arte era in mano ai galleristi. Se si legge il volume “Renoir mio padre” di Jean Renoir si scoprirà che gli impressionisti non sfondarono fino a quando non decisero di dare l'esclusiva della loro produzione a Durand-Ruel … se non mi si crede che parlino i fatti storici. Diciamo che mediamente, dagli impressionisti in poi l'arte, la qualità in arte, viene decisa da qualche miliardario e dai galleristi. E sui miliardari spesso si può fare affidamento, esempio positivo Menpes amato dai Rotschild e dal re d'Inghilterra, esempio negativo Kandinsky. La storia in un flash. Solomon Gugenheim era sposati Rotschild. Sua moglie conobbe la baronessa Rebay, pittrice, bella e fan di Steiner, e le chiese di fare il ritratto al marito. Andò oltre e ne divenne l'amante del vecchio Solomon imponendole i suoi gusti. Lo portò a Dessau a casa di un altro devio di Steiner e lo spinse a comperare, per amore … 150 tele di questa persona … ne so altre di cosucce divertenti che riguardano lo strano successo di cose che, come disse Borges, sono della storia dell'arte ma non sono arte. Il gallerista ovviamente è un commerciante e per nobilitare le sue fandonie ha bisogno di … un docente, di un intellettuale, che con belle parole spesso incomprensibili o che girano a vuoto, ma comunque belle, aiuta … l'operazione commerciale. Se questo è il mondo dell'arte, tranne qualche rara nicchia sana quasi invisibile, se questo è il mondo dell'arte, ecco che non si ascolta più l'artista, ma il critico e su questo aspetto c'è da ridere per non piangere. Chi è di fatto, concretamente, il critico d'arte? Colui che viene pagato per parlare bene di te.
Sgarbi fa poi presente che l'arte non è necessariamente progressiva, e certi artisti sembrano in un cero senso, tornare indietro. “in arte non ci sono solo gli innovatori”. Vero, perché se l'aspetto fondante è il contenuto e non la tecnica, il concetto di progresso non ha senso. Io individuo che mi esprimo, in arte ho un messaggio, conscio o inconscio che sia che mi spinge a fare. Non è il mestiere. Tante persone dipingono o scrivono anche se non hanno un successo materiale e questo accade perché nella nostra epoca, secondo me da metà ottocento in poi, si fa in arte come in letteratura ecc, perché non se ne può fare a meno. Scrisse Fitzgerald nei taccuini: “non si scrive per dire qualcosa, lo si fa solo se si ha qualcosa da dire”, e a quel scrive
posso aggiungere, compone, dipinge ecc, senza comprometterne il significato per me profondissimo. C'è un motivo che spinge l'artista a fare e quello bisogna cercare di comprenderlo. Spesso l'artista medesimo non ne è consapevole se non in parte, oppure non sa spiegare a parole … perché sa dirlo con il pennello o lo scalpello.
Capire l'artista … secondo me viene bene solo ad un'altra persona dotata di sensibilità artistica.
In arte non ci sono solo gli innovatori: altrimenti Angelo Morbelli o Giovanni Boldini non sarebbero artisti perché percorrono una strada diversa da quella dei futuristi.” perfettamente d'accordo. Aggiungo che non mi piacciono gli -ismi, sono operazioni strane, spesso fatte a tavolino. Il Surrealismo per esempio sembra di Breton, egli ammise che erano tutte idee di Savinio quelle che mise nel manifesto (e aggiungo che Savinio ammise che era ero ma che non lo avevano ben compreso). Di solito dietro ad un -ismo c'è una mente e un branco di pecore che si accoda … del futurismo mi piace “La città che sale” di Boccioni , e qualcosa di Balla e poco altro.
Morbelli e Boldini invece li stimo notevolmente. Su quest'ultimo mi permetto di dire che non è stato ancora compreso. Dopo quella frase che ho appena citata, di Sgarbi, egli prosegue con esempi di artisti che sembrano esclusi da una visione (per me assurda come per lui) di progresso in arte. Fra questi nomi spunta Balthus, e qui mi imbizzarrisco perché posso affermare che non solo Sgarbi, ma tutti coloro che hanno scritto di lui, hanno tenuta nascosta, e consapevolmente, la chiave di lettura delle sue opere. Io mi domando … che senso ha “spingere” un artista, promuoverlo, e non dare al pubblico gli strumenti per comprenderlo! E davanti a questo fatto son costretto a concludere perché la situazione si dimostra talmente insensata da non meritare altre parole.

Capisco i dubbi di Bonami, più vittima di un'epoca, che protagonista in essa, non capisco, di Sgarbi quel promuovere senza spiegare, che in Balthus diventa evidente fino al ridicolo, anche se approvo determinati ragionamenti alla base come l'assenza di progresso in arte, termine questo, il progresso, inventato dall'illuminismo per definire la illusoria sensazione di viaggiare all'interno di miglioramenti continui. Un artista va compreso e divulgato con chiarezza. Certi autori sono indubbiamente difficili e criptici, come Domenico Gnoli … e leggere quel che ne ha scritto Sgarbi non aiuta purtroppo a capire. Promuovere ha senso se viene fatto in certi modi, con certi scopi, se dietro all'agire vi è una morale chiara.....Balthus invece non è difficile. I suoi simboli sono culturali e non inconsci. Da quale cultura provengono? Inizi il lettore ad osservare “La Patience”. Vedrà un quadro del quale prenderà atto, ma non saprà cosa rappresenta, a meno che non venga aiutato. Offro una traccia. La ragazza indossa tre colori, verde, bianco e rosso. Si passi ora ai “Tre filosofi di Giorgione” e si notino i tre colori più l'oro nell'abito dell'anziano … e ora la parola che nessuno dice … alchimia. Le tre fasi del processo alchemico. Verde (o nero), bianco, rosso e l'oro del filosofo. Non proseguo, ma invito chi parla di artisti a dire le cose come stanno e non a presentare Balthus come un grande e a non spiegare il suo pensiero.

Di Ventrone … secondo me ci offre una versione della bellezza femminile che ci ammalia. Borges diceva che “la bellezza oggi è comune” ed è vero. Riuscire a definirne una specie che sia in grado di colpirci non è poco in un'epoca di chirurgie estetiche e mode che cambiano ad ogni batter di ciglio. Pochi volti, e fisionomie, reggono il giudizio della bellezza per tempi lunghi. Solo Cleo de Merode, mi sembra resistere …
Le nature morte … brutta espressione che contiene qualcosa di negativo. Per l'Italia conviene tradurre Still life, natura silenziosa. C'è silenzio nelle still life di Ventrone, come in quelle di Morandi che però si sfarinano nel nulla. In lui c'è la visione dell'archetipo, della perfezione impossibile di un frutto, di un dono primordiale e nutriente della natura. Se Eva mi avesse dato un frutto di Ventrone non avrei saputo rifiutarlo e Dio avrebbe perdonato perché avrebbe capito che anche per Lui sarebbe stato impossibile resistere. La tecnica sopraffina? Vi spiego come la penso; quando mi hanno chiesto di collaborare all'organizzazione della personale di un artista, mi son sempre raccomandato che mettesse qualcosa che dimostrasse il suo “saper fare”. Se sai fare ed osi una cosa semplice, ti rispetto, ma se fai una robina da bimbi e di te non so niente, mi viene il dubbio che non sai fare altro che cosine da bimbi! Anche per Balthus accadde. Nessuno spiegò alla mostra di Palazzo Grassi … nessuno, ma davanti a certi disegni a matita la gente, capì che l'artista aveva una mano eccezionale, rassegnandosi a non comprendere perché chi di dovere, per motivi che conosco, tacque.