giovedì 1 dicembre 2016

Una notte del poeta Giovan Battista Marino a RAvenna (breve atto teatrale)

(Il Marino (1569 - 1625) stette due anni circa a Ravenna. Come per Dante (1265 - 1321), una giustizia fra le tante in Italia, non gli dava pace. e una notte...)

Notte
Stanza lussuosa ma nel contempo decrepita e semplice. Un Tavolo massiccio ed enorme sulla destra del pubblico, pieno di libri. Al centro un letto con dentro un uomo coperto da una pelliccia. Si vede solo la sagoma del corpo. Al fondale una finestra dalla quale per mezzo di una luce fredda, lunare, si vede un rudere di sapore romano. A sinistra la stanza non ha muro. Muschi e foglie secche entrano fin sul pavimento della stanza. Si vede bosco, assai rado e nebbia che pervade anche la stanza.

Si sente ululare.
L'uomo nel letto si muove, poi si siede e alla fine si alza. È perfettamente vestito. Mette gli stivali, tiene la pelliccia addosso e si siede ad una sedia.
Si dondola un po'. Accende un candelabro:
Ravenna. Rifugio per peccatori e penitenti!”
ride. Batte i piedi per scaldarsi
Questa umidità.... Anche tu, Durante, fuggivi e qui trovasti un simulacro di dignità ...”
appare la luna e proietta su un lato l'ombra grande del candelabro, essa è poco chiara poiché è acceso.
Marino (M) osserva l'ombra e decide di spegnere le candele.
Ora … cara ombra, sei più bella dell'oggetto che ti designa!”
ride grassamente e si siede in modo che i raggi della luna piena, che ora ben si vede dalla finestra, mostrino anche l'ombra della sua testa.
Gioca con le mani e la l'ombra del cane.
Ciao cane! Almeno tu, ombra di cane … fammi compagnia!”
poi scompone la figura aprendo la mano e si accorge che appare qualcosa sul luogo ove era l'ombra del cane. Questo mistero s'ingrandisce e da puntolino informe diviene piccola, ondeggiante, figura di donna.
Ah femmina della mia fantasia! Manchi alle mie carni da tempo! E ora ti sogno ad occhi aperti ...”
M sospira. “Vai via!” prima sussurrato poi gridato poi ripetuto sempre più velocemente. Poi soffia e l'ombra vibra ma non si muove.
Ma cosa vuoi da me … ombra di femmina ...”
e l'ombra s'incammina lenta, modificando i suoi contorni sugli oggetti finché non sembra sparire in un libro. M lo prende e sfoglia …
Tu … Commedia … vuoi parlarmi in questa notte che mi fa veder miraggi …” apre il libro a caso
ti ho letto troppo … non mi va anche stanotte”
sente poi brividi. Si stringe nella pelliccia e va alla finestra. Durante degli Aldighieri … tu … divino nelle parole in questo purgatorio di ruderi zanzare e nebbie …. e ci sei morto! Brrr!
Si sentono dei passi … M si guarda intorno.
Chi è … la figura si rimaterializza ed esce dal libro. Il rumore dei passi coincide con il suo movimento. L'ombra si fa grande come una persona e, dove il muro termina sembra sparire ma appare una persona vera, luminescente, in bianco.
Uno spettro! Mi sia concesso o dio di aver timore dei miei peccati passati e di renderti l'anima … ma questo no di grazia. No Noh. Prendermi così, con lo spavento e la pelle d'oca, come il bimbo che ha paura del buio. Ma … pensavo di non meritarlo!”
S'inginocchia e alza il volto che nella luce lunare si mostra con gli occhi chiusi e le mani giunte.
Dante (D) “alzati col corpo e con la dignità”
M, con gli occhi chiusi “chi sei”
Colui che stimi sopra tutti e che pensi così intensamente da … da togliermi il sonno”
M “sei venuto a prendermi?”
D ”prenderti? O suvvia! E per portarti dove?”
ma nel regno dei morti … so di non meritare il Paradiso...”
D “vero … ma sei io dissi …. (colpetti di tosse e recitare se stesso) io non Enea, io non Paulo non sono e comunque meritai poi quel sogno, tu non puoi accedere”
M “nemmeno in sogno?”
D “puoi sognare, ma sei troppo carnale per poter vedere anche solo il riflesso infinitesimo della fiamma del Paradiso … e o quelle dell'infero. Apri quegli occhi. Non fare il grullo. Per colpa tua la notte non dormo da quando sei venuto qui, in Ravenna, quindi sopporta la mia immagine !”
M apre gli occhi “… Deve essere stato quel vinello rosso di San Leo e le carni troppo speziate … di solito sogno monna Silvietta....che tu non conosci ...”
D ”sono morto e infinito è ora il mio intelletto … Monna Silvietta te la vedo sognare ed è anche un mio diletto”
M ”la rima … bello”
D ”sono un po' arrugginito. Mi hai fatto tornar la voglia. Cicerone parlava di Archia al quale bastava dire una parola e lui partiva rimando tutto e tutti. Anch'io facevo così. Era il nostro divertimento, e io che stavo a metà fra la lingua alta e quella bassa, prendevo dal popolo e dai letterati. Da ser Brunetto e dal cenciaiolo”
M ” E' così ancora Maestro ….”
D ”lo so”
M ”Lo sa?”
D ”certo. Tu possiedi solo il tempo e lo spazio della carne, io li possiedo totalmente ...”
M “e allora dimmi di me … del mio futuro ...”
D ”non posso … cioè potrei … ma non ha senso … ti farei solo del male”
M ” è quindi così brutto quel che mi spetta dall'esistere?”
D ”no, perché lo pensi … tu ora ti stai agitando, ma io non posso perché so cosa vuol dire il raccontare il futuro ad un'anima incarcerata nel corpo. Sarebbe angoscia. Se ti dicessi la data della tua fine carnale, nel vederla avvicinare impazziresti, se ti dicessi la malattia che ti spegnerà, diventeresti ipocondriaco, se ti dicessi quale donna sarà femmina e amore, tratteresti tutte quelle che non portano quel nome … come sgualdrine ...”
M ”vero … e della mia poesia che mi dici!”
D ”meriterà l'attenzione degli studiosi e l'oblio del popolo”
M ”e la tua? Durerà almeno la tua? Nulla è etterno, ma ancora alle soglie, ed oltre il secondo millennio, mi canteranno le genti e anche in altri luoghi, Albione prima fra tutte, studieranno apposta la lingua d'Italia per dondolare al mio ritmo.”
M “ e sarà molto diverso quel futuro?”
D “diverso negli oggetti. Per il resto sempre il medesimo … e proprio oltre la soglia del secondo millennio, la plebe, tornata analfabeta … riprenderà a giocare con le rime. Si chiamerà rap … e in fondo era quel che facevano Archia e anche Virgilio e io. Virgilio si faceva lo schemino di un capitolo. E poi la mattina, se si era svegliato bene e si sentiva in forma, rappava quella pagina. Lo schiavo scriveva e poi dopo Virgilio correggeva...”
M”un'altra rima!”
D ”dove?”
M ”lo schiavo scriveva e poi dopo Virgilio correggeva ...”
D ” non me n'ero accorto … bruttarella ...”
M “effettivamente …”
D “ma dove ora risiedo ho ben altro da fare ...”
Dante nel frattempo si è seduto e anche Marino.
M ”farai compagnia alle mie notti?”
D “fossi matto! Il tuo pensarmi così intenso mi ha dato insonnia …
vedi … la vita oltre la vita continua … e anche tu devi continuare …
M “ma non so cosa … mi sono arenato come te in questa palude di città tutta ruderi ...”
D “ … e zanzare … ci son morto io per quelle bestiacce ...”
M “due poeti … permetti di mettermi nel novero di questi, anche se in tono minore al tuo … due poeti caduti qui per sfuggire alle leggi”.
D “alle leggi degli uomini … ma non a quelle di Dio … segui quelle … e distraiti meno coi corpi delle femmine ...”
M “non è facile. Troppo belle a Vinegia che per colpa loro in giorni di nebbia come questi, due volte son finito in canale ...troppo procaci le popolane di Roma che mai la notte riuscivo a riposare se non ne avevo corteggiata alcuna … e Ravenna. Ridono che l'aria diventa una festa. Hanno corpi morbidi … che siano piene di nebbia? E una pelle che le mie labbra non si stancano di sfiorare anche solo in un baciamano.”
D “e non saremo gli unici poeti in questa città sbriciolata. Nel futuro un romantico uomo spenderà una parte importante del tempo della sua breve esistenza per un amore … poi morirà in Grecia per un sogno”
M “di lui che sai dirmi?”
D “Byron d'Albione lo chiameranno e triste sarà il destino del suo corpo. Lo metteranno in una botte piena di alcol e poi viaggerà oltre Gibilterra fino alla patria. Il comandante della nave consegnerà il poeta alla civiltà e venderà la grappa alla plebe …. grappa alla Byron”
M “davvero? Se era un grande poeta mi dispiace”
D “era sincero … questa era la sua grandezza. Ora vado”
M “ho speranza di incontrarti di nuovo?”
D “No. Ho chiesto licenza di venire qui per invitarti a non turbarmi. Pensami leggermente e vivi … per favore. So già che nella tua solitudine desidererai ancora una notte come questa … ma non si può … ma non comprenderai e attenderai due anni fra questi miasmi, in questa terra dove cadde Fetonte e il corpo del figlio di un immortale, quando si decompone impiega millenni … vattene. Torna alla vita.
M “immortale? Fetonte era figlio del sole! Ma allora non è il dio dei cristiani ma un altro che lassù Regna?”
Lo prende per un braccio, ma Dante se lo scrolla da addosso e si allontana andando dietro il muro dal quale era apparso. Riappare l'ombra e Marino la vede dirigersi verso il libro e sparire.
Marino sospira, torna a letto e dice
Grazie Sommo della visita … e spero di non disturbare più il tuo sonno e i tuoi compiti sublimi ...”
si avvolge nella pelliccia. fine

martedì 18 ottobre 2016

Meditazione su Dario Fo e Bob Dylan che stimo ...

All'itaglia (non è un errore...) non vanno a genio gli artisti che non obbediscono. 
Questo è il problema. 
Nell'immediato secondo dopoguerra Togliatti vagava per la penisola nell'intento di accaparrarsi artisti e scrittori anche se di fama discussa per poter far vantare al partito comunista una scuderia di riguardo. In cambio pane e formaggio per tutti e se rigavi dritto pure carne e gloria. Clamoroso il caso di Curzio Malaparte, questo scrittore immenso che fu fascista della prima ora ma poi, deluso da quel che Mussolini divenne una volta al governo, non esitò a criticarlo nel volume “La tecnica del colpo di stato”. Quando poi toccò sul vivo il ministro dell'aviazione col volumetto “Barba di ferro”, il fascismo fece il possibile per far rincasare questa star internazionale che stava “sputtanando” il duce e collaboratori con cognizione di causa. Malaparte fu arrestato e chiuso al carcere di Regina Coeli e poi mandato al confino. Aiutò poi gli americani per la liberazione dell'Italia e i suoi libri sono forti, potenti, spesso oltre la realtà dei fatti per descrivere le verità storiche e anche quelle personali, ma questa è licenza che un artista può e deve spesso prendere per dare visione chiara di un'epoca. Kafka per descrivere i primi del novecento utilizzò l'irreale trasformazione (e non metamorfosi) di un uomo alienato in “un mostruoso insetto”, e ci riuscì benissimo. Fitzgerald con “Un diamante grosso come l'Hotel Ritz” utilizzò di nuovo una misura che va oltre il reale per … descrivere la realtà. Tutto normale, e in itaglia, Savinio e Manganelli sono stati genialmente al loro livello. Ebbene, Togliatti cercò di accaparrarsi Malaparte coccolandoselo fin sul letto di morte. Pulì il passato orrendo di Vittorini che oltre a scrivere da schifo fu ospite a Weimar di Goering al convegno degli artisti nazisti nel marzo del '42 (in compagnia di un certo Eugenio Montale), e dopo sei mesi? un anno? ...era già partigiano. Guttuso! Che vinse il fascistissimo premio Bergamo e fu fascista finché gli convenne scrostando poi le dediche al duce per inneggiare al comunismo.
Potrei proseguire, ma è musica ben nota all'ipocrita di turno. Preferisco e stimo un Vitaliano Brancati che da ragazzo si entusiasmò di Mussolini e gli dedicò pure un pezzo teatrale. Poi dalla sua Sicilia approdò a Roma e come Malaparte vide che si trattava di ben altra faccenda che di un ideale di onestà ed ordine e, dopo essersi aggiudicato il concorso per l'insegnamento, in silenzio, senza farsi notare, tornò nella isola patria a fare il professore, lui, geniale, quasi inosservato, che seminò l'amore per l'ideale e l'arte in Leonardo Sciascia che fu suo allievo. Quest'ultimo poi, di sinistra si, ma non obbediente, al punto da essere assai maltrattato proprio perché pretendeva di potersi permettere il lusso di pensare ad alta voce. Dario Fo stesso che quando si mise di traverso sulle posizioni della sinistra italiana fu accusato di essere un repubblichino e a ben poco è servito che dichiarasse che si trattò non di scelta ma di obbligo per la sopravvivenza. E L'ultimo caso che poi ricordo, Mario Luzi che, nominato senatore a vita venne assai maltrattato dall'agone politico poiché, di nuovo, voleva essere coerente con se stesso, misura assurda in un ambiente nel quale l'ipocrisia è stile di vita condiviso in modo religioso.
Ecco quel che accadde a Dario Fo. Messo da parte perché non addomesticabile, e una volta morto al funerale arrivano a lisciarlo, ora che starà sicuramente e definitivamente zitto, anche coloro che gli hanno augurato spesso una paralisi alla lingua!
Un esempio illuminante … conobbi Umberto Eco poiché frequentai delle sue lezioni e anche perché me lo presentò il filosofo Paolo Rossi. Una mattina lo incontro in via Zamboni. Era appena uscito il suo “Baudolino” e mi complimentai con lui sotto i portici. Lui ironizzò in un modo che deve farci pensare. “Noooo! Non puoi averlo letto! Umberto Eco non lo si legge. Lo si compera e lo si tiene bene in vista in salotto per un mesetto e poi lo si butta nei piani bassi della libreria!” Insistette col dire che forse con “Il nome della Rosa” qualche lettore lo aveva avuto, ma poi non ce ne sono stati più”. Poi buffonescamente, con una bella risata, mi disse: “dici di averlo letto!?! ora ti sbugiardo perché ti interrogo! Come si chiama il cavallo del protagonista!”
risposi correttamente e lui mimò una sorpresa quasi irreale dichiarandosi debitore di un caffè che poi consumammo al caffè del Museo qualche giorno dopo, luogo dove lui spesso si rifugiava, ad un tavolino, solo, nell'ultima sala in fondo. Si sedeva, la schiena si curvava e diventava in un attimo vecchissimo. La recita di se stesso era sospesa per qualche momento, poteva essere se stesso, poteva finalmente, liberamente, soffrire, e io sapevo che soffriva ancora per amore. Nessuno osava disturbare quella metamorfosi, nemmeno quei tafani noti col nome di lecchini. C'era qualcosa di enorme in quel silenzio del corpo, in quel viso che, tolta la maschera, urlava ancora il sangue di un sentimento. Mi vide lui e mi disse “ti devo un caffè … ma ti è piaciuto veramente?”; “si, mi è piaciuto, finalmente ne stai uscendo” “si, ma non sono più io ...” eccetera.
Ebbene, lui che era prima di tutto un intellettuale che si dichiarava di sinistra, dovette lottare per negare di essere appartenuto a quella finzione tutta universitaria nota col nome del gruppo '63, di fatto mai esistito, poi iniziò a strappare la tessera che il partito gli inviava, ma non riuscì mai a dire chiaramente che lui in quel partito diventato un ufficio di collocamento per amici degli amici, non si sentiva più a suo agio.
Tonino Guerra mi diceva “sono si un comunista, ma un comunista zen!” e voleva dire e lo diceva, che con quella gente li lui non voleva avere a che fare; lui che ebbe ospite nella sua casa di Mosca spesso quel Napolitano che poi ha svenduto la dignità italiana. E non si capacitava Tonino della metamorfosi che io spiegavo essere dovuta all'aggiunta di un terzo occhio sul suo viso … frase che qui non spiego ma che a Tonino rivelai in tutto il suo senso.
Avete dubbi sulla coerenza della sinistra itagliana in rapporto con la cultura alta? Leggetevi i primi due romanzi della Ortese … un genio che ha toccato secondo me la perfezione col suo ultimo “Alonso e i visionari”. Leggetevi “Poveri e semplici” e la seconda puntata che si intitola “Il cappello piumato” e scoprirete che già nel 1952, la sinistra non esisteva più in senso ideale. E infatti la Ortese fu rispettata individualmente da personaggi come la Maraini o Visconti (che spesso la aiutava economicamente), ma ufficialmente ignorata, perché ammettere la sua esistenza corrispondeva dover prendere atto dei messaggi della sua opera e decidersi a fare autocritica ... ma la sinistra, non voleva, non poteva, perché come vi ho detto, già nel '52 la sinistra non esisteva più. Ricordate per cortesia che ignorare, nell'attuale sistema mass mediatico, equivale ad uccidere, e lei fu uccisa. Ora, e ora è un'altra epoca, si grida al genio anche da parte di chi l'ha ignorata per ordine di partito.

Si passi poi alla letture de “I tre amici” di Mario Tobino, tenendo conto che con nomi finti si descrivono fatti veri ed enormi. Sempre guarda caso, nel 1952 …. leggere e meditare … per scoprire di conseguenza che attualmente la sinistra che non c'è ha ancora e sempre i suoi “nuovi” artisti ufficiali, questi obbedienti che faranno e fanno carriere con un bicchiere di talento in un mare di presunzione. Il regista Paolo Sorrentino e il tuttofare Roberto Benigni sono a cena col presidente Obama... Sarebbero quindi il meglio dell'Italia! Sugli scienziato presenti a quella tavola, taccio.
Nel mio blog smontai il film di Sorrentino che dimostra delle incongruenze che lo distruggono come senso e ritengo che colpisca allo stomaco ma mai al cuore. Benigni … letturina in parlamento, Dante in tivù … nella patria di Alberto lupo e di quel genio di Carmelo Bene inneggiare ad una mediocrità simile può accadere solo se viene imposta! Ma quando saranno i migliori e non gli yes men a brillare! E quale sarebbe il vantaggio! E' presto detto. Se un grande, uno veramente grande ti dice bravo! Continua così! Ti senti rinfrancato, ti fai coraggio, in un sistema mondo nel quale solo l'economia è religiosamente assecondata e campi per anni con quella perla nel cuore. Ma se uno yes man ti dice qualcosa ... Uno yes man può solo raccomandare, per l'intuizione della qualità artistica non ha le capacità. E non mi interessano gli Oscar vinti che di solito sono parte programmata, calcolata, del lancio di una pellicola.
L'italia ha Crialese e Tornatore, la Capriolo e Vecchioni e Mogol e de Gregori! Gente vera! Opere vere!
E ripenso a Sebastiano Vassalli che dava fastidio, poco ma lo dava, e fu candidato al Nobel dalla Norvegia …. una bella umiliazione che gli altri rispettino i talenti che l'Itaglia non vede anzi … non vuole vedere!
Pensare poi che i due grandi del secondo dopoguerra … Flajano e Savinio, la stragrande maggioranza degli italiani nemmeno sa che sono esistititi …. accadde e continua ad accadere perché non erano allineati, erano liberi liberi liberi e la loro opera fa crescere …
Altro esempio. Io scrivo, ho frequentato l'università e alla seconda laurea il mio relatore, non faccio nomi ma sulla pergamena lo si può leggere, mi chiese se mi sarebbe piaciuto insegnare. L'ambiente di filosofia a Bologna era una gabbia di belve scatenate per pochi pezzi di carne, per pochi posti. Ero un po' titubante e dissi “si, si può provare, anche se l'ambiente mi sembra troppo nervoso”, “hai la tessera??” chiedo quale, mi viene detto e dico no, facendo presente che è indubbiamente un onore essere considerato degno di una carriera universitaria e che se veramente mi si stima, quel pezzo di carta non sarà necessario. Il giorno dopo, già il giorno dopo, mi resi conto che tutti i docenti affiliati alla cosca di quel barone, mi avevano tolto il saluto. Non esistevo più per loro. Bruciato, finito. Non mi era svenduto, ero pulito, ma ero uno zero. Ero solo.
Questa è l'Italia che ha messo in un cantuccio un grande come Dario Fo che però non ha potuto ignorare completamente perché Stoccolma lo ha premiato e reso noto, trattato da stupido Mario Luzi, tentato di screditare le verità di Sciascia (si legga “Nero su nero ...”), scordato Vassalli, e ora mette in croce Erri de Luca, che ha dovuto subire un brutto processo, una vera gogna mediatica in fondo per coerenza etica che disturbava grandi interessi e ora, di recente, sta difendendo degli alberi … amato dalla gente, e sarà osannato da morto, quando si sarà sicuri che non darà più fastidio, anche da chi ora lo vorrebbe morto.

E Ora Bob Dylan …
In itaglia, primo fra tutti Baricco, è indignato. Lui, la voce occulta dei discorsi di Renzi, che ha rifiutato l'incarico di ministro della cultura perché da dietro le quinte ci si destreggia meglio … e non solo lui.
Sono cantanti! Non c'entrano con la letteratura!
E invece c'entrano e ve lo dimostro.
Avevo circa vent'anni e mi ritrovai ad essere finalista ad un premio letterario di poesia in Toscana. La giuria tecnica aveva scelto i quattro finalisti. Il vincitore doveva essere decretato dai cento voti della giuria detta popolare, composta da studenti delle superiori. Insieme al premio c'era anche un miniconvegno sulla poesia. I quattro docenti si lamentarono dicendo in forme diverse che in Italia la poesia non va perché la gente non legge. Chiesero poi che parlasse qualcuno dei finalisti. Nessuno si mosse e decisi di dire la mia. Feci presente all'uditorio che secondo me in Italia la gente non leggeva i poeti contemporanei perché erano troppo intellettuali. Non c'era un Neruda, un Lorca e in più l'ambiente dei poeti era assai chiuso. I quattro docenti tentarono di togliermi la parola letteralmente indignati. Mi insultarono, non scherzo, e io per reazione rincarai la dose. Dissi che è un ambiente chiuso nel senso che oggi io premio te domani tu premi me e così siamo tutti contenti … dimenticandosi del pubblico che ovviamente in questi giochetti non è invitato. Ma si sa che la gente legge con lo stomaco e anche col cuore e lo fa solo se l'opera è di valore quando l'anima di quel popolo h fame di ideali come nel secondo dopoguerra ... e non se l'autore ha vinto dei premi. Cinzia Tani Tempo fa pubblicò un libro intitolato Premiopoli … l'Italia ne ha a centinaia, piccoli, grandi, poveri, ricchi, di tutte le consorterie ecc e la gente lo sa che un premio tende più a confermare l'appartenenza ad un certo “giro” che non un valore. Ricordai un fatto accaduto ad Umberto Saba. Ad un premio fu totalmente ignorato e mentre usciva dalla sala, due ragazze gli si avvicinarono con una copia di un suo libro chiedendo un autografo e facendogli qualche domanda. Si allontanò dicendo ai presenti che il premio lo aveva vinto lui … glielo aveva appena dato la vita, la vita di tutti i giorni, quella che palpita.
Quella sera in Toscana ci fu una serata di gala dalla quale fui cacciato mentre gli altri tre finalisti si sedettero. Il silenzio di fatto non dice nulla ma è accomodante. Il giorno dopo, purtroppo per i quattro indocenti, vinsi io. Settantatrè voti su cento …. e il più feroce del quattro insultatori mi consegnò un oggetto che doveva essere un piacere ricevere e che invece mi fece capire definitivamente in che mondo vivevo … a vent'anni. E non finì … il più agguerrito, professore a Urbino, si trasformò in amicone e mi invitò nella bella cittadina delle Marche. Stupefatto ci andai e ricordo a pranzo due momenti del dialogo. Nel primo mi consigliò di diventare docente. “Vedi quanto sono brutto io! E comunque almeno una per sessione me la porto a letto!” ed era ben fiero di quel che diceva. Comunque verso la fine del pranzo, davanti al caffè pianse perché la sua famiglia era a pezzi e non capiva perché sua moglie non volesse nemmeno più parlargli. Ed effettivamente quella signora si comportò in modo “assurdo” non trovate? Lo rividi solo in un'altra occasione, per caso a Bologna, era con una presunta segretaria lui che segretarie non ne aveva, e cercai di defilarmi anche se non fu semplice. Anni dopo, sfogliando con accurato disinteresse (il piacere delle abitudini …) il quotidiano “La Stampa”, nella pagina di apertura dell'inserto dedicato al festival della letteratura di Mantova, vidi a tutta pagina la sua foto. C'era scritto che era poeta e che era ospite d'onore … una tristezza.
Questo fatto spiega la mia tendenza alla solitudine. Studio e me la vivo col cane. Non rifiuto il dialogo ma non ne voglio sapere di incontri troppo folti perché o finiscono in niente o fanno parte di una vita sociale che ho imparato a considerare tempo perso.

Questo ricordo del premio letterario, che insieme ad altri fatterelli altrettanto pregni di significato, mi hanno fatto preferire un sano isolamento, devono farci pensare. Non sono esperienze solo mie. Ci si sbatte il naso. Sei dall'editore? Arriva l'Editor che è l'imbecille incaricato di farti cambiare parti del testo che non vanno bene. Non vanno Bene a chi? Non lo saprai facilmente. Se ti impunti niente libro oppure forse arrivi ad un nome, gli parli e scopri che è un intellettuale e non un artista, che è un po' come andare dall'idraulico quando hai mal di denti, uno zero assoluto di senso. L'intellettuale deve arrivare quando tutti gli artisti sono defunti e già ben secchi da anni per intendere un dieci per cento e fraintendere il resto. Finiti i bei tempi che la selezione della qualità avveniva dalla lettura di brani in terza pagina, ora affidata ai critici, oppure per esempio … alla Einaudi c'era un fenomeno geniale come Pavese del quale giudizio mi sarei fidato con stima. Morto lui la generazione dopo ha fatto sfaceli. Uno per tutti Vittorini che ha scartato “Il Gattopardo”!!!!!!

Immaginiamo ora l'anima di un popolo che canta, comunque canta, non può fare a meno di cantare. Non c'è più spazio per i poeti poiché l'ambiente è diventato autoreferenziale e chiuso, una cosca ridicola … si può dire quindi che la poesia è morta? Si, è morta all'interno della cosca, ma non in un popolo e, come i pittori scacciati dalle gallerie che pensano solo alla speculazione hanno iniziato ad imbrattare i muri delle città, così il poeta è tornato per strada a cantare.
Francia e Italia, le nazioni nelle quali l'ipocrisia di sinistra si è istituzionalizzata divenendo rigidissima (o dentro e obbedisci o fuori … e dimenticato) ha prodotto le scuole migliori in Europa. Negli Usa, la sfida fu invece generazionale. Ci basti leggere il diario di Sylvia Plath, aggiungendo il teatro di Miller (per esempio “Erano tutti miei figli”) per “sentire” la crisi. La generazione dei padri, perbenista, finta, coi soli ideali dell'apparenza da salvare e dell'arricchimento a tutti i costi, si ritrovò la generazione dei figli che reagì maluccio. Si chiama beat generation; idealizzò nel sessantotto e solo ora che la generazione dei padri è quasi tutta sepolta, ha potuto premiare col Nobel un suo simbolo, quel Bob Dylan che ha cantato dei principi morali, credendo veramente in essi. Mi piace far fare una ricerca per comprendere questo personaggio. Si inizi con Voltaire e il caso Calas, Poi Zola con Dreyfus, e infine Bob Dylan con Hurricane. Il settecento, l'ottocento e il novecento che ci mostrano un artista ciascuno che per mezzo dei mass media, utilizzano e rischiando la loro personale e redditizia notorietà per far riaprire dei processi che avevano portato a condanne ingiuste, e nel caso Calas purtroppo solo alla riabilitazione postuma. Collaborare, fare comunità, credere che il bene è bene se fatto bene e non per interesse personale. Vi pare poco dare un Nobel ad un personaggio simile? Io glielo darei anche per la pace!
E ora l'Itaglia. Anni fa, proposi alla principessa Esperia Caracciolo in un salotto piacentino, a lei che collaborava col Club Tenco, di fare una lettera per candidare De Andrè. Qualcuno rise. Insistetti. Risero quasi tutti. Ora rido io, ma con amarezza.
Come artista De André era ed è più importante e più completo di Bob Dylan di Neil Young, e di chiunque altro. Voce stupenda, capacità musicale unica e testi che son poesie eccellenti. Della poesia italiana , che per sopravvivere si è fatta accompagnare della musica, ora Vecchioni e Mogol, giustamente sono candidati e io aggiungerei anche de Gregori. Se poi penso a Baranduardi, Eugenio ed Edoardo Bennato, Jannacci, Fossati …. l'elenco diventerebbe smisurato. La poesia italiana c'è, è viva e lo dobbiamo a loro. La cosca di poeti che si autopremiano escludendo il pubblico col disprezzo riservato all'inferiore, all'incompetente, ha perso ed è fuori definitivamente dalla storia.

amen





lunedì 26 settembre 2016

Il problema delle mense scolastiche in Italia

Raramente mi sporco le mani con l'attualità spicciola e il motivo è semplice. Non sono per nulla affidabili le fonti. Diceva il barone di Charlus nella Recherche, che leggere un quotidiano è come lavarsi le mani .... lo facciamo senza pensarci. ai primi del secolo questo nobile Guermantes aveva perfettamente ragione perché lui essendo in cima alla classe sociale più alta, disponeva di due possibilità eccellenti. Ignorare in quanto onnipotente, e saper dove attingere personalmente la realtà.
I media di oggi sono un insulto all'umanità e non ci si può difendere. Se a suo tempo pensavo che facessero propaganda o occultamento o deformazione di notizie solo in certi casi di una certa rilevanza che mettevano in gioco equilibri tosti, un problema in sé trascurabile come quello delle mense scolastiche italiane rivela che la spudorata menzogna appartiene ormai anche alla sfera del piccolo.

Veniamo al fatto, quello vero. Le mense delle scuole dell'obbligo sono quasi sempre il non plus ultra della schifezza. Conosco molte maestre e posso dire che nei tre gradi di scuole dell'obbligo italiane sono quelle che soffrono e sgobbano di più. Ebbene, i racconti che mi fanno sono men che ridicoli. Vi posso parlare per esempio (non è necessario far nomi) di alcuni comuni del centro Itaglia (errore volutissimo) che "subiscono" i pasti dell'unica azienda che si presenta alla gara d'appalto. I genitore che fanno monitoraggio mensa e gli insegnanti stilano quotidianamente resoconti sulla qualità del pranzo e quasi sistematicamente il giudizio è veramente avvelenato. Sono anni che la faccenduola va avanti e chi di dovere, ad esempio assessori e sindaci, sono latitanti. questi sono i fatti.
accade che lo scorso anno, poiché le varie lamentele non hanno sortito effetti, in nord Itaglia, alcuni genitori si sono affidati ad un legale. ecco l'equazione richiesta e negata quasi totalmente dalla stampa: La mensa è scadentissima e costa pure salata, chiediamo di dare noi genitori il cibo ai nostri figli che mangeranno in mensa.
Non è legittimo? se aggiungo poi che i menù vengono pure stilati da dietologi pare aggressivo visto lo schifo che arriva ai figli di questa itaglia, mandarli in esilio (unica vera punizione per l'itagliano che sa sentirsi a casa pure nelle patrie galere...) minimo in Antartico?
.... e oggi su "La Stampa" qualcosa trapela e questo quotidiano che dovrebbe rappresentare Anche il Piemonte non poteva più far finta di niente perché in quella regione la quantità di richieste per portare  i pasti da casa è stata altissima. E a Milano col suo celebre "corriere della serva", giornale ipocrita che infanga a comando e altrettanto a comando occulta? sul corriere nulla. A Milano il problema non esiste! eppure è proprio in questa città che i comportamenti del comune si sono rivelati più disumani e ridicoli. Una bambina con il suo pasto portato da casa per motivi d'igiene ha dovuto e continua a mangiare isolata, in un'altra stanza. So per certo che è stata volontà della figlia chiudere con quei pasti e che la madre quotidianamente le chiede se se la sente di continuare a mangiare isolata. La figlia resiste e non ne vuole sapere di quella roba ... e invece sui media risulta che una madre senza cuore usa la figlia per le sue battaglie e la sta facendo soffrire.
Accade poi che, dopo anni di lamentele e lettere sempre senza risposte, ora i comuni invitino al dialogo, proprio loro che se ne sono altamente fregati.
Da qui colgo l'occasione per ricordare agli italiani (scritto bene) se ne esistono ancora, che anche questo fatto dimostra quanto i politici eletti non curino nemmeno nelle piccole faccende gli interessi della comunità. Sarebbe ora di vedere un po' di folla arrabbiata nelle piazze.
Porto un esempio che deve far comprendere come l'italiano attuale è percepito all'estero.
In Francia Hollande ha imposto il Jobs act in modo assolutamente non democratico e tuttora coi sono manifestazioni agguerrite che non finiranno .... quando iniziarono a scendere in piazza i parigini dissero e scrissero "non siamo fessi come gli italiani" .....
Certo è che il giornalismo in Itaglia è ormai quanto di più squallido si possa avere....
e mi limito a narrare solo la superficie e a tacere il resto ....
Quindi occhi aperti e un poco di rabbia ... almeno per far mangiare decentemente i vostri figli!

domenica 18 settembre 2016

"Vita e destino" e "Il maestro e Margherita" in versione film per la televisione ...e altro


Vari conoscenti, e anche amici, hanno notato da parte mia una forte reticenza quando si parla della Russia. La mia tendenza a deviare l'argomento parlando della grande letteratura russa e di molti pittori che apprezzo, ha portato alcune persone a chiedermi chiaramente di spiegare cosa penso della Russia odierna e di … Putin.

Che accada in Italia mi fa sorridere. Qui, condizionati dalla propaganda, ovvero i canali di stato, Putin risulta un dittatore, un cattivo assoluto, e il popolo russo qualcosa di un po' folle che oscilla fra vodka, ogni tanto genialità, donne indubbiamente belle e ovviamente di facili costumi ecc.
La Russia che ho conosciuto io, viaggiandoci, è un'altra. E inizio proprio dalle donne ad offrire la mia versione. Gli ebrei ortodossi di Gerusalemme e dintorni, dotati di grande religiosità , come accade sempre, insieme a questa sfoderano, in modo sotteraneo ma noto, una grande ipocrisia. Se rispettano alla lettera le regole di vita della loro versione estrema dell'ebraismo, si ritrovano, calendario alla mano, circa ventuno giorni nei quali non possono “toccare la moglie”. Ne rimangono nove o dieci e non è detto che il corpo per esempio, di un uomo sano e in piena salute, sia soddisfatto di soli nove giorni … con la moglie che vive con te e il desiderio, linguaggio del corpo, che non intende obbedire alla mente che ascolta invece il rabbino. Ebbene. In Gerusalemme e dintorni, le prostitute più ambite devono essere bionde e russe. Vengono chiamate tutte Natasha. Di fatto non vengono da quel popolo, ma sono spesso tinte e il russo lo hanno semplicemente studiato, ma fatto sta, che per un popolo di capello e peluria neri, e di carnagione certamente non bianchissima, l'ideale erotico ovviamente va a parare in ciò che è più raro da trovare.
Nel resto d'Europa la fama nacque col crollo del muro di Berlino. Prima di quella data, la donna russa era considerata la bionda stupenda, fine e colta. Che l'essere colte fosse dote contemplata fra le variabili dell'attrazione erotica, da quel che ne so, accadde solo due volte nella storia che ho studiato. A Venezia e Roma nel rinascimento, al punto che i salotti più importanti erano tenuti da alcune di queste, e il territorio che l'occidente percepisce come russo, ovvero dal confine di Polonia, Slovacchia e Romania, proseguendo verso destra sulla carta geografica.
Per un Italiano, e non solo per lui, Bielorussia, Ukraina, Moldova, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Turkmenistan, Kazakstan ecc, sono di fatto Russia. Difficile far capire che dare dal russo ad un ukraino è un erroraccio. Il luogo comune vince e gestisce le menti.
Ora spiego con un esempio che racconto spesso, a cosa si deve il fatto che alla donna considerata russa, viene assegnato fra i talenti attraenti, anche quello l'intelligenza.
Vicino a casa mia, circa una quindicina di anni fa, venne ad abitare una donna di Mosca. Bionda, alta, atletica, quindi assolutamente indifferente alla mia pulsione che ha sempre amato donne minute e piccole (di statura, non di età). L'anno dopo, come mi raccontava spesso, sarebbe arrivata Angela, la figlia che aveva tredici anni. Intendeva prima sistemarsi, ovvero trovare lavoro. Una sera a cena a casa sua vidi un quadro composto di medaglie e foto e mi spiegò che era stata un'atleta della nazionale di nuoto russa. Le feci presente che quella era la sua ricchezza da spendere in Italia, le consigliai di recarsi alle piscine e di proporsi come istruttrice, caricando quel quadro in macchina per mostrarlo a chi avrebbe dubitato. Dopo mesi di caccia di un lavoro decente, il giorno dopo, al primo contatto, si trasformò in istruttrice di nuoto. Era giusto così. Arrivò all'inizio dell'estate la figlia, Angela, e per l'inizio dell'anno scolastico già masticava decentemente l'italiano. Verso Natale tornai in quella casa che di rado allora riuscivo a godermi e, questa volta a cena da me, chiesi ad Angela come si trovava a scuola. Sapevo già dalla madre che non era soddisfatta. Mi disse che i suoi coetanei le sembravano maleducati e senza interessi. Aggiunse che aveva nostalgia della Russia e della sua lingua. “Angela” le dissi “ sai che di là nel mio studio ci sono vari libri in russo con testo a fronte, se vuoi portane a casa qualcuno. E' un modo un po' povero per sentirti a casa, ma non posso fare di più.” ci avviammo in quella stanza e la vidi toccare le coste delle edizioni che potevano interessarla e prendere alla fine solo delle poesie. Le domandai perché li altri li aveva scartati. “Li ho già letti ...” risposi … “ora comprendo il tuo disagio. Tu a quattordici anni conosci Turgenev, Checov eccetera. In Italia un tuo coetaneo leggerà alcuni dei grandi italiani solo quando la scuola glielo imporrà, e spessissimo controvoglia.” “Vuoi dirmi che gli italiani non conoscono la loro cultura?” “Raramente Angela, per loro è un dovere quasi sempre.” “ma allora non esistono gli italiani!” “giusto! Non esistono quasi più. Sono esseri quasi completamente neutri. Dei consumatori forse.”
Penso che basti questo dialogo per sottolineare una differenza enorme. In Russia tuttora, nonostante i disastri delle crisi economiche e la difficoltà della vita quotidiana, la grande cultura la puoi respirare. Nei parchi pubblici spesso trovi persone che giocano a scacchi, per esempio, e a teatro ci son molti giovani. Ovviamente come ovunque, esiste una massa bovina, indifferenziata, banale, ma si respira la russità, che consiste nell'essere ortodossi e nel conoscere la propria cultura. Accade anche che chi ha trascurato questi aspetti della sua cultura, ne sia consapevole e chiama in causa una indolenza che lo sconfigge quotidianamente. Ecco quindi che quando, dopo il crollo del muro, l'italiano ha visto arrivare le graziosissime russe, spesso con prole alla quale dare un futuro; ha notato la dimensione eccellente delle ghiandole mammarie, gli ammalianti occhi azzurri e quel passo spesso senza peso di chi ha nel corpo anni di danza, oppure lievemente più pesante ma comunque aggraziato dall'elasticità della ginnastica e comunque in generale dello sport e ha interpretato con gli ormoni, non con la mente, quel che vedeva. Questo uomo devoto a Circe, celebre perché li trasformava in maiali, solo in un secondo tempo, sfogati gli istinti, si rendeva conto che questa donna era spesso, troppo spesso, quasi sempre, più determinata di lui, con le idee più chiare su cosa farsene della vita e … spesso più intelligente. La vedeva nei momenti liberi con un libro in mano e che disprezzava la nostra televisione. Non che attualmente la tivù russa sia poi tanto elevata! Mi fanno notare, ma due esempi mi bastano per condannare l'Itaglia televisiva e stimare comunque e nonostante tutto quella russa! Provate a valutare il livello di film prodotti dalla televisione italiane e fate il confronto. Ecco due esempi che per me dimostrano tanto, troppo! Bulgakov scrisse “Il maestro e Margherita” e nel 2005 in Russia, apparve in dieci puntate con la regia di Vladimir Bortko (spero sia scritto bene …).
Nel 2012 tocca, sempre alla tivù russa, a “Vita e destino” di Vasilij Grossman per la regia di Sergey Ursulyak. Nulla, ma assolutamente nulla, nella tivù itagliana è nemmeno lontanamente paragonabile a questi due prodotti. Volete vederli? Andate su Youtube e in russo potrete guardarli. Se per “Vita e destino” la lingua è effettivamente un ostacolo, con “Il maestro e Margherita” (digitare esattamente Master i Margarita), l'operazione è possibile se, come me, avete non semplicemente letto il romanzo, ma riletto e riletto, cosa non impossibile poiché si tratta di un capolavoro assssssoluto!
Io lo guardo anche in russo, so quel che sta accadendo e, amo le recitazioni che amici russi mi han detto essere fatte da attori quotati e assai stimati in patria. Ora … perché l'Itaglia nemmeno li doppia e ce li presenta? Perché la qualità da fastidio? Pensare è faticoso? Si teme che la sensibilità dell'Itagliano se agitata troppo, porti a stitichezza e altre forme di disagio fisico? Se la tivù di stato, più rigida e compromessa di quella delle vere dittature ( e quel popolo solo di rado, davanti alle evidenze più smaccate lo sospetta, ma per non più di tre secondi) non sa o non vuole produrre qualità ( e propendo per il non vuole...) potrebbe selezionare quel che di buono fanno altri e con poca spesa trasmetterlo! E invece niente! Silenzio. In Itaglia o ti fai da solo oppure sei costruito, destrutturato, di fatto deformato, da una televisione banalissima, fino al ridicolo.
Se serve riempire la pancia, avere un tetto, acqua e riscaldamento, quando queste necessità sono appagate, due sono le vie del destino umano, o avviarsi ad essere un consumatore compulsivo, oppure un essere pensante (il gradino successivo al pensiero è la sensibilità ecc). Nessuno deve essere obbligato. La scelta è libera, ma se non mi mostri mai la qualità non mi rimane che essere consumatore e questa tragedia sta accadendo più in Itaglia che in Russia … ne sono certo. In Itaglia, come rimasuglio della mentalità di un'altra epoca, l'epoca delle borghesie, come la definì un grande studioso, la cultura serve per contraddistinguere una casta. Essa è atto esteriore. Ma attualmente!!! ora che le nove sinfonie di Beethoven possono esse re acquistate in buona edizione ad un prezzo irrisorio, e così vale per tutta la cultura alta, ecco che essa non serve più anche e sopratutto, per identificare una classe sociale. Ora Beethoven o un romanzo di Fitzgerald, sono una libera scelta possibile che si può effettuare senza sofferenze, senza tirare la cinghia. Basta volerlo, ma si uccide la volontà negando quasi l'esistenza di questi capolavori che vengono relegati a gingle pubblicitari o di suonerie del telefono ecccccccc!
Più scrivo più mi sto indignando, lo ammetto.

Putin uguale dittatura? Non so rsipondere. So che Lui ama l'arte. Non l'ho mai conosciuto personalmente ma ho frequentato gente che ha avuto, e spesso, questa possibilità e guarda caso … spesso sono artisti, musicisti e alcune volte ambasciatori. Ne3ssuno mi ha parlato male di lui, cosa che per altri capi di stato ho sentito cosine truci o divertenti e che comunque non esitavano nel ridicolizzare, nel dimostrare una vuotezza.

E ora due esempi a questa Itaglia che vive di propaganda e ama dimenticarlo; uno itagliano e uno russo …

Ma vi sembra impossibile che il celebre eroe senza orecchie, ovvero Giuseppe Garibaldi (gliele tagliarono in sud America in quanto ladro di cavalli), con esattamente 1089 uomini mediamente sgangherati potesse anche solo infastidire con la su “spedizione dei mille” il Regno delle due Sicilie che era la terza potenza economica Europea e disponeva della seconda flotta sempre europea (prima la Gran Bretagna)?
Sarebbe come dire che una pulce da sola possa accoppare un cane!
Eppure ci credete e particolarmente in nord Itaglia mai il minimo dubbio vi ha sfiorato …

Veniamo alla cosiddetta guerra dell'Uktraina. In Itaglia si pensa che Putin abbia in quanto dittatore, arbitrariamente invaso certi territori a lui confinanti, esattamente la Crimea e la zona di Donetsk. Manie di conquista di un cattivone!
Ecco invece la storia; Cruschev negli anni sessanta sposta amministrativamente quei territori sotto l'Ukraina che è una delle repubbliche socialiste sovietiche confederate. Sarebbe come se si spostasse la provincia di Piacenza dall'Emilia Romagna alla Lombardia “dimenticandosi” di consultare gli abitanti. Crolla il muro, si creano nuovi equilibri e giustamente l'Ukraina e non solo, ottiene l'indipendenza. L'oblast (repubblica) di Donetsk e la Crimea, si ritrovano ad essere considerate territorio ukraino anche se la popolazione è a stragrande maggioranza russa. In alcune zone si supera l'ottanta per cento. La volontà popolare, nonostante l'opposizione del governo ukraino, riesce ad esprimersi per mezzo di plebisciti e chiede di diventare Russia. Si arriva alle armi. Ecco i fatti. A questo punto, cosa dire della versione ufficiale del Cattivone di Mosca? Sarebbe un reato se avesse cercato di favorire il RITORNO di territori e popolazioni alla loro patria? Allora … cosa si cela dietro alla propaganda, non alle notizie evidentemente false, che i mass media non solo italiani ci propongono? Una scusa costruita malissimo per attaccare uno stato, quello russo, che non intende inchinarsi alla potenza Usa e alla sua vassalla Europa. Ecco tutto.
Ecco perché quando si parla di Putin e della Russia taccio. Perché troppo è quel che avrei da dire. Non santifico nessuno e ritengo che ogni uomo che agisce nell'ambito del potere non possa mai mai mai avere le mani pulite. Posso però domandarmi chi le ha meno sporche e quale popolo mi sembra più spirituale, di spessore.

Ogni tanto osservo il filmato presente su youtube, di Vladimir Horowitz che suona al concerto di Mosca. Quell'uomo con gli occhi chiusi che ascolta e lascia scivolare una lacrima sulla guancia al minuto 1:29 della Traumerei di Schumann, quell'uomo per me è la Russia migliore, l'eterna Russia che crede nell'arte come valore supremo. Horowitz, fuggito cinquant'anni prima con pochi soldi nelle scarpe e con l'amico Menuhin, è tornato. Nella Russia ammutolita, che censurò “Il Maestro e Margherita”, “Vita e destino” e i loro autori, e suicidò fra i tanti Maiakovskij ed Esenin e uccise nei campi, uno per tutti Mandel'stam, quella Russia … vedeva tornare un grande che pianse se stessa perché era tornata una fetta di anima, e da quella crepa si insinuò un mondo. Da quella crepa passai pochi anni dopo anchio e mi recai prima di tutto sulla Sadovaja al numero 50, con emozione suonai il campanello a quel celebre quarto piano, nessuno rispose, ma Bulgakov ha sentito, lo so e della Russia il ricordo di quei passi su quei gradini, il ricordo di quel muro scalcinato di azzurro …. altro non so, altro per me che sono forse troppo sognatore, non esiste. Da ogni punto della terra, nonostante la pesantezza del corpo e l'illusione e la fame dei sensi, dobbiamo saper prendere il volo verso un infinito che ormai so non essere distante. In Russia, in quella Russia che ho conosciuto e che stimo, è più facile e si desidera ancora …. volare via.

lunedì 12 settembre 2016

MARITZA (invenzione tratta da una storia vera)


Cafè de la Règence. Anno 1861. Seduto solo, ad un tavolino esterno, un uomo anziano in abiti dell'epoca di Luigi XVIII, quindi degli anni venti di quel secolo. Anacronistico, come lo sono spesso e consapevolmente i vecchi, in lui brillava uno sguardo vivo in un modo talmente vistoso che, anche se in quel momento sedeva solo, meditante su una notizia appena letta, sembrava che un'aria più nitida lo circondasse. Le donne, tutte senza distinzione, se venivano colpite anche nella casualità della folla, dal raggio del suo sguardo, portavano a casa un turbamento non solo misterioso, ma anche erotico. La prima reazione era di sorpresa; una volta a casa, di stizza, pensando “ma cosa vuole quel vecchio da me!”, anche se quel vecchio nemmeno le aveva notate e lo sapevano… e poi col tempo, quando nella vita di tutti, le sensazioni più vere si fanno costanti , ed ovviamente parlo dei momenti che anticipano il sonno, gli unici nei quali nella finzione dell'esistenza facciamo i conti con la realtà, quella vera ecco, col tempo, visto il perdurare del turbamento dalla mente, al cuore, ai visceri in dosi incalcolabili e alla fin fine amabili, ecco che quelle donne di qualsiasi età, che avevano evitato quel tratto del Palai Royal in riva al Café de la Régence, ci tornavano, per indorare l'anima a quel raggio. Poi dall'anonimato che lo circondava riuscivano ad ottenere un nome e spesso, questo uomo solitario, si vedeva recapitare mazzolini di fiori di stagione e in primavera violette e mimose da lasciarlo interdetto e sentirlo dire spesso “E' Venere che me li manda, per la mia devozione!”

Questo signore con occhi melodiosi, amava sedere all'interno ed osservare giocare agli scacchi o sfogliare il giornale oppure, sorbire il caffè con lo sguardo perso nel nulla. Solo in primavera amava sedere fuori, ma il posto che si era scelto in un oggi del passato del quale vi narro le gesta, era un tavolino all'estremità, a ridosso del flusso della gente in libera uscita. Lo si era visto chiedere al cameriere di mettere una seconda sedia vicino alla sua, ordinare il caffè e dedicarsi, cosa strana per lui, ad una minuziosa osservazione dei passanti. Le donne compresero immediatamente che non cercava una donna, e per gli uomini, il suo era un neutro sguardo di vecchio che nulla diceva e probabilmente sembrava perso nei ricordi. Ad un certo punto gesticola e chiama il cameriere. “Vede quel giovane signore? Si, quello, portagli il mio biglietto!”. Il giovane, vent'anni in salute ma pallidi e con discrete occhiaie, stava parlando con un amico che aveva visibilmente fretta. Batteva il bastone da passeggio con agitazione e si allontanò approfittando del biglietto recapitato dal cameriere. Il giovane si gira facendo perno sul tacco destro e, con sguardo stizzoso, vede il vecchio . Si sventola un attimo col cartoncino che ha uno stemma araldico e decide che è corretto anche se noioso assecondare. Si avvicina e accenna un inchino fulminando comunque con lo sguardo che comunque si spegne senza fare effetto. Il vecchio rimane serio e indica con un gesto elegante la sedia libera. “La attendevo”
Il giovane si siede. “Ma io non la conosco signor Visconte ...”
Conosco suo padre”
io che me lo ritrovo in casa dalla nascita invece non lo conosco”
E' una legge della vita giovanotto. Lo comprenderà amerà e rispetterà quando sarà padre anche lei ...”
non lo sarò mai...”
Un attimo di silenzio. Il giovane ordina un caffè osserva la gente che passa. In quel momento una bambina si stacca dalla folla e porta un mazzolino al vecchio che ringrazia con un cenno leggero del capo condito da un sorriso radioso. La bambina torna dalla madre che con la mano guantata saluta, e sa di poter osare perché mai un marito riuscirà ad essere geloso … di un vecchio.
Il giovane ha un sorriso ironico e poi dice
sua figlia?”
non ho figli ...”
Troppo elegante per essere una serva ...”
E un amante non può essere ...”
Aggiunge il vecchio Sorridendo.
Senta giovanotto … immagino che lei non sappia chi sono ...”
Il giovane prende il biglietto che aveva appoggiato sul tavolo e lo legge,
lo so invece … Il signor Louis Marie Demartin du Tyrac Visconte Marcellus”
Grazioso insolente …. ma lei non ha mai sentito parlare di quella persona … giusto?”
Giusto”
il privilegio di andarsene lasciando di sé una buona reputazione, appartiene solo a chi vive nei villaggi. In una grande città la reputazione di una persona muore prima di lei...”
Parigi è un grande villaggio ...”
Parigi è Parigi, ed è più grande di quel che lei possa immaginare ...”
Il giovane ora è interessato. Ha compreso che, male che vada dedicherà qualche minuto ad un anziano per un dovere di casta che non sente, ma che potrebbe irritare il padre se lo saprà ignorato.
Suo padre mi ha confidato che lei è un po' giù. Tre duelli in una settimana … il desiderio di farsi ammazzare, secondo me, ma questi rivali erano così imbranati che farsi battere da loro anzi abbattere, le è sembrato decisamente insopportabile”
Il giovane si alza di scatto e il vecchio gli fa cenno, senza degnarlo di uno sguardo, di sedersi di nuovo.
Brucia che io l'abbia capito … vero? Una donna?”
Silenzio.
Ho indovinato … una donna …
ho una storia da raccontarle e lei ora la ascolterà!”
ne è così certo?”
Si, perché ho per lei la soluzione. Osservi ora quella signora ...”
Una donna veramente bella si avvicina, non degna il ragazzo di uno sguardo e lascia un mazzolino di violette sul tavolo … uno scambio di sguardi che sembra complicità e poi vola via … questo mistero incolla il giovane alla sedia, Monseiur le Vicomte lo sa, è la prima volta che fa leva su questo potere, ma ha promesso di fare il possibile per un amico.
Era maggio, e la sera del 24, vidi la Bellezza, quella con la B maiuscola.
Mi segua ragazzo e sarà salvo. La misero nella stiva. Fu un'avventura palpitante farla mia, e lo scritto che narra quel fatto mi rese celebre prima di tutto in Francia, e poi nel mondo. Mandai via i marinai. L'avevano messa in una cassa da morto. Era circa sei piedi e ci stava di misura. Poveretta. Era stata maltrattata, aveva sofferto. Sollevai il coperchio, feci luce con la lanterna e la vidi. Da quel momento sono suo. Lei governa in me … e ogni sera, per quattro mesi di viaggio scendevo, sollevavo quel coperchio e la ammiravo. Un altro caffè per favore! Si, anche per lui.
Immagino che questa mia mania macabra la metta a disagio. Le sembrerò un mostro, un depravato, che per quattro mesi osserva nella cassa, ma non pensi per cortesia e ascolti.”
Nel frattempo un altro mazzolino è stato depositato sul tavolo.
Arrivò in Francia … il re volle conoscermi per ringraziarmi personalmente e una sera, un suo ministro venne a prendermi e mi disse che avrei visto una cosa stupenda. Entrammo dal retro di quel grande palazzo e passando per i corridoi dei servi giungemmo a ridosso di una sala, mi fece mettere l'occhio nella serratura. Il re, il mio re era in ginocchio, con la sola camicia, davanti a lei e dopo un'ora, nel freddo della sera, gli misero un mantello rosso per ripararlo dal freddo. Lasciò fare, poi se lo tolse, si avvicinò a lei, la coprì, tornò ad inginocchiarsi per qualche minuto e, camminando a ritroso, esattamente come abbiamo sempre fatto noi con lui, lo vidi uscire.
Lo so ragazzo che non capisci … o forse hai capito?”
No. Devozione ad un cadavere maltrattato dalla sorte … questo ho compreso ma non mi piace … e comunque è ovvio che qualcosa mi sfugge e lei lo sta facendo apposta”
solo una decina di anni fa tutti avrebbero capito il sottinteso … Io sono la persona che riuscì a portare a Parigi la Venere di Milo … la statua di donna più bella dell'antica Grecia … lo dicono gli scultori … e se lo dicono loro ...”
Ho compreso e la ringrazio a nome della Francia ...”
Si alza, sistema giacca e panciotto ma il vecchio lo invita a sedersi nuovamente.
Ovviamente non intendevo gloriarmi ma narrarle come andarono veramente i fatti ...”
Li conosco. Mio padre mi ha parlato di lei e mi ha letto quelle pagine ...”
Bene! E lo dico non per narcisismo. Vede, sono mortalmente stanco … e se lei ha letto questo mio raccontare sarà più rapido”
Letto e riletto ...”
Perfetto. Lei saprà allora che non venni via immediatamente dall'isola. Sapevo che il signor Ender aveva disegnato un volto femminile. Era la figlia di un pilota della nave sulla quale era imbarcato. Ottenne di ritrarla solo al patto di mostrare il disegno solo una volta arrivato in Europa. Quel padre temeva gli ottomani, padroni della Grecia, e che la figlia finisse in un serraglio. Andai e ottenni di vederla a patto di non parlarne in giro e di qualche soldo. Ero vicino alla casa. Lei sapeva che era cercata ed uscì, in mezzo ad un groviglio di sorelle bambine, e mi si fermò il cuore. Era bianca e nessuno era bianco in Grecia perché la povertà ti faceva uscire per fare di tutto pur di sopravvivere. Era candida, alta e con occhi neri perfetti. Aveva i lineamenti della dea. Era da poco fidanzata ma avevo colpo e se avessi deciso … ma venni via con le tasche piene di fiori e di arance. Le lasciai un bracciale dei miei, d'oro pieno, e lei mi diede questo, di corallo, e qui c'è inciso il suo nome ...Maritza”
Glielo mostra e quando il ragazzo glielo rende, lo rifiuta.
Ascolta, ho quasi finito, porta pazienza. Porta pazienza. E sento che non ce la faccio più … io me ne andai da Maritza. Ero diviso. Venere o Maritza. L'ideale o la realtà ..
Il vecchio ha gli occhi umidi … una lacrima scende … altri mazzolini sul tavolino.
Aprire quella cassa e vederla … e vinse la dea … Ora parti pezzo di cretino … basta duelli. Son passati più di quarant'anni. Mi sono informato prima di cercare di parlarti. Maritza vive … vive ancora … e sua nipote è dicono che sia … un sogno … ho detto che sei mio nipote … pezzo di cretino … “
Il vecchio si alza, barcolla un attimo e gli stropiccia i capelli.
vai … vai e non guardare la dea ...”
Monsieur le Vicomte, in abiti di altri tempi, col suo bastone pomellato d'oro, se ne va. Il ragazzo gira come un rosario il braccialetto fra le dita e poi si alza. Passeggia a caso e ammette a se stesso che lo affascina questo viaggio.
Passa in banca, prende molto contante, compera un baule e qualche abito. Tutto questo accade in un'ora … potenza della giovinezza … e poi decide di andare al Louvre.

Ecco la sala. C'è la fila. Sta per entrare, ma sente una mano sulla spalla. E Monseiur le Vicomte …
Quanto mi hai fatto attendere … ora fila. La vedrai al ritorno. Prima la realtà, e da essa riceverai la forza per sopportare l'ideale … fila via. Fila … scappa!”
Il ragazzo sorride, gli stringe la mano e corre, letteralmente vola via.
Partì nel pomeriggio e il Visconte di Marcellus, finalmente comprese che poteva morire e ci riuscì, senza sforzo, prima del tramonto.



martedì 16 agosto 2016

Sulla poligamia nell'Islam (risposta ad articolo di Massimo Campanini del 15agosto 2016 pubblicato su "Il fatto quotidiano")

Buongiorno. Non sono musulmano e probabilmente nemmeno cattolico, le parlo da studioso.
Ho sofferto un poco leggendo il suo articolo e le spiego perché. 
Trovo che sarebbe stato interessante ed edificante per il lettore de "Il fatto quotidiano", comprendere il perché della poligamia, perché esistette.
Le ripeto cosucce che sicuramente sa bene, ma ritengo sia necessario che le sappia il lettore; comprendere equivale a tollerare anche in una dimensione evolutiva.
L'ebraismo era poligamo ad una precisa condizione (e di fatto lo è teoricamente tutt'ora). 

Se la moglie di mio fratello rimane vedova io la sposerò per dare un padre ai suoi figli. 
Questo era il comportamento consigliato e la sua motivazione risiedeva nel fatto che esisteva un vuoto normativo nei confronti della donna che rimaneva vedova e ancor più per tutelare i suoi suoi figli. La persona giuridica dei figli maschi prima del Bar mitzvah (circa 13-14 anni) era inglobata in quella paterna. Se mancava il padre giuridicamente si rasentava il nulla. Maometto visse questa tragedia. Lo si verifica facilmente osservando la storia della sua vita. Molti passi del Corano rappresentano per  l'epoca e per la cultura nella quale era inserito, un femminismo, nel senso che tutelando la donna in quanto madre si tutelava il figlio, figlio senza tutele quale lui fu con grande sofferenza. L'ebraismo deve parte della sua tradizione al periodo babilonese. La zona, che si potrebbe definire equidistante da Europa e India, si definiva su un canone interpretativo proprio. Nell'induismo il "problema della vedova" era risolto coll'invitarla a gettarsi nel rogo del marito (Yourcenar e non solo ...docet). 
Il punto è che ora quelle tutele si possono dare alle donne e ai figli quindi la motivazione profonda e originaria della poligamia si perde.
Essa ha comunque anche un altro senso. Ostentazione di ricchezza. La moglie, come altri beni, ha un valore commerciale calcolabile. E' così anche in occidente. Inutile negarlo. E' sufficiente indagare le motivazioni dei divorzi che son aumentati a dismisura in occasione della crisi economica in corso nel mondo europeo-americano. La donna dell'uomo benestante adduce spesso come motivazione il fatto che il marito non si può più permettere il tenore di vita precedente, che diventa quindi la causa per la quale si fece quella unione. La donna, nella nostra cultura opulenta, spesso, troppo spesso, accetta il ruolo mercificato, e l'uomo risponde con la medesima interpretazione. Questo secondo aspetto diviene poi poligamia di fatto poiché, quasi sempre, l'uomo della elite economica occidentale, ha di fatto un harem di amanti, e la donna non è da meno.

Domanda ... se  si ragiona senza ipocrisie, si deve ammettere che attualmente si tende verso una poligamia non legalizzata che coinvolge ambedue i sessi e nel rapporto di solito comanda chi ha più capitale. La ricchezza  dei ceti bassi è l'ideale, dei ceti alti potere e denaro che non sono sinonimi.

Accade anche in altre culture? si, da sempre. Quel motivo saggio che riabilitava la figura giuridica della vedova in fondo per tutelare e figli maschi, si è perso da anni.

Le porto un esempio italiano un poco datato. Il caro conte Ugolino era chiuso nella torre della fame insieme ai figli. Così dice Dante e così nel senso profondo del termine intendeva un'epoca. Ma ... noi sappiamo che eran figli e nipoti di lui, in quella torre! questo vuol dire che nella famiglia allargata dell'Italia medievale, i figli miei o di mio fratello eran considerati sempre figli. Se si spendeva il medesimo vocabolo era perché di fatto l'importante era appartenere al clan, in questo senso si intendeva la discendenza. All'epoca, in un contesto simile, l'origine della maternità, la sua autenticità, era secondaria. Non come nel caso della stanza porfirogenita dell'imperatore di Bisanzio. In questo caso essere porfirogeniti era un titolo fondamentale. Se Dio aveva dato a me il diritto di regnare, io potevo passarlo solo a mio figlio. Se per qualche motivo (le care ed eterne corna ...) il figlio non era mio, avevo disatteso ad un ordine divino e sarebbero stati anni neri per me e il mio popolo. Legittimità nella procreazione. e in quella stanza di porfido l'imperatore copulava con la moglie in presenza di testimoni. Essa veniva poi chiusa sottochiave e i suoi secondini erano eunuchi. Solo quando si rivelava fecondata poteva tornare libera. Anche in questo contesto, una volta assolto il sacro compito miriadi di relazioni occasionali o stabili, si realizzavano sia da parte maschile che femminile. La mentalità era la seguente: ho fatto il mio dovere nei confronti della divinità. Terminato il mio "orario di lavoro", faccio quello che mi pare. Funziona anche oggi, solo che i lavori che ci condizionano sono altri.

Via quindi le ipocrisie. La nostra società, ormai individualista all'estremo, e può radicalizzarsi ancora di più, tende verso una poligamia di fatto? no. nulla è cambiato, se non l'ingerenza della giurispudenza nel gestire la faccenda. Nella chiesa cristiana solo dal millecento il matrimonio divenne anche sacramento. Controllo della massa gestendo l'istinto erotico ....ineleganza che quel saggio di Betlemme mai consigliò ....
buone vacanze.

giovedì 11 agosto 2016

La formula dell'eternità (prosa? poesia? odio le categorie...)

Quando morirai camminerai molto 
e giungerai stanco ad un luogo calmo. 
Vedrai a destra un cipresso bianco e una fontana.
E' in quel momento, 
quando sarai vicino all'acqua fresca che scorre,
è in quel preciso momento
... che dovrai essere forte

e solo se ricorderai le mie parole
queste parole ...
ci rivedremo. 

Vedrai una folla assetata bere, ed è si lunga tratta
che non avresti creduto che morte tanta
n'avesse disfatta.

Ma tu taci e resisti e ripeti a te stesso le poche parole
che ti chiesi di ricordare!
e fermati solo al lago che troverai più avanti resistendo alla mostruosa sete.

Quando i due guardiani chiederanno
seri e gentili
"chi sei ... dove stai andando"
allora, solo allora ricorda esattamente!

ricorda ed esattamente, ripeti:
"Sono di stirpe divina
figlio della Terra e del Cielo stellante
e ardo di sete ... da morirne"

e loro
i guardiani
ti inviteranno al lago
distante dal bianco cipresso e dalla fonte affollata
che annulla con la memoria
il tuo essere
che è dell'anima ...l'esistere.

E sarai eterno
E vivrai con loro
ormai guardiano severo e gentile
dell'eternità e della formula.

Solo così potremo rivederci.
Ricordalo ..... ricordati ...
e ora vai
che è mio il tempo del corpo 
e non più tuo
ed è per questo che stai soffrendo.

Oggi nel bosco
vagante da trent'anni
ho incontrato mio padre.

Ha bevuto alla mia borraccia
ma non era dissetato ...
per questo l'ho riconosciuto.
Solo nei morti che non cedono il corpo
che non vogliono, che non riescono
per affetto verso chi resta,
solo per quei morti ardenti
la sete si fa inestinguibile.

... e gli ho indicato la via che il tuo dio
costruito da sacerdoti di imperatori ingordi
non poteva conoscere ...

Gli ho detto Padre!
ecco le Parole ... e non avere fretta
attendi la domanda prima di dire ...
per sembrare sincero ...

Si è allontanato da me
di nuovo ...

e ha compreso forse, 
forse ...
che questa mia, che sembra un'illusione,
vale più del nulla che lo possiede.

Se questa sera 
quando ti verrà chiesta 
ricorderai la formula esatta
Oh Padre ...
se ricorderai, 
se resisterai alla sete
ci rivedremo.
ciao Pa'

... ciao ...

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Tirolo, tre agosto 2016. 
Ero nel bosco. Un signore col viso sciupato e lo sguardo allucinato, mi dice che si è perso. Ha sete. Gli passo la borraccia e la vuota ma non basta. Mi ringrazia e con un sorriso ironico gli dico che se prosegue per questo sentiero e fra duecento metri volta a destra, e poi prosegue per meno di un chilometro, troverà la statale e un bar. E' perplesso. Si legge nei suoi occhi che ha capito di essersi perso per un attimo, in una frazione di bosco inserita, incastrata in un mondo civile ormai onnipresente. Perdersi, in tutti i sensi non è più facile, ma basta poco, oltre gli spazi,in sé stessi... qualche passo senza certezze, e questi umani incapaci di leggere le stelle, il muschio e la solitudine accedono alla paura.
Mi ha salutato con un cenno della mano ed è sparito, ma per me, di Orfeo adepto, è stato solo l'inizio di una visione insensata per chi ama la desertica razionalità. Ho lasciato correre la mente dove voleva. Mi son fatto neutro, spenti i sensi, immobili i muscoli, lento il respiro per ridurre il suo fruscio e rallentare fino all'assoluto silenzio, il cuore. E' così che accade. Per Esiodo eran Muse, per la Pizia Apollo. per me non so, ma so, ora so, che quello era mio padre, attaccato a me, a noi resistendo alla morte che lo aveva chiamato trent'anni fa, perché sempre i figli son fragili agli occhi di un padre. 

E' tutto. Ringrazio la voce che dal silenzio del corpo mi ha mostrato questa verità. Che sia simbolo, realtà o malattia cosa importa. l'Importante è essere capaci di poesia ...