lunedì 27 maggio 2019

La porta stretta (racconto parabola)




Passeggiavo nel bosco con Lolita, il cane. Non avevo meta. Il tempo era stupendo, l'aria immobile e nel silenzio si sentiva la mancanza del canto degli uccelli e del fruscio delle foglie. Vagavo senza meta e scorsi in lontananza un edificio. Non intendevo raggiungerlo e sovrappensiero, dopo qualche minuto lo cercai di nuovo con lo sguardo ma non lo vidi. Tornai sui miei passi senza perdere di vista quel punto … ed eccolo riapparire. Pensai che … ma pensare non portava a niente. Mi avvicinai e vidi. Era una chiesa semplice, col tetto molto acuto, tipico dei posti abituati ad inverni con molta neve, e il campanile, semplice come una matita era di fianco ma non attaccato al corpo dell'edificio. Le pareti erano fatte di ragnatele, vere ragnatele perfette. Su ogni parete, al centro, un ragno piccolo e scuro che già da tre passi non si vedeva più. Gli spigoli, la struttura quindi, era di plastica trasparente. Sapevo che ne esiste di così perfetta che da quasi tutte le angolazioni di luce, si fa invisibile. Dentro, sia all'edificio che al campanile, non c'era niente. Il prato continuava, fuori come dentro, allo stesso modo. Non c'era la porta. Anche la facciata era un'unica ragnatela e dedussi che della facciata si trattava perché di fianco c'era il campanile. Questo era composto di quadrati lunghi un braccio, riempiti di ragnatele e con al centro un ragnetto questa volta rosso.
Il cane, un Beagle di corporatura minuta, riusciva ed entrare dalle trame più larghe rasenti il terreno; faceva giusto vibrare la ragnatela perché un po' la sfiorava. L'insieme era qualcosa di stupendo. Tentai di entrare, agendo come il cane. Cercai di farmi piccolo piccolo e mi mossi con lentezza e delicatezza ma ruppi due fili, la ragnatela tutta in quella parete si staccò e oscillò un poco come una bandiera, e poi si fermò completamente. Mi sentii in colpa. Avevo turbato un equilibrio, infranto una bellezza, e me ne andai tornando sul sentiero maestro.
Una volta a casa, quando il senso di colpa divenne ricordo, mi domandai come potevo fare per entrare in quel tempio. mi domandai … ma i ragni vanno in letargo d'inverno o muoiono o insomma … cosa fanno?
Guardai su internet ; digitai "dove vanno i ragni d'inverno" scelsi il sito aracnofilia che mi sembrava ben fatto e iniziai a leggere ...

Deduzione. Per avere certezze dovevo sapere di che ragni si trattasse. Decisi di tornare la mattina dopo. Partii all'alba e arrivai che c'era il sole a picco. C'era un filo di vento ma le ragnatele delle pareti nemmeno se ne accorgevano. La parete che avevo distrutto era lì di nuovo, rifatta perfettamente e non vi era più alcuna traccia del mio danno. Fotografai i due tipi di ragni e una volta rincasato, cercai per confrontarli con varie centinaia ma non riuscii ad identificarli. Le possibilità, così ragionai, sono le seguenti. Primo, non l'ho riconosciuto perché molti tipi si somigliano moltissimo, secondo, forse non era fra quelli che ho comparato e che non erano certo tutti i ragni del pianeta e forse, ma mi sembrava esagerato, erano due tipi di ragni mai visti prima. 

Devo tornare in città, al lavoro. Lavorare vuol dire fare qualcosa che non ti piace. Se ti piace non si chiama così e per la mia generazione (e prevedo anche per la prossima) 
l'unico lusso, dal quale comunque in troppi sono esclusi, è sopravvivere.
In inverno non esco quasi per niente per risparmiare. Solo il cibo, il lavoro e la passeggiata per Lolita mi portano fuori. Sto in tana e penso a quella chiesa e decido ... anche se non ho in proposito certezze. Ma quando lassù nei boschi e nei prati inizierà a sgelare tornerò e se, come spero, troverò solo la struttura trasparente, vi entrerò e aspetterò che i ragni costruiscano i loro muri.

Ed eccola la primavera. E' fredda, ma nella mia esistenza esiste solo questo dubbio, questa possibilità … e il cane, quindi parto senza nostalgie.

Il cane è al mio fianco, e il dubbio è ora qui davanti.
Le ragnatele ci  sono e sono talmente belle così congelate che  mi commuovo. Non posso entrare forse mai se veramente questi ragni non sentono il freddo e mi accuccio con Lolita sulla pancia dentro il sacco a pelo, guardando quel capolavoro di cristallo che ora, al tramonto brilla di uno splendore eccelso. All'alba mi sveglio per tempo. I colori del sole sono meno rossi. Un giallo quasi dorato rende tutto meno passionale del tramonto e il sole che cresce in cielo non riesce comunque a sciogliere niente. 

Mi sono allontanato solo per fare incetta di scatolette e biscotti per me e Lolita e non voglio staccare gli occhi da questa bellezza. 
Le giornate comunque, quassù in alto, delicatamente si stemperano e nel sereno mi rendo conto che pian piano il clima si fa più mite … ed ecco, dopo una decina di giorni tersi, delle nuvole si avvicinano. Si alza un vento abbastanza robusto che passa attraverso i fili delle ragnatele producendo un sibilo che cambia continuamente d'intensità e poi, come se il vento giocasse con sempre maggiore consapevolezza … quel rumore si fa musica. Ascolto quasi senza respirare ed ecco che il vento che ha fatto il preludio, si ferma e le prime gocce di pioggia, delicatamente martellano i fili ghiacciati delle ragnatele e sembra musica di angeli. Termina la pioggia. Le ragnatele sono sfibrate. Sembrano vele esauste di una nave fantasma abbandonata da anni al caso. Il vento conclude la sinfonia portandosi via i brandelli ed eccola, solo la struttura, ed entro intimorito da tanta bellezza. Mi stendo, mi infilo nel sacco a pelo con Lolita e mi addormento pensando che finalmente in me giace un ricordo bello. La mattina dopo all'alba, sono rinchiuso. Non me ne sono accorto subito. Il sole era acuto, potente, e il clima ancora assai freddo, ma poi, quando il sole si è portato abbastanza in alto, ho visto … eccole le ragnatele, prodotte nella notte, e mi piace pensare che sia stata proprio la notte anche se i ragni li vedo, al loro posto, al centro dei loro pizzi leggeri. 

Passano i giorni. Ho scoperto che stando qui dentro non sento la fame. Non so come possa vivere il mio corpo ma non mangio, non ne sento l'esigenza e quindi nemmeno faccio più i bisogni. Lolita è serena, esce ed entra dal tempio quando vuole e anche lei mi sembra che non abbia più desiderio di cibo ... e io non sono più io da quanto sto bene. I prati si sono riempiti di soffioni e quando il vento fa volare i suoi minuscoli ombrellini mi sembra di essere fra le anime leggere di un Paradiso che nemmeno Dante, che desiderava un dio Padre, poté immaginare. 


Un altro evento stupendo ormai accade all'alba. Le ragnatele, quando mi sveglio, son piene di gocce di brina. Basta svegliarsi un attimo prima del sole ed ecco che l'edificio diventa un gioiello e brilla talmente che per una mezz'oretta non vedo più il mondo esterno e mi sembra di galleggiare in un infinito di luce. Poi il venticello dell'alba, sprimaccia i soffioni e gli ombrellini nel loro volo spesso rimangono presi dalle gocce. Io osservo, non ho altro da fare. La bellezza la si scopre osservando … e le gocce le asciuga il vento, e gli ombrellini del tarassaco riprendono tranquillamente a volare. 

Ma tutto finisce per noi mortali … e un pomeriggio ecco che tre persone che come me la prima volta ... passeggiano sul sentiero, e notano l'edificio. Sempre come me lo scorso anno, continuano a camminare e si voltano per guardarlo di nuovo. Stupiti nel non vederlo tornano sui loro passi e quando lo riscoprono decidono di avvicinarsi. Li avevo notati subito e non ero per niente tranquillo. Si avvicinano. Chiacchierano e si fanno dei selfie ma scoprono che l'edificio nelle foto non appare. Sono irritati. Mi hanno visto ma hanno fatto finta di niente finché si decidono a salutarmi. Mi chiedono a cosa serve. Dico che non l'ho fatto io. "E come ha fatto allora a finirci dentro?" - "Lo desideravo e ho atteso il momento giusto". Uno di loro decide di entrare. Goffamente, come me la prima volta, rompe la ragnatela nonostante gli abbia detto che è impossibile così, che rompendo tutto non c'è più fascino, che solo il cane, che è piccolo e sa muoversi bene nella natura, ci riesce. E' infastidito. Nemmeno mi risponde. Se ne vanno. Sono dispiaciuto ma so che questa notte, mentre dormirò la ragnatela verrà rifatta. Ed è veramente così. Ma inizia a venir gente tutti i giorni. Schiamazzi, ragnatele rotte, qualcuno che vuole stare li con me e attendere la notte … non e posso più … e inizia la mia diaspora … ma ora ho un cane e un ricordo bello … ora sopporto meglio anche l'insopportabile e cammino fra boschi e prati cercando un altro tempio sperduto nel quale abitare.

La porta d'Avorio e la porta di Corno (racconto o parabola)

(scritto domenica 26 maggio mattina, giorno delle elezioni europee…)

Desiderava diventare ricco. Non pensava ad altro. Aveva studiato economia per far soldi ma sembrava non bastasse. Aveva risparmiato, aveva pensato, ma non accadeva.
Decise dunque di cambiare città. Prese una stanza in affitto, si vestì bene, controllò le mani … che le unghie fossero ben tagliate e pulite e la pelle morbida perché i ricchi hanno belle mani e se lo sembri forse ti aiuteranno a diventare uno di loro, poi uscì bello e profumato per sedersi al tavolino esterno del Caffè più rinomato che dava ovviamente sulla piazza centrale ed era fra la Chiesa e la banca. Di fronte  assai scalcinato, c'era il Municipio.
Sedutosi vicino al tavolino di coloro che sembravano i più abbienti attaccò discorso e finì col chiedere, con infinita delicatezza, chi erano i più ricchi e come lo erano diventati. Sentì raccontare di molti raccomandati, di altri senza scrupoli e di pochi fortunati … e di uno, il più ricco, che arrivava sempre lì alle dieci e sedeva a quel tavolo esterno in angolo, sul lato della Chiesa.
Gli dissero "è il più ricco anche se di fatto non ha niente!"
e uno di loro iniziò a raccontare - "tutto iniziò un giorno proprio a quel tavolo. Sentì descrivere  un sogno da uno di noi al tavolo che gli stava di fianco..." - "Ho sognatol a casa dove sono nato, dove fui bambino ... era disabitata ma in ordine. In una stanza però ... ho trovato una porta che nella realtà non c'era ... era solo accostata ...l'ho aperta e c'era un sentiero di ghiaia bianca ... ed è strano ... perché ero al primo piano..."- "a questo punto quel tipo che vedi che si sta sedendo la in fondo, distrasse gli occhi dalla Chiesa che osservava, lo guardò con attenzione e gli chiese" - "e cos'ha fatto poi, ha percorso il sentiero?"
"Anche se, come lei ora, era uno sconosciuto, e si sa che mettono diffidenza, l'altro si sentì in dovere forse per cortesia, di rispondere, e disse che nel sogno rimase meravigliato di quel che trovò aprendo quella porta al primo piano e poi non ricordava altro". "Ora le chiedo, se se la sente, adesso … con la fantasia" … "l'altro si fece serio e accennò di sì col capo e iniziò a raccontare" … "vado avanti … di lato niente … di fronte a me vedo solo il sentiero che continua …"
"proceda … con calma. Ha paura?"
"No, non ho paura" - "e ormai tutti, non solo ai tavolini esterni del Caffè, ma anche nella piazza, si ascoltava  attenti. anche le mosche, sembrava ... avevano smesso di ronzare. Ci fu un silenzio senza tempo e poi" … "ecco, ora il sentiero finisce … c'è di fronte uno spiazzo circolare sempre di ghiaia bianca, quasi luminosa … di fronte a me un muro altissimo e sotto,  sempre sulla ghiaia, un tavolino tondo da giardino, bianco, di ferro dipinto e una panchina a due posti sempre di ferro e bianca"
"mi basta" - "disse l'altro, lo sconosciuto". 
"Da poco le è venuta a mancare una persona cara … una persona per lei … fondamentale …"
"e … e come fa a dirlo" - "rispose l'altro visibilmente commosso"... "e non mi chiede neanche se ha indovinato!?!"
"la vede questa tazzina? E' bianca … è evidente … è d'accordo? … talmente evidente che non ha senso parlarne. Il sentiero di ghiaia bianca quasi luminosa … e nulla ai lati … lo spiazzo circolare … il tavolino sempre circolare … la panchina per due e non due sedie separate … e il muro altissimo quindi invalicabile … e solo la morte è impossibile al vivo …"
"In quel preciso momento il tizio che aveva rivelato il senso del sogno ed era seduto al tavolino più esterno sul lato della Chiesa si distrasse perché suonarono le campane per la messa e se le godette con piacere ... e quasi nessuno si alzò, come sempre per andare alla funzione .
Lo sconosciuto che vedi seduto là, invitò lui, che è quello che aveva sognato il muro altissimo e il resto, ad osservare la piazza".
"Tutto è chiaro" - "disse"- "basta osservare, studiare e meditare, ma spesso non serve nemmeno studiare … come ora", - "fece un gesto con la mano comprendendo tutto quel che si poteva vedere" … "questa è una mattina feriale e senza mercato … e la chiesa è quasi vuota … il Municipio che sembra una rovina … e solo la banca tirata a lucido, ha gente che va e viene … ci pensi … in Chiesa si è liberi di andare e non andare … in municipio ci si va il meno possibile e quindi anche a votare ci si va il meno possibile … e in esso, gli unici soddisfatti, sono coloro che ci lavorano … in banca invece … guarda … un viavai continuo … e quella gente non sa che non può scegliere … che vi è costretta …"
"non ci avevo pensato" - "disse il tipo che aveva raccontato il sogno". - "ma cosa c'entra … non capisco!"
"c'entra che siete liberi solo di sognare … e quindi è l'ultima verità che vi rimane …"
"e secondo lei si dovrebbe evitare la banca ed entrare in Municipio e in Chiesa per capirli?"
"in Chiesa, nelle chiese di tutte le religioni, si medita sulla vita, in Municipio si organizza la vita … la banca pensa a se stessa … Riepiloghiamo … In Chiesa sei io, in Municipio noi e in banca …?
… così vi scappano i sogni e il loro senso, che aiuta a vivere e a fare scelte o anche solo a capire la vita … a capirsi … E così scappano i sogni e finisce che so più io di voi in un attimo che voi di voi stessi …"
"Lo sconosciuto tornò guardare la chiesa ma solo per un attimo, e poi si mise a leggere il giornale. Il più ricco della città gli consegnò personalmente un buono per mille colazioni pagate … così sarebbe stato sicuro … forse … che per almeno tre anni lo si sarebbe visto in quel Caffè … e uno alla volta tutti siam passati da lui coi nostri sogni … e ci ha raccontato di noi. Non ha nulla, nemmeno una casa. Gli prestano tutto e lui sorride e non chiede niente. Ringrazia, beve un caffè e se il dono appena ricevuto non gli serve, lo ridona. Lui è il più ricco del paese!"

Il ragazzo che voleva diventare ricco ascoltò attentamente capì la lezione. Si fece assumere in banca ma in un'altra città, perché se c'è chi ti racconta i sogni ... chi ti dice chi sei, allora in banca ci vanno in pochi ... 


sabato 27 aprile 2019

Coez : "è sempre bello" - voglio andare al mare

Ultimamente nella musica pop sta accadendo qualcosa di interessante. Premetto che in arte non credo negli -ismi, nelle correnti, ma negli individui e che le case discografiche, da Barnum in poi, non son dedite nemmeno al marketing puro, che già è grave, come se noi fossimo felici solo coi business riusciti (ne ho conosciuti di ricchi, con vite squallide, poverissime, e solo con oggetti altisonanti di zeri), non al puro marketing dicevo, ma al marketting (basta una t aggiunta e ben calcata, mi raccomando .... e si apre un mondo) che pensa al guadagno enorme subito bruciando in un'unica operazione l'artista spesso finto, costruito gonfio di ghostwriter. E se l'artista fosse vero? lasciatelo cantare (in galera Toto Cotugno o Cutugno, non mi ricordo, che sa cantare ma canta robaccia). Si, lasciateli cantare, coi loro errori e le loro bellezze, e se per due anni non hanno idee no stategli col fiato sul collo. Le idee non vengono quando vuoi ma quando pare a loro e le scadenze sono un delitto per l'arte. Qualcuno, questa volta bravo, diceva, sono solo canzonette, in fondo per essere ignorato e quindi più libero, ma i mercanti quando entrano al tempio (= arte) non hanno rispetto e applicano la medesima tecnica di vendita per un pannolino , per un romanzo ... per una canzone. Qualcun altro ... bravo ... disse e cantò, ma cosa vuoi che sia una canzone, disinnescando una bomba che pochi capiscono ma tutti vivono. La canzone, se fatta bene, è poesia in musica. De Andre, de Gregori, Vecchioni e non solo, i maestri di una generazione, e la nuova avrà i suoi, li sto vedendo fiorire. Chi grande, chi medio, chi piccolo ma dignitoso, in mezzo al ciarpame che non distingue il rumore dalla musica, e l'imitazione da un io creativo, in mezzo al ciarpame, se si cerca, qualcosa di utile si rimedia sempre. Se poi il ciarpame son libri. film e canzoni, ecco che quel che si trova nutre l'anima, ci conferma spesso una consapevolezza, un non ne posso più che in noi non ha ancora forma ma con quell'opera la prende.

Prima di parlare di Coez devo spiegare come secondo me va vista/ascoltata oggi una canzone. 
Il Video, quando uscì come prodotto al quale chi canta doveva addattarsi, fu visto come una costrizione. All'epoca si ascoltava coi dischi e l'immagine in musica era solo canzonissima o san Remo (non li ho vissuti ma qualcosa ho studiato). la tivù divenne sempre più importante e l'immagine che il cantante creava (o chi per lui) diventava influente anche per la comprensione del testo. MAdonna e LAdy Gaga (born This Way per esempio) spesso hanno prodotto canzoni che si fruiscono e comprendono completamente solo se si ascolta il brano mentre si vede il video. ecco cosa accade oggi. Spesso video e testo si fondono in un prodotto unico. De Andre, Vecchioni De Gregori e la loro grande generazione, vanno ascoltati, non visti. Quelli di oggi spesso, non sempre se li ascolti solo ... ti perdi molto.

E ora Coez

Non lo conoscevo ma ascolto e chiedo ai ragazzi cosa ascoltano, lo faccio spesso, e poi scopro. Vivo senza tivù da più di vent'anni quindi la dimensione emotiva del quì e ora finto reale non mi turba....

Se di Coez si ascolta solo la canzone sembra un brodino un po' melenso, una robina italiana con un due per cento di rap diluito in melodia con rima cuore-amore ... ma se ci sommi il video ... allora ci siamo e diventa interessante.


Prima immagine. Un cielo pieno di Mongolfiere, un mare che forse è primavera o forse autunno, ed è un tramonto o forse un'alba. 


Un ragazzo da solo in quella spiaggia. Ha la giacca a vento quindi freddino ma non so ancora che stagione è. Vi dico già che non si capirà ma non è necessario. E' semplicemente quel momento dell'anno nel quale la spiaggia non brulica di corpi sensualità e happy hour.


Il parlato è un po' astratto e comunque l'insieme descrive un presente che quel ragazzo sta vivendo, un presente che fa il possibile per essere ottimista





Eccomi ... dei luoghi comuni imposti ... Mc Donald, la coca cola ... roba non buona mche che fa moda e son multinazionali ... la vita che ti vogliono imporre. se vivi quella vita che ti confezionano sei figo? sei qualcuno o uno strumento? oppure come dice Anastasio ... devi soddisfarti con le compere?  ... 
e l'ultimo fotogramma, il panino che viene spezzato ...


Si conclude con una coppia che se lo divide. Dalle multinazionali con i loro prodotti immagine, alla semplicità, alla verità dell'esistenza con un panino, con una pizza, con un gelato ...
Perché parliamoci chiaro ... io ho documenti italiani ma non mi sento italiano e comunque la cucina italiana è eccezionale. Mc Donald e la coca cola, simbolo dei questi cibi industriali sono spazzatura in confronto e le multi lo sanno. Infatti a livello di dis- Unione europea (ente creato da loro per loro) impongono incessantemente leggi e leggine spesso occulte per sfavorire il prodotto nazionale, locale, di nicchia. La sapevate che ormai, con la legge che ti appoggia, puoi produrre cioccolato senza cacao e formaggi senza latte? ma ... che cioccolato è se non c'è cacao! non merita il nome di cioccolato!!! e il formaggio senza latte poi!!! che schifo ... ma tutti più o meno consapevolmente quella roba l'abbiamo già ingerita ...




E ora Coez (o chi per lui perché è probabile anche che si tratti di una sana collaborazione) fa una cosuccia veramente interessante. Utilizza gli stereotipi del rap nero americano (video inguardabili a base di Ragazze belle ma volgari (quindi brutte), oro moda kitsch ecc, li utilizza dicevo ma ne dimostra, sempre con delicatezza altrimenti i pesci grossi ti mangiano ... ne dimostra la vuotezza.



Ecco i soldi, gli anelloni d'oro e i bracciali ...




Appare la pizza a sconfiggere le multi del cibo e vedrete più avanti il protagonista con le Sergio Tacchini, dignitose ma non modaiole, che spengono le Nike (altra Multi fastidiosa e globalizzante). Dimenticavo, la scena si allarga e lui magna la pizza con una morettina da favola (sembra non italiana, non c'è razzismo nel senso che il problema non si pone in quanto il razzismo esiste solo per chi è razzista). è la ragazza dei sogni, quella reale, quella vera, quella con la quale si condivide il panino ecc è altrettanto bella ma non mostra come in alcuni fotogrammi fianchetti sexyssimi da adolescente che farebbero resuscitare un morto con mutandine da Lolita ... quello è di nuovo quel fare il verso per poi distruggere la finzione, l'esteriorità un tanto al chilo del rap americano da cassetta.



qui non c'è niente da dire, Ci sta essere il cielo sotto il sole ... ma devi essere il cielo per qualcuno ... anche dio creò il mondo per solitudine. Creò prima la Torah (il suo pensiero) e col suo pensiero dialogò e decise di creare l'Uomo, l'altro, perché da soli non si è niente (Ginzberg, "le leggende degli ebrei" primo tomo). ci si riflette sempre nello sguardo di un altro. Si scopre di esistere solo nello sguardo di un altro ...


Ed ecco la lei vera e carina che oscilla sulla mulatta ideale (presa dai video rapper ma ingentilita, tolta la patina di volgarità poiché in italia la bellezza, quella vera, la si cerca perfino quando al supermercato si sceglie la carta igienica) e due tamarre modaiole che frappoco vedremo
.



Ecco il confronto, labbra sensuali ... e una lei vera, quotidiana e ... carina, che mangia qualcosa di slegato dalle multinazionali, un semplice gelato. Quel furgoncino che li vende è semplicità, è vicino di casa, è la vita vera come lalavanderia in cui vai con lei per lavare qualcosa e approfitti di un momento da soli per ammirarla e baciarlain quell'ambiente per nulla ambizioso ... niente lungomare di Riccione o via dei Condotti o altro di altisonante



E un'immagine come questa, il suo profilo sul cielo luminoso anche se ha le nuvole ci insegna che la bellezza dobbiamo saper riconoscerla e non si cela solo nel preconfezionato, nell'ambito ...


Osserviamo ... come in altri momenti del video è sempre no logo. Solo le scarpe per due volte mostrano la firma e accade per uno scopo ... nullificarle. Tu se per quel che sei non per quel che hai o ostenti ... si ricordino le signorine che se hai una Kelly notano quella e non te. Gli oggetti troppo rumorosi ti mettono in ombra ... vieni dopo, ed automaticamente ti fanno i conti intasca ... e anche se sei carina ti sei giocata una parte della tua poesia (se ce l'hai). Questo cale anche per lui. Non si deve essere un collage di griffe. Così si diventa vittime del sistema, ti fai mangiare la personalità dai tuoi oggetti, dai tuoi oggetti, dai tuoi accessori. Sei se hai uno sguardo e hai uno sguardo se hai ... anche piccolo piccolo ... un pensiero


Un gesto quotidiano no logo, distante dalla folla (mare d'autunno o primavera in un giorno nuvoloso e forse pioverà ...) ... solo così vedi totalmente lei, vedi totalmente lui, e notare l'assenza degli auricolari. Anche il mare ha un sussurro o un urlo che affascina oppure raramente un silenzio che quando è veramente silenzio senti il battito dei cuori, del cuore



Ed ecco un'immagine della nostra epoca. Dietro un vetro, la vita è fuori. qualsiasi cosa sia la vita ... è comunque oltre quel vetro


e quello sguardo che pensa, che cerca di capire ... e capire qualsiasi cosa, qualsiasi situazione è sempre anche un po' capirsi


e quella mano che simbolicamente inizia l'osare, il vivere non è diverso dalla bambina che guarda fuori dalla finestra col ginocchio sulla sedia di Balthus che non osserva un mare ma una natura boschiva, in fondo la medesima faccenda, con una vita da vivere che deve accadere là fuori



E a cosa pensa quella ragazza che guarda oltre il vetro? in un ambiente di vita sospesa, ai margini, a ridosso delle immondizie, del nulla, nel medesimo rosso della ragazzina del quadro di Balthus, appare una bimba che fa qualcosa che non comprendiamo. E' l'anima indifesa ma che sa di desiderare e rappresenta per la prima volta con un simbolo universale ed elementare quel desiderio incomprensibile che prenderà forma in un altro essere



La ragazzina è l'anima che si esprima, che canta con un disegno, quel che sta sorgendo nella ragazza che osserva dalla vetrata. Un trittico, tre vetri, il centrale lo sappiamo ... è il dialogo spesso inconsapevole con Dio



Ed ecco cosa potrebbe offrire la vita se ti fermi alle apparenze ... il solito "già visto" del rap nero made i USA...to e abusato. una macchina sportiva di lusso ... chissà di chi sarà ...




Look vistoso, si trucca, mentre la ragazza di tutti i giorni ha un viso acqua e sapone, bella anche senza artifici. Chanel diceva che il trucco serve per mascherare i difetti. Frase anticommerciale, perché lei faceva sul serio e ora le sue idee, colassate in un marchio che fa marketting, sono morte. Se hai una giacca Chanel sparisci in essa, sei la giacca, non sei più tu ...


Le tamarre modaiole sono due. Apparire ... non essere. Look esagerati, gli occhiali e sappiamo che è nuvoloso, sta per piovere, quindi sono un atteggiamento, una maschera, e quel ridere ... e ridere di cosa !!!! della soddisfazione di essere un collage di apparenze, di multinazionali ecc che si sono mangiate il tui io


E poi appare lei, vera, senza trucco, senza marche, in un ambiente semplice



ed eccola la vita ... quella che ha senso desiderare


ed ecco la serenità che non si comprende nella copula, ma nel gioco. Togli ad un animale il problema del cibo e della tana e ... giocherà con chi ha intorno ... indimentica
bili i video degli orsi bianchi ... ricordate?



e si passa ad un volto semplice (era meglio evitare gli occhiali ma nessuno è perfetto ... )


ed ecco un altro momento quotidiano ... e si vedono le Sergio Tacchini ... non Fashion Victim ... se proprio c'è la marca che sia dentro all'abito, per se stessi ... o minuscola ...



Se esisteva la ragazza iideale, la tamarra e quella carina e vera, se esistono i prodotti delle multinazionali del cibo e poi la pizza e il panino ... non poteva mancare una alternativa della Ferrari ... un Volvo Famigliare vecchio modello che ha per me il sapore di surf e mare, di vacanze con amici stracarichi di zaini e bagagli ecc ... ma è anche una comoda alcova ... Perché stare scomodi come i nostri antenati (genitori) che riuscivano ... non so come ... ma riuscivano, a fare sesso in una cinquecento! e lei è li, e lui ... e non serve una Ferrari ... anzi ... vi garantisco ... (esperienza insegna) che per certi giochetti è veramente scomoda ... e il mio cane anche m'insegna ... che non le interessa niente se è una Ferrari o una Panda, l'importante che ci sei, che ci sono, che ci siamo, che stiamo insieme ... questa è la vita ....








E poi in un locale ... e lei china lo sguardo dopo un tuo sguardo ... roba vera. Vita vera. Se ho messo tanti fotogrammi è perché il messaggio in uno sguardo esiste ... e qui è reso bene


... e loro non ridono più ... perchè se dai apparenza riceverai apparenza ... se mostri solo il corpo non meravigliarti se poi vorranno solo il corpo ... ecc



Finale del video ... ora sono in due a guardare oltre il vetro la vita ... la vita naturale ...




Le mani ...





le mani di due ombre (quindi di due anime, non di due corpi e basta) si toccano e ...




... e la vita diventa poesia ...
 
                                                             THE END ...




Vale la pena comunque di mettere vicino all'ultimo fotogramma il primo ...

Canzone più video ... bello, mi piace . Ciao







giovedì 7 marzo 2019

Cappuccetto Rosso e l'astronomia


Questo scritto nasce dal voler rendere disponibile una interpretazione della favola forse più celebre al mondo, Cappuccetto Rosso che non è certo una mia scoperta. 
la sorpresa, quando la racconto, è talmente grande che vedo occhi sgranati e sento esclamazioni che mi hanno fatto pensare. Il problema per me si riduce al fatto che amo studiare, ma a differenza della tendenza della mia epoca, non mi limito ad un unico campo, per esempio la storia dell'arte, ma son curioso di tutto. questi viaggi trasversali spesso mi hanno mostrato la possibilità di soluzioni semplici che semplicemente giacevano in un cassetto, per esempio l'astronomia, che un archeologo o uno studioso di letterature antiche , potrebbe trovare decisamente fuori luogo, di nessun interesse per evolvere la sua materia. Herta von Dechend e Giorgia di Santillana per esempio, con "il mulino di Amleto", propongono la teoria che già nel Neolitico, gli umani fossero in grado di cogliete sia le fasi lunari inserite nel ciclo del sole fra i due equinozi, utili per gestire il raccolto e fissare appuntamenti (piccolo anno), che la precessione degli equinozi, detta anche il Grande anno poiché la durata è di circa 26.000 anni. 
si può aggiungere che ben si distinguevano le Stelle Erranti, ovvero quei pianeti che in un cielo che sembrava immobile, vedeva sfilare  cinque puntolini dotati di una luce meno glaciale e pulsante delle stelle vere e proprie, più la luna che rappresentava l'argento, e il sole che era l'oro. I due metalli non li ho messi per fare il saputello ... ma ... si mediti. L'oro non ossida, la sua eternità è attributo della divinità e il sole che dona la vita è divinità originaria. L'argento ossida e la Luna si fa scura, in un certo senso si ossida anche lei, non rimane se stessa e rappresenta la ciclicità che è ben diversa dall'eternità pura e semplice del sole che è si anche ciclico ma fondamentalmente immortale. 
Torniamo alle sette Stelle Erranti che secondo von Dechend e de Santillana erano già noti nel nell'età della Pietra ... e ora il linguaggio, quello più semplice e non certo aristocratico, ci serve da fonte archeologica. I giorni della settimana. Ecco il Sole, che sfugge al senso in italiano ma rimane per esempio nel tedesco e nell'inglese; segue la Luna con Lundi, Lunedì, Sunday e Montag (Mond Tag), poi Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno. un'altra traccia archeologica dell'astronomia nella lingua? in italiano si dice Canicola per intendere il periodo più alto dell'estate; questo vocabolo designa la costellazione Del cane che in quel periodo è ben visibile. 
Per dimostrare poi l'utilità pratica del calendario lunare nella vita quotidiana, si provi ad immaginare un analfabeta che deve recarsi settimanalmente al mercato del paese più vicino e anche al mercato detto anche fiera del capoluogo che potrebbe avere avuto una cadenza stagionale oppure annuale. Ecco che la Luna diventava il fedele servitore poiché il suo ciclo è preciso e computabile, con pochi sguardi anche da chi non sa leggere e ... nemmeno contare. Si tenga poi conto che spesso il giorno di mercato era sotto la protezione del dio Hermes (Mercurio) quindi lo si svolgeva di Mercoledì e fino alla fine della seconda guerra Mondiale, negli stati europei prevalentemente agricoli, ecco che di mercoledì si preparava il carro con i prodotti della stalla e della terra e la pancia per una sbornia in compagnia. 

Ora un esempio che sembra avere poca attinenza: le tecniche di memorizzazione più antiche, non dimenticando che l'analfabeta aveva molta più memoria di noi. Eccone un saggio. Immaginiamo cinque parole che desideriamo ricordare nell'ordine in cui le dirò (parole rigorosamente scelte a caso). verme, auto, cinque, gelato, sole. Se le avete lette e vi dedicate a qualcosa d'altro, quando tornerete a quei vocaboli vi accorgerete di ricordarne al massimo tre. Ebbene, esiste un metodo per ricordarli tutti cinque per molto più tempo ... trasformando le cinque parole in una storia. Eccola: Ho visto un verme che guidava un'auto. Si è fermato in una gelateria, ha mangiato ben cinque gelati e poi si è addormentato al sole. La storia si ricorda meglio se è sorprendente e questa lo è abbastanza. Ora che l'avete letta la ricorderete anche stasera e se domani deciderete di aggiungere altre tre parole, ma in forma di storia, e dopodomani altre tre, ecco che le ricorderete tutte. Se poi ci mettete la rima ... Pensateci. Dante per esempio usava l'endecasillabo e ti rendi conto, quando la riga che stai leggendo è troppo corta o lunga, ma solo se hai esercizio. In più sapevi sempre come terminava la riga successiva poiché la struttura imponeva qualcosa che avevi già letto che avesse in legame con quel che veniva dopo. ecco un esempio semplice: 

Nel mezzo del camin di nostra vita (già ora posso prevedere che non la seconda ma la terza riga, terminerà in -ita).

Se la poesia attualmente spesso mantiene il ritmo, non è più per necessità di ricordare più facilmente, ma per gioco intellettuale (che odio) o per puro senso ludico che adoro. 

Torniamo a Cappuccetto Rosso. E ... se fosse una memorizzazione di parole chiave? Se fosse una struttura narrativa con un compito preciso? il fatto stesso che sia molto antica, al tempo del re Sole fu "raccolta", messa per iscritto e si sa che apparteneva al popolo e il popolo, che era legato alla terra non viveva nel nostro tempo che è lineare, ma in quello ciclico della Luna e del Sole (la precessione era un lusso per le caste sacerdotali e per i regnanti). E' capitato ancora a me di conoscere anche in Italia persone che non si ricordavano la loro età e dovevano controllare sui documenti, poiché di fatto la rigorosa data di nascita, nella vita quotidiana non ci serve. è la burocrazya (una volta si scriveva con la i normale, ma viste le sue ultime degenerazioni decisamente patologiche, questa nuova versione con la y mi sembra più calzante) che invece la pretende ma ... al contadino interessa ben altro dal sapere
esattamente la propria età ecc.

Ora osserviamo questa opera:




Vi dico che è di Beato Angelico, (si trova a Berna) quindi scuola fiorentina del quattrocento ma per favore dimenticatelo subito e proviamo a ragionare diversamente. 
Osservate l'opera attentamente considerandola un manufatto di un'epoca nella quale l'agricoltura assorbiva il novanta per cento della forza lavoro umana. osservate senza proseguire nella lettura. Datevi cinque minuti di tempo e poi tornate da me ...

Fatto? 

ebbene ... il bambinello ... è a forma di luna, e avendo la curva a destra si tratta del primo quarto di luna nascente ...
ci siamo? 
Che il mantello azzurro fosse il cielo ci arriva pure Renzi e lo sapevano anche i coetanei dell'artista ma ... e e il vestito rosso? la risposta che si dava .., abito di dolore visto quel che sarebbe poi accaduto al Divin Figlio ... ma ... ascoltate un po' ... nei tempi andati, quando l'astronomia la si praticava solo ad occhio nudo (ultimo fu Ticho Brahe ad Uraniborg), si osservava all'alba o al tramonto. quindi la parte della luna che noi non vediamo, non veniva rappresentata come nera, ma rossa. 

Osserviamo ora:





Quattro opere che mostrano il Bimbo vestito di rosso.
Immaginiamo ora che il Bimbo nudo sia il primo quarto di luna che si mostra in cielo. Allora se il Bimbo è in rosso vuol dire che siamo nei tre giorni del novilunio, ovvero quando la Luna vecchia (vecchia!!! la nonna di Cappuccetto Rosso!!!) è sparita e la Luna nuova (Che sia Cappuccetto Rosso che "casualmente "ha un cappuccio rosso?).

Immaginiamo ora Un ragazzino che nel quattrocento entra a bottega per imparare il mestiere del dipintore. Il maestro, dopo anni di ramazza e macinatura di colori lo metterà a dipingere e l'allievo ormai diciottenne chiederà "perché Maestro" il Bimbo lo devo mettere sempre a sinistra della Madonna?" e il Maestro risponderà "per tradizione!" che equivale a dire un bel "non lo so" che di fatto equivale ad un "nessuno nella nostra epoca si ricorda più". Noi comunque sappiamo qualcosa della ritualità religiosa. Essa deve rispettare perfettamente la tradizione perché altrimenti il rito non produrrà l'effetto desiderato. per esempio. Perché mi passi l'Influenza devo dire cinquanta Ave Maria tenendo in mano il rosario e guardando questo ritratto del Bimbo luna ... passa la vicina che è uno splendore, non resisto e la guardo ed ecco che non ho rispettato rigorosamente la tradizione e mi tengo consapevolmente l'influenza con in aggiunta la consapevolezza che è colpa mia che non ho saputo resistere ad una tentazione della carne. La metto sul ridere ... ma era veramente così.
La tradizione imponeva delle rappresentazioni precise e il presente storico dell'epoca, il cristianesimo di scuola romana, cercava ovviamente di gratificare con un nuovo significato quel che ormai non lo aveva più. Ci si pensi ... il Natale è in fondo una festa astrologica, si tratta del solstizio d'inverno, e se Dicembre di fatto è il dodicesimo mese e non il decimo che la parola Dicembre ci dice, è perché il tempo, il loro tempo ... era diverso dal nostro. L'anno nuovo, nella Firenze del Beato Angelico corrispondeva all'Equinozio di Primavera. Solo su imposizione burocratica divenne il primo Gennajo che astronomicamente non ha alcun senso.

Si pensi ora ad un celebre passo di Cappuccetto Rosso.

Prima fase lunare: Nonna! che orecchie grandi che hai
Seconda fase lunare: Nonna! che occhi grandi che hai
Terza fase lunare: Nonna! che bocca grande che hai
Quarta fase lunare: e poi la mangia (ovvero ultimo quarto fino alla totale sparizione)

Veniamo al Lupo. io amo definirlo "una fetta di notte che ha preso vita".
La prima versione scritta di scuola francese, termina con il lupo dopo aver mangiato la nonna si mangia pure Cappuccetto Rosso.
Questo finale crea angoscia astrologica. LA domanda è: si ripeterà il ciclo lunare? se ci si pensa è la medesima angoscia degli Aztechi nei confronti del sole ... sarebbe tornato? e via sacrifici spaventosi.
Il cacciatore, che ritroviamo anche in cielo in forma di costellazione, e una delle sue forme occidentali è Ercole e quella indiana si chiama Krsna ecc, e il cacciatore dicevo, apre la notte, recupera la luna e permette alla vita di vivere un altro ciclo.

Quel "Nonna che orecchie grandi che hai" lo sentite che è un bisogno di memorizzare il fatto che la Luna deve essere interpretata come se fosse suddivisa nella sua vita mensile, in quattro blocchi?
ma ... se una lunazione è 
28 giorni, diviso per quattro viene sette, quindi quattro settimane ... 12 mesi per 28 giorni ed ecco che ho 336 giorni ... mancano 29 giorni ai nostri 365/6 ... cosa vuol dire? vuol dire che esiste un tempo senza tempo. Un'angst, un'angoscia di fine anno quando si arriva al solstizio d'inverno (notte più lunga e giornata più corta) con la sensazione che la notte si mangi tutto il giorno se ... non interviene di nuovo un Dio a ristabilire il ciclo. 
Ok, ma ... perché dodici cicli lunari non sono 365/6 giorni come l'anno che conteggiamo oggi?
Astronomia alta, roba da sacerdoti. Il popolo capiva la Luna, Per capire il Sole serviva più preparazione  e comprendere che il ciclo solare, cioè da equinozio di primavera ad equinozio di primavera, era di 365/6 giorni era un ordine che veniva dall'alto, di solito dal Papa o comunque dai capi delle varie religioni. Se dodici lunazioni e l'anno solare fossero state identiche come durata sarebbe stato tutto più semplice. Così invece accade che la ciclicità si sposti. provate a verificare. Fate finire l'anno dopo 336 giorni e poi ricominciate. Vi ritroverete la feste del raccolto che in ogni anno sarà in un mese diverso ecc.

Ora noi, anzi voi ... leggete la data sul calendario e l'ora sull'orologio. Immaginate per favore un paesino dell'ottocento della campagna italiana. Il mezzodì lo decide il campanaro ma ... lo chiamano in osteria e si distrae ... suonerà dieci minuti più tardi e per tutti sarà mezzogiorno a mezzogiorno e dieci. Non esisteva il nostro tempo inesorabile e rigido. I minuti servivano a poco. E anche le ore non erano tutte lunghe allo stesso modo come le nostre. Le ore del buio venivano divise per dodici e quelle del giorno pure, quindi d'Inverno un'ora, un dodicesimo della giornata, durava meno delle nostre ore di oggi dettate dalla esigenza di razionalizzare per massimizzare il guadagno ... l'aspetto materiale dell'esistere. Per l'anima, per le stelle ormai c'è poco posto.

Osserviamo ora questa immagine:

Statuetta di Iside e Toth e di fianco Madonna con Bambino. 
Penso ci sia poco da aggiungere. Si coglie immediatamente che la "struttura", Bimbo a destra ecc, è la medesima, solo che si va indietro di qualche annetto ... circa tremila ... e la faccenda si fa interessante. Per trovare l'immagine basta digitare su Google
Iside e Toth Madonna con Bambino
e troverete un sito che mi sembra farneticante ... ma in fondo sto folleggiando anch'io ...

Ora ... la Utet ha pubblicato nella collana Strenne Utet, un bel libretto con una ventina e forse più versioni di Cenerentola del Tibet .... Anche questa favola è astrologica ... e non solo questa. Se certe narrazioni si assomigliano in tutto il mondo è perché in fondo descrivevano le medesime situazioni. e poi ... si pensi ai popoli dell'Oceania. Navigavano su barchette di "carta" con una precisione misteriosa ... ma non per loro che il cielo lo conoscevano minuziosamente.
Consiglio poi la letture de "La Luna nel bosco" di Giuseppe Sermonti che ho scoperto di recente. Pensate, una fatica per arrivare a scoprire queste cose ... e comprendere che non ho scoperto niente! ho sorriso con piacere. Ho usato la mente, ho capito qualcosa oppure mi son costruito un qualcosa che ha una leggere coerenza e me la faccio bastare ... chissà ... Anche Newton Pensava di avere ragione poi è arrivata Una Pietra (dal tedesco Ein Stein ..) e ora la realtà è sua ... per quanto? e chi lo sa ...
Ma non m'interessa. è troppo bello pensare, amare, ogni tanto mangiare ... morire ... dormire forse ... disse Hamlet. e se morire fosse svegliarsi? e l'oppio del divagare, del pensare e pensarsi procede stupendo ... ma ora tocca al cane ... ha i suoi diritti e vi lascio per la sua passeggiata. 

Brano terminato alle ore 14:00
dopo la passeggiata con Lolita (i malpensanti sappiano che è un cane ...) mi è venuto in mente che qualcosa invece, l'ho scoperto e riguarda il Beato Angelico. Nulla di eccezionale e comunque la situazione della "scoperta" merita di essere narrata. 
L'Università italica è nota nel mondo per il suo sistema di raccomandazioni che la sociologia ama definire familismo amorale. Ero a lezione per Fenomenologia degli stile, da un certo Renato Barilli, temutissimo dagli allievi non per stima ma perché (non si dice ma perché ma a me piace ...)lunatico e con un caratterino che la rosy Bindi in confronto è una rosellina di maggio. Ebbene ... Ad una lezione , dopo aver spiegato che il non finito non era caratteristico solo della pittura, ci disse, nella aula ad anfiteatro del 33 di Zamboni street, che per esempio uno dei più grandi scrittori del novecento aveva scritto tre romanzi e li aveva lasciati appunto incompiuti. Ci chiese se sapevamo dire chi fosse. Silenzio. Premetto che io ero un trentenne che aveva già studiato parecchio (Giolitti je t'aime!) e comunque avevo zero timore reverenziale nei confronti di chi sembra ma non è ... ebbene ... Il prof si dimostrò offeso della nostra ignoranza e ci disse che ci dovevamo vergognare ecc. Non ne posso più e alzo la mano: "dica"
"Franz Kafka". Lui con sguardo irritato: "Ma se lo sapeva perché non lo ha detto subito!" ... e io: "perché c'è un problema ... Kafka i romanzi li ha conclusi...". Il professore emanò un Ah! assai sonoro, ci fu un attimo di silenzio e poi cambiò argomento. 
Con questo personaggio accadde anche quanto segue con argomento il Giudizio Universale del Beato Angelico che si trova al Monastero di San Marco in Firenze.



Barilli ci stava spiegando che in questa opera si poteva cogliere la transizione fra due epoche. Si poteva cogliere la composizione medievale e anche un tocco di modernità con la prospettiva delle tombe nella parte bassa. Ormai consideravo quelle lezioni un dovere ma non una cosa seria e poiché mi ero accorto di un particolare chiesi.... "Ma prof, di solito nei Giudizi Universali ci deve essere anche il piccione! . Lui mi corresse facendomi notare che era una colomba e risposi fra l'ilarità della aula colma, che si trattava di umorismo e comunque li invitavo a dare la caccia al piccione. Tutta l'aula inizia a cercarlo ma non lo trovano. Mi chiede di indicarla e io rispondo che la mostrerò se mi da il suo posto. Mi resi conto che stette al gioco perché ormai rispettava la mia cultura e anche una certa mia stravaganza (infatti il giorno dopo mi chiese di fare una tesi con lui sul rapporto arte letteratura ... ma rifiutai) e mai gli mostrai il piccione. Lo faccio ora anche se immagino che molti ci siano già arrivati da soli---
Le tombe sono la pinna caudale, il Cristo in mandorla è la testa. i due appuntiti cieli laterali sono le ali.  Eccolo il medioevo, con i suoi simboli immensi, che tiene testa alla descrizione della realtà che fa irruzione laicamente con la prospettiva. ecco lo Spirito Santo, immenso che è tutto il Creato.

buona notte

No, un'altra meditazione ho dimenticato. Se fino a più o meno il 1470 predominò la composizione della Madonna col Bambino a destra (per chi guarda), l'avvento del pensiero laico, della magia naturale che divenne poi scienza, rese lecito negli artisti farsi delle domande e reagire quando la risposta era "lo vuole la tradizione". ed ecco che il Sacro Bambino sarà messo a sinistra o al centro ecc. Una particolare composizione, che emula la famiglia imperiale di Bisanzio, vuole la madonna col Bambino centrale in grembo, poiché l'opera rappresentava contemporaneamente la regina madre con l'erede e Maria con Cristo. Ma dalla rinascenza serba, reazione periferica ma potente all'Iconoclastia che si irradiò sia ad oriente che ad occidente ... della Serbia. La tradizione mantenne manto blu, la veste rossa e il bambino-Toth a destra di chi guarda ed instaurò una poco imperiale dimensione affettiva fra madre e figlio ... e finalmente anche l'affetto ebbe spazio nell'arte sacra, per approdare allo sposalizio mistico si santa Caterina del Correggio che mostra una madre sorpresa e gioiosa per la maternità.

e ora definitivamente a nanna!