mercoledì 25 maggio 2016

14 aprile, mattina di pasqua, mattino presto







               L'onda che si infrange sulla sabbia
               muore continuamente

               e tu

               piccolo umano,
               pensi di essere mortale

               tu

               che puoi veder morire il tempo


            

GABRIELLE (testo teatrale)

GABRIELLE

TESTO TEATRALE IN DUE TEMPI


Si apre il sipario. Il palcoscenico si rivela completamente buio e si coglie tutta la sua vastità. (non si vede comunque altro che nero, niente attrezzi, corde ecc.)
sul lato destro (secondo lo spettatore) c'è una porta che non si vede. Immagino tutto coperto di velluto nero e comunque con la morbidezza della stoffa. La porta si apre verso il palcoscenico e mostra un ambiente molto luminoso del quale comunque non si vede alcun dettaglio. Sul palcoscenico, a circa tre metri dalla platea, sulla parte destra ma non troppo di lato, si trova un divano nero tipo barocco col bordo in legno verniciato di bianco, voltato verso il fondo quindi di schiena al pubblico. Nella parte buia della scena, sulla sinistra, si trova una poltrona del medesimo stile del divano, girata verso il pubblico. Quando sarà il momento verrà fatta avanzare nel buio fino alla posizione definitiva che è a circa cinque metri dalla platea. Il fondo del palcoscenico, sarà anche schermo per proiettare immagini.
Nella seconda parte serviranno anche lampade di Wood e fumi bianchi, ambedue con moderazione.

Personaggi in ordine di apparizione:

Gabrielle. Indossa una tunica nera lunga fino ai piedi. Non si devono vedere le scarpe. In testa un cappellino nero con veletta. Nelle poche occasioni nelle quali questo personaggio cammina o si muove in scena, il viso non deve essere visto ma appena intuito e lo immagino bianco fino all'eccesso, scavato e senza rughe.

Segretaria di Gabrielle. vestita di un tailleur monocromo che deve dare idea di professionalità ma non di eleganza

Signora di Praga. Donna anziana. Abbigliamento senza pretese. Immagino un cappotto, una borsa e un borsone assai dozzinali. Da una tasca del borsone deve emergere parte di un libro.

Bambina. La immagino d'altri tempi. Potrebbe essere vestita per esempio alla marinara.

Padre di Gabrielle. completo con gilet, possibilmente marrone, in fustagno, un poco vissuto. Camicia chiara senza cravattino. Cappello portato in modo informale, baffi chiari. Circa trent'anni.

Nonno di Gabrielle. Vestito come il Padre, ma in marrone più scuro o nero. Camicia identica, cravattino. Cappello portato correttamente.


PRIMA PARTE

Si apre la porta. Dalla luce abbagliante si vede entrare nella scena completamente buia, una figura in nero (Gabrielle) accompagnata dalla segretaria.
Si fermano vicino alla porta e continuano un dialogo iniziato prima di entrare.

Segretaria di Gabrielle: “e cosa dirò a miss ...”

Gabrielle: “quel che dirai a tutti”

Segretaria di Gabrielle: “mi fa male … non so se riuscirò ...”

Gabrielle: “e allora non dire niente”

Gabrielle attende in silenzio. La Segretaria comprende ed esce chiudendo la porta portando nel frattempo agli occhi un fazzoletto. Gabrielle va verso il divano. Si siede sul lato destro e accende la sigaretta. É stata seguita dalla luce che la illuminava quando è passata dalla porta. Ora questo raggio è su di lei, al di là dello schienale del divano. Si vede continuamente salire il fumo della sigaretta. Il pubblico vedrà a volte un po' del cappellino ma tendenzialmente solo il fumo. La voce di Gabrielle deve essere roca ma ben cadenzata. Oltre il femminile poiché secondo me, arrivati ad una certa età, se si ha capito qualcosa della vita, si va oltre la divisione sessuale e si diventa essenzialmente un essere umano. Per questo la tunica rende anonima la corporeità di Gabrielle.ogni tanto, sfumando l'immagine, il viso o il mezzo busto di Gabrielle si vedono sullo sfondo proiettati. Un'immagine labile, fragile, che spesso scompare.

Un sospiro.

Gabrielle: “E ora Dio … siamo tu e io … oppure, sono qui in solitudine ...”

Alcune boccate di fumo

Gabrielle: “dimmi, per favore … ho bisogno … assoluto bisogno di capire. Ho fatto la cosa giusta nella vita?”

Silenzio

Gabrielle: “un segno … un segno. Sono arrivata a quell'età nella quale non ci si accontenta più dell'azione. Ora desidero … ho bisogno … di sapere.
Un segno … chiedo un segno, e lascerò tutto questo senza rimpianti”

Silenzio

Gabrielle: “avrei voluto fare di più. Usare come bottoni le stelle … usare la notte come una stoffa … e la neve … e l'erba ...”

Bussano. La segretaria apre la porta e si ferma a metà fra questa e il divano

Segretaria di Gabrielle: “c'è quella signora che ha tanto cercato”

Gabrielle: “quella di Praga?”

Segretaria di Gabrielle: “si”

Gabrielle: “al momento giusto … ora che non ho più impegni”

Segretaria di Gabrielle: “li avrebbe … e tanti ...”

Gabrielle non risponde

Gabrielle: “falla entrare”

La segretaria esce ed entra la signora di Praga, timidamente, e si ferma poco oltre la soglia. La segretaria chiude la porta.

Signora di Praga: “buongiorno ...”

Gabrielle: “lei dice? … speriamo … prego, si accomodi. È andato bene il viaggio?”

Signora di Praga: “molto, grazie, ma non era necessario farmi fare il viaggio fino a Parigi in macchina ...”

Gabrielle: “era necessario ...”

Signora di Praga: “le sarà costato una fortuna ...”

Gabrielle: “non perda tempo a preoccuparsi dei soldi dei ricchi!”

Signora di Praga: “va bene”

Gabrielle: “qualcosa che non va? La vedo un po’ rigida ...”

Signora di Praga: “sono tesa … lei … si insomma … lei è un mito...”

Gabrielle: “il mito è un modo di ricordare che viene utilizzato da chi non ha ancora acquisito il senso del tempo … non esistono nella realtà … i miti ...”

Signora di Praga: “e poi mi disorienta quel che la sua segretaria mi ha appena detto … lei avrebbe smesso … sembra per sempre … di lavorare!”

Gabrielle: “non avevo più niente da dire, quindi dovevo. E poi c'è l'età.
É arrivata per me l'ora di fare i conti … e anche per questo in fondo l'ho cercata. Si … lo so che è meravigliata ma si sforzi di pensare, per cortesia, che è seduta davanti a una persona anziana. Tutto qui. Un'anziana curiosa. Gradisce qualcosa da bere?”

Silenzio

Gabrielle: “proporrei un caffè”

Signora di Praga: “va bene”

Si apre la porta e appare la segretaria

Segretaria di Gabrielle: “posso esserle utile?”

Gabrielle: “porta un caffè alla signora”

La segretaria esce e torna portando un tavolino che posiziona vicino alla poltrona della signora di Praga che osserva stupita.

Gabrielle: “non si sorprenda. Sta ad origliare dietro alla porta per essermi utile. Non si rende conto che esiste la privacy e … in fondo, la celebrità consiste in questo e poco … si, poco altro … ma vedo che ha un libro! Posso essere indiscreta?”

La signora di Praga sorride e si alza. Prende i libri, che son due, e li porge a Gabrielle, nel frattempo la segretaria porta un vassoio con una caffettiera, una tazza e una zuccheriera. Gabrielle fa cenno alla segretaria di andare e versa personalmente il caffè alla ospite.

Gabrielle: “ma sono due! … Borges … mai letto niente. Lei che ne pensa? Poesie ...”

Signora di Praga: “è molto colto ma con mia sorpresa lo capisco e spesso mi commuove”

Gabrielle: “e quest'altro … mai sentito. Peter Weiss. Ecco, ora comprendo quanto mi sono persa della vita. E di questo …. Weiss, che mi dice?”

Signora di Praga: “mi ha lasciata senza parole”

Gabrielle: “di Borges … ora che ci penso, qualcosa ho. Tempo fa un amico … un conoscente, mi aveva citato a memoria qualcosa di suo che … penso di avere … trascritto qui … infatti eccolo! Senta!”

Sul fondo appaiono le parole che una voce fuori campo recita. Appaiono come se fossero battute a macchina, e alla fine c'è tutto il testo leggibile per il pubblico, ed è il seguente: La vecchiaia / questo è il nome che gli altri gli danno / potrebbe essere un periodo stupendo. / Morto l'animale, o quasi è morto, / restano l'uomo e l'anima.

Gabrielle: “si, restano l'uomo e l'anima. Bello. Ma la lingua che usiamo spesso non è sufficientemente corretta. L'uomo e l'anima … la donna e l'anima … ma a quell'età, che ora è la mia, servirebbe inventare un’altra parola. Io non sono più donna … sono oltre questa divisione della carne. Restano l'uomo e l'anima, giustamente, come dice il poeta … rimane quindi qualcuno di asessuato. Bello quel che dice, ma il linguaggio dell'uomo, nato per esigenze pratiche quotidiane, non ha ancora gli strumenti per l'anima …e ora questo Peter Weiss … di lui non so proprio niente ...”

Signora di Praga: “è un testo teatrale. Sarà in scena a Praga il mese prossimo e mi hanno detto che è sconvolgente”

Gabrielle: “lo ha già letto?”

Signora di Praga: “sì, mentre venivo qui, in macchina, ma mi sono fermata. É troppo forte per me”

Gabrielle: “troppo forte? Mi consigli qualcosa, una paginetta, così per rendermi conto”

Signora di Praga: “è segnata in rosso”

Gabrielle: “Si … eccola”

Appare come prima, parola per parola, il testo seguente che una voce fuori campo legge: =Poteva sopravvivere solo il furbo / che ogni giorno / con attenzione sempre desta / conquistava il suo palmo di terreno. / Gli inetti, / gli apatici, / i miti, gli agitati, gli inadatti / gli afflitti / quelli che si commiseravano / erano schiacciati.

Gabrielle: “interessante … è una ottima descrizione della nostra epoca!”

Signora di Praga: “lei dice? Non ci avevo pensato. Pensi che invece è la testimonianza di un reduce dei campi di concentramento. Peter Weiss non ha fatto altro che trascrivere i testi del processo di Francoforte e portarli in scena”

Gabrielle: “l'operazione in sé non mi dice molto. Sappiamo di quella tragedia ormai tanto. Mi rendo conto invece che quelle parole potrebbero descrivere la nostra epoca. Chiusi i campi, l'umanità ha trasformato il pianeta in un campo di concentramento”

Signora di Praga: “non ci avevo pensato … complimenti. Io ho solo sofferto leggendo …lei invece ha capito qualcosa in più ...”

Gabrielle: “soffrire serve a questo … a capire … eeeee. Mi dica. Perché ha sottolineato la parola -i miti- !

Signora di Praga: “perché è in quella parola che mi identifico”

Gabrielle: “io penso … che tutte queste categorie … gli inetti, gli apatici, gli afflitti …meritino rispetto. La nostra civiltà si erge su una colossale menzogna …non siamo tutti uguali, e per questo un mondo che dà a tutti i medesimi diritti e doveri è altamente discriminante. Anch'io mi identifico con una di quelle categorie”

Signora di Praga: “lei? Non posso crederlo ...”

Gabrielle: “lo so … io per voi, per il mondo, sono ormai un essere perfetto, irreale …
Ma veniamo a Lei! Immagina perché l'ho cercata?”

Signora di Praga: “nella mia vita è accaduto solo un fatto che può interessare ...”

Gabrielle: “mi può raccontare qualcosa in più di quello che hanno scritto … di quel fatto?”

Signora di Praga: “penso di sì … ma ho bisogno di un perché … per farlo”

Gabrielle: “giusto. Lei sta per aprire lo scrigno che contiene il suo unico gioiello. Giusto. Vede … di tanti che ho letto, o visto quadri o altro, e che spesso ho personalmente conosciuto, lui è l'unico che sento essere veramente e incondizionatamente grande … e pensi che capisco ben poco di quel che ci ha lasciato. Io … forse … sono stata maestra in un'arte minore, ma non ne ho la certezza. Misurandomi col destino di chi stimo appunto incondizionatamente, mi auguro di poter risolvere questo dubbio”

Signora di Praga: “ma lei è una grande … forse la più grande”

Gabrielle: “non si offenda ma non mi interessa quel che la gente pensa, gente che quasi sempre non sa distinguere il valore dalla moda … e la moda è fatta per passare … qui in Francia poi, non è accaduto più niente di interessante dopo Proust. Solo intellettuali che hanno occupato tutti gli spazi, anche quelli che spetterebbero agli artisti. Giusto Simenon e Yourcenar tengono viva la lingua francese”

Signora di Praga: “e perché non chiede prima a loro!”

Gabrielle: “Simenon è troppo vivo … troppo noto, troppo ricco e troppo solo. L'altra ho in conto di chiedere, ma ho pensato prima a lei ...”

Signora di Praga: “ma io sono ben poca cosa”

Gabrielle: “non so nulla di lei, ma desidero sapere tutto, la prego tutto, su quell'incontro”

Signora di Praga: “ma ero solo una bambina ...”

Gabrielle: “lei era ed è semplice e sincera. In fondo anche Simenon lo è … ma il successo lo schiaccia, lo fa correre troppo … e io sono vecchia”

Signora di Praga: “quindi lei vorrebbe capire qualcosa di lui. Qualcosa che le possa dare la certezza che … “

Gabrielle: “sì. Quel che sta accadendo con lei l'ho già fatto con amici di Proust, ma purtroppo non sono approdata a niente. Ho cercato anche qualche conoscente di Strindberg e Wilde, ma sembra che si ami ricordare solo le loro stranezze … io sto finendo signora … e mi tocca concludere in un'epoca nella quale i grandi se ne sono appena andati. È come se fossi entrata in un locale e che lui, per esempio lui, fosse appena uscito … e per un niente me lo sono perso, per una distrazione, per una smagliatura del tempo. Mi comprende?”

Signora di Praga: “si … a me succede spesso con mio padre … quando prendo il tram …ho la sensazione che sia appena sceso ...”

Si illumina lo schermo e mostra immagini delle vie di Praga e la Signora di Praga arriva ad un giardino pubblico e gira a caso. Slow motion, bianco e nero molto sgranato. La Signora di Praga inizia a raccontare.

Signora di Praga: “C'è qualcosa che non ho mai raccontato. E fu dell'unica volta che lui mi accarezzò. Ricordo … eravamo appena arrivati a Zurau, con mamma, papà e la tata. Un po' di campagna per svagarsi dalla città. Da tanto non l'avevo più visto … ed era lì, da solo, seduto al tavolino esterno di un caffè. L'ho riconosciuto e ho letteralmente costretto i miei a raggiungerlo. Non potevo resistere. Dovevo sapere … lui mi riconobbe, mi sorrise, si alzò dalla sedia e strinse la mano a mio padre che cercò di scusare il mio comportamento. Il fatto lo sa. Avevo perso la bambola al parco. Lui era seduto a una panchina. Mi vide cercarla e poi piangere. La tata mi stava portando via e lui mi raccontò quella storia … che l'aveva vista andar via col fidanzato, che era felice e che dovevo lasciarle vivere la sua vita … alla mia bambola.... Lo rividi e spesso. Andai ancora al parco solo per sentir raccontare da lui cosa Alma stesse facendo. La bambola si chiamava Alma. Era la mia migliore amica.
Il dottor Kafka, che io chiamavo signor Franz, così si era presentato a me bambina, fu geniale, non trova? nell'inventare quella storia per diluire quel piccolo dolore.

Gabrielle: “Si … geniale. Quando lessi di questo fatto rimasi colpita assai più che dalla sua opera. Questo fatto è piccolo se lo vedi nella vita di tutti i giorni, ma enorme per delicatezza, per sensibilità, e mi fa immaginare il livello, per me purtroppo irraggiungibile dei suoi racconti”

Signora di Praga: “… ma queste cose comunque lei le sa già; sono sui libri da anni”

Gabrielle: “sì, certo, le conosco, ma sentirle raccontare da lei è come se si fosse al parco e fossi anch'io bambina … di fianco a lei ...”

Signora di Praga: “ma ora torniamo a Zurau ...”

Gabrielle: “si … giusto … quel fatto che non ha mai raccontato”

Signora di Praga: “e comprenderà facilmente il perché ...”

Gabrielle: “perché non l'ha mai raccontato? Perché fu la prima carezza ...”

Signora di Praga: “esatto, la prima carezza oltre mio padre. Ne ero incantata. La sento tutt'ora … non so spiegarle”

Gabrielle: “la sensibilità è più sensuale di un corpo atletico …. signora. Fu la prima carezza che ricevette da un uomo, e il caso volle che si trattasse di un uomo eccezionale”

Signora di Praga: “si … ora comprendo. È ver, anche se adulto e malato. E quindi … questo ricordo tutto mio …me lo sono tenuto. Torniamo a Zurau … Papà terminò le scuse e io gli chiesi come stava Alma. Mi disse che si era sposata ed era felice. Che mi salutava e … mi diede questa”

La Signora di Praga prende una cosa dalla borsa, allunga la mano per mostrarla a Gabrielle. Il pubblico percepirà solo un piccolo oggetto in sé insignificante.

Signora di Praga: “Ora che sono adulta mi accade di pensare che l'avesse trovato per strada, ma non importa. In quel momento io fui felice … pienamente felice …e mi accarezzò. Era questa cosina qui. Una stella di cristallo. Piccola. Mi disse che per le nozze Alma aveva un abito fatto di neve … e i bottoni erano stelle”

Gabrielle: “… fatto di neve … e i bottoni erano stelle … grazie finalmente …Finalmente ora so”

Signora di Praga: “cosa”

Gabrielle: “ora ho capito”

Signora di Praga: “la vuole vedere?”

Gabrielle: “no. No grazie … fatto di neve e i bottoni … erano stelle”

Signora di Praga: “ho detto qualcosa che non va?”

Gabrielle: “Finalmente … finalmente un segno ...”

Signora di Praga: “ma non capisco ...”

Gabrielle: “sono io che devo capire … e ho capito … finalmente. Ora la invito ad esprimere un desiderio. No. Non dica niente ora … la mia segretaria provvederà e … per favore … non ponga limiti alla sua fantasia”

Signora di Praga: “desidero stringerle la mano”

Gabrielle: “la mano? Perché?”

Signora di Praga: “non lo so ...”

Gabrielle e la Signora di Praga si alzano. Ora sono al centro della scena. Gabrielle è diffidente. Osserva la Signora di Praga, ma poi si decide e allunga la mano. La stretta è semplice. La Signora di Praga sorride. Gabrielle no.

Signora di Praga: “grazie”

Gabrielle: “quando uscirà da qui tornerà in sé e una stretta di mano non le basterà più.
La quotidianità non esiterà a mostrarle un desiderio … e allora lo dirà, per favore, alla mia segretaria”

Signora di Praga: “va bene … ora vado”

Gabrielle: “buongiorno”

Signora di Praga: “addio”

Gabrielle: “si … giusto … addio”

La Signora di Praga esce e Gabrielle torna a sedersi. Si accende debolmente la lampada di Wood che farà risaltare il bordo bianco del divano. Nevicherà leggermente. Fiocchi piccoli e abbastanza intensi. Alla fine dello spettacolo il pavimento dovrà essere tutto bianco.

SECONDA PARTE

Si sente un cigolio. Ruotine che si avvicinano. Dal fondo appare una bambina con una gabbietta al guinzaglio. Dentro c'è una comune bambola di pezza.
La bimba vede la signora, si ferma e la saluta.

Bambina: “Ciao!”

Gabrielle: “ciao … dove vai di bello!”

Bambina: “al parco”

Gabrielle: “e dimmi un po' … perché la bambola è in gabbia!”

Bambina: “non è una bambola … è la mia amica … si chiama Flora”

Gabrielle: “va bene. Ciao Flora! Ma sai che non è bello vedere una bambina che tiene la sua Flora in gabbia ...”

Bambina: “lo so … e anche le ruote che ...”

Gabrielle: “cigolano ...”

Bambina: “si … è quella la parola”

Gabrielle: “le ruote che cigolano … per quelle bastano quatto gocce d'olio … vieni …vieni qui”

La bambina si avvicina e si siede al divano. Sul fondo, mentre nevica, si vede quel che fanno, ma mai il volto di Gabrielle.

Bambina: “come ti chiami?”

Gabrielle: “mi chiamo …”

Bambina: “ti chiami … Venere. Si … sono sicura”

Gabrielle (ride): “sbagliato”

Bambina: “eppure hai quella faccia...”

Gabrielle: “e perché lo pensi?”

Bambina: “perché papà ogni tanto la sera mi disegna delle storie e la dea dell'amore la fa uguale a te … quindi sei tu. Ti ho riconosciuta subito”

Gabrielle: “tuo padre … forse ha un po' ragione. Sai, io insegnavo alle donne a essere belle … e di Flora che mi dici? Prendila fuori da li per favore. È brutto vederla chiusa lì dentro”

La bambina la prende. Dallo schermo si vede chiaramente la scena.

Gabrielle: “le vuoi così bene?”

Bambina: “Si”

Gabrielle: “per questo la metti lì?”

Bambina: “sì”

Gabrielle: “Si è comportata male?”

Bambina: “no … lei no”

Gabrielle: “E chi allora! Non me lo vuoi raccontare?”

Dal video si vede la bimba che si addormenta canticchiando una canzone ad Alma.
Voce fuori campo della bambina. L'immagine sfuma e siamo si torna al parco del filmato precedente

Bambina: “ero al parco con Alma … e Alma è andata via. Io mi ero messa a giocare con Emile. Avevo messo Alma seduta sulla panchina vicino a Edna e Susy che sono le bambole di Sophie e Lisette … e poi ero vicina vicina, ma mi sono girata e Alma non c'era più … e invece Edna e Susy erano li. L'ho chiamata, l'ho cercata, ma era andata via, e allora mi sono messa a piangere … ma il signor Franz mi ha detto che l'aveva vista andare via col fidanzato … la tata mi ha detto che l'ho persa ... ma non potevo perderla … era la mia migliore amica … mi capisci … vero?
E ora vado al parco dal signor Franz per sapere come sta Alma.

Gabrielle accarezza la bimba che si sveglia. Il filmato si spegne gradualmente e torna l'immagine che mostra la bambina e Gabrielle sul divano.

Gabrielle: “e ora metti in gabbia Flora perché hai paura che, come Alma …se ne vada … giusto?”

La bambina abbraccia forte la sua bambola. Il primo piano dello schermo lo mostra.

Gabrielle: “ma lo sai che non è giusto ...”

Bambina: “si … anche tu hai fatto così con la tua Alma ...”

Gabrielle: “ la mia... anima … no ... non l'ho fatto … o almeno credo”

Bambina: “allora rinuncio alla gabbia se anche tu ...”

Gabrielle: “va bene … ma io non ho come te chi mi racconta dove andrà … se starà bene ...”

Bambina: “Hai paura? Anch'io sai. Ho pensato che Flora potrebbe svegliarsi prima di me la mattina … sai, dormiamo sempre insieme … che potrebbe svegliarsi prima di me e poi finisce che mi mette lei nella gabbia mentre dormo ancora …”

Gabrielle: “perché tu … come alma … aspetti il fidanzato ...”

Bambina: “sì. E tu non lo aspetti?”

Gabrielle: “arriva fra poco”

Bambina: “Allora se ti devi peparare vado dal signor Franz”


La bimba se ne va con la bambola in braccio e la gabbia, in mezzo alla scena, comincia a bruciare. Il video si concentra sulle fiamme e poi pian piano sparisce.

Gabrielle: “Eccomi di nuovo sola … e questo è il tempo … qualcosa sta sbocciando sta accadendo … un abito fatto di neve e i bottoni erano stelle … sono pronta. Qualsiasi cosa accadrà … sono pronta”

Si sente avvicinarsi un carro tirato da un cavallo e una voce maschile che canta. Dal fondo arriva in scena e si ferma proprio in mezzo. La neve ha reso il pavimento bianco. La lampada di Wood si intensifica. Nel frattempo Gabrielle si stende sul divano e questo rimane al buio. Il divano, che arriva a terra, quindi non ha i piedi, permette all'attore di dileguarsi poiché ora è il divano che prende fuoco

Padre di Gabrielle: “ciao Gabrielle!”

Voce di bambina finora non presente, fuori scena

Bambina 2: “ciao!”

Padre di Gabrielle: “sai … al mercato c'era una fata che vendeva una bambola, una sola. È magica e … l'ho presa per te! Mi ha detto che si chiama ...”

Il Padre di Gabrielle prende dal carro la bambola di pezza.

Bambina 2: “Alma”

Padre di Gabrielle: “giusto! E tu come fai a saperlo!”

Bambina 2: “l'ho sognata prima. Per questo lo so”

Una bambina vestita di bianco spunta dal divano e corre incontro al padre. Lo abbraccia.

Bambina 2: “stavolta porti via anche me?”

Padre di Gabrielle: “si ...sono venuto a prenderti … e dovrebbe arrivare anche il nonno”

Si sente cantare la medesima canzone che cantava il Padre di Gabrielle e dal fondo arriva il Nonno.

Bambina 2: “che bello … tu e il nonno … che bello e continuate a cantare …continuate continuate continuate!”

Padre di Gabrielle: “e perché dobbiamo continuare?”

Bambina 2: “perché la vostra canzone è magica”

Padre di Gabrielle: “va bene. E allora canteremo per sempre! E cosa succederà?”

Bambina 2: “lo so ma non lo posso dire”

Nonno di Gabrielle: “e tu bimba cosa farai da grande?”

Bambina 2: “cosa ho fatto nonno … cosa ho fatto. Ho vestito corpi …così sembrava che avessero un'anima … ti ricordi a Courpiere? Ho rifatto quasi sempre gli abiti di quelle contadine … ricordi i bordi delle tasche lisi, consumati, smangiati? Ho rifatto quei bordi per tutta una vita così la parte sbucciata rimaneva sotto. Ho messo ai ricchi gli abiti della mia povertà, della nostalgia...”

Nonno di Gabrielle: “e quando lo avresti fatto bimba … che sei ancora così piccola? In sogno?”

Bambina 2: “no. Non era un sogno questa volta. Era tutto vero. E tu e papà siete andati al mercato tante volte... e stavate via giorni, settimane e mesi… e vi aspettavo ma non tornavate mai … ma ora finalmente siete qui e stavolta vengo anch'io”

Padre di Gabrielle: “ma … Gabrielle … ma quanto hai aspettato …”

Bambina 2: “ottantasette anni papà … per sentirti finalmente dire vieni anche tu ...”

Padre di Gabrielle: “ah … ottantasette anni! Ma quanti ne abbiamo oggi!”

Bambina 2: “è il dieci agosto padre ...”

Padre di Gabrielle: “ma allora non è poi un gran ritardo !”

Bambina 2: “del 1971 ...”

Padre di Gabrielle: “davvero?”

Padre di Gabrielle: “ti chiedo scusa bimba mia. Ci siamo sicuramente distratti. Sai …chiacchierare con nonno mentre il carro va ...”

Nonno di Gabrielle: “e poi viene sete e fermarsi a bere in una locanda ...”

Padre di Gabrielle: “ma comunque eccoci qui. L'attesa è finita! E … dimmi … perché dovrei credere che ci hai aspettato tanto!”

Bambina 2: “papà … la mia firma sui vestiti era fatta da due c incrociate … una eri tu e l'altra nonno …”

Padre di Gabrielle: “ora ti credo”

La abbraccia. Salgono tutti e tre sul carro e partono cantando. Sulla scena rimane il divano che ancora brucia. Sullo sfondo appare una immagine di Coco Chanel e si sente: “avrei voluto fare di più. Usare la notte come una stoffa … poi la neve … e l'erba … e per bottoni … si … per bottoni le stelle.”

Si chiude il sipario.