lunedì 15 aprile 2013

Simenon: "Maigret e i testimoni reticenti"




Consiglio prima la lettura del post “Simenon e il commissario Maigret” del 10 aprile 2013. Questo scritto prosegue la meditazione su una mia versione interpretativa dell'opera di Simenon.

Non sono in grado di dare informazioni precise sulla stesura del testo. La mia copia è una prima edizione Mondadori dell'aprile 1961. Ho terminato la lettura per la prima volta alle ore 17.20 e immediatamente mi son messo a scrivere. Trovo importante precisarlo. Questo diventa il quinto testo analizzato ma il primo che non ha avuto una meditazione lunga e sedimentata. Quel che scrivo è quindi contemporaneamente pensato per la prima volta.

Invito il lettore di questo post a mettersi personalmente in gioco. Che legge il libro provi a valutare prima da solo se è in sintonia con la mia teoria. Solo dopo aver spremuto un poco se stessi, penso che la lettura di quanto segue possa farsi particolarmente interessante.

Come ho precedentemente spiegato, il fulcro gira intorno o a una donna in dolce attesa, oppure ad un ragazzino.

Veniamo ai fatti: abbiamo tre fratelli:

Leonard Lachaume è il più grande. Dirige un'antica azienda di biscotteria. Viene ucciso da un colpo di pistola sparato a bruciapelo e trovato nel suo letto in casa sua.

Era sposato ad una ereditiera, Marcelle Donat, morta da anni. È nato un figlio che al momento dei fatti ha dodici anni. Dopo l'omicidio lo mettono in collegio. Sulla scena non appare mai. Egli è quindi orfano di entrambi i genitori. Ha due nonni che son da badante, uno zio malato e la zia acquisita.

Segue Armand Lachaume, fratello di sette anni più giovane. Malato. Sposato con Paulette Zuberski. Ricca. Non hanno figli ma ci hanno provato.

Veronique, di trentaquattro anni, sorella più piccola. È andata via da casa da anni e non ha più contatti con la famiglia.

Paulette Zaberski non ha avuto figli dal matrimonio. Dichiara di essere affezionata al nipotino.

Abbiamo due figure femminili che possono essere proiettate in un futuro prossimo col ruolo di madri di Jean Paul. Veronique è descritta da Maigret-simenon come molto positiva. Paulette è con ogni evidenza una donna che non ha vissuto ma sta ponendo le basi per riuscirci, ovvero un divorzio.

Sia Paulette che Veronique sono intenzionate ad accasarsi con la medesima persona: si tratta di Arthur Baquet. “...è un giornalista. Si occupa di pubblicità cinematografica ...ha avute tante stelline del cinema quante ne ha volute, ma succede che anche loro vivano soprattutto in albergo e mangino al ristorante. Così ha cominciato a pensare a una donna come (me)”

Veronique, chiacchierando con lui, rivela che Paulette è ricca. Arthur, che sul lavoro si fa chiamare Jacques Sanival, inizia la “caccia” all'ereditiera per accasarsi e arriva ad un passo dal colpaccio. Paulette sta preparando le carte per il divorzio ma …. Leonard, fratello del marito, viene ucciso e l'operazione rimandata.

Arthur, detto Jacques non è altro che un'altra versione di quel personaggio ricorrente che ho chiamato “impuro innocente”. Questo è sicuramente meno innocente di altri, ma si immagini il futuro: Pauline sposata con Arthur. Lei è una figura positiva e con istinto materno. Jean Paul, ormai orfano e con solo uno zio malato e dei nonni mummificati sarebbe certamente andato con lei. Ricordiamocelo. Questo è il futuro possibile che la divinità-Maigret, che trama contro le leggi dell'uomo in favore di quelle di natura, potrebbe considerare in alternativa a Veronique madre.

Perché Maigret questa volta fatica tanto? Perché non è più libero di agire.

Esiste una porticina simbolica … “(Maigret) aveva la chiave della porta a vetri dalla quale si passa nel Palais de Justice dalla P.J., e che viene chiusa con cura dopo che un detenuto se ne servì per evadere.”

E' la medesima porta a vetri che ritroviamo in “Cecile è morta” …

Essa, che ora è chiusa, rappresenta la separazione ormai avvenuta fra il palazzo di Giustizia e la P.J., polizia giudiziaria. Vi ricordo il mio schemino. La polizia giudiziaria ha in sé qualcosa di sacro. In essa le colpe vengono comprese e certi destini, guidati. In questo ambito la divinità naturale a nome Maigret, tutelerà e avvierà alla giustizia puramente umana solo gli “sterili”. In questo libro Maigret, la divinità, è invecchiata. I magistrati che son giovani e “pieni di diplomi” non lo lasciano più agire liberamente. Essi, gestiscono ora anche la ricerca del colpevole. Prima si limitavano a prenderlo e condannarlo in base a quanto aveva ottenuto Maigret con i suoi uomini.

... Col povero Camileau (un vecchio giudice) che per tanto tempo era stato il suo nemico personale, c'era una battaglia aperta. La vecchia lotta mai confessata ma sempre latente tra Parquet (palazzo di giustizia) e il Quai des Ofevres (polizia giudiziaria). Altri giudici lo lasciavano agire a modo suo e spettavano con pazienza che portasse loro un dossier completo, con annessa, di preferenza, la confessione del colpevole.”

Maigret ci mostra in vari punti come questi siano inesperti.

Ecco un esempio: “...Propendo per l'ipotesi di rapina...” Maigret taceva … valeva la pena di spiegarsi, di far capire al magistrato ciò che … aspettava delle domande precise. “Voi che ne pensate” gli chiese finalmente.”

E Maigret smonta in un attimo la “intuizione” del magistrato che rimane “imbarazzato e sorpreso” ad ascoltare.

Ecco un altro passaggio: “ … “chi vi ha imposto di tacere e di lasciar credere ad un furto?” “Nessuno in particolare”. Perbacco! L'avevano riempito di teorie ed era la verità che doveva piegarsi alle teorie, entrare in questa o quella categoria.”

In questo caso il pensiero di Maigret mette in evidenza il problema insito nel modo di agire della nuova generazione. Essa è troppo intellettuale e così non può funzionare quando si agisce sull'umano.

Appare poi anche una critica alla freddezza. Siamo alle battute finali del libro. Esattamente penultima facciata: “Credo che non abbiate più bisogno di me signor giudice”. E Maigret si avviò lungo il corridoio, verso la piccola porta che dava sulla P.J.. Se l'interrogatorio fosse stato condotto da lui le cose sarebbero andate diversamente”.

E' appena accaduto che il marito di Pauline, dietro alla porta chiusa del magistrato, si è sparato un colpo in bocca. Il nuovo metodo della giustizia ha pure sulla coscienza una vittima … che col metodo di Maigret forse … si sarebbe salvata.

Vedete, in fondo la via è spianata per la nuova famiglia, composta come sempre da una brava donna e un uomo imperfetto, e per il ragazzo orfano si apre la via della salvezza che è possibile solo con una famiglia, ma rileggete il finale di “Maigret e il porto delle nebbie” e fate tesoro dell'atmosfera positiva che dilaga una volta che il caso è risolto! Pensate a Grand Louis che per aver legato Maigret eccetera verrebbe punito da quel giudice …

Fate caso poi al modo di trattare il ladro di appartamenti, che riceve rispetto dalla Polizia Giudiziaria nonostante quel che ha fatto, mentre è ammanettato e annientato dall'attesa davanti al rappresentante dl Palazzo di Giustizia! Questo personaggio, il Canonico, non avrebbe alcun senso nella trama del giallo. Per Simenon è invece fondamentale per dimostrare una differenza di umanità che si sta perdendo.

Il giudice dice: ”... “continuate signora” … Paulette non aveva l'abitudine di parlare davanti a uno stenografo che prendeva nota di ciò che diceva. La cosa la impressionava. Cercava le parole e, parecchie volte, Maigret dovette farsi forza per non intervenire.!

Poco più avanti leggiamo: “... Non poteva più stare seduta. In piedi, continuava, volgendosi non più verso il giudice ma verso Maigret.”

Com'è evidente. Il giudice, il Palazzo di Giustizia, manca di umanità, è glaciale e Pauline si rivolge a Maigret, parla con lui. A questo punto il nostro commissario non ce la fa più...:

... Maigret aggrottò la fronte. Indifferente alla gerarchia disse: “Permette, giudice?”

Non aspettò risposta e continuò ...”

Ora Maigret gestisce la situazione. Torna l'umanità e ... la legge di natura può agire.

Ricordiamoci che è evidente che Maigret preferisce Veronique come madre …

Il loro primo dialogo si conclude con una promessa che corrisponde ad una complicità. Maigret la terrà informata e una donna del genere se informata … agisce. Tutto in lei gli risulta gradito poiché è se stessa con schiettezza e senza falso pudore.

Ecco le ultime righe del libro: “...Ma il commissario aveva già afferrato il telefono per chiedere il numero di Veronique, in rue Francois I. Quella là, mentre aspettava di farsi una ragione, aveva il diritto di essere tenuta al corrente.”

L'opera è terminata, ma come al solito si delinea un futuro che non è difficile intuire.

Lui, il giornalista, tornerà da lei, Veronique, e il nipote dodicenne avrà quella famiglia.

Ognuno dei cinque libri analizzati prepara una situazione futura non descritta ma che si può cogliere. Diversamente questo finale non sembrerebbe altro che una chiusura buttata li senza troppa fantasia. Sembra in effetti quasi tronca. Ma come fa ad essere accettabile qual finale con il commissario che telefona alla tipa! Ma tutto è e deve essere in funzione del significato e solo interpretando così quel finale è … un finale sensato.

Una considerazione:

Maigret è rimasto in bilico fra due potenziali madri. Pauline è stata da lui annullata nel momento della morte del marito. Se la morte del cognato rientra nella legittima difesa, quindi pone Pauline sullo stesso piano di Veronique, e vediamo la bilancia pendere lievemente verso quest'ultima diciamo, per simpatia, la morte del marito la macchia. Lui non si è sparato un colpo in bocca solo per lo scandalo del fratello che disonorava la sua blasonata famiglia, e nemmeno per la fine della fabbrica di ciambelle … la fine sua la sento nella consapevolezza del legame definitivamente interrotto con la moglie. Un legame per il quale non era all'altezza.

Ognuna delle due candidate madri adottive, ha qualche scheletro nell'armadio. Per la legge di natura, che guida le scelte di Maigret, quale è meno colpevole o più innocente? Con la seconda morte che Pauline, e non solo il tribunale, poteva tentare di evitare, definitivamente vince Veronique che viene quindi avvisata e messa nella condizione di agire. Lei ora sa com'è il suo uomo. È consapevole dei suoi limiti e lui pure, quindi accadrà e … colui che andava salvato, il nascente alla vita, il fulcro della mente di Simenon, è accasato.
ciao







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