lunedì 4 marzo 2013

"strane" reazioni dei musulmani a Londra, seconda parte


Col tipico ritardo di chi non controlla blog e siti quotidianamente, nemmeno i suoi, mi accingo a rispondere alla persona che mi ha scritto in relazione al post intitolato: - “Strane” reazioni di musulmani a Londra...-. Il mio scritto è del 31 gennaio e la risposta che ho ricevuto, la potete leggere li in fondo. E' del 24 febbraio.

Veniamo ai dati a nostra disposizione: la persona che interviene abita a Londra e dalla scioltezza del suo italiano suppongo che sia la sua lingua madre.

Si presenta in forma anonima. Penso che il motivo sia da ricercarsi nella sua supposizione che dopo aver letto le sue considerazioni, lo si possa etichettare come razzista.

Esiste anche la possibilità che sia anonimo perché schivo e se questo fosse il motivo avrebbe tutto il mio rispetto. Anch'io non amo mostrarmi. Negli anni i miei scritti, sia letterari che artistici, son passati da nome e cognome a solo nome e poi alle sole prime due lettere di quest'ultimo. Son stato tentato anche dall'anonimato completo e questo ha portato alla pubblicazione di un libretto di racconti scritto da Mafalda, il mio amatissimo cane, che ora fa la divinità in qualche cielo che per ora non mi è accessibile. Il punto per me è che, se valgono le parole, non trovo necessario attaccare ad esse un volto. Un pensiero, se merita di essere ricordato, lo deve a se stesso, non al “padre”. I figli vanno per conto loro, e solo le colpe del figlio il padre le condivide. I meriti no. Son solo suoi, perché è lui, lo scritto che affronta il mondo.

Veniamo al primo passo della risposta di questo signor Anonimo che chiamerò per comodità, signor A o semplicemente A.

Inizio con la sua frase finale: Teme di essere considerato razzista per quel che ha scritto e dice di esserlo, razzista, ma solo contro i prepotenti. Come non essere d'accordo, anche se, per la precisione, quella contro i prepotenti è autodifesa, e la trovo legittima?

Ma... questo esser prepotenti … forse lo interpretiamo in modi differenti. Mi spiegherò fra poco.

Prima concludo col timore dell'accusa di razzismo. Nel banalismo imperante, sembra che si sia obbligati a fingere di essere allineati con le norme del perbenismo …

Non fa per me. Esiste il razzismo. Tutti siamo razzisti. Se non lo si ammette si è falsi.

La nostra è una lotta quotidiana con un principio bellissimo ma falso che ci ricorda che siamo tutti uguali, ma che si smentisce sistematicamente. Detto con ironia... io non sono uguale a Mastella, Corona, Emilio Fede, Borghezio, il trota, Materazzi (quello degli insulti a Zidane) eccetera! Questi esseri sono palesemente inferiori a me e lo dico in modo deciso. Si tratta di un minimo elenco per non risultare pedante. La questione è che io penso anzi, credo fermissimamente, di avere dei principi che possono essere anche non condivisibili, ma che senza ombra di dubbio, considero più validi per vivere in comunità e anche per andare d'accordo con se stessi, di quelli ostentati dai ceffi che ho appena nominato. Per me il razzismo è questo. “Ma in che razza di modo vivi!”, “ma che razza di principi hai!” Queste “razze” mi interessano e son disposto ad ascoltare gli altri perché sono convinto di poter migliorare e che esista una morale, anzi, più d'una, che renda la vita più vivibile per tutti.

Nessun rischio di razzismo quindi, se con questa parola s'intende dire che siam tutti uguali! Uguali siamo nell'avere dei diritti e dei doveri, ma per il resto siam diversi. Sai che noia se dovessi svegliarmi in un mondo dove si è tutti uguali, quindi un infinità di me stessi! Questo principio “sinistrato”, nel senso che è bandiera della più stupida sinistra merita di essere dimenticato. Solo la consapevolezza delle differenze è costruttiva ... Anche a me è capitato di esser stato tacciato di razzismo, quando un indocente di Bologna (Genoveve) fece una prolusione in favore della situazione degli zingari. Cercava, con le parole, di negare la gravità dei fatti. Io amo la loro cultura e mi rendo conto che il loro modo di vivere, che ha una sua filosofia e tradizione interessanti, è ormai quasi impraticabile e in fondo causa la rigidità della stanzialità della nostra epoca. ...E comunque, lo zingaro dice che noi siamo alberi e lui è il vento. Poetica come immagine, ma quel prendere frutti da alberi umani mentre si vaga per il mondo, ovvero scippare con destrezza nel metrò a Roma per esempio, cosa che ho visto accadere troppo spesso, è una piaga che nelle parole di Genovese e nelle operazioni attuate dallo stato Italiano, e che sono altrettanto ridicolmente insufficienti, non trova soluzione. Il disagio che si vive a Roma è troppo grande e continuo e la soluzione non deve essere violenta … ma va trovata non certo nel buonismo. L'esito fu che ero razzista. C'è stato da ridere quando mi son reso conto che questo barone rampante non sapeva nemmeno chi è Django Reinhardt! Per lui gli zingari erano e sono un clichè non diverso dal suo buonismo standard, confezionato per tirar su voti alle elezioni da quell'elettorato che sa agire solo in modo emotivo.

Diceva che ci vuole tolleranza … quando gli ho spiegato che la tolleranza interviene in modo costruito per controllare una reazione, non ha capito. Son dovuto “scendere” agli esempi. Gli chiesi: “Come lo risolviamo il problema dei Watussi sempre a Roma? Con la tolleranza?” non capiva. Gli ho proposto allora di risolvere il problema delle scarse vendite di frigoriferi al Polo Sud... allora ha capito con uno sguardo fra l'agonia e la rivelazione, che se non c'è il problema nessuno se lo pone e quindi, per traslato, se non c'è problema fra i gruppi umani, non esiste la tolleranza. È la presenza della necessità di questa valvola comportamentale che è indice stesso della crisi! Ha sudato, ma ha capito.

Come vede, signor A, in questa civiltà tutto si fa complesso. E questo non accade certo perché le situazioni lo siano più di tanto … la complessità si fa necessaria perché altrimenti intere gerarchie si rivelerebbero per quel che sono, ovvero inutili!

Veniamo ora ai dati interessanti che lei ci offre. La polizia inglese, i bobbies, han tolto fogli e foglietti e scritte e hanno messo a tacere. Questo non lo sapevo ed è la sua esperienza diretta a darci una informazione importante. E' evidente che si vuol neutralizzare il problema tenendolo lontano dai media. La situazione a Londra è scottante. Lei conosce quella città, io Oxford. Spesso venivo a Londra. Bei musei, bei parchi; adoro i Kew garden, gli scoiattoli i cani così amati e con lo sguardo sereno … Non amo altre faccenduole. Ricordo il mio imbarazzo quando albergavo in Russel square. Avevo scelto una “locanda” ad un passo dal Warburg Institute per proseguire certi miei ragionamenti neoplatonici e, tutte le sere, vedevo un tipo con la valigia, vestito decentemente, sistemarsi con una noncuranza che mal celava la vergogna di una situazione homeless. Il suo tentativo di sembrare per tutto il giorno una persona appena arrivata a Londra … contrastava con lo sguardo di chi non sapeva bene dove andare, di avere una meta. Io vado matto per il makrell, lo sgombro affumicato e speziato che si trova a quintali in qualsiasi supermarket. Sono fiero dei miei gusti spesso plebei, mi semplificano la vita. Erano in uno scomparto in basso. Mi piego, scelgo un pezzo plasticato che soddisfi anche la fame degli occhi e una mano bianca, sottile, non troppo pulita, ma timida, si allunga nel mio campo visivo. Mi alzo con la preda e con la coda dell'occhio vedo che è lui. Mi fa star male. La sua dignità è una corazza che lo rende inavvicinabile. Per me sarebbe niente donargli qualcosa e anche in quell'occasione ho “sentito” quanto sia difficile donare … la sera, quando lui era già coricato nell'androne della banca, son entrato nel pub adiacente pieno di punk psikedelici misteriosamente sobri ed educatissimi, mi son fatto coraggio, ho preso due birre e sono andato da lui. “to sad to drink alone...”, son riuscito a dire solo questo. Avrà pensato ad una donna, non mi interessa, abbiamo bevuto senza parlare, e così dal giorno dopo ho potuto almeno donargli il good morning, che spesso, in troppi non lo sanno, ti fa sentire nel mondo.

Ricordo, la prima volta a Londra. Intimidito, ventenne, vestito elegantemente, quasi dandy. Un cabrio rosso si ferma. Due tipi seduti sul cofano dietro. Quello con jeans bianchi e camicia sempre bianca, aderentissimi, è sudato, con due baffi che sembrano mascherarlo per una carnevalata. Parlano veloce fra loro e poi con me, non capisco quasi niente. Questa sera, una festa, mi dicono l'indirizzo e mi danno un cartoncino. È un volto che ho già visto, non ricordo. Decido solo a sera e vado. Porta aperta e due energumeni plastificati e radiocomandati. Consegno il bigliettino e vago fra gente estrema in tutto, dalle risate, alle bevute, alle sniffate. Sento gridare enfaticamente un nome e lo vedo, ora in jeans e maglietta. Freddie, il divo, Freddie Mercury. Lo sguardo lo perde nei corridoi affollati. Sembra la Factory di Wahrol. Finzione finzione e finzione. Esco. Non amo quella musica e nemmeno quel genere di vita. Non puoi, quando in quella medesima giornata, di mattina, alla National Gallery hai minuziosamente osservato l'annunciazione del Crivelli...

Cosa posso dire ancora di Londra. Tre classi sociali. I pezzenti, tanti, ignoranti e lasciati nella loro ignoranza. L'emancipazione, la cultura, costa un occhio. Anche vivere costa troppo, quindi sopravvivono senza dignità. Cerchi casa? Ti fai ragazza madre e te la danno subito. Pensare a cos'è un figlio? Una vita nuova? Ma com'è possibile se i bisogni elementari sono in debito con te? Ed ecco che un figlio val bene una casa. In Italia so di gente altrettanto elementare che fa figli per aumentare il punteggio nella graduatoria a scuola …

E poi la seconda classe. Quelli che guadagnano molto, spendono molto e son contenti così. Torno dal Cairo. In aereo ho di fianco un tipo simpatico e abbronzatissimo. Mi dice che è stato a Sharm. Dico “anche tu in Egitto”, mi risponde “no, ero a Sharm”. Non me la sono sentita di dirgli che Sharm era in …. Egitto. Era firmato dalla testa ai piedi, col reverso dei giocatori di polo e le unghie fatte dalla manicure. Le mie spesso sono tagliate con l'accetta, è vero, ma... lasciamo perdere.

E la terza classe? I nobili? Potresti non vederli per nulla perché il parafulmine è la famiglia reale. Loro attirano le attenzioni e nutrono le apparenze, gli altri vivono in modo regale. Strana democrazia questa, con delle classi così definite e un pelino medievali...

E poi penso alla guerra dell'oppio, uno degli atti più ignobili degli inglesi che ci può offendere dalle pagine di qualsiasi libro di storia.

E quell'azienda che recuperava ossa di cavalli e soldati dai campi di battaglia! Una ditta inglese … io lo sapevo da Victor Hugo, lo raccontavo ma non ero creduto. Un decennio dopo la battaglia di Waterloo, andarono a rastrellare le ossa, le macinarono e ne fecero mangime per bestie. Fu venduto alla Francia. Si tratta di cannibalismo indiretto? Forse. Le loro bestie mangiarono le ossa di quei morti. Le bistecche erano fatte con le ossa dei morti, dei figli, dei padri, dei mariti.

Magnifico...

Qualche giorno fa ricevo una telefonata: “Sono stato a teatro, c'era una cosa di Alan Bennett, lo conosci?”

Ho letto di lui “La sovrana lettrice”.

come lo trovi?”

elegantemente banale”

beh! Ti ricordi di quella faccenda di Waterloo e delle ossa che raccontavi?”

si...”

è vera, ne parla anche lui...”

quindi?”

ti devo un caffè”

grazie, ma sono su Marte e ci resterò per un po'. Ti ringrazio comunque di avermi riabilitato.”

Eccetera...

Mi si potrebbe dire che ogni nazione ha i suoi scheletri nell'armadio. È vero, è tristemente vero, ma gli scheletri del capitalismo amorale son più osceni degli altri. Quando tutto ha un prezzo, quando tutto è vendibile o acquistabile con i soldi… nulla ha più senso.

Per la Gran Bretagna la tensione sociale è arrivata, secondo me, a limiti difficilissimi da gestire. Troppi egoismi. E qui interviene il discorso che ho lasciato sospeso all'inizio di questo scritto: il signor A dice che è razzista con i prepotenti. Intendeva dire certamente che vuole difendersi dalle prepotenze. Ma è prepotente una comunità che ha una morale anche discutibile se confrontata con un'altra comunità che dietro la facciata ha il nulla? Guadagnare, spendere bere e sesso se da sbronzi ci si riesce. Basta. In Gran Bretagna non c'è altro attualmente.

Di Oxford amo gli edifici, il fiume Cherwell, i plotoni di anatre sui prati lungo le rive. Mi sedevo per terra e col pane appena comprato al forno sbriciolavo per un'oretta. Mangiano dalle mani e poi, una volta sazie, si riposano a portata di mano e si lasciavano accarezzare. Ricordo il cavallo che mi mangiava la posta, le orme di dinosauro davanti al Pitt Rivers e là dentro un totem autentico, colorato, grande. Ricordo il pub the Throut, un po' fuori Oxford, dove all'aperto mangiavo con le oche. Ricordo la mattina di Natale, solo, completamente solo, dentro e fuori, e un levriero che in High street, fra le cartacce della festa di ieri mi sorride e mi viene incontro. Si passeggia insieme, si corre, si gioca e mi accompagna a casa. Non l'ho più visto, ma ha indorato quel giorno che prometteva il nulla. Ricordo la messa squallida in una chiesa gotica con gli schermi come il Karaoke. Gente senza memoria. Non serve più. C'è sempre uno strumento dall'uso elementare che la sostituisce. Rimangono nel presente, per sempre, isolati e inconsapevoli di esserlo. Questa, senza umani, è la Gran Bretagna che amo. Mi son dovuto isolare nella favola per sopravviverci. Cercare a Westminster la lapide dedicata a Muzio Clementi, a Kew ammirare la monumentalità degli alberi che, abbastanza distanti fra loro, hanno come sfondo un cielo di un blu totale. Alberi che respirando lo spazio, non in folla come nei boschi, si fanno divinità amiche. E le panchine per leggere e la serra di Lady Diana con le piante grasse. Era Londra, ma sempre lontano, sempre più lontano dagli umani …

Il signor A dice che nella Muslim Zone, la legge europea no vale una cicca. Ma qual'è la legge europea? Severissimi per i divieti di sosta e gli eccessi di velocità, ma poi …?

Dice anche: “la legge di chi li ha accolti e dato una nuova vita, non vale un fico secco”.

Ma non esiste la legge di chi li ha accolti! Volevano dei servi. Tutto qui, non si fanno leggi per i servi. Ogni popolo che migra sa che è così. Lo dimentica dopo due generazioni, deve dimenticarlo, per recuperare una dignità, ma ogni generazione deve avere dei poeti che lo ricordano...

Il signor A dice anche che “i problemi della droga, dell'alcol, del sesso, sarebbe carino che ce li affrontassimo da soli, democraticamente, come abbiamo fatto con i nostri problemi del passato”.

Ma... i problemi della base, della terza classe, raramente vengono modificati dall'esterno. È una legge della natura umana!

Esempio: si alzano i prezzi delle rate universitarie. Siamo al limite assurdo che si nota un incremento notevole delle prostitute. Comprendono, gli inglesi, che le loro future mogli, per laurearsi si son vendute quel che “hanno”. I giornali prendono atto e finisce li. Meraviglioso. E l'affrontare da soli? Democraticamente?

Il Darwinismo, la selezione della specie, nacque in Gran Bretagna dalle considerazioni di un prete. Voleva togliere i sussidi ai poveri. Dovevano lottare per vivere. Ci doveva essere una selezione. La scienza trovò interessante l'idea e la fece sua. La selezione della specie i Gran Bretagna è ancora legata alla mentalità di quel prete. Chi ha deciso questa legge sociale rendendola di natura, aveva comunque il piatto pieno. La lotta era degli altri, per gli altri.

Insisto sul monito che ho lanciato nel primo pezzo: se una comunità con una morale decide di contrastare una comunità amorale, penso che quest'ultima abbia solo guadagnarci. Ovviamente non vuol dire che si deve diventare islamici. La decenza, sta sempre in mezzo. Trovo che sia brutto e volgare girare per strada con una birra in mano. Trovo che ubriacarsi sia ridicolo e non accetto discorsi di libertà in proposito. Ognuno faccia quello che vuole della sua vita, certo, ma quello è farsi male, annichilirsi. Il corpo poi è una macchina meravigliosa che quando è lisa e consumata non si limita a fermarsi … ci porta via, definitivamente, e penso che valga la pena di godersela questa vita, e non semplicemente alla giornata.

Amen.


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