giovedì 29 giugno 2017

Occhi verdi (racconto)

Questa mattina ero seduto al caffè e leggevo quel giornale rosa che parla solo di sport. Non era una scelta. I quotidiani, quelli veri, erano tutti impegnati da minuziosi lettori quindi così, giusto per sfogliare, anche perché m'imbarazzava la bellezza di tre delle quattro bariste, concentravo lo sguardo alla ricerca di qualcosa di non troppo stupido. Stavo leggendo di Valentino Rossi, in un certo senso il nonnino delle gare in moto, e che aveva vinto una gara del mondiale. Mi domandavo quanti anni potesse avere questo veterano con la faccia da capretta simpatica …. un Pan sobrio che si diverte a correre in moto. I tempi cambiano cara divinità agreste … ed ecco che al tavolo abbastanza grande al quale sedevo, si aggiunge un anziano che respirava con evidente fatica nonostante l'aria condizionata. Mi sembrava di averlo già visto in quel Caffè, ero sicuro di non conoscerlo ma, essendosi seduto al mio tavolo, trovai corretto dire “buongiorno!” con una certa giovialità nello sguardo e nella voce. Gli ho passato il giornale … “può interessarle?” ho aggiunto; “assolutamente no!” mi ha osservato attentamente, ha preso la Gazzetta del nulla e l'ha posta su un tavolo distante e vuoto. Un tavolo vuoto! Mi son detto. Mi son guardato intorno e ne ho contati ben sei ... e così ho compreso che si era messo vicino a me per parlarmi. Ho messo la mia solita bustina di zucchero di canna nel cappuccino e ho atteso che iniziasse. Guardava fuori. Stava passando una nave da crociera ma mi son reso conto che il suo sguardo era perso verso una meta impalpabile. É poi arrivata la barista brutta a portargli il caffè ... l'ha osservata in modo irriverente, come si fa con le bestie allo zoo e quando si è allontanata mi ha chiesto: “anche a lei è toccata la brutta stamattina?”, ho sorriso per la battuta e per la piega leggera che sembrava prendere l'argomento. “No. A me è toccata quella con gli occhi verdi”. Mi ha sorriso e ... “è per questo che leggi la Gazzetta dell'oppio del popolo?”; ho raddrizzato la schiena e affinato l'udito come la lepre quando sente il pericolo ma non ha ancora compreso da che parte arriverà. “Mi permetterò di dirle la verità, poiché con le cose futili è possibile farlo … mi ha portato il cappuccino, mi ha sorriso e mi ha detto che appena si libera il quotidiano che preferisco me lo porterà. Per me scoprire che aveva notato nei giorni scorsi cosa leggo … e quella gentilezza che mi è sembrata personale e non un dovere professionale, per me … insomma, ero contento della situazione illusoria ma anche imbarazzato, di conseguenza ho preso l'unico giornale libero solo per nasconderci lo sguardo. Sarebbe banale, troppo banale non resistere e mangiarmela con gli occhi … volgare è la parola esatta”.
Mi ha studiato attentamente. Ora anch'io lo osservavo meglio. Gli occhi fradici sembravano malati o reduci da un pianto recente, ma la voce era ferma, virile.
Ti ho visto altre volte ragazzo … con quel cane che dici che hai recuperato da un sequestro … ti ho sentito dire qualcosa di sensato e non leggere solo i titoli e i sottotitoli del quotidiano ...”
sono quindi promosso ?”
“forse … non basta così poco. Leggere il giornale è un'abitudine … “
“giusto. E lei. I suoi occhi … Sarò ottimista …. congiuntivite?”
“no ragazzo … sto morendo … sto morendo”.
Detto così a bruciapelo ... mi son ritrovato nel vuoto. Non esisteva più il Caffè, non più gli sguardi e le bariste e il paesaggio con le navi. Solo lui, la morte e io che a più di cinquant'anni posso essere effettivamente un ragazzo solo per chi sta … morendo.
Mi perdoni … avevo bisogno di dirlo a qualcuno”
L'ho osservato con comprensione. Avevo già vissuto qualcosa di simile e si sta male anche se chi ti dice quelle parole è un estraneo. Per la prima volta lo comprendevo. “E perché pensa di essere sulla soglia?”
“sto aspettando il taxi e mi portano in una di quelle cliniche dove si va per morire”
“quindi io sono l'ultimo sorso di vita … le ultime parole ...”
“esattamente”
“perché ha scelto me”
non lo so”
La ragazza con gli occhi verdi nel frattempo aveva rimediato il mio giornale e me lo stava dando con un sorriso perfetto e poi ha detto col mio commensale che sono l'unico che se prendo la brioche, prima di sfogliare vado a lavarmi le mani che a sera i giornali son ridotti a carta moschicida da quanto sono imbrattati. Le abbiamo elargito un sorriso purtroppo troppo freddo per la sua gentilezza, ma le è bastato ... non ha capito, non poteva capire ... che la situazione era seria.
“Veramente graziosa … “ ha detto,
“Veramente viva … è questo che ha pensato”
giusto” e ha sorriso.
E' così sicuro che tocchi a lei?”
“Sì, qualcosa ci capisco”
Nel frattempo distrattamente, senza degnare di una minima attenzione il quotidiano e in fondo solo per far comprendere ad Occhiverdi che avevo apprezzato, avevo iniziato a sfogliare il giornale.
Non so spiegare … vorrei dire qualcosa di memorabile, che accadesse qualcosa ... prima di andare in quell'anticamera bianca. Bel posto. Elegante, silenzioso. Sembra un albergo. Vederla qui con la gazzetta del nulla mi ha in un certo senso … offeso. Ora ho capito perché aveva quel giornale. E' stato d'istinto”.
Mi ha sorriso di nuovo.
La ringrazio del pensiero e comunque le garantisco che qualcosa di memorabile sta accadendo”,
“ecco … ecco ragazzo! Ti sei fermato alla pagine della politica. Ecco cosa posso dirti!”,
“desidera che l'ultimo suo argomento nel mondo di qua ... sia di politica!?!”
gli ho chiesto fra lo stupito e il sorridente. Chissà perché avevo pensato che la situazione si prestasse solo per pensieri grandiosi, per la raccolta di qualche massima che mi sarei potuto portare dietro per il resto della vita …
Si … ascolta. Ti ricordi quando Renzi disse -stai sereno- a Letta e nel giro di poco lo scalzò da presidente del consiglio?”
Ho annuito con la testa. ha proseguito ... "Ho immediatamente compreso che mettevano Letta Junior in freezer. Quella faccia da bravo ragazzo, da primo della classe … non lo sopporto ...”
“a me è indifferente”
“Certo! E poi la faccina pulita come quella di Macron piace. Piacerà un sacco, vedrà. Penso di dire cose vere perché alle dieci di mattino lo specialista mi disse che avevo il cancro e al telegiornale di mezzogiorno Renzi raccomandò a Letta di stare sereno. Da due ore io non facevo più parte del mondo dei vivi. Chi è vivo lo è perché sa che deve morire ma non sa quando. Quando sai più o meno la data … e lo specialista ci ha preso, un pugno di anni sofferti ...quando sai la data … beh, allora sei sulla linea di confine. Non sei più completamente vivo e nemmeno completamente morto. Cambia tutto … il senso di tutto” ...
“Quindi?”
quindi compresi, da quella nuova prospettiva, che Letta lo mettevano in freezer. Lontano dalla politica per un po'. La vittima del politico bullo. Si sarebbero approfittati di quel toscano da barzelletta per fargli fare il lavoro sporco, per fare passare quelle leggi che lo avrebbero bruciato ... e lui, vittima di un arrivismo patologico, non l'ha capito”...
“Funziona … bravo. Ma io le chiedo un'altra cosa. Saperlo o non saperlo cambia qualcosa?”
Si è innervosito e senza rendersene conto ha quasi dato un pugno sul tavolo dicendo “certo che cambia qualcosa! Lei che è ancora un ragazzo e che mette gli occhi nel giornale del nulla solo per rispettare una ragazza, lei … se ne vada dall'Italia … se ne deve andare finché è in tempo!” ...
“E dove vado. Ho quel che anni fa sarebbe stato un buon lavoro ... ora il mio stipendio mi serve tutto per vivere e se non si riesce a risparmiare non si va da nessuna parte” ...
“Lo so … ho capito anche questo. La massa che guadagna appena il necessario per vivere e gli altri! Letta tornerà … le colpe saranno del guitto, e ormai so anche chi sarà il suo padrino italiano” ...
di Bologna ...”
"ecco vedo che lei ragiona" ... mi risponde illuminandosi ...
merito suo … non si scherza in questa chiacchierata sulla soglia ...”
“ DEL NULLA ... davanti alle ultime riflessioni di un moribondo”
Vedo dalla vetrata che si è fermato un taxi. Lui non lo ha ancora notato.
Quindi cosa farà!?!”
Le racconto io ora una cosa che mi è accaduta di recente. Amici cinesi iscritti all'università a Milano. Gente in gamba, sul serio. Si cena nel loro appartamentino da studenti e si finisce col parlare, causa mia, dei problemi dei diritti umani a casa loro. Dico che in Cina c'è la dittatura. Mi chiedono che tipo di governo c'è in Italia rispondo secco ... la democrazia…. sei sicuro mi chiedono? Si, la democrazia. Ma sei proprio sicuro? A noi non sembra. E comunque, che ci sia democrazia finta o vera o dittatura, quel che farai nella tua piccola vita è piccolo e potresti non sapere i nomi di tutti i politici o saperli che non ti cambia niente. Devi lottare con la spesa tu, con la macchina che si rompe, con le bollette e anche noi. Che sia dittatura o democrazia per noi così piccoli non fa differenza”.
Mi osserva pensieroso. Nel frattempo vedo il tassista entrare e chiedere chi ha chiamato il taxi. Non lo ha sentito e vorrei che non lo sentisse mai. Vorrei tenerlo ancorato a questo tavolo per un attimo eterno, tranquillo, in chiacchiere che sembrano anche profezie. Che sbagli o ci azzecchi, il fatto che sia l'ultima volta che lo vedo, anche se non lo conosco per niente, mi fa star male.
Allora non si può fare niente … “ mi dice,
“Esatto, niente. Semplicemente sapremo che tempo politico/economico farà domani, e che piova o ci sia il sole, ci toccherà, ovunque nel mondo, una anonima quotidianità” ...
“Allora sarà un disastro”
“Si … ora grazie a lei lo capisco”
Da quel momento, ininterrottamente, anche ora che scrivo, sento dentro me come se all'orizzonte ci fosse un vento nero ... immenso ... che si avvicina. Lo vedo con la mente, non è ancora abbastanza vicino … ma ora lo sento. Nel frattempo lui ha notato il taxi, ha visto il tassista, gli fa cenno.
Eccolo il suo Traghettatore. Mi alzo di scatto, come se dovessi abbattere un assassino, poi mi calmo; è un attimo, ma di un'intensità sconvolgente. Mi esce una voce di acciaio, di quelle alle quali, mi è già accaduto, la gente obbedisce come ipnotizzata. “Si prenda il caffè e mangi qualcosa, offro io”. Gli indico un tavolo abbastanza distante.
Eccoci. Ultime frasi, veramente le ultime ... e voglio dargli una speranza.
Ora mi ascolti. E' Importante. Quando mio padre morì, dopo tredici anni di agonia, io avevo vent'anni. Stetti male per mesi, lo sognai che mi sgridava e mi diceva di lasciarlo in pace perché così si angosciava anche lui anche nella morte. Non le descrivo il sogno … è altro che le devo dire. Cercai di reagire e al ritorno da un viaggio lo sognai che rideva e mi diceva 53. Una volta sveglio dissi con un amico anziano che incontrai per caso, del sogno e del numero. Mi portò subito dall'Ivana, forse la conosce … il bar di là dal canale, di fianco alle pescherie ...”
Mi fa cenno di sì con la testa.
Ebbene … lo avrà già capito. Il 53 uscì. Carlo, così si chiamava ... Carlo, vedendo che decisi di giocarmi un'inezia, disse “gioco io! Tu ci hai messo il numero, io i soldi e poi si fa a metà”.
Ed è uscito ….!?!”
“Si … lo giuro …”
“Su cosa ...”
“Sugli unici due doni della vita nei quali credo fermamente”
“Son saranno donne spero … l'amore è eterno finché dura … lo sa … vero?”
“ I cani e la letteratura ...”
Si alza e mi stringe la mano.
Ti ringrazio" mi dice … "hai tentato di dimostrarmi che la vita non finisce … grazie”
Non finisce mai … vede … i miracoli sono sconvolgenti solo quando ci accadono, non quando ce li raccontano ...”
“Vero ...”
“Lei riceve da me un racconto … a me è accaduto, e non me ne frega niente delle statistiche che mi dicono che esiste comunque una possibilità che il 53 … il pensare spiega. Elimina l'Inesplicabile di cui, e in cui, viviamo... per questo, io che mi son laureato anche in filosofia, non sopporto più il pensiero e amo la letteratura.”
Il pensare spiega … elimina … me la ridici?”
“Elimina l'inspiegabile...”
“Vero. Qua la mano giovanotto. Parto …”

Mi ha stretto la mano.
Ha fatto un cenno all'autista che stava leggendo la gazzetta del nulla ed è uscito senza voltarsi indietro.
Da solo a quel tavolo non sapevo cosa fare ora. Per questo giorno avevo decisamente vissuto abbastanza …
Si avvicina Occhiverdi per prendere la tazza vuota.
“E' stato un dialogo intenso! Mi piace vedere che lei parla con tutti, anche con gli anziani!”
Le sorrido e rispondo: “… i vecchi troppo speso son soli o gettati nei ricoveri … e invece hanno tanta esperienza … mi porteresti per favore un altro caffè?”
Mi risponde con un sorriso luminoso e vola via.
Non ti dirò mai, Occhiverdi, cosa ci siamo detti. Il tuo sorriso come i fiori sbocciati e non colti, illumina anche la morte … e non devi vederla passare, non devi … per anni.