domenica 25 ottobre 2015

Eternità (racconto)


(Scritto la domenica mattina del 25 ottobre 2015 dalle nove alle dieci e un quarto. Ho avuto come una visione di un attimo e non ho fatto altro che riprodurla al meglio delle mie capacità. Per me questa è l'arte. L'intelligenza, e non ne ho molta, (mi conosco troppo bene per illudermi di questo), l'intelligenza dicevo, serve per dare un ordine materiale alla visione, un ordine il più elegante possibile. Ho l'impressione, forse emotiva, poiché ho appena terminato di scrivere, che sia una delle mie cose migliori. Ci canta il cuore, che è voce dell'anima, che è frammento di eternità. Amanuense di un Io immenso e non solo mio, non so che dirmi e dire... Racconti come questi mi fanno sentire realizzato, a posto col mondo, e spero che come lo è per me, anche al mondo possa essere utile. ciao)

Sono Lolita, chiamata dal mio umano, Lulina, perché secondo lui sono piccolina.
È un umano affettuoso e obbedisce abbastanza. Si, sembra strano che io dica questo, ma gli umani, quando iniziano ad apprezzare i cani, si lasciano guidare. Non se ne rendono conto e se qualcuno glielo fa notare, non lo ammetterebbero, questo è certo, ma in loro scatta qualcosa. Capiscono gli affetti con noi, e l'egoismo si riduce al minimo indispensabile, cioè coccole e pappa. Spesso dice che il suo cane (quindi io!) non è interessato al modello della macchina, che gli interessa solo che si parta insieme e poi, che sia una Aston Martin o una Fiat del secolo scorso ... non ci interessa a noi cani. Ha ragione solo in parte. Ci sono salita su una Aston, il mio umano mi ha messo sul sedile di dietro e la padrona della macchina guidava allegra (sia di carattere che come stile di guida … certe curve che le orecchie mi volavano via!). Vi dirò che i sedili della Aston, in pelle, sono assai gustosi! Il viaggio non era lungo ma mordicchiando il sedile e la cintura di sicurezza il tempo passa meglio! Non credete?
I sedili di stoffa o roba simile non sono gustosi ma hanno un altro vantaggio. Prendono meglio il mio odore! Vuoi mettere la dolcezza di entrare in una tana viaggiante che è personalizzata dal tuo odorino? Il cervello si sente subito a casa, ci si rilassa meglio!
Gli umani hanno l'orgoglio. Noi cani no! E ci ho messo un sacco di tempo a capire di cosa si trattava. Secondo me se ami ami e basta. Ti lasci andare e stai bene se chi ami è li con te. Questa è l'unica regola della vita. Ci sono le esigenze del cibo, ma il mio umano risolve il problema in modo magico. Ha un armadio bianco che purtroppo non riesco ad aprire, e che contiene ogni bendi Dio (si, Dio … il Paradiso è pieno di animali. Son gli umani che son pochissimi e quasi sempre proprio per colpa dell'orgoglio! E poi Dio non è un umano, ma un essere che ha tutte le forme).

Scrivo … un cane che scrive … un bel mistero. E tutto è iniziato perché ho imparato a leggere. È accaduto così; lui spiegava ad un amico straniero l'Italiano (io sarei un cane inglese, un beagle per l'esattezza e si scrive così ma si dice bigol, ma l'inglese non lo so e penso, come tutti gli animali e come gli uomini anticamente, in un modo che viene prima delle lingue parlate. Se il pensiero rimane senza una lingua parlata da una bocca o da una penna, è più puro, mai si trova la parola che esattamente corrisponde a quel che penso! Le assomiglia solo, quindi quel che dico non è quel che penso ma quasi). Che parentesi! Abbiate pazienza! Sto imparando e mi si accavallano i pensieri, le cose che mi sembra importante dire! 
Allora, dove eravamo rimasti? Ecco, qualche riga più su vi ho detto che spiegava l'italiano ad un amico straniero che era un po' testa dura e quindi gli ripeteva spesso le medesime cose. Viene da una zona del mondo dove non si scrive come da noi e quindi gli ha insegnato una ad una le lettere dell'alfabeto. Dovete sapere che i cani hanno una memoria di ferro. Vi faccio l'esempio con le mappe mentali. Se passeggiamo insieme nel bosco e vi perdete, io sarò in grado di farvi tornare indietro esattamente passando per gli stessi punti dell'andata. Questo lo sanno in molti dei cani, ma quel che spesso non gli umani di noi non  hanno colto è che, se siamo passati fra due alberi distanti un cane e mezzo (misura bigol, ovviamente), io passerò esattamente sulle nostre orme precedenti. Questa precisione voi l'avevate, ma l'avete persa, perché affidate tutto agli occhi e gli occhi purtroppo per voi non annusano. Ah che miracolo il mio tartufo! (naso canino). Perfino l'amore e la malattia hanno un odore! Un odore è un allarme o una poesia, questo lo sapete, ma voi sentite l'odore di bruciato o di cacca, o l'odore della torta. Avete profumi e puzze e poche gradazioni fra questi estremi; il vostro vocabolario quotidiano insegna chiaramente quel che avete perso! Ci si meraviglia di quel cagnetto che annusa un neo e se è diciamo, puzzolente (che per voi vuol dire portatori di una brutta malattia), con la zampa cerca di toglierlo. Ci si meraviglia di quell'altro cane, mi sembra in Germania, che annusa l'alito che è stato trasferito in un palloncino, e se contiene particelle di un tumore dei polmoni, fa la faccia triste! Ci si meraviglia di quel gatto che in un ricovero per anziani si infila nel letto di chi sta per morire e lo fa quando i medici e il malato non l'hanno ancora capito! Ma anche voi umani eravate capaci. Annusate con più attenzione anche chi vi dice ti amo! E vi salverete da tante sofferenze!
Vi dicevo che l'amico del mio umano, che viene da una terra che si chiama Russia, ci ha messo un po' a memorizzare. Io ascoltavo e imparavo e poi, quando una volta sola, ho iniziato ad aprire un libro e a provare. Il mio preferito, dopo tre anni che vivo con lui, è “racconti di animali”. Lo ha scritto lui, il mio umano, in onore del suo cane precedente che si chiamava Mafalda. Ancora adesso, quando gli si dice improvvisamente “cane”, gli viene nel cervello la sua foto. Spesso vedo che gira il capo verso la porta di ingresso che da sul giardino e so che, spesso a causa di un rumore minimo, ha avuto la sensazione che Mafalda stesse rientrando. Allora fa un piccolo sospiro e non riesce ancora a fare quel passo in più che la farebbe apparire realmente. Ci riuscirò comunque a farglielo fare questo gradino verso la vera vita.... Vedete, il tempo dell'orologio non esiste. Quello è del corpo e basta. Noi cani, e gli animali tutti, sappiamo che si esiste per sempre. In quell'attimo che un rumore fa riapparire Mafalda, non accade qualcosa nella sua mente, ma nella realtà, essa poi sparisce perché siete talmente convinti che essendo morta non può essere vero che è lei, che annullate una realtà alla quale si può avere accesso. Basta crederci. Ma crederci non è facile! Voi umani siete troppo convinti delle leggi del corpo e delle sue creature irreali, che sono il tempo e lo spazio … Mafalda gli gira per casa, non ha mai smesso, dorme in casa, non mangia più, questo è vero, perché non ha il corpo, ma c'è ed è bella come lui la ricorda. ora questo è il mio compito; devo riuscire a fargli fare questo passo. Di notte ci riesco, ma lui pensa ancora che siano sogni. Basterebbe che, dopo aver sognato quel padre che non ha mai conosciuto, quel padre che in sogno sempre gli dona un fiore, basterebbe che quel medesimo fiore lo trovasse sulla scrivania. Devo inventarmi qualcosa. 
Ecco ... si avvicina la festa dei morti. Devo riuscirci, e con la compagnia di Mafalda penso che ce la faremo ... lei dal regno che voi chiamate delle ombre, dirà al padre di donare ancora una volta, questa notte, un fiore, ma che sia quello giusto stavolta!! che l'altra volta gli ha dato un tulipano e per la festa dei morti vagando per la città non ne ho trovato uno! Il padre ha scelto quello perché sa che al figlio, il mio umano, piacciono molto. Ma ora ha capito grazie al consiglio di Mafalda, e sarà un crisantemo.

Perché desidero riuscire. Perché non mi basta dirgli grazie per avermi salvato. Per tre anni sono stata nelle grinfie di un mostro, Cacciava cinghiali e io vivevo di calci e cibo avariato. Si, scarti dei macelli che puzzavano talmente che la fame era più nutriente! E poiché a caccia non andavo bene, mi ha buttato varie volte contro quella belva saporita, ma orrenda e con certe zanne angoscianti che ogni tanto me le sogno ancora. Ho le cicatrici, una sul mento. E ancora oggi, se una scarpa del mio umano mi passa troppo vicino, urlo, non vedo più lui, ma la scarpa il calcio e il dolore che non merito non merito non merito!

Si chiama trauma. Così diceva il mio umano con un amico. Se hai passato quella soglia non si torna più indietro. Io l'ho passata. Con lui sto bene ma spesso ho incubi e una scarpa, un sacchetto che fa improvvisamente rumore e non so nemmeno io che cosa, sono in grado di riportarmi in un attimo all'inferno. Allora lui mi prende in braccio, mi coccola, mi guarda con dolcezza e continua così, finché non lo riconosco di nuovo e lo amo, lo amo anche per questo.
Non mi basta contraccambiare. Non basta. Basterebbe in fondo, lo so, e lui è contento così, ma ho colto una crepa, non l'unica, del suo passato. Mai conobbe suo padre. Di lui sa il nome di battesimo e che morì prima che nascesse in un incidente stradale. Ed ecco che ho capito chi è quell'uomo che gira per casa, legge tutto quel che il mio umano scrive, e non sa darsi pace. Il mio umano ovviamente non lo vede e deve, deve sapere che il padre sempre, da quando su quelle maledette strisce pedonali fu macellato, è vicino a lui. Assistette al parto in forma di ombra, e angosciato vide il feto farsi neonato uscendo da quella porta eterna. Quel neonato aveva gli occhi aperti e lo sguardo serio di chi sa da sempre cos'è essere carne  e nel mondo. Quel neonato che ha avuto il dono di “sentire” con tutti i sensi e il cuore, dal momento del concepimento. Ma quel dono è trauma e spavento se non imparerà a domare, a sopportare le regole del corpo, ovvero lo spazio e il tempo.

Sarà questa notte. E' tutto pronto. Il caso vuole che ho trovato una rosa. Una rosa bianca. Ho passeggiato fra i giardini del vicinato. Sono cicciotta ma agile e saltare una rete per me è un gioco. Un vicino ha una serra che è una gabbia di profumi, la porticina di metallo e vetro era aperta e sono entrata, ho reciso la rosa con i denti ed ora essa è ben nascosta in casa. Il padre, ha letto questo scritto pensando che fosse del figlio, il mio umano, e ora sa cosa fare, e il consiglio di Mafalda si aggiorna. niente più crisantemo! e scrivere copiando oltre il resto la sua calligrafia è stato veramente faticoso. Vedete, il mio vantaggio è che noi animali siamo nell'eternità anche se abbiamo un corpo, e riusciamo a dialogare col pensiero con in nostri simili senza corpo. Io e Mafalda ci intendiamo; non capisco mai per esempio un rospo o una giraffa, ma so che è questione di concentrazione. Hanno altre lingue, e non ci capisco assolutissimamamente niente, così a freddo! ma se fossi più paziente ci riuscirei, lo so, e tutti gli animali lo sanno.
L'unico modo per comunicare fra padre e figlio, perché fra figlio e padre ancora nulla accade nella grande realtà che vi ho descritto, è il sogno, e in esso il padre deve donare una rosa bianca, la rosa che ho trovato oggi nella serra e che gli ho mostrato nella mia cuccia. 
Ecco. È la notte che introduce gli umani nella festa dei morti. E' una notte strana. Con più frequenza del solito, gli umani sognano i loro morti. Pensano sia solo un sogno e vivono un risveglio fra malinconia e nostalgia. Per il mio umano è comunque peggio. Vede un essere senza volto che può fare paura, che non si lascia comprendere, ma il riconoscere nell'eternità non è nei lineamenti di quanto è corporeo. E' nell'essenza! Difficile da spiegare … lo so, ma fidatevi. Io l'eternità la vedo sempre, ci sono completamente immersa, ed è la coperta più accogliente che possa esistere!

Ecco. È accaduto. Queste righe le ho scritte dopo. Una nube nera si è dissolta.
L'eternità è giunta. Il padre ha donato in sogno la rosa bianca.
Il figlio si è svegliato agitato e commosso e l'ha trovata sulla scrivania.
Non ha avuto la forza di credere e ha messo il Bianco in una ciotola. L'ha bruciata piangendo, con un accendino. Si è scottato le dita e ripeteva “non è possibile non è possibile non è possibile”. 

E poi è accaduto qualcosa di misterioso anche per me. Il mio umano, dopo aver incenerito la rosa, è andato in camera da letto per vestirsi e portarmi fuori, ma … ecco … getta un ultima occhiata alla ciotola, e dalla cenere, eccola di nuovo, bianca, identica, stupenda l'eterna rosa, la porta della nascita vera. Allora si è seduto alla scrivania 
ha avuto la sensazione di un rumore ed è apparsa Mafalda.
E l'ha vista. 
Finalmente. 
Ed è apparso il Padre.
Poi, il padre gli ha detto spogliati
e il figlio come se fosse stato un vestito 
si è tolto il corpo che è rimasto a terra 
così 
come un oggetto gettato.
Io ho scritto e poi mi sono tolta il corpo 
e insieme siamo andati via 
che non esistono buio e luce ma solo vita vita vita 

Ora siamo pari il mio umano e io, e a te che leggi, se sai comprendere, ecco la chiave dell'esistere

bau