sabato 15 agosto 2015

Amantea (prima parte:impressioni di viaggio)




Il viaggio dal nord Italia ad Amantea è stato, utilizzando le parole di Ennio Flaiano, “tragico ma non serio”. Arrivo da una terra che attualmente mi accoglie, in un clima a base di zanzare e umidità tropicale. Si chiama pianura Padana. Il suo fiume, noto col nome di Po, un tempo si chiamava Eridano. Parlo di tanti secoli fa. Prima di Cristo, mentre la saggezza greca cercava di fiorire, quando il tempo degli orologi non esisteva e al suo posto il passato si immergeva nel mito, la terra piatta intorno all'Eridano, quella pianura grande a forma di triangolo con la punta acuta rivolta verso i Galli e un lato, quello piccolo, verso il mare Adriatico, quella pianura si era formata causa la caduta del figlio del dio Sole. Questo figlio troppo giovane per essere saggio, distrusse la sua vita. Il padre si lasciò scappare una promessa: “Dimmi una cosa che vorresti fare!” e il figlio chiese di guidare il carro del sole. Il padre non poteva, in quanto dio, disattendere ad una promessa. Poteva però tentare di dissuaderlo. Ci provò, ma a nulla valsero i suoi moniti. La lezione per noi è che mai si devono fare promesse del genere ad un adolescente che è un essere, maschio o femmina è la stessa faccenda, che ha un corpo di adulto in una mente ancora infantile. Con l'angoscia nel cuore, il padre diede il carro al figlio e lo istruì, ma i cavalli pieni di nervosa eccitazione erano difficili da guidare. Non bastava un braccio esperto, serviva un Dio! E partì; partì e lo spavento immediatamente lo prese. Passò bruciando il cielo e nacque così la via Lattea, ricadde verso il basso e sempre bruciando, creò il deserto della Libia. A questo punto, sentiti i lamenti degli umani, Zeus, il nonno, provvide a scagliare un fulmine e Fetonte, figlio di Apollo, cadde. Cadde secondo alcuni nella zona ove attualmente troviamo il paese di Crespino, in provincia di Rovigo, secondo altri ove sta Alfonsine in provincia di Ravenna.
Questo mito, che forse racconta della caduta di un asteroide infiammato, secondo me va visto come una caduta rovinosa di un essere enorme come di solito era la dimensione dei figli di un dio. La valle Padana tutta, fu quindi il luogo della frana divina. Lo immagino Planare da est, dall'Adriatico, e piantarsi creando questa grande valle. L'Eridano poi nacque di conseguenza poiché allora come oggi, l'acqua andava e va verso il basso e tutte quelle delle alpi e degli Appennini qui convogliarono. Quando ci passarono gli Argonauti, nel viaggio di ritorno, persero la fame causa l'immonda puzza di questo immenso cadavere semidivino che procedeva in una lentissima putrefazione. Questo vuol dire che una generazione prima della caduta di Troia, che si pensa sia avvenuta intorno all'ottocento prima di Cristo, la valle Padana era un putridume vallivo con un clima assurdo. Dopo circa duemila e ottocento anni, forse del corpo dello scriteriato adolescente, non è rimasto nulla. Le bonifiche hanno fatto il resto, ma rimane un'umidità che che è una discreta penitenza e zanzare fameliche che nessun veleno sembra capace di ammansire. Anzi, secondo me se ne nutrono e diventano ancora più fetenti (che derivi da Fetonte? Sembra proprio possibile! Quale lunga storia dietro ad una parola!).
Sono partito quindi dalla valle dell'Eridano, con un clima da purgatorio e sono approdato bene a Roma, città caldissima ma affascinante, anche se sgangherata.
Quando sento dire che il problema dell'Italia è il sud, mi imbizzarrisco. Il problema è Roma. Non mi stancherò mai di dirlo. Se, a monte della storia d'Italia sta un gesto assurdo di Garibaldi, ovvero unire l'Italia che secondo me come la intendeva lui non esisteva, si può iniziare a prender in considerazione una verità di versa da quella che ci è stata propinata. Il Sud, quel regno che viene sempre discriminato come arretratissimo, aveva una politica industriale e si stava evolvendo. Il fulcro era Napoli. Passare sotto il regno d'Italia portò come conseguenza lo spostamento del baricentro industriale su Lombardia e Piemonte. Al sud solo con le tasse si riconobbe un ruolo, e quel che invece stava nascendo, anche a livello industriale, finì miseramente in niente. La penisola italiana era secondo me un territorio con tre (e forse quattro) popolazioni diverse. Il Nord fino a Marche e Toscana incluse, il Lazio, con confini non così ristretti, e il sud, con una Sicilia eventualmente indipendente.
Così Roma prese quel che all'apparenza era il meglio, la gestione burocratica dello Stivale, e divenne assolutamente il luogo peggiore dello stato. Da papalini a burocratici è veramente un passare dalla padella alla brace. Luogo di menefreghismi assoluti e di magna magna apocalittici e volgari, non ha saputo e non sa nemmeno far viaggiare un treno! E infatti la mia agonia è iniziata a Roma Termini. Dopo aver assolto ad un gradevole impegno, mi inoltro in questo luogo delle partenze e mi ritrovo a fare una fila per prendere un tagliandino che mi autorizza a fare la fila per la biglietteria. Un'ora per il tagliandino e due ore e mezza per parlare col bigliettaio che mi nega il viaggio perché tutti i treni sono pieni. Il perché della doppia fila si spiega col fatto che mai un italiano rispetterà la fila. Ricordo a Londra in occasione della mostra di Raffaello da giovane. Sorteggiarono i biglietti d'entrata poiché troppa era la richiesta in proporzione alla capacità di assorbimento delle sale. Una volta giunto e in fila, feci il possibile per esprimermi in tedesco e negare la mia parziale origine italiana. Era una vergogna continua. Solo italiani e spagnoli andavano da colui che era incaricato di regolare il flusso d'entrata, e tolta una moneta di discreto valore dalla saccoccia, senza pudore, mostrando platealmente il gesto, chiedevano di saltare la fila. Per questo solo in Italia, ed esattamente solo a Roma, luogo ove l'italianità peggiore si mostra senza veli, si è resa necessaria la doppia fila prima per il tagliando e poi per la biglietteria!
Ero a questo punto. Stremato e senza tagliando di viaggio. Stavo optando per il noleggio di una vettura ma mi spaventava enormemente la Salerno Reggio Calabria, strada pericolosissima e sempre costellata da cantieri di lavori in corso. Ricordo che giorni prima avevo letto che per la prima volta nella sua storia aveva un solo cantiere e un calabrese che sentì questa mia considerazione mi disse che era comunque lunghissimo chilometri e chilometri. Potevo dignitosamente arrendermi, ma una strana tigna, che non è tipica del mio carattere, si è impossessata. Mi son detto: “siamo in Italia. Qui tutto è alla buona tranne le apparenze!” e mi son recato in metrò con assurda allegria, a Roma Tiburtina, l'altra stazione della città. Fila in biglietteria e questa volta il biglietto me lo fanno! Devo arrivare a Paola e poi verrà una macchina per fare l'ultima manciata di chilometri! Sembra finita e invece no. Corro di nuovo alla metro, riesco a prendere il treno per un soffio e quando salgo, solo allora purtroppo, leggo il biglietto. E' un posto in piedi, ma per quello sono in grado di sopportare, anche se si tratta di cinque ore di viaggio, ma il peggio è che il biglietto è fino a Napoli! Perché! Mi dico. Come ha potuto fare un errore simile se ho detto che dovevo recarmi ad Amantea e mi ha consigliato di arrivare fino a Paola che è nelle vicinanze! Comunque ero sul treno e nemmeno con un bazooka ora mi avrebbero fatto scendere prima della meta ormai agognata! Arriva il primo controllore e se ne lava le mani. Mi dice “io scendo a Napoli. Ci penserà quello che sale al mio posto”. Quello che viene dopo si lamenta che il nuovo biglietto me lo doveva fare l'altro … e poi mi rifila una multa enorme. Gli ho spiegato che l'errore è della biglietteria, mi dice che comprende ma che è costretto a fare così perché diversamente quella multa la mettono in conto a lui. Cosa fare se non augurare un attacco di dissenteria lungo duemila anni al direttore generale delle ferrovie italiane? Ho pagato, come troppo spesso accade in questa Italia malandata, gli errori di altri!
Arrivo comunque a Paola e, mistero tutto italiano, ho fatto il viaggio seduto poiché i posti liberi erano a decine! Rinuncio a capire questo popolo nel quale per esempio, hanno appena fatto una legge per assegnare con raccomandazione fra tre anni (poiché è la volontà, o la voluttà del dirigente a decidere tutto, quindi sarà un trionfo di parenti e amici) gli insegnamenti delle superiori che prima erano affidati ad una per quanto discutibile graduatoria! Una legge che si chiama ridicolmente “la buona scuola” e che è basata invece su due soli pricipi: ridurre le spese già all'osso e appunto allargare quel che l'universitese (lingua dei docenti universitari) chiama “Familismo amorale” e che in soldoni altro non è che il malcostume delle raccomandazioni.
Ma torniamo al viaggio. Finalmente scendo e mi accoglie una stazione presentabile e abbastanza pulita. All'esterno la statua del santo che fu confessore di un re di Francia, mi accoglie con un buon augurio e questo sud tanto vituperato da alcuni partiti politici e mediamente da tutti, inizia a mostrarsi con una decenza che non lo rende di fatto diverso dal nord Italia. Viene a prendermi un caro amico che ha avuto e ha ruoli importanti al ministero degli esteri. Gianludovico, dopo essere stato impegnato nella Russia di Gorbacev e nell'Iraq di Saddam Hussein, quindi incaricato di gestire delle discrete gatte da pelare, ha appena terminato un quinquennio a Camberra e ora dirige la commissione sui diritti umani. E' una persona semplice e alla mano. Si chiacchiera subito bene e, come è giusto che sia, la nostra semplicità nasconde una segreta complessità. Il viaggio in macchina mi mostra un bel mare, montagne che sembrano avare di terra e piene di sassi e rocce, e qualche vecchio rudere di castello. Si arriva ad Amantea. Il suo Palazzo è nella parte alta. Il panorama vale il viaggio e la casa è magnifica. Al primo piano ha aperto uno spazio espositivo che si trova su internet cliccando galleriaamantea.com e il secondo piano, è quello dove si abita. Mi viene assegnata una stanza veramente bella. Ha due finestre. Una mi offre la vista di Amantea bassa e del mare, e in una giornata serena son riuscito a vedere l'isola di Vulcano col suo nuvolone di perenne fumo che sembra un sombrero. Il clima è caldo ma non insopportabile come nella piana ove il fetente Fetonte franò causa una saetta del nonno.
Mi son fatto una doccia veloce per liberarmi delle scorie del viaggio e sono immediatamente uscito. In me oscillava una curiosità fondata su chiacchiere, quindi sulla totale ignoranza del reale. Calabria! Luogo di malavita organizzata! Italia border line! Qualcuno mi aveva invitato a stare attento e a non dare confidenza a nessuno! Non scherzo. Questa è la visione che ci consegna lo strano mix delle chiacchiere da bar e dei media! E invece esco dal portone nobiliare e mi inoltro in una realtà semplice, composta di bambini che giocano, di una brezza frizzante e di una certa pulizia. Mi siedo in un caffè che dista forse trecento metri dal palazzo che mi ospita e decido di concedere alla mia gola una birra. Quale eresia stavo commettendo! Non sapevo ancora che ero in un tempio del gelato consigliato anche dal Corriere della Sera! Ho ormai rinunciato, direi quasi completamente, agli alcolici, ma mi son concesso uno strappo alla regola perché ero comunque stanchissimo e mi son dedicato ad una delle mie attività preferite; osservare la gente. Ho colto immediatamente che le donne hanno sguardi appuntiti e una sensualità primordiale e i bambini scorazzano con una energia più positiva di quelli del nord. Giocano per esempio a palla e non sbriciolano panchine e marciapiedi con gli skate, e vestono senza troppi condizionamenti delle mode. Spesso un bambino del nord è già un essere che si atteggia, qui invece tutta l'energia va nel tentativo di raggiungere il pallone e di gestirlo decentemente. Mi ricorda quel che mi affascinava a Dalmine, nel bresciano. Dalla finestra della cucina casa nella quale ero ospite, mentre chiacchieravo, ero letteralmente ipnotizzato da un gruppo di ragazzini che giocavano a calcio nel campetto del prete. Ricordo che ce n'era a uno di colore che era veramente bravo e che mai più, ormai da anni, mi son divertito tanto come a guardare loro, con quello sforzo genuino, con quel giocare per il gusto del gioco e nient'altro! Ed ecco di nuovo qui, questo giocare fresco. E mi ritrovo a essere preso dai virtuosismi di un ragazzino che subisce un fallo. Subisce un fallo e si accende la discussione che essendo in italiano capisco perfettamente. Non sanno decidere e improvvisamente uno di loro mi chiede cosa ne penso. Sono sorpreso. Non mi aspettavo avessero colto il mio interessamento. Dico che rispondo se poi accettano il mio giudizio e riprendono a giocare. Accennano di si tutti e dico che era fallo. In un secondo, senza aggiungere parola, riparte l'azione e io distolgo lo sguardo da loro per tornare alla gente che passeggia.
Ora devo rientrare. Alle ventuno e trenta apre la mostra e dobbiamo prima cenare.
Quello della cena è il mio punto debole per due motivi. Mangio poco e di solito in Italia i tende a rimpinzare l'ospite, e poi sono reduce da ben quattro interventi in circa un anno quindi, se mai la mente ha continuato a lavorare a pieno regime, il corpo me lo porto dietro come fosse un fantasma ancora poco convinto di esistere.
Mi inoltro nel labirintico palazzo, la cena sarà semplice e nessuno mi spinge ad eccedere, e scopro dei pomodori fantastici. Dico con Gianludovico E Camilla, sua moglie, che si tratta indubbiamente dei migliori pomodori che ho mangiato nella mia vita. Li avevo già visti e assaggiati al nord dove li chiamano “cuore di bue”, ma per quanto piacevoli, non avevano l'intensità di questi che qui chiamano “pomodori di Belmonte”.









Terminatala cena ci avviamo al piano inferiore nel quale il pittore, già presente, dialoga con i visitatori. E ora inizia la parte del viaggio che è stata in un certo senso la mia fortuna. Camilla, la moglie di Gianludovico, è una scultrice. Scrissi di lei in occasione di una sua personale a Castel sant'Angelo nel 2008, e se ne fece un libretto del quale sono soddisfatto. Quindi a cena dialogo con una artista e col marito che, ha poi ammesso, sta scrivendo e intende scrivere … Dopo cena il dialogo con un altro artista e la presentazione di un altro ancora e posso dire che da ora in poi, la mia visione di Amantea sarà positivamente condizionata dai dialoghi con loro, dal loro modo di vivere e sentire quei luoghi. É un grande privilegio scoprire un luogo per mezzo dei suoi artisti. L'artista non si limita a pensare, ma crea qualcosa che viene prima del pensiero e ne pone le basi. L'artista diviene tale per una sofferenza che qualcosa ha innescato. E nella seconda parte narrerò del primo di questi. 
(foto iniziale, tramonto da Amantea alta)

paragrafo a parte:

I POMODORI DI BELMONTE

Ho messo tre fotografie. I pomodori, che spesso sono enormi (me ne hanno mostrato uno che pesava un chilo e tre). il mazzo di Origano che viene utilizzato per condire insieme ad  appena una spruzzata di olio. 
Perché dedico un paragrafo ad un pomodoro? perché ho scoperto un gesto antico che lo riguarda. 
La prima sera, Gianludovico ha tagliato delle fette di pomodoro che sembravano bistecche da quanto erano grandi, ha messo un accenno di olio e, tenendolo con la mano destra, ha "grattato" il mazzo di origano che ha nevicato le sue particelle sulla fetta rossa. 
Quel gesto è storia. L'ho immortalato in una preparazione collettiva fatta da uno dei pittori che ho conosciuto, Pietro Bonavita. Immaginate una stanza ad uso cucina in cima ad un antico palazzo, (mi spiegano che la cucina era li e non come può capitare altrove, al piano terra, poiché in caso d'incendio si era constatato che i danni erano più facilmente isolabili), dalle due porte aperte entra una piacevole brezza serale. La moglie dell'artista pigia nel grande mortaio di legno il pane che, ridotto a polvere, verrrà versato nella dose giusta nella ciotola dell'insalata quando vi è rimasto, a fine pasto, qualche pezzo di verdura e il "sugo" che è ambitissimo. e quel gesto anzi, quei gesti, col mazzo di origano e col mortaio, che mi hanno portato per un attimo, fuori dal tempo, oltre il tempo. Immagino la Magna grecia colta si, ma che "magna" esattamente come stavamo facendo noi. e non solo. La Calabria ha una storia curiosa. Quando fu romanizzata, gli indigeni, gente assai primitiva che si dipingeva la faccia e viveva in capanne, scapparono sui monti. Come arare quella buona terra per ricavarne i migliori pomodori del mondo (concedetemelo)? ed ecco che dalla Siria "importano" circa trentamila ebrei che nel nono secolo dopo cristo era no diventati circa novecentomila. Si cristianizzarono e rimase solo qualche gesto rituale e sicuramente culinario. Quel che abbiamo mangiato quella sera, verdure e spaghetti con le alici salate,
era secondo me, forse per caso, forse no, Kosher. Ho notato che la principale suddivisione ebraica, ovvero non mangiare carne e contemporaneamente latticini, sembra sia saltata, ma insisto, forse casualmente, quella sera la regola è stata rispettata. (spiegazione ebraica. Mai mischiare carne e latticini per non rischiare di cucinare l'agnello nel latte di sua madre. Visione orrenda, che dimostra che chi comunque l'agnello lo ha ammazzato, gli riconosce una dignità ultima, forse insensata, ma che ci tocca il cuore. di fatto questa separazione è una importantissima nota dietetica che favorisce non poco un vivere sano).
Una Rabbina (rabbino donna. Causò un bel disordine nell'ebraismo questa ormai ex fanciulla! mandò una lettera ai vari rabbini nel mondo dicendo che voleva diventare rabbine e che nessuna parte dei testi sacri negava la possibilità di realizzare questo suo sogno) una rabbina dicevo, considerò l'abitudine calabrese di coprire gli specchi, come un brandello, una traccia di quegli ebrei convertiti. devo contraddirla. Lo fanno anche gli ebrei. non si tratta quindi di una prova certissima. la ricerca deve essere più profonda. Si coprono gli specchi in varie parti del mondo per semplificare a "vita" (diciamo così), del morto recente, che potrebbe smarrirsi in uno specchio e perdere la via per l'aldilà al quale di solito non accede immediatamente. In quasi tutte le culture, fra la morte del corpo e l'entrata nel regno dei morti, intercorre un periodo più o meno lungo. In alcuni casi, solo due volte all'anno la via si apre, ed è nei due solstizi. Si immagini quindi l'anima che attende e potrebbe, in questo periodo di transizione, perdere la strada.

Immaginiamo ora un ristorante di Amantea. Esso non deve solo offrire i migliori prodotti, ma anche uno spettacolo antico, fatto di gesti che hanno un valore enorme, e lo dimostra il fatto che si insinuano nella memoria e riappaiono assai spesso per mesi e a volte anni. Vedete, la pulsione erotica va e viene, e l'avvenente bagnante che ci ha fulminato i sensi, apparirà in base alla nostra buona disposizione verso il femminile o al grado di astinenza. le sensualità del cibo invece, è assai più radicata. Non per nulla Proust affida ad un infuso di tiglio nel quale intinge una madeleine, la ricomparsa di un immenso e minuzioso ricordo! ecco il potere di un odore, di un sapore, ed anche di un gesto ad essi collegato!
Immagino quindi il cameriere che insegna il gesto col mazzo di origano e invita il cliente a compierlo, mentre questi pesta col mortaio un po' di pane secco e ne spiega l'utilizzo. Recuperare e valorizzare gesti. insegnarli. anche questa è ricchezza. E poi amo profondamente ogni gesto o pensiero che ci libera almeno per un attimo dal tempo dell'orologio e ci consegna ad una sensazione di eternità. A Istambul  mangiavo involtini di foglie di vite che erano prelibati già al tempo di Socrate! sono meraviglie cerebrali, ma per me irresistibili.
E penso alla Francia, terra nella quale al ristorante, anche una cosuccia mediocre sanno servirtela. Ad Antibes il carrello dei formaggi era di legno scuro, rifinito di ottone, e da un globo di vetro vedevi formaggi morbidi lavorati con le erbe. Non erano eccezionali, ma sapevano presentarteli talmente bene che qualcosina lo prendevo sempre. ed era bello la mattina, a Nizza, a Cannes, vedere le donne che arrivavano al mercato con cestini di vimini coperti di foglie con dentro segreti per il palato che agognavo vedere e ... assaggiare. 
E penso ai pomodori negli Usa. Erano perfetti per l'occhio ma totalmente insapori. si mordeva il nulla. Scoprii poi che quelli messicani erano buoni ma costavano una follia. questi fetenti di americani (concedetemelo...), consigliano e spesso impongono al mondo il libero mercato, ma al loro interno fanno del protezionismo che ha dello squallido. Il loro prodotto è insensato e solo bello, quello buono costa una follia per tasse aggiunte su ogni prodotto che viene da fuori! provate a Miami a fornirvi di un poco di verdura decente. Impossibile. conosco gente che ad amici che vengono dall'Europa chiedono di portare un poco di frutta e verdura "civili" ... no comment!

E invece ... quei pomodori di Belmonte, per il ricordo che hanno lasciato alla memoria del palato e a quella visiva coi gesti per prepararlo, ben meriterebbero una sagra che ho consigliato vivamente di organizzare!

lunedì 3 agosto 2015

Lady Gaga - Bad Romance



Avevo ascoltato per radio, viaggiando, una canzone di lady Gaga. Musica orecchiabile, accettabile. Un ritornello quasi ossessivo diceva “I want your love” e la parola bad ricorreva spesso. Mi capitò successivamente di vedere il video. Le altre persone presenti reagirono muovendo il corpo a ritmo, mentre si era seduti ad una cena e la tivù, su un canale tutto musica, faceva da sottofondo. In quel frangente mi colpì la scarsa attinenza fra parole e immagini e due momenti nei quali mi era sembrato di vedere un lacrima sul volto della cantante. I conti non tornavano, qualcosa strideva, e una volta rincasato, osservai meglio per mezzo di Youtube.
Non si pensi che sia eccessivo quanto ora dico. Mi commossi, mi alzai dalla sedia, lasciai lo schermo dopo aver riavviato la canzone e andai a rileggere per l'ennesima volta la frase di Don Leavy che scrissi anni fa a matita sul muro della camera da letto: “Scrivere è trasformare in soldi i nostri momenti peggiori”. Se tolgo scrivere e metto fare video … ecco, ci siamo.
E non mi ha colpito più di tanto la sensualità della cantante. E' vero che è uno scricciolo e ho da sempre un debole per le donnine piccole, è vero che il fisico è, oserei dire, perfetto, e il musetto, imperfetto, fa “sentire” che è vera, che è lei, che è un io che tenta disperatamente di realizzarsi ma ...

Per me la sensualità, raramente riposa nel corpo di una femmina del mondo civilizzato. Tranne Luciana Savignano che conobbi personalmente, trovo che sia tutto troppo artefatto, costruito anche nella sensualità. E un ricordo estremo che spesso mi addormenta la sera, riappare mentre sto scrivendo. Sono a Zalau, vicino a Cluj, in Romania. Si sposa una coppia di amici e per pura coincidenza c'è la sagra del paese proprio nei pochi giorni della mia permanenza. Spesso si incontravano zingari, ma erano come isolati, reietti. Nessuno parlava con loro. Mi disse un fratello della sposa che, se non hai mai fatto l'amore con una zingara non sai cos'è la sensualità. La mia risposta fu un sorriso accondiscendente. Io vedevo gente molto sporca, vestita spesso di stracci e di rado in modo sgargiante. Ci sedemmo ad una tavolata a ridosso della piazza centrale, mangiammo in allegria e poi mi alzai per portare via la mia parte di piatti di plastica sporchi e tutto il resto di bicchieri di plastica e tovaglioli di carta. Avevo visto ai confini della sagra con una viuzza malmessa, un piccolo recinto che conteneva qualche bidone per l'immondizia. Mi avviai da solo e mi accorsi, una volta vicino, che c'era una zingara. Stava fra due bidoni, ne serena ne a disagio. La prima tentazione mia fu di tornare indietro, non so dire perché. Forse furono le mani sporchissime con venature di pelle screpolata nell'incavo fra le dita, ma resistetti per paura di sommare una umiliazione a mille altre che sicuramente le toccavano quotidianamente. Mi avvicinai al bidone più distante da lei e buttai via tutto. Lei mi aveva visto ma ignorava. Quasi che l'avessi innescata io chiudendo il coperchio, iniziò la musica. Il volume era alto nella festa, e li arrivava affievolito il ritmo, folkloristico e invitante. Lei iniziò a muoversi. Piccole quasi impercettibili sinuosità dei fianchi e del busto, e quelle mani luride divennero incantevoli disegnando nell'aria segni di un alfabeto sconosciuto. Ero incantato. Non avevo mai visto nulla di simile. Ricordo un amico di colore a Minneapolis che mi incitò: “dai, balla con lei!” e lei era una balena infinita. Ero imbarazzato ma andai in pista. Ebbene, io come sempre ero goffo, lei si muoveva come una piuma scossa dal ritmo. Poi mi prese e mi trasmise, per il tempo di un blues, la sua capacità. Quando tornai seduto ero di nuovo l'albatro che a terra trascina le ali, sgraziato fino al ridicolo. Ricordo anche Paloma, un'amica cubana che una sola volta si lasciò andare a danzare la Santerìa. Ipnotica, divenne irreale, impalpabile, divina. Ecco cosa non ha più la cultura occidentale, un contatto con le radici del ritmo, e quella zingara, da sola era ritmo, ma non esalante la divinità della Santerìa o la leggerezza di farfalla ritmica della grassa signora di Minneapolis! Era sola, per l'occidente immondizia fra le immondizie, ma si sentiva il peso calibrato del suo corpo, il suo autoerotismo nella danza che era indipendente, non aveva bisogno di me, di te,di nessuno. Bastavano lei e la musica e si saldavano in un concentrato di sensualità che diventava in me un a lieve forma di panico. Mi allontanai senza parole. Agitato. Non mi interessava relazionarmi. Volevo solo vederla, vederla danzare con se stessa. Tornai con del cibo e le feci segno di danzare perché era tornata immobile nonostante la musica. Non mi ascoltò. Prese i mich (polpettine di carne)e con elegante voracità li mangiò. Ma non aveva finito il boccone che iniziò una musica che le piaceva e lasciò li il cibo. Non per me, non per se stessa forse, ma per la musica, di nuovo la vidi evaporare in una sensualità cosmica. Lasciai ai suoi piedi dei soldi, come si lascia un ex voto per grazie ricevuta.

Questo a Lady Gaga manca, come le manca la serenità per danzare così. Dentro non devi avere gioie o sofferenza. Devi essere vuoto per accogliere il ritmo, la musica.
Un saggio di quella sensazione appena accennato, lo trovo nel modo di camminare della cantante dei Barcelona Gipsy Klezmer orchestra, “Djelem djelem” è il brano. Quel passeggiare è sensualità che va oltre la fame del corpo, che si appaga in se stesso, nella consapevolezza che quel passo esiste e che hai avuto la possibilità di vederlo.

Quella sera la dedicai a Lady Gaga. Mi accorsi che in altri due video lei, alla fine, piangeva. “Born this way” che stimo, e “Juda” che trovo interessante ma di un gradino meno elevato.

Forse, se fossi un poco razionale, dovrei partire da “Born this way”, che mi sembra il video più importante, ma ho come il sospetto che “bad romance” sia più spontaneo, più personale, sentito.

Aggiungo poi una considerazione. In pubblico ho già parlato di questo video. Succede che mi chiedano dove sia finita l'arte, che non sanno più dove si nasconda in mezzo a tutto questo commercio, e io portavo sempre come esempio il primo quarto d'ora della “Carmen” di Francesco Rosi e Tonino Guerra per mostrare il divario fra quel che l'artista aveva detto e il poco che loro avevano recepito. Volevo far capire che l'arte c'è. Non muore mai. Son chiacchiere da indocenti e intellettuali quelle sulla sua morte! E poi ho iniziato ad utilizzare anche il video “bad romance” perché tutta la sua qualità sfuggiva. Questo brano altamente ballabile, era inserito nei canali che diffondono musica commerciale. La qualità che interessava ai produttori non era certo nel senso, ma nell'essere all'avanguardia modaiola, un po' kitsch e cosette simili. Tutte attività che non sfiorano nemmeno il livello del pensiero e la sensibilità, non sanno nemmeno se esiste. E se invece attendi che passi l'opera, e ovunque speri che si sia rintanata ma nonostante tutto un suo lampo ti accechi per un attimo …ecco che allora ci si concentra su questo insospettato video.

E ora penso sia il caso di venire ai fatti. Ho meditato molto su come procedere nella spiegazione e ho deciso come dirò ora, di mettere il tempo del fotogramma espresso in minuti e secondi in modo che il fruitore, può seguirmi passo a passo.

Chiedo prima, di fare una cosa. Meditare su quel che si ricorda del video ed eventualmente segnarselo, poi vederlo e meditarlo un attimo e trarre delle conclusioni. Solo a questo punto può avere senso leggere lo scritto che segue, poiché comprendendo il divario, la voragine che si rivela fra quanto abbiamo compreso da soli e quanto invece c'era di sensibile, avremo lo stimolo ad essere più ricettivi in futuro.

BAD ROMANCE

0:01
Uomini in nero (tranne uno che non si nota sulla sinistra seduto con canottiera bianca). Donne in bianco. Alcune con mascherina di pizzo. Notare il primo a destra che ritroveremo. Maschera sulla mascella stile Hannibal, in mano barattolo dorato tipo birra. Lady g (da ora abbrevio così) in centro su trono bianco, ma vestita color oro e con occhiali. Sembra che stia guardando ben oltre quella realtà. Quello che la circonda è il mondo reale, lei sul suo trono femminile è in una nuvola d'oro che la esclude e protegge. Gli occhiali stanno per maschera. La maschera inaugurata nel XX secolo. Prima si nascondeva il viso e si mostravano gli occhi perché l'intenzione era di non essere riconosciuti, ora non è un problema la propria identità, ma si vuole occultare il pensiero che spesso si tradisce dallo sguardo.

Lady G schiaccia inavvertitamente un pulsante alla sua destra. Parte prima un raggio di luce che in un certo senso la rende consapevole della realtà che la circonda. Una frazione di secondo dopo parte la musica.

Segue la visione di un antro semibuio con qualche contenitore bianco dalle linee morbide che viene colpito dal raggio di luce come per una cova delle uova, un riscaldamento che feconda.

Apparizione fugace di una bottiglia di Vodka Nemirov. Questo fotogramma passa inosservato per il suo vero senso. Si pensa immediatamente ad una esigenza dello sponsor come accadrà con la Carrera per gli occhiali e non solo. Invece quello è il filtro, (chiamiamolo come nelle favole), che la risveglierà. La scelta di un superalcolico come filtro magico che risveglia all'età adulta mi sembra una idea buona e … tremenda

0:19
Stanza bianca, contenitori bianchi in grado di contenere un corpo, sfilano davanti alla macchina da presa. Sul terzo c'è scritto in rosso “MONSTER” e sotto, sempre in rosso, una croce.

0:29 Su un vetro, che corrisponde al quarto muro della sala bianca, appare la scritta “BATH HAUS OF LADY GAGA”. Noi in questo breve frangente vediamo come il padre o i parenti che vanno in ospedale per vedere il nuovo nato che di solito è in una stanza bianca, ci sono i lettini bianchi in fila e i bimbi sono vestiti di bianco. La similitudine è importante, ci fa comprendere che si tratta della nascita di corpi.
Si “schiudono” le uova … primo gesto, che mostra una distanza dalla normale nascita, sono i movimenti contorti delle mani. Stiamo assistendo alla nascita di una persona? È questo uno dei passaggi interpretativi più difficili. Si tratta della nascita di una larva che poi, passando per vari stadi, mostrati nel video, ma da interpretarsi come evoluzioni interiori, si unificheranno nell'uscita della farfalla dal bozzolo che sarà rappresentato dalla finale pelliccia di orso bianco portata come uno strascico nuziale. Quando da questo guscio esce Lady G, essa è fisicamente al top dello splendore e la crescita interiore si è saldata a quella esteriore. Come vedremo la crescita è sofferenza. Bellissimo l'ultimo stadio della larva, l'abito stravagantisimo sul verde metallico di McQueen. Quella sequenza, nella stanza da bagno, luogo dell'evoluzione della larva, sembra assurda e stravaganza pura. Se consideriamo una serie di fotogrammi come la crescita del bruco fino a diventare farfalla, tutto si fa chiaro.

0:39
da sette uova escono sette figure bianche femminili. Una è lady G. sono coperte di latex semitrasparente bianco che imita la placenta. Lady G è un essere elementare, inconsapevole di sé al massimo grado. Scopre di avere una gamba e di averla sollevata lei con grande meraviglia mentre è nella vasca dove le altre l'hanno messa.
Simbolo vasca. Utero materno. Immaginare (occorre mooolta fantasia ma è divertente) il rubinetto di una vasca come il membro e i pomelli di acqua calda e fredda come testicoli. Il buco della vasca. Ora siete pronti per “sentire” la vasca come la pancia materna.
E' curioso che questa larva in incubazione abbia le scarpe... vezzo simpatico di Lady G che probabilmente le adora e le carica di simbolo. Osserviamo la capigliatura della larva. Rossa e spettinata. È come se fosse al grado zero. Da ora in poi la vedremo sempre curata. E' un altro aspetto della nascita, di un inizio.
Ha l'auricolare. Ovvero è esclusa dal mondo esterno.

0:47 Lady G allo stadio larvale inizia ad avere la sensazione del cambiamento e si vede in nero con la corona e gli occhiali, riflessa in uno specchio bianco.
Ripeto da sempre e lo faccio anche qui, limportanza del bianco e del nero. Essi si pongono, nella psiche, agli estremi della gamma cromatica. In un certo senso il bianco è assenza di colore e il nero è la somma di tutti i colori. La radice linguistica ci rivela dell'altro: si osservi il vocabolo black e poi blanco. Da due lingue di ceppo diverso possiamo estrarre una radice comune, quel BL che dimostra la medesima natura dei due colori. Essi sono nella psiche profonda, assenza di colore, non sono percepiti come colore. Mi raccomando, questa considerazione importante perché rivela l'elaborazione inconscia del piano simbolico.

0:48
Primo piano nella vasca della larva appena nata. Ha occhioni enormi. Si constaterà da un fotogramma verso la fine che sono stati elaborati così tecnicamente. Danno idea di innocenza.
Movimenti inconsulti della mano come se stesse prendendo consapevolezza delle sue possibilità di movimento.

1:25
Inizia l'intervento del mondo esterno, e non è gentile …
Due esseri, evidentemente femminili, la prendono di sorpresa e la estraggono dalla vasca. Lei cerca di resistere ma la siedono sul bordo con forza.

1:39
Primo piano bellissimo del suo volto, quasi angelico, biondo. Questa è l'anima che osserva l'evolversi del corpo.

1:40
Le due violente nutrici, le tolgono la placenta.

1:45
Gesto di sofferenza e rassegnazione della larva che vorrebbe rimanere nel suo caos primordiale. Rappresenta una rassegnazione alla nascita. Ricordare: vasca come pancia della mamma. Ecco le due ostetriche che ti fanno nascere.

1:47
Le aguzzine le fanno bere a forza la pozione. Il rifiuto di crescere diventa conscio in chi vede l'età adulta come mostruosa. Nel video accade. Chiunque sia altro dall'io di Lady G, definisce i limiti dell'io, costringe alla relazionalità = uscire dal guscio, costringe a non nutrirsi più solo del proprio io.

1:54
tentativo estremo di reazione sputandolo oltre il resto in viso a una delle aguzzine.

1:58
le aguzzine son divenute sette e le vogliono togliere un cappotto color sacco con scritte nere. Lei si oppone ma deve cedere. Con pudore, una volta senza cappotto, si copre le zone del pube e del seno. Qui penso che Lady G avrebbe preferito girare la scena nuda. Si sa che per lei non sarebbe stato un problema ed in effetti il senso sarebbe stato più chiaro. Quel gesto di pudore su un corpo vestito, anche se succintamente, stona ed allontana dal significato. Si tratta dell'inizio della pubertà quando le aguzzine pian piano diventano educatrici (madre e natura). Rappresenta la presa di coscienza del corpo col primo ciclo.
Si alternano immagini di lei larva nella vasca (si ricordi che rappresenta il percorso dell'io interiore), che sembra stia tentando di reagire a un incubo.

2:04
Si intravvede per un attimo un gruppo di uomini. Segue primo piano sul volto di uno di loro che ha un supporto dorato alla mascella (accentua l'aggressività, riferimento al protagonista del “Silenzio degli innocenti”)
2:05
Le sette aguzzine iniziano il ruolo di educatrici. L'insegnamento è la danza. La protagonista prima fatica, poi diventa più brava di loro. Con la consapevolezza della danza, che diventa, come in tanti animali strumento di seduzione, Lady G inizia a diventare protagonista.

2:06
Stanza da bagno ora semi buia. Un corpo longilineo e lievemente deformato al pc, (vertebre assai evidenziate), in una gabbia. E' il bruco che sta cambiando, l'io interiore fa il suo percorso dettato dalla natura come l'io corporale, oltre allo sviluppo fisiologico cresce con l'apporto educativo. I due sviluppi sono paralleli e vengono osservati dall'io anima, quello biondo.

210
Ora vediamo meglio gli uomini. Si tratta ancora di una massa indistinta quindi riguarda la percezione generale del maschile. Sono in semicerchio, circa nove. O vestiti di nero o a torso nudo. Tatuati. Alcuni con strane maschere. L'insieme rappresenta come il femminile nascente coglie il maschile. Enigmatico e non solo. Su un tavolino si vede l'elisir che per lei era sgradevole e che loro gradiscono continuamente (sono quindi il suo opposto).

2:13
Lady G è divenuta padrona di se stessa nella danza. Non si oppone più alle educatrici ma si muove in sintonia con loro.

2:20
Primo piano su un volto maschile. Beve vodka come fosse acqua. Sguardo duro, bocca aggressiva. Sullo sfondo, poco nitido ma comprensibile, un altro uomo con una maschera assurda.

Ora la danza di Lady G si fa deciso. Guida lei le altre. Si vede ancora la larva primordiale
Danzando, Lady G va verso i nove uomini e sceglie di piacere a quello con la mascella d'oro che era presente nel fotogramma iniziale. Gli altri fanno scattare gli indici di gradimento dai computer, modo semplice per rendere visibile una dinamica sociale interiore.

Il ritornello si fa melodico e martellante. I want your love viene ripetuto e influenza la nostra percezione della scena.

3:29
Appare l'abito estremo di Alexander mc Queen. Lady G, in un altro stadio dell'evoluzione larvale interiore, ha un abito verde che rimodula le proporzioni del corpo. Si noti che senza questa interpretazione la scena, che si svolge come le altre della evoluzione della larva, nella sala della vasca, risulta incomprensibile, esattamente come la apparizione in penombra, in una semigabbia di un essere lievemente deformato e con le vertebre rilevate. Insisto sul denominatore comune della sala della vasca come luogo della metamorfosi della larva.

3:44
Con uno strascico di pelle completa di orso bianco, che ne occulta il corpo, Lady G viene inquadrata di schiena che avanza. Ai due lati trofei di caccia. Cambia l'inquadratura e vediamo che mister mascella d'oro è seduto sul letto e beve ovviamente la pozione. Lady G si toglie lo strascico, lo lascia cadere. Questo è il momento nel quale, la metamorfosi si conclude e rivela la farfalla che è Lady G nello splendore della sua tonicità fisica. Nell'avvicinarsi lui, Bevendo vodka, ha fatto un gesto di sfida al quale lei risponde togliendosi gli occhiali.

3:49
Ora il balletto vede le danzatrici in rosso e solo Lady G senza mascherina.
3:54
Lady G passa al francese, lingua considerata più sensuale, e un'inquadratura elegante è di fatto un omaggio alla collega Madonna.

4:09
Riappare la lady G/ anima che canta con angoscia e spunta un'altra lacrima, poiché il momento è cruciale e la sofferenza della metamorfosi riceverà un consenso o un rifiuto.

4:27
Brucia il letto nell'amplesso che coinvolge tutti i sensi.

4:30
Lacrima sul volto/anima, pulito, senza rossetto

4:50
torna il balletto che ripete i passi dei mostri bianchi all'inizio del video.

Ora la sorpresa. Dovrebbe accadere che lui e lei si consumano nel fuoco dell'amore e invece, ironia finale, lui che era l'aggressivo, l'immagine spaventosa, ne esce spolpato e bruciato, quindi non all'altezza di quel sentimento.




























mercoledì 29 luglio 2015

In onore di Sebastiano Vassalli

In Italia, viventi, stimavo tre scrittori. Ora due. Uno era ed è, perché chi raggiunge certi livelli merita l'eternità della memoria ...., Sebastiano Vassalli. Nel trio, viventi e in forma, come qualità della loro produzione, Erri de Luca e, non ultima, Paola Capriolo.
Di Vassalli, amavo prima di tutto "Un infinito numero", questo viaggio di Mecenate col suo segretario Timodemo e Virgilio, attraverso l'Etruria in disfacimento fino alla natia Arezzo. Un viaggio nel tentativo di comprendere il senso della fine e la fonte di un inizio. Grande libro, grande storia, scritto bene, cosa attualmente rarissima, e pieno di gentile sensatezza. Nella piccola e lussuosa valigetta che mi segue nei miei viaggi (non i miei abiti, ma questi capolavori, meritano giacigli di incantevole artigianalità ...), c'è posto anche per "Marco e Mattio", un libro che inizialmente non ho amato ma che, col tempo, avendomi "perseguitato", riproponendomi immagini spesso forti e spesso poetiche, pian piano è maturato in me ... anzi   ... son maturato io con lui. Una per tutte, ed è poetica. La descrizione del mercato delle merci a Rialto. Zola nel "Ventre di Parigi" descrive l'arrivo del personaggio su un carro di verdure, al grande mercato che è appunto il ventre della città, ma Zola, in quanto naturalista, costruiva, non si lasciava andare alla descrizione se non con l'intelligenza, e si sente. Libro scritto da un intellettuale ... ma, come da sempre asserisco, per fare un'pera letteraria non deve essere l'intelligenza a parlare, ma la sorgente dell'io che è in fondo a noi stessi, a tutti, e che solo percorrendo la lunga via del silenzio, si può sentire. Basta un battito d'ali di farfalla per non coglierla più con chiarezza, confondere le parole e con esse il senso. E' questo forse quel che il figlio di Vassalli Hermes detto Marco, no ha compreso? Mi duole l'intervista che ha rilasciato su "LLa Stampa" di oggi. I figli dei grandi non hanno mai vie di mezzo. Esempi: La figlia di Guareschi che esagera e considera il padre un genio assoluto oltre qualsiasi vivente e forse in grado di spodestare Dio ... Lo dico con ironia allegra. L'ho conosciuta e ho apprezzato, prendendola in giro, questa devozione. Suo padre comunque fu un grande. Fesso chi esaurisce la sua immagine con la saga di Don Camillo! Il figlio di Nabokov, cantante lirico che iniziò la carriera nello stesso istante-concorso di Pavarotti, ma su due scale diverse. Stimava profondamente il padre, un padre che era una maschera anche con se stesso ... ma comunque lo stimava perché anche con la maschera rivelava come Fellini, il volto. E Poi, viventi, il rispetto immenso del figlio di Botero per il padre! e di certi odii, alcuni che ho visto da vicino, preferisco tacere. Il punto è che i figli degli artisti solitamente o amano questi ingombranti genitori, oppure li odiano, che equivale ad amare maldestramente. Chi ha odiato esseri simili, avranno non pochi rimorsi, e mi dispiace. Un talento artistico non è un ostacolo, non se ne deve essere gelosi. Quelle immense solitudini sui libri, sono viaggi nella mente di un insegnante che si è fatto eterno e che da quelle pagine insegna, confida. Mai è solo chi è con un libro di Borges, di Kafka ... o di Sebastiano Vassalli.
Mi dispiace poi che la critica, anche con Vassalli, si semplifichi la vita identificandolo con un'unica opera. "La Chimera è interessante", ma non è un suo capolavoro. Sta di fatto che nella nostra epoca più che nelle precedenti, è sempre latente il desiderio che una storia sia in fondo vera, che ogni nome ne nasconda uno veramente esistito, e così per i fatti, trasformando la lettura in banale voyeurismo. "Cuore di pietra". Storia di una casa che si trova in un paese ne grande e nemmeno piccolo, è stato identificato con la Novara adottiva dell'autore e la casa con casa Bossi dove egli abitò. Fatiche inutili. Di recente ho sentito i tentativi di comprendere cosa fosse esattamente dal punto di vista entomologico, il bagherozzo del celebre racconto di Kafka ... non è necessario. Equivale a perdersi in particolari secondari, oserei dire una forma della stupidità. Non è che cambi il significato se si trattasse di un cervo volante o di un maggiolino, e ... si badi bene, non ho scelto due bestiole a caso, ma la critica, questa finzione a stipendio di università e testate, deve pure campare!
Di quel libro "Cuore di pietra", storia di una casa che si può dire che ha visto l'Italia, ho anche sentito dire che sarebbe stato saggio imporlo come lettura nelle scuole. Ottimo! un buon sistema per fare odiare un testo e un autore. Ma ve li immaginate i cancheri che si è preso Manzoni per il suo celebre romanzo? E' amato solo da chi lo ha letto prima di affrontarlo con rigide insegnanti che smontavano tutto e lo rimontavano pretendendo che la bellezza sopravvivesse a tale autopsia! mai il corpo sul marmo dell'obitorio è la persona che incarnò. Ne è solo il simulacro! Si salvino i libri dall'obbligo scolastico! Per far amare si deve mostrare che si ama sinceramente. tutto quel che diventa dovere diventa disturbante! un buon libro "Cuore di pietra". Una bella favola che un padre o una madre o una nonna (se si smettesse di sbattere in ospizio la memoria di un popolo!!!!) dovrebbe dimostrare di amare, tenerlo sul comodino e ogni tanto leggerne una pagina. Un bambino di dieci anni, figlio dei miei vicini, vedendo spesso "L'amico ritrovato sul mio tavolo", incuriosito, lo ha quasi rubacchiato per leggerlo. Essere tentatori con caramelle di elevato sapore spirituale! Addormentare i figli con Boccherini produce meno cretini che introdurli nella banalità con un d'Alessio per esempio. E' semplice.

Vassalli ha dimostrato di amare la vita continuando a scrivere e dicendo spesso quel che pensava e spesso rispondendo alla volgarità col silenzio. E nella nostra epoca non sentire un silenzio che è una vera lezione è cosa di ogni giorno.

Disse in un'intervista: "Credo di avere fatto alcune cose buone e anche ottime, che però non hanno avuto un successo clamoroso e non possono averlo perché l'umanità è un mare dove i movimenti avvengono in superficie. Più si scende in profondità, più tutto sembra (ma non è) immobile."

Belle parole che contengono rassegnazione. Io la penso in un modo più diretto, più duro e so, per vie traverse ma non troppo, che in fondo, anche lui ...
Attualmente le cose buone e ottime fanno paura. Il mondo attuale, dall'illuminismo in poi, si è incaricato di dimostrare che ogni morale è soggettiva, che si tratti di io collettivo o individuale poco importa. accade così che chi approda a dei principii che considera degli a priori, dei fondamenti dell'esistenza, viene annullato dai media. Non è più necessario uccidere. E' sufficiente ignorare. Dici una verità scomoda? Allora non esisti; e se per caso sei già noto, ti annullo ignorandoti.
Esempi tristemente poco noti. Annamaria Ortese. Con "Poveri e semplici" e a sua continuazione "Il cappello piumato", mise a nudo la completa ipocrisia già nel 1952, del partito comunista italiano. Lei, comunista idealista, nonostante la mano protettiva di Bacchelli e l'amicizia della Maraini, ha vissuto da profuga, da eremita, da esiliata in patria, per anni. Una volta defunta, osannare è facile ...
Mario Tobino. "I tre amici". Medesima lezione e medesima sorte.
Curzio Malaparte che tifò Mussolini e poi, quando capì che si trattava del narcisismo di un solo uomo lo ridicolizzò guadagnandosi una stanzetta all'hotel Regina Coeli e il confino. E la sua opera, al di là delle parti, ci dimostra la sofferenza per una violenza epocale che ha minuziosamente vissuto.
E la genialità di Giovanni Papini! che mi fu resa nota da Borges, perché in Italia, un simile talento è stato dimenticato.  e l'elenco potrebbe diventare lungo fino alla noja. Italia!
La migliore letteratura europea del novecento che nemmeno il suo popolo conosce!
La sinistra in Italia ha occupato i posti della cultura ma ha prodotto apparenza. Quanti artisti attualmente sulla cresta artificiale di quell'onda, continuano a "mangiare" e a produrre banalità terribili!
E Vassalli non aveva peli sulla lingua. Spesso si rifugiava appunto nel silenzio, per non compromettere non il suo destino, ma quello delle sue opere.
E poi quest'anno la candidatura al Nobel proposta dall'Università di Goteborg!
E una volta il Nobel era un onore incommensurabile. Quando Steinbeck lo vinse disse "ora non mi resta che morire". Ma oggi? Pamouk per esempio non è uno scrittore ma un intellettuale e in fondo un buon Nobel per la pace. Altro che letteratura! e spesso accade appunto che di un doppione del premio per la pace, si tratta. E poi ... mai candidato de Andrè, il mostro sacro della poesia italiana del dopoguerra! Gli intellettuali sinistrati dicevano all'epoca che non era possibile. Era un cantautore e non uno scrittore. E poi anche lui alla sinistra andava stretto. Non obbediva. "La buona Novella" veniva trasmessa dalla radio Vaticana. Per i sinistrati era veleno! poveri e stupidi. stesso destino accadde a Luchino Visconti. "La terra trema", tratto da "I Malavoglia", si vide tolta la sponsorizzazione (= contanti) perché non portò alcune correzioni dettate dal partito. Visconti li aveva di suo (la Carlo Erba era di famiglia per intenderci), ma il Vaticano allentò i cordoni della borsa. Perché? perché ne valeva la pena. semplice.
Ora hanno candidato Vecchioni e sono d'accordo, ma vedo purtroppo che come Benigni, si sta trasformando in artista ufficiale, artista di stato. Etichetta squallida, robina per cerimonie. Tristissimo. Anche se per l'opera lo merita. Benigni invece, da attore caratterista specializzato nel fare il toscanaccio, dopo aver fatto da spalla ad un geniale Troisi purtroppo deceduto, si è ritrovato la strada spianata. scusate, il partito ... e gli costruiscono spettacoli intorno e premi. Ricordo a New York quando uscì Pinocchio in poche sale. si diceva che Bin Laden, se voleva nascondersi nella Grande Mela, avrebbe potuto recarsi ad una proiezione di quel film, nessuno lo avrebbe visto, per tacere degli ebrei lievemente arrabbiati, ma dai media risultò successo di pubblico ...
Tranne Vecchioni quindi, l'Italia ultimamente ha candidato polli di batteria di partito o intellettuali. Mai artisti. Ci voleva Goteborg per capire che Vassalli reca onore alla sua patria? Ma Vassalli era un uomo con le idee chiare. Intervistarlo era abbastanza rischioso. O diceva quel che pensava oppure taceva e quel silenzio dava fastidio. E questo tutt'ora è l'artista. La coscienza di un popolo, di un continente, di un'epoca e si sa che la nostra ha distrutto gli specchi e non vuole fare i conti ... col cuore.
E Nonostante tutto, nonostante questa sua Italia sgangherata Vassalli, che apparteneva all'epoca che considerava il Nobel una consacrazione, ha ricevuto la candidatura, ma non dal suo popolo. Questa è contemporaneamente una ferita e un premio. Un Invito all'Italia ad aprire gli occhi, a smetterla con clientele, amici degli amici e altre forme di ipocrisia.

Buongiorno all'eternità, Sebastiano Vassalli. Grazie di tutto. Grazie per avere resistito e continuato a scrivere. Grazie. Ciao

domenica 14 giugno 2015

Falsità o banalità del giornalismo attuale?

Questa mattina i quotidiani parlano della Battaglia di Waterloo.
Marco Zaterin su "La stampa", propone "L'errore fatale di Ney", parla della pioggia ... insomma, i soliti luoghi comuni di chi si avventura scivolando (e senza nemmeno rendersi conto di essere malamente caduto), sulla superficie sdrucciolevole dell'opinione, assai distante da qualsiasi verità storica. E' sufficiente digitare  GENERALE SHRAPNEL sulla insicura Wikipedia, per risolvere l'enigma. Generale si, ma prima di tutto inventore. Ebbe l'idea di rendere cava una palla di cannone e introdurci dell'esplosivo, così, oltre il potere di sfondamento della palla, si otteneva aveva l'effetto bomba. Fu adottata dall'esercito britannico, segretamente, dal 1803, Nel 1808, durante la battaglia di Vimerio, Napoleone già ne assaggiò la sgradevole potenza. Questa arma fu usata a Waterloo? Ja!!! e fece la differenza. Fu un salto tecnologico sottoposto a dodici anni di sperimentazioni segrete, che perfezionò a tal punto lo "shrapnel" che permise di fare la differenza.
Domandina .... perché ci son due facciate e di questo fatto nessuno ne parla? cinicamente rispondo che, sapere la verità limita la possibilità di dire. Un esempio ce lo offre la letteratura. Capire Kafka manderebbe in crisi un vastissimo settore di "indocenti" che campano ipotizzando di tutto e di più. E questo è solo un esempio. Più l'autore è complicato, criptico, più ci si può avventurare nelle ipotesi, e anche l'assurdo può degnamente sopravvivere su un quotidiano nel quale, ben sappiamo che le parole durano un solo giorno.

E ora un'altra grande colpa dei giornali e dei media in generale.
Qualche giorno fa si è svolta la partita Croazia Italia a Split. Si scopre che sull'erba del campo c'è una enorme svastica. Qualche giornale ha messo nel titolo la parola Choc. Definizione: condizione grave di compromissione della coscienza e di altre facoltà mentali a seguito di una stimolazione psicologica molto intensa. Ebbene ... questo vocabolo ci sta quando qualcuno ha visto la morte in faccia oppure ha passato uno spavento tale da esserne forse uscito traumatizzato. Quella svastica ci indigna, ma assolutamente non ci provoca uno stato di chock.
Sull'abuso del linguaggio, che ha la sua palestra più ridicolmente ardita nello sport, porto un altro esempio. Prima della finale di Champions di Berlino fra Barcelona e Juventus, la pubblicità in tivù diceva: "gli eroi si sfideranno nella finale per diventare leggenda". Eroi e leggenda per una partita di calcio, per la "conquista di una coppa" che appena terminata è dimenticata, poiché lo sport vive solo di presente presente e presente. Quel che è appena accaduto deve essere dimenticato perché un altro presente puramente emotivo, e che mai va oltre quel livello animale, è già in via di confezionamento.
Ricordo anche una sera con amici. La partita che guardo più per il piacere di stare in compagnia ed ecco che un giocatore cade, sembra sia fatto male e il cronista parla di dramma. Ma se le parole vengono svuotate così di senso come potranno definire un vero dramma quando in effetti accadrà!!!
Sarebbe così facile e secondo me rispettoso dei grandi valori della vita, utilizzare le parole per il loro giusto significato, ma ultimamente, oltre all'appropriarsi di significati alti in sfere banali, capita anche di ascoltare parole che da normali e chiare si son fatte ipocrite. Netturbino o spazzino non va; si dice operatore ecologico. Bah... ipocrisia appunto, per "ripulire" un vocabolo che nella sua prima versione aveva troppo aroma di spazzatura? di sporcizia? e peggio ancora è la parola "importante", ridotta a simbolo dell'assurdo e chiarissima chiave di comprensione dell'unica scala di valori della nostra epoca. Un'amica entra in gioielleria, mi ha chiesto di consigliarla per l'acquisto di un orologio. può spendere tanto e anche di più, ma desidera la qualità e non la moda. Il gioielliere ci mostra un ordigno tutto oro e smeraldi; ripeto che amo i meccanismi di qualità e chiedo di mostrarle un modello di una certa ditta sassone. Il gioielliere mette via l'ammasso di smeraldi dicendo "peccato, questo è un oggetto veramente importante!". Importante quindi, per lui e per una massa di squallidissimi ipocriti, vuol dire costoso. Solo costoso! poiché solo far capire che costa molto emancipa dalla massa? Trasforma un io respirante e digerente in un io pensante? in un io degno di essere ricordato? Scriveranno nei libri di una qualsiasi forma di storia che la signorina X aveva quell'orologio? Rido amaramente e dico con la mia amica che se non ci danno subito un altro commesso esco. Provvedono al cambio, ma sono cloni, accuratamente addestrati, senza più un'identità. Se chiedi un consiglio non è un io pensante che dice la sua anche su una cosa semplice come l'accostamento di una giacca con una camicia. Devi sapere che ti consiglierà i prodotti che da più tempo giacciono invenduti.

E ora veniamo alla bomba che i giornalisti tengono sempre accuratamente disinnescata.

Questi per ora erano giochetti da salotto. Ora si fa sul serio.
Dodici giugno 2015. Un signore la cui storia famigliare parte dagli ugonotti in Francia, compie cent'anni. Risulta che ha un patrimonio stimato di 3.2 miliardi di euro secondo la rivista Forbes. Sembra quindi un miliardario che raggiunge un traguardo che possiamo definire invidiabile. Gli articoli ci parlano che regalava tacchini ai poveri e che ha elargito un miliardo in beneficenza, ma la verità non la dicono e non la possono dire. Ecco lo schema elementare che chiunque può verificare.
Trilaterale: fondatori, questo caro vecchietto e Henry Kissinger, suo ("ministrello" personale) nel 1973
Bilderberg. Fondatore, sempre il caro centenario nel 1954
Aspen: fondato nel 1950 e foraggiato dalle fondazioni Ford, Carnegie e ... il caro vecchietto che elargisce tacchini.
Gruppo dei trenta, detto per comodità g30,: fondato da Geoffrey Bell  nel 1978 su "ordine" della fondazione dell'elargitore di tacchini e "guidata" da un suo parente.

A questi quattro club che non giocano a bocce, si partecipa solo su invito, i giornalisti rimangono fuori e, quelli invitati, esempio Gruber, fanno carriere fulminanti e ovviamente in cambio di certe cosucce, come questa, ovvero non parlano e ovviamente, alle notizie danno il taglio imposto dall'elargitore di tacchini.
Egli ovviamente non è solo, ma comanda. Nel 2012 lui e la famiglia dello "scudo rosso", si sono alleate e altre delle quali ho i nomi, partecipano in modo minoritario.
Dimenticavo. Un antenato dell'arzillo centenario ha fondato la federal reserve che non è un ente di stato, ma privatissimo e che quindi si fa gli affari suoi e non quelli degli Stati Uniti. La Fed stampa moneta. Una follia! e cosa decise John Kennedy? Propose l'atto 1110 che toglieva alla fed la licenza di stampare moneta e la passò ad un ministero statunitense. tempo sei mesi, ovvero l'invito a recedere, e a Dallas, John Kennedy comprende troppo tardi che quello non era un consiglio ma un ordine.

Ora veniamo a strane coincidenze. Napoliuretano (storpiato e minuscolo perché non merita nemmeno la morte), termina il suo mandato di presidente della repubblica delle banane (Gianni Agnelli docet), e nel giro di un mesetto riceve un premio dal "ministrello" dell'elargitore di tacchini ... ma ... se uno più uno fa ancora due allora ... allora ecco che sappiamo che mario monti era Bilderberg, che poi che andò a prendere ordini Letta junior. E perché non si tennero Monti che in fondo obbediva egregiamente? Per via della sommossa popolare detta "rivolta dei forconi" che stava marciando su Roma e che i forconi ce li aveva davvero. La faccina pulita di Letta junior ha retto un poco ma si stava per esplodere nuovamente ed ecco il guitto fiorentino che, interessato solo alla poltrona più alta,   è disposto ad obbedire con più ferocia e determinazione dei due servi precedenti. Si noti che ogni sua mossa, ogni sua legge o leggina ha uno solo scopo, ridurre le spese. Questo avrebbe senso se queste riduzioni tenessero conto dei un codice morale, ma egli obbedisce a chi cura solo il suo bilancio  e il fiorentino asseconda nella speranza di mantenere il più a lungo possibile la poltrona che lo lusinga così tanto.

Altri due casi interessanti. Per quanto io non stimi il signore di Arcore come politico, deduco, da quel che i giornalisti dicono e non dicono, che sia lui che Strauss Kahn, sono stati silurati da interventi mediatici possibili solo da un sistema di giornalisti venduti. Stessa tecnica; scandalo sessuale, e spariscono dai ruoli che contano. Strauss Kahn intendeva risolvere diversamente la crisi greca. Il signore di Arcore invece aveva capito cosa stava accadendo e stava per rivelarlo. Una cosa so per certa e qui la dico. Non si voleva dimettere. La sera lo hanno avvisato che tutte le banche non avrebbero più supportato le sue aziende e la mattina dopo si è dovuto arrendere. E questo in Italia, lassù nell'empireo della finanza, lo sanno tutti e lo dicono serenamente.

Altra considerazione. Il sommo elargitore di tacchini ai poveri, non è il re del mondo, ma di una sua parte. Americhe ed Europa sono prone, ma Russia India e Cina non si genuflettono, ma ci sta provando a convincerle. Ecco il senso dell'embargo a Putin, che è uguale, ma su scala diversa, all'azione rivolta contro le aziende del signore di Arcore. Questi è un presidente quasi re, e quindi l'azione ha bisogno di altre scuse, non più scandalo sessuale ma guerra con l'Ukraina. Una cosa sporchina. se si pensa che l'unione europea, minuscolo meritato, ha elargito qualche miliardo all'Ukraina a strane condizioni; deve aiutare la popolazione in crisi, versione ufficiale: di fatto deve aiutare tutta la popolazione quindi anche la parte contesa o ormai staccata dall'Ukraina. Questo vuol dire che i soldi servono per armarsi e fare la guerra, ma non contro i lo stato russo, bensì contro i russi residenti in Ukraina e che, essendo in maggioranza notevole (più del novanta per cento in Crimea dove con plebiscito hanno dimostrato di volere tornare alla Russia) cercano di affrancarsi. La storia la si conosce. Kruschev "donò" quelle terre, anche Donetsk, all'Ukraina. Nella Russia comunista era come assegnare un territorio ad un'altra provincia in Italia, una strategia interna di scarso impatto, ma quando finisce il comunismo e Ukraina e Russia diventano due realtà indipendenti ecco che quell'atto di Krushev diventa ingiusto e arbitrario. Attualmente si nega l'autodeterminazione a quei popoli. Si strumentalizza il tutto perché Putin non china il capo e quella è la scusa per agire. Come ho accennato poc'anzi, lo scandalo sessuale non basta con un uomo così potente. E io non sono pro o contro Putin, semplicemente osservo e faccio collegamenti che i giornalisti potrebbero fare ma son pagati proprio per non farlo.

Prevedere il futuro? tristemente troppo facile. Due schieramenti enormi che si scontrano ... e il resto è storia.

giovedì 4 giugno 2015

"Curzio" di Osvaldo Guerrieri





Ho letto un libro di Osvaldo Guerrieri. “Curzio”, edito da Neri Pozza. E' da parecchio tempo che sono tentato dall'idea di scrivere qualcosa su Curzio Malaparte, forse per questo mi son lasciato sedurre. E si è trattata di una seduzione non facile. La copertina del libro è di un kitsch meravigliosamente stupido ma, mi son detto, gli editori non la lasciano mai scegliere agli autori i quali, poiché giustamente amano la loro creatura al di là del suo valore effettivo, come l'amore di madre, quello vero, poiché appunto fanno proprio questo diritto, poiché “pompa” le vendite, mi faccio invece guidare dalla curiosità di sapere cosa un altra persona pensa di questo scrittore che apprezzo moltissimo.
Di Osvaldo Guerrieri nulla so e nulla intendo sapere. Mi basterebbe un'occhiata su internet per entrare in possesso del suo volto, ma non sopporto queste curiosità. Un viso, un corpo, in una foto sono entità distanti dalla realtà. Un solo gesto, dal vero, potrebbe frantumare l'essenza che abbiamo colto dall'immobilità della fotografia o dalla piattezza bidimensionale di un filmato.
Disapprovo comunque il titolo. Chiamarlo per nome, Curzio, non mi sembra il caso. Che accada dentro, fra le pagine, ci sta, poiché ovviamente si crea un rapporto di amicizia surreale col personaggio che abbiamo deciso di raccontare, di comprendere. E osservo di nuovo il volto della copertina, fra due cavalli scolpiti in posa i tempesta e una maschera carnascialesca (preferisco questo vocabolo a quello d'uso comune perché si “sente” di più la “carne”...); un volto da checca isterica. Un volto che non corrisponde per niente a quello della sua opera.

Veniamo al contenuto. Il libro mi è piaciuto. E' ben scritto, scorrevole, e funziona perchè, sull'onda lunga di “Limonov” di Carrere, descrive un arrivista che vuol sfondare a tutti i costi e agisce senza alcuna morale. Ma a differenza di Limonov, che tuttora la televisione russa spesso intervista, Malaparte scrive “maledettamente” bene, e già solo questo aspetto avrebbe dovuto spingere, secondo me, Il Guerrieri, ad andare oltre.
Cerco di spiegarmi. Quando lessi per la prima volta “La pelle”, e subito di seguito, “Kaputt”, (attirato dal caso, nella forma di una edizione vecchia che ammiccava con l'aggiunta del ricordo depositato in un cassetto della memoria, così, slegato e ancora senza senso, che come me, era nato fra due mondi, quello italiano e quello tedesco), mi colpì la sua immensa sofferenza per “i disastri della guerra”. Ho messo i “disastri” fra virgolette, per rendere un po' più immediato il collegamento con le incisioni di Goya che portano quel titolo. Io non sapevo niente del processo all'assassino di Matteotti e della difesa fatta da Malaparte, che salvò l'accusato e mondò il volto apparente del dittatore, di Malaparte non sapevo assolutamente nulla. E quei libri mi conquistarono per capacità di colpire al cuore con immagini indimenticabili. La guerra, la ferocia pura e inaccettabile da un qualsiasi essere dotato di sensibilità. Posso dire che la medesima potenza l'ho trovata in due volumi autobiografici di Elga Schneider, “Il rogo di Berlino” e, più di tutti, “Lasciami andare madre”.
E la continua domanda che aleggia nel libro … se i fatti narrati son veri, o parzialmente veri, o pura fantasia, la trovo insensata. Quel che conta è che le sue immagini, così potenti, così devastanti, si scolpiscono nella mente e vi rimangono per sempre e che l'orrore per la guerra si fa nostro in modo totale, come appunto mi accadde con Helga Schneider e Goya.
Forse non sa Osvaldo Guerrieri, che l'artista inventa! La realtà per lui altro non è che materiale che se vuole, può usare e, sempre se lo ritiene opportuno, modificare.
Se un Uomo, ha un vero messaggio da trasmettere, un messaggio che urge, che fa male dentro, diventa secondario, assolutamente ininfluente sul giudizio di qualità che ne daremo, se ha inventato o meno. C'è più verità in un racconto di pura fantasia di Kafka che in migliaia di opere che pretendono di descrivere la realtà, cosa di fatti impossibile. La visione può essere solo individuale, soggettiva. Zola, il principe degli illusi, che pretendeva di essere assolutamente oggettivo, di descrivere senza coinvolgimento quel che osservava, fa tenerezza, ad un lettore del principio del ventunesimo secolo, poiché risulta evidente che egli aveva un'idea per esempio del rapporto fra la moralità di un povero che non riuscendo ad emanciparsi, si lascia andare all'abiezione, allo “Scannatoio”, dell'osteria e non solo. Ma era suo questo schema, e in esso forzava i dati che sceglieva, si ricordi, sceglieva, per rendere dimostrata la sua tesi.

Secondo me con le due opere di Malaparte, la vita e l'opera, si devono fare i conti in modo differente.



Il suo comportamento, così fortemente anaffettivo, bilanciato da questo rispetto così grande per i cani, potrebbe insegnare qualcosa? Secondo me si.
Malaparte, capì velocemente che la vita quotidiana era una lotta di tutti contro tutti, che gli ideali, dai quali all'inizio si lasciò sedurre, erano un paravento, una facciata, una ipocrisia sistemica.
Quel che è curioso è che, l'ipocrisia degli ideali, questo scrittore la colse con la delusione del comportamento di Mussolini. (Premetto che non m'interesso di politica, non sono schierato quindi ho l'illusione di essere libero …). Esistevano tre blocchi: liberismo, comunismo e fascismo. Lui scelse il fascismo ma lo considerò rovinato dal protagonismo di Mussolini. L'ideale fascista quindi, ridotto a parole che nascondevano, e malissimo, il desiderio di un uomo di essere divinizzato. A questo punto il passo verso l'uso strumentale di uomini e ideali ipocriti, per vivere al meglio, non sembra così assurda. Se all'epoca si decideva di essere fascisti i motivi erano fondamentalmente tre, l'urgente fisicità della giovinezza, il senso di ordine che, con le medesime maniere violente e dirette dei comunisti, si voleva ottenere, e la reazione al capitalismo che, questa volta in maniera indiretta, massacravano l'esistenza delle persone. Io, che mi considero profondamente non violento, non avrei resistito in nessuna di queste “parrocchie” e se penso alla nostra, alla mia epoca, nella quale sopravvivo con tristezza, deduco che la vittoria del capitalismo neoliberista sia arrivata al punto che esiste un regnante che sembra occulto, ma nome e cognome li so e si possono facilmente dedurre, che fa viver male ormai tutti tutti tutti.

Spesso osservo con affetto la foto di Curzio Malaparte che, ben vestito e giovane, siede i fianco al suo Febo. In questo gli somiglio. Spesso dico che son stato allevato da Mafalda, un grosso cane pieno di vera umanità, e tuttora, dopo anni dalla sua dipartita, riconosco come i migliori, gli anni passati con lei. Figlio di un cane. Si, e ne sono fiero. E ringrazio la sorte di avermi dato quella madre dallo sguardo infinito e capace di esempi semplici ma pieni di amore vero, senza ipocrisie.
Guardo quella foto e riconosco, e riesco a mettere in ordine tutta la sua vita, tutte le sue solitudini, che assumono un senso tragico ma di valore.

Le biografie di uomini che sembra non abbiano rispettato niente e nessuno, da quando l'uomo sembra un essere capace di pensiero, son sempre andate di moda. Si pensi ai vari Caligola, Nerone e Giulio Cesare, Alessandro il grande e poi via col tempo a cercare anche nelle caste più basse e a riempire di valori a volte irreali (visconte di saint Germain per esempio) oppure estremi, come Rasputin, Jan Potocki, Restiv de la Bretonne, Casanova e Cagliostro … e Malaparte.
Ora si è scesi alla plebe mentale pura della quale Limonov è simbolo e moda, ma … ed è un grande ma, se leggo, com'è accaduto a me, un'opera di Malaparte, senza sapere niente di lui, quel che ottengo non è moda, ma un arricchimento eccezionale della mia sensibilità. La morte di Febo, per esempio, il cane della foto, fatto che, come sottolinea Guerrieri, avvenne mentre lo scrittore era via, fu ingigantita in “La pelle”, in un modo che è veramente, dico veramente, indimenticabile. E comprendere per quale motivo Malaparte ha agito così è per me, che cerco di scrivere col cuore in mano, comprensibilissimo. Mi spiego. Due anni prima che Mafalda morisse, ormai vecchia e assai sgangherata, stampai a mie spese un libretto che ebbe l'incasso devoluto poi in beneficenza. Immaginavo Lei, la mia Mafalda, che mi aveva scritto una lettera che era a preambolo del libretto. In essa mi diceva che sentiva la natura che la stava chiamando ed era preoccupata perché non sapeva a chi lasciarmi. Di notte poteva saltare dentro ai sogni e starmi vicino, “ma di giorno … di giorno a chi ti lascio” e mi commuovo tuttora pensando al monumento che le feci, come Malaparte fece per Febo, con queste parole … e questo dirle grazie per il suo affetto così sincero, così disarmante, così vero, così nostro, suo e mio, ma in fondo di tutti coloro che sanno cos'è un affetto.
Penso di essermi spiegato. Ecco cosa manca in quel libro, scritto bene e ben leggibile; doti che aiutano ma purtroppo da sole non bastano. Borges diceva: “la bellezza oggi è comune. Conta ora quel che merita di essere ricordato”. E Borges vide giusto. Si tratta quindi per Malaparte e non solo, di aver meritato uno spazio nella nostra memoria.



giovedì 7 maggio 2015

Lettera ad un diciottenne disorientato

Causa salute, ho lasciato l'insegnamento. Non lo facevo per soldi. So fare ben poco per soldi e ben poco merita di essere sporcato … coi soldi.
Accade comunque che ex studenti cerchino dialogo e di recente uno di essi ha agito con un'urgenza che non sapevo come soddisfare. Troppo grandi le sue domande. Troppo assurda questa epoca.
Egli è al quinto anno. Ha l'esame di maturità. Va bene e manca un mese al termine delle lezioni. Non vorrebbe più frequentare e presentarsi all'esame che, visto il suo livello, sarà una formalità, ma qualche docente lo ha già sgridato per le troppe assenze che di recente ha accumulato. Esse sono molto al di sotto del limite che il regolamento interno considera come una condanna e io gli do ragione. Non è la frequenza che può essere utile a colui che ha già raggiunto il livello richiesto! Ricordo con un pizzico di Ironia, quando mio padre fu richiamato per le mie eccessive assenze. Non c'erano problemi di voti. Mio padre disse che lo sapeva e che sapeva anche dove andavo, ma questo essere che giudico tuttora ridicolo, si permise di sgridarlo. Mio padre, assai malato e claudicante, venne a scuola, lo costrinse ad uscire e a venire a vedere dov'ero. Biblioteca pubblica, davanti a me un libro. UN LIBRO! Perché volevo veramente crescere! E è inaccettabile rimanere parcheggiati in un banco perché la burocrazia, l'ipocrisia e quant'altro esista di fesso, doveva essere assecondata. Ricordo anche all'università. Per la prima laurea terminai gli esami e la tesi con sei mesi abbondanti di anticipo … ma niente, per quella cloaca, che si considera la più vecchia d'Europa (quando invece fu la schola medica di Salerno), dovevo attendere quel tempo, buttarlo via, e vidi la sessione passarmi davanti e odiai quell'inaccessibilità, quello spreco di tempo, del mio tempo, della mia esistenza che stava cercando di fiorire.
Ricordo un dialogo con X (così chiamerò questo studente). Mi racconta del nonno. È sera, è seduto al tavolo e lo sguardo è immerso nella tivù. X chiede “nonno, per te cosa c'è di più importante dopo i soldi!”, il nonno ci pensa un po' e poi dice “forse la salute”. X prosegue, parlando con me ma in fondo con se stesso “lo so che pensano sempre e solo ai soldi, ma mi aspettavo che almeno dicesse i figli! La moglie! I nipoti! no. Io non voglio diventare come loro.”
Ed ecco che un ragazzo di diciotto anni, che pensa (e capita assai di rado), ha cercato un prof che sembrava disposto ad ascoltare … e desiderava, desidera delle risposte. Durante l'ultimo dialogo, proprio in conclusione, come se la domanda bruciasse, ma non avesse comunque avuto il coraggio di liberarsene, ha detto “Ma per cosa posso vivere ...” e gli ho detto “non esiste risposta. Se tela dessi sarei un falsario, uno che vende illusioni. Devi vivere, lanciarti nella vita, e un poco alla volta scoprirai cosa ti piace fare. Potrebbe essere anche semplicemente fare il padre, o amare una donna, o un mestiere. Io non posso darti una risposta.”
ma quel che mi fa male in quella domanda è che conosco la mia epoca a sufficienza per comprendere che la sua generazione, come la mia, rimarrà schiacciata dai fatti enormi e volgari che stanno accadendo. E non ci si può affidare ai media per comprendere.
Se mai, quando venni in Italia, toccai con mano una situazione di raccomandazioni di partito e privilegi talmente feroci da distruggere tutti coloro che non ne godevano anche se di valore, se mai compresi che la lotta era vana e feci scelte estreme che tuttora vivo senza rimpianti, la sua generazione, che si affaccia su una crisi indotta da potenze che ho ben nitide davanti agli occhi della mente, questa generazione che ha ora diciotto anni, cosa può fare se non comperare tutto? E comperi solo se hai i soldi, ma tutto, veramente tutto ormai, si acquista.
Feci sentire di recente a due ex studenti che vennero a trovarmi (e uno di questi era X), il discorso sul PIL di Bob Kennedy. Rabbrividirono, non per il discorso, che approvarono (è su youtube), ma per il fatto che sia Bob che John Kennedy pagarono con la vita quei pensieri che volevano trasformare in azione politica.
Quel discorso dimostra che nelle alte sfere si sa quel che è giusto e quel che è sbagliato. Non accade che l'economia liberista produca un'azione fisiologicamente inevitabile. Tutt'altro. Ci basti pensare alla Federal Reserve che, fondata nel 1903, da alcuni privati (sette per l'esattezza) accorpava capitali per un totale superiore a quel che si trovava nelle casse degli Stati Uniti … cosa dire poi della Gran Bretagna che con la fine della prima guerra mondiale, era talmente indebitata con mister Morgan (uno dei sette della fed), da poter essere considerata da questi come una proprietà privata … e che sensi di colpa per me insegnare storia quando si sanno queste cose e i libri che rifilano a questi diciottenni nemmeno dopo un secolo quella verità la dicono … e non la dicono perché essa vige tuttora …
Ora salto, ma solo in apparenza, di palo in frasca. “Suite francese”, di Irene Nemirovsky. Lei aveva in mente un opera composta da cinque libri. Arrivò a produrne due e poi una malattia la fece soccombere in un campo di concentramento. La prima parte è una lezione enorme, oltre che un gioiello all'altezza dei più grandi scrittori di sempre. Si intitola “Temporale di giugno”. Narra della Francia che soccombe ignobilmente all'avanzata tedesca. Una famiglia benestante fugge in provincia. Ebbene, chiedo ad X di leggere “Temporale di giugno” proprio perché ho compreso la natura delle sue domande e vorrei mostrargli che è nella grande arte che ci sono le risposte vere. Gli chiedo qual'è il capitolo che lo ha colpito di più. Mi dice “quello del prete ucciso dai ragazzini”. “Esatto rispondo” e gli chiedo se mi sa spiegare il senso di quella scena. Tace, ci pensa un po e poi con lo sguardo chiede la risposta. “Quei ragazzi, mantenuti e pseudoeducati in un mare di ipocrisia per nulla celata, sono il punto più basso della società, l'essere umano ridotto alla bestia, senza una minima educazione, una minima cultura. Tutto intorno a loro è orrendo. Le parole del prete sono una bolla vuota, la carità che ricevono è una umiliazione continuamente rimarcata, e sin dai primi capitoli vediamo una borghesia inconsapevole dell'umiliazione continua alla quale fa soggiacere servi e, in fondo, tutti coloro che borghesi non sono. Quando il prete porta i ragazzi in fuga verso le campagne, in quel tremendo capitolo venticinque, assistiamo prima all'uccisione gratuita di due lucertole prese a sassate, preludio del dramma, e poi la violenza pura, nella quale più singoli, uccidono e si appropriano di una libertà totale, che “sentiamo” essere spaventosa, perché basata sulla totale assenza di regole che porta alla lotta di tutto contro tutti.
Ecco quel che La Nemirovsky ci disse in “Temporale di giugno”. Ipocrisia, sottomissione umiliante, mancanza di cuore in fondo, ed ecco che una massa sterminata è avviata verso la china della bestialità.
Proseguo affidandomi ad Edoardo Weiss.
Vi invito a leggere quanto segue: “Poteva sopravvivere soltanto il furbo che ogni giorno, con attenzione sempre desta, conquistava il suo palmo di terreno. Gli inetti, gli apatici, i miti, gli agitati, gli inadatti, gli afflitti, quelli che si commiseravano, erano schiacciati.”
Quelle parole descrivono secondo voi la situazione attuale? Questo oggi che dura ormai da tanti anni? Secondo me si … e che effetto vi fa scoprire che sono le parole del testimone numero cinque del processo di Francoforte (1963-65) che riguardò funzionari ed SS di Auschwitz?
Quel che per me è tremendo è la sensazione che la realtà che si tentava di sopportare in quei campi per salvare la pelle, ora è la nostra realtà quotidiana. Sopravvive soltanto il furbo …. e chi sono gli inetti per il furbo? Coloro che amano, che vivono secondo dei principi morali. Ricordare! Ogni principio morale è una zavorra, il furbo corre leggero verso la meta … una meta anafettiva, che poi scoprirà non essere soddisfacente e che lo renderà spesso arrabbiato col mondo.
Un Rockfeller anzianissimo (uno dei sette della fed), abitava da anni a Venezia. Parlava ormai anche il veneziano. Lo videro passare e gli chiesero “Come va!”, lui rispose “la me sta de drio ma non ghe dago confidensia... “ (mi sta dietro ma non le do confidenza). Bella amica la morte ….
ma ad un'altra domanda, diede una risposta meno ironica e con un fondo drammatico che a certi livelli spesso ho visto: “che differenza c'è tra l'essere ricchi e l'essere poveri?”: “essere ricchi non da la felicità ma permette di pagare una buona equipe per studiare il problema”, aggiunse poi, a microfoni spenti, che i ricchi hanno case più grandi nelle quali è più facile sentirsi soli” … e muoiono più soli? si. L'ho visto spesso. Tutti contro tutti. Sempre la Nemirovsky ce lo racconta in “David Golder”, e io sorrido amaramente pensando al “mio” studente che mi manda oggi una poesia. Mi dice che è la prima volta in assoluto che scrive:

“Sono quant'altro
seduto su uno scoglio
circondato da uno strato di nebbia
avvolgente come i dubbi
che attraversano la mente

pian piano l'acqua si ritira.

Vedo un pescatore.
Si ritira anche lui
… non preso niente.

Non posso fare a meno di notare
le numerose macchine che lavorano
sulla spiaggia,
per proteggere quella poca sabbia

mentre a pochi chilometri da qui
i terreni pian piano
si trasformano in deserto.

E penso …
ad un futuro sempre più incerto
osservando il mondo,
e capendoci ben poco
che va a fondo.

Penso a noi, ad esso
guardando le onde
guardando la nebbia cieca
e non comprendo l'essenza.

E sono seduto
su uno scoglio del tempo
circondato di nebbia.

Avevo la sua età e scrissi qualcosa di simile. Sentivo la forza fisica, la voglia di fare immensa. Sempre il mare e la voglia di remare, e quella domanda a me stesso, se era possibile nei miei vent'anni io che potevo remare per ore, scalare per ore, studiare per ore, mesi, anni, se era possibile che mi si consumassero gli anni migliori dietro alle marche da bollo, l'ipocrisia, la sottomissione a chi, a chi, a chi, a un nulla che ti schiaccia.
Quella nebbia di X, l'ho vissuta e si è diradata negli anni grazia all'amore dei cani e della letteratura.
In fondo è andata bene. L'anima è un seme. Devi scoprire che ce l'hai e poi concentrarti, ascoltarla e nutrirla. Ormai sono vivo ed eterno, ma la mia è stata ed è una vita assurda, al limite, che non consiglio a nessuna.
E a X cosa posso dire? Con questi governanti ovunque nel mondo? Con queste regole del più ricco che anche se è stupido è il più forte? Una volta si ascoltavano i poeti. Ora essi son cattive coscienze, fanno pensare, e sono stati buttati via. Ora è dura. Accarezzo il cane e dico che nelle mie scelte estreme (mai l'uomo però sceglie, s'illude, ma è scelto...) ho trovato un poco di serenità. E i rapporti umani son diventati troppo speculativi, in senso economico ovviamente.
Vai caro X, illuditi prima di tutto che qualcosa di buono possa accadere e, se la tua generazione riuscirà ad essere meno individualista della mia, e meno feroce di quella dei nostri nonni, allora forse …. tornerà la poesia.


(Non l'ho riletto. Scritto di getto. Torno al mio mondo. ciao)

martedì 28 aprile 2015

Io non sono Charlie Hebdo

Questa mattina, 28 aprile, la lettura del titolo di un articolo del “Corriere della sera”, mi ha dato una scossa positiva. “Scrittori Usa contro Charlie Hebdo”, scritto da Giuseppe Sarcina, che ringrazio per avere dato spazio ad un argomento che secondo me è molto importante. Non mancherò di inviagli questo scritto come ringraziamento e lo invito a parlarne ancora.

Non ho letto subito l'articolo e i motivi erano due che si davano vicendevolmente forza. Primo, dovevo terminare la rilettura di un'opera alla quale sono molto affezionato e sentivo il dovere di mantenere la mente e il cuore liberi per quel solo compito. Secondo, ammetto di avere gustato con la mente a priori, dicendo “finalmente!”, come i veri golosi, il contenuto dell'articolo; ho così accettato di martoriare il palato della mente con la presenza tattile e visiva dell'oggetto agognato per divorarlo poi, una volta raggiunto l'acme del desiderio.
Verso l'ora del te, il testo di Canetti era riletto meditato e parzialmente digerito. Il resto della comprensione, forse, lo compirà la parte non consapevole di noi, quella in contatto con paradiso, inferno o, se si è degni, con le muse.
Ebbene. Ho così letto l'articolo e mi ha colto un disagio, certamente lieve, ma che mi ha fatto sentire come l'arciere di Eugen Herrigel, sicuro di sé, ma che scocca distante dal centro, anche se in una zona dignitosa del bersaglio.

Prima di parlare dell'articolo dico cosa penso del caso delle vignette satiriche contro Maometto: secondo me il problema non è partito dalla strage di Parigi, ma da una mancanza di consapevolezza storica sull'azione di chi, in precedenza ha iniziato a satireggiare pesantemente su
uno dei simboli più sacri dell'Islam.

Mi presento anche, poiché secondo me un testo che mira ad essere utile alla comunità, deve chiarire la posizione di chi scrive per poi poterla confrontare con l'elaborato prodotto.
Sono europeo. Non mi sento italiano anche se di madre lo sono, ma all'estero capita troppo spesso che preferisca parlare un'altra lingua.... dell'Italia, Come ebbe a dire la Hannah Arendt della Germania, mi rimane la lingua, nella quale penso e scrivo, anche se so che mi basta un poco di soggiorno in un'altra terra che non è necessario citare, per pesnare in un altro idioma. Attualmente so di sognare in due lingue quindi, per risolvere l'ambiguità, amo definirmi europeo, a nessuna realtà nazionale perfettamente somigliante, ma ad alcune vicina e mediamente appunto, europeo.
Dal punto di vista religioso dico, spero con umiltà, che nonostante non sia più un ragazzino da “qualche mese”, non mi sento pronto per dare una risposta. Ogni tanto ho una sensazione immensa che mi pervade e mi fa dire che non può non esistere, che è assurdo anche solo supporlo, ma poi, calato nella quotidianità, che è gretta per tutti, l'idea di Dio, svanisce e rimangono atti dei quali sento pesantemente la banalità. Non laico e nemmeno credente. E penso che non si tratti di decidere e di agire per categorie logiche. La religione ed il sentimento sfuggono a quelle sequenze, che chiamiamo razionalità.

Ebbene, questo essere che io sono, ancora in divenire su tante, troppe cose, un punto certo sulla religione ce l'ha, ed è il seguente. Questa epoca è piena di credenti, e chi ipocritamente ignora la loro esistenza è a dir poco ridicolo. Negare l'esistenza di Dio, e di conseguenza farsi beffe di chi crede come se fosse un inferiore, capita spesso in Francia e in Italia, aree culturali “sinistrate”, nel senso che sono state rovinate da una sinistra che ha dettato legge imponendo le proprie idee anche in campi che non le competono. In generale Dio, nelle sue varie forme, ha sofferto anche un discreto attacco da quando la scienza e la tecnica hanno proposto, direi quasi quotidianamente, delle novità in tutti i campi. Si vive meglio e più a lungo, e siamo calati in una consapevolezza, indotta da più di un secolo e mezzo di eventi continui ad un ritmo elevatissimo, che pensiamo si migliorerà ancora e infinitamente. La prospettiva di vita che si allunga sempre più è l'arma che più rende coraggioso un essere comunque mortale; talmente coraggioso, e in questo secondo me appunto ridicolo, da avere il coraggio di negare l'esistenza di Dio. Non si nega il dubbio. Il resto è vita!
Quel primo vignettista che sbeffeggiò Una figura sacra dell'Islam, secondo me ha mancato di rispetto verso milioni, anzi miliardi di persone, che hanno una visione della vita molto diversa da quella che impera in occidente, un occidente che troppo spesso si ricorda di Dio solo quando la morte bussa alla porta. Ritengo quindi che, indirettamente, abbiano offeso i credenti islamici, ma anche messo a disagio i fedeli di altre religioni poiché è evidente che nessuno di loro si salva da questo ostentato disprezzo.

Antonioni, Flaiano e Guerra, nel film “La notte” avevano dato forma a questo aspetto assurdo fatto di morte e assenza di fede. Nelle prime scene vediamo un'auto che gira in città. Si sentono tutti i suoi rumori di vita. La vettura passa un cancello e si entra in un parco con un silenzio assordante che ci conduce ad un edificio che, anche se non sembra, è una clinica. Il malato è in una stanza tutta di design d'avanguardia. Sembra un hotel. L'ospedale come lo immaginiamo noi ad un certo livello sociale non esiste … il malato sta bene in apparenza. Brinda con in due amici in visita. Calici, Champagne, infermiere top model ... sa che è l'ultima volta che li vedrà. Sa che sta morendo, ma nulla, tranne le sue parole, preparano lo spettatore alla morte.
Ecco la nostra epoca, ben delineata da un capolavoro degli anni sessanta. Ricordo quella scena iniziale, con Marcello Mastroianni e la Vitti, perché il suo messaggio è tremendo e, più passa il tempo, sempre più vero. Chiesi a Mastroianni come aveva recepito quella parte. Sapevo che lui amava discutere a fondo prima di recitare e mi disse che quei due maestri di sensibilità, Tonino e Flaiano, lo sconvolsero, nonostante il dialogo fosse stato spesso al ristorante, apparentemente leggero e umoristico. Ma quando la sera chiudeva la porta della camera e pensava alla scena da girare l'indomani, allora, sentiva un'enorme responsabilità, perché quel significato immenso non doveva sfuggire a nessuno.
Ecco una delle povertà dell'occidente! In un sistema di vita senza morale, morire diventa spaventoso. Ma anche vivere, e la religione, per quanto possa sembrare a molti un qualcosa di opprimente e arcaico, offre una definizione chiara di ciò che è bene e ciò che è male e permette, ai suoi adepti, di saper cosa fare nella vita. Se qualcuno ha dei dubbi valuti le statistiche dei suicidi di ogni stato occidentale e li confronti con i medesimi dati di stati o comunità islamiche; quasi zero il dato in queste ultime ... Intorno ad un ente che offre una morale, si struttura immediatamente una comunità. L'occidente comunità non è, il corollario è evidente. Conta solo il profitto e le leggi, per chi è un poco addentro alle “cose”, oltre un certo livello, sono solo apparenze.
Una cultura così amorale, poiché credere solo nell'incremento del proprio capitale, morale non è, una cultura del genere, che oltre il resto sbeffeggia sistemi che una morale ce l'hanno!
Volete vivere così? Viveteci pure, ma lasciate vivere anche chi diversamente crede! Ecco quello che penso! e diventa quindi un comportamento sgradevole, maleducato, condannabile, produrre vignette che offendono il senso del sacro di tantissime persone e di comunità intere.
Questo non vuol dire che io abbia approvato quel che degli estremisti hanno fatto a Parigi con dei mitra. Sono contrario alla violenza. Concepisco e controvoglia, solo la legittima difesa, quindi condanno quel gesto come condanno tutti gli estremismi.
Però penso anche che la satira debba avere dei limiti. Se per esempio faccio leva continuamente sull'omosessualità di un politico, agisco secondo me scorrettamente. Se prendo in giro un ebreo per i suoi cernecchi sono banale. L'umorismo deve sapersi affrancare dalla cattiveria gratuita. Le riviste satiriche sono poche secondo me, e dovrebbero scatenarsi per mettere in risalto situazioni sulle quali, in fondo, c'è ben poco da ridere. Ma sembra che non sia così. Troppo spesso, le due celebri riviste francesi, non mi hanno fatto e non mi fanno ridere e nemmeno sorridere, e trovo volgarità o attacchi che non comprendo, in fondo perché non c'è niente da comprendere.
Sai che un miliardo e passa di persone credono nell'Islam e sbeffeggi il loro profeta? Allora secondo me meriti di essere punito. Ma prima di tutto con un dialogo costruttivo. E mi immagino come condanna concreta, un po' di vita vera, per esempio a fare l'operaio in fabbrica o roba simile.

Due categorie sono un mondo a sé che purtroppo non ha nulla a che fare con la vita. I potenti (i ricchi ne sono una sottocategoria, illusa di contare qualcosa ma sono altrettanto fuori dalla realtà. Il ricco potrebbe non essere potente e il potente se vuole può essere ricco, ma il suo intento è ben altro …) e quegli intellettuali che, con un buono stipendio si sono tirati fuori dai problemi della quotidianità spesso a vita. Questi intellettuali sono in grado di fare pettegolezzi sul loro ambiente, ma dal mondo esterno si sono esclusi. Il prezzo di una ignava sicurezza è l'uscita dalla propria epoca. Triste. Assai triste.

Veniamo ora all'articolo di Giuseppe Sarcina che, insisto, ha il merito di averci fatto sapere che non tutti sono Charlie Hebdo, come andava di moda scrivere e dire subito dopo l'attentato. Io per esempio “non sono e non mi sentirò mai Charlie Hebdo”, poiché avrei condannato quelle vignette causa mancanza di rispetto di un valore molto profondo per più di un miliardo di persone!!!
Ma non ho avuto il coraggio di dirlo e non me ne vergogno. “A botta calda” sarei sembrato troppo controcorrente. La reazione è stata emotiva e i media così l'hanno gestita.
Ogni evento, se visto e vissuto troppo da vicino e in più, se ci si lascia guidare appunto dai media, perde di lucidità. Sono i nervi a gestire la situazione. Ma ora siamo distanti dall'accaduto. A livello di tempo esso è ancora assai vicino, ma la quantità di informazione giornaliera è talmente esagerata che è come se quel sanguinoso e triste attentato fosse distante ormai vent'anni.

E ora, un gruppetto di scrittori, sei per l'esattezza, negli Usa, dagli Usa, “si mette di traverso” per l'assegnazione del premio “Freedon of expression courage” edizione 2015. In data ventisette marzo è stata decisa l'assegnazione. Fra poco ci sarà il ricevimento e il giornalista ci mostra le cifre per la manifestazione e per il pranzo che “sanno” solo di evento mondano (e questa sottolineatura non è superficialità da parte sua, ma critica spietata ...) e la danarosa premiazione, ma sembra che tutto sia stato sospeso perché Michael Ondaatje, Peter Carey, Teju Cole, Francine Prose, Rachel Kushmer e Taiye Selasi hanno rifiutato di aderire. Dei motivi, poco sappiamo dall'articolo. Immagino che ognuno di questi scrittori abbia una sua idea precisa e vorrei conoscerla. Sappiamo qualcosa solo di uno di essi che avrebbe motivato la ripulsa verso quella premiazione perché ci vede la segregazione sociale attuata da una Francia, definita culturalmente arrogante, verso una parte della sua medesima popolazione. Carina come versione. A me sembra talmente diluita! … immaginate di ricevere una torta di ottimo sterco, bella fumante, e voi vi lamentate perché le ciliegine sono troppo dure. Una cosina simile per intenderci. Io lo dico chiaro e tondo. Nel 2015, ci sono miliardi di credenti, e trovo volgare negarne l'esistenza perché si è laici e permettersi di conseguenza di dissacrare. Il sacro esiste ancora per tantissima gente. Allo stesso modo ho visto vignette irriverenti verso la figura di Cristo. Il problema è quindi di un gruppo di persone che ritiene di avere la verità in tasca e irride chi non la pensa allo stesso modo.

E', come ho accennato, anche una questione morale e porto un esempio per spiegarmi in modo un po' deciso. Penso a quella finale dei Mondiali di Calcio fra Francia e Italia e ad un calciatore italiano, Materazzi, che insulta ripetutamente in campo Zidane. Il francese ha reagito e ci sta l'espulsione, ma un italiano secondo me dovrebbe avere il coraggio di dire che non si riconosce nel modo di agire di Materazzi. Vincere deve avvenire secondo delle regole e l'educazione, anche se non è scritta, non può essere trascurata! Avrei immaginato, in un paese civile, che una volta rientrato in Italia, quel giocatore si vedesse escluso per sempre dalla nazionale. E invece non è accaduto niente. L'importante è vincere, non importa con quali mezzi. Ecco una grave carenza di principi morali. Questo gesto che non ebbe conseguenze alcune, è per me esemplare. Ma si sa che ormai l'occidente industrializzato non ha più individui, ma solo consumatori. La cultura viene allontanata sempre più dalle esigenze strutturali di questi stati, ma solo un essere colto, preparato, è in grado di pensare e forse anche dedurre il rispetto e agire democraticamente!
Un'ultima parola per Rushdie. Ha deplorato questa mini ribellione. È arrivato a dire che allora il Pen Club non ha più senso. Ma chi è Rushdie? Per me che l'ho letto è un emerita nullità. Libri banali. È estremamente soggettivo, lo ammetto, ma il valore per me è un po' diverso dalla moda ...

E poi, non sopporto che menti che devono essere totalmente libere per creare, siano tesserate in qualsiasi modo. Che sia la Coop o un partito o il Pen Club non mi interessa. Ammiro personaggi come Kafka e la Ortese che hanno parlato chiaro al mondo, lo hanno vissuto e frequentato la loro epoca e i suoi individui, ma poi in solitudine hanno creato le condizioni per far esprimere l'io interiore! La vita mondana fa perdere tempo. Ad una conferenza ricordo che provai un forte senso di fastidio per i continui applausi; ad un certo punto dissi “per favore. Un applauso trasforma un evento come questo incontro in uno spettacolo. L'arte vera non è spettacolo. Cerchiamo di usare tutti i momenti di questo incontro per darci qualcosa di vero. Non mi interessa l'apparente senso di sazietà che da l'applauso!” Ero a Pennabilli, ospite di Tonino Guerra. E terminato l'incontro, nel giardino della sua casa si fece notte dialogando un po con tutti, con tutti ... con tutti.