venerdì 14 luglio 2017

Paul Auster ... una chiave di lettura

Di recente, in uno dei rarissimi casi nei quali con un umano si riesce a discorrere in modo vero, causa la richiesta di qualche consiglio di lettura, l'argomento ha riguardato anche Paul Auster. Il caso ha voluto che fra alcuni libri esposti ce ne fosse anche uno suo. L'ho caldamente consigliato facendo presente una serie di titoli. Dal mio preferito che è “Mr Vertigo” ad altri che meritano la nostra meditazione. Ho poi accennato ad un testo che di fatto Auster non scrisse di suo pugno e che considero fondamentale comunque per comprendere la radice profonda, inconscia, ovvero sconosciuta anche all'autore medesimo. Quando mi capita di far presente che il significato principale è un mistero anche per l'autore e che dovrebbe egli stesso essere il primo e più accurato lettore di se stesso per auto-comprendersi e quindi fare dei passi avanti, ecco che mi si osserva con diffidenza. Questa operazione ho avuto occasione di renderla evidente in scritti riguardanti per esempio Simenon, e si possono trovare su questo blog, ma anche ad esempio per quel che riguarda artisti (intendo il padre delle idee e non il regista che spesso è quasi solo colui che ha gli agganci col produttore), autori di film o video musicali ecc. Con Bruno Bruni per esempio questo tipo di approfondimento ha portato alla pubblicazione di due testi d'arte. Un'analisi simile l'ho fatta per tre film di Tornatore ( Baaria, La migliore offerta e La corrispondenza), Per un video di Lady Gaga, LA filmografia di Quentin Tarantino e di Refn, per i bronzi di Cristiano Alviti e le tele di Suo fratello Patrizio e anche in questo caso ne son scaturiti vari testi … ebbene, per comprendere il nocciolo profondo, quello che irradia calore e vita a tutta l'opera di Auster, l'operazione più semplice consiste nel meditare sul libro intitolato “Ho pensato che mio padre fosse Dio”.



Si tratta di una raccolta di racconti non scritti da Auster ma da lui scelti fra quattromila che gli sono arrivati. Ecco la storia che ha portato al testo: Daniel Zwerdling, intervista nel maggio del 1999 Paul Auster all'interno del programma radiofonico “Weekend All Things Considered”. Al termine della chiacchierata Zwerdling chiede ad Auster se può essere interessato ad una collaborazione, per esempio un appuntamento al mese nel quale racconta una storia agli ascoltatori. Ad Auster l'idea non piace. Il motivo è che scrivere, se lo fai seriamente, richiede tutto te stesso, ed ogni impegno che ti offrono diventa di fatto un ostacolo. E' una faccenda quasi incomprensibile per chi non scrive … appunto con ambizione di verità, di profondità. Serve una quantità di tempo ininterrotto che è come una scala verso l'alto o il basso, verso l'abisso o il cielo, fino ad arrivare al punto quasi irraggiungibile nel quale i due percorsi di toccano … Ogni gradino è uno sforzo che, se ti fermi, se la vita in qualche modo ti distrae, si smagnetizza, perde la sua aura che sei riuscito a scorgere; devi quindi tornare ai tuoi passi precedenti, spesso molti gradini più indietro e ricominciare. Per questo è fondamentale lasciare che un artista vero gestisca i tuoi tempi. Il mercato, il mercante, il gallerista, il produttore, l'editor (che sarebbe il cretino che pensa di saper distinguere l'opera dalla spazzatura e non ha l'umiltà di comprendere che solo un artista può darti il consiglio giusto...) hanno fretta; per loro il tempo è denaro ma comprendere questo genere di valori è compito della sensibilità, non dell'intelligenza ….. Per l'artista il tempo si annulla, diviene circolare, sferico, inspiegabile. Tornerà dai suoi “viaggi” al di là del tempo, con l'opera, e non va condizionato mai mai mai.
Ebbene, Paul Auster per questi motivi era diffidente. Giunto a casa ne parla con la moglie, Siri che risponde così: “Non è necessario che sia tu l'autore dei racconti. Affida questo compito al pubblico. Se gli ascoltatori scrivessero le proprie storie e te le mandassero, tu potresti leggere le migliori alla radio. E se ci sarà una buona partecipazione, potrebbe nascerne qualcosa di straordinario”.
Ho citato pari pari dalla introduzione scritta dall'autore.
Di solito, quando decido di leggere un testo letterario, la prefazione la tengo per ultima. Zero influenze. Ho bisogno di comprendere cosa i racconti dicono a me, al mio io profondo. Se c'è una mediazione, la nostra capacità di lasciarci andare, di diventare sensibili e non solo intelligenti, si riduce. Nel libro ogni racconto riporta il nome di chi l'ha scritto, la città e lo stato USA di provenienza. Si comprende quindi anche senza la lettura della prefazione che si tratta di una raccolta.
La sensazione che ne ho tratto nell'insieme è stata notevole e ho intuito (quindi non compreso razionalmente) che vi aleggiava un'esigenza mistica.
Arrivarono al programma circa quattromila brani e Auster ne ha selezionati 126 per la pubblicazione del libro. Prima considerazione semplice e fondamentale. Nello scegliere l'io di Auster, che è guidato da esigenze profonde, prediligerà certi argomenti. Terminata la mia lettura l'indice del testo era pieno di note e piccole considerazioni a matita e spesso in rosso. Mi ero accorto della prevalenza di un certo argomento, ma questo aspetto non era messo in rilievo dall'indice che era suddiviso in modo per me strano, freddo, a questo punto, dopo quel che avevo intuito, proprio insensato. I racconti erano divisi nei seguenti capitoli argomenti: animali, oggetti, famiglie, comiche, sconosciuti, guerra, amore, morte, sogni, meditazioni. Dieci divisioni che secondo me avevano un senso solo di superficie. Trascrissi alcuni dati su due cartoncini bianchi che allego in fotografia e misi così in evidenza che esiste una categoria occulta che contiene da sola trenta racconti, quindi il 23,809 % del materiale del testo.
Nel primo foglio giallo il titolo dato alla selezione dei 30 racconti è “COINCIDENZE”.



Ecco l'elenco dei racconti:
  1. La farfalla gialla
  2. la storia del coniglio
  3. cieli azzurri
  4. zingaro alla radio
  5. storia di una bicicletta
  6. porcellane della nonna
  7. il basso
  8. la mia sedia a dondolo
  9. il monociclo
  10. la penna a righe (desiderio di una coincidenza)
  11. la bambola (coincidenze mistiche)
  12. la videocassetta (coincidenza miracolo)
  13. legami
  14. la terra perduta salvata da Dio
  15. 50 anni dopo
  16. il fuoriclasse
  17. l'ultima mano
  18. coincidenze
  19. ho pensato che mio padre fosse Dio
  20. tavolo per due
  21. il biscotto della fortuna
  22. Harrisburg
  23. qualcosa su cui riflettere
  24. partita a carte col morto
  25. il fantasma
  26. la lettera
  27. il sogno di mio padre
  28. vite parallele
  29. riflessioni sul coprimozzo

Ai brani 10, 11 e 12 ho aggiunto all'epoca della mia prima lettura, un'aggiunta che non mi sembra trascurabile.
A questo punto un calcolo ci offre il dato del 23,809 %:
126 racconti totali STANNO a 100 COME trenta racconti STANNO a X
che in matematichese si esprime così:
126 : 100 = 30 : X

30 . 100
X = --------------- = 23, 809 % che per comodità arrotondo
126 per ottenere ¼ ovvero
il 25% dei racconti.

Se i racconti sono parti individuali che contengono i significati più disparati, una mente che ne sceglie 126 da quattromila, agisce in base a quel che è in essa più importante.

A Paul Auster premono le coincidenze …...
Ebbene … si tratta ora di capire cosa sia una coincidenza non in senso generale ma nello specifico del pensiero di chi ha fatto la selezione dei racconti.

Ecco cosa ne pensa il vocabolario:
  1. concorso di fatti o circostanze fortuite
  2. Lungo una linea di servizi di trasporto (aerei treni ecc), corrispondenza fra l'arrivo di un mezzo e la partenza di un altro, per la prosecuzione di un itinerario.

Da Wikipdia : la coincidenza (termine derivato da “con” e dal latino “incidere”, “cadere insieme”) è un fatto accidentale e casuale. Oltre ad essere a congiunzione di un evento ad altri, deve avvenire in maniera accidentale ed inaspettata.
Sempre da Wikipedia è interessante anche quanto segue: Aspetto statistico: dal punto di vista statistico, le coincidenze risultano inevitabili e meno casuali di quanto appaiono all'intuito. Per esempio nel “paradosso del compleanno” la probabilità che due persone condividano la data di nascita raggiunge il 50% in un gruppo di appena 23 individui.
---------------------------------------------------------------------------------------
Quel che si coglie è la volontà di mantenere la coincidenza in un ambito razionale. Ma … nella vita quotidiana, la coincidenza è ben altro. Se il “paradosso del compleanno” sembra allontanare la possibilità di altri significati, accade invece che la razionalità si trasformi nella prima irruzione del sacro.
I motivi sono tanti. L'impossibilità di rendere sensata la morte nonostante lo sforzo delle religioni e la scontentezza del quotidiano che viviamo che prima o poi si riveste di monotonia oppure di angoscia nella lotta per soddisfare le esigenze fondamentali (casa, caldo cibo) sono in assoluto le spinte irrazionali principali. La scienza, particolarmente dall'illuminismo in poi, non esita a rendere tutto coerente, e questa sensatezza onnicomprensiva, che annulla il sacro, non può bastare particolarmente all'uomo americano? Direi che prima di tutto non basta a Paul Auster. É lui che ha selezionato 126 racconti da quattromila e la sua opera tende mediamente in questa direzione. “Mr Vertigo” per esempio narra di un ungherese (ebreo chassidico) in grado di ottenere qualcosa che va oltre il razionale: la levitazione di una persona, che nel caso specifico deve essere un bambino accuratamente istruito. Potere che con la pubertà sparisce.
Fateci caso all'importanza della levitazione come prova che esiste qualcosa che va oltre il razionale e quindi dimostra il sacro! Per esempio nel film “Youth” firmato Sorrentino ma di idee di ben altra mente che ama rimanere nascosta. Altri casi le varie arti hanno espresso di recente in questa direzione … e il significato è il medesimo: la vita attuale è insoddisfacente, non basta, crea alienazione e la causa di questa celebre sensazione parte da un'assenza di senso, di finalità nell'esistenza quotidiana. La cultura USA e non solo, ha l'etica dell'arrivismo che si esprime a livello popolare col guadagno, nei ceti alti con l'acquisizione di potere. Quel che accade in chi accumula denaro per esempio, è di avere una vita intensa nel realizzare quell'obiettivo. Potrebbe accadere che ti ritrovi che son passati vent'anni in un attimo e tranne l'accumulazione di pecunia … cos'hai? Se questa corsa sfrenata avrà una sola pausa anche breve, ci si accorgerà che non ha senso e si è mangiata la tua vita. Questa situazione esistenziale riguarda tutti, non solo chi è riuscito ad accumulare. Colui che lotta quotidianamente con per sopravvivere non soffre di meno né di più ma, sente ugualmente alla radice dell'esistenza l'assenza di un senso.
Accade allora a tutti di aver vissuto coincidenze spesso ben più forti di quella del “paradosso del compleanno” … spesso, quando umanamente si diventa consapevoli di aver raccolto quasi niente, ci si accontenterà anche di situazioni che non sono nemmeno coincidenze … è l'urgente bisogno di senso che manipola la realtà per evitare un suicidio virtuale o concreto.
Ma a chi non sono capitate situazioni veramente al limite!ricordo per esempio a New York di avere incontrato quattro volte nell'arco di una settimana la medesima sconosciuta. La prima volta in un museo e la notai per la sua eleganza, la seconda in un ristorante dozzinale, la terza a teatro e l'ultima, per me stupefacente … in chiesa. Ero entrato per il silenzio, per sedermi un attimo in un ambiente senza tempo e lei era li davanti a me, seduta, solo lei … come non dubitare della razionalità, come non supporre che le risposte che gli eventi possono offrirci siano indizi di qualcosa d'altro … e questo qualcosa è il sacro. Io con quella donna non parlai mai. Ma già il vederla una seconda volta, in una città formicaio mi turbò, ma non accettai il responso del cuore perché due volte è possibile. Al terzo incontro il mio stupore produsse un silenzio che non voleva dare la stura a considerazione di alcun tipo. Alla quarta volta l'irruzione del sacro si è fatta concreta e rompendo gli argini, con l'aggiunta della bellezza di lei, della graziosità del suo stile … e mi son sentito invaso da un senso di armonia, da una consapevolezza che nonostante ble difficoltà che stavo vivendo qualcosa, qualcuno, non sa spiegare, stava vegliando e guidando fuori dall'apparente caos della vita, i miei passi.

Questo è solo un esempio di quel che può accadere in grazia di certe coincidenze. E quando penso a “Uomo nel buio”e “Sunset Park”, a queste descrizioni di vite senza soluzione, e poi a “Vertigo”, deduco che individualmente in Paul Auster l'esigenza del sacro è la chiave, la ricerca di una vita. Un sacro che appartenne alle sue radici ebraiche, non per niente l'ungherese che sa far lievitare i bambini viene da un mondo antico ma suo, nel suo sangue, nel passato delle sue origini. Si tratta di un bisogno di recuperare qualcosa che si sente che ci è appartenuto e che per nostra incapacità, insensibilità, non si riesce più a cogliere … e le coincidenze rappresentano il primo passo, secondo l'inconscio di Paul Auster verso la possibilità di un recupero che potrebbe anche naufragare nella sconfitta.


Altre meditazioni tratte dai miei appunti
-------------------------------------------------------------------------------------------


questo è il foglio 1/b degli appunti presi qualche anno fa.
si vedono elencati i dieci capitoli così come sono stati presentati dalla pubblicazione.
la prima colonna riporta il numero totale di racconti per capitolo, la seconda i racconti che trattano di coincidenze. ho cerchiato di arancione i tre capitoli che hanno fornito più materiale.
all'inizio del foglio si legge "effetto Mishima", mi spiego. Ne la tetralogia del mare dell fertilità si ha un annullamento di tette le forme illusorie di fiducia in qualcosa che va oltre il razionale. La monaca nel finale per esempio nemmeno ricorda di quel vecchio che dice di essere stato in gioventù il suo grande amore. L'annientamento dell'io risiede anche nel fatto che l'altro, e non un altro a caso, non ci ricordi più. Sempre nella tetralogia anche i segni che rappresentano la trasmigrazione dell'anima di una persona cara in un altro corpo, risultano illusorie. 
La ricerca di coincidenze è presente anche nel fatto che si affidi alla presenza di qualche neo esattamente posizionato sul corpo di un altra persona, come era in quella che ci è venuta a mancare. In questo caso la coincidenza apre alla certezza della trasmigrazione dell'anima, al fatto che la morte non esiste e che la persona scomparsa è di nuovo a noi anche sensorialmente. 

Questa considerazione permette di aggiungere altri due racconti all'elenco delle coincidenze: "Sospensione per pioggia" e "e se ...". In questo modo la statistica centrerebbe esattamente il 25% dei racconti selezionati.


Questo foglio dimostra la non trascurabilità di un'altra categoria. 
Il capitolo della morte contiene 14 racconti e lo troviamo segnato nella parte bassa del foglio (morte 14). a destra in alto, con inchiostro color ruggine, si legge "morte sparsa"; i numeri sottostanti, 2, 3,2,4,6 (più un uno che dopo anni non capisco più quindi elimino dal computo), totalizzano altri 17 racconti che parlano di morte dei quali sei sono espressamente riguardanti la "premonizione di morte", ovvero venir a sapere di una morte per vie non razionali. 
A questo punto la morte dispone in questa selezione di 126 racconti, di 18 racconti nel capitolo che le è espressamente dedicato, e 11 in ordine sparso sotto altre voci. Il totale reale è quindi 29 che corrisponde al 23% dei brani che Auster ha selezionato.
II 23% in un capitolo inconscio, occultato in parte sparpagliando il materiale in categorie più di superficie, riguardante la morte, sommabile a un 25% legato alle coincidenze che permettono di ipotizzare un senso superiore dell'esistenza. siamo così al 47% di racconti che rivelano molto, prima di tutto di Paul Auster e poi degli USA e secondo me di tutto l'occidente industrializzato. Morte come possibile momento di senso sacralizzato, coincidenza come prova dell'esistenza del sacro ovvero di Dio .... e non per nulla, non penso sia un caso che il termine Dio, accuratamente in minuscolo sia nel titolo, un titolo che ha in Dio-padre (anche questo termine è presente) un'accezione arcaica meravigliosa. 
La morte nella cultura agricola, si inseriva in un senso di ciclicità che, sommato al fatto che era vissuta come un evento collettivo, riusciva a renderla spesso sopportabile (l'esempio assolutamente più bello e profondo che io conosca è nell'inizio del film "Terra" del regista ukraino Dovshenko che consiglio assolutamente di guardare per capire cosa intendo dire (lo si trova su youtube). La cultura post agricola ha trasformato la morte in un enigma che diviene quindi terreno per estrarre sensi profondi. la chiave per me è la seguente. Non esiste nulla di più umiliante, di più tragico che morire in solitudine. Penso al giorno che seduto ad un caffè, noto un signore non anziano, seduto da solo, che si guarda attorno con una certa agitazione, la sua agitazione mi fa sentire a disagio e decido di allungargli il quotidiano che non ho ancora terminato di leggere. Sorride e lo accetta ma ha uno sguardo ... che mi faceva male. "tutto bene?" ... "no ..." un attimo di silenzio e aggiunge "... c'è che sto morendo ... e non se ne accorge nessuno ...". 

La coincidenza in relazione di morte si chiama la premonizione. Nel mio foglio di appunti in fondo vediamo una sequenza di numeri: 1,2,3,4,5,9 poi una freccia  e la scritta 6 su 10.
Questo sta ad indicare quanto nella morte dell'altro quella coincidenza che ci fa capire in modo non razionale che la falce sta tagliando, sia importante.  
Se sommiamo i racconti contenenti la premonizione di morte che sono 6, alla categoria coincidenze che mi sembra le appartenga di diritto e che ha già 30 racconti, arriviamo a quota 36 che corrisponde al 28,57% di racconti che puntano sulla coincidenza come evento che può destabilizzare l'esistenza razionale ed aprire una via individuale, incomunicabile, verso il sacro.

Un terzo scarso dei racconti in quella direzione ... penso sia sufficiente per poter supporre che questa sia la chiave di lettura prevalente di Paul Auster prima di tutto e forse degli USA, ma non si dimentichi che la realtà è una finzione che spesso gli artisti ci offrono poiché essendo immersi nella nostra medesima melma che si chiama presente del tempo, cercano una salvezza che può venirci utile. Auster secondo me non ha rivelato la realtà morale nella quale si sta dibattendo la sua epoca. Paul Auster, da grande scrittore, da grande anima sofferente, sta dando alla sua nazione una versione dell'esistenza che può rendere la vita sensata e quindi sopportabile.

Amen


Nessun commento:

Posta un commento