lunedì 10 luglio 2017

La tempesta di Murakami Haruki

Ieri, dieci luglio,alle nove e quarantuno di mattina una persona mi manda via whatsapp la seguente immagine.




Non sa che di Murakami Haruki ho letto non tutto ma molto. Medito sulla frase e la trovo bella, sicuramente bella, ma imperfetta … manca in essa una possibilità esistenziale, la più diffusa. Entrare nella tempesta ed uscirne, come Dante che entra nella Selva e poi “grazie a Dio” si salva, ti cambia, è vero, ma la stragrande maggioranza di noi si sveglia alla vita che è nella tempesta … a questo ho pensato. Alla fine questa bella frase descrive l'eccezione che, si sa, conferma la regola.
Ed ecco la mia risposta sempre su whatsapp e il resto di questa breve ma secondo me profonda comunicazione:

Sbaglia Haruki
Se nasci nella tempesta non conoscerai altro.
Se accadesse, ed è rarissimo, che il fortunale termini, il piccolo essere sarà sorpreso e preoccupato come accade per ogni cambiamento.
Verso l'ignoto … e poi … se successivamente
apparisse il sole nel cielo azzurro … sarebbe terrore.
Solo il caso esiste e ci illudiamo di poterlo governare …
Il sole nell'azzurro potrebbe essere stupendo solo se da cucciolo te l'hanno raccontato … e con nostalgia.
E comunque, tra immaginarlo e trovarcisi dentro, in quel cielo azzurro, c'è un abisso. E potresti annegarci in quel blu leggero, perché non hai saputo riconoscerlo”

Scusa … non ti segue … almeno non completamente … troppi i pensieri intrecciati ...”

E' semplice invece … mai leggere una cosa vera, o che ambisce di esserlo con umiltà, una sola volta”.

Attendo un minuto e aggiungo

Il mio sangue non è acqua ma fiele, e ti farà guarire”

risponde “questa mi piace”
Mi piace … il piacere è sensualità … si deve raggiungere il pensiero e poi proseguire … oltre il pensiero esiste una forma di comprensione che sembra divina e forse lo è”

Non è facile seguirti, ma stimolante”

"Grazie"

"da che canzone è la citazione?"

"Non mi ricordo ..."

"Scalo a Grado. Film Bianca"

"Si ... ho fatto Scalo a Grado la domenica di Pasqua
... gente fintamente assorta ..."

e risponde con una faccina sorridente.

Mi manda poi un fiore di girasole senza sapere che è tra i miei preferiti e fine dello scambio mattutino di messaggi.



Ho letto e riletto il dialogo. Mi piace, ma con queste soluzioni informatiche si comunica e nulla o quasi si conserva. Quanto di Whatsapp a volte, secondo me potrebbe essere poetico. Non questo caso. Si tratta di meditazione. La poesia è di più, è oltre.
Per questo l'ho trascritto. Per conservarlo che, come disse Borges, oggi la bellezza è comune e si nota solo quel che merita di essere ricordato.



Altra notazione. Nella mia risposta all'immagine utilizzo un termine arcaico, quasi in disuso. Non accade per atteggiamento. Non me la tiro. Porto un esempio che m è caro. Anni fa veniva spesso a trovarmi un tipografo. Un gigante barbuto e buono che amava quel che scrivevo. Appena in casa guardava sulla mia scrivania e leggiucchiava mentre scambiava due chiacchiere. C'era una poesia che non ho conservato perché non ne valeva la pena. In essa lui notò l'uso della parola barman e mi fece notare che era un atteggiamento. Negli anni novanta del novecento il barman era in locali chic che il destino incrociava di rado e nella popolazione lo si conosceva grazie al cinema americano e a Bogart che era quasi sempre al bancone di un bar. Cerchiai di rosso quella parola che era un peccato di narcisismo. Non l'avevo vissuta. In essa mi atteggiavo, rappresentavo al lettore un frammento di vita che non avevo vissuto.
La lezione la imparai allora e cerco di stare ben attento all'uso dei termini.
E quel “fortunale” come si spiega? Termine che solo i vecchi conoscono e io a quella soglia non ci sono ancora.
Lo devo a Zorzi da Castelfranco detto Giorgione e al suo quadro erroneamente chiamato “La tempesta”








Purtroppo circolano delle interpretazioni parziali e spesso veramente orride. Titolo vero … fortunale. Questo vocabolo contiene la fortuna che anticamente aveva il significato di destino (oggi di cose che vanno bene) e di tempesta. Nel quadro essa effettivamente sopraggiunge. Si vede un fulmine. Arriverà Thunor detto anche Thor, il dio col martello che attualmente si è laicizzato e si chiama tuono. Arriverà un attimo dopo che abbiamo iniziato ad osservare il quadro e scoperto il fulmine. Sta quindi per giungere la tempesta/destino … su chi? Su un soldato a destra e una cingana (attualmente zingara) a sinistra. Sono fuori dalla città, quindi dalla vita civile. Anticamente zingari e soldati condividevano per certi aspetti un destino simile. Per motivi diversi vagavano, ed erano i più esposti alle scosse del destino. Loro, i più provati, i più allenati alla fortuna/destino, sono tranquilli. Ed ecco che sento il collegamento con la frase di Haruki. Anche lui parla di tempesta. Di tempesta che giunge in una vita che prima era serena. Io conosco troppe vite che son nate al buio e che se vedessero la luce avrebbero paura, la considererebbero un'altra forma della sofferenza. Per questo la frase di Haruki non mi basta. L'eccezione ha visto la luce riconoscendola come positiva. La farfalla notturna vive un giorno, vede il lampione illuminato e all'estasi di chissà quale fantasia, si brucia … e se ti bruci è per sempre.

Ecco perché in quella risposta ho messo un termine obsoleto come fortunale, Perché l'ho vissuto anche in arte.

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