domenica 18 settembre 2016

"Vita e destino" e "Il maestro e Margherita" in versione film per la televisione ...e altro


Vari conoscenti, e anche amici, hanno notato da parte mia una forte reticenza quando si parla della Russia. La mia tendenza a deviare l'argomento parlando della grande letteratura russa e di molti pittori che apprezzo, ha portato alcune persone a chiedermi chiaramente di spiegare cosa penso della Russia odierna e di … Putin.

Che accada in Italia mi fa sorridere. Qui, condizionati dalla propaganda, ovvero i canali di stato, Putin risulta un dittatore, un cattivo assoluto, e il popolo russo qualcosa di un po' folle che oscilla fra vodka, ogni tanto genialità, donne indubbiamente belle e ovviamente di facili costumi ecc.
La Russia che ho conosciuto io, viaggiandoci, è un'altra. E inizio proprio dalle donne ad offrire la mia versione. Gli ebrei ortodossi di Gerusalemme e dintorni, dotati di grande religiosità , come accade sempre, insieme a questa sfoderano, in modo sotteraneo ma noto, una grande ipocrisia. Se rispettassero alla lettera le regole di vita della loro versione estrema dell'ebraismo, si ritrerebbero, pochi giorni all'anno in cui  potrebbero “toccare la moglie”.  … con la moglie che vive con te e il desiderio che incalza, linguaggio del corpo che non intende obbedire alla mente che ascolta invece il rabbino. Ebbene. In Gerusalemme e dintorni, le prostitute più ambite devono essere bionde e russe. Vengono chiamate tutte Natasha. Di fatto non vengono da quel popolo, ma sono spesso tinte e il russo lo hanno semplicemente studiato, ma fatto sta, che per un popolo di capello e peluria neri, e di carnagione certamente non bianchissima, l'ideale erotico ovviamente va a parare in ciò che è più raro da trovare.
Nel resto d'Europa la fama nacque col crollo del muro di Berlino. Prima di quella data, la donna russa era considerata la bionda stupenda, fine e colta. Che l'essere colte fosse dote contemplata fra le variabili dell'attrazione erotica, da quel che ne so, accadde solo due volte nella storia che ho studiato. A Venezia e Roma nel rinascimento, al punto che i salotti più importanti erano tenuti da alcune di queste, e il territorio che l'occidente percepisce come russo, ovvero dal confine di Polonia, Slovacchia e Romania, proseguendo verso destra sulla carta geografica prima di tutto non la Russia. Essa si identifica con lo stato russo, e qui essere colti e in più amare ed esercitare le varie arti  è tutt'ora considerato importante.
Per un Italiano, e non solo per lui, Bielorussia, Ukraina, Moldova, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Turkmenistan, Kazakstan ecc, sono di fatto Russia. Difficile far capire che dare dal russo ad un ukraino è un erroraccio. Il luogo comune vince e gestisce le menti.
Ora spiego con un esempio che racconto spesso, a cosa si deve il fatto che alla donna considerata russa, viene assegnato fra i talenti attraenti, anche quello l'intelligenza.
Vicino a casa mia, circa una quindicina di anni fa, venne ad abitare una donna di Mosca. Bionda, alta, atletica, quindi assolutamente indifferente alla mia pulsione che ha sempre amato donne minute e piccole (di statura, non di età). L'anno dopo, come mi raccontava spesso, sarebbe arrivata Angela, la figlia che aveva tredici anni. Intendeva prima sistemarsi, ovvero trovare lavoro. Una sera a cena a casa sua vidi un quadro composto di medaglie e foto e mi spiegò che era stata un'atleta della nazionale di nuoto russa. Le feci presente che quella era la sua ricchezza da spendere in Italia, le consigliai di recarsi alle piscine e di proporsi come istruttrice, caricando quel quadro in macchina per mostrarlo a chi avrebbe dubitato. Dopo mesi di caccia di un lavoro decente, il giorno dopo, al primo contatto, si trasformò in istruttrice di nuoto. Era giusto così. Arrivò all'inizio dell'estate la figlia, Angela, e per l'inizio dell'anno scolastico già masticava decentemente l'italiano. Verso Natale tornai in quella casa che di rado allora riuscivo a godermi e, questa volta a cena da me, chiesi ad Angela come si trovava a scuola. Sapevo già dalla madre che non era soddisfatta. Mi disse che i suoi coetanei le sembravano maleducati e senza interessi. Aggiunse che aveva nostalgia della Russia e della sua lingua. “Angela” le dissi “ sai che di là nel mio studio ci sono vari libri in russo con testo a fronte, se vuoi portane a casa qualcuno. E' un modo un po' povero per sentirti a casa, ma non posso fare di più.” ci avviammo in quella stanza e la vidi toccare le coste delle edizioni che potevano interessarla e prendere alla fine solo delle poesie. Le domandai perché li altri li aveva scartati. “Li ho già letti ...” risposi … “ora comprendo il tuo disagio. Tu a quattordici anni conosci Turgenev, Checov eccetera. In Italia un tuo coetaneo leggerà alcuni dei grandi italiani solo quando la scuola glielo imporrà, e spessissimo controvoglia.” “Vuoi dirmi che gli italiani non conoscono la loro cultura?” “Raramente Angela, per loro quasi sempre l'arte e la letteratura sono dei doveri.” “ma allora non esistono gli italiani!” “giusto! Non esistono quasi più. Sono esseri quasi completamente neutri. Dei consumatori forse.”
Penso che basti questo dialogo per sottolineare una differenza enorme. In Russia tuttora, nonostante i disastri delle crisi economiche e la difficoltà della vita quotidiana, la grande cultura la puoi respirare. Nei parchi pubblici spesso trovi persone che giocano a scacchi, per esempio, e a teatro ci son molti giovani. Ovviamente come ovunque, esiste una massa bovina, indifferenziata e banale, ma si respira comunque la russità, che consiste nell'essere cristiano ortodossi e nel conoscere la propria cultura. Accade anche che chi ha trascurato questi aspetti della sua cultura, ne sia consapevole e chiami in causa una indolenza che lo sconfigge quotidianamente. Ecco quindi che quando, dopo il crollo del muro, l'italiano ha visto arrivare le graziosissime russe, spesso con prole alla quale dare un futuro, ha notato la dimensione eccellente delle ghiandole mammarie, gli ammalianti occhi azzurri e quel passo spesso senza peso di chi ha nel corpo anni di danza, 
... oppure vediamo un passo lievemente più pesante ma comunque aggraziato dall'elasticità della ginnastica e dallo sport e ha interpretato con gli ormoni, non con la mente, quel che vedeva. Questo tipo  d'uomo devoto a Circe, celebre perché li trasformava in maiali, solo in un secondo tempo, sfogati gli istinti, si rendeva conto che questa donna russa era spesso, troppo spesso, quasi sempre, più determinata di lui, con le idee più chiare su cosa farsene della vita e … spesso più intelligente. La vedeva nei momenti liberi con un libro in mano e che disprezzava la nostra televisione. Non che attualmente la tivù russa sia poi tanto elevata! Mi fanno notare, ma due esempi mi bastano per condannare l'Itaglia televisiva e stimare comunque e nonostante tutto quella russa! Provate a valutare il livello di film prodotti dalla televisione italiane e fate il confronto. Ecco due esempi che per me dimostrano tanto, troppo! Bulgakov scrisse “Il maestro e Margherita” e nel 2005 in Russia, apparve in dieci puntate con la regia di Vladimir Bortko (spero sia scritto bene …).
Nel 2012 tocca, sempre sulla tivù russa, a “Vita e destino” di Vasilij Grossman per la regia di Sergey Ursulyak. Nulla, ma assolutamente nulla, nella tivù itagliana è nemmeno lontanamente paragonabile a questi due prodotti. Volete vederli? Andate su Youtube e in russo potrete guardarli. Se per “Vita e destino” la lingua è effettivamente un ostacolo, con “Il maestro e Margherita” (digitare esattamente Master i Margarita), l'operazione è possibile se, come me, avete non semplicemente letto il romanzo, ma riletto e riletto, cosa non impossibile poiché si tratta di un capolavoro assssssoluto!
Io lo guardo anche in russo, so quel che sta accadendo e, amo le recitazioni che amici russi mi han detto essere fatte da attori quotati e assai stimati in patria. Ora … perché l'Itaglia nemmeno li doppia e ce li presenta? Perché la qualità da fastidio? Pensare è faticoso? Si teme che la sensibilità dell'Itagliano se agitata troppo, porti a stitichezza e altre forme di disagio fisico? Se la tivù di stato italiana, più rigida e compromessa di quella delle vere dittature, non sa o non vuole produrre qualità ( e propendo per il non vuole...) potrebbe almeno comperare quel che di buono fanno altri e con poca spesa trasmetterlo! E invece niente! Silenzio. In Itaglia o ti fai da solo oppure sei costruito, destrutturato, di fatto deformato, da una televisione banalissima e da unn sistema di promozionedelle varie arti, bloccato fino al ridicolo.
Se serve riempire la pancia, avere un tetto, acqua e riscaldamento, quando queste necessità sono appagate, due sono le vie del destino umano ... o avviarsi ad essere un consumatore compulsivo, oppure un essere pensante (il gradino successivo al pensiero è la sensibilità ecc). Nessuno deve essere obbligato. La scelta è libera, ma se non mi mostri mai la qualità non mi rimane che essere consumatore e questa tragedia sta accadendo più in Itaglia che in Russia … ne sono certo. In Itaglia, come rimasuglio della mentalità di un'altra epoca, l'epoca delle borghesie, come la definì un grande studioso, la cultura serve per contraddistinguere una casta. Essa è atto esteriore. Ma attualmente!!! ora che le nove sinfonie di Beethoven possono essere acquistate in una buona edizione ad un prezzo irrisorio, e così vale per tutta la cultura alta, ecco che essa non serve più anche e sopratutto, per identificare una classe sociale. Ora Beethoven o un romanzo di Fitzgerald, sono una libera scelta possibile che si può effettuare senza rinunce, senza tirare la cinghia. Basta volerlo! ma si uccide la volontà negando quasi l'esistenza di questi capolavori che vengono relegati a gingle pubblicitari o, nel caso della musica  classica in brevi brani per suonerie del telefono ecccccccc!
Più scrivo più mi sto indignando, lo ammetto.

Putin uguale dittatura? Non so rsipondere. So che Lui ama l'arte. Non l'ho mai conosciuto personalmente ma ho frequentato gente che ha avuto, e spesso, questa possibilità e guarda caso … spesso sono artisti, musicisti e alcune volte ambasciatori. Nessuno mi ha parlato male di lui, e per quel  che riguarda altri capi di stato,  ho sentito cosine truci o divertenti e comunque queste mie conoscenze, non esitavano nel ridicolizzare, nel dimostrare una vuotezza o altre doti negative.

E ora due esempi a questa Itaglia che vive di propaganda e ama dimenticarlo; uno itagliano e uno russo …

Ma vi sembra possibile che  Giuseppe Garibaldi, con circa 1000 uomini male armati potesse anche solo infastidire con la sua “spedizione dei mille” il Regno delle due Sicilie che era la terza potenza economica Europea e disponeva della seconda flotta sempre europea (prima la Gran Bretagna)?
Sarebbe come dire che una pulce da sola può accoppare un cane!
Eppure ci si credete e particolarmente in nord Itaglia mai il minimo dubbio vi ha mai sfiorato ?…

Veniamo alla cosiddetta guerra dell'Uktraina. In Itaglia si pensa che Putin abbia in quanto dittatore, arbitrariamente invaso certi territori a lui confinanti, esattamente la Crimea e la zona di Donetsk. Manie di conquista di un cattivone!
Ecco invece la storia; Cruschev negli anni sessanta sposta amministrativamente quei territori sotto l'Ukraina che è una delle repubbliche socialiste sovietiche confederate. Sarebbe come se si spostasse la provincia di Piacenza dall'Emilia Romagna alla Lombardia “dimenticandosi” di consultare gli abitanti. Crolla il muro, si creano nuovi equilibri e giustamente l'Ukraina e non solo, ottiene l'indipendenza. L'oblast (repubblica) di Donetsk e la Crimea, si ritrovano ad essere considerate territorio ukraino anche se la popolazione è a stragrande maggioranza russa. In alcune zone si supera l'ottanta per cento. La volontà popolare, nonostante l'opposizione del governo ukraino, riesce ad esprimersi per mezzo di plebisciti e chiede di diventare Russia. Si arriva alle armi. Ecco i fatti. A questo punto, cosa dire della versione ufficiale del Cattivone di Mosca? Sarebbe un reato se avesse cercato di favorire il RITORNO di territori e popolazioni alla loro patria? Allora … cosa si cela dietro alla propaganda, non alle notizie evidentemente false, che i mass media non solo italiani ci propongono? Una scusa costruita malissimo per attaccare uno stato, quello russo, che non intende inchinarsi alla potenza Usa e alla sua vassalla Europa. Ecco tutto.
Ecco perché quando si parla di Putin e della Russia taccio. Perché troppo è quel che avrei da dire. Non santifico nessuno e ritengo che ogni uomo che agisce nell'ambito del potere non possa mai mai mai avere le mani pulite. Posso però domandarmi chi le ha meno sporche e quale popolo mi sembra più spirituale, di spessore.

Ogni tanto osservo il filmato presente su youtube, di Vladimir Horowitz che suona al concerto di Mosca. Quell'uomo tra il pubblico, con gli occhi chiusi che ascolta e lascia scivolare una lacrima sulla guancia al minuto 1:29 della Traumerei di Schumann, quell'uomo per me è la Russia migliore, l'eterna Russia che crede nell'arte come valore supremo. Horowitz, fuggito cinquant'anni prima con pochi soldi nelle scarpe e con l'amico Menuhin, è tornato. Nella Russia ammutolita, che censurò “Il Maestro e Margherita”, “Vita e destino” e i loro autori, e suicidò fra i tanti Maiakovskij ed Esenin e uccise nei campi, uno per tutti Mandel'stam, quella Russia … vedeva tornare un grande che pianse se stessa perché era tornata una fetta di anima, e da quella crepa si insinuò un mondo. Da quella crepa passai pochi anni dopo anchio e mi recai prima di tutto sulla Sadovaja all'appartamento numero 50, nessuno rispose, ma Bulgakov mi ha sentito, lo so, e della Russia, il ricordo di quei passi su quei gradini che portano all'appartamento di Woland, il ricordo di quel muro scalcinato di azzurro …. altro non so, altro per me.
...  che sono forse troppo sognatore, non esiste. Da ogni punto della terra, nonostante la pesantezza del corpo e l'illusione e la fame dei sensi, dobbiamo saper prendere il volo verso un infinito che ormai so non essere distante. In Russia, in quella Russia che ho conosciuto e che stimo, è più facile e si desidera ancora …. volare via.

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