giovedì 7 marzo 2019

Cappuccetto Rosso e l'astronomia


Questo scritto nasce dal voler rendere disponibile una interpretazione della favola forse più celebre al mondo, Cappuccetto Rosso che non è certo una mia scoperta. 
la sorpresa, quando la racconto, è talmente grande che vedo occhi sgranati e sento esclamazioni che mi hanno fatto pensare. Il problema per me si riduce al fatto che amo studiare, ma a differenza della tendenza della mia epoca, non mi limito ad un unico campo, per esempio la storia dell'arte, ma son curioso di tutto. questi viaggi trasversali spesso mi hanno mostrato la possibilità di soluzioni semplici che semplicemente giacevano in un cassetto, per esempio l'astronomia, che un archeologo o uno studioso di letterature antiche , potrebbe trovare decisamente fuori luogo, di nessun interesse per evolvere la sua materia. Herta von Dechend e Giorgia di Santillana per esempio, con "il mulino di Amleto", propongono la teoria che già nel Neolitico, gli umani fossero in grado di cogliete sia le fasi lunari inserite nel ciclo del sole fra i due equinozi, utili per gestire il raccolto e fissare appuntamenti (piccolo anno), che la precessione degli equinozi, detta anche il Grande anno poiché la durata è di circa 26.000 anni. 
si può aggiungere che ben si distinguevano le Stelle Erranti, ovvero quei pianeti che in un cielo che sembrava immobile, vedeva sfilare  cinque puntolini dotati di una luce meno glaciale e pulsante delle stelle vere e proprie, più la luna che rappresentava l'argento, e il sole che era l'oro. I due metalli non li ho messi per fare il saputello ... ma ... si mediti. L'oro non ossida, la sua eternità è attributo della divinità e il sole che dona la vita è divinità originaria. L'argento ossida e la Luna si fa scura, in un certo senso si ossida anche lei, non rimane se stessa e rappresenta la ciclicità che è ben diversa dall'eternità pura e semplice del sole che è si anche ciclico ma fondamentalmente immortale. 
Torniamo alle sette Stelle Erranti che secondo von Dechend e de Santillana erano già noti nel nell'età della Pietra ... e ora il linguaggio, quello più semplice e non certo aristocratico, ci serve da fonte archeologica. I giorni della settimana. Ecco il Sole, che sfugge al senso in italiano ma rimane per esempio nel tedesco e nell'inglese; segue la Luna con Lundi, Lunedì, Sunday e Montag (Mond Tag), poi Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno. un'altra traccia archeologica dell'astronomia nella lingua? in italiano si dice Canicola per intendere il periodo più alto dell'estate; questo vocabolo designa la costellazione Del cane che in quel periodo è ben visibile. 
Per dimostrare poi l'utilità pratica del calendario lunare nella vita quotidiana, si provi ad immaginare un analfabeta che deve recarsi settimanalmente al mercato del paese più vicino e anche al mercato detto anche fiera del capoluogo che potrebbe avere avuto una cadenza stagionale oppure annuale. Ecco che la Luna diventava il fedele servitore poiché il suo ciclo è preciso e computabile, con pochi sguardi anche da chi non sa leggere e ... nemmeno contare. Si tenga poi conto che spesso il giorno di mercato era sotto la protezione del dio Hermes (Mercurio) quindi lo si svolgeva di Mercoledì e fino alla fine della seconda guerra Mondiale, negli stati europei prevalentemente agricoli, ecco che di mercoledì si preparava il carro con i prodotti della stalla e della terra e la pancia per una sbornia in compagnia. 

Ora un esempio che sembra avere poca attinenza: le tecniche di memorizzazione più antiche, non dimenticando che l'analfabeta aveva molta più memoria di noi. Eccone un saggio. Immaginiamo cinque parole che desideriamo ricordare nell'ordine in cui le dirò (parole rigorosamente scelte a caso). verme, auto, cinque, gelato, sole. Se le avete lette e vi dedicate a qualcosa d'altro, quando tornerete a quei vocaboli vi accorgerete di ricordarne al massimo tre. Ebbene, esiste un metodo per ricordarli tutti cinque per molto più tempo ... trasformando le cinque parole in una storia. Eccola: Ho visto un verme che guidava un'auto. Si è fermato in una gelateria, ha mangiato ben cinque gelati e poi si è addormentato al sole. La storia si ricorda meglio se è sorprendente e questa lo è abbastanza. Ora che l'avete letta la ricorderete anche stasera e se domani deciderete di aggiungere altre tre parole, ma in forma di storia, e dopodomani altre tre, ecco che le ricorderete tutte. Se poi ci mettete la rima ... Pensateci. Dante per esempio usava l'endecasillabo e ti rendi conto, quando la riga che stai leggendo è troppo corta o lunga, ma solo se hai esercizio. In più sapevi sempre come terminava la riga successiva poiché la struttura imponeva qualcosa che avevi già letto che avesse in legame con quel che veniva dopo. ecco un esempio semplice: 

Nel mezzo del camin di nostra vita (già ora posso prevedere che non la seconda ma la terza riga, terminerà in -ita).

Se la poesia attualmente spesso mantiene il ritmo, non è più per necessità di ricordare più facilmente, ma per gioco intellettuale (che odio) o per puro senso ludico che adoro. 

Torniamo a Cappuccetto Rosso. E ... se fosse una memorizzazione di parole chiave? Se fosse una struttura narrativa con un compito preciso? il fatto stesso che sia molto antica, al tempo del re Sole fu "raccolta", messa per iscritto e si sa che apparteneva al popolo e il popolo, che era legato alla terra non viveva nel nostro tempo che è lineare, ma in quello ciclico della Luna e del Sole (la precessione era un lusso per le caste sacerdotali e per i regnanti). E' capitato ancora a me di conoscere anche in Italia persone che non si ricordavano la loro età e dovevano controllare sui documenti, poiché di fatto la rigorosa data di nascita, nella vita quotidiana non ci serve. è la burocrazya (una volta si scriveva con la i normale, ma viste le sue ultime degenerazioni decisamente patologiche, questa nuova versione con la y mi sembra più calzante) che invece la pretende ma ... al contadino interessa ben altro dal sapere
esattamente la propria età ecc.

Ora osserviamo questa opera:




Vi dico che è di Beato Angelico, (si trova a Berna) quindi scuola fiorentina del quattrocento ma per favore dimenticatelo subito e proviamo a ragionare diversamente. 
Osservate l'opera attentamente considerandola un manufatto di un'epoca nella quale l'agricoltura assorbiva il novanta per cento della forza lavoro umana. osservate senza proseguire nella lettura. Datevi cinque minuti di tempo e poi tornate da me ...

Fatto? 

ebbene ... il bambinello ... è a forma di luna, e avendo la curva a destra si tratta del primo quarto di luna nascente ...
ci siamo? 
Che il mantello azzurro fosse il cielo ci arriva pure Renzi e lo sapevano anche i coetanei dell'artista ma ... e e il vestito rosso? la risposta che si dava .., abito di dolore visto quel che sarebbe poi accaduto al Divin Figlio ... ma ... ascoltate un po' ... nei tempi andati, quando l'astronomia la si praticava solo ad occhio nudo (ultimo fu Ticho Brahe ad Uraniborg), si osservava all'alba o al tramonto. quindi la parte della luna che noi non vediamo, non veniva rappresentata come nera, ma rossa. 

Osserviamo ora:





Quattro opere che mostrano il Bimbo vestito di rosso.
Immaginiamo ora che il Bimbo nudo sia il primo quarto di luna che si mostra in cielo. Allora se il Bimbo è in rosso vuol dire che siamo nei tre giorni del novilunio, ovvero quando la Luna vecchia (vecchia!!! la nonna di Cappuccetto Rosso!!!) è sparita e la Luna nuova (Che sia Cappuccetto Rosso che "casualmente "ha un cappuccio rosso?).

Immaginiamo ora Un ragazzino che nel quattrocento entra a bottega per imparare il mestiere del dipintore. Il maestro, dopo anni di ramazza e macinatura di colori lo metterà a dipingere e l'allievo ormai diciottenne chiederà "perché Maestro" il Bimbo lo devo mettere sempre a sinistra della Madonna?" e il Maestro risponderà "per tradizione!" che equivale a dire un bel "non lo so" che di fatto equivale ad un "nessuno nella nostra epoca si ricorda più". Noi comunque sappiamo qualcosa della ritualità religiosa. Essa deve rispettare perfettamente la tradizione perché altrimenti il rito non produrrà l'effetto desiderato. per esempio. Perché mi passi l'Influenza devo dire cinquanta Ave Maria tenendo in mano il rosario e guardando questo ritratto del Bimbo luna ... passa la vicina che è uno splendore, non resisto e la guardo ed ecco che non ho rispettato rigorosamente la tradizione e mi tengo consapevolmente l'influenza con in aggiunta la consapevolezza che è colpa mia che non ho saputo resistere ad una tentazione della carne. La metto sul ridere ... ma era veramente così.
La tradizione imponeva delle rappresentazioni precise e il presente storico dell'epoca, il cristianesimo di scuola romana, cercava ovviamente di gratificare con un nuovo significato quel che ormai non lo aveva più. Ci si pensi ... il Natale è in fondo una festa astrologica, si tratta del solstizio d'inverno, e se Dicembre di fatto è il dodicesimo mese e non il decimo che la parola Dicembre ci dice, è perché il tempo, il loro tempo ... era diverso dal nostro. L'anno nuovo, nella Firenze del Beato Angelico corrispondeva all'Equinozio di Primavera. Solo su imposizione burocratica divenne il primo Gennajo che astronomicamente non ha alcun senso.

Si pensi ora ad un celebre passo di Cappuccetto Rosso.

Prima fase lunare: Nonna! che orecchie grandi che hai
Seconda fase lunare: Nonna! che occhi grandi che hai
Terza fase lunare: Nonna! che bocca grande che hai
Quarta fase lunare: e poi la mangia (ovvero ultimo quarto fino alla totale sparizione)

Veniamo al Lupo. io amo definirlo "una fetta di notte che ha preso vita".
La prima versione scritta di scuola francese, termina con il lupo dopo aver mangiato la nonna si mangia pure Cappuccetto Rosso.
Questo finale crea angoscia astrologica. LA domanda è: si ripeterà il ciclo lunare? se ci si pensa è la medesima angoscia degli Aztechi nei confronti del sole ... sarebbe tornato? e via sacrifici spaventosi.
Il cacciatore, che ritroviamo anche in cielo in forma di costellazione, e una delle sue forme occidentali è Ercole e quella indiana si chiama Krsna ecc, e il cacciatore dicevo, apre la notte, recupera la luna e permette alla vita di vivere un altro ciclo.

Quel "Nonna che orecchie grandi che hai" lo sentite che è un bisogno di memorizzare il fatto che la Luna deve essere interpretata come se fosse suddivisa nella sua vita mensile, in quattro blocchi?
ma ... se una lunazione è 
28 giorni, diviso per quattro viene sette, quindi quattro settimane ... 12 mesi per 28 giorni ed ecco che ho 336 giorni ... mancano 29 giorni ai nostri 365/6 ... cosa vuol dire? vuol dire che esiste un tempo senza tempo. Un'angst, un'angoscia di fine anno quando si arriva al solstizio d'inverno (notte più lunga e giornata più corta) con la sensazione che la notte si mangi tutto il giorno se ... non interviene di nuovo un Dio a ristabilire il ciclo. 
Ok, ma ... perché dodici cicli lunari non sono 365/6 giorni come l'anno che conteggiamo oggi?
Astronomia alta, roba da sacerdoti. Il popolo capiva la Luna, Per capire il Sole serviva più preparazione  e comprendere che il ciclo solare, cioè da equinozio di primavera ad equinozio di primavera, era di 365/6 giorni era un ordine che veniva dall'alto, di solito dal Papa o comunque dai capi delle varie religioni. Se dodici lunazioni e l'anno solare fossero state identiche come durata sarebbe stato tutto più semplice. Così invece accade che la ciclicità si sposti. provate a verificare. Fate finire l'anno dopo 336 giorni e poi ricominciate. Vi ritroverete la feste del raccolto che in ogni anno sarà in un mese diverso ecc.

Ora noi, anzi voi ... leggete la data sul calendario e l'ora sull'orologio. Immaginate per favore un paesino dell'ottocento della campagna italiana. Il mezzodì lo decide il campanaro ma ... lo chiamano in osteria e si distrae ... suonerà dieci minuti più tardi e per tutti sarà mezzogiorno a mezzogiorno e dieci. Non esisteva il nostro tempo inesorabile e rigido. I minuti servivano a poco. E anche le ore non erano tutte lunghe allo stesso modo come le nostre. Le ore del buio venivano divise per dodici e quelle del giorno pure, quindi d'Inverno un'ora, un dodicesimo della giornata, durava meno delle nostre ore di oggi dettate dalla esigenza di razionalizzare per massimizzare il guadagno ... l'aspetto materiale dell'esistere. Per l'anima, per le stelle ormai c'è poco posto.

Osserviamo ora questa immagine:

Statuetta di Iside e Toth e di fianco Madonna con Bambino. 
Penso ci sia poco da aggiungere. Si coglie immediatamente che la "struttura", Bimbo a destra ecc, è la medesima, solo che si va indietro di qualche annetto ... circa tremila ... e la faccenda si fa interessante. Per trovare l'immagine basta digitare su Google
Iside e Toth Madonna con Bambino
e troverete un sito che mi sembra farneticante ... ma in fondo sto folleggiando anch'io ...

Ora ... la Utet ha pubblicato nella collana Strenne Utet, un bel libretto con una ventina e forse più versioni di Cenerentola del Tibet .... Anche questa favola è astrologica ... e non solo questa. Se certe narrazioni si assomigliano in tutto il mondo è perché in fondo descrivevano le medesime situazioni. e poi ... si pensi ai popoli dell'Oceania. Navigavano su barchette di "carta" con una precisione misteriosa ... ma non per loro che il cielo lo conoscevano minuziosamente.
Consiglio poi la letture de "La Luna nel bosco" di Giuseppe Sermonti che ho scoperto di recente. Pensate, una fatica per arrivare a scoprire queste cose ... e comprendere che non ho scoperto niente! ho sorriso con piacere. Ho usato la mente, ho capito qualcosa oppure mi son costruito un qualcosa che ha una leggere coerenza e me la faccio bastare ... chissà ... Anche Newton Pensava di avere ragione poi è arrivata Una Pietra (dal tedesco Ein Stein ..) e ora la realtà è sua ... per quanto? e chi lo sa ...
Ma non m'interessa. è troppo bello pensare, amare, ogni tanto mangiare ... morire ... dormire forse ... disse Hamlet. e se morire fosse svegliarsi? e l'oppio del divagare, del pensare e pensarsi procede stupendo ... ma ora tocca al cane ... ha i suoi diritti e vi lascio per la sua passeggiata. 

Brano terminato alle ore 14:00
dopo la passeggiata con Lolita (i malpensanti sappiano che è un cane ...) mi è venuto in mente che qualcosa invece, l'ho scoperto e riguarda il Beato Angelico. Nulla di eccezionale e comunque la situazione della "scoperta" merita di essere narrata. 
L'Università italica è nota nel mondo per il suo sistema di raccomandazioni che la sociologia ama definire familismo amorale. Ero a lezione per Fenomenologia degli stile, da un certo Renato Barilli, temutissimo dagli allievi non per stima ma perché (non si dice ma perché ma a me piace ...)lunatico e con un caratterino che la rosy Bindi in confronto è una rosellina di maggio. Ebbene ... Ad una lezione , dopo aver spiegato che il non finito non era caratteristico solo della pittura, ci disse, nella aula ad anfiteatro del 33 di Zamboni street, che per esempio uno dei più grandi scrittori del novecento aveva scritto tre romanzi e li aveva lasciati appunto incompiuti. Ci chiese se sapevamo dire chi fosse. Silenzio. Premetto che io ero un trentenne che aveva già studiato parecchio (Giolitti je t'aime!) e comunque avevo zero timore reverenziale nei confronti di chi sembra ma non è ... ebbene ... Il prof si dimostrò offeso della nostra ignoranza e ci disse che ci dovevamo vergognare ecc. Non ne posso più e alzo la mano: "dica"
"Franz Kafka". Lui con sguardo irritato: "Ma se lo sapeva perché non lo ha detto subito!" ... e io: "perché c'è un problema ... Kafka i romanzi li ha conclusi...". Il professore emanò un Ah! assai sonoro, ci fu un attimo di silenzio e poi cambiò argomento. 
Con questo personaggio accadde anche quanto segue con argomento il Giudizio Universale del Beato Angelico che si trova al Monastero di San Marco in Firenze.



Barilli ci stava spiegando che in questa opera si poteva cogliere la transizione fra due epoche. Si poteva cogliere la composizione medievale e anche un tocco di modernità con la prospettiva delle tombe nella parte bassa. Ormai consideravo quelle lezioni un dovere ma non una cosa seria e poiché mi ero accorto di un particolare chiesi.... "Ma prof, di solito nei Giudizi Universali ci deve essere anche il piccione! . Lui mi corresse facendomi notare che era una colomba e risposi fra l'ilarità della aula colma, che si trattava di umorismo e comunque li invitavo a dare la caccia al piccione. Tutta l'aula inizia a cercarlo ma non lo trovano. Mi chiede di indicarla e io rispondo che la mostrerò se mi da il suo posto. Mi resi conto che stette al gioco perché ormai rispettava la mia cultura e anche una certa mia stravaganza (infatti il giorno dopo mi chiese di fare una tesi con lui sul rapporto arte letteratura ... ma rifiutai) e mai gli mostrai il piccione. Lo faccio ora anche se immagino che molti ci siano già arrivati da soli---
Le tombe sono la pinna caudale, il Cristo in mandorla è la testa. i due appuntiti cieli laterali sono le ali.  Eccolo il medioevo, con i suoi simboli immensi, che tiene testa alla descrizione della realtà che fa irruzione laicamente con la prospettiva. ecco lo Spirito Santo, immenso che è tutto il Creato.

buona notte

No, un'altra meditazione ho dimenticato. Se fino a più o meno il 1470 predominò la composizione della Madonna col Bambino a destra (per chi guarda), l'avvento del pensiero laico, della magia naturale che divenne poi scienza, rese lecito negli artisti farsi delle domande e reagire quando la risposta era "lo vuole la tradizione". ed ecco che il Sacro Bambino sarà messo a sinistra o al centro ecc. Una particolare composizione, che emula la famiglia imperiale di Bisanzio, vuole la madonna col Bambino centrale in grembo, poiché l'opera rappresentava contemporaneamente la regina madre con l'erede e Maria con Cristo. Ma dalla rinascenza serba, reazione periferica ma potente all'Iconoclastia che si irradiò sia ad oriente che ad occidente ... della Serbia. La tradizione mantenne manto blu, la veste rossa e il bambino-Toth a destra di chi guarda ed instaurò una poco imperiale dimensione affettiva fra madre e figlio ... e finalmente anche l'affetto ebbe spazio nell'arte sacra, per approdare allo sposalizio mistico si santa Caterina del Correggio che mostra una madre sorpresa e gioiosa per la maternità.

e ora definitivamente a nanna!


sabato 9 febbraio 2019

I SOGNI COME "MATERIALE" PER L'ARTE


Mi viene chiesto spesso come mi vengono le idee che utilizzo non solo nella scrittura. Ecco due esempi che partono da due sogni, nei quali cerco di mostrare i ragionamenti e il modo di agire che … in me si muove. Mi raccomando … i sogni non sono la mia unica fonte. La vita sa offrire situazioni che … se si riesce ad essere semplicemente non solo un essere emotivo ma ricco di due talenti che si costruiscono con l'esercizio, ovvero la passione per l'osservazione e il meditare non solo a caldo sul senso di quanto ci accade … la vita sa offrire situazioni dicevo … che possono essere un punto di partenza interessante. Altra fonte le letture. Un esempio è il caso del racconto "Maritza" … l'idea che contiene, questa scelta fra la bellezza ideale (Venere di Milos) e bellezza reale (Maritza), alla quale il Visconte di Marcellus si trovò legato, mi viene dalla lettura della sua descrizione del ritrovamento della statua. Se si legge il brano si noterà che il "passo" di Maritza, che conclude l'avventura, sembra quasi un cameo gradevole messo li per concludere con un successi grande (portare la Venere a Parigi) e uno minore (vedere Maritza, nota in Europa grazie ad alcuni ritratti fatti da un artista che fu autorizzato a ritrarla dal padre). Quel che ci ho invece "sentito" è la sconfitta, l'errore fatale di chi avrebbe potuto "portarsi via" anche la bellezza reale, quella che potrebbe rendere bella la vita di tutti i giorni. Secondo me il visconte ha mostrato una sua sconfitta, errore, malinconia, capita col senno di poi. Da qui l'invenzione del racconto che rende evidente quel che Marcellus scrisse probabilmente con troppa sottigliezza e che potrebbe sfuggire al lettore attuale. quel ricordo secondo me è una ferita che l'anima salottiera dell'epoca ha trasformato in un evento grazioso e sofferente che secondo me veniva colto in tutta la sua pienezza. Un caso simile ma più esplicito lo si ritrova in "Memorie d'oltretomba" di Chateaubriand quando narra dei suoi incontri con Charlotte Ives … toccante, enorme, ma non delicato come il nostro Visconte e paradossalmente Chateaubriand ha comunque prodotto uno dei libri più importanti e profondi della sua epoca, mentre il Visconte, secondo me offre meno, molto meno … ma Maritza vale quanto Charlotte Ives …

FONTI possibili della creatività fin qui elencate: 
Sogni, Realtà e Letture.
All'ultimavoce, Letture, mi permetto di aggiungere una variante; non si leggono solo i libri, ma anche le persone. La "ricchezza" di Elias Canetti per esempio, questo lui ammetteva, veniva anche dal suo essere un ascoltatore accanito. Se siamo sempre noi a parlare …. di fatto cosa stiamo facendo? due cose: 1) ridefiniamo il nostro io più per noi stessi che per gli altri e quindi l'interlocutore di fatto non ci interessa. Potrebbe essere un cane o una statua e la versione esatta sarebbe lo specchio. 2) accade anche che alcuni di noi propongano al mondo, all'altro, una versione di se stessi che raramente coincide con la realtà. Questa è una necessità, una debolezza che serve per ristrutturare un io che sentiamo avere qualche debolezza.
Ascoltare invece equivale a crescere. Imparare a fare domande e difendere una propria morale (non vale nulla chi non ce l'ha oppure chi la cambia dopo aver valutato del vantaggio che se ne può trarre), può accadere solo dopo aver ascoltato. La nostra morale non deve essere rigida poiché davanti a nuove nozioni, e alla loro maturazione in noi, è lecito cambiare anche se secondo me alcune norme sono fondanti. per esempio … chiesero ad un rabbino con quale frase si poteva riassumere la Bibbia … lui rispose: "non fare agli altri quel che non vuoi che sia fatto a te" … concordo, e ritengo che questa sia la base della morale associativa, ma altri particolari possono essere posti in discussione, variare, ma saranno briciole in confronto a quel principio che considero fondante.

Aggiorniamo l'elenco:
Sogno, Realtà, Letture e Ascoltare .
Atra precisazione per quel ce riguarda il sogno. 
Quel che facciamo da addormentati va indubbiamente bene, ma anche quell'inventare da svegli che di fatto è come osservare la nostra mente che si gira un film che ha noi stessi per spettatori, funziona. Si ricordi che il nostro io può girare solo intorno a se stesso e quindi ogni sua opera parlerà inevitabilmente di sé.
Si potrebbe obbiettare che anche l'intellettuale gira solo intorno al proprio io e rispondo che non è vero. Egli gira intorno a qualcosa di esterno a lui … la carriera principio motore che non rispetta la regola fondamentale consigliata dal rabbino ...  

ED ORA DUE SOGNI
Cercherò di descrivere come li ho "vissuti" e si vedrà, nel primo, che mentre cerco di descriverlo (che equivale a cercare di comprendere) già di fatto diviene racconto, anche se in questo caso di scarsa qualità. Vale semplicemente l'esempio per far toccare con mano il passaggio dall'onirico all'elaborazione.
Il secondo sogno diviene invece materiale per una elaborazione forse futura, poiché il suo nucleo scotta e non si lascia acciuffare.

PRIMO SOGNO

Sono al mare con una donna. La spiaggia è vuota e il mare piatto. Vediamo in lontananza qualcosa che spunta dall'acqua ad un paio di metri dalla riva. Ci avviciniamo e ci troviamo davanti ad un fiore enorme, grande quasi quanto una persona. Ha uno stelo molto grosso, circa una spanna di diametro, che spunta dall'acqua. La forma è a pannocchia ma non esattamente. Ha qualcosa di quei tulipani che non hanno i petali lisci e i colori sono rosso e bianco alternati in increspature e linee curve. Ci emoziona il fatto che si sta aprendo. Vediamo che lentamente, ma comunque in modo da essere percepito dai sensi, si sta aprendo. Osserviamo con attenzione. Non è come quando guardi un orologio senza le lancette dei secondi che vedi i minuti che sono avanzati, ne prendi atto, ma di fatto non sei in grado di coglierne il movimento. Qui vediamo questo lento fiorire e in noi il ricordo di racconti lontani nel tempo, crea un'attesa silenziosa e direi sacra. Sappiamo, ce lo hanno raccontato, che quando sarà completamente fiorito sarà quasi sferico e nel centro si vedrà una luce sottile ma persistente che tocca il cuore e ti fa sentire vivo non solo perché hai un corpo. Provo a filmare questo prodigio ma l'apparecchio non va e in fondo ne sono contento. In fondo lo avrei fatto per abitudine mentre invece devo concentrarmi e osservare minuziosamente per arricchirmi, perché comprendo già dai primi movimenti dei petali in alto, che ne uscirò cambiato. Ma ecco che il mare si increspa e diventa sempre più tumultuoso. Si formano onde che scuotono il fiore, ma nonostante questo la fioritura, lenta ma percepibile, continua. Ora un'onda enorme che non ci aspettavamo, travolge il fiore, e poi un'altra e un'altra ancora. Eravamo con i piedi nell'acqua bassa e ci siamo allontanati per non essere travolti. Osserviamo il fiore ma da lontano la crescita non s coglie. Passano una certa quantità di onde enormi e poi il mare torna pian piano calmo. Ci avviciniamo è il fiore, quel che resta del fiore, è un qualcosa di scomposto, strapazzato che sembra vecchio. Non cogliamo più quel movimento minimo. Siamo rattristati e guardiamo la spiaggia che, completamente vuota lascia intravvedere in lontananza qualcos'altro forse di simile sempre ad un paio di metri dalla riva. Decidiamo di andare a vedere anche perché non essendoci niente ed essendo noi due comunque vivi, qualcosa dobbiamo pur fare … e sono tre fiori, uno più grande di me e due piccoli, se piccolo può essere un fiore di circa un metro e mezzo. Sono strapazzati, distrutti. Si vedono gli inizi di decomposizione e nell'acqua qualche brandello di petalo sembra sciogliersi e colorare l'acqua. Ci avviciniamo, immergiamo le mani e ci rendiamo conto che effettivamente si stanno sciogliendo e diluendo. Pensiamo alla loro fine. Se son ormai morti, la loro radice non farà più forza nel fondo e galleggeranno verso riva, marcendo, se perdere colore può essere un modo di marcire, oppure dileguandosi in alto mare, in una sensazione d'infinito che comunque ci sembra una soluzione migliore della riva.
Ci allontaniamo sconcertati. Che senso ha tutto questo! E sentiamo in lontananza delle voci e qualche applauso. Non vengono dalla riva ma dall'interno. Fra le dune c'è quindi qualcuno. Ci avviamo e spesso comunque voltiamo lo sguardo verso quei fiori che giovani, son stati strapazzati dalle onde e ora hanno l'apparenza di vecchi senza aver vissuto. Ci fanno pena ma non sappiamo che fare. Ci manca la promessa di quella luce che ci hanno detto essere stupenda. Ed ecco davanti a noi due persone ognuna con un pallone da calcio. Fanno acrobazie da giocolieri e il pubblico applaude ad ogni nuova evoluzione. Lei e io comprendiamo che non può durare; un corpo umano per quanto snodato, ha pochi movimenti e con una palla può osare fino ad un certo punto, e anche la forza di gravità detta le sue leggi. Infatti nessuno dei due osa ripetere lo stesso numero poiché evidentemente sanno che immediatamente arriverà la noja ad allontanare il pubblico. I loro giochi son sempre più virtuosi … ecco, hanno raggiunto il limite, oltre non possono andare, è umanamente impossibile. Iniziano per forza le ripetizioni e sperano di attirare il pubblico trasformandolo in una giuria. I due acrobati compiono lo stesso numero e loro votano, ma nel giro di poco rimangono da soli con la loro palla che ora calciano con rabbia. Ci chiedono di guardarli ancora. Siamo rimasti lei e io che davanti alle loro insistenze ci prendiamo per mano e non sappiamo cosa dire. Rimaniamo perché ci fanno pena ma loro lo capiscono, si allontanano e vanno verso l'acqua, tirano al largo la palla e poi la ritirano e spariscono là in fondo, dove il cielo sembra toccare il mare.
Ora siamo soli. Anche dei fiori più nessuna traccia. Andiamo a cercare per vedere se almeno è rimasta una chiazza ma nulla di nulla e nel nulla anche orientarsi è difficile … direi impossibile. Vediamo in lontananza qualcosa che solleva tanta sabbia. É una enorme auto color oro. Si avvicina. É d'oro e brilla in modo insopportabile. Ne scende un tipo che da come cammina comprendiamo che si considera il non plus ultra dell'eleganza. Sembra ignorarci ma si è fermato vicino a noi perché ha bisogno di un pubblico. Dal portabagagli prende un fiore come quelli che son stati distrutti dalle onde. Siamo meravigliati e osserviamo con attenzione. Con gesti potenti e l'ausilio di uno strumento anche lui in oro, lo pianta ad un pajo di metri dalla riva e poi si allontana. Lo vediamo che si è fermato sulle dune e il riflesso dei raggi del sole sulla sua auto e sugli abiti lo rendono insopportabile alla vista. Ci avviciniamo al fiore. É stupendo come gli altri. I suoi colori sono verde e giallo come uno di quelli piccoli e si sta aprendo lentamente … ma qualcosa non mi piace. Forse il pensiero che non è nato spontaneamente ma è stato messi li da quella persona che non brilla di luce propria e si accontenta di riflettere. Mi avvicino e mi accorgo che è un fiore artificiale. Faccio cenno con la mano alla mia lei che si avvicina. Lei ancora cresceva a quella illusione e ora le mostro il motore elettrico, i fili di ferro e le plastiche indubbiamente belle ma irrimediabilmente finte. Ce ne andiamo. Il tipo vestito in oro con la grande auto in oro non c'è più. Siamo soli. Dobbiamo bastare uno all'altro? Sembra di si. Dei fiori finti e degli acrobati non sappiamo che farcene e ci diciamo che in quel vuoto, in quel nulla, nemmeno fare un figlio ha senso.
Ci sediamo al tramonto guardando il mare. Possiamo solo attendere i fiori veri. Abbiamo deciso di preparare una struttura di tronchi per proteggere il prossimo fiore vero che troveremo, ma non sappiamo come fare. Il mare è troppo forte e senza pensiero e noi così piccoli … e ci addormentiamo abbracciati … senza futuro


Com'è nata questa fantasia

Sono partito dall'immagine di un sogno fatto questa notte, esattamente la notte fra l'uno e il due febbraio 2019. I miei sogni sono semplici. Intendo nella trama. Conosco persone che quando mi dicono “ho fatto un sogno!” e iniziano a raccontare, si scatenano in avventure bizzarre che riempiono almeno mezz'ora di monologo. Ci credo che sognino così, ma non è il mio caso. Io ho semplicemente sognato di essere con questa lei che è in simbiosi con me e di aver visto il primo fiore, le onde che lo sconquassano bloccandone la crescita, e poi il nostro sguardo sulla spiaggia interminabile, lievemente curva e vuota. Il resto l'ho aggiunto come in un sogno ad occhi aperti. Ho immaginato noi due che ci muoviamo e mi son detto “siam vivi, qualcosa dobbiamo fare altrimenti che senso ha esser vivi” e accade il fatto dei giocolieri acrobati. L'invenzione è sì nata da sveglio, ma la osservavo come se fossi stato spettatore di un film. Non un frammento di quanto ho descritto l'ho consapevolmente costruito. Questo aspetto è per me importantissimo. Se costruisco spontaneamente ho la sensazione di non essere più sincero e … sempre secondo me, la prima regola di un artista vero consiste nell'essere sincero … almeno con se stesso. L'atto della creazione è individuale? no. Anche l'artista è spettatore, seduto in se stesso e osserva spesso sorpreso, il mondo che in sé prende forma. Per chi stenta a credermi, che si provi a meditare su quello stato che fa spesso parte di un momento depressivo e ci accade anche quando muore una persona cara. Noi siamo presenti ma non viviamo l'evento. Noi, il nostro io, è dentro di noi che osserva la loro recita e la nostra e questo accade perché altrimenti il dolore, l'emozione, che è troppo grande, ci travolgerebbe. Cosa accade a questo punto all'artista? Egli si trova a disporre di un materiale che prima di tutto lui stesso deve comprendere … e comprenderlo equivale a capire stessi? Secondo me è così … e poi deve riordinarlo. Solo ora può usare la tecnica, il virtuosismo e simili giochi dell'intelligenza che a ma non affascinano molto. Preferisco l'aspetto primordiale, sorgivo che ho vissuto nella dimensione che precede sia le immagini che le parole. Se secondo qualcuno c'è della tecnica in quel che ottengo di concreto, sappiano che ce la vedono gli intellettuali che, non avendo altro che l'intelletto qualcosa devono pur fare ... Io non riesco a limare e contro-limare, Il mio stato è grezzo, per alcuni può sembrare un non finito. La vivo così e non devo giustificarmi.
Ora … il brano che ho scritto non è niente di eccezionale. É troppo esplicito. Se a qualcuno sembra troppo fantasioso posso dirgli che se la vive così perché mai si è inoltrato per questa via, in sé stesso. Il fiore altro non è che l'artista che fiorendo produce quella luce che illumina l'esistenza, unica luce alternativa a quella enorme, necessaria e lancinante, del sole, luce della natura e per la natura. La spiaggia è il luogo dell'esistere e il vero mistero sembra essere quel fenomeno ondoso che distrugge la … luce interiore … che secondo me solo l'artista è inconsapevolmente in grado di produrre. Lei e io nella spiaggia-vita siamo attratti da qualunque cosa … perché si deve pur vivere! Ed ecco il simbolo troppo banale (non posso farci niente, Di Bulgakov e di Kafka ne nascono veramente pochissimi) dello sport. Io sono in Europa e qui predomina il calcio. La descrizione della noia che interviene in quel meccanismo ripetitivo che è il gesto atletico, per me è reale. Lo sport mi stanca, sempre diverso di un micron, ma in fondo sempre uguale e grossolano nel suo intasare il presente di emozione solo emozione … e basta.
E poi quell'uomo che è coperto d'oro e quindi ricco, che vive della luce riflessa del sole carnale, naturale, che ostenta e si ostenta e sa di non avere un valore se non ha un pubblico (a differenza dell'artista che in fondo fa per se stesso, perché non può farne a meno)… e cosa può fare se non riprodurre artificialmente l'unico rito sensato, quello dell'arte? Ma riconoscere il valore dell'artista è avvilente per lui perché vuol dire ammettere che l'artista è superiore a lui ricco d'oro di luce riflessa. L'arte invece è tutta un'altra faccenda, nell'egoismo prospera il più furbo e mai il più furbo sarà il migliore se non per qualche frammento di presente e per quelle persone che scelgono di vivere di luce riflessa. E quella solitudine alla fine della descrizione … E lei che ormai non è più una lei in carne ed ossa … e ora mentre descrivo ecco che continua in me questa favola di solitudine … e nella notte mi sveglio (ultimamente sono purtroppo insonne) e lei brilla di luce propria. Lei di fianco a me che dorme. E sento che è la mia anima, che è parte di me. E mi commuovo in modo indecente ma vero. Sto fiorendo … si sto fiorendo. In questa notte del ventunesimo secolo, coi soli raggi della luna che mi rivelano a me stesso, senza l'oscenità dell'oro riflesso e del rumore, riesco a calmarmi almeno per un attimo … l'attimo di questa scrittura


Secondo sogno detto del Cinghiale.

Sono in una città che non conosco. Una grande città. Ho un enorme cinghiale al guinzaglio. Non so cosa farne ma se lo lascio libero rischia di essere investito e mi sgridano perché avendomi visto che lo tenevo io al guinzaglio, pensano che sia mio. L'animale è veramente enorme e brutto. Fa quello che gli pare e mi tocca seguirlo dando ogni tanto uno strattone, che lo contraria senza mai comunque renderlo pericoloso, perché altrimenti blocca il traffico o il marciapiedi. La situazione è insopportabile. Quando lascio andare il guinzaglio che è stranamente lungo qualche metro, il cinghiale va da altra gente ma tutti lo rifiutano inorriditi e anche impauriti. Anch'io non sono per niente tranquillo. Si sa che è un animale pericoloso e da questa situazione non so uscirne. Decido di andare via dal centro anche se dovrei stare li, non so perché ma è quello il mio posto. Mi allontano, con qualche accorto strattone lo indirizzo verso la periferia. Penso che se arriverò ad un bosco si inoltrerà e finalmente sarò libero di tornare alle mie faccende.

Fine del sogno

Ecco un evento interiore che non so spiegarmi. É mio. L'ho sognato io. Contiene una parte di me e se riesco ad interpretarlo avrò a disposizione una informazione in più … su me stesso. La via per la consapevolezza è lunga.
Questo sogno è della notte precedente a quello della spiaggia, quindi fra il 31 gennaio e il primo febbraio 2019. La mattina mi son trovato con i brandelli di altri due sogni, ma erano talmente impalpabili e sfilacciati che non sono riuscito a recuperarli. Spesso ho sognato animali. Il caso della volpe che ha dormito per un certo periodo nel portabagagli della mia auto che aveva eletto a sua tana, mi guidò in questa direzione e un racconto che amo, che sento molto mio quello stupendo animaletto me lo donò inoltrandosi nei sogni. Anche in quel caso vi sono l'animale e la città, ma in questo caso il cinghiale mi è estraneo. É lui, questo essere enorme e mostruoso, che mi condiziona e oltre a dover stare attento a non irritarlo, devo anche studiare il modo di liberarmene. Il sogno si blocca evidentemente davanti a questa impossibilità e si sente (almeno lo sento io) che lo stratagemma del bosco non arriverà a niente. Ora, mentre descrivo la situazione, invento. Se uno come me arriva in un bosco, si trova bene. Amo i boschi sopra ogni cosa. Il sogno della mia vecchiaia (chissà se mai mi sentirò vecchio … è una questione di testa, il corpo non c'entra) consiste in un bosco di larici un torrente (un musicale Bach che è torrente nella lingua della mia insondabile infanzia) e un cane. Sono a buon punto … mancano “solo” i larici e il Bach … ma ho ancora tempo. Torniamo al sodo … se io arrivo al bosco col cinghiale mostruoso, ho come l'impressione che sarò io a trovarmi bene, sicuramente più di lui. Ma il bosco è romitaggio, è solitudine si, ma con equilibrio e bellezza, almeno secondo me. Ma … se io dovevo assolutamente stare nel centro di una metropoli … vuol dire forse che avevo delle ambizioni alle quali per colpa del cinghiale devo rinunciare? Curiosa situazione … So che per un bosco e la sua saggezza, sarei in grado di rinunciare a molte di quelle spinte esistenziali che questa vita ti fan sentire necessarie ma che di fatto non lo sono. Non riesco comunque ad immaginare quel che accadrebbe nel bosco. Il cinghiale andrebbe finalmente per i fatti suoi? Non lo so e qui la mia mente si blocca.
Se accade questo, è spesso mi accade, vuol dire che sto per affrontare un qualcosa di profondo che condiziona la mia esistenza. So per esperienza che questo “materiale”, questo sogno, proprio perché va a cozzare contro qualcosa di enorme dal quale dipende il mio equilibrio, e del quale non sono consapevole, padrone, so per esperienza che questo materiale non lo posso utilizzare ora. Prima devo se non capire, almeno intuire. Qui si cela un aspetto di me che, se riuscirò a rendere chiaro, mi renderà più consapevole, più padrone del mio io. Kafka quando scrisse per esempio “Il cacciatore Gracco”, secondo me agì nel medesimo modo. Aveva l'immagine del morto che arriva a Riva sulla barca dei morti, ma ormai possedeva anche il suo senso. Solo in quel momento, con la lucidità ben presente in lui, acquisiva un senso scrivere. Questo mostruoso animale e la trama bloccata forse mi verranno rivelati nel senso da altri sogni, oppure quella parte di mente che ragiona per conto suo quando noi pensiamo di utilizzarla semplicemente per la quotidianità, quella parte di mente dicevo, potrebbe comprendere e darmi la soluzione. Succede spesso. Un esempio simile è il famoso sogno di Kekulè. Egli non riusciva a comprendere come comporre la struttura del benzene e sognò un serpente che si inoltrava nell'esagono (che era la parte certa della struttura) e vi si posizionava all'interno in forma di uroboros (serpente che si mangia la coda, figura a forma di anello) rivelando così che alcuni elettroni “vagano” all'interno dell'esagono non legati a nessuno dei suoi “nodi” angoli di carbonio.
Una aspetto certo di questo sogno è che devo prendere atto di un problema della mia attuale esistenza che non riesco a risolvere ,,, mami devo fermare qui … perché se il pensiero diventa razionale la qualità di quel che otterrò potrebbe essere un alibi e non la realtà. Qualcuno disse e giustamente che il genere umano non può sopportare troppa realtà … aveva ragione … ma l'artista non può fingere … almeno davanti a se stesso deve fare i conti con la realtà in tutta la sua potenza …

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Nell'arte del novecento l'uso del sogno è stato prettamente intellettuale. Il movimento surrealista ha letto Freud and company e ha creato a tavolino certe immagini. Magritte per esempio, fa giochini che hanno del sogno, ma in maniera troppo artificiale. E' come se io vi chiedessi di farmi una immagine onirica e voi col ragionamento mi mettete una mela enorme in una stanza. Sogno è Delvaux. Sogno è Max Ernst, sogno è Savinio. Un errore orrendo del mercato dell'arte che non è interessato a capire ma solo a vendere, è di considerare di valore ogni "cosa" prodotta da un artista. Sarà sempre qualche opera e mai tutta la produzione, a toccare l'anima. E si ricordi che Breton, semplicemente estensore su "le Figaro" del manifesto surrealista, ammise che le idee erano di Savinio il quale rispose che era vero ma che non le avevano capite. Il messaggio di questo grande (fratello minore di Giorgio de Chirico) è per me chiaro. La parte onirica non va pensata, ma deve sgorgare dal nostro profondo. Un esempio semplice che dimostra la paternità della pittura metafisica … leggete "Ascolto il tuo cuore città" di Savinio e capirete per esempio il senso della piazza metafisica: l'uomo fermo nell'atto del sogno … E Savinio ce lo dimostra anche in letteratura con alcuni ottimi racconti e con un romanzo breve: "La tragedia dell'infanzia". 
Nel novecento troppo spesso il sogno è stato pensato e invece deve sgorgare. Salvador dalì per esempio stupì coi comportamenti, con l'abilità del pennello e con certe stranezze come gli orologi liquidi ecc, ma di fatto quest'uomo che fu anche l'ultimo capo dei Rosacroce, mai sì è fatto guidare dal sogno e costruire lo posso accettare solo in un secondo tempo e solo su un "Materiale" sgorgato in noi al di là della nostra volontà. 

sabato 26 gennaio 2019

REALTA' E ARTE


Da tempo ho le idee chiare sul rapporto arte realtà.
Spiego qual è secondo me il problema che da Zola in poi fa male alle arti….. Avete fatto caso che se sulla copertina di un libro o la locandina di un film si trova stampato "tratto da una storia vera" l'interesse di solito diventa maggiore che se la scritta non ci fosse? Io trovo sbagliata questa preferenza e ho cercato di meditarla. 
Poiché questa essa non mi attira, ho cercato di chiedere in giro e ho dedotto che i voli di fantasia sembrano a molte persone meno utili della trasposizione di un fatto realmente accaduto. Ma … e la "Metamorfosi" di Kafka o di Apuleio? e "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov e "Il naso" di Gogol e "Sogni" di Kurosawa e "Alice nel paese delle Meraviglie" …? (e sappiamo che la lista di opere letterarie e cinematografiche potrebbe essere lunga ) che non utilizzano la realtà ma che stimiamo come capolavori allora … che senso hanno?

La risposta che mi sono dato è la seguente. 
l'artista del livello più alto, secondo me, "prende" immagini che gli sgorgano da dentro e che provengono da quel magma che rappresenta il nostro io totale. Una minima parte dell'io è consapevole, e quella si nutre di un tipo di ragionamento che definiamo razionale poiché ci serve per la vita quotidiana e per organizzare pensieri che mirano alla concretezza del fare. L'io totale ha invece un secondo linguaggio, quello simbolico, che può essere studiato e razionalizzato per poi essere usato da intellettuali che giocano a fare gli artisti … dico "che giocano" perché l'Artista , quello Vero, secondo me, potrebbe anche aver studiato i simboli e Jung e Neumann e alchimia ecc, ma "prende", per la sua opera, solo quel che spontaneamente sgorga dalla sua profondità in parte inconsapevole. L'Artista introduce nell'io completo i suoi studi che immagino essere frammenti di senso che poi si mescolano come in un crogiolo che raggiunge alte temperature con la sofferenza interiore. Le immagini non sono gestibili e una volta affiorate vengono, anzi, possono venir organizzate, in strutture altamente intellettuali come per esempio il tipo di rima usato da Dante per la Commedia. 
Il problema per il fruitore che si inoltra in un'opera che utilizza una dimensione diversa dalla realtà, è che dovrà fare i conti con l'incapacità di capire in modo razionale. L'opera che offre simboli di solito ma non sempre, viene intuita e questa parola per me ha un significato enorme. L'io completo, quindi con l'aggiunta di quella parte che "fa di testa sua" e che in modo simbolico ragiona e si esprime (vedi i sogni), un modo che precede la trasformazione del messaggio in una qualsiasi forma di linguaggio comunicabile, l'io completo dicevo, afferra la foresta di simboli o il simbolo unico e in modo non consapevole se ne impossessa. L'opera d'arte di questo tipo (e per me l'unica toccante) ci condiziona, ci cambia, ci fa crescere anche se il messaggio non è stato compreso dalla parte razionale nella quale, troppa gente dimentica, che il suo essere un io non si esaurisce.
L'opera con la dicitura "tratto da una storia vera", sembra più accessibile al fruitore prima di tutto per questo motivo ed egli aggiunge un alibi che non funziona, ovvero la sensazione che la conoscenza di un fatto reale potrebbe rinforzarlo nel caso che un evento simile capitasse anche a lui. 
Sembra quindi che l'invenzione pura, che invenzione non è perché l'artista "prende" del materiale che sgorga e del quale non è consapevole … possa essere definita un gioco, un lusso per pochi che non sarà utile a colui che deve costruire la quotidianità.
Fa eccezione la fantascienza che, nonostante abbia quasi conquistato il Nobel con Stanislaw Lem e con Philip K. Dick raggiunto vette notevolissime, prende a man bassa dalla fantasia e non esita anche a pescare nel magma dell'io completo. Perché alla fantascienza non è concesso ma è reso obbligatorio l'utilizzo di dimensioni immaginarie? perché si maschera di razionale e funge da fuga dalla realtà. Tutto qui. 
Un Bulgakov con "Cuore di cane" "Le uova fatali" e "il Maestro e Margherita" invece inquieta, ed è la medesima inquietudine che ci deriva dai sogni che troppo spesso, proprio a causa della loro irrealtà legata alla consapevolezza che da noi sono usciti … ci danno timore. Non inquieta la fantascienza perché esce dalla mente di un alto e ci fa comodo considerarlo border line come si fa con Dick, Ma l'immagine del "mostruoso insetto" che Kafka scrisse, sconvolse la sua epoca non meno di "Nella Colonia Penale" o il brevissimo "L'avvoltoio" che furono da lui personalmente letti in pubblico con esito assai particolare … gente che stava male, che usciva dalla sala sconvolta.
Accade ancora e non pensavo. Di recente in occasione di una mostra conferenza contro una delle tante guerre che infestano questa epoca di finta pace che Auden definì "l'età dell'ansia", di recente, mi chiesero di produrre qualcosa. Io scrivo, ma un'idea mi frullava intesta (più d'una) e mi son dato da fare. Ho rimediato tre peluche di Winnie the Pooh, uno grande e due più piccoli quasi identici, ho fatto fare una processione a ragazzi vestiti da soldati e tre ragazze giovanissime hanno portato con fatica le croci, vere massicce, pesanti. Seguivano in fondo al corteo tre ragazze con i peluche che ora i soldati prendevano e crocefiggevano. Dalle zampe colava sangue (ovviamente sugo di pomodoro). La scena ha avuto una durata di circa cinque minuti e molte persone son venute a cercare chi aveva avuto "quell'idea". Mi hanno detto che era troppo forte, che non si poteva fare una cosa simile! e io ho risposto che la guerra era molto peggiore e comunque la morte dell'infanzia che avevo rappresentato è secondo me una delle sue conseguenze più folli. Non me lo aspettavo. Da un pezzo l'arte non ha più l'obbligo di essere bella e non era certo bello quel che avevo mostrato come non son certo deliziose le incisioni "I disastri della guerra" che Goya produsse fra il 1810 e il 1820, ma indubbiamente sensate. E comunque ci fu una reazione secondo me spropositata.
Questa mi ha fatto meditare sulla fortuna dei film Horror. Quello spavento sappiamo che non ha a che fare con la realtà e per questo viene accettato, ma … la realtà, se giunge a noi attraverso i simboli … quella si che funziona.
Il surrealismo ha "giocato" in modo intellettuale con queste cose. Asserire che l'incontro su un tavolo operatorio di un ombrello con una macchina per cucire produce un senso anche se apparentemente non sembra, equivale a rendere razionale, quindi accessibile all'intellettuale una possibilità di "fantasia fantastica" che prima si poteva vedere solo e non sempre, coi messaggi criptici delle opere alchemiche, Giorgione, Balthus ecc i quali, mettendo insieme particolari che gli esclusi dalla congrega con possono capire, potrebbero provare indifferenza oppure il disagio che si riceve dai propri sogni. Esistono anche esempi stupidi … Dan Brown ne "Il codice da Vinci" fa commettere omicidi ad un albino. Egli gioca sulla rarità di questa condizione non diversamente di "Dracula" di Bram Stoker che fa accadere i fatti in Romania perché all'epoca essa era quasi un oriente misterioso. 
"Non si scrive (o dipinge o compone ecc) per dire qualcosa, lo si fa se si ha qualcosa da dire" scrisse Fitzgerald nei Taccuini … e aveva ragione. L'arte, quella vera, può rendere economicamente, ma non nasce nell'artista per questo. Egli si ritrova fra le mani della mente consapevole un'immagine che rappresenta un senso profondo e scriverla, "gettarla" nell'opera gli da la sensazione, ce ho scoperto essere momentanea, di liberarsi di quel malessere.
Se quel malessere è almeno parzialmente anche il nostro, è fatta. 
Tutto qui … e non è poco.
Se la sorgente delle idee è in noi e viene da una parte più vasta del nostro io consapevole, ci sta che Esiodo dia per certo che Non sue ma delle Muse siano quelle immagini e che queste altro non siano che aralde, messaggere che trasmettono quanto la Divinità vuole che si sappia … ma noi, nel ventunesimo secolo … sappiamo che non di Dio si tratta, ma di qualcosa che è in noi che non si controlla. Sofferenza e gioia non si controllano. La sofferenza produce l'opera, la gioia ci fa vivere, spendere la vita.
Deduco di conseguenza che il prendere idee dalla realtà può essere interessante perché vuol dire che esse hanno smosso il nostro io totale, ma se il prendere dalla realtà non segue questa via, diviene un'operazione parziale, che appartiene solo ad una fetta dell'io, di noi … e non m'interessa.
Attualmente la scritta "tratto da una storia vera" mi mette a disagio e mi allontana da un'opera. Mi ci vuole molto per tornare sui miei passi e almeno "assaggiare", ma purtroppo quel che sembra arte è solo operazione commerciale, e quasi sempre, anzi sempre, mi rintano disilluso in Kafka, Bugakov, Dick Lem ecc che invece con la vita e anche con l'opera hanno fatto tremendamente sul serio 

giovedì 17 gennaio 2019

MARCEL DUCHAMP: Cosa ne penso (e premetto che non lo stimo...)



Mi chiedono spesso cosa ne penso di questo o quell'artista ... ormai ci sono abituato. So che accade perché vado ben oltre ad un semplice ed umorale "secondo me". di solito mi inoltro in spiegazioni che si basano su fatti che secondo me sono probanti e su principi miei che considero fondamentali. Il fatto che ci siano dei ragionamenti base in me, che già da anni mi hanno aiutato (secondo altri il contrario) a comprendere e a scegliere di cosa nutrire l'anima, è necessario renderlo esplicito. se qualcuno non è d'accordo su di essi, ovviamente il resto avrà, per lui o loro, valore di nulla.
Differenza fra ARTISTA e INTELLETTUALE.
ARTISTA: Una persona che per mezzo di una tecnica esprime una sensazione interiore che sgorga incontrollata da dentro. Questa sensazione presuppone un disagio esistenziale. Se sto bene, se tutto va bene, vivo e mi lascio vivere. Se qualcosa non va ecco che in me si forma una reazione alla sofferenza, come la perla per l'ostrica. Per questa definizione, essere compositore, pittore, lavoratore di ferro battuto, ricamatore\trice, scrittore, poeta ecc, è identico. Si tenga conto che per molte, troppe persone, l'artista è colui che produce secondo l'ottica di una Accademia di Belle Arti.
INTELLETTUALE: persona che usa la razionalità, il ragionamento. Non si pensi che uno scienziato (matematici inclusi) non "usi" la fantasia; a grandi livelli accade. 

L'artista parte dalla sensazione che lo fa soffrire; la prende e la rende concreta, fruibile ai sensi, con una tecnica e per realizzarla utilizzerà intelligenza ed inventiva. L'Intellettuale non è in grado di agire così, ma è più determinato, deciso, metodico. Per lui si tratta di una professione e se ha preso sempre il massimo dei voti in Italiano, per esempio, si sente autorizzato, per esempio davanti all'argomento "violenza alle donne", di dire la sua e, poiché quel che ha scritto è scritto indubbiamente bene dal punto di vista grammaticale (e poi in più potrebbe sfoggiare il filosofese o un altro gergo intellettuale da gente che se la tira e si ghettizza), e ha una immensa fiducia in sé stesso per via dei voti alti presi alle superiori, ecco che trova lecito, ovvio, considerarsi un artista ... e in potenza, come tutti, effettivamente lo è, ma di fatto ... la strada è lunga e purtroppo si basa non su nostre scelte ma su quelle che il destino fa per noi, sommando il tutto ad una attitudine alla sensibilità. Un esempio. Un certo Giacomo Leopardi era un bambino se non erro di appena quattro anni quando gli morì il fratellino. Lo portarono davanti alla salma di questo bimbo che fino a qualche giorno prima condivideva i giochi con lui e accadde che il futuro poeta, davanti a quella immobilità inspiegabile scoppiò in un pianto che durò giorni. Quando terminò non era più il conticino Leopardi quattrenne, ma un essere ipersensibile alla vita poiché in un'età irreale e inconsapevole aveva scoperto la morte. Feci già un esempio simile con Picasso, traumatizzato a 19 anni per la morte di Casagemas della quale si sentì responsabile, e della consapevolezza di dover occultare la sua omosessualità. potrei andare avanti con gli esempi. Ne porto ancora uno solo per dimostrare come le vie del destino siano imponderabili. Alessandro Manzoni era un giovane benissimo imparentato ed economicamente in una botte di ferro. La sua era la classica vita del rampollo sans souci. Fu l'incontro con una tragedia non sua a sconvolgerlo e a renderlo ipersensibile: "Storia de la colonna infame". Rimase così sconvolto dallo scoprire che potessero essere accaduti simili casi d'ingiustizia, che proprio la giustizia divenne il suo tarlo e di fatto è la chiave di lettura dei "Promessi sposi" e della sua esistenza. 
La morte quindi ... spesso è il trauma che segna, ma non necessariamente solo quello. Accade poi che ci siano persone così insensibili che davanti a certi eventi della vita riescano ad uscirne non in apparenza, ma di fatto, indenni. Non è che io ami chi soffra, ma la spremuta di sofferenza crea bellezza, mentre la spremuta di ragionamento altro non è che un agire su quel che la sofferenza altrui ha prodotto. 
CONSEGUENZA inattuale e fastidiosa ma che distrugge quasi tutti i volumi di storia dell'arte dall'impressionismo in poi: non esistono gli -ismi. Sono insensate costruzioni intellettuali. Esiste una grande mente che produce un'opera e una miriade di pecore che rosicchiano un frammento, lo osservano alla lente e ... questo ingrandimento ben leccato e confezionato sembra, ma non è, un altro io sensibile. Picasso è il cubismo (e non solo). Monet è l'impressionismo ... e basta. Un esempio. Utrillo, chiamato Litrillo dagli amici perché era sbronzo dall'infanzia, faceva cosine piacevoli ... ma finisce li. Una prova di quella grande farsa che fu il primo celebre -ismo? Leggetevi "Renoir mio padre" uscito in Italia per i tipi di Adelphi.



In questo libro accade qualcosa di sorprendente (e non è l'unica volta che ho vissuto questa esperienza). Jean Renoir, regista di fama, era pure figlio del celebre pittore. Decise, una volta tornato in convalescenza dai campi di battaglia della prima guerra mondiale, di scrivere dei suoi rapporti col padre ormai vecchissimo e quasi immobile, poiché ci fù di nuovo dialogo. L'intenzione del testo è di esaltare il padre, che per Jean era un genio. Quel che accade leggendo è esattamente il contrario. Il punto chiave è il 1877 quando Monet realizza la serie di opere "Gare saint Lazare". Ogni esposizione era un fallimento. Il pubblico reagiva male e anche i cosiddetti esperti. Monet realizzò quelle opere dal vivo alla stazione come reazione, per dimostrare il mondo visto dagli impressionisti esisteva .... e Renoir, più concreto propose di lasciar perdere le mostre organizzate nei caffè e ormai negli scantinati. i pittori dovevano dipingere e un gallerista doveva incaricarsi di vendere. Ecco la la fregatura fondamentale dell'epoca. Fin quando la nobiltà ebbe potere di scelta, questa casta che non stimo, ma che aveva tempo (la famosa noja creativa) per pensare e ripensare, di solito si trattava bene, e personaggi come Giorgione Raffaello e Tiziano, per esempio furono loro (più la nobiltà nera, ovvero il papato) scelti da loro. Quella nobiltà sceglie tutt'ora e vi faccio un esempio: Moetimer Menpes. Australiano, giunse a Londra e vi conobbe Wisthler. questi, che stimò immediatamente la sua tecnica sopraffina, lo presentò ai baroni Rotschild. Piacque e di riflesso a questi magnati dotati anche di Noja creativa e mania collezionistica, vide le sue opere attaccarsi ai muri di amici e amici degli amici. Il grande pubblico potrebbe, ma non è detto, scoprirlo solo ora perché, defunti coloro che lo acquistarono, e pure i figli, nipoti e pronipoti potrebbero non averli trovati interessati quanto il controvalore in pecunia che se ne può trarre ... anche per comprare altre opere ... poiché il gusto evolve. Nemmeno Raffaello era noto al popolo e forse nemmeno alla borghesia ai suoi tempi. Era "roba" per pochi, che, con lo sgocciolare degli anni e le generazioni, dai salotti son "caduti" nei Musei, che per ora sembra essere la loro tomba. 
Esisteva ed esiste una produzione pseudo artistica di massa. quella dura una stagione, poi il tempo fa la selezione e qualcosa, purtroppo non tutto, ora si riemerge. Il caso più eclatante per me è quello della letteratura in Italia. Questa nazione lievemente scalcinata, incapace di democrazia, bellissima e men che amorale, ha avuto per anni la massoneria che decideva chi valeva (esempio i Nobel a Carducci e Quasimodo per tacer del resto), poi seguì il periodo della sinistra che definisco "sinistrato" senza alcuna voglia di ridere, tutt'altro ... epoca questa nella quale, se eri allineato con loro, avevi vita facile, se non lo eri venivi dimenticato. Savinio e Flaiano messi in ombra e attualmente lusso sensibilissimo per pochi ... una Ortese che era si di sinistra ma non obbediva ... una tragedia insomma, e dall'Italia unita in poi, l'ho già scritto e non mi stancherò di ripeterlo, disponiamo di una antologia ridicola che dimentica i veri grandi che quindi nemmeno gli italiani conoscono.
La medesima faccenda è per la storia. L'esempio che porto sempre è quello della spedizione dei mille. Com'è possibile, e me lo domandavo già a quattordici anni di mia età, com'è possibile che la gente creda che mille (sembra 1089) persone male armate e in troppi casi senza esperienza delle armi, approdi in Sicilia e sia in grado di sgominare un Regno che disponeva ... ovviamente ... di un folto esercito regolare e artiglierie pesanti! MA COM'E' POSSIBILEEEE! Me lo sono domandato per anni. ed ecco come accade che sia possibile. A scuola, per prendere un voto accettabile non devi ragionare, ma ripetere quel ce l'insegnante ti dice. Questi poi, non direbbe mai qualcosa di diverso (tranne in alcune scuole del sud ...) perché a suo tempo fu preso dal medesimo ingranaggio, ovvero ripetere per prendere il voto. Altro non sembra necessario. Ma ... mettere in dubbio e scoprire che i britannici ci misero lo zampino per avere il dominio navale del Mediterraneo oltre a poter sfruttare quasi a costo zero le miniere di zolfo siciliane (l'oro dell'ottocento!) accadrà mai? penso di no. Ormai quella propaganda che fece dei garibaldini degli eroi, la storia dei vincitori, si è fossilizzata nelle menti ... che non ragionano. 
Altro caso. Si studia, di solito in modo emotivo, il crollo del '29, ma nessuno vi parlerà mai del "PANICO DEL 1907" ... ora, nell'era di internet si può aggirare l'ostacolo e scoprire queste cosucce? troppo difficile. Noi cechiamo quel che sappiamo esistere. se io non so che è esistita una crisi del 1907 come posso cercarla e studiarla? e perché non la si studia? perché si capirebbero troppe cose. Quel Panico fu salvato da una persona sola ... Fu creata la commissione Pujo per comprendere e si scoprì, dati alla mano, che il movimento borsistico totale di New York del 1907 fu di 26 miliardi di dollari e di questi 24,5 ... appartenevano ad una persona sola. Deduzione non difficile .... allora negli USA, non esiste democrazia! Esattamente come al tempo dei Medici in Firenze la finzione era democratica, i fatti erano ... esattamente l'opposto. 
Se si prosegue in questo ragionamento del panico del 1907 ... si scoprirà la riunione di Jeckyll Island e la fondazione della Federal Reserve che è un ente privato creato dai più facoltosi per fare in modo che nelle prossime crisi a rischiare e pagare il prezzo siano solo massa e borghesia ... e se si prosegue su questa linea .... si potrebbe capire troppo del presente!!! e non va bene. decisamente no ... ma non per me, che ho bisogno di realtà per poi allontanarmi da essa poiché la mia piccola mano non può scalfire ... e le arti e l'affetto dei cani diventano così il centro del mio mondo.

Ma ... anche i libri di storia dell'arte degli ultimi due secoli son così imprecisi fino al ridicolo? si ...
un esempio lo troverete leggendo "Renoir mio padre", ma l'esempio, questa volta veramente comico lo avrete con la lettura delle primissime pagine del seguente libro.




 La vedova di Pollock riceve la visita di B.H. Friedman che conobbe anche personalmente ma non in modo approfondito Pollock. L'intenzione era quella di farsi raccontare da lei "una vita" di questo artista. Si accordarono e si susseguirono gli incontri. Friedman termina il dattiloscritto e ne consegna una copia alla vedova che lo legge e lo approva. Giorni dopo lei ne parla con amici che leggono e dicono "ma non può uscire questa roba... lo sputtani!". Lei chiama Friedman per bloccare la pubblicazione ma l'editore si oppone e  ... e niente, il mercante pubblicizzerà il suo prodotto senza tenere conto che a differenza della vendita di automobili pannolini e rasoi, cn la presunta opera d'arte entra in ballo anche la sensibilità. Chi legge questo libro apre gli occhi ... e chi non lo legge? solito meccanismo. L'ho studiato ... per il voto alle superiori o oltre e ... ormai plasmato in ripetitore che non pensa, non deve pensare!, negli anni più belli mi stampo nella mente questo autore e ... se qualcuno lo farà vacillare lo difenderò per due motivi: 1) se agisco criticamente devo distruggere le mie basi e ricostruire .in fondo una parte del mio io ... fatica immane 2) fa parte dell'età più bella, adolescenza e periodo universitario e guai chi mi tocca quel periodo che devo rendere sacro altrimenti mi rimane il presente e mi butto dalla finestra ...

Si aggiungono scoperte recenti si Pollock ... 

Partiamo da lontano ma non troppo ...
Quando una cultura giunge all'apice tecnologico, solo successivamente, quando inizia la decadenza, arriva il risultato artistico di qualità.
Medesimo discorso per le grandi stirpi. I primi sono cialtroni .... Cosimo il vecchio (de Medici, nonno di Lorenzo) era usuraio ... il secondo Rockefeller (John Davison)  coi soldi fu un caimano assoluto; figlio di un imbonitore (William Avery detto Big Bill) che vagava per gli Stati Uniti nascenti truffando e vendendo intrugli per la crescita dei capelli e la guarigione del cancro a 25 dollari al flacone (il doppio dello stipendio di un operaio dell'epoca); dovette pure scappare con i cinque figli per stupro ad una sua dipendente ... 
Vige la regola del tre ... dalla terza generazione (John Davison Junior) ecco che il tempo viene investito anche nella noja, quella creativa e non più nell'accumulazione piratesca. Il quarto dopo Big Bill, di fatto il terzo straricco, David Rockefeller, morto a più di un secolo di età nel 2017, nella camera dove stava di più, teneva un Picasso (quello in foto qui sotto) e non un Pollock o un Piero Manzoni o un Duchamp ...




ma guarda un po' che strano!!! Solo alla terza quindi (Morgan altra famigliola terribile.... discende veramente dal pirata omonimo e ugualmente arrivò al gusto, ma con moooolta calma ....!)  nascono a volte i Lorenzo de Medici che "capiscono" i Michelangelo ecc.
Ma se sei ricco e potente e non hai sensibilità artistica? Ecco che accadranno cosette orrende che la generazione successiva, non più suddita (perché il ricco è anche potente e guai a contrariarlo com'è accaduto involontariamente fra Lucian Freud e Murdoch), avrebbe il dovere di mettere in chiaro. Un esempio su una pseudo artista vivente ... Yoko Ono ... quel che fa in arte è sistematicamente ributtante (il vero nome del suo "lavoro" è mondanità), ma appare perché è ricca, paga e in più è vedova di uno che grande lo era davvero. Ricordo ancora con la pelle d'oca il primo ascolto dell' ellepi che contiene "woman", capolavoro di John Lennon ... ebbene ... una canzone era del genio, e una (così in alternanza, fino alla fine del disco) della moglie. Mai sentito, mai sofferto in vita mia un simile mix di genialità e schifezza ... ma chi la tocca Yoko Ono .... ufficialmente nessuno, di fatto appena si gira però sparlano ... com'è divertente la vita dell'arte\business nella Grande Mela ... bacata! un poco l'ho vissuta e tranne il business appunto, altri aromi non colsi.
Ora ... Gli USA con tecnologia e violenza hanno fatto i soldi, con i soldi hanno colonizzato tanto, troppo (leggere il primo capitolo di Alvi "Il secolo Americano"), ma a livello artistico comandava Parigi ... e qui entriamo in contatto con la fortuna di Pollock e anche con il "caro" Marcel Duchamp.



E' forse il caso di domandarsi come ha fatto un certo Kandinskj a fare strada? e Duchamp? e Pollock e non solo? stesso discorso per John Cage e si tratta di musica e molti altri ... sì, io me lo domando, e parto da un presupposto. Pollock mi sembra di una banalità assoluta ...  e com'è potuto accadere che la banalità ...
Duchamp non è stupido ma fa lo stupido ... perché nessuno lo smaschera? cosa lo rende intoccabile? 
E Kandinskj poi. Non mi dice nulla ... com'è potuto accadere che abbi "trasmesso" qualcosa a qualcuno! e se glielo ha comunicato chi era e cosa ci trovava? Sono domande importanti, ma richiedono voglia di capire e tempo per indagare leggendo metri kubi di libri, ascoltando tutto e tutti senza distrarsi mai. 
Un esempio che in proposito cito spesso, e che conferma che si tratta di una questione di metodo, è quel che amo definire "il caso periodo blu". Io, io personalmente, osservo quei quadri di Picasso e comprendo che mentre li fece stava soffrendo in modo indescrivibile. La mia domanda è stata di conseguenza ..."cosa lo ha fatto soffrire?". Dietro ad un'opera d'arte, dietro ad una vera opera d'arte, c'è un essere umano, un io incrinato che può girare solo intorno a se stesso ... Arrivai a delle deduzioni studiando e meditando e attesi la sorte che mi fece conoscere amici di Picasso ed ebbi una risposta ed una visione d'insieme, che non trovo su nessun libro purtroppo. Non mi vanto, mi lamento, perché ho fatto una faticaccia senza senso. Cosa ci voleva di geniale per farsi quella domanda! quel perché soffre!!! e ho capito che gli intellettuali, che non comprendono di essere in un bosco sacro, sapranno dirvi solo che tipi di alberi sono, e un artista invece, un altro artista quegli alberi li riconoscerà come sacri perché cantano ... una sofferenza.

POLLOCK
Iniziamo con lui. Di recente si sono resi disponibili, desecretati, documenti che dimostrano quanto la sua opera fosse (probabilmente senza che l'autore lo sapesse) gestiti dalla intelligence USA per promuovere l'arte americana. Si scelse l'Espressionismo astratto (che amo chiamare espressionismo kastratto) per un motivo che non viene mai narrato. ho letto spesso che essendo i miliardari americani quasi tutti ebrei, essi scelsero quel movimento che aveva di fatto molti artisti di quella religione.
Troppo facile. Premetto che secondo me quando si diventa potenti la religione non conta più perché il potere è la droga più assurda e pericolosa per l'essere umano. Nel 1913 si fondala FED e da quel momento inizia il secolo breve. Il periodo secondo me più brutale della storia dell'uomo non è ancora terminato. E' semplice spiegare; Con la prima guerra mondiale gli Usa divengono economicamente egemoni dell'Europa e di gran parte del pianeta. Si simula la democrazia perché la dittatura non verrebbe tollerata dalle masse. Nel giro di poco però la redditività degli stati sudditi in forma democratica no basta agli affamati di potere, ed ecco che per esempio in occidente nascono ben undici dittature. Dietro ad Hitler c'erano i capitali di Ford che non era certo di Bagnacavallo e nemmeno di Berlino o un mistico tibetano, ma americanissimo e senza morale (si ricordi chela celebre modello T doveva durare per 100.000 kilometri e poi crollare solo per vendere vendere vendere e poi incassare incassare incassare). Definizione di partito di destra: quel gruppo politico che in modo chiaro o occulto si fa finanziare dagli industriali (il pd quindi è di destra). Definizione di estrema destra: quel gruppo politico che si fa finanziare dagli industriali e ritiene lecito usare la forza (fascismi ma anche Macron). Partito di sinistra: gruppo politico che si oppone agli interessi degli industriali. Partito di estrema sinistra: gruppo politico che si oppone agli industriali e ritiene lecito usare la forza. Regole necessarie e quasi sufficienti per comprendere la nostra epoca (dal 1913 in poi).

Torniamo a Pollock ora che, spero, la situazione storica può essere meglio interpretata poiché non l'ha scritta né un perdente e nemmeno un vincitore, citando comunque prima un precedente verificabile (c'è pure uno scritto esplicativo su questo blog) ovvero il caso Mozart\Lucchesi. Ecco i fatti. Mozart comperò da Andrea Lucchesi, maestro di cappella a Bonn (Germania) le sinfonie Prager e Jupiter, raschiò la firma del vero autore e vi mise la sua. Gli originali sono in un fondo della Biblioteca di Modena. Medesima situazione per Haydn, che comperò le sinfonie Oxford prima di recarsi in quella cittadina per essere "laureato" dishonoris causa in musica altrui. Perché accadde? Perché la seconda rivoluzione industriale vide emergere Usa di là da mare oceano, e gli stati centrali (particolarmente Impero tedesco) in Europa. ed ecco una evoluzione storica che ho già spiegato. Come!!! noi in lingua tedesca siamo i più ricchi e potenti d'Europa e non abbiamo un ruolo trainante nell'arte che preferiamo che sarebbe la musica? Se non la abbiamo ... la comperiamo e la facciamo risultare nostra! 
E sarebbe stato saggio attendere la generazione successiva in cui Beethoven (allievo di quel Lucchesi) e Schubert e Schumann ecc, tolsero la corona ad un'Italia che aveva si il talento ma una processo storico evolutivo in ritardo. Ma è saggio il potente? mai. é un malato incurabile che per placare momentaneamente, solo momentaneamente il suo disagio calpesta tutto e tutti.

Pollock quindi si trovò lanciato per interessi che non lo riguardavano, da due critici, Clement Greenberg e Harold Rosenberg. Questi due ... credevano in quel che dicevano? non lo so e non m'interessa. Anche uno stragista pensa di avere motivi validi, lo ascolto ma poi vado al sodo per altre vie. Ebbene ... per comprendere bisogna riempire un vuoto nei libri di filosofia.
Krishnamurti, Rudolf Steiner (antroposofia uguale tentativo di coniugare spiritualità e scienza, ma non solo) e Gurdijeff.
Perché (Giove passami uno strale!!!) non c'è traccia di questi filosofi sui libri di ... filosofia e nemmeno un accenno per certi artisti, in quelli di storia dell'arte!!!
E' presto detto. I filosofi sono una casta. Prima di tutto son "indocenti" universitari, poi hanno creato un linguaggio criptico che rende accessibili i testi solo agli addetti ai lavori (porcata immane che ha tolto alla filosofia un pubblico) e scelgono, decidono, chi è filosofo ... ovviamente altri colleghi universitari. Fare due colonne ... in uno i filosofi docenti e nell'altro i filosofi che non lo sono. In quest'ultima mi risulta che, comodo comodo ci stia solo Wittgenstein, che la docenza la rifiutò forse proprio perché faceva sul serio. Per lui la filosofia non era un mestiere, come non lo era per i tre che ho citato e che sui testi non esistono. 
Perché non sono nei testi? forse perché contengono troppa spiritualità? Ma se la neghiamo non capiremo veramente un'epoca!!! Pollock ascoltò Krishnamurti e fu per lui un evento. Migliaia di persone all'aperto ... e là lontano, vestito di bianco, quasi evanescente, irreale, questo grande ... perché per l'epoca fu veramente un grande. Si mediti su un fatto. Gli studenti di filosofia vanno all'università, ascoltano, tornano a casa, studiano danno l'esame e si passano ... sono filosofi.
Quei tre che ho citato, come ai tempi di Platone e Aristotele e anche dopo durante il neoplatonismo, avevano delle scuole. Scuole filosofiche nel senso di scuole di vita e non di voto! perché la filosofia vuole dimenticare che la metà dell'ottocento e il novecento avevano fame di spiritualità? 
Affari loro ... io l'ho scoperto, e non certo perché sono laureato anche in filosofia. Mi son dovuto arrangiare, che la cultura vera è arrangiarsi e umilmente chiedere e studiare meditando.

Veniamo ad un dato storico rivelatore: a fine ottocento e nei primi del novecento (fino agli anni trenta sicuramente), esisteva nel quartiere Westminster in Smith square (la medievale piazza dei fabbri) la Biblioteca Stead Borderland; di fronte all'Abbazia di Westmisnster invece (direi quindi in un luogo centrale e ben visibile) la libreria "Psychic bookshop" di proprietà di sir Arthur Conan Doyle e gestita personalmente da sua figlia.
I due centri collaboravano ... quindi per comprendere l'opera e la vita di sir Conan Doyle non basta ignorare certe materie ... poco scientifiche.
Cosa accadeva nella biblioteca Stead Borderland (tradurre...); fra le varie attività, si aiutavano le persone che avevano avuto un lutto recente facendo credere che i deceduti erano passati ad un altro tipo di esistenza. Erano possibili anche dei contatti. Non sistematici ma possibili. 
Si mediti ... la religione non fa più presa su menti ormai troppo razionali, che necessitano di prove per convincersi. Avere fede, fidarsi, non basta più per lenire il dolore di una perdita ... Ecco quindi che lo spiritismo, e una certa spiritualità alternativa cerca di dare risposte con presupposti più concreti di un fidati ... te lo dicono gli apostoli e anche io che ho il saio. 
Lo spirituale ... un mondo che la scienza e la tecnica e la fretta, annulla, ma che all'individuo, che non è l'uomo\macchina che i potenti vorrebbero, ritiene fondamentale, viene ridisegnato secondo i nuovi livelli di razionalità.

Dietro a Pollock c'è quindi un'epoca che esploderà nella massa e nei mass media con la moda beat per i santoni indiani, ma prima dei santoni degli anni sessanta settanta del novecento abbiamo per esempio un architetto come Wright che sposa una danzatrice di Gurdijeff e va spesso in ritiro dal "Maestro". Abbiamo Kandinskij che segue l'antroposofia ecc.
Credere che Pollock sia geniale per avere inventato una tecnica, il dripping, che di fatto io facevo in spiaggia con la sabbia bagnata da bambino e i bimbi tutti hanno praticato, equivale ad autonominarsi stupidi ed esserne fieri. C'era all'epoca la convinzione che la spiritualità nell'arte (ma guarda ... sembra il titolo di un libretto di Kandinskij!!! ma che strano!) fosse rappresentabile solo con un'agire pittorico non oggettivo. Si doveva giungere ad una rappresentazione che non portasse la nostra mente ad identificare negli sgorbi, linee, curve ecc, una forma che ricordasse un qualsiasi oggetto o persona. 
Ecco Pollock ... ci ha provato e qualcuno lo ha santificato. Uno stato che aveva bisogno di sentirsi forte non solo con la tecnologia e le armi, e una tendenza dell'epoca a ricercare una speranza, uno spiraglio per un'umanità che aveva creato un periodo spaventoso ... dalla fondazione della FED nel 1913, perché li dentro si decideva tutto a vantaggio di pochissimi. e se qualcuno fra loro litigava ... eran morti e fame nel mondo.
Io osservo la "roba" di Pollock e la spiritualità non la "sento", quindi, nei confronti del mio io la sua opera è niente.

KANDINSKIJ
Situazione semplice ma difficile da "recuperare"
La baronessa Hilla von Rebay, pittrice e seguace di antroposofia, arriva a New York. La moglie di Solomon Guggenheim (miniere), Irene Rothschild (curioso che quando vai su Wikipedia e digiti Solomon Guggenheim, risulta che ebbe fratelli genitori e figli ma non una moglie .... perché i Rothschild occultano? ... ja, quindi la fatica, quando si sfiora la loro regalità, diviene enorme) le chiede di fare un ritratto al marito (ricordare che Hilla era carina e nobile, due droghe per i ricchi) e lo stagionato Solomon perde la testa per lei. Se cercate Hilla von Rebay troverete poco o nulla. Ebbe la direzione artistica della fondazione ecc ... che dovette lasciare quando l'amante Solomon morì. Mi sembra ovvio, e si sa, che fosse odiata dalla signora Irene, forse perché in quel periodo non si usciva di casa senza un cappellino diverso al giorno e se hai le corna ... come metterlo? scherzo, ma sono i fatti. La antroposofa Hilla, porta il Salamon (errore...!) in Europa. per lei l'opera di Kandisnkij era l'espressione pura dello spirituale nell'arte. A Dessau lo conobbero, Salamon comprò un centinaio di tele ... le portò oltreoceano e ... Kandinskij divenne noto. Ma anche Kandinskij a me di spirituale non trasmette niente. Un singulto capriccioso di una amante amata da un milionario ed ecco che un pittore da poco diviene visibile. Io vidi i quadri e ne fui disgustato. lessi poi "punto linea e superficie" e risi copiosamente. E' sufficiente sottolineare quante volte usa la parola scientifico nelle prime dieci pagine per capire che tenta di convincere. Se è scientifico allora è vero\valido. Lo stesso metodo della pubblicità dei dentifrici. Perché il tipo che ce lo consiglia ha un camice? perché la "tonaca" della scienza rende indiscutibile quel che si afferma, quindi quel dentificio sicuramente allungherà anche la vita e purificherà gli organi interni.
Ecco come mai l'astratto fa irruzione nell'arte, grazie all'influenza di Steiner. qualcuno ve lo aveva mai detto? e secondo me quelle astrazioni non arrivano a trasmettere quella sacralità che vorrebbero. Vi sono ovviamente le linee futuriste italiana e russa, che di fatto propongono la religione del movimento come simbolo del progresso e sommando alla scoperta della fotografia (anche aerea per El Lissitrky e non solo) e alla semplificazione che per necessità di abbattere i costi di produzione l'industria impone, porteranno ad un'estetica così semplificata che, come disse Flaiano, Le fabbriche sembrano chiese (e anche le stazioni) e le chiese fabbriche. 
L'Industria vuole la semplificazione e l'art nouveau, che è artigianato industriale, si modifica rapidamente in art decò, più facile da produrre. si propone poi un'estetica minimale (primo Christopher Dresser  (morto nel 1904), alcune sue creazioni stupiscono per quanto erano avanti sui suoi tempi (osservare il decanter qui sotto, di fine ottocento), ma si trattava di semplificare per produrre a costo più basso in serie.




Tutto si semplifica e in più lo spirituale nell'arte chiede di essere reso visibile in arte e sceglie l'astrazione come linguaggio. 
e poi accade che ormai viviamo nel presente e del perché accaddero certi fenomeni si perde traccia e volontà di conoscere. C'è l'astrattismo. Ok! arriva l'arredatore e ti cnsiglia un Mondrian con rossi dominanti perché sta bene col tuo divano ... Arte ... spiritualità? e in questo caos, chi ha una se pur minima possibilità di comprendere? chi ha annusato la fregatura e il caos, e cerca di mettere pazientemente in ordine.
Accade però che chi mette in ordine si stufa perché si rende conto che dall'avvento del marketing quel che romane, terminata un'operazione commerciale è la traccia di essa spesso spacciata per arte ... ma anche in storia ... l'ho spiegato, e li accade che la propaganda precedente si è fossilizzata ed è divenuta materia da studiare a scuola ... ma tutti sappiamo che la propaganda è una versione faziosa dei fatti!

DUCHAMP
Il peggiore. La Rebay credeva in quel che faceva, Pollock anche. Semplicemente, secondo me non si "sente" il messaggio che loro intendevano creare e imporre (quel messaggio non andava oltre loro stessi e la loro cerchia, un po' come le interpretazioni alchemiche dei Giorgione, Tiziano e Balthus che sono fruibili al cento per cento solo dal loro ristretto circolo).

Armory show. Siamo a New York nel 1913







Picabia Matisse e Duchamp, quest'ultimo con "nudo che scende le scale" che è una scopiazzatura in stile cubista presa dalle foto di Muybridge. 
Duchamp fu presente di persona. Mentre i giornali deridevano queste opere, lui frequentava i salotti che contano. 
La mostra nacque dall'idea di fare un confronto fra l'arte Usa e quella europea. La capitale dell'arte era Parigi e in quel periodo il cubismo scandalizzava e affascinava. 
Lasciare Parigi per un inverno , per un'artista era un'eresia. Li nascevano l'arte e la moda, e in quel periodo nessuno si degnava di distinguere i due aspetti. Duchamp invece attraversò l'oceano. Ma chi era Duchamp all'epoca? Il campione di europeo di scacchi per corrispondenza non che un nobile ... due variabili esplosive per i salotti dei milionari americani. Il campione di scacchi oggi è si considerato un campione di intelligenza, ma all'epoca era il genio. Anche dopo la santificazione di Einstein, i campioni di scacchi godettero, più o meno fino agli anni novanta del novecento, del titolo di mente eccelsa. In più Duchamp aveva un talento che nella "recherche" Proust spiega minuziosamente. Sapeva stare in un salotto e parlare di nulla per una serata intera, ma con grazia.
Fece successo come persona, e tornò in Europa con la possibilità di spendere cifre colossali che questi milionari gli avevano messo a disposizione per arricchire le loro collezioni. 
Ora immaginatelo che torna a Parigi. Io sono l'artista senza un becco di un quattrino e mi trovo davanti Duchamp. Secondo voi le studio tutte per sedurre il portafogli che lui rappresenta o lo mando... dove merita? ed ecco che questo tipo, che non aveva sensibilità artistica ma era indubbiamente intelligente, fece cose da intellettuale. L'artista non pensa ... ricordarlo sempre ... se non successivamente, per dare un ordina a quanto dalla mente gli è eruttato ... non direi sbocciato, è più un conato di sofferenza ... si pensi al periodo blu di Picasso o alle incisioni "I disastri della guerra" di Goya ...
Sulla torre circolare di un castello fece mettere delle rotaie, su queste misero poi una specie di auto, ci salì e la fece andare a tutta velocità. Voleva provare l'ebbrezza della velocità. Posso bestemmiare? devo perdere tempo cn questa roba?
Io dirigo la Biennale. Lei mi manda un orinatoio? basta ignorarlo.
Lui dice che ogni oggetto ha dignità artistica, dipende dal contesto ... e ti mette uno scolabottiglie in un museo ma io, io personalmente, quando lo vedo dico "cosa ci fa qui questo scolabottiglie!" perché quella forzatura non mi dice niente. L'arte come circo, l'arte che vuole stupire. C'è differenza fra Duchamp e quell' "artista" che si fa i clisteri di colore e li "spara" sulla tela? o al tipo in Germania che fa i ritratto usando il pene come pennello?. si, c'è ... ed è semplicemente una differenza di grado.

Veniamo alla narrazione di un fatto occorsomi lo scorso anno al museo MAR di Ravenna. Arrivo e ci sono una quindicina di ragazzi di un Liceo artistico. La tipa incaricata di fare da guida chiede che i ragazzi facciano prima un giro da soli. Bella idea mi dico, e vado con loro. Apprezzano un paio di cose: l'unicorno di Drusciana Bravura (si può vedere su internet, non sono riuscito a scaricarlo) che mi dicono apprezzare per i materiali inusitati e la fantasia, una serie di uccelli esotici dei quali non ricordo l'autore, e la riduzione a mosaico di un quadro di Guttuso. Per il resto mi dicono che non capiscono come sperino di convincerli che quella "roba" sia arte. 
Arriva la tipa e si inizia una seconda visita guidata. Chiede cosa ne pensano di questo e di quello e i ragazzi tacciono. Sono sorpreso e poi capisco. Sono più svegli di me. Io combatto contro i mulini a vento. Loro no. La lasciano dire. Ricordo inorridito una sua affermazione: "e di questo Burri che ne dite? pensate ragazzi a che a Città di Castello hanno appena terminato un museo per le sue opere che è così bello che mi viene voglia di essere artista!"  ... ma si può dire una stupidata meno stupida? penso sia facilissimo!!! io mi metterei a fare l'artista perché quel museo è bello ecc? 
Arriviamo davanti ad una "roba" di Emilio Vedova. Lei lo definisce geniale. Perché? le chiedono sorpresi ... perché è il mosaico estremo. Una macchia nera di colore che prima che si fosse rappresa si è vista piovere su una polvere di un altro materiale. Qualcuno dei ragazzi si è girato e ha riso mentre la tipa, fusa in un unico io con le sue certezza, ce la vendeva, la nostra incapacità di capire, come la distanza che si doveva compiere per giungere alla sensibilità artistica. 
Avrei tanto altro da dire, ma da quei ragazzi ai quali per caso mi sono aggregato in questo giro fra "l'arte che arte non è" se non nello 0,1 per cento dei casi, quindi per caso ... da quei ragazzi dicevo, ho imparato a lasciar dire, a non farmi il sangue amaro.

... E quando uno studente dell'Accademia mi chiede come può smontare Duchamp davanti al prof ... penso che l'arma migliore sia una risata ... ma a quei prof devi dare qualcosa, solo qualche parola sottile, ma non troppo perché altrimenti possono fare finta di non aver udito, qualche parola che riveli che il loro oro è falso, dopo aver fatto capire che sai, che hai studiato .... potrebbe starci 

Di più non so consigliare. 
L'artista è solo per definizione. viene trasformato in prodotto commerciale come tutto nella nostra epoca perché non la scienza, ma il business è la vera religione.
Cacciare i mercanti dal tempio? si finisce crocefissi ...

E' dura quindi. Rimane attualmente la possibilità della dimensione intima. Pochi amici veri, un piccolo gruppo che fa sul serio e, nel caso estremo l'immagine allo specchio o un cane. 
Consiglio per concludere, la letture di un libretto: "Biologia come ideologia" di Lewontin. Aiuterà a comprendere che anche la religione laica dell'ottocento e dei primi del novecento fino alla bomba atomica, la scienza, spesso altro non è che azione commerciale mascherata .... da scienza. 

Nell'ultimo concerto de Andrè con un tumore in testa disse
"... e a voi tutti buonanotte e buona fortuna"
ero presente.
 Fu un brivido enorme. 
Quasi tutto quel che fa chi sta morendo è memorabile
ma ... e se lo fa un artista fra i più grandi della sua epoca?

 e tutt'ora mi accompagna spesso alle soglie del sonno il suo augurio
perché gli artisti grandi, gli artisti veri esistono
e quindi 
a tutti
anche da me che son piccolo ma ho un cane ...

Buonanotte e buona fortuna.