lunedì 12 settembre 2016

MARITZA (invenzione tratta da una storia vera)


Cafè de la Règence. Anno 1861. Seduto solo, ad un tavolino esterno, un uomo anziano in abiti dell'epoca di Luigi XVIII, quindi degli anni venti di quel secolo. Anacronistico, come lo sono spesso e consapevolmente i vecchi, in lui brillava uno sguardo vivo in un modo talmente vistoso che, anche se in quel momento sedeva solo, meditante su una notizia appena letta, sembrava che un'aria più nitida lo circondasse. Le donne, tutte senza distinzione, se venivano colpite anche nella casualità della folla, dal raggio del suo sguardo, portavano a casa un turbamento non solo misterioso, ma anche erotico. La prima reazione era di sorpresa; una volta a casa, di stizza, pensando “ma cosa vuole quel vecchio da me!”, anche se quel vecchio nemmeno le aveva notate e lo sapevano… e poi col tempo, quando nella vita di tutti, le sensazioni più vere si fanno costanti , ed ovviamente parlo dei momenti che anticipano il sonno, gli unici nei quali nella finzione dell'esistenza facciamo i conti con la realtà, quella vera ecco, col tempo, visto il perdurare del turbamento dalla mente, al cuore, ai visceri in dosi incalcolabili e alla fin fine amabili, ecco che quelle donne di qualsiasi età, che avevano evitato quel tratto del Palai Royal in riva al Café de la Régence, ci tornavano, per indorare l'anima a quel raggio. Poi dall'anonimato che lo circondava riuscivano ad ottenere un nome e spesso, questo uomo solitario, si vedeva recapitare mazzolini di fiori di stagione e in primavera violette e mimose da lasciarlo interdetto e sentirlo dire spesso “E' Venere che me li manda, per la mia devozione!”

Questo signore con occhi melodiosi, amava sedere all'interno ed osservare giocare agli scacchi o sfogliare il giornale oppure, sorbire il caffè con lo sguardo perso nel nulla. Solo in primavera amava sedere fuori, ma il posto che si era scelto in un oggi del passato del quale vi narro le gesta, era un tavolino all'estremità, a ridosso del flusso della gente in libera uscita. Lo si era visto chiedere al cameriere di mettere una seconda sedia vicino alla sua, ordinare il caffè e dedicarsi, cosa strana per lui, ad una minuziosa osservazione dei passanti. Le donne compresero immediatamente che non cercava una donna, e per gli uomini, il suo era un neutro sguardo di vecchio che nulla diceva e probabilmente sembrava perso nei ricordi. Ad un certo punto gesticola e chiama il cameriere. “Vede quel giovane signore? Si, quello, portagli il mio biglietto!”. Il giovane, vent'anni in salute ma pallidi e con discrete occhiaie, stava parlando con un amico che aveva visibilmente fretta. Batteva il bastone da passeggio con agitazione e si allontanò approfittando del biglietto recapitato dal cameriere. Il giovane si gira facendo perno sul tacco destro e, con sguardo stizzoso, vede il vecchio . Si sventola un attimo col cartoncino che ha uno stemma araldico e decide che è corretto anche se noioso assecondare. Si avvicina e accenna un inchino fulminando comunque con lo sguardo che comunque si spegne senza fare effetto. Il vecchio rimane serio e indica con un gesto elegante la sedia libera. “La attendevo”
Il giovane si siede. “Ma io non la conosco signor Visconte ...”
Conosco suo padre”
io che me lo ritrovo in casa dalla nascita invece non lo conosco”
E' una legge della vita giovanotto. Lo comprenderà amerà e rispetterà quando sarà padre anche lei ...”
non lo sarò mai...”
Un attimo di silenzio. Il giovane ordina un caffè osserva la gente che passa. In quel momento una bambina si stacca dalla folla e porta un mazzolino al vecchio che ringrazia con un cenno leggero del capo condito da un sorriso radioso. La bambina torna dalla madre che con la mano guantata saluta, e sa di poter osare perché mai un marito riuscirà ad essere geloso … di un vecchio.
Il giovane ha un sorriso ironico e poi dice
sua figlia?”
non ho figli ...”
Troppo elegante per essere una serva ...”
E un amante non può essere ...”
Aggiunge il vecchio Sorridendo.
Senta giovanotto … immagino che lei non sappia chi sono ...”
Il giovane prende il biglietto che aveva appoggiato sul tavolo e lo legge,
lo so invece … Il signor Louis Marie Demartin du Tyrac Visconte Marcellus”
Grazioso insolente …. ma lei non ha mai sentito parlare di quella persona … giusto?”
Giusto”
il privilegio di andarsene lasciando di sé una buona reputazione, appartiene solo a chi vive nei villaggi. In una grande città la reputazione di una persona muore prima di lei...”
Parigi è un grande villaggio ...”
Parigi è Parigi, ed è più grande di quel che lei possa immaginare ...”
Il giovane ora è interessato. Ha compreso che, male che vada dedicherà qualche minuto ad un anziano per un dovere di casta che non sente, ma che potrebbe irritare il padre se lo saprà ignorato.
Suo padre mi ha confidato che lei è un po' giù. Tre duelli in una settimana … il desiderio di farsi ammazzare, secondo me, ma questi rivali erano così imbranati che farsi battere da loro anzi abbattere, le è sembrato decisamente insopportabile”
Il giovane si alza di scatto e il vecchio gli fa cenno, senza degnarlo di uno sguardo, di sedersi di nuovo.
Brucia che io l'abbia capito … vero? Una donna?”
Silenzio.
Ho indovinato … una donna …
ho una storia da raccontarle e lei ora la ascolterà!”
ne è così certo?”
Si, perché ho per lei la soluzione. Osservi ora quella signora ...”
Una donna veramente bella si avvicina, non degna il ragazzo di uno sguardo e lascia un mazzolino di violette sul tavolo … uno scambio di sguardi che sembra complicità e poi vola via … questo mistero incolla il giovane alla sedia, Monseiur le Vicomte lo sa, è la prima volta che fa leva su questo potere, ma ha promesso di fare il possibile per un amico.
Era maggio, e la sera del 24, vidi la Bellezza, quella con la B maiuscola.
Mi segua ragazzo e sarà salvo. La misero nella stiva. Fu un'avventura palpitante farla mia, e lo scritto che narra quel fatto mi rese celebre prima di tutto in Francia, e poi nel mondo. Mandai via i marinai. L'avevano messa in una cassa da morto. Era circa sei piedi e ci stava di misura. Poveretta. Era stata maltrattata, aveva sofferto. Sollevai il coperchio, feci luce con la lanterna e la vidi. Da quel momento sono suo. Lei governa in me … e ogni sera, per quattro mesi di viaggio scendevo, sollevavo quel coperchio e la ammiravo. Un altro caffè per favore! Si, anche per lui.
Immagino che questa mia mania macabra la metta a disagio. Le sembrerò un mostro, un depravato, che per quattro mesi osserva nella cassa, ma non pensi per cortesia e ascolti.”
Nel frattempo un altro mazzolino è stato depositato sul tavolo.
Arrivò in Francia … il re volle conoscermi per ringraziarmi personalmente e una sera, un suo ministro venne a prendermi e mi disse che avrei visto una cosa stupenda. Entrammo dal retro di quel grande palazzo e passando per i corridoi dei servi giungemmo a ridosso di una sala, mi fece mettere l'occhio nella serratura. Il re, il mio re era in ginocchio, con la sola camicia, davanti a lei e dopo un'ora, nel freddo della sera, gli misero un mantello rosso per ripararlo dal freddo. Lasciò fare, poi se lo tolse, si avvicinò a lei, la coprì, tornò ad inginocchiarsi per qualche minuto e, camminando a ritroso, esattamente come abbiamo sempre fatto noi con lui, lo vidi uscire.
Lo so ragazzo che non capisci … o forse hai capito?”
No. Devozione ad un cadavere maltrattato dalla sorte … questo ho compreso ma non mi piace … e comunque è ovvio che qualcosa mi sfugge e lei lo sta facendo apposta”
solo una decina di anni fa tutti avrebbero capito il sottinteso … Io sono la persona che riuscì a portare a Parigi la Venere di Milo … la statua di donna più bella dell'antica Grecia … lo dicono gli scultori … e se lo dicono loro ...”
Ho compreso e la ringrazio a nome della Francia ...”
Si alza, sistema giacca e panciotto ma il vecchio lo invita a sedersi nuovamente.
Ovviamente non intendevo gloriarmi ma narrarle come andarono veramente i fatti ...”
Li conosco. Mio padre mi ha parlato di lei e mi ha letto quelle pagine ...”
Bene! E lo dico non per narcisismo. Vede, sono mortalmente stanco … e se lei ha letto questo mio raccontare sarà più rapido”
Letto e riletto ...”
Perfetto. Lei saprà allora che non venni via immediatamente dall'isola. Sapevo che il signor Ender aveva disegnato un volto femminile. Era la figlia di un pilota della nave sulla quale era imbarcato. Ottenne di ritrarla solo al patto di mostrare il disegno solo una volta arrivato in Europa. Quel padre temeva gli ottomani, padroni della Grecia, e che la figlia finisse in un serraglio. Andai e ottenni di vederla a patto di non parlarne in giro e di qualche soldo. Ero vicino alla casa. Lei sapeva che era cercata ed uscì, in mezzo ad un groviglio di sorelle bambine, e mi si fermò il cuore. Era bianca e nessuno era bianco in Grecia perché la povertà ti faceva uscire per fare di tutto pur di sopravvivere. Era candida, alta e con occhi neri perfetti. Aveva i lineamenti della dea. Era da poco fidanzata ma avevo colpo e se avessi deciso … ma venni via con le tasche piene di fiori e di arance. Le lasciai un bracciale dei miei, d'oro pieno, e lei mi diede questo, di corallo, e qui c'è inciso il suo nome ...Maritza”
Glielo mostra e quando il ragazzo glielo rende, lo rifiuta.
Ascolta, ho quasi finito, porta pazienza. Porta pazienza. E sento che non ce la faccio più … io me ne andai da Maritza. Ero diviso. Venere o Maritza. L'ideale o la realtà ..
Il vecchio ha gli occhi umidi … una lacrima scende … altri mazzolini sul tavolino.
Aprire quella cassa e vederla … e vinse la dea … Ora parti pezzo di cretino … basta duelli. Son passati più di quarant'anni. Mi sono informato prima di cercare di parlarti. Maritza vive … vive ancora … e sua nipote è dicono che sia … un sogno … ho detto che sei mio nipote … pezzo di cretino … “
Il vecchio si alza, barcolla un attimo e gli stropiccia i capelli.
vai … vai e non guardare la dea ...”
Monsieur le Vicomte, in abiti di altri tempi, col suo bastone pomellato d'oro, se ne va. Il ragazzo gira come un rosario il braccialetto fra le dita e poi si alza. Passeggia a caso e ammette a se stesso che lo affascina questo viaggio.
Passa in banca, prende molto contante, compera un baule e qualche abito. Tutto questo accade in un'ora … potenza della giovinezza … e poi decide di andare al Louvre.

Ecco la sala. C'è la fila. Sta per entrare, ma sente una mano sulla spalla. E Monseiur le Vicomte …
Quanto mi hai fatto attendere … ora fila. La vedrai al ritorno. Prima la realtà, e da essa riceverai la forza per sopportare l'ideale … fila via. Fila … scappa!”
Il ragazzo sorride, gli stringe la mano e corre, letteralmente vola via.
Partì nel pomeriggio e il Visconte di Marcellus, finalmente comprese che poteva morire e ci riuscì, senza sforzo, prima del tramonto.



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