giovedì 21 luglio 2016

LA CACCIA (racconto)

Primo marzo

Inizio questo scritto alle quattro di mattina. Ho avuto tempo per pensarci. Perché scrivere quanto mi sta accadendo? Volevo mandare lettere a te Carlo, ma sei morto da qualche anno. Tu avresti capito subito e si sarebbe stati alleati nel dare un senso …
Allora niente lettere, ma un diario. A me stesso? Da sempre scrivere per me equivale a chiarire le idee. Cerco di dare una forma sensata a fatti che ho pensato o vissuto, perché così come sono accaduti sono difficili da accettare. Non che la situazione cambi, ma la mente umana cerca di mettere sempre ordine, di porre un argine alla reazione emotiva o anche, di digerire eventi inaccettabili come la morte, un brusco addio da una donna amata, un mondo di abitudini che crolla …
Si … è meglio descrivere prima il mio stato d'animo di questi tempi. Piantato perché non avevo un lavoro sicuro e quindi rimandavo sempre il matrimonio. Amava me o il rito? Ormai lo so, e ammetto che avrei accettato anche questa ipocrisia se solo la mia vita non fosse stata condizionata da periodi di lunga disoccupazione. Non mi sono mai angosciato più di tanto quando non lavoravo. La pensavo così: immagina una divinità che decide che devi fare un salto di qualità. Ti offre il tempo, il dono più grande. In fondo i ricchi, se non son stupidi, hanno compreso che i soldi servono per comperare tempo tempo e ancora tempo. Riducevo la mia vita al minimo e alla biblio prendevo libri. Crescevo, ma dentro ... Per il mondo, che ti guarda sempre troppo da vicino, ero invece sempre e solo il disoccupato, un destino che non vale molto, se si misura il valore di un'esistenza dal reddito.
Da qualche mese quindi, mi trovavo nel disastroso stato d'animo di un uomo che per la terza volta è stato mollato perché non ha un futuro lineare, certo; ma se nei primi due casi amavo al minimo, quindi capivo cosa stavo accadendo, questa volta amavo completamente e il vuoto, l'umiliazione, il senso di sconfitta nel quotidiano, son stati enormi.
Son passati mesi da quando la situazione è esplosa e lei sparita. Io in casa, senza lavoro, ma con libri a volontà e qualche soldo da parte, mi son dedicato a letture che mi hanno ridato un senso. Leggere capolavori annulla il presentente, il qui e ora. Il senso del tempo si fa vasto. L'altra sera, forse per troppa solitudine, ma non con rammarico, ho aperto gli occhi e la Ortese stava sfogliando il suo libro che avevo appena terminato. Sottolineo utilizzando matite di vari colori. Stava leggendo le cose in azzurro, poi ha alzato lo sguardo su di me e mi ha detto … “ora, da -Alonso e i visionari-, se fai il bravo, passerai a qualcosa che non è più la lettura ….”.
Sapevo che era una visione. Non capivo nemmeno se ero sveglio o la stessi sognando, ma in fondo non era questo l'importante. Mi stava dicendo che da quella lettura sarebbe nato qualcosa, qualcosa di mio. Lei aveva seminato e la sua sensibilità aveva fecondato qualcosa di profondo in me. Sentivo effettivamente che leggere dopo aver terminato quel suo romanzo, mi era precluso. Gli occhi ci provavano ma la mente non voleva.
L'incontro in Arizona che accade all'inizio del libro ... -c'è una leggenda, sembra che sia stata la prima parte del mondo emersa l'Arizona, con tutti i suoi colori, dal Caos, che all'origine della fantasia umana era commistione casuale di cielo e terra. Poi il Caos si aprì, sembra per volontà divina, e liberò la terra, rossa, deserta, con montagne di fiamma che poi si sono pietrificate … Il mondo lassù, può essere pieno di apparizioni. E il silenzio, forse è l'altezza ...”. più o meno così ricordavo ml'inizio della narrazione.
Annamaria ha poi riletto alcune delle frasi che avevo sottolineato e poi mi ha detto. “Pensaci, è capitato anche a te qualcosa di simile, e ti accadrà sempre, perché chi ha la porta del cuore socchiusa, se bussa un cucciolo o un animale, non arretra, non si spaventa. Tu non pensi che un animale sporca, che potrebbe attaccarti malattie … questo igienismo esasperato che è poi un cercare l'eternità che non ci è concessa per quella via. ciò che è sporco, che potrebbe esserlo, non è che il guscio, e ogni uovo contiene un piccolo sole.
Non mi muovevo dal letto. Avevo timore che parlando o alzandomi, la grande Ortese si sarebbe dissolta e, mettiamo pure che si fosse trattato del mio io profondo, quello vero che non scende mai a compromessi ... anzi, ne sono certo ... stavo ricevendo consigli dal mio completo ... e so e che mi sta parlando, mi sta chiarendo ... a me stesso, specchio originario e vero dell'io ... e io in un attimo magico nel quale mi era concesso di vedermi totalmente  dall'inconscio, dal passato al presente, che visto troppo da vicino è sempre un enigma, e anche dal il futuro, che nitido si svela ... il mio futuro chiaro, già delineato e scritto e che giace in me, e la parte celata dell'io che sta prendendo la forma di questa anima sensibile e dimenticata questa grande Annmaria che splende ora nel buio di questa stanza
Ascoltavo. E lei aggiunse che mi era accaduto di comprendere la sensibilità degli animali e di aver dedotto una legge universale. L'avevo citata varie volte in pubblico e come spesso accade quando si fa sul serio, l'uditorio aveva trovato bella la frase, ma non aveva compreso che era una regola di vita. “Ti ricordi"  mi disse, "di aver detto che quando si prende un cane o qualsiasi altro animale, è necessario lasciarsi educare da lui? Hanno applaudito … tu lo hai fatto, non lo hai sono detto, e poi hai scoperto che Gurdjieff visse con un cane che da solo andava al mercato e rubava una certa erba che a lui piaceva e gliela faceva trovare in camera. Un mistero che per mesi assillò il grande maestro di danza che non capiva come facesse quella erba a trovarsi li, e poi un giorno seguì il cane. E sempre lui Gurdjieff, conobbe quel santo che viveva in un bosco con qualche discepolo e un orso, l'orso spaventoso delle legende, tutti i giorni gli portava cibo. Non saprai mai se Gurdjieff raccontò il vero. Io che non ho più corpo lo so, ma non è necessario dirtelo. Queste situazioni vanno vissute, solo così diventano vere in noi. Ora devi ricordare, e mettere ordine nel tuo passato ti porterà ad essere scelto … tu, e solamente tu, deciderai del tuo futuro ... minuziosamente
E poi più nulla. Ed è stato un attimo per me ricordare il rapporto che ho sempre avuto con cani e gatti. Non ho osato rettili o altro perché ho sempre creduto che per loro la vita con me sarebbe stata una cattività troppo grande e, lo ammetto serenamente, la loro primordialità, era troppo enigmatica per me. Ma quel giorno nel quale mi recai al bar di quel paesino in riva al mare ove vissi anni fa, in compagnia del cane che avevo salvato e allattato, e con mia sorpresa, il gatto e il merlo si aggregarono ecco, in quella breve passeggiata autunnale, in un paesino quasi disabitato, mi sentii in sintonia col mondo. E poi c'erano le due tortore che venivano fin sulla spalliera della poltrona che avevo in giardino, e le foglie secche che entravano in casa e mi piaceva che non ci fosse più un confine fra dentro e fuori.

Ora però sono un quasi quarantenne senza animali in una metropoli anglosassone. Inutile far nomi, son tutte uguali le città. “I detriti della cultura da giornale” dice la Ortese … nel senso che i fatti, la realtà, non sono più quelli che accadono ma quelli narrati dai media. Vai te a sapere se veramente quel che riporta il quotidiano è vero, ma ad essa, a questa benedetta verità, si reagisce emotivamente … e infatti mi sono staccato dal presente, e anche la televisione è uscita di casa, senza rimpianti. Il tempo è oro per l'anima, e il presente per come ti consigliano di spenderlo oggi, se lo mangia tutto.
Tre giorni fa è apparsa Annamaria … oso chiamarla per nome …e l'incontro l'ho narrato all'inizio di questo scritto. E'accaduto la sera successiva alla fine della lettura del suo ultimo romanzo. L'ho attesa questa visione, ed effettivamente non riuscivo a leggere perché sntivo che qualcosa stava accadendo. Da un pezzo ho capito che tutti siamo in gran parte inconsci anche se non lo vogliamo ammettere. Accade che leggo o vivo qualcosa di intenso e poi, mentre la mente, una sua parte, è presa dalla quotidianità, un'altra parte, la più profonda, antica e vera, elabora e fa collegamenti consegnando poi immagini, idee e significati che sento non essere miei, nel senso che la mia mente razionale mai avrebbe potuto arrivare così lontano.
Ieri era il secondo giorno dopo la sua visita, e pensavo ad Alonso, il puma cucciolo del suo romanzo. Rivedo come un film della mente, questo incontro in un paesaggio antichissimo dove le montagne son fiamme pietrificate. Un incontro fra un bambino e il cucciolo. La natura sempre pura in un animale, e la natura ancora incontaminata non irrigidita e annebbiata dalla cultura .... di un bambino. I due, puma e bimbo, si riconoscono ... nessun timore, ma un abbraccio e una simbiosi immediata. Mi è accaduto, e da adulto, semplicemente perché avevo capito che nello stile di vita del mio cane c'era più verità che nella mia e accettai di farmi guidare.

E poi questa sera … che non sapendo come spenderla, l'ho impegnata per mettere un poco di ordine in casa anche se di fatto non ce n'era bisogno. Potevo uscire, ma questo appartamento, troppo grande per me, e che mi è stato dato per una miseria da una anziana signora, al solo patto che io mi impegni ad annaffiare le piante disseminate sulle scale di questi venti piani, questo appartamento ormai, è il mio guscio, e di uscire ne ho voglia di rado.
Poi mi sono addormentato e mi ha svegliato un brusio incessante e strano che vagava in quel palazzo, e l'appartamento, oltre ad essere insonorizzato, essendo posizinato così in alto, è immerso quasi silenzio puro. Cos'era quindi quel brusio che sembrava voler diventare lieve vibrazione ...
Sono andato alla grande finestra della sala e ho visto la città alle tre di notte, invasa da cacciatori a cavallo in divise Brummel, cioè eleganti giacche rosse con risvolto nero al collo e alle tasche. Centinaia di cani tutti uguali e indefinibili, correvano guaiolando. Alle finestre degli altri edifici, nessuno. Decido di scendere e, quando giungo alla porta d'ingresso del palazzo apro, tengo aperto con un piede e mi sporgo. Eccoli là, all'incrocio distante forse un centinaio di metri, e si immettono nella "mia" stradina secondaria. Qualcosa che sembra un ombra, mi sfiora e si infila su per le scale. Chiudo immediatamente e giusto un attimo dopo l'orda elegante e sanguinaria, passa. Mi sono nascosto dietro una colonna dell'atrio e li vedo che vagano, cercano e davanti alla mia porta i cani annusano nervosi, ma poi scattano attirati da qualcosa e torna il silenzio. Salgo le scale ed eccola li la volpe, in cima, di fianco alla mia porta, e che mostra la schiena. Il muso e il corpo rivolti verso lo spigolo più distante, sente i miei passi e ho la sensazione di sentire il suo cuore spaventato. Da quel cuore tutto inizia a pulsare, ed è angoscia che si diffonde. Mi avvicino e lei china lievemente il capo come se attendesse il colpo definitivo ... io ... commosso, mi fermo per un tempo che non esiste, che non si può calcolare. Poi con le chiavi apro la porta di casa, entro, e metto sulla soglia una ciotola con acqua. Lei è sempre li, girata di schiena, immobile. Prendo dei pezzi di carne e li passo un poco in un tegame per far si che l'odore le giunga e poi li porto nella stanza guardaroba in fondo al corridoio. Mi metto in salotto seduto in poltrona e aspetto. La poltrona l'ho posizionata in modo tale da vedere se entra o se per caso deciderà di scendere le scale, ma la mia attesa diventa sonno e all'alba la volpe sul pianerottolo nn la trovo più. Ha bevuto e mangiato la carne, ma non la vedo più, e non posso sapere se è nel guardaroba perché è un poco come i solai delle nonne. Li dentro l'anziana padrona tiene di tutto. Chiudo la porta rassegnato perché è più facile pensare che qualcuno sia sceso se nell'attesa qualcuno ha lasciato la porta di sotto aperta. Lo fa spesso il tipo del terzo piano col suo Labrador che poi rientra da solo e solo qualcun altro che scenderà successivamente, chiuderà come sempre imprecando.


Due marzo

Due fatti; la visione della Ortese, e la caccia notturna alla volpe.
Sono accaduti? Se mi fermassi qui ... non so spiegarlo, ma sento che sarei immensamente stupido. … e accade che metto sempre l'acqua alla volpe e anche la carne, aspettando che qualcosa accada.
E l'acqua un minimo sembra che effettivamente cali … oppure è evaporazione. La carne invece non la tocca … oppure semplicemente non c'è e ieri sera ho solo sognato la caccia e tutto il resto. Ma so già che non riuscirò a smettere. Metterò crocchette, quelle da cani, e sempre acqua. E comunque tutto questo un senso lo deve avere … anche se per ora non ci arrivo. Dopo essere stato in biblio tutto il pomeriggio, torno a casa e proseguo le letture, ma ora mi è più difficile concentrarmi. Cerco di ascoltare i rumori della casa, annuso l'aria. La volpe dovrebbe fare i bisognini, se veramente esiste, e dovrebbero sentirsi. Anche la volpe dovrebbe avere un odore, ma nulla. Ho solo la sensazione che mi stia osservando ... che lei, ipersensibile di udito e olfatto, sappia di me tutto e forse anche i pensieri. Mi addormento e sogno che sto sognando. Ho visto bene in faccia ieri sera, il capo cacciatore. Anziano ma in forma, sguardo senza dubbi quindi crudele, e ora ho l'impressione che si tratti di una persona che mi indicarono un giorno a teatro. Mi dissero che era proprietario di mezzo mondo e stava facendo il possibile per impossessarsi anche dell'altro. Io ridevo e dicevo che non esistono persone così, e che loro, questi conoscenti che erano seduti vicino a me, invece desiderano la sua esistenza in quei termini perché sarebbe un dio in terra, uno che elargisce se lo si sa prendere dal verso giusto. Lo studiavano, si vedeva che tutti in modo più o meno vistoso, cercavano di cogliere da ogni suo minimo gesto, la natura di una sua debolezza nella quale insinuarsi.
Se ho sognato, non posso farci nulla e lui era lui, potente e oltre le regole come sempre accade a persone simili. E se non era un sogno … ma più passano le ore più comprendo coscientemente anche se so di essere nel bel mezzo di un sogno nel quale so di sognare, che è irreale e ricordo una caccia notturna alla volpe fra le vie di una metropoli anglosassone. Le cacce alla volpe sono proibite lo so, ma so anche che ugualmente si fanno, ed ecco che nel sogno torna il caos della caccia per le vie del centro e approda in una piazza dedicata a questo personaggio padrone di mezzo mondo. Piazza chiusa dai cavalieri e dai cani da ogni via. La volpe la vedo, rassegnata, pronta a morire. I cani le abbaiano a un passo dal muso, dal corpo e lui, quell'uomo senza dubbi, a cavallo, si avvicina e prende la mira. La volpe non lo degna di uno sguardo ma cerca fra i palazzi e trova il mio di sguardo ... la sto guardando, mi guarda con intensità, l'angoscia annienta me ma non lei ... e parte il colpo.
Mi sveglio agitato e non voglio più prendere sonno. Poi penso che se tornerò a dormire continuerà la caccia ma … no, posso dormire, ormai la volpe è morta. E infatti torno al sonno e alla piazza ed ecco ecco lui che ha comperato i mondo, la metà che gli mancava, e ora non sa più che fare. La volpe impagliata è in un angolo di un ufficio di ghiaccio, e lui non sa che fare. Ha tutto e decide di cenare. Vuole la cosa più prelibata al mondo, gliela portano ma non gli basta, non è degna di lui, e poi comprende, solo lui è degno di lui, e inizia a mangiarsi una mano. Mai sazio si divora tutto, e rimane sulla scrivania una testa che tenta di mangiarsi il naso ma non ci riesce. Saltella in modo sgraziato. Ha già leccato tutto il suo sangue e ordina al cameriere “tagliami le orecchie!” e le mangia. “Tagliami il naso!” e lo mangia, e poi si fa scuoiare la testa e mangia e alla fine, senza più occhi o altro, rimane il cervello e mi accorgo che anche il cervello da solo, senza più nulla, senza più meccanismo, vuole mangiare una parte di se medesimo e ride ride ride.
Mi sveglio. Ma sono sveglio? Un appartamento, la sensazione di non essere solo, i miei amati libri e qualcosa da mangiare. Da qui posso partire, ma per dove? Scendo e vado al bar. Ne hanno aperto uno nuovo che si chiama Philosophers. Essendo nuovo attira ed è pieno. Mi siedo all'unico tavolo libero vicino a due cinesi. Mi chiedono in francese cosa c'è scritto sul muro di fianco al tavolo. Scritte celebri ovunque. Cerco di dirlo in francese, ma mi dicono che vanno bene anche altre lingue. Mi rilasso e in italiano leggo “su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”. Mi ringraziano in tedesco poi stizziti mi chiedono in spagnolo “ma in che lingua si deve parlare con lei!!”. Sorrido e faccio presente, in tedesco, che conosco bene solo il linguaggio dei sogni. Si alzano con un improvviso rispetto stampato in volto, si scusano e mi dicono che hanno qualche sogno da sottopormi che non capiscono. Io che scherzavo, mi ritrovo ora nel ruolo del santone. Mi raccontano e rispondo. Sono soddisfatti e mi chiedono se mi possono incontrare ancora. Decido all'istante e dico che tutte le mattine faccio colazione li verso le sette, così presto perché non sopporto il caos. Mettono mano ai portafogli e mi lasciano una quantità di denaro che mi sembra assurda e se ne vanno. Erano sogni semplici da interpretare quelli, e comunque avevano bisogno di una risposta, una qualsiasi. Per loro era essenziale che quell'oggetto della loro mente divenisse razionale, inscatolabile nei circuiti ai quali erano abituati e che quindi, anche se irreali, rappresentano per loro una sicurezza.
Torno a casa. L'acqua della volpe è calata oppure mi sembra, e questo dubbio mi stizzisce. Decido di mettere ordine nella stanza guardaroba e mi inoltro. Apro la finestra in fondo che è grande e arriva fin quasi a terra. Oltre c'è una ringhiera di sicurezza quindi la città la si vede come da un carcere. Inizio a sistemare, ma in fondo sposto solo oggetti senza una logica. Ho chiuso la porta di quella stanza-solaio e mi rendo conto che mi do tanto da fare perché desidero dimostrare a me stesso qualcosa. Se è sogno, pace, se è realtà che sia …
Sposto quindi cartoni che prima ispeziono accuratamente, e trovo vecchie divise, armi e proiettili, poi mobili pieni di strumenti musicali che sembrano ancora funzionanti, poi un pianoforte e dietro … una culla vecchissima, col pizzo ingiallito, e mi sembra di vedere qualcosa di peloso dentro … il cuore va a mille, mi muovo con circospezione … ed è un orsacchiotto vecchio forse di un secolo coperto da parrucche polverose. Torno in casa. Sono rassegnato ma una parte di me non ne vuole sapere. Faccio una doccia, leggo intensamente qualcosa ma la concentrazione è fragile e, quando cala la sera, sistemo la poltrona in modo che una piccola luce dietro di me illumini le pagine. Non ho mai amato troppa luce. Ho gli occhi ormai deboli, ma la penombra mi sembra gentile, e la luce forte, è per le officine e sale operatorie, non per l'anima. Non sono contento e accendo una candela. Alla sua mobile luce amo ascoltare musica classica o rileggere poesie che amo. Mi concentro sulla prima lirica, la sorseggio, giro le parole in bocca come fossero caramelle e poi mi fermo soddisfatto. Mi dico “finalmente un bel momento” ed eccola li, nell'ombra di fronte a me, che mi osserva e fiorisco in una emozione immensa.
Nel preciso istante in cui mi sono accorto di lei, ha girato lo sguardo. Ho avuto la sensazione di essere stato indelicato, come quando nei polizieschi il poliziotto punta la luce spietata sul colpevole o sulla vittima designata.
Non avevo mai visto un gesto così elegante. Seduta, si è girata verso destra con un lento movimento del collo, misurato, perfetto. La mia sorpresa mi ha reso ingordo, volgare capace di uno sguardo che palpa, che tocca quasi con indecenza. Però non è fuggita e questo è già buono. Raccolgo le energie e cerco di capire cosa l'ha portata fuori dalla tana … e comprendo. Avevo appena letto col cuore in mano un verso di Neruda. Riprovo con un altro suo verso breve che so a memoria e fingo di leggere dal libro, e poi a memoria cito qualcos'altro, ma non funziona. Ho capito, sto fingendo l'enfasi … per avere il suo sguardo devo essere vero! Riapro il libro e mi lascio andare alla poesia. Inizio a leggere e la volpe lentamente si gira, prima guarda per terra, poi solleva lo sguardo, duro, lucente, magnifico. Sono commosso.
Non ho parole. Non ho più parole …

E' notte, la volpe, quando ho chiuso il libro, è andata nella sua stanza. Io non ho sonno. Ho cercato in un cassetto i miei racconti, quelli che sento di più e ho iniziato a leggere, con la mente. Ho rivissuto “Creatura” e stavo male, come quando quei fatti accaddero. A fine lettura ero agitato, profondamente solo, e fuori il brusio tremante della caccia come tre sere fa. Guardo fuori … ed ecco i cacciatori coi cani. Vedo un uomo che fugge. Ora la volpe non basta più. E poi sento dietro di me una presenza, mi volto e lei è li, che mi guarda, e il mio sguardo non lo teme più. Prendo “Peter” altro vecchio racconto che sento molto, e inizio la lettura. Ho la voce commossa ma leggo come in un sussurro ... per me ... per lei. Fuori urlano la caccia e qui, la volpe ascolta seria, immensa. Quando nel racconto lui dice a lei che quella che stanno vivendo non è la realtà, la volpe mi si avvicina e col corpo mi struscia le gambe. La guardo. “Ti è piaciuto? Ti è piaciuto veramente?” lei tace e mi osserva. Mi stendo a letto e mi copro con la coperta. Lei salta su e si mette di fianco a me. Sento la sua consistenza. Provo con una carezza. Resta immobile, mi addormento.

Nel sonno torna Lei, la Ortese. “Eccoti il mio dono. La tua volpe, quella vera, che dormiva in macchina nelle notti di temporale, e che ti osservava la sera mentre leggevi in giardino, è stata uccisa tre giorni fa. Quando è giunta da Noi ha chiesto di starti vicino. So che la ascolterai e ... ricorda … ricorda il suo giudizio, come ormai il mio, e sappi che anch'io da viva avevo un'anima simile che mi guidava … infallibile!”

Anche nel sonno sento il suo corpo vicino. Le volpi non sono seriche e morbide come le pellicce dei negozi. Mi hanno raccontato che, per renderle più voluminose mettono un elettrodo nella bocca della volpe ancora viva e lasciano partire la scarica. Lei, è piacevole al tatto ma anche un poco ispida. E' come la realtà.

Tre marzo.
Non era nel letto. Sono uscito per prendere un caffè e fare un po' di compere.
Quando sono entrato al Philosophers, i camerieri mi hanno salutato e mi hanno detto che il mio tavolo era libero. Su di esso, il cartellino con la scritta “prenotato”. Mi siedo col caffè e una brioche, e una signora timidamente mi augura il buongiorno. Desidera parlarmi. Un sogno che non comprende. Mi apre il cuore. Quella sincerità probabilmente mai l'ha avuta. Le spiego cosa ne penso. Lascia dei soldi sul tavolo, le dico che non è giusto. Lei risponde che invece lo è, mi saluta e si allontana. Un altro si avvicina, e poi un altro ancora. Due ore così, e poi dico che sono stanco, che se ne parla domattina. Ho accumulato una bella cifra. Non so quanti soldoni ma sono tanti. Chiamo il cameriere e gliene dono un bel po': “divideteveli e grazie”. Sicuramente non soffre di ernia, con quegli inchini che toccano terra col naso. Una mano mi ferma prendendomi per l'avambraccio. Un volto deciso, che dice “io non posso rimandare”. Rispondo “secondo me si, perché lei non ha lo sguardo di una persona che soffre!”, mi dice che sono un farabutto. Gli rispondo che io non vendo nulla, sono loro che pretendono da me quelle parole che forse sono una versione della consolazione. Mi snocciola un sogno. Mi guarda con sfida. Rispondo che non è suo. E' meno sicuro di sé. “e di chi sarebbe ...” ... "di una donna". Lo vedo sconcertato. Mi dice “Forse lei ha letto …” e mi dice un nome tedesco. Poi si riprende e aggiunge “probabilmente lei ha studiato qualcosa … ma da autodidatta! Probabilmente lei non ha i titoli per esercitare ...” lo interrompo. “Io non esercito …. io sogno, so sognare, lei non sa fare e si affida ai libri.”
Ora Tace e mi allontano. Per lui sono come quelli che fanno i tarocchi. Io non so cosa sono  se non in parte, ma pian piano so che lo comprenderò. So solo che capisco quando una persona è sincera e col cuore in mano … o mi illudo di saperlo, e comunque in questa epoca nella quale tutto ha un prezzo, una sincerità autentica, e questa offro, anche se forse irreale, val più di mille certezze costruite.

Torno in casa. La volpe è sul divano e ormai il suo sguardo non sfugge più al mio. Ho visto di sfuggita sul giornale che nella notte è stato trovato un corpo, nella piazza intitolata alla stirpe di quell'uomo che ha mezzo mondo. Un colpo alla fronte. Perfetto. Il corpo dilaniato dai cani. Introno tracce di cavalli, ma nessuno ha visto niente.
Potrei andare alla polizia e dire che so chi dirige la caccia e chi spara il colpo ultimo ma non mi crederebbero nemmeno se sapessero.
Decido di uscire. La volpe ulula e si oppone. Sono sconcertato.
Rimango in casa e leggo, con lei di fianco che si lascia accarezzare.

Mattina.
La volpe deve essere nella sua stanza. Esco e passo davanti al Philosophers, troppa gente, e il mio tavolo vuoto, e poi vedo lui, e non resisto. Entro, mi siedo e c'è tensione nell'aria. La sola presenza di quell'uomo sbianca anche i muri. Gli faccio un cenno. Si siede di fronte a me. Mi osserva e sorride: “quindi lei interpreta i sogni!”, “dicono, e forse anche la realtà ...” ... "quella mi interessa di più". “Decida lei … la invito a non dilungarsi perché c'è altra gente e resisto poco. Le sofferenze altrui pesano”
Mi osserva e sorride. Per lui è una sfida. Per lui tutto è sfida.
Ma non parla. Inizio io … “caccia alla volpe …”, cambia espressione. Lo sport proibito, lei deve dimostrare che non c'è legge per lei, quindi di notte, in città, scatena il finimondo”. Il suo sguardo si fa duro. “La volpe le è sfuggita e ha ucciso ieri notte quello che secondo lei era il colpevole ...” ... il suo volto si fa duro.
Questo è il suo sogno … giusto?”
Poiché son passato dalla realtà dei fatti, alla loro trasformazione in sogno, si calma. E dice “si. Ma come fa a saperlo. Lei è un talento. Parla anche con i morti?” e ride sommessamente ...
La sua ironia vuole essere tagliente ma so giocare meglio nel sogno che nella realtà,  questo è il mio unico vantaggio. “Sto parlando con un morto. Lei è morto qualche giorno fa e non se ne fa una ragione ...” ... “cosa sa di qualche giorno fa ...” e mentre lo dice gli tremano le mani. “Nulla... e non lo voglio sapere”. Si alza. Mi dice, quanto?
La libertà della volpe … ma in fondo è ormai imprendibile … si rassegni. La sua caccia spettacolare è una forma della sua solitudine, ma la volpe non verrà … non verrà più”
cosa significa la volpe ...”
Non lo so" rispondo … "non lo so, ma è stupenda”.
Si alza e si allontana. Un assegno assurdo col suo nome mi viene portato dal cameriere. Lo straccio, lui sente, si ferma un attimo che sembra sconcertato e poi dice “le verrà comunque versato” e ride fino al parossismo allontanandosi. Aveva bisogno di vincere.
Altra gente si avvicina e dico col primo di questi di andare in banca a farsi dare il contante di quell'assegno. Inizierò quando avrò i soldi.
Basta una mezz'oretta e arriva con una borsa piena. Dico “Oggi pago io!”
ascolto i sogni di tutti e dono soldi. Sono andato avanti fino a sera, finché non li avevo finiti. Sono stanchissimo. Entro in casa. La volpe mi attende e si stende vicino a me. Mi addormento subito. 
 ..... ...... ........ .........Ed ecco la sveglia che suona. Ma quale sveglia! Da quando non lavoro più non ha motivo di suonare! Ed ecco la realtà. Sveglio ... nel letto, quello vero, in un paesino fra gli alberi e le cicale che stridono impazzite. Sento una presenza calda, il mio cane … lo accarezzo e faccio i conti con un sogno che è stato innescato da un romanzo della Ortese letto qualche giorno fa, da due libri di Tornatore stupendi, e da tanto silenzio.
Alle dieci di questo giorno scopro che ho un lavoro, un lavoro fisso che sembra dignitoso ma so che non lo è. Meglio che niente mi dicono, quando comprendono che non sono entusiasta. Non brindo, resto serio. Ho fretta di rincasare. Ho un racconto da scrivere, un sogno da scrivere, un pezzo di vita vera da rivivere. ciao










Nessun commento:

Posta un commento