martedì 10 novembre 2015

Margotta (racconto)

Scritto il ventiquattro agosto 2014 pomeriggio. Ultima correzione, trenta ottobre 2014



A) di chi sei figlio …. è una domanda assurda, non puoi farla. Non esiste madre

B) non è possibile. Tutti nascono da qualcuno

A) no. Nessuno nasce da qualcuno. Anzi … nessuno di fatto nasce. Un unico essere è nato e cresce con infiniti tentacoli, con infinite dita. Esiste una pianta … eccola, questa qui, che lo spiega. Si prende un ramo, ecco … così ... vedi come sono flessibili e lunghi! Ora scavo appena un po' qui di fianco alla pianta che tu chiameresti madre e interro il ramo dalla metà. Giusto qualche centimetro.
Se guardi ora, sembrano due piante, una grande dalla quale il ramo parte, e una piccola che è la parte terminale del ramo che sembra spuntare dalla terra

B) ma questa è una finzione! Anche se non si vede, perché hai sotterrato una parte del ramo, sappiamo che è una sola pianta! … e io invece sono staccato dalla madre e dal padre. Io sono io e sono un essere a sé

A) aspetta. Non avere fretta. Torna da me fra una settimana. Ok? Vieni sempre qui, nel giardino, e come oggi, per l'ora del the

La settimana successiva

A) prima il the o prima la pianta?

B) prima l'enigma, per favore

A) allora vieni. Ecco … muovi la terra li, in quel punto, delicatamente, ma prima dimmi cosa pensi che potrai scoprire

B) ristabilisco la situazione di una settimana fa. Il ramo flessibile che hai in parte sotterrato, lasciando fuori appena un poco della parte terminale, tornerà all'aria

A) credi che accadrà questo …

B) si. Lo credo.

A) Bene. Procedi

Ecco, vedi … la parte sotterrata ha messo radici.
Sono esili ma riescono nel loro compito che è quello di ricevere nutrimento dalla terra. Ora ti domando … essendo ancora attaccato alla pianta madre, e nel contempo si nutre in modo indipendente … dimmi se si tratta di un essere a sé o di un'unica pianta.
non rispondi …
beviamo il the allora …

B) non è figlio e non è parte della madre …

A) prova a chiamarle, per favore, pianta grande e pianta piccola …

B) va bene. E' quello che succede al feto. Per un certo periodo è se stesso e pure parte della madre … ma poi è se stesso e basta …

A) tu deduci questo … e io ti pongo una domanda capitale che sembra non avere risposta … “ma cosa sei” … e puoi dilatarla domandandoti … “cosa siamo”

B) ma in noi … a differenza di questa pianta, c'è maschio e femmina …

A) e chi ti dice che la pianta non sia in grado di riprodursi anche in quel modo … e poi pensa a tutti i mammiferi, che come hai ben pensato, per un certo periodo sono se stessi e anche un tutt'uno con la madre …
e ora ti dico che l'essere maschi e femmina è un'illusione. Per noi la questione è la medesima di quella che sta vivendo quel ramo. Io giaccio inconsapevole sulla terra. Essa mi nutre e si nutre di me che sono un suo … ramo. Si taglia il cordone ombelicale, o il ramo qui in questo punto come farò ora, e si ha l'illusione di un io nuovo

B) no! Non è così! Non può essere così! È intollerabile! Inaccettabile!

A) non è così solo solo perché qui una pianta sola è tutte le piante della sua specie, e questo so che riesci a comprenderlo e … a tollerarlo, e invece due piante che si intrecciano, una madre e un padre, per l'esattezza tuo padre e tua madre, secondo te danno una nuova pianta … ma lo senti che è stonato? Che accetti la legge universale per gli altri e la neghi per te stesso solo perché ti hanno insegnato, per esempio con il culto del possesso, che il tuo io è dipendente solo da … te?
Guarda la pianta. Se io taglio qui dirai che sono due piante indipendenti e nel senso individualistico estremo del modo di pensare nel quale ti hanno allevato, avresti ragione … ma non avresti torto anche se dicessi che è la medesima pianta con due corpi ora separati … questo lo comprendi ma semplicemente per educazione, per diseducazione direi, ma incolpevole, non riesci, non puoi accettarlo. Pensa che fino a poco tempo fa, una manciata piccola piccola di anni, ti realizzavi davanti ad una comunità ben delimitata, quella era la tua pianta, tu eri il ramo con radici sue ma comunque senza senso se tolto da quella … comunità. Ti racconto un fatto veramente accaduto. Un anziano ebreo, esce dalla casetta del suo paesello calato nel verde della campagna dell'Ukraina, va a far legna nel bosco, mentre gli altri, più vigorosi di lui, vanno a lavorare la terra o a fare i fabbri o altro. Una piccola comunità indipendente. Quando torna, con le fascine nel carretto, trova il paese completamente disabitato ma il suo sconcerto dura poco. Sente degli spari. Vengono da una parte che sembra essere non troppo distante dal paesello. Si incammina e vede che i suoi compaesani, tutti, donne, bambini uomini e vecchi, sono in fila e quelli in fondo, che sono sul bordo di un terrapieno, vengono fucilati. Il tutto avviene in un silenzio irreale. Secondo te cosa fece in nostro anziano?
Non rispondi perché hai capito che la sua fuga sarebbe stata una risposta troppo ovvia per essere quella giusta e nel frattempo non te ne viene in mente un'altra … e non te ne viene in mente un'altra perché tu vivi nella dimensione dell'io totale e totalizzante. Per te esistono gli altri e tu, e la vostra separatezza appunto totale, radicale, permette, dà senso alla fuga dell'anziano ... che invece non se ne va. Ti dico come immagino la scena. Vede la fucilazione di massa di fronte a lui e sente il vuoto paralizzante del paesello al quale potrebbe tornare. La sua comunità è li davanti. Senza essa lui non è, e quindi si toglie il cappello, e come un cristiano che si appresta alla comunione o a baciare una reliquia, si mette in fila e fino alla fine farà parte della sua comunità, di quell'io più vasto e che tu non sei in grado di comprendere.
Ti racconto un'altra scena. Campo di sterminio. Appena giunti. Ingiungono di spogliarsi completamente. Hanno capito come finirà quella fila, vedono una porta e sanno già che non c'è ritorno. Un anziano signore con una bella barba bianca, uno sguardo direi da filosofo e perché no, anche nobile. Dietro a lui una signora che, da vestita era come lui assai distinta. L'anziano con la barba bianca, davanti alla porta di ferro della camera ultima, nudo, con un gesto galante le offre la precedenza come se stessero entrando all'opera. Lei sorride e accetta. Non è una balla sai. È accaduto veramente. Una persona come te penserà che il vecchio ha ritardato la sua fine di un attimo. Tutto, tutto faresti per quell'attimo in più, anche se poi non sai dargli un senso! E invece lui, il vecchio, ha mantenuto fino all'ultimo momento, la dignità di un noi che è un io più vasto che ti sfugge. E non pensare ora che trattandosi di due esempi con ebrei si possa circoscrivere a loro il dilemma. Ricorda per esempio che chi poco ha di solito dona, e chi ha tanto se lo tiene ben stretto e più ha …

B) e la famosa tirchieria degli ebrei?

A) l'ho compresa dopo molto sforzo leggendo "La pentola dell'oro" di James Spephens ... Un'irlanda da favola e il popolo magico dei Leprecauni che hanno la fissa di accumulare l'oro ... perché se gli umani li rapiscono solo con quel riscatto possono tornare liberi. Dopo un libro irlandese li ho capiti, poiché da secoli solo con l'oro hanno potuto ottenere la promessa spesso non mantenuta, dilla libertà oltre il resto sempre limitatissima. E l'oro di uno nel pericolo diviene di tutti ... comunità quindi, parola che non conosci ancora bene.

B) … ma ... torniamo all'esempio della pianta … la pianta, la devi tagliare tu …

A) è vero, perché interrando parte del ramo mi son fatto per lei dio, artefice. Ma in natura il caso … è un dio. Il taglio può causarlo il vento, un animale che passa, o la parte collegata che, ormai ininfluente si secca, oppure, e qui sta la tua crisi, può rimanere così, attaccato alla pianta più vecchia. Alla natura non importa la separazione, ma la vita. Tua madre quindi non ha volto. E' la natura, bella come un'alba, oppure feroce come un tramonto … o una Mantide

B) e il padre? … E tu, che forse sei mio padre?

A) come per la mantide, sono cibo.
Vedi, in quell'insetto la legge di natura è portata all'estremo, è vissuta nella sua forma più semplificata. Copulano e poi la femmina mangia la testa del maschio. Lui è anche cibo. Io porto a casa il cibo. Negli ultimi milioni di anni diciamo che mi sono ingegnato e ho preso una decisione. Se porto cibo non sarò cibo, ma in fondo, devi comprenderlo prima o poi, che è la medesima faccenda

B) ma … è tremendo

A) forse. Ma ora, prima di diventare cibo, perché comunque prima o poi, o per la terra che ti è madre o per una madre, accadrà ... ora, a differenza della popolazione arcaica e tuttora presente delle mantidi, noi abbiamo il tempo per … creare poesia

B) poesia?

A) si, la poesia, che è la consapevolezza dell'ombra della Mantide e di quell'attimo al quale non si sfugge

B) ma … allora … come vivere …

A) ma allora come, anzi quando morire … che gli unici atti d'indipendenza consistono nell'anticipare l'opera della Mantide o nel dirle che hai capito.
Ora … puoi ignorare tutto quel che ti ho detto. Puoi fingere di dimenticarlo. 

Potrebbe non esistere in certe vite chi come me, te la racconta questa faccenda, e allora la Sua immensità non la "vedi" o fingi di non vederla, e quel che non sappiamo esistere no fa male, almeno in superficie, poiché Lei, quando finalmente la vedi divorare, che sempre quel momento arriva, un dubbio, anche se uno come me no lo incontrerai mai, te lo insinua …

B) ma allora la via del non sapere, è l'unica decente …

A) forse … o forse no, perché se ammetti di sapere e la affronti con consapevolezza … ti è concessa la poesia

Entra una donna nel giardino. Si sente la sua voce. Li sta chiamando.

B) c'è lei (dice sussurrando) e non mi vuoi dire se è mia madre

A) tua madre è la terra. Tua madre è l'alba e la Mantide

B) ma lei lo sa?

A) no. Lo sai il suo corpo … ma lei col suo corpo non parla quindi agisce senza comprendere, senza comprendersi.

B) e se riuscisse a parlarci? Se ci provasse? il suo corpo con se stessa?

A) ti amerebbe fino a divorarti … e sarebbe la prova che non ha compreso in parte.
Se comprendesse del tutto dovrebbe amarti e divorare se stessa …

B) non capisco … e comunque … è mai accaduto?

A) mai. Accadrà solo la sera ultima, quando per sempre si spegnerà il sole.

B, il ragazzo, si allontana. il tramonto è rosso e immenso...
A, gli grida ...

"L'alba è rossa perché il sole, sorgendo per illuminare il mondo, porta con sé il riflesso delle rose del Paradiso. Il tramonto è rosso, più rosso, per via del riflesso delle fiamme dell'inferno ..."

B si è fermato. Osserva in silenzio il cielo. Il padre lo raggiunge.

B) Questa è poesia ...

A) per te, ora. Per gli antichi ebrei era scienza. Alla domanda "perché è rosso il sole all'alba e al tramonto", si rispondeva così. Questa era la loro realtà.

B) e qual'è la mia?

A) Margotta .... 

Si salutano con un cenno. 



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