sabato 4 luglio 2015

I girasoli



I girasoli


Mattina. Mi sono alzato, mi sono vestito bene e sono uscito. Ho deciso, vado al mare. Mattina libera, giorno serenissimo, che promette già un gran caldo a quest'ora. Normale pensare al mare. Un'ora di macchina. Un piacere facile da ottenere. Ho abitato per anni col mare a due passi. Non lo vedevo spesso, ma il suo buon odore e il rumore, nelle giornate di vento, mi era diventato famigliare come le campane e l'abbaiare dei cani. Alle otto sono arrivato. Ho comperato il giornale e mi sono inoltrato a piedi nella pineta ed eccolo, immenso, riposante per gli occhi, ma anche potente e stupendo. Al bar sulla spiaggia ordino la colazione e poi, non so dire per quale motivo, mi son sentito attirato dal dondolo. Forse perché è appartato e i primi clienti parlano di cose sgradevoli, mescolando la descrizione delle loro malattie con considerazioni di politica. Si, forse per questo, o forse perché il mare si dondola su leggere onde e voglio dondolarmi un poco anch'io, ma senza disturbarlo, da buoni vicini che si salutano e si rispettano e che comunque tengono le distanze dovute ad una diffidenza eterna, che condenso con l'espressione “l'uomo e il mare” …

Verso le nove, mentre mi cullo all'ombra, con la brezza che agita lievemente il quotidiano che sto sfogliando distrattamente, Un cameriere porta, su un tavolo vicino, un vaso trasparente molto grande, con quattro girasoli. Sono veramente belli e mi fanno sorridere. E' vero, ne avevo visto un campo immenso lungo la strada, abbastanza vicino alla spiaggia, e penso che forse vengono proprio da li.
Ed ecco che dall'interno del bar spunta una bambina. Piccola, non so dare l'età a nessuno, figuriamoci a lei. È comunque deliziosa. Magrina, proporzionata e coi capelli raccolti in modo un po disordinato ma carino. Ha un taglio degli occhi orientale, a dir poco stupendo. Questa bambina è stata attirata dai fiori. Si è avvicinata con la meraviglia negli occhi e poi, dalla sua bocca sono uscite delle parole che secondo me intendeva solo pensare, ma lo stupore era così grande per quei fiori, che il pensiero si è trasformato in voce. “perché sono così grandi!” ; e io non mi sono nemmeno reso conto di aver dato questa risposta: “perché sono i fiori dei giganti”.
Lei si gira e mi osserva. Poi si avvicina e mi chiede se ho mai visto dei giganti. “Si” le dico, “Uno abitava in un paesino sulle colline dietro Rimini e un altro abitava in Argentina”. Lei mi osserva meglio. É interessata. “tu li hai visti?”, “Si, li ho conosciuti”. “Posso conoscerli anch'io?”, “non più, ora sono in paradiso”. “Allora li conoscerà papà...”. Ammetto che mi sono commosso. Lei ha ridato uno sguardo ai girasoli e mi ha detto “Mi chiamo Stella”, e con un passo semplice e per niente affrettato è rientrata nel bar.
Non riesco più a leggere. Quei girasoli, quella bambina col padre in compagnia dei miei cari amici giganti che, il lettore lo sappia, erano due artisti che stimavo e stimo tanto... e il mare che è una macchia, una lacrima immensa. Quanto fa una goccia più una goccia? Chiese un uomo che sembrava un pazzo, inventato da uno dei miei cari giganti che si chiamava Tonino. E il pazzo che pazzo non era, che non si aspettava certo di essere compreso nemmeno in una verità così evidente, rispose, una goccia più grande. E mentre penso queste cose vedo che la bimba sta portando fuori la mamma, si siedono al tavolo vicino ai girasoli e quindi vicino a me, e il cameriere porta un vassoio con cibi e bevande. La bambina, senza guardarmi, mi chiede “perché i giganti non ci sono più e i loro fiori ci sono ancora?”. La madre sorride e mi guarda di sfuggita in modo lievemente canzonatorio. Il messaggio è chiaro. Ti sei inventato la storia dei giganti? Bene, ora con la bambina, che è nell'età dei perché, te la vedi tu. 
Risponderei, ma non so se posso. Sarebbe sgradevole se scoprissi poi, che si rivolgeva alla madre e che io ormai sono tornato ad essere per lei un estraneo, un pezzo d'arredamento di quel paesaggio! E invece si rivolgeva a me e ho sorriso. Si è girata e il suo sguardo serio mi ha cercato. “Tutti gli uomini e le donne possono diventare giganti. Il problema è che pochi vogliono”, “e come si fa a diventare un gigante?”, le rispondo “se mangi molto diventi grassa, ma non un gigante, lo sai vero?”, “si ...”, “Per diventare un gigante devi avere un sogno e rispettarlo sempre”. La mamma ora mi guarda incuriosita. Forse le mie parole le sono sembrate sagge. Lei non sa che sono parole veramente fedeli ad un sogno e non semplicemente belle.
Diceva l'altro gigante, quello argentino, che la bellezza oggi è comune, che vale ciò che merita di essere ricordato, e non è detto che la bellezza, nelle frasi, in un corpo, in un volto, che la bellezza dicevo, abbia sempre un significato così grande da meritare il nostro ricordo che è il premio più grande. Potrebbe essere la confezione stupenda di un dono vuoto. Potrebbe … ma i miei pensieri, che vanno sempre a finire in questi gorghi teorici, sono spezzati dalla voce di Stella. Dice che sono belli i girasoli, anche se decisamente troppo grandi. “qui vicino ce n'è un campo grandissimo! Le dico. Per te sarebbe come un bosco!”. Lei sorride e mi dice “un bosco di fiori non esiste!”, “Esiste per te che per ora sei piccola e fra un po' saranno solo dei fiori un po' più grandi del solito!”
La distraggono due uccellini. Sono passeri invogliati dalle briciole che son cadute dalla sua brioche. “se ti sposti un po' avranno il coraggio di mangiare!” Ora Stella sorride e si avvicina al dondolo. La madre asseconda le mie parole con l'immobilità, così i passeri trovano il coraggio di avvicinarsi e mangiano. Mi viene un'idea. “Stella! Hai mai visto gli uccellini fare il bagno?”; dice no muovendo la testa. “Ora siediti da qualche parte e proviamo ...”, “a fare cosa?”, “ti fidi di me?”, “si”, e lo dice seria. Guarda il dondolo e mi osserva. Vedo che non ha il coraggio. La madre ha capito e mi dice con lo sguardo sorridente che posso. Allungo le mani, Stella si avvicina e alza lievemente le braccia, mi sporgo, la sollevo e la metto a sedere vicino a me.
Ora preparo la loro vaschetta!”. È sempre seria e incuriosita; segue ogni mio gesto e tace. Mi alzo, tolgo un sottovaso ad un vaso che arreda con altri un angolo composto da piante profumate come il basilico, che sono state messe in bella mostra forse per dare idea che la cucina di quel posto è fatta con roba buona. Lo riempio di acqua alla vicina doccia e lo appoggio per terra tra il dondolo e la mamma perché mi sembra che sia un punto dal quale non passa nessuno. “Dammi un pezzettino della tua brioche”; Stella ne stacca quasi un terzo, sorrido e dico che è troppo. Ne prendo un pochino, lo sbriciolo intorno al sottovaso e torno a sedermi. “Ora, Stellina, dobbiamo aspettare senza fare movimenti bruschi!”
E' un piccolo gioco, ma mi innervosisce perché so che potrebbe non riuscire. Nel mio giardino, la mattina presto, fanno a gara per lavarsi e sguazzare; chissà qui al bar di uno stabilimento balneares, alle otto e venti ne hanno ancora voglia … sento che se accade Stella fiderà veramente di me. Ora il problema è riempire l'attesa e decido di raccontare: “sai che tanto tempo fa c'era un gigante a Londra, si chiamava Oscar, che si metteva un fiore di girasole .. così, qui, si dice all'occhiello, sul vestito buono e tutti lo guardavano sorpresi?” E non ho finito la frase che un passero è entrato nell'acqua. Ora stiamo osservando il suo sbatter d'ali, il suo sguazzare vivace. Stella è incantata. Ora che lo spettacolo è finito perché non ci sono più briciole e passeri, lei salta giù da sola dal dondolo e va dalla madre. È in piedi fra le sue gambe, la abbraccia e poi si gira verso i girasoli, fa un grande sospiro e mi guarda con una profondità che mi fa male. Non so cosa darei per vederla sorridere … e la piccola Stella mi ha detto ... “ho bisogno di un papà. Mi piaci tu”.
E cosa potevo fare … a lei è scappato un pensiero e si è fatto voce quando ha chiesto perché sono così grandi i girasoli, e a me ora è sfuggito un gesto. Il mio corpo seduto sul dondolo si è sporto in avanti e le braccia si sono mosse in direzione di lei e Stella, la piccola Stella di quell'assurdo mattino, si è staccata dalla madre ed è venuta fra le mie braccia.

E' accaduto. E' accaduto e non si torna indietro. Se una persona ha un sogno dentro e gli è fedele, non tradirà mai, perché tradirebbe il sogno. Se ti fanno male e hai il Sogno in te, te ne andrai con la tua stella ben chiusa nella mano e attenderai la notte per aprirla, la mano, e guardarla quando brilla di più.
E ora Stella brilla, sorride.
Le ho chiesto se va per favore a chiamare il cameriere.
Mi presento alla madre. Le chiedo da quanto tempo il padre è venuto a mancare. Mi dice che è andato via ... e suo padre, il nonno di Stella, ha deciso di dire che è morto. Pensa che per la bambina sia meglio così. Non commento. Mi siedo al tavolo vicino a lei e la guardo senza farmi notare. E penso … e adesso, cara graziosa signora, perché è graziosissima, e adesso fra di noi cosa può accadere? È evidente che non la amo. Quindi che sarà di noi? E, mentre un altro passero fa il bagno nel sottovaso, comprendo che il significato di quel che sta accadendo è nel rispetto della vita. Stella è irresistibile perché a differenza della madre ha un'innocenza immensa ancora perfetta … e penso che in fondo io sono come lei, fin quando riuscirò a mantenere incorrotto il Sogno. E a cosa penso ora dio mio … a Stella con me nel campo di girasoli, a lei che mi dorme addosso. Cosa mi sta succedendo … cosa.

Sta accadendo una cosa sola. Vivo. E vivo rispettando il Sogno.
Ora volo via.
Mi son messo un girasole all'occhiello. Raggiungo Plutone, saluto il Piccolo Principe che ora ci abita e cerco quella Stella senza più origine che chiede a me, proprio a me di esserlo per lei, di essere il suo inizio. Eccola. È buia, coperta di catrame. La prendo in mano e la sbuccio. Ora brilla e la lancio nel cielo che non è infinito, perché nulla è infinito se tutto questo può stare in un pensiero.

Una sirena e mi sveglio. Forse pompieri. Forse l'ambulanza. È l'alba. Gli uccellini stanno già sguazzando nella ciotola e le briciole che ho messo ieri sera sono finite.

Quindi. Quindi era solo un sogno. E non mi resta che spegnermi giorno per giorno, attimo per attimo, per sempre.


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Come è nato il racconto

Ieri mattina presto, verso le sette, (venerdì tre luglio), mi son trovato, con la macchina, 
immerso in un paesaggio di girasoli. fiorenti, bellissimi, sani, incastonati un un cielo azzurro da cartolina. involontariamente ho immaginato una bambina che si domanda ad alta voce "perché sono così grandi!". L'immagine mi ha commosso per la sua purezza. Mi sono poi accorto che la bambina della mia fantasia era la figlia dei miei attuali vicini che ha effettivamente degli occhi orientali incantevoli e dei capelli sempre un po' spettinati e che raccoglie spesso in modo scomposto sul capo. spesso le dico "Stella! sciogli quei capelli che son così belli!" e lei toglie l'elastico scuote il capo e si illumina di un sorriso che fa cantare i fiori, l'aria, il mondo. 
Tutto qui. eccola qui l'origine al presente dell'idea. Ad essa si è sommato un ricordo di anni fa. Ero al mare. Mi appartai sul dondolo e una bambina mi chiese di farla accomodare di fianco a me, si presentò, dialogò un poco con la piacevole e assurda logica di una bimba quattrenne, e poi mi disse se volevo farle da papà. Dopo poco mi presentò la madre che era imbarazzata quanto me. la bimba aveva deciso di agire perché la mamma, che lavorava e aveva insomma troppo da fare, il tempo per trovare un papà non ce l'aveva proprio. imbarazzante e incantevole nel contempo. Finì in due chiacchiere e un innocente gelato mangiato insieme durante una passeggiata.
Si aggiunge il presente con la ciotola, esattamente il sottovaso per gli uccellini. Da quando sono in grado di ragionare la metto vicino alla porta  al mattino presto e mi diletto a guardarli sguazzare.
Se il racconto vi è piaciuto vi invito a meditare su questi particolari. Il segreto sta nel lasciarsi andare. Il flusso dei pensieri e di tutto quel che io sono (e non quel che credo di essere...), lo lascio scorrere influenzandolo il meno possibile. Osservo in me questo mondo che si forma e lo raccolgo, lo costringo ad una sequenza di parole. Sembra semplice ma non lo è, ma tutti possono riuscirci.
Dimenticavo. La faccenda della goccia più una goccia uguale a una goccia più grande, che spiazza per la sua saggezza elementare e ci fa sentire quanto le creazioni del pensiero, a differenza di quelle della sensibilità, siano solo artifici vani, viene dal film "Nostalghia" di Andrej Tarkovskij. L'idea fu comunque di Tonino Guerra, il caro Gigante di Pennabilli. L'altro gigante abitava in calle Maipù a Buenos Aires. Mi insegnò ad amare Papini e ad avere una fiduciosa rassegnazione ... ma non ho ancora imparato .... rassegnarsi e sorridere mi è ancora impossible. 
ciao

9 commenti:

  1. veramente notevole lo scritto ,ke comincia con un idillio dal sapore leopardiano(il suono delle campane e labbaiare dei cani lontano), prosegue con un canto , termina con un'immagine olio su anima dei girasoli di Vincent.è un compendio all'eternità di due giganti ke sono il mio sogno da quando avevo 11 anni !

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  2. Strano, nel mio crogiolo interiore i girasoli non hanno innescato van Gogh! ma io nostro io interiore, che dovrebbe essere il nostro maestro, la nostra guida, agisce di testa sua.
    Grazie. Ammetto di essere soddisfatto di quel che ho scritto ... per ora.
    ma domani e in tutti i domani del tempo so che sarò deluso, che ammetterò a me stesso che potevo fare di meglio.

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  3. Insomma il tuo Sogno è vivere?

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  4. Troppo diretta come domanda. Se riduci i contenuti di un'opera letteraria ad una stringa razionale, perdi troppi significati. Un simbolo è un'area di significati. Una stringa razionale (modo spolverato per dire sillogismo) pretende di rendere tutto rettilineo. Semplificare spesso è annullare.
    Quel che posso dire del sogno del racconto è che è un simbolo che contiene tanto. Definirlo è ridurlo. Esempio. Un corpo non è un uomo. Per "Essere" un uomo deve essere anche vivo.... Un corpo morto è appartenuto a, ma non è più una persona, che è una concezione che va ben oltre l'oggetto che consegni alla terra. Il sogno è un desiderio di onestà condivisa, di lealtà ...di ricerca della bellezza interiore e non solo modaiola, esteriore. E' la ricerca di un senso alla vita, ricerca assurda ma necessaria. Il sogno è l'amore, quello che quando la carne di lei diviene abitudine, sa rifiorire su altri aspetti più duraturi ma inizialmente ignoti. Il sogno è, fondamentalmente quel che non sono. Disse un Poeta, che poteva dirci non chi siamo, ma quel che non siamo, quel che non vogliamo. La sua domanda, troppo diretta, è fredda. Mente razionale. Mente che serve a far tornare un bilancio, a predare ... cose per le quali il cuore non è una chiave di volta ma un disturbo.
    Ciao

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  5. La mia mente è tutto tranne che razionale e pertanto mi porta a chiederle se lei è veramente felice.

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  6. Vivere ... Difficile risponderti. Cerco di farlo in un modo che sembra indiretto. Da un po' dico, serenamente, che se morissi ora non mi dispiacerebbe troppo, poiché nella vita ho ottenuto i risultati che desideravo.
    Questo pensiero risponde anche alla domanda "sei veramente felice?". Questo tipo di soddisfazione è immensa. Mai avrei pensato, qualche anno fa, di riuscire ad ottenere, così presto nella vita, quel che mi ero prefissato. E non desideravo certo una macchina grossa o cose simili. Quelle basta comperarle! Diceva Gustav Meyrink: "Hai piantato un albero? hai scritto qualcosa che senti vero? hai messo al mondo e allevato un figlio? se lo hai fatto fai parte della storia del mondo". Io una di quelle tre cose l'ho ottenuta. se ne trae una sensazione di appagamento che ti trasforma, ti da una calma che è secondo me il massimo premio.

    Sulla felicità posso comunque dirti come la considero. Non mi sento in grado di dire se sono felice, perché è una sensazione che scopri quando è passato molto tempo. Quando ti volti indietro e osservi un momento della vita, anni dopo, ecco che ti rendi conto che è stato bello e forse felice. Ma mentre lo vivo secondo me è impossibile capirlo. Abbiamo troppo da fare per riuscire a sentire l'armonia sottile della felicità. Immagina di abitare in un quartiere dove per le vie sempre la radio accesa. Salta la corrente e per la prima volta c'è silenzio che è così inaspettato e totale che senti per la prima volta il tuo cuore che batte. Ebbene, la musica della radio la intendo come le faccende quotidiane che servono per organizzare la vita e il corpo, come lavarsi la faccia ecc, parcheggiare la macchina o preparare da mangiare. Cose funzionali che portano via un sacco di tempo. E anche le altre cose della vita le viviamo con emozione, sensualità. C'è il rumore necessario della quotidianità insomma, che non ci fa sentire la sensazione sottile della felicità. Pensa che esistono certi doni che scoprirai solo se elimini la fretta.
    Troppe emozioni superficiali nella nostra epoca. L'esempio che porto di solito è quello del telegiornale. Una notizia arriva e ti indigna, perché di solito è negativa, Ma se ci pensi bene, non vai mai oltre alla reazione emotiva, che non è pensata, perché non ne hai il tempo. Passerai infatti ad un'altra notizia e con essa ad un'altra reazione di superficie. Quel che devi fare è rallentare e inoltrarti nel livello successivo che consiste nel pensare a quel che ti ha emozionato. Arriva poi il momento che ti rendi conto che il pensiero (che è razionale), non ti basta, e allora, se hai fortuna, se nella vita qualcuno ti guida o capita qualcosa che non so nemmeno definirti bene, passi dal pensiero alla sensibilità. Sono i voli più alti? no. Esiste qualcosa di più. Arriva il momento in cui ti ritrovi come seduto in te stesso, che osservi la fantasia che crea e non fai altro che trascrivere, come se non fossero cose create da te. Accade che senti in te un flusso di vita, questo diventa immagini, e poi, per me, parole e per qualcun altro musica, film, pittura eccetera. Quando scopri quel livello e riesci, con tanta concentrazione e pazienza, ad accedervi ogni tanto, ti senti "arrivato". Non sai se ci sarà un altro gradino, un'altra meta. E io non posso dirtelo perché penso di avere ancora tanta strada da percorrere e si sa che il futuro è pieno di sorprese.
    Posso dirti che sono soddisfatto, ma felice no, perché la quotidianità non è solo difficile, ma aberrante. Ma sono appunto soddisfatto, e lo sono al punto che non temo più la morte, per me Lei non esiste più.

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  7. sn anonimo del primo commento ! insisto sulla bellezza , trasparenza, leggerezza condensata all'abbandono di un oblio dii questo ke per me è un canto . la memoria nn è solo verso il passato ma si abbina all'immaginazione e stella che sconfina nella donna adulta e il sogno del poeta che si amplifica e nn finisce mai.il cielo e il mare ke riposano il cuore dagli affanni è stella che in punta di piedi quasi giocando fa fiorire la poesia.se un uomo è in questa condizione si può dimenticare la vita e accedere ad una dimensione oltre la vita : la poesia ! anch'essa è un SOGNO....per questo leggo invece di dormire

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  8. Posso essere d'accordo su molto di quel che ha detto, ma su un particolare "sento" istintivamente che quell'Io interiore che mi offre certe visioni (detto in modo arcaico, un dio in me o una musa da lui inviata e io non creatore, ma artefice, mi limito a trascrivere spero in modo passabile nel senso della fedeltà del senso, a quanto ho "sentito") distingue nettamente i ruoli. Stella è in tutto e per tutto una bimba, e ad essa si collegano innocenza e saggezza quasi pre natale, come se si trattasse del residuo dello schema morale di una vita precedente e superiore nella divinità, come parte di essa. La donna, la madre di Stella, è una chiave di senso secondo me molto importante. LA bimba, con la sua saggezza pre natale, conquista la tenerezza dell'adulto che si sente realizzato nel ruolo che lei gli chiede di prendere. Come rifiutare il dono, la richiesta di un essere puro e comunque sicuramente più puro di noi, che ci siamo invece sporcati vivendo troppo spesso perché vivere senza tradire almeno di un milligrammo i grandi ideali è quasi impossibile?
    Si ha la sensazione che frequentando la purezza si possa tornare puri, e questo spinge il protagonista, al di là della volontà razionale, a quel che non ha meditato e che sembra nato da una guida più elevata.Quel muovere muovere il busto in avanti e ad allungare le braccia...; un gesto che è un si alla richiesta di Stella e già un comportamento paterno.
    A questo punto l'enigma, che per me è la chiave del racconto, è il rapporto fra la madre di Stella e lui. Che senso ha? Non è amore. Può sembrare un patto tacito di collaborazione, e invece secondo me, se l'unione avviene nella piena consapevolezza di entrambi, ecco che accade qualcosa di altrettanto grande quanto l'amore fra uomo e donna. quest'ultimo, alla fin fine, rappresenta una accettazione della vita, un riuscire a considerarla come un fatto positivo, e creare nuova vita accade così perché si ritiene che nonostante le sofferenze e la morte, ingredienti che non mancano mai, valga la pena di vivere. quell'uomo e quella donna, si ricongiungono nel promuovere la vita nonostante certe peripezie esistenziali che di lui si possono intuire (immagini di solitudine, accettata, ma comunque mai gradevole), e di lei si ci vengono rivelate con un abbandono coniugale e paterno che offusca. torna il sole? si, perché ci si lega al risultato massimo, coccolare un innocente, che è una forma di redenzione. E se in questo caso l'innocente, da sempre indifeso, è una bimba, in altri miri racconti è un cane o un coniglio, oppure un albero dal triste destino oppure, come in "Wanderer" che mi sembra che sul blog non ci sia, oppure "Peter" (che invece c'è), un uoamo incapace di violenza (quale io credo di essere).
    Penso che l'apice massimo di questo tipo di significati lo abbia raggiunto Coetzee in "Vergogna". Quell'uomo, nel finale, che decide quell'incarico orrendo ... i cani finiti al canile che dopo qualche tempo, se nessuno li richiede, debbono sottostare all'anestesia e poi essere cremati. estrema viltà del mondo degli esseri umani ... Quell'uomo che accetta di andare a prenderli, di coccolarli nell'ultimo momento che egli non è in grado di far evitare, la sua presenza, lui, unico, alla cremazione ... quell'addio con affetto ad un essere che le regole umane hanno orrendamente annientato ... Ecco la radice di quel racconto. Una redenzione. Un rapporto fra uomo e donna che non ha a che fare con l'amore ma col suo senso profondo, che è un agire per recuperare la propria purezza salvaguardando quella di un altro.

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  9. grazie!oggi e tante volte in cui sn triste si fa avanti la mia famiglia di gatti.oggi nocciolina, ieri bubilotto tommi lunghissimo e magro , la mia psicanalista mira, ke in latino vuol dire meravigliosa.... sono loro la mia famiglia ... e una bambina cane che comincia ad essere adolescente e il papà dovrebbe capire che è il momento della coppia . lo dico con simpatia e gratitudine xkè girasoli è davvero un canto !!!!!

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