giovedì 9 gennaio 2014

Il giudizio (racconto)


Paese del sud. Si vede il mare in lontananza. Collina. Qualche albero. Una donna sui quarant'anni passeggia assorta. Il volto è serio, quasi duro. Vede davanti a sé una minuscola chiesetta. É sorpresa. Conosce quei luoghi. E' la sua zona d'origine, il suo rifugio, la fuga dal nord dove lavora, quando la vita si incaglia e sembra senza soluzione e di quella chiesetta non sapeva nulla. Sembra un tempio antico. Colonne scanalate e capitelli intatti uniti da mattoni. Un tempio trasformato in chiesa. Gradini bianchi sopraelevano l'edificio. Intorno due levrieri bianchi, che l'hanno notata, si allontanano diffidenti. Il tempio, o chiesa che sia, è aperto, la pesante porta di bronzo, lucida, perfetta, che sembra impossibile che un umano possa muovere, lascia giusto lo spiraglio per passare. Lei sale i gradini sconcertata. Ora non è più dedita ai suoi pensieri. Quella sorpresa la colpisce. Prova ad aprire di più la porta. Lo spiraglio sembrava sufficiente ma risulta troppo piccolo anche per lei che ultimamente è dimagrita. … e sente dei passi all'interno, in quel buio che sa di umido e di cantina. Passi strascicati ma rapidi. Ed ecco che la porta si spalanca e un frate dalla barba bianca, dagli occhi di bragia, la guarda silenzioso. Lei trema dentro. Non comprende più nulla, sta perdendo se stessa, lo sente, e ha paura, una mortale paura.
“Ti aspettavo … “ e dice il suo nome che per comodità e convenzione sarà Giulia.

Dunque … “Ti aspettavo … Giulia”.

Lei quasi perde i sensi, qualcosa che è in lei ma lei non è, resiste.

Lui indica con la mano il lato destro del tempio. Lei, come ipnotizzata, avanza.

Lui la precede ed entra in un confessionale. Si rende conto che dell'interno dell'edificio non ha visto nulla. Nel buio, vede a sufficienza per non inciampare e comunque si rende conto che i suoi passi son resi sicuri da una forza esterna alla quale non ha senso resistere. Odore di cantina, freddo umido. Solo questo è certo ai sensi. Si inginocchia al confessionale e il frate apre lo sportellino.

Padre … confesso che ho peccato”

Dimmi figliola. C'è sempre il perdono per chi comprende e ammette le proprie colpe ...”

Ma … son piccole cose ...”

e il silenzio si fa duro, impenetrabile.

Parla figliola. Dio ti ascolta ...”

sono stata fredda con mia madre, in questi giorni … sa, sono un po' giù. Non mi giustifico perché non lo merita ma … beh si insomma, potevo evitare ...”

e poi ...”

e poi ...”

e nel tempio lei sente salire il freddo e un vento che prima sussurra e poi sibila, la spaventa definitivamente. Ora la voce trema.

... si … si. Due giorni fa al Caffé, qui in paese, uno straniero di colore mi ha chiesto se gli offrivo una brioche. Io …”

e il vento sale …

... io mi son girata dall'altra parte … l'ho ignorato … ma è sempre perché sto male ...”

e perché stai male ...”

“ma non centra con la confessione ...”

non ha terminato le parole e sente dei crolli. Prima qualcosa di piccolo e poi sempre più grande si fa quel rumore. Tutto trema. Anche il confessionale, che ora le sembra l'unico guscio, l'unica salvezza da un cataclisma assurdo che la sta travolgendo.

Guarda il frate negli occhi. Quegli occhi sono fuoco tagliente.

E una voce bassa, tuonante, che non capisce da dove provenga, urla “e perché stai male!!!”

Ora è terrorizzata, completamente. I muri di mattoni iniziano a crollare. Entra la luce estiva, rovente, che dopo il freddo quasi di ghiaccio dettato da quel vento inspiegabile, riduce il suo corpo ad uno straccio arreso. Sente che sta per svenire. Accade.

Quando si riprende è fra le braccia di una donna coi capelli neri raccolti. I mattoni son crollati. Ora della chiesa è rimasto il tempio. La donna in abiti greci antichi, le bagna le tempie con una pezzuola bianca. Riesce a rialzarsi.

Nulla ha più senso agire e pensare secondo le regole di prima, lo comprende. La sua esistenza va rifondata. Ora non ha senso nascondere, negare, non dire. Sente che solo la realtà, che solo la verità in quel luogo è accettabile. Si alza, la donna in abiti greci va verso un bacile e appoggia la pezzuola. Lei osserva il tempio. Passeggia intimidita e va a vedere la cella. In essa nessuna statua. Di quale divinità si tratta? Lo pensa e la donna in abiti greci risponde avvicinandosi: “nessuna dea, nessun dio per te ...”.

La donna si presenta dandole la destra: “io sono Saffo”

la poetessa !”,

prima di essere poetessa sono sacerdotessa, e preparo le fanciulle alle unioni … le istruisco”

ma io, purtroppo non mi sposo. Qualcosa non ha funzionato … più di una volta … e il frate dov'è? Aveva degli occhi tremendi!”

nel ricordarli ha un brivido e si abbraccia.

Sono sempre io. Mi son mostrata a te nelle vesti del tuo credo, ma hai recitato una confessione finta ...”

ma cosa dovevo dire!

la verità”

allora la verità non la so ...”

non si tratta della verità del mondo, quella non vi è concessa, ma della tua ...”

E perché mi sta accadendo questo? Non posso fare i conti io con la mia realtà?”

no … non quando le tue gesta seminano sofferenza. Se sei tu sola a pagare per i tuoi errori, la divinità si limita ad osservare e attende una crescita, una reazione … ma tu hai seminato sofferenza … troppa”

“in te stessa e in … in chiunque, con affetto, ha cercato di starti vicino … e lo sai ...”

ora confessati ...”

Ma io non so … non capisco ...”

Allora ascolta . Anni fa passeggiavi per piazza Duomo a Milano. Eri mano nella mano con il tuo primo amore nel fiore dei tuoi vent'anni. Stava sbocciando tutto per te … ricordi?”

Lei trasale. Un filo di rabbia le deforma gli occhi, ma comprende immediatamente che li, in quel tempio irreale, tutto è più forte di lei, non può zittire o andarsene … anzi … prova ad allontanarsi … ma le gambe perdono forza e si ritrova per terra, in ginocchio. Saffo si avvicina: “Non puoi fuggire … devi rendere conto di troppa sofferenza … passeggiavate mano nella mano ... e improvvisamente quella mano la lasci e ti nascondi dietro ad una colonna … ricordi?”

Si ...”

continua tu ...”

avevo visto uno del mio paese”

quindi?”

non volevo che mi vedessero mano nella mano con lui”

ma lo amavi?”

si”

e allora perché ti sei nascosta ...”

perché al paese non dovevano sapere. Lo dovresti sapere anche tu, se veramente il tuo compito consiste nel preparare le donna al matrimonio ...”

vuoi insegnare qualcosa a me?”

no … no … scusa, ma non capisco”

non capisci il tuo comportamento? Quel passo falso ha rovinato la tua esistenza. Hai scelto in quel momento fra amore e matrimonio, lo capisci?”

“ … no”

Ascolta. Prima si ama, e quando si ama, si preparano le nozze. Se d'accordo?”

si”

amavi?”

... Si”

ma lo hai lasciato solo in quella piazza”

ma dopo son tornata e ho spiegato”

e cosa gli hai detto ...”

che volevo le cose fatte per bene, ufficiali. Non dovevano scoprirlo da una persona che mi ha visto per strada …”

e lui ha capito?”

mi sembra così semplice che se non ha capito ...”

ma lo sai il significato di quello che hai fatto? Tu eri davanti ad una scelta. Rispettare prima di tutto l'amore o il matrimonio … e hai preferito quest'ultimo … una follia, e su quella follia ti sei incamminata per anni”.

Lei rimane in ginocchio, esausta e colpita da quelle parole.

“Pensaci. Tu dici sempre di avere avuto tre amori, ma hai amato solo fino a quel momento, fino a quella scelta in piazza Duomo a Milano … da quel momento hai amato le nozze, e poiché per attuarle ci voleva un uomo, a tre ti sei data, ma non per amore. Loro erano strumenti di qualcosa che non rivelavi. L'uomo, il maschio necessario al rito, doveva adattarsi al progetto che non rivelavi. Ti davi solo se la possibilità del rito la sentivi concreta, diversamente diventavi feroce …

Lei per terra piange, un argine duro, costruito da quel giorno in piazza Duomo inizia a cedere.

In quel momento due bambini, un maschio e una femmina, si materializzano vicino a lei. La guardano seri. Lei si asciuga gli occhi e si rivolge interrogativa a Saffo.

Guardali bene. Sono i due figli che ti erano destinati e che ora attendono fra cielo e ade un altro destino che non è stato ancora deciso”

Saffo si avvicina e si china. Con una pezzuola bianca le asciuga il viso.

Guardali bene. Osserva particolarmente la femmina e capirai chi sarebbe stato il padre. Non ti dico nulla del suo destino, perché comprenderesti il peso del danno che hai commesso e soccomberesti. Sappi che gli dei non hanno pietà di te e non sanno cos'è il perdono, ma pretendono che tu comprenda … hai capito chi è il padre?”

... si ...”

“ora sei sterile per punizione, ma vivrai ancora e avrai salvezza solo se comprenderai il tuo errore”

“non è vero … io ho amato ...”

solo una volta, la prima, e fino a quel momento in piazza a Milano … e poi più”

non è vero ...”

negare la realtà che ti sto consegnando equivale per te … ad inoltrarsi nella follia … ora sai quale destino ti attende. Tu hai usato l'Uomo ...”

Saffo si alza e si avvia verso la cella. “Vieni”

Ora le gambe la reggono. Si alza e la raggiunge. Nella cella due statue. Afrodite ed Artemide, ma non son statue. Saffo non è più di fianco e ha il volto di Artemide che or si muove. Afrodite, offesa che i suoi doni siano stati usati come merce, come altro dall’amore, indica e ordina di scoccare. Artemide ha in mano l'arco, sistema la freccia e prende la mira mentre i due levrieri si avvicinano eccitati abbaiando.

Lei vide la freccia partire e delle parole sospese come una bolla, la seguirono fino alla fine dei sensi

Nella vostra epoca, donne delle quali noi due dee ci vergogniamo, almeno nella tua terra, avete avuto l'emancipazione, quella che chiamate parità, ma dei maschi avete preso solo il peggio. Ora che potete vivere senza essere soggette al maschio, cosa per la quale noi due abbiamo lottato per secoli, per millenni, ora che potete vivere per amore, siete diventate come quei maschi che vi facevano soffrire...”

Seguì il silenzio. La voce fusa delle due dee si fece vento e una brezza la svegliò, sudata in una via del centro del suo paesino. Un'auto l'aveva urtata. Per tutti si trattò di un'incidente deplorevole. Il vecchio al volante, la vide per un attimo, tutti lo videro. Aveva la barba bianca, gli occhi di bragia e se ne andò senza clamore. Sembrò a tutti che avesse deciso coscienziosamente di urtarla e poi di andarsene con calma. Tanti videro, ma rimasero incollati al suolo, inermi nei corpi che non seppero reagire. Lei fu soccorsa, ma non volle nessuno vicino. Ricompose l'abbigliamento, e come se nulla fosse accaduto proseguì il suo cammino, o almeno così sembrò. La seguirono incuriositi. Entrò in chiesa, si inginocchiò al confessionale e rimase li in silenzio. Avvisarono il parroco di cos'era accaduto e che la donna, che tutti conoscevano, era al confessionale. Il prete accorse, entrò, aprì lo sportellino e disse: “dimmi figliola”.

Lei rispose “confesso padre che ho peccato”

Non disse altro, rimase li in ginocchio immobile. Dopo circa dieci minuti una lacrima scese, questo raccontò il parroco, e poi la donna si alzò, tornò a casa sua. Il giorno dopo prese il treno per il nord e tuttora di lei non si sa più niente.

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(questo racconto merita una spiegazione. Questa crisi economica, che da sei anni sta falciando il mondo, ha messo alle corde il rapporto sentimento-concretezza quotidiana. già due anni fa i mass media parlarono della massa enorme di divorzi causati da donne che non erano disposte ad un tenore di vita più contenuto. Si videro maree di manager o ex manager con un divorzio che ha ben poco a che fare con la fine di un amore. Capita poi che ci siano radici innate, come quella mostrata nel racconto, di donne che calcolano, che mirano alla sicurezza e usano l'amore ecc, per ottenere in fondo solo sicurezza materiale. Mi accadde tempo fa. Fu un'umiliazione enorme. Di recente, una sera con amici, scopro in due di loro la medesima mia antica ferita.
Ricordo anche, anni fa, una celebre stilista milanese che mi disse: "mi vergogno di essere donna. Ci siamo emancipate dalla schiavitù col maschile e nella libertà conquistata ci comportiamo come loro, i maschi che condannavamo. Ho molte coetanee e conoscenti che vanno a Cuba e Capo Verde per fare quel che ci fanno gli uomini. ben venga, che si scarichino, ma i casini che han combinato nei loro verdi anni! e ora cercano un uomo stabile da avere di fianco e la loro vita assurda, che è ben visibile, non sanno come nasconderla...". Fu una rivelazione vera e non l'unica.
Ho immaginato un rito. Lei al cospetto delle due dee. La freccia non uccide in senso lato. Diana uccide la persona impura che nel sacro tempio dell'unione coniugale arriva quindi sporcando. Ella rinasce con la consapevolezza e può tornare a vivere con la giusta scala di valori. La dea Diana si mostra prima come frate con sguardo di Caronte. Mix di sacro e terribile. E' la sua religione e lei recita se stessa. La dea cambia metamorfosi e diventa Saffo, La sacerdotessa non aveva nulla a che fare col lesbismo. Ella amava le sue ragazze, le creature che purificava e rendeva pronte per l'imeneo.
Saffo prepara alla purificazione. LA porta, dopo aver fatto chiarezza in lei, davanti alle sacre statue delle due dee preposte all'amore. Afrodite, offesa che il suo dono sia stato mercificato, usato non per amore, ordina l'esecuzione. Saffo non c'è più, è Diana ora, che scocca, e avvia la rinascita nella consapevolezza. ho spiegato altrove il simbolismo di Diana. Cacciatrice e dea della prima notte e del buon parto. Come legare caccia e il resto che sembrano incoerenti? ecco la soluzione. LA freccia, simbolo fallico, penetra nella carne delle vittime della caccia e le uccide. il fallo penetra sappiamo dove ed essendo una prima volta il fatto risulta cruento poiché ci sarà del sangue. La ragazza muore a se stessa e rinasce come donna. Il parto ha dolore e sangue. Un'altra freccia e un'altra rinascita. Da donna a Madre. questo racconto non condanna la femminilità, ma la purifica ai miei occhi, per tutta la sofferenza che molta femminilità ha causato. ovviamente le donne posson dire cose simili degli uomini, e lo devono fare! ma io, eterosessuale, parlo delle ferite mie e del genere al quale appartengo. sono per il riscatto, per la redenzione sempre. Amo l'amore, fino all'angoscia, fino allo smarrimento per questo ormai me ne tengo distante, troppo facile essere inceneriti dal calcolo.
Il sesso è un istinto, e deve essere giocoso, libero, trionfante. L'amore, come ogni relazione fra esseri, presuppone delle basi morali. Chi usa il sentimento più grande, con calcolo, perisca davanti alle dee e rinasca più saggio. E rinascere quando si è stati  in amore e lo si è capito, non è semplice. come diceva Cioran, si dimenticano le sofferenze, mai le umiliazioni. Ma la vita senza Afrodite e Diana e i suoi doni, è senza senso ... e lo sappiamo.
Se il breve racconto "Le rose abbandonate" risulta essere in assoluto il più letto di questo blog, ci deve essere un motivo ... il mondo di sensibilità, di delicatezza nei rapporti, che mostra, è desiderato, e l'essere umano, se desidera essere in grado di cogliere certe sfumature e realizzarle nella vita quotidiana, è necessario che si fermi ... fare un esame di coscienza che è tutt'uno col purificarsi e ripartire da quei valori che costano impegno, ma avvicinano la vita al senso del sacro.

ps. nota importante. alcune reazioni mi hanno stupito, ed è nel fatto che la dea colpisca con la sterilità. E' tipico del mondo del mito. Quando il re è sterile, di solito causa un comportamento che ha irritato gli dei, diventa sterile per esteso, tutto il regno nel quale si identifica il suo potere. Solo la redenzione e il recupero della coerenza col dettato divino riporterà alla fecondità. E' quindi sottinteso nel racconto che l'aver compreso, dalla parte della protagonista, includa il recupero di tutti i doni degli dei. La sterilità, che era per bloccare e far pensare per tornare in armonia col cosmo, non ha più senso quando la persona ha compreso. L'atto di contrizione silenzioso nel finale, davanti al prete del paesello, ci mostra la donna reintegrata nella giusta scala di valori e integra nuovamente nella morale dettata dagli dei e nel corpo. Io penso che solo una lettura affrettata, impulsiva e, lo dico, superficiale, possa portare a certe critiche. Prima di pubblicare sottopongo i testi ad una ristretta cerchia di lettori che per esperienza considero di un certo livello. Non si tratta di vendetta o di misoginia. ridicolo pensarlo. In questo racconto la chiave è il riscatto. La vendetta gioisce nel rendere un male che si ritiene di aver subito. La vendetta è secondo me di una volgarità pazzesca. E' tipica di chi non sa come riempire il tempo. Io amo, sono costruttivo e quindi cerco le prese di coscienza che maturano, non la distruzione. Sono comunque sicuro del mo testo che è stato stimato valido e utile per meditare, da persone che considero autorevoli. ciao)


3 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  2. in modo poco fine mi è stat chiesta la fonte della mia interpretazione del mito di Diana. Ed meridiani Mondadori, quarto volume, Ifigeniain Tauride. Non è l'unica, ma la più nota. è comunque risaputa l'interpretazione della relazione caccia, imeneo e parto.

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  3. Questo racconto mi ha fatto tanto riflettere. Diciamo che è stata data forma scritta a pensieri che accomunano non solo me, ma una cerchia di donne a me vicine. L'idea che tutte le battaglie fatte dalle nostre nonne e madri per la parità dei sessi (mi fa ridere ORA leggere libri come "Progetto di legge per vietare alle donne d'imparare a leggere"
    scritto da Maréchal Sylvain) risulta di fatto vanificata a causa di una irrefrenabile corsa al potere che, inutile dirci bugie, ha colpito anche noi donne.
    Parlando con le mie amiche di questo racconto è emersa un'opinione comune sulla veridicità di quanto scritto dall'autore. Quante ragazze, signore intorno a noi scelgono la strada più facile: dell'uomo potente, con un lavoro redditizio, magari poi passando tutta la vita insoddisfatte. Quante poi, specie ai giorni nostri, si lamentano in continuazione dello status del marito/compagno arrivando addirittura al divorzio/rottura mortificando di fatto il compagno. Certo non sono tutte le donne a fare così, ma guardandomi attorno mi rendo conto che il numero è davvero aumentato!
    Questo comportamento è il medesimo tenuto dagli uomini, comportamento peraltro criticato da sempre dal nostro sesso.
    insomma da donna, anzi da donne ci siamo rese conto che il racconto rappresenta una realtà che ci circonda e negarla significherebbe vivere in una "campana di vetro".

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