giovedì 2 gennaio 2014

"Erinni" (racconto in forma di meditazione)

Buon anno ai miei lettori. Son sparito per qualche settimana per problemi di natura fisica. controlli accurati spinti da amicizie che mi hanno assillato per attuarli fino a prendermi quasi con la forza, han cercato di dare risposta di un dimagrimento di undici chili avvenuto in meno di due mesi. Io sorridevo a chi cercava di capire. Per la medicina occidentale corpo e mente son due faccenduole diverse. e così il corpo risulta sano per quanto il dimagrimento troppo rapido ha portato ad una conseguenza che terminerà di infastidirmi, questa si, in sala operatoria. Una cicatrice quindi, a breve, mi rammenterà la fine del 2013 e quel che vi accadde di mentale. Non si tema, non sono matto. Semplicemente, il pensiero, l'anima e non solo loro due, è stato distratto con troppa intensità da vicende che definisco quotidiane nel senso che capitano penso a tutti. I pochi fortunati di fatto non lo sono poiché vuol dire che certe esperienze, veramente a fondo, a volte fino alla perdizione assoluta, non le hanno vissute. Io m son fermato al margine. Ho visto per un attimo me stesso e ho compreso che la distrazione che ho coltivato involontariamente, mi stava costando la vita. Non che ci tenga a questo strano dono. Penso, anzi, son certo che la morte non esiste. Ho i miei motivi e certe esperienze difficilmente spiegabili a menti razionali, che me lo hanno confermato, e non si pensi a Fantasmi, sedute spiritike e simili sciocchezze ... per favore. Ora, con undici chili in meno che non guastano, di fatto peso come quando avevo diciotto anni, non sembro anoressico, ma non ho un filo di grasso, ora, dicevo, insonne, ma in modo ormai non negativo, raccolgo la mia esistenza e riparto. In questo periodo, culminato con feste che son natalizie per i cristiani ed equinoziali per il resto dell'umanità, "mi son venute" alcune poesie. Chi le ha lette mi chiede di pubblicarle e nel frattempo, chi ha letto quelle già pubblicate mi ha invitato via e mail a "mostrarne altre". prometto che ci penso. alcune richiedono almeno un poco di spiegazione. So che si è curiosi su come l'ispirazione si produce, ma in questo caso, almeno due di queste, richiedono una breve narrazione. Son legate al romanzo "Il maestro e Margherita" il capolavoro di Bulgakov, che mi son concesso come unica rilettura in questo periodo nel quale per me, vorace lettore, leggere era diventato assurdo, insensato, quasi impossibile. Di quel romanzo posso dire sin d'ora che quando lo lessi dissi a me stesso: "se lui, Bulgakov, ha ritenuto possibile raccontare la realtà russa stalinista con così tanta irreale fantasia, allora anche le visioni che ho dentro, possono essere scritte..." E' quindi Suo, il merito o il demerito di racconti come Kopf, Peter eccetera... ecco che ho trovato su chi deviare una grande responsabilità ...
Accadde così a Marquez. Lui prendeva il bus per andare al lavoro, in Colombia. In quel breve tragitto "incontrò" LA METAMORFOSI di Kafka e comprese che la fantasia per me stupenda di "Cent'anni di solitudine" poteva esser trasformata in parole. Il mio volo è più basso, solitario.
Kafka mi ha donato la responsabilità enorme, irrinunciabile e piena di sofferenza, di vagliare fino all'annientamento la mia inquietudine, Bulgakov il coraggio della fantasia e, la quotidianità, la mia esistenza, schiava del tempo, quelle asperità, quelle vertiginose salite e discese che portano con se gioie incalcolabili e rovesci quasi irreali poiché non rispondono al giusto o sbagliato, al bene o al male, ma son fatti da accettare come la pioggia di domani.
Sto tornando da un esilio che nelle poesie che forse pubblicherò .... si condensa nella metafora della neve che per me è il tempo che scorre, silenzioso, impalpabile. Immaginate per giorni e giorni di essere davanti ad una finestra e sullo sfondo montuoso di Gstaad, vedete questi puntini soffici cadere cadere e cadere, e poi, improvvisamente la neve sembra ferma, tutto si ferma e uscite, è il tramonto e passeggiate fra gli alberi. Io, devoto alla dea Diana son seguito dalla dea Venere in forma di stella e la sua persecuzione...

(Questa la scrivo. mi tocca particolarmente. 31 dicembre 2013, subito dopo il tramonto)

Il tempo degli orologi scorre
ma non il tempo mio che è bloccato.

E' neve impalpabile
gelida e sulfurea

che non cade
non cade...
non cade più

Passeggio fra gli alberi
nel primo buio
e comprendo di essere
ancora e sempre
inseguito da te
tremenda e dolce Venere...

Sono smarrito.
La tua presa è continua...

Cambio direzione
mi distraggo
pensando
a cosa potrei pensare ...

ma eccola di nuovo,
quando meno me lo aspetto,
che pungente bussa agli occhi.

Allora rientro in me,
chiudo le palpebre e la porta,
col silenzio conio un muro
duro come roccia
e cerco
di far perdere
ogni traccia.

Ma è li ...
mi segue

e la vedo scoccare la freccia
di un terribile sorriso

e spengo il viso ...

Vorrei scappare.
Vorrei volare via ...

e canto la canzoncina
che da bambino
mi faceva compagnia

di notte

quando dal buio
prendeva forma
di strega-lupo

la paura.

Divinità duplice
che semini sogno e perdizione,
ti condannerei ai tuoi doni
se avessi
uno spicciolo di forza...

ma sei sfuggente
per te stessa
perché
nello specchio di te
che io sono
vedi il tuono della solitudine
che lasci
quando riduci in cenere.

Bruciare
è il tuo dono
ma la polvere
del dopo
è dura
malattia

e tu non aiuti...
sei già volata via.

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Una spiegazione su Venere e Diana. Particolarmente su Diana. Essa risulta essere dea della caccia, delle vergini e del buon parto, tre aspetti che sembrano, in superficie, inconciliabili. Ora sbroglio il mistero. L'uscita dalla verginità presuppone un atto che porta sangue... e la ragazza muore a se stessa per rinascere donna che si relazione, che riesce a relazionarsi o deve, col numinoso maschile (numinoso sta per potente fino a rasentare il divinamente terribile). Da donna a madre, altro sangue nel "buon parto". Ora la caccia: Artemide-Diana usava l'arco, quindi uccideva la preda con la freccia, simbolo fallico. L'atto dell'uccidere la preda in modo rapido, cruento, con perdita di sangue ... ecco il legame.
ora lo strano quesito della mia mente sicuramente un poco particolare ... in momenti cruciali della mia esistenza, la soluzione, oppure l'aiuto, è giunta da qualcosa che senza ombra di dubbio, almeno per me, aveva a che fare con la dea Diana. Recente è per me la scoperta che un luogo nel quale mi son spesso rifugiato in alta Italia, era un bosco sacro a Diana. Ma non sono solo casualità geografiche, ma anche sogni, che per me sono una versione personale, profonda di una realtà immensa e comune a tutti coloro che non sono solo esseri razionali, e poi persone, discorsi volati a me da bocche sconosciute, il cane che ora, per casualità non cercata mi vive e che è uno stupendo levriero che mi adora, come levrieri erano i cani di Diana.
... e comunque lasciatemi alla mia follia, se follia vi sembra, poiché collega il tempo dell'uomo, che scorre, con l'eternità che sento essere onnipresente e della quale noi siamo una espressione con un senso che ci sfugge. Non calcolare, ma lasciarsi andare, ed ecco che la neve si ferma, e pure gli orologi e accade l'indicibile. Non bevo non fumo e non mi drogo. Sono così a costo zero e la considero una bella fortuna.
E' comunque vero che il genere umano non può sopportare troppa realtà, e per realtà non intendo la quotidianità, ma quel qualcosa in più che non è il travestimento sempre grottesco della religione, ma il senso del sacro che ogni tanto mi pervade, mi comprende e mi fa sentire compiuto e parte di un divenire.

Venere è la dea della carnalità, così la sento. Io preferisco esorcizzare il numinoso maschile che probabilmente in me potrebbe esistere, facendo olocausto di rispetto e pensieri a quella dea che più protegge la femminilità nell'incontro col maschio. Desidero essere per il femminile la rosa senza spine.

!6 dicembre 2013 ore 19

Non so niente del futuro
e chi dice che sa
sbatte nel muro
... dell'illusione

Non so niente del presente
e chi dice che sa
s'illude
e sarà perdente

Solo il passato ti parla
se sai fermare il tempo
e raccogliere
la perla
nel silenzio

Solo il passato attende
raccoglie, attenua
e poi comprende

e se lo segui
presente e futuro
diventeranno sinceri
perché nel domani
ci voli solo
coll'aiuto dell'ieri

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poche cose sullo stile. Mi piace la apparente leggerezza di Auden. Odio la eccessiva fiscalità ritmica di quegli intellettuali che si definiscono purtroppo poeti e agiscono con rime e ritmi con una fiscalità assurda che penalizza il significato. un ritmo leggero, largo, che culli la rilettura.
La rima serviva per memorizzare quando il popolo e spesso perfino il re, erano analfabeti ...
Ora secondo me ci deve essere ritmo e le sue forme non devono rendere cristallina, dura, la struttura.

Vengo ora alle due de "Il maestro e Margherita". qualcuno mi aveva detto ieri, ti basta iniziare a scrivere. sei un torrente in piena ... e aveva ragione. Vedete, uno dei problemi della letteratura che fa sul serio, dell'arte che fa sul serio, è che si rivela la parte più profonda di se stessi. Io moralisti, coloro che fanno nella vita per avere il plauso altrui prima che per dare un senso alla vita, i moralisti, coloro che rispettano regole masticate dalla comunità e che forse non son le loro, i moralisti, quegli esseri che si vergognano a rivelare il fondo di se stessi perché hanno il pudore che altro non è che il vergognarsi per quel che si è in relazione a quel che gli altri vorrebbero che tu fossi. Io in arte non ho pudore. Che l'anima canti e se vi sembra stonata basta non leggermi più...
Ora, le due poesie che devono molto al romanzo di Bulgakov, mescolano la mia esistenza con quella del protagonista. Il Maestro. Questi decide volontariamente di andare in clinica. Ha rinunciato al suo io, sente di non essere più nessuno. Mi sta accadendo da qualche tempo. Nel frattempo stavo entrando in una clinica per controlli. qualcosa che riguarda il corpo, ma accade che ... entro in un caffè, e sento dalle viscere l'angoscia salire. Comprendo che si tratta di un attacco di panico, so cosa fare, controllo il respiro, conto, e quando sembra possibile chiedo lumi alla mente con la mano che ancora trema e il viso sbiancato. Mi rendo conto che nel caffè ci son solo donne. Le conto diciassette. Esco e mi rifiuto di pensare. dopo poco entrano due uomini, mi accodo, e in quella situazione disinnescata cerco di capire. Ricordo di una donna che mi disse che i due uomini che aveva amato alla fine l'avevano portata ad attacchi di panico. le chiesi: "ma non furono tre i tuoi amori fino ad oggi?", mi disse che era così. Sono uscito dal caffè come da un quadro di Bosch, "la tentazione di Sant'Antonio", per intenderci, e son passato ai controlli certo che non avrebbero trovato malattie e ho avuto ragione. Male dell'anima...
Nella poesia quindi L'io mio e quello del Maestro che di Bulgakov fi l'io, si identificano e tutta questa operazione si somma alla visita al caffè con primo e ultimo mio attacco di panico. Un bel calderone si può dire, ma involontario, libero di esprimersi, senza morale, senza vergogna. E poi ecco  il passaggio che ha sorpreso anche me, l'interpretazione dell'inconscio delle donne grottesche del caffé: sono le erinni, ma non le mie. Erinni d'altri. Mi spiego. Nella Grecia arcaica, se commettevi delitti, particolarmente contro il tuo sangue, ma non solo, le erinni, mandate dalle divinità, ti perseguitavano senza sosta. (leggere l'Orestea...)
ebbene, dalla poesia risulta che le erinni degli altri, che trovo ovunque e concentrate particolarmente in quel caffè, mi angosciano, non mi lasciano vivere. Erinni, il Maestro, io, e un agire che sospende il tempo, che riesce addormentare il senso di colpa di qualcun altro perché si sa che nessuno è o più remissivo o più feroce, se ne ha la possibilità, di un colpevole che sa di esserlo.

IL MAESTRO E MARGHERITA I                        17 dicembre 2013 ore 1 e tre quarti di notte

Masticare ogni giorno
millenni di silenzio.
Nevica.
Nevica il silenzio.
nevica la forza cercata
nevica la voce
che non hai più usata.

Ieri ti portavano al caffé
e c'erano solo donne
Erinni d'altri ...

la paura si fa nera
e chiedi di entrare in clinica,
volontaria galera.

Pigiama di seta
e neve alla finestra
fino a sera

ed eccole
le Erinni d'altri
che si mostrano ovunque
e per tuo impegno
controvoglia
dormono da ieri

il Maestro non attende Margherita

Il Maestro non conta più i giorni dalle dita

Non scrive un diario
ma tace
intensamente
perché così
le Erinni tue
han trovato pace.

IL MAESTRO E MARGHERITA II                                       17 dicembre ore due e dieci

Quando si muovono le lucide maniglie
e udirai precisi passi bianchi
sai già che portano pastiglie
per domare gli occhi stanchi

Dominavi i sentieri per Ade
dialogavi con Diana e Venere
ma non tornasti alle tue strade
colpito nel tempio di cenere

Quando si muovono le maniglie
è cenere in pastiglie che beve
è acqua da sacre bottiglie
che scioglie dura neve

E il silenzio chimico mi raccoglie
mentre di nuovo solo
si muovono negli occhi spenti
lucide maniglie

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Il medico entra nella stanza (passi bianchi), il paziente nel letto, allucinato dall'insonnia, ha visto la maniglia muoversi e ha capito che gli portano il sonnifero. l'occhio si appanna, spazio per pochi irrazionali pensieri, acqua sacra, neve, durezza, cenere, e poi vede la maniglia muoversi; il medico è uscito, è di nuovo solo e sta finalmente crollando. Avete mai sofferto d'insonnia? io si, e particolarmente ora. chi l'ha sperimentata comprenderà forse qualcosa in più in quei versi.

!9 dicembre 2013, notte

Ecco che giunge un pensiero
così antico
così dal profondo
che si son perdute le parole

per esprimerlo.

Prima delle epoche
vibrava non detto

ora aleggia sensibile
e inesprimibile
e assai raramente
prende forma di timore
e rispetto

Raccolgo me stesso in una sensazione

Una bolla di luce
nella mente

per un attimo

e in quell'attimo

per un attimo

eccolo

il senso dell'esistere
che non ha parole
che non ha timore
che sembra il volto tuo

Ma è un attimo  ...
e di nuovo
cado
nella sete.

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Tutt'ora, nonostante il linguaggio nei secoli si sia affinato, esistono "cose", sentimenti, sensazioni non dei sensi, che sono inesprimibili e solo fra le righe, non nelle righe e nelle parole col senso del vocabolario, riusciamo a "toccarle" per un brevissimo momento...

      PADRE                                               24 dicembre 2013                                        ore 21 e trenta

Dopo due mesi
che lo portò via,
io in camera mia
e gli occhi chiusi.

La barba cresciuta
il viso ormai muso
il cuore chiuso
e dissi: va tagliata

I gesti semplici
allo specchio
occhi supplici
sguardo vecchio

... e vidi che il viso
riflesso
non ero io

Tu, antico padre
mi osservavi dal volto mio.

La mano radeva
tornavo ragazzo
solo l'animale ora
dai peli, mi lasciava

E il gesto del padre
raccontava e racconta
una versione dell'eternità
che conta

L'essere tuo
che fu
e l'essere mio,
che non è solo io

Padre,
ora
nel trambusto di ventisette anni
divorati di buon grado
ritrovandoti sempre
quando mi rado

Padre ...
dopo tanti anni
sembra ieri

E il primo Buon Natale
è ancora per te
che sei in me
anche nei gesti
e ora
che mi son perso
in un tempio di cenere

attendo il tuo soccorso.

Dammi uno solo
solo uno
dei tuoi sentieri

Padre ...
Aiutami dall'ieri

E accade
davvero
stasera

Mentre mi rado
una rondine
scompiglia
la neve del tempo.

E' un'assurda meraviglia
ma la vedo

ed è per me
da te

il segno
e non il sogno

di un'altra primavera.

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Quando morì mio padre, il mio secondo padre, dopo due mesi, quando decisi di radermi, provai una sensazione che mi commosse e che si è ripetuta anche la notte di Natale. Rendersi conto che il mio modo di radersi ha i suoi gesti e per un attimo, ti senti te stesso e lui, in una eterna comunicazione che si apre, che si fa possibile al di là della morte del corpo. E la reazione sarebbe il saluto sorridente in condizioni normali, ma in quella notte che si prospettava orrenda, diviene preghiera. e la preghiera ha ricevuto un segno. Una rondine vola fra due lampioni. La vedo bene. Al di là del vetro c'è solo qualche metro. Chiamo qualcuno e mostro il miracolo. Non spiego il senso, per gli altri è un mistero scientifico. Per me una risposta come quella volta in pieno luglio quando parlai di un amico che non c'è più e un pettirosso si mostrò, ardente di rosso e di calura nel mio giardino. Dissi con gli altri "c'è un pettirosso...". E loro risposero che era impossibile. Li invitai a voltarsi lentamente e sussurrarono la loro meraviglia. Il pettirosso, l'anima di Carlo che avevo appena nominato, si abbeverò rapidamente dalla ciotola che a questo serve, e poi come un proiettile è tornato nell'al di là, in quell'al di là del quale secondo me è messaggero e guida.

e ora uno strano gioco scaramantico

23 dicembre. Vado in libreria e curioso un po'. Premetto che poco prima avevo letto un brano tratto da un antico scritto indiano che amo molto. Deve iniziare la battaglia. Il guerriero è sul suo carro e soffre. Di fronte a lui il nemico che è composto da parenti e maestri suoi. Oltraggio al sangue e al maestro. Intollerabile. Non ha il coraggio di combattere. Colui che guida il carro, che di solito era il poeta o la divinità medesima, gli dice che non deve temere. Non può uccidere che corpi. l'anima è eterna, e userà un altro abito di carne fra breve. E poi dice che lui deve fare quello per il quale è nato, ha un suo ruolo e deve andare in fondo, senza chieder un tornaconto. Ma ..questo è meschino. Ok, mi dico, e penso alla mia arte. Dare, fare quel che penso di saper fare, senza attendermi nulla in cambio. Sento che è giusto, ma intollerabile, tremendo. Questa divinità indiana, nata da un capello nero di Shiva, detta una legge vera ma troppo dura. serve almeno la speranza, anche se illusoria. Esco quindi dalla mia cella, poiché mi ci son relegato per scelta e son libero di uscire o rimanere ... e vado in libreria.
Dice il dio indiano che "l'atto è di gran lunga inferiore al metodo della vigilanza spirituale". Grandioso. L'opera mia per esempio, non varrà mai la disciplina che la produce. Oppure in amore, l'atto, il gesto, il comportamento, mai viene offuscato, messo in ombra, dalla disciplina che lo rende puro. Questo pensiero del dio, mi affascina e sembra inesauribile. Dice anche, sempre nel Bhagavad gita, che "tu sei competente ad agire, ma non a godere del frutto dei tuoi atti", e questo, che ogni tanto accada lo posso comprendere, ma che sia la regola, no, non sono in grado, ancora, di sopportarlo. E la frase più difficile e dolorosa: "considerando uguali piacere e dolore, profitto e perdita, vittoria e disfatta, raccogli le tue energie per il combattimento"; ecco la meta che in me vedo lontana. Per quanto io abbia l'illusione di agire secondo dettami che mi sembrano alti e belli, la sconfitta ancora non la reggo, almeno in certi campi, ma non demordo perché fino alla morte del corpo ho tempo per provarci.

In libreria vedo un libro grosso e scuro che si chiama "Il libro delle risposte". Incuriosito lo apro a caso ripetutamente. Ogni pagina una risposta. Ecco l'esito:

Apro per la prima volta in vita mia
il "Libro delle risposte"

Mi son fatto la domanda
che non dico
ed esce:

"per ora accontentati"

e penso: ok Krsna, sta accadendo, ma poi?
Quindi attendo un po'
mi concentro e apro.

"Non scegliere la via più facile"

Ok Krsna. Anche questo sta accadendo
ma ... e poi?
qualcosa di definitivo
per un immortale mortale può esser detto?

"andrà tutto bene"

bene ... Me ne dia una copia! Questa!
E' l'ultima!

preso...
e nei momenti duri si userà
per illudersi...

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Chiaro il messaggio. La verità dettata da un dio, è troppo dura per un umano, anche se immortale nell'anima e pure artista... e quel libro va oltre la divinità. Si pensi anche a Giobbe e le sue incolpevoli traversie con il dio degli ebrei che pretendeva di essere accettato e obbedito senza condizioni ... e senza un senso comprensibile a Giobbe, doveva essere anche la sofferenza. E' come andare a Delfi ora ..., con quel libro delle risposte, che è una piccola Pizia (sacerdotessa di Delfi) di questa epoca "lievemente" commerciale. E che Apollo e non Krsna o il dio degli ebrei, metta un poco di zucchero ... nel suo veleno.

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Finale:
Avevo chiesto di immaginare, oltre la finestra "della neve", le montagne di Gstaad. E' un luogo esclusivo, ma non si pensi a questo. Vi porto un esempio. Borges, anche se cieco, chiese, a Milano, di visitare la chiesa di sant'Ambrogio. Essa è un lago di silenzio, poiché con pochi gradini si pone al di sotto del livello della strada. Ma a Borges, quel silenzio, che percepiva, innescava una visione che nel fresco umido del luogo si faceva veritiera. In quel luogo, e solo in quello, Napoleone si inchinò ... a Dio. E per me, visitare sant'Ambrogio, oltre le suggestioni dell'antico della chiesa, fa apparire il despota, il dio degli eserciti dell'ottocento nel suo unico comportamento umano.
Ora Gstaad. E penso a Michael Jackson. Era appena stato accusato di pedofilia. Milioni di dollari pagati per evitare il processo e la fuga in una clinica vicino a Berna, in quel paesino che ha visto e curato e cullato la mia insonnia. Immagino un uomo pallido, terribilmente ricco, terribilmente solo. La Taylor lo portò qui e tentò di rinascere. Ebbene, anni dopo, quando il tredicenne che dichiarò di aver subito "attenzioni" malsane, fu maggiorenne, e disse che il padre lo aveva costretto a dichiarare quelle sconcezze ... per soldi. Quel padre si suicidò e i mass media dedicarono ben poco spazio alla riabilitazione di un torto immenso. Vi è mai capitato di essere considerati colpevoli di qualcosa che non avete fatto? che non siete in grado costituzionalmente, per morale, di fare? e il rumore intorno a voi zittisce, rende inutile qualsiasi difesa? A me è capitato, non per questioni di sesso, ma ne so qualcosa. L'esito si chiama umiliazione e la devi masticare fino in fondo ... o ti mastica lei. Ecco cos'è Gstaad per me. Vedo una bolla di sapone enorme sospesa sul paesino, sorretta dalle montagne, e lui, altrettanto trasparente, ormai in posizione fetale, lui, anzi, la sua sofferenza, fanno vibrare l'aria come le pennellate azzurre della follia dei quadri di van Gogh.
In questo luogo le erinni urlano le umiliazioni inferte, non solo a lui, ma anche a me, e ora, nel silenzio, il silenzio, tritura quel tuo momento di follia. Io le ho zittite. Io, le ho addormentate per te, e nel silenzio di questa notte, ti ordino di rinascere.

6 commenti:

  1. la rondine , il pettirosso , i fiori blu... quando la poesia è più dell'essere,e' la sacralità di ogni gesto ... ti fa amare la pioggia di domani , la neve senza il tempo e maturare nel dolore, Complimenti la poesia PADRE lascia senza fiato ,la sua lettura e rilettura mi ha portato ad un 'analisi piu' profonda di quello che gia' la mia sensibilità , nel bene o nel male è stata mai capace di fare . Mi accade solo quando leggo cose di valore ! complimenti , GRAZIE

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  2. penso ke la neve nn cadrà più, ke le rondini col loro cinguettio scandiranno ogni secondo puro e cristallino e ke lei riprenderà il suo canto ! questo è il mio augurio da lettore di buon anno !

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  3. Primavera ke verrà per portare le rondini nella nostra vita umana, troppo umana ma al lo scrittore donera' fortuna. Buon anno e buone cose

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  4. tre commenti molto belli e augurali! grazie
    in quel brano ho creato una situazione limite. Realtà? finzione letteraria?
    troppe volte i lettori, una volta letta l'opera, desiderano sapere se rappresenta fatti veri. é un peccato ... La leteratura, secondo me, funziona in un altro modo. La realtà è nel senso. Il fatto, che sia preso o meno dalla vita quoidiana, è secondario. un esempio. Bulgakov, per mostrarci una russia senza salvezza, utilizzò il diavolo e i suoi collaboratori nel romanzo "il maestro e Margherita". chi pensa che si tratti di una pura invenzione letteraria sbaglia, nel senso che quella fantasia è servita a Bulgakov per descrivere la realtà un poco amorale per non dire peggio, di una russia, in un periodo storico ben preciso. il mio scritto rappresenta realtà vissuta? è secondario ... è il senso che, se l'opera vale, rappresenta un valore. ciao

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  5. Non é importante conoscere se ciò che leggiamo é reale o é accaduto a chi lo scrive, può essere fuorviante. Importante é quello ke viviamo con la nostra sensibilità e la letteratura ci aiuta ad affinarla e ad assaporarla . Ben vengano le rondini in tutte le stagioni !

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