lunedì 7 ottobre 2013

Senza titolo (racconto)


CAP I

Seduto in poltrona, nella penombra ravvivata da una candela dalla fiammella immobile, di fronte all’immagine di una donna nel momento migliore della bellezza. Il volto rappresentato sorride e  lui che la guarda, ha in sé qualcosa di terribile come l’immobilità dei gatti prima dell’assalto.

La fiammella inizia ad ondeggiare lievemente e con lei la lieve visibilità.

Chi c’è”. Una voce piana, rigida esce da quella mente che non si muove e continua a fissare neghi occhi la donna del ritratto. 

Non lo so chi sono” risponde qualcosa di indefinito da uno degli angoli più notturni.

Avvicinati” risponde, e qualcosa, come un liquido scuro che liquido non è, come una nebbia, una macchia spessa e trasparente, si avvicina.

Lui silenzioso, sempre calato nell’osservazione di quella donna, dice con la mente “Chi sei stato è chi sei ora, e per sempre. Rispondi”

La cosa scura ribatte timida ma decisa: “non so di cosa parli. Io sono quel che sono, questo può essere vero, ma non so cosa o chi sono. Non sono mai stato qualcosa di diverso prima e nulla intorno mi dice di appartenergli”

tu come tutti coloro che sono qui, hai vissuto”

no. Io no”

non è possibile”

quindi, per il fatto di non avere vissuto, devo dedurre che non esisto?”

Non ho tempo da perdere. Mai. Dimmi chi sei stato e quello sei ora e per sempre, anche se non vuoi.” Non staccava gli occhi fermi, dal ritratto della donna e nulla in lui si muoveva.

Era evidente che pensava, con sufficienza, che quel gioco di parole abilmente innescato, fosse la solita richiesta per poter uscire da li. Spesso lo concedeva, quando si rendeva conto che la vita era stata talmente avara e dura con quell'essere da meritare la sua temporanea clemenza. Questo, che gli si proponeva con risposte assurde, era forse un filosofo? O peggio, un poeta? Sentiva che si sarebbe giunti alla solita richiesta ma in una forma diversa. Solo a causa di questa novità nella formulazione della questua, non aveva ancora reagito con quei gesti, con quelle parole che venivano percepite come durezza, ferocia, ma che in lui galleggiavano da sempre come la consapevolezza indiscussa di una giustizia da compiere.

A lui era dato un potere. Certo, ma esso consisteva nel dare compimento ad una legge, e non lo avrebbero mai capito i questuanti poiché, caricandolo di capacità che non aveva, vedevano una possibilità di liberazione dalla loro situazione che invece non ne aveva alcuna. al massimo lui poteva concedere una illusoria dilazione.

Esisti” gli rispose, “e’ evidente, e sai anche che potrei, se mi sforzassi, distogliendomi da quel che sto facendo, ma che non farò, pensare, pensarti, e sapere”

fallo quindi e comprenderai che non mento”

Lui, rimanendo fisso con lo sguardo sull’immagine, risponde “se mi distraggo da quel che faccio ora, ed è un’attività alla quale tengo molto, e scoprirò col pensiero di te che non è vero che non hai un passato, mi arrabbierò molto”

ho due curiosità ora. Cosa stai facendo e cosa vuol dire mi arrabbierò”

stai giocando duro. Non siamo allo stesso livello, lo sai”

non so nemmeno questo, perché non so chi sei”

A questo punto distrasse l’occhio dalla donna e guardò con un acume celestiale la macchia impalpabile che aveva osato dire non so chi sei.

Pensò rapidamente e si rese conto che era vero. Quello non era nessuno dei suoi che per quanto fossero ormai miliardi, conosceva tutti.

non è possibile” disse, “tu sei qui, e io non so chi sei. E’ intollerabile”

non lo sai nemmeno tu, come non me lo sanno dire gli altri. Ora mi dici per favore chi sei?”

sono Ade. Sono la legge di questo luogo e tu, si, solo tu, alla legge, sfuggi”

ho bisogno di capire”

anch’io” rispose Ade, e si fece pensieroso, rimanendo immobile alla sua poltrona. Poi prese la candela che ora, per la presenza dell’altro non si dava più pace, con la fiammella che rabbrividiva di continuo, e la pose a destra per illuminare meglio la cosa scura con la quale stava dialogando. Il ritratto di lei sparì nell’ombra.

ti posso dare qualche spiegazione” riprese Ade, “è giusto così. Deve essere fatto. Questo è il Regno dei morti. I morti son coloro che han vissuto calati nel tempo e muniti di un corpo, nella dimensione di Eros. Hai capito per ora?”

qualcosa già sapevo. Ho sentito i miei simili raccontare ad altri della vita, e di cose che non potevo capire.”

cose che capisce chi ha avuto un corpo. Loro parlarono un tempo con la bocca e sentirono con gli orecchi. Tu e io comunichiamo con le menti. Io ho un corpo e posso parlare con esso, ma in più di chi ha vissuto ed è rinchiuso qui, posso parlare come un’anima allle anime.”

quindi il mio nome è anima?”

questo è più difficile da spiegare. Anima è quel che tu sei. Chi sei è un’altra faccenda. È, chi ha vissuto”

La piccola macchia si mosse più verso la luce. “non ti disturba se domando? Hai detto che stavi facendo qualcosa di molto importante. Se vuoi attendo qui in un angolo”

no. Tu sei un enigma per me quanto tu lo sei per te stesso. Io devo comprendere come è possibile che sia accaduto che tu, che non hai vissuto, sia qui.”

e dove dovrei essere? Se esiste un mio luogo, basterebbe portarmici e tutto tornerebbe a posto, perché penso di aver compreso che esiste un ordine e che io lo turbo”

quel che proponi sarebbe bello ma è impossibile.”

e perché?”

perché anch’io che son Ade, non so da dove vengano le anime. So solo che dopo la copula le ritrovo dentro al corpo e quando il corpo finisce rimane li da sola e la prendo, la porto qui che è meglio di niente e loro vivono di se stesse, di ricordi. Son serene quasi tutte. Non hanno nemmeno tempo di avere nostalgia poiché ogni vita ha avuto momenti belli e li rivivono eternamente. Quelli brutti, una volta giunti qui, si dimenticano”

ma hai detto che qualcuno viene a far questua”

si, di un ritorno. Hanno fatto male alla vita, oppure, hanno amato con una tale intensità, che non sanno resistere qui senza l’essere amato”

amato. Che vuol dire? “

non te lo so spiegare bene. È una cosa che quando ti prende cambia tutte le regole che avevi rispettato fino a quel momento.”

Prende la candela e illumina di nuovo l’immagine della donna.

ecco, lei è il mio amore”

perché guardi l’immagine e non sei con lei?”

per la prima volta, dall'assenza di lei, Ade sorrise. Se ne rese conto e ne fu turbato.

guardami. Piccola anima nata o gettata nel regno dei morti. Sto sorridendo al ricordo di lei. Non è mai accaduto. In questo luogo che io governo non esistono Eros e sorriso, ma per la prima volta, a causa della tua domanda, sto ricordando, sorrido e non vivo solo di presente. Io sono figlio di Kronos e Rea. Lui amava mia madre continuamente. Un amplesso eterno, e noi figli si nasceva e si finiva inghiottiti da lui, perché l’esperienza di mio nonno gli aveva insegnato che i figli, una volta grandi tenteranno di prendere il tuo posto. La caverna buia del suo corpo fu la dimora della mia infanzia. Fu il nostro fratello più piccolo, Zeus, che riuscì a battere il padre ed ecco che per alcuni di noi ci fu spazio per agire. Io, che ero sempre stato dio dentro un dio, non riuscii ad abituarmi all’alternanza di notte e giorno. Troppa luce e troppo buio pensai, e devi anche sapere che sappiamo vivere bene solo dove abbiamo vissuto l’infanzia. Ogni altro luogo mancherà sempre di qualcosa. Se mai andrai fra i vivi, vedrai degli umani che son nati in luoghi desolati e ora che vivono altrove e hanno tutto, in un momento di solitudine ripensano a quella prima casetta, alle crepe, alle foglie che riempivano il materasso e che per loro sono e rimarranno sempre, ogni volta che le vede di fretta sul selciato, le fautrici del sonno migliore.

Quindi, per me, non esisteva un luogo. La seconda nascita, vomitato da mio padre, Cronos, dopo esser nato da Rea, mi ha gettato sul mondo che era per me abbagliante. Per questo tornai sotto terra e mi resi utile raccogliendo le anime che rimaste lassù senza corpo, languivano e si lamentavano rattristando i vivi che non li vedevano, ma li sentivano come voci nel vento. Particolarmente di notte, quando le donne tacciono, e i martelli dei fabbri e le ruote dei carri e il canto dei giovani ... Quei lamenti portati via da me e qui rinchiusi, han dato pace al loro sonno e coraggio alla loro vita. Non è possibile sai vivere, se ogni notte i morti ti ricordano la loro situazione e pretendono di vivere nella tua memoria. Ora che loro son qui e hanno imparato a rivivere i loro momenti belli. Son tranquilli, tranne appunto quelli che han seminato troppo dolore e quelli che hanno amato così intensamente da giungere a credere di poter recuperare la pace solo ritrovando l’amata. In questo caso l’anima che qui attende, in questa situazione senza tempo, corre da me e chiede di tornare”, ma ambedue le esperienze tornano rapidamente, di loro volontà, particolarmente quelle legate all'amore, poiché scoprono che un altro corpo dotato a volte di anima, le ha sostituite.

e tu che fai oltre a rinchiudere qui? Io non so cosa sia l’amore, ma penso che sarebbe bello donare quel che chiedono se dà pace”

Sorride di nuovo il dio. “l’amore, non è pace. È una continua, beata inquietudine. E poi, i pochi che riusciranno a guardare oltre a se stessi potranno trovare un cunicolo stretto che porta fuori di qui, ma non nel mondo dei vivi. Io ci ho provato, ma ho un corpo e non me ne posso liberare mai mai mai. Non mi è nemmeno concesso di morire quindi penso a lei e mi accontento. Mi hai chiesto perché guardo l’immagine e non sono con lei. È giusto andare con ordine. Risponderò prima a questa tua domanda e poi all’ultima. Stai comodo dove sei?”

si, grazie”

bene. Ora ascolta. Io esco solo quando gli dei miei fratelli, si riuniscono. Lo faccio controvoglia ma devo. Il punto dal quale esco da su un prato. A quel tempo esisteva un’unica stagione che non si poteva paragonare a nessuna delle attuali. C’erano sempre fiori nei campi e frutti sugli alberi. Sentii una voce cantare che ero ancora sotto terra. E da sotto, nel mondo che è mio e che Eros non raggiunge, fui infastidito. Il mondo sai, era pieno di esseri viventi, frementi in una continua copula e in canti gioiosi. Per un periodo molto breve, gli dei avevano copulato solo fra di loro e si erano riprodotti. Solo io che stavo sempre qua sotto ne ero appunto salvo, escluso finché non incontrai lei, la mia sposa. Per noi gli esseri viventi erano comunque tutti uguali. Un essere umano ci era tanto distante quanto un cigno o un cervo. L’ebbrezza di eros non faceva comunque distinguere nulla, ai miei fratelli e alle mie sorelle la sopra alla luce, e per loro l’accoppiamento con le creature mortali tutte, era piacere. Con gli esseri umani oltre al piacere ci fu la prole.

Io stavo bene nel mio mondo sotterraneo che, come ti ho detto, è l’unico che conobbi da bambino. Ma una volta usciti, si è nel mondo di Eros, e quel canto che sentii con fastidio mentre ero ancora sotto, una volta salito per incontrare i miei eterni pari, mi stordì di fascino. Ed era lei, quella dell’immagine, che cantava e raccoglieva fiori. Avrei potuto incontrare un orso, un cigno. Ebbi secondo me fortuna. Era la figlia di due miei fratelli, Zeus e Demetra. La presi senza pensare, com’è d’uso quando eros governa. Spasimavo di una inquietudine che, pensavo, solo così, prendendola, potevo rendere sopportabile. E invece no sai. Eros, quell’inquietudine te la dà continuamente e non la plachi nemmeno con la presenza di chi ami. La desideri anche mentre è tua, la vorresti amare di più anche mentre, col corpo la ami. Un disastro, ma è bellissimo, e sembra il massimo che possa dare la vita.

Sai, piccola anima, penso che avrai capito e capirai ben poco di quel che dico”

è vero. Ma è così bello! Non so cosa sono le stagioni, gli alberi, i frutti i fiori. Non so cosa vuol dire amare col corpo e nemmeno senza di esso. Ma è bello come racconti”

ed è la prima volta sai che, mi lascio andare al raccontare. Te la faccio breve. Lei si chiama Persefone. Non aveva mai amato col corpo e il mio desiderio e il suo appagamento, com’è giusto che sia, la invaghirono. Anche la mia casa forse troppo buia per chiunque venga da sopra, a lei andava bene, perché chi ama si fa bastare questa inquietudine e il resto non conta”

Spostò la candela e mostrò l’immagine. Il suo sorriso si sparse nell’aria, come un profumo.

penso che come i tuoi ospiti, ti stai dimenticando di quel cammino che porta fuori di qui senza passare dalla terra invasa da eros…”

non crederlo. Agli esseri umani è possibile poiché per loro, giunge il momento che il corpo li lascia. A quel punto han bisogno di consapevolezza ed è un dono talmente raro che, posso dire che solo una manciata di anime passano”

che genere di anime”.

di questo con te devo tacere. Sei un’anima, ricordalo, ti ho già detto troppo. Anche se è vero che solo vivendo la vita di sopra, quella col corpo, puoi comprendere, perché una volta quaggiù, devi saper andare oltre il ricordo e tu, che sei un’anomalia potresti approdare nel mondo dei vivi ricordando il mio regno che non è la meta, e queste parole”

tu, piccola macchia, sei il disegno di una mente che va oltre le mie possibilità”

dimmi per favore Ade, cosa distingue un essere umano nato da un dio da un altro nato da due umani“

l’eternità dell’anima”

ci sono quindi umani che quando finiscono il ciclo del corpo son definitivamente annientati e altri che invece….”

altri che da noi hanno preso un frammento di eternità, il migliore, perché il corpo alla fin fine è un ingombro. Te lo devi portare dietro ovunque e ora sai che in certi luoghi esso è d’intralcio”

anche qui in fondo”

si, anche qui. Infatti gli unici ad essere condannati ad esso siamo mia moglie e io. C’è anche mio cane”

un cane… Cos’è?”

un dono vivente. Persefone va e viene e potrebbe decidere di non tornare. È il suo dovere, ma ha il libero arbitrio e potrebbe non tornare ... e da lei non ho avuto figli. Nei mesi che lei è lontana ora c’è Mafalda. Dorme là in quell’angolo. Lei è qui col corpo; l’anima, come spesso accade con i cani, non ha voluto lasciare il corpo. Io non scelgo mai chi mi può fare compagnia nei lunghi inverni, ma sempre un cane viene. Uno diverso ogni anno. In cambio lascio decidere a loro cosa desiderano fare di se stessi e del loro umano, nel modo più libero che mi sia concesso. Possono fare qualcosa, esprimere un desiderio, ma è necessario che l’umano comprenda che non deve guidare, ma lasciar fare a chi la natura non l’ha mai persa di vista e la comprende minuziosamente. E ho ottenuto che anche l’anima dei cani possa accedere qui in ade, sempre e senza eccezione e, se vuole, può, come gli umani, proseguire il suo cammino oltre la mia dimora”

perché solo i cani?”

perché l’egoismo è inscindibile da chi ha un corpo e io ho un corpo. Se fai caso ho detto il mio cane. Ho usato quel "mio" come se si trattasse di un oggetto. Anche il linguaggio tradisce l’egoismo che fa parte della natura dei corpi. Esso è inutile nell’abbondanza di cibo e affetti, ma per me per esempio, in questi mesi di solitudine, la necessità di Mafalda diventa quasi angosciosa. Non temere per gli altri animali. Le altre divinità hanno i loro. Mio fratello Poseidon per esempio adora i cavalli e mia nipote Artemide, i cervi e i cani. Penso che in Ade manchino solo le zanzare. E qui sai, ognuno vede quel che ama. Se hai amato cani vedrai anime d’esseri umani e di cani, se ami cavalli, esseri umani e cavalli, se non hai mai amato un animale ... non vedrai nulla ...”

io non li vedo. Solo il tuo scorgo, ora che me l’hai indicato. E perché tua moglie sta via così tanto?”

per colpa di sua madre. Pianse tanto la figlia scomparsa e s’adirò addirittura quando la seppe mia moglie, che inaridì il mondo. Mio fratello Zeus, ben sapeva che avevo diritto anch’io ad eros ma riconobbe un diritto anche alla madre, sua sorella anche lei ... e si trattò di vederla, più per timore dell’aridità della terra patria di eros, che di altro. Dovetti accettare”

mi dispiace”

anche a me. Demetra è talmente particolare che quando la figlia torna da me, come nei patti, la terra tuttora si inaridisce e diviene fredda e spoglia. Siamo, mia moglie e io, da qui sotto a tener vive le radici, anzi, è lei. io tengo le anime e lei nutre, da sotto la vita”

mi sembri comunque contento”

felice, non contento. Chi non ha mai amato, se condannato al corpo eternamente, come me, non ha salvezza”

pensi dunque che ci sia una salvezza senza amore?”

solo per te, che ora sai. Chiunque salga lassù e viva la vita di un corpo, essendo consapevole della fine di esso e non avendo certezza dell’anima eterna e di quel che c’è qua sotto, chiunque salga lassù non può resistere ad eros poiché non ti fa pensare a queste cose, ma così, se non si sta attenti si perde la possibilità di comprendere che esiste un gradino successivo”

ma chi è eros”

non è un essere come me anche se lo si considera un dio. Egli si distinse dal caos iniziale mentre Gea, mia nonna, nasceva, e la pervase di un brivido che permise alla vite di riprodursi. Nel mondo di sopra, va e viene per colpa di mia suocera. Quando mia moglie deve scendere da me e le piante inaridiscono di foglie e frutti per il freddo, ecco che anche eros, che è come un vento leggero, si ritrae nei vulcani e nelle grotte per timore di disperdersi in uragani e spegnersi nel ghiaccio. Ma a primavera, quando Persefone torna su, e sua madre si distrae, e i venti e il freddo si calmano, egli riappare e tutto impazzisce di lui. Sai cosa sono i fiori?”

non li ho mai visti”

è vero. Ora te li mostrerò. I fiori sono i genitali delle piante. Sorrido sempre quando vedo un tempio ornato di….genitali. non esiste messaggio più chiaro, più giusto”

Si alzò. Prese la candela e gli fece cenno con la mano di seguirlo. Percorsero molti gradini che andavano verso l’alto e poi, in una grotta umida, si vide, in alto un piccolo raggio di luce. Giunsero alla sua fonte, Ade spostò con la mano l’erba e la luce divenne forte da ferire gli occhi. Cadde anche un po’ di neve. Ade sporse la testa e si guardò intorno, poi rientrò, pose la mano per terra e disse all’ombra di salire. Mise la mano fuori indicò, e gli disse “lei è partita da qui. Quelli davanti a te sono i bucaneve. I primi fiori dell’anno nuovo”.

CAP II

Vieni. Torniamo alla mia camera. Immagino che avrai delle cose da chiedermi.”

“ grazie Ade per la tua gentilezza. Chi è nato come me, qui nel tuo regno, o vi è stato gettato, non sa cosa chiedere perché nulla conosce”

giusto. Forse l’unica soluzione è il mio raccontare”

Tornarono alla stanza. Ade si sedette di nuovo alla poltrona e pose la candela davanti all’immagine.

penso ti sia indifferente il buio. Non offenderti se nel frattempo guardo lei. Sento il dovere di correggere quanto hai detto prima. Tu non sei nato in questo regno. Questo è certo. Qui non si nasce ma si è di passaggio. Devi cercare dentro di te. Devi rincorrere ogni traccia. Forse puoi arrivare a comprendere da dove sei venuto. Non ne sono certo, ma è possibile”

da quel buco che ho visto pensi che io possa uscire?”

quando vuoi. Ma cosa pensi di poter comprendere tu che non hai mai avuto un corpo e non covi nostalgie? Non ha senso se prima non verifichi se in te c’è qualcosa che può diventarti più chiaro”

ho sentito le anime discorrere. Esse son chiuse in se stesse e parlano. Attirano altre anime per parlare solo di se stesse. Della loro vita di lassù. Ne parlano con entusiasmo e soffrono di non essere più là e quindi sono attratto”

lo so. Pensa comunque all’assurdità di chi ama, una volta che è giunto qua. Immagina per esempio un uomo che è sceso in Ade e piange il suo amore rimasto in vita. Egli,è in questa nuova dimensione senza tempo. È un dolore che lo strazia dentro e non percorribile nel sentiero del tempo ma raccolto in un grumo di fiamma. E poi lei arriva perché il suo destino come per tutti lassù, è mortale e lui non la vede, perché è completamente impegnato nella sua sensazione. Ognuno chiuso in se stesso e probabilmente lei è li di fianco, ma altrettanto chiusa in quel grumo di fiamma che genera continuamente il volto dell’altro”

e perché non fai qualcosa. Perché non ci parli”

non conta. Nemmeno nel mondo di sopra conta parlare. Si deve far esperienza. Qui dovrebbero cercare di capire cosa sta accadendo in questa per loro nuova dimensione incorporea. Senza tempo, senza alcuna cadenza, senza giorno e notte, stagioni ed anni, in questa uguaglianza infinita che è tutto un presente intenso, un attimo continuo che ha tutto di te. Quel che eri e quel che sei, e che sommati sono il seme di quel che sarai. Basta coi ricordi. Essi sono una parte di noi, ma l’esperienza accumulata nel mondo di sopra deve diventare consapevolezza per nuove esperienze che non fanno più uso dei sensi che non si hanno più. È una percezione unica, globale, possente. E loro si crogiolano invece nel ricordo. Non dico sai di dimenticare. È impossibile. Ma è come se io dessi importanza a quel che ho mangiato e basta, e di questo ricordo mi strugga, e in fondo l’amore è il cibo più selezionato che sia stato inventato per esorcizzare la paura della morte. Ma una volta che lo scopri, che lo sai, che sei giunto qui, che senso ha più drogarsi di paura. E invece la nostalgia, nuova droga, li anestetizza. Quando dai sensi ben addestrati abbiamo imparato a pensare, ecco che il corpo si scioglie nella sua fine, l’anima rimane sola ma ora, qui da me, essa ha in più di quando è giunta nel mondo di sopra, una memoria che può servire per due cose. Elaborare per comprendere il mio regno e il suo segreto, oppure veder di recuperare qualcosa dal lago più profondo e scuro di se stessi, e si tratta di comprendere una via, una mappa, una sensazione di sé come nati da qualcosa di più vasto di un corpo. E poi identificarlo, trovarlo e a lui riunirsi. Ma tutte e due queste vie hanno come ostacolo la nostalgia”

più parli e più sono le domande che farei”

dimmi”

parli di uomini e donne. Cosa sono”

giusto chiederlo. È diverso sai nel mio regno che in quello di sopra. Uomini e donne son due categorie basate solo su alcune differenze nel corpo. E si attraggono, si cercano. Cercano di essere un unico essere. Devo dirti che eros non pone barriere. Tutti possono essere attratti da tutti. L’unica regola di eros è che il rapporto, che di solito è uno a uno, al quale, se ti fai guidare, ti porta, deve essere adorato fino in fondo. La fisicità pura, di regole non ne ha, se non una, una fedeltà che deve andare oltre alle cose banali della quotidianità e della carne ... ma si capisce con l’esperienza, nella vita di sopra, che dalla relazione anche se caotica e indistinta, qualcosa dentro ci porta fatalmente ad un unico altro essere. Io, re di questo regno buio, potrei possedere chi voglio. Questa in fondo è l’unica differenza invidiabile fra me e gli umani che devono invece conquistarsi tutto, e infine perderlo. Nessuno sarebbe in grado per eros o per forza, di dirmi di no. In certe notti nelle quali amavo far divertire il mio corpo, correvo per le città di sopra durante le feste, raccoglievo esseri a mucchi e mi divertivo. Saziare una reciproca fame. Una fame che non si sazia. Che riappare dopo e domani come se non si fosse fatto nulla per appagarla. È in fondo così per ogni senso del corpo. I tuoi polpastrelli accarezzerebbero la seta in eterno se la conoscessero. Se tu smettessi, di quel contatto avresti continuo desiderio. Così è per i cibi al palato. Il canto di certe voci e spesso anche della propria e quell’eterno mistero che è la musica. Eros invece, che sembra invitarti a banchetti di quantità, ti porta infine ad emozionarti, a tremare, a sconvolgerti per un solo essere”

Ade tace. Avanzando col busto pone il gomito sul ginocchio e la palma della mano accoglie il mento. Osserva più intensamente l’immagine. Sembra un felino che stia per spiccare il salto.

e le anime non sono uomo e nemmeno donna?”

nessuno dei due. Quando si nasce è il corpo a decidere. Questo ti dimostra quanto sia secondario essere maschio o femmina”

e tu che hai un corpo cosa sei?” 

quel che si dice un maschio. E sono di quei maschi che cercano femmine. Mio fratello Zeus per farti un esempio, è un maschio che cerca di tutto”

ma spiegami per favore. Non ho capito se quindi è l’anima che guida il corpo o il corpo che guida l’anima”

Quando lassù nasce un corpo, in esso, in modo anche per me misterioso, troverai un’anima, se nato dalla copula fra un mortale e un dio. se invece nasce dalla copula di due mortali, ed è l'evento più comune, in esso c'è un seme del quale non sono consapevoli. Se esso per qualche causa del destino, germoglia, si ha un essere identico al figlio di carne mortale e dei, un artista, un poeta. Esseri geniali e noiosi capaci di produrre eternità, anche se mortali. Come ti ho detto, essa, l'anima, è eterna e fiorisce spontaneamente, se frutto dell’unione fra un umano e un dio. Mortale, ma dotata di seme da innescare, se nata da due umani. Puoi quindi comprendere che un essere nato da due umani sarà inizialmente sempre, guidato dal corpo. Un essere nato da un umano e un dio inizialmente, sempre, è guidato da un corpo e raramente anzi, men che raramente, col tempo, verrà guidato dall’anima ma di essa avrà sentore comunque dalla nascita.”

e come li distinguerò quando salirò, questi due generi di esseri?”

Penso sia spesso impossibile, particolarmente in gioventù, età nella quale, e giustamente, dominano i sensi. Ora cerca di seguire la mia spiegazione. Non ti servirà nella vita di sopra nell’immediato, ma col tempo ti aiuterà a distinguere, anche se non sappiamo se una volta lassù, avrai ricordo di Ade perché, nell’ebbrezza, nel rumore dei sensi questo ricordo che comunque è presente, sempre svanisce.

Dunque: quello nato da un dio, inizialmente si inebria del corpo e si lascia guidare da esso, poi scatta quel grande sentimento che lo porta oltre l'amore. In rarissimi casi, dalla nascita si ha consapevolezza. Si contano sulle dita di una mano in millenni di storia delle anime. Si può dire che ogni esperienza fisica lo prepari a qualcosa di più alto. Egli organizza quel che ha goduto o sofferto, col pensiero, e arriva il momento che è pronto per il dono più alto di eros e che oltre eros ti porta. Quello nato da umani invece, vive dei sensi senza sazietà. Mai la mente si sofferma poiché essa è stata addestrata solo per la sopravvivenza e l’appagamento. Non si può amare quel che non si conosce e quindi non si può desiderare raggiungerlo, questo è il loro problema. Questa è la bestia. Essere solo per i sensi. Gli animali, i cani, i cervi, i cavalli, le piante e tutti gli altri, sono qualcosa di più. Tacciono, particolarmente con noi. Ma tace chi sa e se di te si fidano, qualcosa, non con le parole, ma col comportamento, riveleranno a chi sa ascoltarli. e' per questo motivo che rispetto per esempio i cani e chi da essi si fa elevare. serve comunque, all'umano figlio nato da due mortali, che eventi della vita sveglino in lui il seme, ma non basta. E'' necessario anche che se ne accorga. Se non se ne rende conto sarà solo un essere ipersensibile tendente alla sofferenza. Se se ne rende conto, coltiverà il germoglio e il resto verrà da sè ”

e non accade mai che questa regola di umani legati ad umani e umani misti ai divini cada?”

dicono che accade ed è per me inspiegabile. Ammiro molto per esempio quell’umano che chiamano san Francesco d’Assisi. Sappi che gli umani ci adorano e ci offrono preghiere. Quel Francesco le dedicava ad un dio diverso da me e che non conosco, ma non mi interessano queste cose. Non mi interessano le loro preghiere. Come per loro, per me vale la regola di soffrire il meno possibile e se possibile di star bene. Io, come ti ho detto, son condannato ad un corpo eterno. Chi è qui, in Ade o di sopra, sta meglio di me poiché è soggetto al cambiamento. Io no. Questa condanna non la comprendo. Guardo sorpreso e deluso sempre, quelle anime che vengono qui e mi chiedono di tornare di sopra e di ripetere quanto hanno già vissuto. Loro vanno qua e poi tornano, poi tornano da là e di nuovo vanno infinitamente e si riducono come me ad essere senza scampo con la differenza che io ho la sensazione di non avere scelta perché non posso rinunciare al corpo. Ed è quella nostalgia che li tiene alla catena e stanno nel raggio dei pochi movimenti che essa a loro non consente evoluzione”

Mi hai detto che non sai da dove vengo. E di te cosa mi dici?”

ben poco. So quel che mi hanno raccontato. Anche nel mondo di sopra ogni vivente non sa se non quel che gli hanno raccontato. L’infanzia è una penombra che sembra illuminata dalle parole di altri, ma è una penombra in forma di ricordo indiretto, che pian piano illumina noi stessi e ci mostra un’immagine per il presente. Il passato non inizia mai con la nascita, ma molto dopo. Nemmeno dei primi ricordi si è in fondo certi. Questo vale per chiunque ha un corpo e quindi anche per me”

ma chi esce da qui e non ha un corpo che fa?”

vaga, incrementando la nostalgia e quindi quella catena che lo lega al mondo di sopra, e poi torna. Altri riescono a rimanere lassù e si insinuano nei corpi già nati creando in essi un caos che dà via libera in modo ancor più terreno, ai sensi. Già quando hai l’anima divina calata nel corpo, spesso ottieni una bestia. Così è ancor più facile che accada se due essenze umane mortali, che esattamente anime non sono ma le abbiamo chiamate così perchè il linguaggio è povero ... in queste essenze-anima, si crea il caos, perché domina la nostalgia e spinge a divorare se medesimi eternamente”

quindi sarò, lassù, in una situazione poco chiara. Le anime le ho viste e penso che le riconoscerei, ma i corpi come si presentano?”

le anime o meglio, le essenze, non le vedi. Si sciolgono nella carne. Puoi intravvedere raramente un suo bagliore dagli occhi. I corpi è difficile descriverteli per te che non hai sensi. Tu per esempio non mi vedi. Mi percepisci. Hai potuto cogliere l’immagine di lei nel ritratto perché con la mente te l’ho trasmessa, ma gli esseri umani non son come lei. Quella è una cosa piatta, fatta con dei colori”

e chi l’ha fatta”

io”

penso che vagare un poco nel mondo di sopra sarà necessario ma per nulla facile”

impossibile direi. Le altre anime-essenze, quelle che hanno già vissuto, grazie alla loro esperienza vedono, sentono e di notte, quando il mondo tace nel sonno, possono far udire le loro fievoli parole. Tu dei sensi non hai nemmeno quel ricordo. Ma se desideri, come ti ho detto, non posso impedirti di andare”

non resisto. Devo assolutamente tentare di capire anche con quel nulla che ho. Ho comunque le tue parole che qualcosa mi hanno spiegato”

ma non hai i sensi…..”

dimmi ancora qualcosa. Parlami per favore di come gli umani figli di un dio e un umano possono

andare oltre”

Esistono due fatti che portano alla scoperta di quel qualcosa in più che trasforma la vita da un triste riaccadere continuo a una via con una meta. Il grande dolore, che può controllare e spegnere per un poco la quantità di ebbrezza di eros e rivelare i pensieri dell’anima e i suoi ricordi precedenti alla vita del corpo, e il dono più alto di eros, l’amore condiviso con un altro essere solo in rarissimi casi è alternativa alla sofferenza. Posso anzi affermare che si tratta di una leggenda e che di fatti storicamente accertati non ne possiedo”

dunque. Dimmi se ho ben capito. Se si è nati da due umani, dominano i sensi e anche l’anima è mortale, ma c’è qualche eccezione, e poi sofferenza o amore, anche se non è certo per quest'ultimo, fanno germogliare l'anima”

giusto. Di eccezioni però, come ti ho accennato, non sono certo. Me ne hanno parlato. Potrebbero essere solo speranze”

se si è nati invece da un umano e da un dio si hanno due possibilità di evolvere e non ripetersi. Il dolore che spegnendo i sensi fa sentire la voce dell’anima, e il pensiero che raccoglie le esperienze e le pone in ordine, come una scala sulla quale si sale per giungere all’eros più alto. Ma così in fondo è come per gli altri!”

si. Esiste un eros del corpo e uno dell’anima. Quello dell’anima è il più importante. Quando hai un corpo puoi vivere contemporaneamente l’eros del corpo e l’eros dell’anima ma, insisto, è solo il secondo che veramente importa. Per i figli di un dio e di un mortale, la differenza in fondo sta nel fatto che nel figlio di un dio, la rinuncia alla coltivazione della propria anima della quale si intuisce sempre la presenza, è un atto volontario. si sceglie la vita carnale perchè è un qui e ora dell'appagamento, rinunciando al transito nel corpo per acquisire quelle nozioni che portano ad  ... ma si, qualcosa ti posso dire, ad una vera eternità, della quale io sono una grottesca caricatura, un aborto”

e cos’è il dolore?”

È qualcosa che fa male dentro e, come ti ho detto è talmente forte da spegnere i sensi, e rende quindi chiaro il discorso dell’anima che mai parla ad alta voce. Esiste il dolore causato da un’ingiustizia e quello causato da un male del corpo, ma solo il primo schiude il germoglio. San Francesco sentì la sua anima causa un male del corpo. una rara eccezione”

E il piacere più alto di eros non porta ad una via? Penso che sarebbe la cosa migliore”

il piacere del corpo come ti ho detto, si sazia per un attimo e poi di nuovo si fa sentire. Non ti lascia mai, e quindi non approda a nulla e quando diviene un sentimento esclusivo sull’altro, esso appaga, ma nella vita, col corpo e basta. L’apice che svela la voce dell’anima esiste ed è l’eros dell’anima. È rarissimo, ma si ottiene di più col dolore, posso dirti che se un mortale si rende conto della ripetitività del dono di eros e su esso medita, qualcosa ottiene, ma per ora son chiacchiere senza fatti”

quindi per crescere si deve soffrire”

la mia esperienza mi porta a credere che non vi sia altra via”

a me che son solo un’anima senza esperienza, pare un’assurdità. Nessun dio potrebbe concepire la sofferenza come una via se non perché egli stesso è nella sofferenza”

Ade spostò la candela e guardò intensamente la macchia scura. Ora lei, la donna, era come dimenticata.

tu Ade, non puoi godere qualcosa di più elevato di quell’amore, poiché non puoi liberarti del corpo, ed è ovvio che la tua esperienza ti faccia pensare che non si possa andare oltre e che la sofferenza sia ...”

e quindi?”

non so che dirti. Io non ho vissuto. Ma così non va. Così non ha senso.

Intendo quindi uscire e cercare di capire da solo, ma ho paura di perdermi”

qui da me è più vasto e popolato che nel mondo di sopra eppure mi hai trovato”

qui vagavo senza meta. È il caso che mi ha portato da te”

non il caso. Ade è comunque un luogo finito e in una dimensione senza tempo, che è come dire in un tempo indeterminato. Prima o poi saresti passato da qui e questo dialogo si sarebbe consumato. E’ il fato”

il fato?”

si, una legge superiore che nessuno conosce”

e se la chiamassi caos?”

non potrei controbattere. Siamo nati dal caos”

e in esso ancora siamo, forse illusi che esistano delle regole.

Cosa mi puoi consigliare, o Ade, per la mia paura di perdermi e non saper poi ritornare?”

anche il mondo di sopra non è illimitato ed è infinitamente più piccolo di questo. Troverai la strada. Per memoria o per caso”

ciao”

arrivederci” rispose il dio e rimase solo. Spense la candela e si fece solo pensiero..


CAP III


Sono qui o Ade”

com’è andata”

avevi ragione. Senza sensi e senza nemmeno l’esperienza di essi, non ho colto nulla se non un caos indistinto di forme a volte immobili e più spesso in movimento”

purtroppo è così. Ti serve un corpo”

e come si può fare”

Ade, nel buio più completo, accende la candela. Torna a guardare l’immagine. Tace un poco e poi muove la candela verso il vuoto apparente che contiene l’anima e gli fa cenno di avvicinarsi.

Riposiziona la candela e ora in quel debole chiarore può vedere bene lei e la macchia.

tu sei stato via appena un giorno, una misura che non puoi comprendere. Io non sono stato qui ad attenderti. Ho riunito i miei pari e abbiamo discusso di te”

avete compreso come o da chi sono nato?”

no. Ci è impossibile comprenderlo. Ho chiesto comunque di risolvere in qualche modo un’altra questione. Quella di un corpo. Non abbiamo il potere sai, di costruirne uno e nemmeno di privare un corpo dell'essenza. Anzi, non è corretto quel che ho appena detto. Si potrebbe, ma il corpo si scioglierebbe, quel che sulla terra chiamano decomposizione. Avevo però un’idea. Noi dei possiamo separare l’anima nostra dal corpo e col corpo prendere qualsiasi forma ci aggrada. Ho chiesto se qualcuno era disponibile a prestare il suo”

penso che ti abbiano detto no...”

un umano direbbe di no, e bisogna comprenderlo. Per un dio è differente. Per la nostra eternità, la durata di una vita umana è un attimo. Alcuni di noi, come per esempio Dioniso e Afrodite, non possono, sono fondamentali. E nemmeno io che devo raccogliere le anime”

non riesco a immaginare chi si sia offerto”

Ares e Zeus. Abbiamo votato per il primo. Quando scenderai, per l’arco della tua esistenza non ci saranno guerre”

e quanto tempo mi è concesso?”

quanto ne riterrai opportuno tu. Potranno essere due ore come cinquecento anni. Davanti all’eternità si tratta comunque sempre di un attimo. Abbiamo un solo dubbio. Quando entrerai in un corpo e nascerai come si deve da una donna, ricorderai questi dialoghi? Il prestito del corpo? Abbiamo deciso che di notte, nel sogno ce lo farai sapere. Se non dirai nulla te lo ricorderemo noi”

ma non avete timore che io non desideri più tornare? Ho compreso quanto le anime, scusa, le essenze di quaggiù siano attaccate al mondo di lassù”

non tutte. E poi tu, ricordando Ade, non sarai come gli altri umani che hanno una paura terribile perché in fondo non sanno. Tu sai anche che questo, per i migliori, non è un luogo definitivo”

accetto. Come vi avviso quando deciderò di tornare?”

verrai da me. Me lo dirai e recupereremo in qualche modo il corpo”

bene. E quando accadrà tutto questo?”

ora”


CAP IV


Sono qui. Sono tornato”

lo vedo. Ora non sei più una macchia informe. Hai una sembianza umana. Almeno un cambiamento in direzione della normalità è stato ottenuto”

sono tornato e sono pronto a riconsegnare il corpo che mi è stato prestato”

sono passati solo cinque anni”

bastano. Sono bastati”

e cosa mi dici della vita di lassù?”

che non va bene. Sono stato spinto a questa avventura dalla nostalgia altrui, perché le anime, scusa, le essenze del tuo regno, raccontavano. Era meglio non sapere nulla”

e vagare così in Ade come ti è toccato in sorte di fare ti sembra un buon destino?”

ero inconsapevole di tutto, era il destino migliore. Ero in tutto e per tutto una macchia scura, informe, senza pensiero. Ascoltare la nostalgia e poi parlare con te mi ha reso consapevole della mia esistenza e di quel che fuori di me esiste. Giustifico tutto quel che ho vissuto e provato solo come un contorto modo per far capire all’anima che esiste una via per uscire da Ade. Sacro, fondamentale, è il ritorno qui per poi accedere a quella via che a te è interdetta perché hai un corpo. Sai bene che nella breve vita in quel corpo prestato, mi è rimasta la consapevolezza dei nostri dialoghi, e tutta la mia memoria antecedente. A differenza degli altri umani, per me, tornare non è stato angosciante. Non ho certo avuto, come loro, la sensazione di cadere nel nulla. Quel che non comprendo è il ruolo di voi esseri eterni ed eternamente con un corpo. Gli dei. Ho scoperto che ce ne sono a centinaia di adorati laggiù e tutti in modo più o meno chiaro parlano di un ricongiungimento o annullamento dopo la morte, che in fondo è la medesima cosa, in una entità divina fondamentale. Partire da essa e tornarci. Che senso ha”

ti ho detto già che non so darti risposta”

ma avete preteso di dare delle regole al mondo. Se all’origine era il Kaos, che tradotto vuol dire gola, quindi una specie di vortice indistinto che inghiotte, anche tornare ad esso non deve essere in fondo un piacere esattamente quanto non lo è il percorso di questo grande e ingiustificato movimento che è la vita”

sei diventato ben saggio in cinque anni”

si chiama fragilità. Più si indaga e più si diventa una nevrosi spaventosa. L’unica soluzione è lasciarsi vivere dai sensi quando si ha un corpo e poi, una volta qui, rinunciare alla nostalgia, ma questo nessuno lo può insegnare perché le anime, scusa, le essenze, ne son talmente pervase che nessuno ascolta”

vedi comunque che c’è del buono in quel che faccio. Io le raccolgo le essenze e le porto qui. Permetto così agli umani di vivere nei sensi sulla terra,nella luce, e di non essere disturbati dai lamenti, e una volta giunte qui, esse possono ... ricorda che in fondo possono, resistere alla nostalgia”

penso che sia una fatica immane. Con una lentezza inaudita un po’ alla volta tutte se ne andranno da Ade, questo penso, solo che i tempi rasentano l'infinito”

esatto. E rimarremo noi dei che nella nostra inutilità, diventeremo immobili e ci trasformeremo in rocce ed esse in polvere. Questo penso. Spero.”

la polvere comunque non è ancora il nulla”

l’angoscia per la mia eternità pesa di più, ora, nelle tue parole”

tu, Ade, e gli altri dei, state facendo tutto questo nella speranza di una vostra fine o di un cambiamento. Ora capisco”

ho diritto di sperare e quindi di agire così”

si, certo, ma i sensi son più forti di quel che credi e uniti con un altro fardello che ho scoperto, renderanno eterna questa lotta, impossibile il ritorno se non per pochissimi. E invece a te interessa che ritornino, che escano da Ade, tutti in un tempo che come il tuo, non sia quasi eterno...”

un’altra cosa?”

si. Ora che ho vissuto, sarò io a raccontare. Puoi spegnere per favore la candela? Grazie.

Nascere è stato sorprendente. La materia al contatto con me si è innescata in un ciclo che ha portato alla formazione del corpo. Io guadagnavo spazio in esso come la mano si insinua nel guanto, e quella totalità, da me resa mobile, mi ha trasmesso immediatamente un senso di onnipotenza. Essere espulsi dal corpo della donna ha portato al primo spaventoso dolore. L’aria che si insinua nei polmoni è una pugnalata travolgente. Si inizia con un urlo. E poi ecco le prime sensazioni che si lasciano identificare, non più vaghe come sogni, dentro a quella liquida pancia. Il sapore del latte, il calore di un corpo, gli odori che danno paura o tranquillità. E la voce! sentire con sorpresa che si è capaci di far vibrare l’aria anche se non si sa come, quando si è così piccoli. Il senso di protezione, le carezze, i primi odori sgradevoli, rivoltanti, la luce troppo forte che punge gli occhi ancora non finiti. E poi si inizia a capire, a scoprire le regole, a vivere. Sai, è stato tutto non bello, ma strano. Ci si doveva muovere fra cose che non si possono fare, che sono un’infinità, l’instabilità del tempo e degli altri e le strane esigenze del corpo che mai son sazie. E il mistero più grande, gli altri, che fanno e sembrano avere un motivo profondo che poi quasi mai esiste, e la femmina, per me che il caso ha reso maschio, che come una divinità fa nascere dentro, l’unico seme veramente inspiegabile… la bellezza”

è vero quel che dici sulla bellezza. È inspiegabile”

qualcosa penso di avere capito. Dimmi per favore cosa ne pensi. Il volto della donna che più ci piace mantiene molti tratti dell’infanzia. Se penso alla Kathrine Hepburn, alla Brigitte Bardot dei tempi migliori, io da bambino che vedevo, coglievo il viso di bimbe su corpi di donna. I figli di due umani guardano allo splendore e all’opulenza della carne, ma tutti gli umani si inchinano gioiosi a questa bellezza che mantiene tracce dell’età senza eros. Età nella quale l’odore della pelle, l’alito, sanno di poesia. Le gambe e i piedi, se sporchi, hanno sapore di giochi sui prati o nella sabbia e nulla corrompe la poesia che ci siamo costruiti dentro. L’infanzia non è certo così. È l’unica età che ho vissuto e nulla è stabile per motivi ben diversi da quelli dichiarati dagli adulti. Il corpo cambia rapidamente, continuamente, e non ti puoi mai fidare completamente di esso che ad ogni cambiamento è soggetto a regole nuove che ti portano a dover abbandonare quelle appena imparate e ad impararne, sempre con fatica, altre; le regole son troppe e troppo spesso non son spiegate, l’affetto va e viene e il suo calore, quando manca fa nascere in noi la terribile nostalgia, quella nostalgia che allunga indefinitivamente il passaggio da essenza in anima.

Gli adulti però ripensano troppo spesso all’infanzia in un modo irreale, dimenticando questa selva di instabilità da riconquistare ogni giorno e ogni giorno sempre diverso, poiché il bimbo, sempre cambia. Esiste nell’età adulta un periodo che sembra simile all’eternità.  questo l'ho colto nei grandi intorno a me, e prende forma di arroganza. Il corpo ha terminato di crescere e per anni rimane uguale a se stesso. In quel periodo si idealizza l'era del bambino e la bellezza femminile, quella più elevata, viene cercata in relazione ai visi amati nell’infanzia. Anche i polsi sottili, che danno idea di fragilità, e le manine, che quando le osservi da sole, dimenticando per un attimo il corpo di adulta al quale sono attaccate, sono per te quella dell’infanzia che col secchiello e la paletta faceva castelli di sabbia in spiaggia. Se guardi la mano di un uomo, coi peli alle falangi, coi peli sul viso che devi domare ogni mattina, hai la sensazione che l’animalità, simbolicamente col rasoio venga combattuta, ma sempre rispunta. E le mani appunto, non hanno più nulla, irrimediabilmente, dell’infanzia. E il collo di lei, cosi minuscolo e quanti altri particolari che nutrono l’ideale amore. La polposa visione che vuol sentire la mano piena di forme, nella sua sensualità convive in noi e spesso vince, ma l’angelo coi lineamenti infantili sul volto, che si rende glabra ormai su tutto il corpo, domando l’animale e assomigliando alla purezza di una statua greca….”

non male per un bambino di cinque anni”

sono giunto nel mondo di lassù con la consapevolezza di Ade. Per questo non mi son limitato a lasciar vivere i sensi, ma ho cercato di comprenderli”

sulla donna posso comunque darti ragione. Si cerca nell’aspetto esteriore la copia di un ideale che ci siam costruiti dentro”

ideale che per gli umani figli di un dio si emancipa, non senza fatica, dalla carne. Anche per noi dei è una lotta”

si giunge alla contemplazione. Il rapporto fisico sembra arrivare fin li, ma quando è vicinissimo alla conquista dell’estasi, si spegne nell’apice dell’orgasmo”

e’ vero, dovrebbe durare in eterno, quel legame, nell’orgasmo, e invece ti consegna alla realtà di un corpo che chiede tregua, ad un dopo nel quale l'estasi che si è raggiunta ti abbandona e ... ti senti solo. Ma non scaldarti troppo per la bellezza. È bello se essa rimane un mistero, quindi permettimi di dimenticare quel tuo bel ragionamento che pretende di spiegarla. Continuerò a viverla, a cercarla con l’intuito, senza misurarla. Dimmi ora di quell’altro fattore più potente della nostalgia”

va bene. Mi son perso nel tentativo di comprendere la bellezza. Essa non ha limiti. Pensi di aver visto la donna più bella, il paesaggio più bello, ed ecco che trovi qualcosa che supera, continuamente. E condividi con me che nell’eros, non si debba dare una regola alla bellezza, che fluttua, cambia continuamente. È anche la bellezza delle opere d’arte che mi affascina…”

di nuovo cambi argomento”

va bene. Ti parlerò di quel che desideri, ma sappi che per tutti gli dei che esistono lassù rappresenta la sconfitta definitiva”

parla per favore”

ti racconterò come l’ho scoperto. Proprio attaccato alla casa dove abitavo, c’era un parco. Tutti i pomeriggi, mi bastava aprire un cancello per andare a giocare. Avevo un soldino in tasca per comprare qualcosa al chioschetto, poi passavo qualche ora spensierata giocando di solito con altri quattro amici e una bambina bellissima. Avevo deciso da una decina di giorni di dedicare il soldino a lei. Compravo un bel cioccolatino e di nascosto, mentre si giocava a nascondino, glielo mettevo nella tasca del cappotto appoggiato su una panchina. Verso il tramonto, quando si rivestiva per andar via, si ripeteva il momento bellissimo di quella sua scoperta. Io le sorridevo augurandole un dolce ritorno a casa e tornavo per un'altra via. Un giorno, oggi, la vedo sedersi ad una panchina con uno di noi, sorridergli, dargli un bacio sulla guancia e farsi tenere la mano mentre si alza e viene a giocare. Sono triste ma non dico niente. Anche gli altri bambini vedono. Decido di non giocare. Non ci riesco. Sto male. Tre dei quattro bambini alla fine del nascondino mi raggiungono. Mi vogliono parlare. Mi dicono che sapevano che ero io a mettere il cioccolatino nella tasca del cappotto di lei, ma l’altro, il bambino che non si è unito a loro per parlarmi, ha detto che era stato lui e lei….

capisco. Capico” rispose Ade

i miei compagni mi dicono che è un’ingiustizia, che ne vogliono parlare con lei, ma non ho voluto. mi son steso sull’erba e ho lasciato li il mio corpo per venire da te”

tutto qui? La vita è piena di occasioni. Non mi sembra il caso di reagire così. Quindi ora il corpo è steso su un prato nel centro di quella città. Ma non hai pensato che la bambina avrebbe potuto mettere tutto a posto?”

ti faccio un esempio. In un paesino, tanti anni fa un uomo e una donna uscirono per una passeggiata. Lui doveva partire. Le disse ti scrivo. La prima lettera rimase incastrata quarant’anni nella buchetta della posta. Quando arrivò, lei era già nonna. Conteneva la domanda di matrimonio. Lui non ricevette risposta e questa, l'assenza di un segno, all’epoca era già una risposta; lei non ricevendo nulla pensò che lui non aveva intenzioni serie”

ma è un caso diverso”

no. È il medesimo. Oltre la nostalgia, c’è l’ingiustizia che quando accade non è più sanabile. Non si torna più indietro. Ne scopri la possibilità, l’esistenza. Le anime che vengono da te hanno nostalgia si per il piacere dei sensi, ma anche e non certo in secondo luogo, per un desiderio angoscioso di giustizia. E ora parliamo di te, di voi, di tutte le divinità. Dettate regole e l’ingiustizia vi sfugge. Non riuscite nel vostro compito”

sei severo. Noi di giustizia parliamo e diciamo come comportarsi, ma poi gli umani fanno come vogliono”

e come mi spieghi allora che tutti gli esseri viventi e qualche rarissimo umano, quando accedono al tuo regno, senza eccezione, passano da quel pertugio che a te è impedito per il tuo legame indissolubile col corpo, e non tornano mai più al mondo dei corpi?”

gli animali uccidono” dice Ade

per necessità”

non sempre”

certi son troppo primitivi e questa loro innocenza li salva”

intendi i rettili. Passi per loro, e un gatto che gioca col topo e infine lo uccide anche se è sazio?”

la sua innocenza consiste nel non essere consapevole della morte, del dolore che infligge”

è possibile”

è così”

gli umani feriscono senza la spinta della sopravvivenza”

quindi?”

quindi le regole che le divinità hanno offerto, non contano. Nemmeno l’idea di punizione da voi inventata. Tenere le anime qui e sperare che sfuggano alla nostalgia, in queste condizioni non conta quasi nulla. La nostalgia del piacere dei sensi col tempo quaggiù si spegne. Anche la nostalgia di eros alla fine, per ultima cede il passo, ma l’ingiustizia subita, anche se da un ingiusto, dona forza perenne ad un'altra nostalgia e vogliono tornare. Solo constatare la giustizia realizzata, compresa, da tutti vissuta, li placherebbe e spegnendosi l’ultima fiamma che nutre quella nostalgia penserebbero non a tornare ma, finalmente a partire”

hai una soluzione?”

si e no. Bisognerebbe fare in modo che la nascita non porti alla dimenticanza di quanto è precedentemente accaduto all’essenza”

quel che è accaduto per la prima volta a te”

forse non per la prima volta. Forse qualche altra anima, scusa, essenza, ha preso in prestito il corpo di un dio mentre questi si lasciava andare al sonno e una volta sveglio, non si è reso conto dell’involontario prestito. Con me, per voi dei è stato tutto consapevole. A cause della fiammella della candela che si è mossa e ti ha fatto sentire la mia presenza quel giorno ormai lontano cinque anni, abbiamo parlato, e tu, voi, avete cercato una soluzione”

pensi quindi che quei pochi che son venuti in Ade anzi, tornati e poi son andati via come gli animali, per mai più ritornare, siano essenze fattesi anime, che come te non hanno avuto un corpo e son rimaste consapevoli di quel che erano prima di entrare ... nel corpo! È possibile”

e della tua nascita in quanto essenza che mi dici?”

penso ad anime preparate per la vita. L’amplesso unisce la parte maschile e la femminile e subito dopo, per volontà di quegli umani medesimi che hanno cercato l’amplesso, quel microscopico grumo di vita viene dissolto, gettato, o chiuso in orfanatrofio. Penso che un umano e un dio si uniscano, ma l’umano che non vuole procreare ma godere, e agisce così, e anche in un neonato che entra all'orfanatrofio, l'essenza si è dileguata in una scelta migliore, che ora so essere una nuova attesa in Ade. Corpi mai nati quindi, oppure corpi nati ma senza affetti che trattengano l'essenza. Se nutri solo il corpo ... uccidi ”

i miei antenati, mio nonno Urano e mio padre Cronos divoravano i figli. Mi stai descrivendo il ritorno ad una disumanità primordiale”

si, ci avevo pensato anch’io. La mia comunque è un’ipotesi. Ho diritto a sperare di essermi sbagliato”

tu mi dici che un figlio non voluto…..perde l’anima, scusa, la possiblità di evolvere l'essenza in anima e l'essenza stessa! ”

si, è così. Nasce sprovvisto del corpo e basta. e l'artista è questo essere che ha compreso tutto.”

penso che non sia così" pensa Ade a voce alta. Immagino l’embrione che si sviluppa e l’anima o l'essenza, che non è presente perché ancora non sa che il fatto che la incarna sta accadendo, e che vaga perché sa che in qualche punto si sta nascendo e cerca la congiunzione”

e come accadrebbe secondo te, Ade, che non trova il luogo?”

perché il segnale che sta per nascere una nuova vita si perde nella forza dei sensi. L’anima e l'essenza sentono l’atto d’amore ... non il solo sfregamento dei genitali ...”

si. Si, è così. Ora ricordo”


CAP V


Dopo un lungo silenzio, Ade si alza e si avvicina all’anima in forma di bambino, la prende in braccio. La accarezza, le canta una ninna nanna, la addormenta e poi se la mette in tasca.

Esce dalla stanza, sale e si infila nel buco che collega il Regno suo col mondo di sopra.
È pomeriggio.
Arriva nel parco ove dovrebbe giacere il corpo del bambino. Vi trova ora un tempio immenso. Legge sulla lapide all’ingresso, che ottant’anni prima, il bambino si era addormentato sull’erba e il suo corpo, caldo, vivo, non si è più mosso. È comunque cresciuto. Stupendo. Si lascia osservare dentro la teca da fedeli di tutte le religioni, di tutti i pensieri, che vengono in processione ad amare tanta bellezza.
Ade si siede di lato e guarda la processione che avanza. La porta è sempre aperta, giorno e notte, e un chiarore delicato, non illuminato da alcun artificio umano,  irrora l'edificio e offre serenità agli occhi.

Prende dalla tasca l’anima, la sveglia con una carezza e la sistema seduta di fianco a sé.
Essa si stropiccia gli occhi.
Ade chiede: “fa ancora male quel che abbiamo scoperto?”

si. Un po’. E qui cosa succede?

son passati ottant’anni da quando hai fatto addormentare il corpo che ti avevamo prestato. Dimenticavo. Ti annuncio che non sei essenza, ma anima, e racconterai tutto questo”

L’anima si alza e si avvicina. Osserva lo splendore di quel corpo bloccato nel fascino dei vent’anni e poi guarda la gente. Gli viene da sorridere, da ringraziare. E si perde ad osservare le persone una ad una e a cogliere i pensieri, le parole. Cercano miracoli. Danno un fiore, un bacio, una preghiera e in cambio chiedono le cose più stravaganti, ma che riguardano comunque sempre l’amore. E poi, ecco avvicinarsi una signora anziana. Sembra che non stia pensando. No. Anzi, sembra che trattenga i pensieri, e poi non ce la fa più. È vicina chiama un guardiano e presenta una lettera. In essa un alto personaggio impone di togliere il cristallo. Lei fu amica del "bell’addormentato", così lo chiamano da anni e ha diritto in quanto conoscente, di baciarlo.

Si avvicinano, aprono la teca. La invitano ad avvicinarsi. Col passo esitante si china e sussurra “io non sapevo. Non sapevo. Ti conobbi in tram, mentre mangiavo caramelle e ti ebbi nel parco, ma non sapevo, non sapevo cos'era l'amore ... non sapevo di tradire ...”, bacia teneramente la guancia tiepida e l’anima in piedi li di fianco sente nel pensiero di lei una preghiera; “ho da anni solo questo desiderio. Darti un bacio, un bacio che ti svegli, che mi perdoni col tuo sguardo”. L’anima ora sorride. Ha per un attimo la tentazione di entrare nel corpo, resiste a fatica e poi cede ... e entra. L’anziana signora attende un poco ma il corpo non si muove. Lei prende dalla borsa un cioccolatino e lo mette nella tasca, stringe per un attimo la sua mano rilassata ed essa, dopo ottant'anni di immobilità, contraccambia lievemente la stretta, per un attimo. L’anziana signora ha un colpo al cuore. Lo guarda e sorride. Vorrebbe piangere ma non riesce. L’anima, là dentro, che non ha resistito e ha donato quel segno, ha desiderato svegliare il corpo, ma c’è l’ostacolo del tempo. Nulla è più possibile. Lei è anziana, lui eternamente bello.

L’anziana signora, esce dal tempio, sola e serena. Non potrà raccontarlo, ma per lei è come se si fosse almeno in qualche modo saldato un conto, e poi Ade si avvicina alla teca ancora aperta, fa un cenno all’anima ancora stesa nel corpo e gli sussurra: “e’ il momento. Alzati, esci dalla porta del tempio. Che lei ti veda come riscattato dalle sue parole!”

anche se non è vero”

si, anche se non è vero, perchè non potrà più accadere il vostro amore nel corpo”

ed ecco si alza il bell'addormentato. Tutti si inginocchiano, qualcuno grida. L’anziana signora si è fermata all’inizio della gradinata esterna, sorpresa da quello scompiglio. Lui la raggiunge. Le sorride. Fanno pochi passi insieme fino alla macchina di lei, le apre lo sportello, la figlia sbalordita mette in moto e parte.
Ade lo raggiunge e gli chiede “stai meglio, non è così?”

Si, anche se per me non cambia niente”

l’ingiustizia rimane, ma tu hai vinto. E ora andiamo da Ares”

si. Andiamo”


FINALE

La fermata del tram la sera. Dopo il lavoro. Non è freddo. L’inverno c’è ma non si vede. Non è stata una giornata pesante. C’è fiato per vivere ancora qualche ora prima di finire in pasto al sonno. Il pensiero non sa decidere come investire quel piccolo capitale di libertà quando, proprio oltre l’orlo del marciapiedi, vicino al buco dello scolo che porta alle viscere sotteranee delle fogne, un gattino immobile. Troppo immobile. Non è possibile che nessuno l’abbia visto. Nessuno lo vede. Chinarsi è un attimo. Prenderlo, adagiarlo nella sciarpa e coprirlo agli occhi di chi potrebbe domandarsi cosa sta facendo, quando l’unico scopo è la dignità per quel che resta. Ricorda la sepoltura recente del suo cane, in un giardino pieno di rose. Si avvia al parco. Sa dove i giardinieri hanno una casupola con gli attrezzi. Prende un badile e in un posto un po’ distante dalla passeggiata, per non farsi vedere, inizia a scavare. Subito sotto all’erba qualcosa oppone resistenza. Smuove con le dita. Un osso. Duro, grande. Prova più in la. Di nuovo la lama sbatte contro qualcosa. Questa volta è un po’ molle ma resiste alla spinta. Smuove il terriccio. Si. È un torace. Si sposta ancora e ogni tentativo porta alla stessa sentenza. Non c’è posto per il gattino. Ormai è notte. La città non sfrigola più. Si domanda cosa fare. E qualcosa, qualcuno, fra le foglie che piano stormiscono, risponde:

portalo nell’aldilà. Il mondo è pieno sia sopra che sotto”

ma dappertutto?”

si”

anche in Russia che è così grande?”

anche in Russia”

ma come ci vado nell’aldilà. E poi, e poi vorrei anche poter tornare. Posso?”

puoi”

e tu chi sei?”

l’essenza di un defunto”

ti conosco?”

no”

e come mai sei nel mondo dei vivi?”

era aperto. Sono uscito”

e nessuno ha detto niente”

nessuno”

e quindi secondo te posso entrare?”

si”

e uscire?”

si”

va bene. Ma come ci arrivo?”

ti condurrà il pettirosso”

e perché non tu?”

non puoi vedermi”

ma ti sento”

ora, perché c’è silenzio”

ma ci sei solo tu?”

no. Siamo in tanti”

ma è distante l’entrata?”

è vicina”

e il pettirosso vola sul ramo vicino al suo viso. E poi su un altro ramo e poi si infila in una via.

C’è il cantiere della nuova fermata della metro. Il pettirosso vola sopra la recinzione. Lui si ingegna, si arrampica ed è di là. Il gattino nello zaino. È buio ora. Ma il pettirosso chiama e con la piccola torcia del portachiavi si arrangia. È giù. Alla nuova fermata ancora in disuso. Brillano le rotaie. Il pettirosso si inoltra nel tunnel. La mano destra che palpa il muro mentre avanza, sente il vuoto di un buco nel cemento. Il pettirosso è li. Ci vola dentro. Lui scavalca e cammina. In fondo una porta socchiusa. l'uccellino non c’è più. Lui cammina. Stanze, saloni, caverne, acqua che sgocciola, ma non è freddo. Non c’è luce ma qualcosa si vede. Ed ecco una porta lucida come se fosse d’oro. La spinge. Dentro, con spavento scopre un uomo che guarda una immagine. Lui si gira gli fa un lieve cenno di saluto e dice:

benvenuto”

Buonasera. Mi scusi. Non sapevo che ci fosse qualcuno. È tutto vuoto. Sembra abbandonato. Fa impressione. Ma che cos’è?”

l’aldilà. E io sono il suo signore”

Plutone?”

preferisco Ade. È meno pomposo. Come mai sei qui, e per giunta con il corpo?”

è una cosa strana da spiegare. Non so se sarà disposto a credermi, ma ho trovato un gattino morto vicino alla fermata del tram, ho provato a seppellirlo nel parco ma spuntavano resti ovunque. Ero assai in pena quando una voce mi ha detto di essere l’anima di un defunto. In mancanza di altri consigli ho seguito il suo. Mi ha detto segui il pettirosso! e un pettirosso si è mostrato. L’ho seguito e sono qui”

ti credo, ma non era un'anima. era un'essenza”

ma com’è possibile!”

troppo lungo da spiegare. Fidati. Va tutto bene”

e potrò uscire?”

si, quando vuoi”

penso di essermi perso”

non è un problema. Ti accompagnerò io. Vado su”


tu ..... sali?”

si”

e cosa ci fai su tu ... proprio tu!”

Gli indica il ritratto.

ah. Ho capito” il ragazzo sorride. “assomiglia alla commessa che c’è nel negozio di frutta e verdura vicino a casa mia!”

Non penso sia lei”

però le assomiglia molto”

sai perché ti ha mandato qui?”

l’anima?”

l’essenza”

per dare sepoltura al gattino!”

dammelo”

Ade lo prende con delicatezza e va oltre la porta dorata. Torna col gatto vivo.

tieni”

come hai fatto!”

ricordati chi sono”

chiama con gran voce “Mafaaaalda!” dalla porta dorata spunta un grosso cane.

non temere, è docile”

anche il mio si chiamava Mafalda!!! ma era sempre sorridente. La mia Mafalda era identica .... ma cosa sta succedendo! Ma  il tuo non dovrebbe chiamarsi Cerbero?”

si. E avere quante teste? Leggende. quella è la tua Mafalda. Salutatevi e vedete per favore di non essere troppo melensi che poi finisce che mi commuovo e un dio che si commuove è ridicolo.”

 Plutone nel frattempo prende da un angolo buio una elegante valigia e si mette il cappotto.

stai bene così. Sei chic!”

grazie”

vieni o rimani?”

vengo. Ho paura di perdermi”

anche tu come quell’altro….”

quell’altro chi?”

lascia perdere, se ti dicessi che l'immagine che dimentichi in fondo a tutti gli specchi è stata qui? no, non capiresti. 
Non ti perderai. Non si perde nessuno qui, e tanto meno un vivo”

dalla tasca prende un pettirosso e glielo appoggia sulla spalla.

ci penserà lui, visto che non ti fidi di te stesso”

ma non c’è nessuno qui?

non lontano da qui ci sono le anime degli animali che riposano”

rimangono quaggiù?”

per poco sai. Il tempo di riposare un po’”

e poi dove vanno?”

Ade sorride. “io vado. Ci vediamo su se vuoi, anzi, so che ci rivedremo. Dillo col pettirosso quando vuoi salire. ciao. Dimenticavo. Mafalda viene con me. fidati di quel che faccio. La giustizia divina è lenta, ma giusta. comprende solo chi ha perseveranza e pazienza”

"e fede ..."

"no. la fede non c'entra. E' l'illusione dei deboli. Devi aver fiducia solo in te stesso"

Si stringono la mano.

Ora, col gattino in braccio che fa le fusa, si incammina e guarda le sale sempre più grandi che si mostrano in una lieve penombra. Quando il gattino si addormenta sente una musica diffusa. La sente appena appena. Si ferma. Si siede. Si concentra e ottiene un silenzio puro trattenendo anche il respiro. Si. Una musica dolcissima. Si guarda intorno. Non sembra venire da nessun luogo. E poi capisce. Esce da lui, dal cuore. L’emozione è forte, e in essa, nell'emozione, la musica si perde. Cerca di concentrarsi. Ci riesce di nuovo. Lieve come un sussurro, riappare. Ma il gattino si sveglia. Riprende a fare le fusa e la musica si perde. Cammina ancora. Dice col pettirosso “sai dove sono gli animali?” e quello prende deciso una direzione.

Eccoli. Ombre nell’ombra ma ben visibili, lievi che lassù, nel mondo di sopra basterebbe un ventaglio per farli volare via. Sente di nuovo la musica, sottile sottile e ora proviene da un altrove. Come un filo. Si rende conto che gli animali si fanno sottili ed entrano in un buco per terra. Ci prova. A fatica passa una mano. La riconosce. È la musica del suo cuore che viene da quel buco. Uno struggimento infinito, irresistibile lo prende. Il gattino intanto, ha annusato il buco, si inoltra e lui, con la felicità negli occhi scava con le mani .... per raggiungerlo.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Appunto per me stesso.

9 novembre 2010

Ho letto questa storia datami da un conoscente che mi ha osservato per anni, indeciso, dallo specchio. Farne un libro? E come non farlo. E infatti lo hanno fatto. Nessuno conosce l’autore. Sulla copertina non c’è nome e il titolo è “senza titolo”. La gente ora va nei parchi per sentire le essenze e e nei boschi, nei campi. C’è gente che non riesce più a dormire perché sente tutta la notte dei lamenti e altri temono di essere invasi da un’essenza che ha fame di vita corporea. Ma oggi, per una curiosa coincidenza ho conosciuto l’autore. ero io lo specchio, quell'acqua incorniciata.  Ero e sono una clinica con cento stanze. Vedo nello schema novantanove nomi e una stanza segnata con una x. Chiedo e mi dicono in modo poco convinto che è in ristrutturazione. Mi accompagnano fra napoleoni, santi e altre follie e mi lasciano, solo, alla mensa. Il mio cartellino porta la scritta “visitatore”, ma il retro è identico al loro quindi faccio in modo che, sbadatamente si rovesci e con passo deciso mi reco alla stanza con la x, e oso poiché so che io sono la clinica, e sto passeggiando in me stesso. Non mi aspettavo assolutamente quel che sta accadendo, non mi aspettavo un simile incontro. L’enigma dell’autore di quel testo non mi sfiorava nemmeno, esso apparteneva all'uomo dello specchio. Ed ecco che vedo la porta. La porta è chiusa. Vado dal lato esterno e trovo la finestra socchiusa. Entro. Il pavimento è di terra e va giù a imbuto. La stanza è enorme. Guardo dai bordi e vedo qualcuno muoversi là in fondo. Mi avvicino con cautela. Sta canticchiando. Gli gira intorno un gattino. Scava con le mani e getta la terra un poco più in là. Dico buongiorno. Solleva lo sguardo. Gli chiedo “ chi sei”

non lo so”

chi sei stato è chi sei ora!” ma è identico a me. Ora sono io l'uomo dell' specchio.

non so di cosa parli. Io sono quel che sono, questo può essere vero, ma non sono mai stato qualcosa di diverso, prima”

tu, come tutti coloro che sono qui, hai vissuto”

no. Io no”

un brivido mi è corso lungo la schiena. Non ho più il coraggio di parlare.

In silenzio mi sono chinato a guardare mentre lui canticchiava e con le mani e continuava a scavare.

Poi ho avuto un colpo al cuore ben più grande di quanto un essere umano possa immaginare.

Qualcosa oltre quel buco respirava e si affannava.

ora l'io dello specchio e io, ci fondiamo e siamo eterno presente ...

Mi chino sconvolto e lo aiuto freneticamente. Vedo un nasone scuro, umido, sporco di terra. Lavoriamo tutti e due con una felicità sconvolgente che fa uscire lacrime, ridere, cantare.

È fatta. Eccola. Lui la abbraccia. Lei fa cenno di tornare giù nel buco. Lui mi stringe la mano in silenzio e con un sorriso. e si scioglie in me

E poi accarezzo il cane.

ciao Mafalda. Ciao a te, fragile umano, che tramite lei hai trovato la via” dice la voce di Ade, distante ma nitida.

e mentre lo dico in un sussurro loro, un mio io d'ombra e Mafalda, scendono. Sono già scesi.

Ci provo anch’io, ma da laggiù viene un freddo che mi blocca le gambe.

Le recupero immediatamente e tolgo sorpreso la patina di ghiaccio che in un attimo si è formata.

Mi vengono in mente le poesie di Melville. Dicono che il pensiero ha in sé il gelo della solitudine.

Chiudo il buco alla meglio.

Prendo il gattino,e torno fuori dalla finestra. Mi chiudo in un bagno e mi pulisco alla meglio e poi esco, cerco degli inservienti e dico che ho visto un tipo sporco di terra che usciva da lì con un gatto, che ho tentato di fermarlo ma che è scappato in quella direzione.

Li cercheranno fuori. Li daranno per persi e sarà finita così, per noi umani, questa grande avventura.

Nessuno sa nulla. È come se il 19 novembre 2010 avessi incontrato me stesso e, si, non ho saputo aiutarlo, ma esso, fuggito dal mondo con la sua anima più bella, mi ha insegnato la via. Ma non sono completamente solo. Ho questo gattino forse mi guiderà lui. Proverò.

--- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

E fuori da tutto, da ogni realtà, un uomo e un gatto incontrano un uomo-dio con la primavera di fianco, si stringono la mano, camminano per un poco insieme chiacchierando. L’uomo-dio con la primavera prende dalla tasca una cosa che sembra una macchia scura, la adagia sul cane, nel cane sparisce, e poi l'uomo-dio regala il gattino alla sua primavera, si separano con le parole del dio fattosi uomo che dice all'altro eri uomo e stai diventando dio. 

Ora è il cane che mi guida,dal 19 novembre, quando lasciò la terra per farsi cane di Plutone, da quando decise di assecondare un inverno della sua solitudine per potermi poi donare il passaggio definitivo da essenza ad anima, da uomo a dio. E ora e per sempre, ecco il Prato, i Bucaneve appena fioriti, una Cavità minima e via, dentro un mondo più vasto di questo, con un silenzio infinito che rende udibile la musica del cuore. E mi porterà a quell’ultimo Passaggio dal quale esce una identica melodia. Lasceremo i corpi come vestiti vecchi all’entrata, e ci scioglieremo in musica.

Bach e Vivaldi giunsero fin qui. Non seppero rinunciare al corpo e tornarono. La loro musica è il ricordo di un orecchio di carne di quel che udirono.

Quella che tentarono di trascrivere, è una lontana immagine di quel che ora, grazie all'amore di un cane, per sempre, sento.


(Dedicato a Mafalda .....)

Nessun commento:

Posta un commento