martedì 8 ottobre 2013

Le rose abbandonate (brevissimo racconto)



E' andato bene il viaggio?”

“si. Sono stanca ma tutto bene”

“sei riuscita a portare tutto?”

“si. … quasi. Ho lasciato sul balcone la piantina di roselline che mi avevi regalato”

perché?”

come Perché!!! e come facevo a portarla in aereo con un trolley la borsa e lo zaino!”

ma la casa è rimasta vuota ...”

"c'è la padrona di casa! ma insomma! è un'inezia! ti devi sempre perdere in queste cosine?"

Lui tace per un attimo, poi cambia argomento.
Ma in quell'attimo di silenzio c'è un mondo.

Non lo vedo. E' una telefonata col viva voce. Lei è qui, davanti a me, nel caos di un bar. Lui è dall'altra parte. Invisibile. Ma il suo viso in quell'attimo di sospensione l'ho visto, l'ho sentito dentro, mia immagine allo specchio.

Poteva portare il vaso di piccole rose rosse su un altare
oppure
al cimitero
e donarlo ad una tomba spoglia …

Sento” che lui non le ha detto queste cose.
Per lui è vivo un fiore, un cane, un passero.
Per lei solo gli umani meritano attenzione.

So anche che chi ama
crede che si possano insegnare
queste cose e proverà timidamente, con affetto.

Ma da tempo ormai ho compreso che se lei, in futuro, ripeterà quel gesto, esso sarà sempre, profondamente, di lui, che si sarà così espanso in un altro corpo, perché non basta ripetere per dimostrare di aver compreso. Si "vede" quando la mano, il passo e lo sguardo son guidati dall'anima del mondo....

E penso alla sepoltura in terra spoglia di Cherie el Yakout vicina a quella di un padre.
Le portavo un fiore.

Ora che sono lontano, le mie gemme per lei sono il pensarla di tanto in tanto perché desidero che non si senta mai sola.

57 commenti:

  1. fortunatamente, se si trattasse di realtà sarebbe un disastro, non crede? si tratta di cogliere frammenti di frasi, passeggiando o altro, e poi immaginare qualcosa che sia simbolo del nostro disagio, ma senza forzarsi. deve sgorgare o dal ricordo o dall'elaborazione involontaria. la persona in questione, lei, la immagino troppo impulsiva. questa è una dote in certi casi, ma in altri .... purtroppo fa danni, anche perché l'impulsivo ad un'azione da una reazione sempre sproporzionata. immaginiamo la ragazza in questione che legge il brano e ci si riconosce. esploderebbe e non coglierebbe il ricamare sottile di un sentimento per imbrigliare una caratteristica che in quel momento annichilisce. se non fosse impulsiva reagirebbe accettando la critica e almeno sicura di un sentimento. ecco la base per un romanzo intimo o un racconto....
    ciao

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    1. nella risposta precedente c'è una contraddizione. dico che la immagino impulsiva e poi che se non lo fosse interpreterebbe lo scritto eccetera. ho sottinteso troppo. spesso l'impulsivo ha delle pause dettate da una sofferenza o da un momento di emozione positiva. immaginare una letture da parte di lei in questo raro frangente potrebbe essere una delle due vie del racconto. io purtroppo sono ormai rassegnato e scettico e immagino la versione più negativa. vedo e patisco troppa incomunicabilità da anni per riuscire ad essere ancora ottimista. ciao

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    2. in realtà nn mi sembra impulsività ma superficialità :mentre la donna è presa dal fare lui è preso dall'essere. il diminutivo che l'autore usa"cosine" rimpicciolisce la fig. femminile ma nn solo, la appiattisce su se stessa. quale donna nn conosce il linguaggio d'amore dei fiori!la rosa rossa è la descrizione dell'amore nella bellezza ,Si tratta inoltre di una piantina simbolo di qualkosa che mette radici e che , se ben nutrita può dare frutto. quel gesto muore in se stesso tanto che una tomba poteva accoglierla meglio.penso che la morte mantenga una corrispondenza di amorosi sensi e che la superficialità faccia morire anche la morte stessa.rivelo che sono una donna e ke penso ke al gesto dell'uomo che regala fiori possa corrispondere solo il gesto femminile del bacio.in mezzo l'intreccio dei sentimenti nobili dell'autore e della sua solitudine ,ciao

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    3. e se le dicessi che c'è qualcosa di vero?
      diceva isaac singer: "nella mia famiglia mi hanno insegnato a preferire la sconfitta alla cattiveria". si tratta di non abbassarsi a rispondere per le rime ma a mantenersi ad un livello di sensibilità che non ci faccia vergognare di noi stessi nell'unico momento che veramente conta, ovvero da soli davanti ad uno specchio interiore. scegliere la sconfitta equivale spesso a non sporcarsi, ma fa molto male. è col tempo che ci si rende conto che si tratta della scelta giusta e comunque qualche dubbio sempre rimane. ciao

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    4. nn capisco cs intende in quel qualcosa di vero... il resto è chiarissimo

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    5. cerco di spiegarmi: secondo me le fonti sensate dell'arte, e quindi per me della letteratura, sono le seguenti: 1) il ricordo elaborato dall'inconscio e che riappare con le sue stimmate, i suoi lati importanti, accentuati nella forza di un simbolo. l'azione razionale, quella conscia dello scrittore e, per esteso dell'artista, consiste nel dare una veste "leggibile" e possibilmente coerente, del contenuto. questo spiega la apparente non coerenza presente in autori come Hamsun, Strindberg e Kafka. l'approdo alla non coerenza, al non senso, è un senso in sé, ed indica smarrimanto. Il movimento dada, per esempio, nato come reazione alle atrocità della prima guerra mondiale, si rifugiava nel non senso per sottolineare le mostruosità alla quale era approdato l'uomo con l'illuminismo, con il razionalismo, con la logica. (ho un impegno... riprendo fra una mezzoretta)

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    6. eccomi... si prenda per esempio "L'avvoltoio" di Kafka, un gioiellino brevissimo. in esso l'evento originario, quanto definiamo ricordo, è distante, talmente distante da sparire in una sensazione attuale che si rinnova sempre nella lettura e che ci colpisce profondamente perché ci rendiamo conto che quella situazione, estrema, insensata per la realtà quotidiana, rappresenta qualcosa che anche noi accade. il racconto rappresenta una battaglia che suscita indifferenza nei passanti nonostate il suo aspetto terrificante. il personaggio, da solo come lo è il protagonista de "Il castello", oppure quello di "Fame" di Hmsun, o di "Verso Damasco" di Strindberg, e anche quello del "Malte" di Rilke, il personaggio, dicevo, decide che la soluzione per vincere quella lotta per la vita, è contenuta in un'azione che rappresenta però la sua morte. ci viene un brivido a pensarci, ma sentiamo profondamente che ci accade spesso, e se non si tratta della morte totale, quella del corpo, l'unica che sembra essere realmente temuta, ma di una morte parziale, per esempio ad un tipo di sentimento, (che si tratti di amore filiale o verso un partner), forse riusciamo meglio a comprendere il senso di tante nostre sconfitte che nel non essere della totalità dell'io e legate al flusso del tempo che tutto diluisce e consegna all'oblio ... si sottovalutano. ma l'artista, Kafka come massima espressione, ma anche Bulgakov, Nabokov (in questo momento penso a Pnin), possiede tutto il suo passato intorno a sé e lo soffre, lo vive e rivive e le sofferenze che per qualcuno son minuzie, per lui son mostri che crescono continuamente. si sa che in Kafka il ricordo, accuratamente elaborato, ma sempre in modo non razionale, porta a questi capolavori, e quel che è migliore in lui è brevissimo, ma esiste qualche altra via ...

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    7. immaginiamo ora un particolare della mia esistenza. mi piace entrare in un caffè, prendere un caffè e un quotidiano, sedermi ad un tavolo e farmi "prendere" dall'atmosfera, dalla gente. a volte si ha un dialogo, ma la situazione che preferisco è l'osservazione e l'ascolto, senza essere notato. spesso quando si ha la sensazione di non essere osservati, i muscoli del viso prendono la forma esatta, il calco della nostra anima oppure, se si è esseri elementari, dello stato d'animo che ci sta masticando. un esempio. Roma, un caffè appunto e un tipo, che scrive su un notes di carta bianca senza righe. prova e riprova, poi appallottola i fogli che si ammucchiano in un posacenere che non regge più. l'ultima pallina cade a terra, quando se n'è andato la prendo e leggo. non si pensi ad un gesto spionistico o irriverente. stava soffrendo. volevo capire la natura di quel dolore. per quanto lui fosse presentabile ed elegante, forse troppo legato alla moda del presente, lo scritto era selvatico, pieno di errori e anche un poco scorretto, ma rappresentava un senso profondo. l'ho ricopiato con quelle correzioni che ho ritenuto lo rendessero chiaro e senza snaturarne il contenuto. era un venerdì 17 ....Eccolo: "Io "pago" la colpa antica. Non ho un reddito costante, sicuro, quindi non posso permettermi una donna. Nella vita quotidiana il sentimento viene macellato da questa regola. Io rendo aggressive le donne perché sono in grado di offrire, per ora, "solo" un sentimento. Non sanno che farsene. Non sanno che farsene e iniziano ad odiare. Ti basti vedere, per conferma, in questo periodo di crisi, quanto sono aumentati i divorzi.
      Io chiudo con la femminilità. Se mai in futuro avrò un reddito, allora vi odierò per non aver saputo, per non aver voluto amare l'amore. Se si costruisce senza questa base, si ha un niente che salva solo l'apparenza.
      Ora, da reietto quale son stato ridotto, taccio. ...Ma so di non essere capace di odio se non ora, e per un attimo appena, quindi tenterò la via del distacco, dell'indifferenza, perché non è giusto che questa mia sofferenza non abbia per voi un prezzo e nemmeno per me una contropartita.
      Ora mi restano il vivere, il mangiare, il bere, l'andare di corpo e il dormire, sperando che almeno questo mi sia concesso dal destino. grazie. grazie e ciao dall'Inferno."

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    8. Cos'è accaduto? che un dolore altrui ha innescato qualcosa in me. che sia ricordo. Ormai ho un passato, ho vissuto molto del mio avvenire ed è ben possibile che in parte o totalmente io abbia vissuto queste sensazioni. ebbene, correggo, elaboro, ma sempre senza controllarmi e vivo. son tornato tempo dopo in quel caffè. Lui c'era. come tanta, troppa gente, vive solo nel presente e tutto quel travaglio non era più in lui. si vedeva benissimo. e non ne ero contento. non si pensi che io goda dal veder soffrire. quel che mi disturba è vedere che una sofferenza non viene elaborata e non ci rende di un gradino più forti, più consapevoli. è vero che esistono sofferenze che toccano un punto di non ritorno e il cambiamento si fa talmente radicale da poter essere equiparato ad un trauma, e col trauma si può solo imparare a convivere ... ma a me rimane un brano, un'esperienza vissuta e toccante di un presente senza continuità, è vero, ma che tocca la nostra epoca e quindi anche me, da vicino, sia nel passato che come premonizione. lo sappiamo che i divorzi son cresciuti esponenzialmente con l'inizio di questa lunghissima crisi. Rapporti quindi che non si basano sul sentimento. Quante donne, purtroppo prevalentemente loro, e non esitano ad ammetterlo, amano più un progetto dell'amore. se rientri in esso bene, se non riesci ad uniformarti, ad adeguarti e anche rapidamente, ecco che salta tutto. e se esci dal presente non esisti più, sei più che un reietto, sei qualcuno che è semplice odiare perché ti ha portato via tempo. Ricordo degli USA, quando ci abitai, questo essere solo nel presente. l'ieri, quello concreto e non quello filosofico, come un cibo, era stato ingerito e dimenticato. lo racconto spesso dei due amici di Minneapolis che non sapevano cos'era un reduce del Vietnam e io, l'europeo, quello che elabora se stesso con la memoria e quindi con più sofferenza, lo spiega ...
      ecco un esempio di fonte esterna, almeno nell'innesco, al ricordo personale e sul quale si accumulano e pretendono la loro parte nel senso, significati per nulla secondari come appunto questo vivere solo del presente e nel presente al quale l'europa sta approdando a grandi falcate. la tentazione di proseguire, di immaginare quella vita, oppure anche di conoscerlo, poiché quest'uomo è socievole e disponibile, son tutt'uno. quel piccolo brano non esalta il suo essere solo nel presente per esempio e ... pensare a come esplicitarlo descrivendo per esempio un secondo incontro, ci sta tutto. quel che esce è arte? Ai posteri l'ardua sentenza. ma ... non ho terminato ...

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    9. esiste una terza via. Il raccontare. Elias Canetti con la sua trilogia autobiografica alla quale si somma "Party sotto le bombe", ne è forse il rappresentate più valido. come autore di teatro e di romanzi mi sembra troppo intellettuale. di recente un conoscente architetto, molto umano e particolarmente umanista, mi ha detto di tenere sempre una copia della trilogia sul comodino e di leggere qualche pagina ogni sera, da anni. anche lui, come accade a me, è refrattario al suo romanzo, "Auto da fe", e anche all'opera teatrale. io penso che si tratti di un prodotto troppo intellettuale. Lui, l'architetto, anche, e nel non essere l'unico a pensarlo, mi sento rinfrancato. il novecento è stato il secolo massacrato dagli intellettuali e molti artisti si son dovuti mascherare nel loro insensati antagonisti, per ottenere un po' di spazio, un po' come le donne che per emergere in quel novecento feroce, han dovuto prender su il peggio del maschio, per farsi spazio in ambienti totalmente disprezzanti e msachili.
      ebbene, Canetti sa raccontare, e ci affascina. è un raccontare vero, o che pretende di esserlo, anche se secondo me in noi il ricordo vive, cammina, e quel che noi crediamo sia accaduto, dopo anni, con noi cambiati, cresciuti eccetera, è talmente modificato da essere di fatto il ricordo di un ricordo e spesso il ricordo di un ricordo di un ricordo, rivisitato ed eventualmente scritto da una persona che presuppone se stessa uguale ad allora. la sentite a questo punto la dose altissima di involontaria invenzione presente nella narrazione? io penso che accada questo. una base concreta, vera e vissuta che viene trasfigurata da un senso che col tempo abbiamo concepito ma che non avevamo al momento che vivemmo il fatto o i fatti. si tratta quindi di invenzione, esattamente come la letteratura che prediligo, ma che parte da una base reale che dichiara e che pretende di essere accattata come tale. Lo scrittore assoluto invece, secondo me inventa. il dato autobiografico non può mai essere totalmente assente. se accadesse si tratterebbe di un freddo prodotto intellettuale. e da quel dato autobiografico che torna e ritorna a ferire in chi non vive bovinamente solo nel presente, si fa speso sottinteso, eterno, comune ritratto di un'epoca. Proprio Canetti scrisse un saggio che ci mostra in modo inequivocabile la fonte de "Il processo" di Kafka. ma nell'opera, di quella dolorosa traccia di vissuto personale non c'è traccia. Kafka va oltre e quel che ottiene è universale. Bulgakov per esempio, ne "Il maestro e Margherita" inventa una situazione nella quale mostra il mondo che lo ha annientato dimostrando che è infimo, banale, ridicolo. il riscatto è indiretto ma potentissimo. crollano stalin che ne è il capostipite, e una russità quotidiana che massacra ogni sensibilità. Bulgakov, ridotto a un'ombra, ad un ruolo men che di comparsa, zittito con la forza annientante dell'essere ignorati volutamente, consapevolmente, creò la loro eterna condanna in quell'opera. non serve sapere delle sue disavventure in vita. se le scopriamo, spero in un secondo tempo, dopo la lettura del romanzo, intuiamo una conferma di "qualcosa" che aleggiava, che era nell'aria, ma l'opera in sé, anche senza il tratto voyeristico del curiosare nella vita privata dell'artista, ci offre questa lettura che essendo intuita e non razionale, è più profonda e vissuta. ritornando al "Processo" di Kafka. di recente ho trovato il caso di un rabbino polacco che fu arrestato, finì in carcere, e poi ne uscì senza aver mai saputo perché glielo avevano messo. spesso nella vita sentiamo di subire un processo o ingiusto oppure non ne capiamo l'origine, e per processo intendo subire il giudizio di altri che si esprime in comportamenti che son diventati enigmatici quando fino a ieri, l'ieri del tempo e non della filosofia, eran chiari e nitidi.

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    10. Mi son dilungato. Quella sua breve domanda: "Nn capisco cs intende con quel qualcosa di vero..." ha avuto risposta. Purtroppo, per un'epoca abituata ad un "tweet" son stato sgradevolmente lungo; ma si tratta di materia delicata, sulla quale si basa il valore dell'esistenza. ciso

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    11. grazie...penso sia così ....l'arte era il verisimile un tempo adesso verità li si trova l'uomo cn la sua umanità.ma ci sarà pure anche qualke donna nell'arte che nn viene masticata dall'oggi e che ha ancora qualcosa da dire a favore dell'uomo?

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    12. penso che esista, ma che come me e non solo, si chiuda nella rassegnazione. quando ci si è "abituati" all'aggressività e all'amore che soggiace prima di tutto alle norme della praticità del quotidiano, il calore che ci fa schiudere, dileguato, vien sostituito da un freddo che sembra inestinguibile...

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  2. la mia letteratura, in molti racconti come Kopf, Peter e Creatura, ha un denominatore comune profondo che è il caso di spiegare. Esso intende mettere a nudo, rendere evidente, non eludibile da chiacchiere o scuse, un aspetto basilare, fondamentale dell'essere umano in generale, un aspetto che se non si insegna a contenere, crea la situazione attuale che, senza alcuna moralità di riferimento rende possibile e accettabile tutto e il contrario di tutto in fatto di comportamenti.
    cercherò di spiegarmi innescando una meditazione per mezzo di una frase tratta da un libro di I.B. Singer: "...POICHE' L'INGANNO E' ESSENZIALE ALLE DONNE QUANTO LO è LA VIOLENZA PER GLI UOMINI." Perché la donna, ovviamente in generale, fa uso dell'inganno? perché è consapevole che in uno scontro puramente fisico, soccomberebbe. questo dimostra che anche lei userebbe la violenza se le condizioni lo rendessero possibile Una madre con un bambino per esempio, e abbiamo il racconto Creatura, una donna con un anziano/a oppure con un malato. Per quale motivo però, uomo e donna hanno questa innata esigenza della violenza (ed è ora evidente che l'inganno non è altro che una sua forma) ?

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    1. A me sembra si tratti di una legge di natura che poteva aver senso quando la vita degli esseri umani aveva caratteristiche bestiali per motivi di sopravvivenza. Essere violenti a cosa porta' alla sottomissione dell'altro. ci basti vedere negli animali la lotta per creare una gerarchia. E' il momento della sfida, che prelude ad una violenza espressa o solo sfiorata, che decide il soccombente e chi comanderà. Questa feroce legge generale della sopravvivenza, nella società attuale, diventa un boomerang. C'è chi nasce, da sempre, senza questa attitudine alla violenza. Una volta soccombeva e basta, come chi aveva un handicap fisico. Ora, attualmente, la sconfitta di chi non sa essere violento, consiste ad una specie di morte in vita. L'impossibilità di relazionarsi, poiché si è sempre perdenti, è terribile direi come morire. l'arte, come nel bambino del racconto Creatura, diviene un rifugio, che comunque nell'eccesso sempre possibile di sofferenza del soccombente, può portare all'autofagocitamento in una realtà parallela (ed ecco il sogno finale di Peter)

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    2. L'handicap di non saper essere violenti, in letteratura lo troviamo per esempio nel racconto "La cambiale" che si trova nel volume "Altri racconti alla corte di mio padre" sempre di I. Singer (è l'ultimo del libro, e si tratta di un raccontare, non di un'invenzione). "L'avvoltoio" di Kafka rappresenta una visione estrema, un'invenzione, in questo senso. L'essere umano bestiale, vive una dimensione di continue sottomissioni da subire o effettuare in qualsiasi contesto. Attualmente, questo agire è favorito da tutte quelle belle teorie sulla relatività della morale. per me essa invece ha una definizione. Mi spiego. La natura, della quale siam figli, ha la sua, e da essa, poiché viviamo non solo di istinti ma anche di pensiero e nel tempo non solo presente, dobbiamo emanciparci. ho detto altrove che per me il peccato originale dell'umanità è che essa si fonda sull'omicidio. dobbiamo tuttora uccidere per mangiare? NO!!! ci siam adagiati in questa dimensione che scienza e tecnologia ci permetterebbero di superare. E' una questione di volontà ... che non c'è. rinunciare all'uccisione di altri esseri viventi per nutrirsi, sarebbe il primo sintomi di un ravvedimento, ma è minoritario ... comunque il fatto che una minoranza ci sia arrivata, dimostra che c'è gente che queste cose le ha capite, forse solo intuite, anche se nella lotta quotidiana è capace di essere vegetariana e antagonista nella relazionalità. insomma un mezzo percorso, un compromesso, e di solito lo si accetta per non farsi calpestare.

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    3. Nel racconto "La cambiale" di Singer, suo padre non si limita a dimostrare quanto è indifeso davanti ad un sopruso. In lui non c'è desiderio di rivalsa, ma solo il desiderio di allontanarsi da chi ha causato quella situazione brutale. in un altro passaggio di non ricordo più quale racconto, Isaac Singer dice (vado a memoria, non avendo il libro sottomano): "Nella mia famiglia si preferiva la sconfitta alla cattiveria". Per "cattiveria" qui si devono intendere tutti quei comportamenti che di fatto limitano il nostro agire che, visto com'era il padre di Isaac, doveva esser quello di una persona buona, incapace di sopruso. è questa la via di chi non ha capacità violente, per chi non intende sottomettere. La sconfitta con la fuga da chi ha questo modo di rapportarsi, sembra l'unica soluzione. Io, quando penso al mio passato, mi rendo conto di essere ormai così. Ogni tanto capita che mi concedo una reazione verbale aggressiva, ma semplicemente per evitare di essere completamente annientato, e già questo mi fa sentir male. sì. meglio la sconfitta, che abbassarsi a loro e diventare violenti, psichicamente o di fatto. Il racconto "Il ballo" della Nemirovsky, rappresenta la prima reazione, la prima "discesa" di una ragazzina nel campo da combattimento degli adulti. è un poco il contrario di "Creatura". Qui soccombe la madre.

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    4. La sua domanda era la seguente: "...ma ci sarà anke qualke donna nell'arte che non viene masticata dall'oggi e che ha ancora qualcosa da dire a favore dell'uomo?"
      La mia risposta è SI c'è, ma non è una questione di uomini e donne. E' una questione di esseri umani dotati o meno di potenzialità aggressive. La invito ad andare su you tube e vedere i seguenti video: COCO MADEMOISELLE CON KEIRA KNIGHTLEY. Poi: PRADA CANDY PERFUME SPOT, e per finire: PRADA FALL/WINTER 2013 WOMEN'S ADVERTISING CAAMPAIGN. Ebbene, c'è una tendenza crassa, banale, che porta a sdoganare, a rendere lecita la lotta senza rispetto dell'altro. Nella pubblicità di Chanel, la donna seduce in modo stupendo, per prendere. quel suo non rimanere, ma avere preso solo per una soddisfazione presente ... è terribile.
      Penso che i pochi che non reagiscono alla lotta violenta di sottomissione dell'altro, coloro che preferiscono la sconfitta, siano annichiliti, sempre più chiusi e refrattari alla relazione. Come dimostra la donna Chanel di quello spot, lei sa sedurre, ma lo fa per prendere, non per dare. anni fa, selezionai come curatore opere una mostra sponsorizzata dalla FAO. il mio quadro preferito aveva il seguente tema. Un uomo giovane, nascosto sotto un lenzuolo in uno sfondo bianco abbacinante. intorno mele alle quali aveva dato un solo morso. spunta una mano che sta per prendere una delle sei mele rimaste sane. La perfezione sarebbe stata un dittico, Nella seconda tela avrei messo una donna. Ambedue i sessi devono emanciparsi dall'aggressività, ma come dimostra quel breve viaggio nelle pubblicità, si incita a rendere più cruenta la lotta. Io so di essere una di quelle mele morsicate. E ormai lo sarò per sempre. ciao

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  3. questi personaggi sn pieni di dignità ma per me Peter è nel vivere x mimi che diventa reale .

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  4. Peter? solo nel sogno può ormai accadere qualcosa. La realtà che il racconto descrive, con lui già sacrificato ad una violenza estrema, ogffre come unico rifugio il sogno ....

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  5. bisognerebbe essere educate a divenire delle donne senza la violenza dell'uomo. da cucciole abbiamo bisogno di forza ma per essere protette nn per inorridire , ci sn molti modi di pensare alla morte ma il più tremendo è quando a pochi anni di vita guardi negli occhi un carnefice invece che un padre. poi nella vita diventi aggressiva ma che importa? LUI è cattivo e nn cambierà x me e quando meno lo aspetto mi farà male e mi rovinerà tutto. avevo 15 anni amavo la danza arriva il giorno del saggio il vestito rosso sembrava fare un tutt'uno con le mie guance ....emozionatissima.Lui ha uno scatto , diko "no x favore anke oggi" da lì in poi sn trascinata x terra fra la ghiaia e i sassi grossi fino all'ingresso del teatro. nn piango mi spolvero ballo lo odio... esiste la violenza ora sto zitta ho paura di lui!!!!! ciao

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  6. so che accade. Il racconto Creatura descrive qualcosa di simile. un uomo, la sua forza, una bambina. è il suo caso. quello da me narrato in Creatura, e non aggiungo altro ... una donna, la sua forza, un bambino di sette anni.

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