giovedì 31 ottobre 2013

Dieci quaderni (racconto)

(Questo racconto è dedicato al mio secondo padre. Ci separò la sua malattia per anni. Ne avevo sette quando essa si presentò, e da poco mi aveva accettato. Se ne andò in un'altra vita che avevo ventuno anni. Immagino tutto, è fantasia, ma penso che sarebbe stato in grado, se solo la stretta della malattia lo avesse torturato un po' meno, di preparare questi quaderni ...

Da più di un anno, un'altra idea mi segue, ma non si concretizza forse perché non ho la tranquillità giusta. Immagino una donna e il padre, ormai anziano che "se ne va" improvvisamente. Tendo a pensare ad una caduta, per esempio per le scale. Immagino che la sera stessa, dopo il funerale, lei si rende conto di tutta la portata di quella perdita quando, verso le ventuno, inizia l'attesa che le era solita della telefonata che lui, il padre, regolarmente faceva per darle la buona notte. L'angoscia sale, sta male, è disorientata, sopraffatta, ma alle ventuno e trenta, il telefono squilla, e un uomo, qualcuno al quale non aveva dato importanza, le augura la buona notte. Accade la sera successiva e poi ancora e ancora e ancora, .... ma non son cose di questa terra; forse per questo è rimasta in me solo l'idea. In fondo anche questo racconto è solo un'idea ... che cerca di sconfiggere il tempo. La ritroviamo in Proust; la nonna che batteva al muro con la ciabatta, quando erano in ferie al mare in albero e lui, nella stanza di fianco, rassicurato, affrontava la tragedia della nuova camera per il sonno. E poi la nonna "se ne va" e lui si rende di essere freddo alle esequie e non sa spiegarselo. L'anno dopo va da solo nel medesimo albergo e a sera ... si rende conto attende quel tenue bussare, ma non accade, e in quell'istante, mesi dopo, riesce a dar sfogo a quella sofferenza inesplosa. Anche in questo caso, come nel mio racconto, accade per affetti enormi, ma non nell'amore di coppia. ciao)

Se leggerai queste righe non mi non mi sarà dato saperlo, ma spero che accada.

Ti immagino come se stesse accadendo. Hai aperto la vecchia scatola di legno che appartiene alla mia famiglia da qualche secolo e hai davanti agli occhi dieci quaderni neri e questa lettera.

Non sapevo che tempo verbale usare. Mi sono arrovellato su questo particolare per troppo tempo e poi ho lasciato fare alla penna e lei ha deciso che ti parlassi come se io fossi ancora vivo.

In un certo senso lo sono … nella tua memoria. Non temere, non è per la paura di quel che mi sta accadendo e, se stai leggendo, vuol dire che è già accaduto, che ti scrivo. Ho paura sai.

Non è il baratro, il grande passo verso l'ignoto, ma il dolore fisico che mi spaventa.

La morfina e forse altra roba che mi iniettano a mia insaputa, attenuano, ma ne va della lucidità.

Te lo dico, così se non altro perché tu sia consapevole dell'impegno che mi è costato scriverti.

Ho rinunciato alla morfina oggi, per questa lettera. E' l'atto conclusivo di un progetto e per te essa sarà, se vorrai il primo momento di un viaggio. Un viaggio insieme.

Sai tante cose. Sai che non sono tuo padre. Sei consapevole, nei tuoi vent'anni, di troppe cose negative. Non mi sento in colpa sai se il mondo che ti circonda sembra un serraglio di possibilità di violenza reale e psichica.

Ho ideato i dieci quaderni per questo motivo. Riceverai in eredità qualche soldo e quindi potrai seguire le istruzioni del primo quaderno con tranquillità. Prova. Per favore prova. E poi se non funziona, fai quello che ti pare.

Il male sale. Non so nemmeno se riuscirò a finire questa lettera. Ogni momento, da giorni, sembra l'ultimo, ma non riesco. Non ci riesco e credo sia per causa tua. Ho potuto fare poco o nulla per te. Mi sono ammalato che eri un bambino. Ora, Quando accadrà, e mi sarò liberato dalla malattia che ci ha separato, per mezzo dei dieci quaderni tenterò di fare qualcosa di buono per te.

Stai piangendo, lo so. Io invece no. Termina queste righe e prendi in mano il primo quaderno. Abbiamo qualcosa da fare.

Se quel che accade nella vita può essere considerato purtroppo frutto del caso e anch'io come te penso che nulla, nemmeno la tua volontà di ferro e la tua salute rigogliosa, possano controllarlo. Se la vita che si svolge attorno a noi è caos, la vita che hai dentro invece, può prendere altre vie. Essa dipende dal tuo passato e, spero, dai dieci quaderni neri.

Visto il tuo passato restano i quaderni?

Si. E' così.

Quindi ora procedi e apri il primo.

PRIMO QUADERNO

Prendi poche cose. Giusto da riempire uno zaino. Qualche calzino, no calzini no, è estate, puoi farne a meno. Una maglietta per fare cambio con quella che avrai addosso, la roba per farti la barba (mi raccomando, la schiuma non serve se fai la barba mentre sei sotto la doccia). Un altro paio di jeans e una maglia e un giubbotto. Sono indeciso sull'ombrello. Decidi tu, ma facciamo in modo che il “fagotto” sia il meno ingombrante possibile. Dimenticavo; una borraccia. In casa troverai la mia in alluminio verniciata di rosso. I soldi. I contanti. Non lesinare, vengono sempre utili. Mettili nella tasca anteriore dei jeans. Nel portafogli, bene in vista nella tasca posteriore, poca roba. Così se ti rapinano salvi quasi tutto. La carta di credito secondo me non serve e se te la rubano sarebbe un discreto problema. La mia banca, che ora è la tua, ha filiali un po' dappertutto.

Ti domanderai dove si va. Sali in macchina e punta verso Chartres. Sarà un viaggetto di un mese. Prenditela comoda, ma non troppo. Quando arrivi a Chartres … volta pagina.

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Vai a sederti ad un caffè vicino alla chiesa e poi gira di nuovo pagina.

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Non intendo convertirti. La religiosità è presente in ognuno in forme fortemente individuali, ormai.

E' una tua scelta credere o non credere. Se crederai non perdere troppo tempo a decidere il nome del tuo dio. Nei paesi arabi lo chiamano in un modo, in Europa in un altro, eccetera.

Aria fritta.

Lo sai come la penso su queste cose. Quando ero a Istambul, fui fermato da un religioso islamico mentre stavo entrando nella moschea di Eyup. Non potevo entrare. Gli feci presente che fra il suo dio e quello dei cristiani cambiava solo il nome. Non mi degnò di una risposta e nemmeno di uno sguardo. Gli chiesi allora in quale giorno della settimana era nato il Profeta secondo Al Tabari.

Si vide dagli occhi che non sapeva la risposta. Volevo fargli capire che rispettavo e conoscevo la sua cultura e invece se ne andò senza dire niente. Entrai, visitai il luogo sacro e mentre osservavo la semplicità commovente del Mihrab, mi raggiunge e disse “Lunedì”. “Bene, e in quale giorno della settimana è morto?” sparì di nuovo e così ebbi il tempo di osservare il resto. Mi raggiunse di nuovo e disse “Lunedì”. Mi limitai a sorridere. Avevo visitato quasi tutto. Aggiunse che potevo stare solo nella parte lassù, dova stavano le donne. Per lui equivaleva a costringermi ad un'umiliazione? Ha pensato che fossi un convertito? Non mi interessava. Salii nella parte delle donne e potei assistere per la prima volta in quella città, ad una funzione. Mi colpì il forte senso di comunità. Per mezzo di quella preghiera erano una comunità rivolta verso un valore condiviso. Era così tanto tempo fa anche il cristianesimo. Non ho mai vissuto in occidente questa sensazione. Qui si sta tutti chiusi in sé stessi. Il senso della comunità lo trovi ormai negli stadi, per esempio, e fra i motociclisti e altre cose di livello un po' più bassino e … lasciatemelo dire, più volgare. Ora che ci penso invece, mi capitò, una sola volta sai , di vivere un brandello appena di quella sensazione, sulla mia pelle, ma trasposto in un reperto laico. Stavo facendo le selezioni per l'accademia militare. Ogni mattina l'adunata mi sembrava un rito grottesco. Eravamo tutti inquadrati e un soldato inastava la bandiera che mi era indifferente, mentre un megafono sparava l'inno nazionale. Si sentiva che la registrazione era vecchia e il tutto sembrava un goffo tentativo di fare rivivere qualcosa di antico e morto. Un giorno però, dopo un mesetto di convivenza con la divisa e i miei commilitoni, accadde che durante la libera uscita ebbi la sensazione che gli altri, i civili, fossero disordinati, brutti. La caserma, nel suo isolamento mi stava cambiando.

La mattina dopo, il megafono elargì l'inno con un nitore che non gli era abituale. Ebbi un brivido. Mi emozionai. Eravamo belli così inquadrati in quell'ordine. Non capii fino in fondo quel brivido, ma mi piacque.

Finì male sai. Ero estremamente idealista e quando scoprii che erano tutti raccomandati prevalentemente da uomini di chiesa e, sorpresa delle sorprese, che lo ero anch'io, ma da un generale, reagii malissimo. All'ultima prova, quella di matematica, mi chiesero di disegnare un cerchio inscritto in un triangolo. Lo feci piccolissimo. Non toccava due lati su tre. Mi chiesero se secondo me era giusto così. Dissi di sì e tacqui. Capirono che avevo sbagliato apposta. Non fui abilitato causa quella mia protesta per nulla incompresa. Avevo dato per scontato che la selezione per accedere all'accademia militare fosse pulita. Il brivido che provai in quell'adunata durante l'alzabandiera, era un'illusione forse di altri tempi.

Guarda questa cattedrale.

E' un monumento impressionante. Tutte le case intorno sembrano sproporzionate, troppo piccole. Anche quella dove stava il re, nel confronto giustamente sfigura. Osserva la grandiosità dell'edificio e se vuoi pensa a dio, ma non dimenticarti di pensare a quella miriade di persone, una schiera interminabile, che l'ha costruita e mantenuta. Fai caso che ha i segni del tempo. In alcuni punti è corrosa, sbeccata. La comunità che l'ha eretta pietra su pietra, in una manciata di secoli, si è un poco alla volta allentata. La cattedrale è ora più che altro un monumento del passato, una fonte di reddito per il turismo. Non hai anche tu la sensazione che sia la spoglia di qualcosa di antico e leggendario in gran parte ormai incomprensibile? Provai questa sensazione ad Atene, su quella magica e ventosa collina che domina la città. Ci sei stato anche tu. Prova a paragonare le sensazioni. Hai la certezza che Giove e tutti gli altri dei non esistono; forse è per questo che potresti pensare ancora ad una differenza? Hai per caso ancora il sospetto di dio e per questo, la cattedrale ottiene da te un rispetto di natura diversa? Pensi ancora che il dio di questa cattedrale possa punirti?

Non considerarmi un miscredente. Non è questione in questo mio meditare, di credere in dio o meno. Se assisto ad una funzione religiosa ho la sensazione di vedere qualcosa di antico e fuori dal tempo e questo forse, proprio perché non esiste più altro che l'io anche in me; Gli altri sono corpi estranei da piegare alle nostre esigenze e per il senso della divinità, non rimane altro che questo prepotente, fragile io per toccarci e penso che così sia troppo difficile anche per Lui.

In questo momento si sovrappongono vari ricordi. Ero in Egitto. Davanti a me le piramidi di Cheope, Chefrem e Micerino. Vedo un soldato davanti ad una zona delimitata con della corda, e un cartello. Ci sono degli scavi. Vicino scorgo colui che sembra il suo comandante e gli chiedo se si possono visitare. Dice no ma il suo sguardo tentenna. Mi invita in ufficio. In inglese gli dico che ci tengo molto, che non so se nella mia vita verrò ancora egli offro una cifra per lui assolutamente non trascurabile. La intasca. Mi offre un tè. Mi tratta da amico e dopo mi fa da guida. Mi dice che ci sarà da sporcarsi. Scopro così che sotto le tre piramidi, uniche tombe visibili dalla superficie, ci sono piani e piani di ordinate sepolture. In certi punti ci caliamo con una corda e strisciamo attraverso cunicoli di camera in camera. Non so dove mettere i piedi. Conto per ogni antro, fino a cinque mummie nel loro fodero di legno dipinto. Mi fa vedere che il coperchio è solo appoggiato e che il defunto è ancora li. Mi fa vedere anche piccoli oggettini, ma non li voglio. Non mi interessano. Temo che rimanga deluso dal mancato guadagno e gli do altri soldi. Gli dico che m'interessa vedere, ma rispetto i morti. Torniamo in superficie. Sono sporco, sudato e contento. Mi allontano un poco dalle piramidi, mi siedo e le osservo così, nella distanza. Sai che cosa vedevo in quel momento? Un piccolo mondo. Sopra il Faraone e sotto, strato dopo strato per ordine d'importanza, tutta la corte. Immagina un intero paese che si costruisce un altro paese, gerarchicamente coerente come il precedente e così, tutti insieme, guidati dal faraone dio, si va verso Sirio, verso l'eternità. Lascia perdere l'ultima frase e pensa che quella città di morti è stata costruita certamente anche da schiavi, ma la popolazione collaborò esattamente come fece la gente di Chatres e non solo per la cattedrale. Quel monumento che vedi, e l'altro in Egitto, rappresentavano allo stesso modo una comunità entro la quale esistevi, avevi un ruolo e quindi un senso.

Tento di spiegarti il mo pensiero con un esempio. Tempo fa comperai il Libro Nero di Grossman. Quando tornerai non lo troverai fra le cose che ti ho lasciato. Ne fui talmente sconvolto che non riuscii a tenerlo in casa. Quel libro mi guardava, voleva essere letto fino in fondo, ma era così spaventoso … Aveva forse un migliaio di pagine. Lette le prime, supponendo che le altre fossero più o meno dello stesso tenore, ovvero un elenco interminabile di eccidi raccontati e testimoniati, mi fermai. Lo regalai ad una biblioteca. Un particolare delle narrazioni lette comunque, mi colpì talmente … da bloccarmi. E' possibile che il ricordo ora non sia esatto, ma non mi interessa essere preciso. E' il contenuto quello che conta e te lo passo. . Dunque. Un anziano va nel bosco a far legna. I soldati arrivano nel suo paesello e portano tutti gli abitanti in un punto della campagna. Fanno scavare una fossa e iniziano a fucilarli. L'anziano signore torna dai boschi. Trova il paesello completamente disabitato. Ovviamente si dispera. Sente in lontananza degli spari. Riesce a capire da dove provengono. Va e vede cosa sta accadendo.

Ora una domanda. Tu cosa avresti fatto al suo posto?

Hai risposto? Si, lo so. Saresti scappato.

Cosa fece invece l'anziano signore? Si mise in fila con gli altri.

Lo sai che ti sto scrivendo da un letto d'ospedale e che non scoppio di salute … Ho qui davanti i fiori che mi hai portato. Tre rose bianche. Le guardo per ore. Stupende. Dietro di loro il cielo azzurro. Un azzurro profondo, cristallino, perfetto, come immagino fosse il cielo che per ultimo vide quell'anziano signore. La tua risposta, che poi in fondo è uguale alla mia, è da considerarsi sbagliata? N, ma non temere. Non è sbagliata e nemmeno giusta perché è cambiato tutto.

Lui, l'anziano signore, si identificava nella sua comunità e agendo così, accodandosi alla fucilazione, ricordalo, non annullava se stesso. Lui in quel villaggio, per quel villaggio, era una persona, non un numero. Senza il villaggio non era più nessuno. E' semplice. E' tragicamente semplice.

Ora guarda di nuovo la cattedrale.

Lo vedi ora che è distante come il Partenone?

Tu sei quell'anziano signore? No, perché non vivrai mai come lui l'attimo di quella grande scelta.

A te è accaduto qualcosa di diverso. Sei arrivato tardi. L'eccidio è terminato. I soldati non ci sono più. Forse sono morti anche loro da decenni. Forse guarderai nella fossa … ma non puoi unirti a loro. Non ha più senso. Devi fare qualcosa.

Devi fare qualcosa …

A questo pensi, ma sei arrivato tardi, il momento, la tua epoca, è solitario e individuale, e non sai decidere.

Guarda la cattedrale.

Hai solo te stesso … e dobbiamo trovare qualcosa di sacro nella nostra epoca.

Per questo edificio è finita. E' luogo per turisti.

Non meravigliarti se ora ti chiedo di andare a Vezelay e da qui ad Autun e Poi Cluny e Le Puy.

Ti riposerai un poco a Conques poi passerai a Moissac e da qui, sempre più lontano … fino a Santiago. Erano luoghi sacri, e qualcosa della loro atmosfera potrebbe, come quella volta durante l'adunata, impossessarti di te almeno per un attimo. Se la provi, comprenderai il suo valore.

Ti invito già ora a fare alcuni tratti a piedi. Sono pezzi della vecchia strada dei pellegrini e non li puoi percorrere diversamente.

Il mio dono potrebbe essere compreso alla fine di questo viaggio o del prossimo o dell'altro ancora.

Non so quando accadrà e nemmeno se accadrà.

Non lo so se in te scatterà qualcosa che tornerà a farti amare se non questa epoca assurda, almeno la vita.

Non ti invito ad uscire da te stesso anche se, lo avrai capito, non si tratta di un luogo per te sicuro …

Non ho il coraggio di chiederti di fare quel che sto facendo io ora, con questo quaderno, per un tuo figlio al quale ti rifiuti di pensare. Credi di avere dei motivi validi. Lo so, e non ho la forza e nemmeno la sottigliezza per controbatterli. Ma forse, Oltre a quei motivi, ne esistono altri che non mi hai detto. E' possibile. E dubita finché vuoi, ma concedimi di fare questa prova.

Ricordo tanti anni fa a casa di un cugino di Metz. C'eri anche tu sai. Eri un bambino. Al termine del pranzo ci portò in cantina, scavò la terra con le mani e ci mostrò una bottiglia. L'aveva messa li il suo trisnonno per lui. Aveva dei bicchieri piccoli come ditali. Bevemmo, ed era una goccia densa, squisita, di porto. Ci fece vedere dove erano sepolte quelle che aveva preparato lui per suo nipote.

Ti ricordi i suoi occhi? Luccicavano.

Quell'anziano signore si era riunito nella fossa con i suoi paesani già da tanti anni da quel giorno a Metz, e il mondo era già diventato come ora lo stai vivendo tu. Ma nonostante questo il mio amico di Metz, per il semplice rito di quelle bottiglie, aveva gli occhi lucidi.

Il sacro, figlio mio, esiste ancora. Sì, esiste ancora. Forse non lo vedi in certe piccole cose, in minuscoli riti come questi. Io invece diciamo che mi accontento. Se vuoi pensalo pure … e invento.

… E forse esiste anche Dio, ma questo è un altro discorso.

Nella pagina successiva c'è una mappa. E' un giochino stupido forse. No. Non lo è.

Ti porterà semplicemente ad una frase. Quando la scrissi non sapevo ancora che … l'avrei fatto per te. Tu nemmeno esistevi nella mia vita.

Queste sono le “bottiglie” che ho sepolto, e ora te le passo.

Scrivine una tu sotto, di frasi, e come feci io, con la data.

E' una catena. E' la mia mano che ti offro, e se vuoi potrai offrire fra anni, la tua.

Provaci.

Prova per favore.

Troverai una serie di mappe fino a Santiago.

Una volta esistevano nella religione di questi luoghi, la comunione, la cresima eccetera...

Erano tappe sentite. Le vivevi con la tua famiglia, il tuo quartiere, il paese. Ora non c'è più niente.

Appena nato sei un individua fra individui.. Sei solo un consumatore. Sei un numero.

Noi due, senza dirlo a nessuno, se vuoi possiamo tentare di cambiare rotta, almeno dentro di noi. Avrai così una tradizione tua e non commerciale... Dei ricordi. Un rito che forse anche solo per il piacere di non interromperlo …

Immagini i tuoi nipoti, … e anche un poco miei, che leggeranno la mia frase sotto la tua e quella del loro padre?

Dimmi, lo senti che è grandioso?

Possiamo, se vuoi, tenerci la mano fra le epoche.

Non sei un numero, almeno per me.

Pensi, ami ...spero, e amerai, quindi sei.

Troppo gente si limita a pensare e quindi non è.

Non perdere tempo come hai fatto fino ad oggi, a dirglielo.

Lo sanno benissimo. Lo sanno e ti invidiano … te e la tua sofferenza che ti rende un essere vivo, sensato. Non ci crederai, ma invidiano proprio la tua capacità di soffrire, perché essa dice che stai reagendo, dice che forse, forse almeno a te, nella vita, accadrà qualcosa.


Scritto il 25 febbraio 2006




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