domenica 27 ottobre 2013

Accadde una notte (racconto)


Si può dire che il disastro si innescò causa un' inaspettata idea del presidente russo? Molti lo pensano. Riteniamo sia una forzatura. Una semplificazione che annebbia la possibilità di comprendere che quando la misura è colma, come il mare gonfio, avanza e fa sua la storia. Improvvisamente dunque, un giorno, il presidente russo disse al telegiornale “potete telefonarmi, rispondo personalmente!”
Per un’ora si susseguirono le chiamate e lui seppe essere cordiale, simpatico e, e che altro?

Si pensò ovviamente ad un filtro di telefoniste che sceglievano l’interlocutore oppure ad un gruppo di attori prezzolati che recitarono divinamente.

Si riscontrò un esito positivo per l’immagine del presidente e il resto del mondo, ovvero qualcosa come circa duecento presidenti, si diedero da fare. Ci fu chi si limitò ad imitare e chi fece invece uso della migliore tecnologia.

Il presidente degli Stati Uniti scelse il collegamento internet in diretta tivù, anche perché era consapevole del fatto che doveva fare il possibile per dimostrare che quella sua azione, era vera. Internet dava idea di collegamento diretto, senza filtri, spontaneo. Trasmettere in tivù invece serviva perché il popolo, la massa, era ancora legata al vecchio sistema e si sa che votano tutti, quindi internet più tivù gli sembrò equivalente alla quasi totalità dei votanti del suo stato. Egli si era reso perfettamente conto che questo era l'unico neo dell'idea del presidente russo. Della politica si dubita sempre, sistematicamente. Gli sembrò che quella soluzione, potesse sconfiggere anche i diffidenti più incalliti. Il seguito mostra che ebbe ragione, ma dimostra anche che, appena la sua idea le si ritorse contro, seppe progettare e attuare qualcosa che la rese, a sua volta fasulla. Ma veniamo ai fatti.

La prima puntata fu un successo tale che gran parte della cultura occidentale volle studiare l'agire del presidente Americano, in ripetute minuziose differite. Il presidente, reso sicuro dal successo del primo atto, si avviò la settimana dopo al secondo, colmo di certezze.

Il primo di questa seconda puntata fu un soldato, un veterano che sprizzava amore per la patria dagli occhi, dalle cicatrici e dalle frasi sgrammaticate.

Il secondo fu un ragazzino.

Sei il primo ragazzo!” disse allegro il presidente.

Il ragazzo non rispose. Prese dalla tavola alla quale era appoggiato con i gomiti, un bicchiere pieno d’acqua. Sempre su quella tavola si vedeva una riga chiara composta da cerchietti minuscoli.

Prese la prima pastiglia, la portò alla bocca e bevve un sorso. Con studiata lentezza prese la seconda pastiglia e poi la terza e così via fino alla fine della fila.

Non disse una parola.

Non guardava lo schermo.

Appoggiò le braccia sul tavolo, adagiò la testa su di esse e non si mosse più.

Il presidente aveva invaso quel silenzio con un fiume di parole all’inizio misurate e poi sempre più fragili. Gran parte del mondo che poteva permettersi un televisore o un computer, stava osservando e non si poteva intromettere.

Il presidente urlò angosciato ” cercatelo! Trovatelo!”

Ma non si poteva fare niente. Nel giro di una mezzora tutta quella parte di pianeta che poteva farlo, era collegata e tutto, quasi tutto, si fermò.

La gente guardava quel ragazzo. Sembrava dormisse, ma una tragica certezza teneva tutti inchiodati, immobili davanti allo schermo.

Non stava dormendo.

Tutti si domandavano: “faranno in tempo?” e il tempo scorreva. Il disastro era iniziato alle nove di sera e l’inquadratura sul ragazzo col capo appoggiato al braccio destro, a mezzanotte era ancora lì silenziosa, senza alcun commento.

Solo alle sei di mattina un padre che, smontato dal turno di notte riconobbe il figlio mentre beveva il caffè e guardava la tivù al bar sotto casa come faceva sempre dopo aver terminato il turno di lavoro. Tutto il mondo lo vide accarezzare quella testa, baciare la fronte e dare l’impulso al computer per disconnettere. Le parole del presidente non ottennero che l’opposto di quel che disperatamente volevano. Il padre nonostante l’invito rivoltogli, non disse nemmeno una parola e non si mise in contatto con la Casa Bianca.

Giornalisti offrirono cifre folli a tutte le ore per intervistarlo e si aprì una caccia con lauta taglia a chi l’avesse riconosciuto, ma non si arrivò a nulla.

Il presidente diede ordine di inventare un padre e di far resuscitare quel figlio che avrebbe dovuto risultare un monello in vena di scherzi. La sua equipe in accordo con lui, stava preparando tutto, quando accadde qualcosa che sconvolse i piani. Una grande emittente durante un quiz, decise di far giocare per telefono gli spettatori.

Pronto?”

pronto”

Ti chiami?”

John”

bene John, se rispondi esattamente alla domanda diecimila dollari saranno tuoi!”

abito a Chicago” e disse il suo indirizzo.

Il conduttore rise e rispose “va bene, va bene! Ma ora rispondi”

ho una pistola in mano”

Il freddo, il ghiaccio invase la scena e il presentatore e il pubblico e la capacità di reagire.

Dopo un momento di silenzio interminabile il presentatore disse “non farlo. Potresti vincere diecimila dollari e vuoi spararti? Non è possibile! Eventualmente lo fai dopo che gli hai spesi. Non ti sembra una buona idea?”

Non ci fu risposta.

Prese coraggio e proseguì “secondo me non ce l’hai la pistola. E’ tutta una montatura. Dici il tuo indirizzo e che hai un’arma e speri forse che la polizia sia già alla tua porta per essere per qualche ora un protagonista. Senti non è il caso. Stai avendo anche tu il tuo attimo di notorietà e domani……..”

Fu interrotto da uno sparo.

Seguirono dieci secondi di attonito silenzio e poi il presentatore con voce seria disse “pubblicità” e sospese il programma.

Già dopo dieci minuti si seppe che era tutto vero.

Aveva vent’anni.

Nel giro di tre giorni il presidente e il suo staff erano a conoscenza anche di un altro evento che per il momento erano riusciti a tenere segreto.

Dal primo fatto che sembrava del tutto incerto, quello della sua diretta internet-tivù, si erano innescati suicidi a catena.

La sera stessa della certa fine al quiz, una trentina di radio private ricevettero telefonate in diretta che iniziavano con un nome seguito da un indirizzo e terminavano con uno sparo.

Si sa che negli USA è più facile trovare una pistola in vendita che non una copia di “Foglie d’erba” e anche se la vedessero … non sanno cos’è, ma una pistola si che la conoscono e sanno usarla tutti.

Il presidente sapeva che questa era solo la superficie della questione, la sua parte visibile.

I suicidi furono migliaia e si susseguirono in un ininterrotto crescendo. I primi lo fecero già mentre guardavano il ragazzo con la testa appoggiata al braccio destro che sembrava stesse dormendo.
I più giovani avevano dieci anni, si dieci anni, e i più vecchi venticinque. Il presidente leggeva quei numeri e non sapeva cosa fare. Un giro di telefonate gli rivelò che alcuni stati europei stavano contando cifre simili. Si consultarono e si decise che era assolutamente necessario tenere segreta la faccenda. Il rappresentante inglese richiamò tutti i colleghi e disse che lui non poteva. Con i giornalisti che si ritrovava intorno era un mistero il fatto che la notizia non fosse già nota. Non aveva la fortuna dell'Italia dove, se si vuole, si nasconde una montagna.

Tutti i presidenti sospesero le puntate di colloquio col pubblico elettore con la scusa del lutto per “quel povero ragazzo”, ma il presidente americano non condivise e decise di sua volontà di rifare il collegamento e trovare le parole giuste nel poco tempo che gli era rimasto per…..per cosa? Salvare se stesso e il suo mandato era a questo punto il problema minore. C’erano già più morti negli ultimi sei giorni di quanti ne erano stati contati dal Vietnam in poi.

Arrivarono le nove di sera e si aprì il collegamento.

Salutò e disse che era accaduto qualcosa di assai sgradevole. “Causa quel, si pensa finto suicidio, si è innescata una catena di imitatori. Stiamo dando la caccia a quel farabutto e quando sarà processato…..”. “Bene” aggiunse “riprendiamo i nostri colloqui. Uno squilibrato non deve fermarci!”

Riuscì a costruire un sorriso quasi vero e fece iniziare il primo collegamento.

Un altro soldato. Le solite frasi d’amore per la patria e il presidente cercò di tagliare corto.

Gli sembrava di pessimo auspicio iniziare allo stesso modo dell’altra terribile puntata e infatti qualcosa di anomalo accadde. Il soldato stava parlando ma la sua faccia sparì e apparve un altro uomo.

Sono il padre del farabutto signor presidente. Un haker mi ha aiutato e sono qui.”

Bene” rispose carico come una bomba, “lo consegni alla giustizia! Ha molti morti sulla coscienza!”

Le consegnerei un corpo senza vita” rispose. “Lei non saprebbe cosa farsene quindi me lo tengo. L’ho sepolto in un bosco bellissimo, in un punto particolare dove sembra non arrivi mai l’inverno. Lo conosco da quando ero bambino. Ora risponda lei per cortesia signor presidente: in quanti hanno seguito le orme di mio figlio?”

Non so il numero esatto”

La risposta fu pacata ma dura.

Noi non lo sappiamo, signor presidente, lei si”

Lo statista non seppe far di meglio che guadagnare un po’ di tempo attendendo un consiglio dallo staff dicendo “perché dice noi?”

Perché l’America, il mondo non lo sa e come al solito, sempre come al solito, lei si. Senta, io so perché sta accadendo tutto questo. Lei questa guerra non la vincerà. Lei sa usare le armi e i soldi, ma qui ci vuole qualcos’altro.” Il presidente sembrò dimenticarsi di essere in diretta e si lasciò andare, accorato e preoccupato come se stesse parlando con un amico seduto li accanto.

Lo staff era sorpreso. Non comprendeva se si trattava di un colpo di genio o di una vera accorata richiesta di aiuto.

La situazione è grave. Mi aiuti. Anzi, ci aiuti. Ci dica cosa sa.”

Vede, parlavo con mio figlio e forse mentre gli parlavo non davo il giusto peso …..e poi è accaduto, ho sofferto e ora ho capito.”

Ce lo dica” insistette “ci aiuti a salvare i nostri figli”

Dica quanti sono. Mi dica in quanti se ne sono andati”

No”

Le ripeto. Lei ha solo bombe e dollari e ora non servono. Lei, noi, abbiamo perso.

Esca da quella stanza e venga da me. Ne parliamo prima noi due da soli,”

Va bene”. Il padre diede l’indirizzo e il presidente si mise il cappotto in diretta, salutò e dichiarò che tutti avrebbero saputo qualcosa appena possibile.

La polizia fece evacuare il palazzo e perquisì il perquisibile. Il presidente salì solo, e come una persona qualsiasi suonò il campanello. Il padre aprì, si strinsero la mano e seduti in salotto davanti ad una birra guardarono in silenzio il pc davanti al quale si era consumata la tragedia.

Quanti sono?”

Un milione settecentomila circa; in sei giorni”.

Ora che lei ha accettato di parlare con me però, tutti attendono. Da venti minuti nemmeno uno.

Sembra che abbiano cessato.”

Non hanno cessato. Attendono, non lo dimentichi.”

Il padre iniziò a raccontare e portò come conferma i diari tenuti dal figlio negli ultimi due anni.

E’ vero, non lo faceva quasi più nessuno, ma lui l’aveva convinto e ogni tanto li leggevano insieme.

Il presidente finì la birra. Strinse quella mano e ringraziò.

Appena fuori dalla porta si fermò. Prese un fazzoletto e si asciugò forse la fronte, forse gli occhi.

Nessuno vide chiaramente, mentre le telecamere agitate riprendevano tutto, e con quel fazzoletto in mano uscì fra la folla e si fece trascinare fino alla macchina. Giunto alla Camera Ovale fece riattivare il collegamento. L’America, e quella parte di mondo che aveva un televisore o un pc, non dormiva nonostante fosse notte fonda. A collegamento avviato chiese ai suoi collaboratori di uscire e poi chiuse la porta del suo studio a chiave. Una volta solo, estrasse la sua pistola dal cassetto e tenendola con la destra la portò alla tempia. Attese qualche attimo poi disse.

No, io non posso. Io, la mia generazione ha una colpa. Devo, dobbiamo pagare. Così sarebbe troppo facile. Dobbiamo fare qualcosa se non è troppo tardi. Rimise la pistola nel cassetto.

Lo chiuse lentamente. “ Ho vinto tante guerre. Da questa esco sconfitto. Il nemico è subdolo.

Stavo per ucciderne uno un attimo fa e l’ho salvato. Perché....”

Si alzò. Si rimise il cappotto. Ora aveva la schiena curva. Sembrava un vecchio.

Salutò la macchina da presa e disse “mi ritiro. Fra un attimo sarò una persona qualsiasi che andrà in un bosco, in un angolo di bosco nel quale sembra non venga mai l’inverno e mi siederò.

E cercherò di pensare”.

Uscì.

I suicidi si fermarono.

Attesero le offerte del domani.

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25 dicembre Oxford

Questo racconto ovviamente non è nato per caso.
Sono anni che qualcosa di simile mi frullava in testa.
Ho pensato ad un nuovo sessantotto, però perfetto quindi estremo.
L’aspetto più triste del sessantotto vero, quello accaduto, e che fu un’incompresa rivoluzione giovanile, se così mi è concesso di chiamarla, fu che quei ragazzi si trasformarono nella generazione che criticarono; quella dei padri. Divennero padri anche loro e questo ci sta, ma si chiusero in se stessi, negando anche solo l’esistenza di quella volontà che in giovinezza li spinse a reagire. Ragazzate. Cose da dimenticare.
La generazione che ho immaginato è figlia di quei figli che hanno scordato l’ira di ideali che attraversò come un brivido la loro adolescenza, e che non hanno voluto comprendere, o almeno accettare, l’importanza di quel grido scaturito dal loro io profondo non riconoscendolo quando è scaturito nei loro figli.
Questi giovani ultimi della mia immaginazione, non li fermi con le armi.
Anzi, proprio queste li annientano. Lasciano un vuoto. Questa generazione non vuole diventare quella che condanna la giovinezza e i suoi ideali come la precedente, e ha compreso che l’unico modo per non essere corrotti, cambiati, è andarsene.
Il prezzo consiste nella vita, nel far comprendere che quella vita non è vivibile se, da pura che è a più o meno vent'anni, deve diventare corrotta e brutalizzata da loro medesimi, a breve. E che si deve fare il possibile per non viverla se si vuole mantenere almeno un briciolo di coerenza è la follia di chi coglie il circolo vizioso delle generazioni che son prima se stesse e poi … contro quegli ideali giovanili che per la loro purezza, considero sacri.

Se continui ad esistere, questo contesto ormai unico, senza alternative, pian piano ti piega e ti costringe quasi senza che tu te ne accorga, ai suoi schemi. La corruzione dei valori è rituale ormai, è d'obbligo. Se non ti pieghi, ti spezzano nel modo più subdolo che in quest'epoca della esasperata visibilità mediatica consiste nell'ignorare. Da decenni, accade solo quel che appare sui media. La realtà non è più il fatto concreto, a meno che esso non diventi anche un filmato, e se come tale non ha accesso ai canali di comunicazione più vasti, comunque sparisce in una palude di immagini che curano solo il presente, l'attimo. Ieri è consumato, finito. Non esiste più. E così, arrendersi, lasciare gli ideali e preferire individualità estrema e comodità, vince su tutto perché non si vedono alternative.
Ho iniziato il periodo precedente scrivendo che il prezzo consiste nel far comprendere, ma non è esatto.
Quando si compiono atti estremi ci si chiude in se stessi.
Solo l’amore conta, perché se si ama si è salvi, ma è un lusso che, vero e totale, (ed è l'unico modo nel quale ha un senso ...) è concesso a pochi, e raramente chi ne gode ne è consapevole. Solo guardando il passato, dopo tanto tempo si riesce a dire ...”è vero, sono stato/a felice”. Nel presente non sembra quasi mai.

Far comprendere il gesto estremo è, in questi casi, per chi lo attua, una volontà, una necessità secondaria e indifferente. Un atto, solo quando è profondamente individuale può entrare, irrompere nella vita di un altro. Questo è da sempre, ma più che mai nell'estremo individualismo attuale.

Nel caso limite che il racconto ci mostra, se l'altro, il mondo, ci mette troppo per comprendere, sparirà una generazione, e la mancata comprensione diviene condanna solo se è resa concreta, reale, mediaticamente. anche una strage può finire nell'indifferenza.

Il finale è una sospensione.
Prevedere il resto?
Ci sarà un altro presidente. Seguirà un tentativo di controllo della situazione e la fine di quella generazione……..ma forse, si forse, potrebbe andare diversamente. Chissà.

Penso anche che ormai siamo in troppi.
Per questo motivo tutti abbiamo la sensazione che la vita umana valga ben poco.
E’ per questo che non vivere, se le regole offerte sono troppo sgradevoli, non è più un grave problema morale. In fondo vale anche per l'uccidere. E’ diventato un fatto ordinario e ne abbiamo la conferma tutti i giorni.

Sentiamo troppo bene per esempio che la vecchiaia in quanto età che consuma ma non produce, sarà destinata ad un freddo calcolo annientante.
Sarà un gioco sottile.
Ti faranno capire che sei un peso e offriranno la flebo indolore con un sorriso di cemento.
Penserai, l’hai già pensato, “lo fanno per me, perché soffro. Che cari” e sembrerà una tua scelta……… e mentre il liquido ti scardina dolcemente la luce, rivedi per un attimo lo sguardo toccante di quel cane randagio incontrato anni fa o del figlio, e chissà perché, da anni non riesci a dimenticarlo. Hai pochi frammenti e poi sarai fango e poi polvere.
Hai pochi attimi, forse uno solo, e la mano destra si leverà di poco per accarezzare il muso o il viso di quel ricordo. Rifiorisce il desiderio di tornare in quella via, in quella situazione, di spremere di coccole quello sguardo randagio, per cercare di capire perché quando pensi a quelle lucide pupille nere, ti senti vivo.
Ma era l’ultimo frammento.
La mano crolla sul lettino di plastica e acciaio.
L’hai voluto tu si potrebbe dire e si dice……quando non si pensa.

Io ho lo sguardo del cane randagio e in questa selva di umani persi, di mani che nel ricordo mi cercano e cercano il mio sguardo, cerco invece ormai solamente, la mia quotidianità del corpo, nell’immondizia della vostra inspiegabile, inutile, assurda abbondanza di immagini e cose.

(Oxford. 23 dicembre 2003
L'idea mi venne da un fatto realmente accaduto. Il presidente della Russia, Vladimir Putin, veramente accettò collegamenti telefonici “casuali”, durante un telegiornale. Il resto, ovviamente, è fantasia. se in questo brano esiste un'invenzione, essa consiste nel rendere collettivo un gesto individuale. Quest'ultimo può essere celato, e la nostra epoca non esita a farlo. Un gesto di massa invece, intacca la coscienza ... della massa.)

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